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24 novembre 2014
“Isis. Lo stato del terrore”. Intervista a Loretta Napoleoni

Loretta Napoleoni è un’economista. Studiosa da anni del terrorismo a livello internazionale, in particolare delle forme di finanziamento dei gruppi terroristici attraverso l’economia criminale. “Isis. Lo stato del terrore” è il titolo del suo ultimo libro (Feltrinelli). A Memos Napoleoni ricostruisce la storia delle origini del gruppo del cosiddetto “stato islamico”, i suoi sponsor internazionali, la formazione dello stato nella forma di un nuovo Califfato. «Rispetto ad altre esperienze di gruppi terroristici – sostiene Napoleoni – nel caso dello stato islamico abbiamo la costituzione di uno stato vero e proprio, quindi il controllo del territorio non è limitato ad una città, ad una piccola regione o ad un settore economico, ma ad un territorio vasto oggi quanto il Texas». Napoleoni descrive l’Isis attraverso la categoria della modernità quando si riferisce alla propaganda e ai metodi di finanziamento. In particolare la propaganda è fatta di un doppio messaggio, dice Napoleoni a Memos. «C’è un messaggio che l’Isis manda all’Occidente attraverso la barbarie, la paura, il terrore. Poi c’è un messaggio diretto al mondo musulmano che è del tutto diverso, è un messaggio positivo, seducente che dice “aiutateci a costruire il vostro stato”».

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GLI ULTIMI PODCAST
02 dicembre 2014
 
Petrolio, prezzi di bassa stagione. Perchè sono crollati in questi ultimi mesi?

Un crollo di quasi il 40% in tre mesi: il prezzo del petrolio è sceso sotto i 70 dollari a barile. E’ una delle cadute più precipitose degli ultimi anni. Perchè? Ugo Bardi, chimico fisico all’università di Firenze, racconta a Memos che il mercato e i prezzi del greggio si comportano un po’ come il livello del mare prima di uno tsunami: «Si ritira, cioè i prezzi si abbassano, prima della tempesta». Quale sarebbe la tempesta in arrivo? «Il sistema – dice Bardi – non è in grado di sussistere a questi prezzi per un motivo molto semplice: una grande quantità di petrolio che si estrae oggi ha un costo elevato, di oltre 100 dollari al barile. E in un mercato con prezzi di circa 70 dollari nessuno può permettersi di vendere a lungo, rimettendoci». Cosa succede allora? «Che il prezzo non può stare per troppo tempo sui 70 dollari senza mandare in bancarotta una frazione consistente dei produttori di greggio». Ugo Bardi cura un blog (http://ugobardi.blogspot.it) che raccoglie analisi e studi sullo sfruttamento delle risorse e i cambiamenti climatici. Ospite a Memos oggi anche Alberto Negri, inviato speciale del Sole 24 Ore. «La causa del calo dei prezzi del greggio è un eccesso di offerta rispetto alla domanda – dice Negri –, un eccesso dovuto anche alla forte presenza sui mercati, superiore alle aspettative, di shale gas e shale oil. Ma la caduta dei prezzi è frutto anche e soprattutto di una scelta politica: l’Opec, e cioè l’Arabia Saudita, insieme agli Stati Uniti hanno deciso da tempo di inondare i mercati di petrolio. In questo modo tengono nel mirino l’economia russa e quella iraniana, legate all’export di greggio. E, com’è noto, Russia e Iran sono due nemici di Washington, ma anche di Riyad».

01 dicembre 2014
 
La scuola tradita dai tagli, l’articolo 3 della Costituzione e Don Milani. Intervista a Marco Rossi Doria, maestro elementare.

Marco Rossi Doria ha insegnato nelle scuole primarie, in Italia e all’estero; mentre insegnava ha fatto anche l’educatore sociale. Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2014 è stato sottosegretario all’istruzione nei governi Monti e Letta. La scuola tradita è la scuola pubblica vandalizzata dai tagli alle spese che hanno raggiunto gli 8,4 miliardi di euro l’anno durante l’ultimo governo Berlusconi. Rossi Doria racconta a Memos la sua esperienza di oggi, nel lavoro di formatore di ragazzi adulti: «Costruiamo con loro un progetto di impresa che sia anche una opportunità di sviluppo locale in una situazione di crisi prolungata in cui né il welfare né il credito privato dà soldi a questi ragazzi che si battano per la sopravvivenza e per la comunità». Il punto di vista di Rossi Doria per affrontare il lavoro nella scuola si fonda su due principi: l’articolo 3 della Costituzione, quello che affida alla Repubblica, allo stato, il compito di rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza; e Don Milani, il prete di Barbiana, l’ispiratore della scuola comunitaria, inclusiva negli anni ’50 e ’60. «La differenza con allora – dice Rossi Doria –, con la scuola che Don Milani combatteva, è che quella scuola bocciava i ragazzi mentre oggi li promuove ma non li aiuta, favorendo così l’abbandono scolastico». Il maestro Rossi Doria racconta le cifre preoccupanti di oggi della cosiddetta dispersione scolastica, il fallimento formativo della scuola: «Stiamo migliorando, ma troppo lentamente. Dieci anni fa eravamo ad un grado di fallimento formativo del 23-24%. Oggi siamo arrivati al 17,2%, una cifra tra le più alte tra i paesi europei e dell’Ocse».

