Marco Cappato accompagnato in tribunale dalla moglie, alla sua sinistra, e dalla fidanzata di Fabiano Antoniani
processo cappato

Eutanasia, la Consulta ha un’occasione storica

mercoledì 14 febbraio 2018 ore 17:36

Processo sospeso, gli atti trasmessi alla Corte Costituzionale. E’ la decisione in cui tutti speravano: Marco Cappato, l’Associazione Luca Coscioni, la Procura di Milano. Che avevano chiesto l’assoluzione dell’imputato, sì, ma in subordine la trasmissione degli atti alla Consulta. Perché è ora che in questo Paese si stabilisca una volta per tutte se aiutare qualcuno a morire senza sofferenze debba ancora essere reato.

La vicenda è quella di Fabiano Antoniani, “dj Fabo”, quarantenne diventato cieco e tetraplegico in seguito a un incidente stradale. Dopo anni di terapie senza esito, aveva chiesto pubblicamente alle istituzioni di intervenire per regolamentare l’eutanasia, e infine sconfitto si era rivolto all’Associazione Luca Coscioni per farsi aiutare ad andare in Svizzera, dove è morto in una clinica di Zurigo il 27 febbraio 2017. L’indomani Marco Cappato si era presentato in Procura, a Milano, per autodenunciarsi e rivendicare il suo gesto. “Un dovere aiutare Fabo – ha detto oggi – vedremo se per la Consulta sarà anche un diritto”.

E’ un lungo elenco di sentenze italiane ed europee quello che il presidente della Corte d’Assise Ilio Mannucci Pacini ha letto a sostegno della decisione presa. E la legge più citata è stata la nostra Costituzione, che garantisce il diritto all’autodeterminazione della propria vita e quindi il diritto a scegliere come e quando morire.

Per questo va rivisto l’articolo del codice penale contestato a Marco Cappato, il 580, quello che sanziona l’istigazione e l’assistenza al suicidio. Un reato di un’altra epoca, dice il giudice, quando togliersi la vita era considerato contrario ai canoni della società.

Sarà dunque la Corte Costituzionale a decidere sul gesto di Cappato, e sarà una decisione storica perché potrebbe aprire la strada a un passo avanti sul terreno dei diritti che il Parlamento non ha la forza né la volontà di fare. La Consulta potrebbe infatti stabilire che non è reato aiutare qualcuno che ha deciso di morire senza sofferenze.

Impassibile durante la sentenza, Cappato si è commosso quando davanti alle decine di giornalisti presenti in aula ha ringraziato Fabiano Antoniani per non aver voluto morire clandestinamente, per averlo fatto pubblicamente “onorando il valore della legge e dando così la possibilità alla Corte d’Assise di prendere la decisione di oggi”. Con la voce rotta dall’emozione Cappato ha ringraziato anche Valeria e Carmen, la fidanzata e la madre di Fabiano, “per aver avuto fiducia in lui, e in me”.

Per il leader radicale c’è ancora da attendere un’assoluzione o una condanna, il processo con il rinvio degli atti è congelato. Prosegue intanto la battaglia per una legge sull’eutanasia, quella già presentata alle Camere su iniziativa popolare. E’ valida per due legislature – spiega Cappato – la sfida riparte il 5 marzo prossimo.

Aggiornato lunedì 19 febbraio 2018 ore 18:09
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