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Chi si rivede: la teoria degli opposti estremismi

giovedì 22 febbraio 2018 ore 17:43

A 10 giorni dal voto, con l’esito elettorale difficilmente prevedibile e la prospettiva che nessuno schieramento sia in grado di formare autonomamente un Governo, torna un vecchio classico della politica italiana: la teoria degli opposti estremismi.

In una informativa al Parlamento il Dipartimento Informazioni Sicurezza ha descritto l’Italia come un Paese dove si fronteggiano fascisti e centri sociali.

“Episodi di contrapposizione anche violenta” scrivono i servizi segreti nel loro documento.

Un quadro composto da crescente capacità aggregativa da parte dei gruppi di estrema destra, specie tra i giovani, e di una risposta nei termini di ‘una sorta di collettiva chiamata alle armi, una mobilitazione generale dei movimenti antifascisti‘, scrive il Corriere della Sera in un articolo intitolato ‘Il ritorno degli estermismi’.

Opposti estremismi‘ è espressione che rimanda agli anni ’60 e ’70 quando il livello dello scontro era drammatico e non paragonabile con la situazione attuale. Ne scrisse il prefetto di Milano, Libero Mazza in un famoso rapporto del 1971 al ministro dell’Interno di allora, Franco Restivo.

Ma l’epressione fu utilizzata a partire dal dopoguerra. Era parte della strategia centrista per compattare l’area di Governo.

Oggi non ci sono la guerra fredda, le bombe fasciste, i tentativi di golpe, la lotta armata. C’è una violenza di estrema destra crescente, che fino a oggi ha trovato il suo culmine nell’attentato di matrice razzista di Macerata, compiuto dall’ex militante della Lega Luca Traini, a cui in casa hanno trovato il ‘Mein Kampf‘ di Hitler, una croce celtica tatuata sul braccio, una runa tatuata sulla fronte.

E c’è la realtà di una campagna elettorale che come non mai si è retta su parole di paura e di odio.

Amnesty International ha analizzato la comunicazione social dei candidati alle elezioni. Secondo l’indagine di Amnesty, aggressività e violenza verbale hanno dominato lo scenario.

La matrice è netta. Una matrice di destra.

Il 95 per cento delle frasi di odio e di razzismo viene dalla destra.

Nel dettaglio, il 50 per cento delle frasi violente e aggressive sui social verrebbe da esponenti della Lega. Il 27 per cento da parte di Fratelli d’Italia. Il 18 per cento da parte di Forza Italia. 80 sono le frasi offensive da parte di Matteo Salvini, 61 da parte di Giorgia Meloni, 12 da parte di Roberto Fiore di Forza Nuova, 7 da parte di Berlusconi.

Bersagli preferiti: immigrazione, islam, rom, donne.

In questo caso, non ci sono ‘opposti estremismi’ ma una strategia molto chiara, da parte della destra: conquistare consensi alimentando, assecondando e sfruttando la rabbia degli italiani

 

 

 

Aggiornato martedì 27 febbraio 2018 ore 16:13
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