27 novembre 2014
 
Per il bene comune, di tutti. L’acqua e il suo diritto. Intervista con Ugo Mattei

Che cos’è un bene comune? Chi decide cos’è un bene comune? Come lo si gestisce? Sono alcune delle domande che Memos ha girato a Ugo Mattei. Giurista, docente di diritto civile all’Università di Torino e di diritto internazionale comparato all’Università della California, Mattei è stato tra gli estensori dei quesiti referendari del 2011 sull’acqua bene comune. Ha appena scritto un libro, insieme alla giurista Alessandra Quarta: “L’acqua e il suo diritto” (Ediesse). Mattei ricorda che i referendum del 2011 avevano l’obiettivo primario di sottrarre i beni comuni alla gestione dei privati. Ma il semplice passaggio alla proprietà pubblica non è sufficiente a garantire una corretta gestione dei beni comuni. La gestione di questo tipo di beni, e di un bene comune per eccellenza come l’acqua, ha bisogno della partecipazione dei cittadini. «Un’azienda bene comune – dice Mattei – deve contenere nel suo statuto un obbligo esplicito: gli amministratori devono governare quel bene in modo ecologico e sociale! L’altra caratteristica di questo tipo di aziende riguarda il controllo della comunità sull’amministrazione». Come lo si può realizzare? «Nell’azienda di gestione dell’acqua del Comune di Napoli – che ho presieduto fino ad un mese fa, la Abc – accanto al consiglio di amministrazione c’è un comitato di sorveglianza composto da utenti, lavoratori, rappresentanti del mondo ambientalista e del consiglio comunale».

26 novembre 2014
 
«La catastrofe». Intervista allo storico Luca Alessandrini sul voto, e il non-voto, alle regionali in Emilia-Romagna.

Luca Alessandrini è il direttore dell’Istituto Parri di Bologna. Al “Parri” si fa ricerca, formazione e conservazione del patrimonio storico e culturale del ‘900 italiano. Alessandrini è un osservatore acuto della politica e a lui Memos ha pensato di girare alcune domande sulle elezioni regionali di domenica scorsa in Emilia-Romagna. Elezioni storiche per un dato fondamentale: per la prima volta, in una consultazione elettorale nella “regione rossa”, è andato a votare solo poco più di un elettore su tre (il 37%). Un’astensione mai vista prima, tra le più basse in assoluto in Italia. La regione con una tradizione pluridecennale di partecipazione alla politica, al voto, per la prima volta si è ritrovata culla dell’astensionismo. «Questo risultato è una catastrofe – dice Alessandrini a Memos – Non è solo un fatto grave o gravissimo, ma è una catastrofe che segna la fine di un mondo…Una regione che è abituata ad avere percentuali di votanti enormi, in questo modo vuole testimoniare una grande insoddisfazione. E’ grave perchè in questa regione c’era un nesso tra la vita quotidiana e l’andamento elettorale, ora quel filo si è spezzato». Alessandrini parla di un effetto Renzi che è venuto meno, del declino del modello economico emiliano, della rottura del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, soprattutto quando le istituzioni tagliano i servizi su cui quella fiducia era stata costruita.

25 novembre 2014
 
«…da qualche parte bisogna pur cominciare». L’educazione al genere contro la violenza maschile sulle donne.

Il 25 novembre è la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, così proclamata dall’Onu nel 1999. Memos ha ospitato Silvia Carboni, psicologa, responsabile minori della Casa delle Donne di Bologna (http://casadonne.it). «La violenza ha radici molto profonde e si tratta di radici culturali – dice Carboni – Come sappiamo, la cultura si tramanda, viene costruita e decostruita sin da quando i bambini sono in fasce. Ed è da lì che si trasmette un’idea di quello che deve essere il maschile e il femminile e i rapporti tra i generi». Carboni racconta il lavoro rivolto all’educazione ai sentimenti, agli affetti, alla diversità tra i generi a cui lei partecipa come psicologa. Si tratta di incontri con ragazzi e ragazze delle scuole primarie e secondarie e con gli insegnanti per la loro formazione. «Le leggi sono importanti – racconta Silvia Carboni – ma da sole non bastano, ci vuole anche un lavoro culturale rispetto alla destrutturazione degli stereotipi di genere: altrimenti la mentalità patriarcale o sessista rimarrà sempre presente».

