sullo stupro a trieste

Le inaccettabili parole di Debora Serracchiani

venerdì 12 maggio 2017 ore 16:01

Dunque, “la violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma”.

Quando in un discorso compare la congiunzione avversativa “ma” ci si deve preparare alla sorpresa. E di solito è una sorpresa sgradevole. “Non ho pregiudizi verso gli stranieri, ma” “sono pacifista, ma” “viva la libertà, ma”

Questa volta il “ma” è pronunciato da una persona da cui, per ruolo e appartenenza politica, non ce lo si sarebbe aspettati.

Debora Serracchiani è una dirigente di primissimo piano del Partito Democratico e ha affermato che la violenza sessuale fa schifo “ma” se la commettono immigrati è ancor più inaccettabile.

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese” ha scritto Serracchiani. Parole accompagnate da un Tweet: “Non esistono stupri di serie a o serie b. Sono tutti ugualmente atroci. In questo caso all’atrocità si aggiunge rottura patto di accoglienza”.

E’ una concezione dell’immigrazione che prevede che il migrante non debba limitarsi a rispettare le leggi del Paese in cui vive, perché i reati commessi dal migrante sarebbero più gravi, addirittura “moralmente”. Un punto di vista che rappresenta un pericoloso slittamento per il Pd, perché è tipico delle forze politiche di destra, e che presuppone l’idea che gli immigrati, anche se in regola con la legge, non saranno mai cittadini come gli altri. Se uno di loro commetterà un reato, si tratterà di un reato ancor più inammissibile rispetto ad analogo gesto compiuto da un cittadino italiano, perché commesso da uno straniero (e con chi abbia acquisito la cittadinanza, come ci si dovrebbe comportare? Come lo si dovrebbe giudicare?)

E poi, il contesto conta. La distinzione tra reato compiuto da italiano e reato compiuto da immigrato è sbagliato in sé, lo diventa ancor più quando ci si riferisca a una violenza sessuale. Distinguere tra stupratore italiano e stupratore migrante, attribuire a quest’ultimo una aggravante data dalla nazionalità, rischia di far passare un messaggio subliminale: se lo fa un italiano, è un po’ meno grave. Al di là dell’intenzione di Serracchiani, rischia di relativizzare un reato infame. Come ha spiegato questa mattina Gianmarco Bachi nella copertina de Il Demone del Tardi:

La governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ieri ha commentato il tentativo di stupro subito da una ragazza di Trieste da parte di un iracheno richiedente asilo.

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre” ha detto. E fin qui tutto bene. Anzi, volendo ci poteva andare giù ancora più pesante. E nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Anche un “tagliategli il pisello” per quanto arcaico come il codice di Hammurabi sarebbe stato in fondo comprensibile. Però la Serracchiani non si è fermata a quel “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre”. Ha aggiunto che “risulta socialmente e moralmente più inaccettabile se compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro paese”.

Ora. Una dichiarazione come questa sembra presupporre che esistano diversi livelli di accettabilità dello stupro, una speciale classifica della ripugnanza del crimine stilata sulla base dei confini e delle nazionalità. Se a compiere lo stupro è un immigrato (per di più con l’aggravante dell’ingratitudine per essere stato accolto) è il massimo dello schifo. Se invece lo compie, chessò, un finlandese principe delle start up allora è già meno ripugnante. Ecco, per cortesia, le classifiche di accettabilità dello stupro su base etnica lasciamole ad altri. A quelli che magari oggi vorranno urlare che gli immigrati vengono qui a rubare il lavoro ai nostri stupratori. Lo schifo che si è trovata addosso quella ragazzina di Trieste non ha provenienza o carta di identità. E’ solo schifo. Sostantivo maschile.

Aggiornato martedì 16 maggio 2017 ore 17:30
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