24 novembre 2014
 
“Isis. Lo stato del terrore”. Intervista a Loretta Napoleoni

Loretta Napoleoni è un’economista. Studiosa da anni del terrorismo a livello internazionale, in particolare delle forme di finanziamento dei gruppi terroristici attraverso l’economia criminale. “Isis. Lo stato del terrore” è il titolo del suo ultimo libro (Feltrinelli). A Memos Napoleoni ricostruisce la storia delle origini del gruppo del cosiddetto “stato islamico”, i suoi sponsor internazionali, la formazione dello stato nella forma di un nuovo Califfato. «Rispetto ad altre esperienze di gruppi terroristici – sostiene Napoleoni – nel caso dello stato islamico abbiamo la costituzione di uno stato vero e proprio, quindi il controllo del territorio non è limitato ad una città, ad una piccola regione o ad un settore economico, ma ad un territorio vasto oggi quanto il Texas». Napoleoni descrive l’Isis attraverso la categoria della modernità quando si riferisce alla propaganda e ai metodi di finanziamento. In particolare la propaganda è fatta di un doppio messaggio, dice Napoleoni a Memos. «C’è un messaggio che l’Isis manda all’Occidente attraverso la barbarie, la paura, il terrore. Poi c’è un messaggio diretto al mondo musulmano che è del tutto diverso, è un messaggio positivo, seducente che dice “aiutateci a costruire il vostro stato”».

20 novembre 2014
 
L’Europa sull’orlo del precipizio di una nuova recessione. “Un suicidio annunciato”. Intervista con l’economista ed ex ministro Vincenzo Visco.

Rischia grosso, l’Europa. Il Fondo monetario internazionale un mese fa sosteneva che le probabilità di una nuova recessione per l’Europa sono salite del 35-40%. Se dovesse accadere si tratterebbe della terza recessione in quasi sette anni, dall’inizio della prima crisi nel 2007-2008. La terza probabile recessione europea preoccupa anche gli Stati Uniti: «il mondo non può permetterselo», diceva qualche giono fa al G20 il capo del Tesoro americano Jack Lew. Vincenzo Visco è stato al ministero dell’economia italiano negli anni decisivi della costruzione europea, la fine degli anni ’90. Il suo è un punto di vista autorevole. «E’ ormai acquisito – ha detto a Memos – che le politiche di austerità con le quali si è tentato di far convergere le economie europee hanno solo peggiorato la situazione. Siamo di fronte ad un suicidio annunciato». Per Visco le responsabilità della crisi europea sono tutte imputabili al governo tedesco e rispondono alla «volontà di potenza del governo di Berlino». Ma l’Europa oggi rischia anche una crisi istituzionale per gli effetti che potrebbe avere l’inchiesta giornalistica internazionale sul Lussemburgo, sugli accordi segreti tra quel governo e le multinazionali per pagare meno tasse. Juncker, presidente della Commissione europea, è stato capo del governo lussemburghese per vent’anni. Dell’austerità, di Juncker abbiamo parlato con Eleonora Forenza, deputata del gruppo della Sinistra Unitaria al parlamento europeo. Ospite di Memos anche Vittorio Malagutti, caporedattore dell’Espresso, il settimanale che fa parte del Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo (I.C.I.J.), tra gli autori dell’inchiesta sul Lussemburgo (LuxLeaks).

19 novembre 2014
 
Grandi opere, piccole idee. Dalla Tav al decreto sblocca-Italia.

«Una nota puntuale» sui costi della linea ferroviaria Torino-Lione. L’ha chiesta qualche giorno fa il Presidente del consiglio Renzi al vicepresidente della commissione trasporti della Camera Stefano Esposito (Pd). Sì, proprio così! Il capo del governo ha bisogno che qualcuno gli faccia due conti sui costi della Tav. E sono conti quanto mai incerti, almeno quelli circolati negli ultimi tempi. Conviene ancora la Torino-Lione? Se lo chiediamo a Paolo Beria, ricercatore in economia dei trasporti del Politecnico di Milano, la risposta è no. Beria è stato ospite della puntata di oggi di Memos. Ma allora perchè si insiste tanto nella “grande opera”? «C’è una concezione sbagliata nella politica secondo la quale – dice Beria – la grande opera porta voti. Ecco perchè si sceglie questa strada rispetto a quella di interventi “minori” che invece possono impattare di più sulla vita dei cittadini». Accanto a grandi opere inutili, in cantiere, ci sono grandi opere che aspettano da anni di essere almeno pensate. Sono quelle che dovrebbero curare il dissesto del nostro territorio (frane, crolli, esondazioni…). Ma costano troppo, si dice. «Non è vero – sostiene Salvatore Settis a Memos – Secondo l’associazione nazionale costruttori questa “grande opera” assolutamente necessaria potrebbe durare vent’anni con una spesa di un miliardo e duecento milioni l’anno. L’assenza di questa “grande opera”, invece, costa circa 3 miliardi e mezzo ogni anno in danni procurati dal mancato intervento». Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte, da anni si batte per la difesa del paesaggio e del territorio. “Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile” (Einaudi) è il titolo di un suo libro del 2010.

18 novembre 2014
 
Dentro il Pd. Intervista con Anna Ascani e Elly Schlein.

Il partito democratico è in affano, l’immagine di Renzi è offuscata. Il calo dei consensi per il Pd nei sondaggi ne è una dimostrazione. Memos ne ha parlato con due parlamentari del Partito democratico: Anna Ascani, deputata a Montecitorio, renziana, e Elly Schlein, deputata a Strasburgo, civatiana. Le difficoltà (temporanee?) del Pd coincidono con un contrasto sempre più forte tra la realtà di queste ultime settimane (dal territorio che cade a pezzi, alle proteste sociali, al rancore xenofobo di alcune periferie) e la narrazione renziana con le sue parole d’ordine. “La volta buona”, infatti, non è ancora arrivata; e il “verso” non è stato ancora cambiato…

17 novembre 2014
 
Democrazie multiple. L’intervista al filosofo della politica Alessandro Ferrara.

Danilo De Biasio ha intervistato per Memos Alessandro Ferrara, filosofo della politica all’università di Roma Tor Vergata. Democrazia o democrazie? E’ democrazia quella della Russia di Putin? E l’Egitto post-Murbarak, post-primavere, post-Morsi, è democratico? Sono alcuni degli interrogativi da cui parte l’intervista ad Alessandro Ferrara.

13 novembre 2014
 
L’ignoranza rischia di divorare il nosto futuro. Intervista al fisico Francesco Sylos Labini.

I tagli alle spese pubbliche per la ricerca scientifica stanno desertificando un campo fondamentale per lo sviluppo e il benessere di una società. E’ il senso della lettera aperta che un gruppo di scienziati europei ha inviato ai governi dell’Unione e a tutti i cittadini del continente. Uno dei promotori di questo appello, Francesco Sylos Labini, è stato ospite oggi a Memos. Sylos Labini è un fisico, è ricercatore al Centro Enrico Fermi di Roma e svolge le sue attività all’Istituto dei Sistemi Complessi del Cnr. «Il governo italiano, come molti altri governi, ha un orizzonte temporale breve – dice Sylos Labini – L’investimento in ricerca e sviluppo, invece, si traduce in innovazione tecnologia e nuova occupazione in un tempo molto più lungo, decennale. E allora per rendere attraenti e competitivi i nosti paesi si preferisce tagliare il costo del lavoro, anzichè investire in ricerca. Ma questo modello di sviluppo per l’Europa non ha futuro». Ecco il link alla lettera-appello: http://openletter.euroscience.org/open-letter-italian/

12 novembre 2014
 
Do you remember Bolognina? La svolta di Occhetto, il 12.11.89, attraverso le parole di un testimone.

«Tutto è possibile». Fu la risposta di Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Pci, al cronista dell’Unità Walter Dondi che voleva sapere se il Partito comunista si stesse avviando ad una svolta storica come il cambiamento del suo nome. Era il 12 novembre del 1989 e quella risposta di Occhetto, ribadita per tre volte di fronte all’insistenza del cronista, fu l’inizio della fine del Partito comunista italiano. A Memos la testimonianza dell’allora cronista dell’Unità Walter Dondi che raccolse quelle parole di Occhetto passate poi alla storia come “la svolta della Bolognina”. Da allora cominciò una nuova “diaspora” nella sinistra italiana che arriva fino ad oggi. Alessandro Gilioli, giornalista dell’Espresso e blogger su “Piovono rane”, l’ha ricostruita in un libro uscito l’estate scorsa: “La diaspora. Dov’è oggi la sinistra italiana” (Imprimatur Editore).

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