Gli interventi mancati

Perché non esiste un piano antisismico nazionale

venerdì 26 agosto 2016 ore 14:08

Vincenzo Petrini, ordinario di scienza delle costruzioni al Politecnico di Milano e autore della prima mappatura sismica italiana, è una delle voci più autorevoli nel suo campo. Gli abbiamo chiesto di spiegarci perché non esiste un piano edilizio antisismico nazionale?

“Esistono norme e criteri, ma non un piano. Per quanto riguarda il pubblico, la questione è la priorità di spesa decisa. Non è mai questa. Per quanto riguarda il privato, invece, il tema è che la gente preferisce spendere soldi per abbellire le proprie case, ma non non per renderle più sicure.  Perché è così ? Perché a parte le zone in cui si è avuto di recente un terremoto, tutti si dimenticano di essere in una zona a rischio sismico”.

Quindi noi non siamo come la California e il Giappone perché non abbiamo norme che impongano una certa sicurezza ?

“Le norme le abbiamo. La California parte ex novo. La maggior parte delle abitazioni sono recenti. E per il Giappone è la stessa cosa. Noi abbiamo migliaia e migliaia di case che invece hanno decine se non centinaia di anni e che non sono mai state messe in regola”.

Ma questi interventi potrebbero essere fatti da un punto di vista tecnico ?

“Certo. Si potrebbero fare sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista economico. E sarebbero interventi che impedirebbero il crollo dell’abitazione, magari non eviterebbero danni no, ma crolli sicuramente si”.

Le norme esistono, ma solo per i nuovi edifici ?

“Le norme esistono per i nuovi edifici e per tutti quelli che vengono ristrutturati. Ma se lei ha una casa sull’Appennino, vecchia di 200 anni, e non vuole metterla in sicurezza, non è obbligato a farlo”.

Perché non c’è l’obbligo ?

“Chi può sopportare i costi di tale intervento ?”

Cioè ?

“Chi sopporta i costi di un intervento simile? Se uno vuole farlo lo fa, ma nessuno può obbligare qualcuno a farlo. Le sembrerà strano, ma è così: esiste l’obbligo di mettere a norma un impianto elettrico, ma non esiste l’obbligo di mettere in stato di sicurezza antisismica una vecchia abitazione”.

Perché non esiste questo obbligo ?

“Perché queste norme hanno un costo economico e nessuno vuole imporre questo costo a chiunque. Mettiamoci nei panni di qualcuno che non ha i mezzi economici per mettere in sicurezza un’abitazione. Come fai a dirgli: paga per ristrutturare? Non puoi”.

Dovrebbe intervenire il pubblico con aiuti e incentivi…

“Sì, potrebbe. Una politica pluriennale che potrebbe essere messa in cantiere oggi e che porterà a dei risultati solo nei prossimi anni. Perchè il problema non lo risolvi oggi”.

Ma quanto costerebbe allo Stato mettere in sicurezza i “suoi” edifici, come per esempio le scuole…?

“Qui adesso si parla di pubblico. E il discorso è diverso rispetto al privato. I soldi per migliorare le condizioni di sicurezza nelle zone sismiche ci sarebbero. Basterebbe decidere di spostarli da altre voci di spesa a questa. Se poi le spese fossero coordinate, lo Stato spenderebbe meno di quanto dovrebbe”.

Quindi, non c’è la prevenzione antisismica nell’edilizia pubblica perché i soldi vengono impiegati per altri capitoli di spesa…

“Per questa ragione e perchè le spese non vengono coordinate. E’ anche colpa delle norme, che sono settoriali. Insomma, c’è molta confusione burocratica e non una visione d’insieme”.

Mentre invece, lei diceva, sui privati con vecchie case non puoi imporre di fare delle ristrutturazioni. Quindi in quel caso non si può fare proprio nulla ?

“Beh…i terremoti non ci sono tutti i giorni, per fortuna. In genere, passano un paio di generazioni tra l’uno e l’altro. Nel frattempo, la gente si dimentica dell’emergenza”.

Nel caso specifico di questo terremoto si è detto che a Norcia sono stati spesi gli stanziamenti fatti per mettere in stato di sicurezza le abitazioni mentre ad Amatrice questo non è avvenuto…

“Certo:  a Norcia c’è stato un terremoto qualche anno fa e lo Stato ha dato i soldi per ricostruire. Il problema è proprio questo. I soldi si danno sempre dopo, mai prima”.

Quindi il contributo dovrebbe essere dato prima…

“Assolutamente. Darlo dopo è più facile. C’è l’impatto emotivo della tragedia, nessuno protesta se ci sono finanziamenti speciali, o un apposito contributo fiscale. Farlo prima è molto, molto più difficile. In questo caso devi avere la capacità di gestire le risorse in modo mirato. Metterle dove c’è bisogno, dove i grandi rischi sono maggiori”.

Ma perchè questa politica di prevenzione non viene fatta ?

“Perché ci sono altre priorità di spesa e perché manca la giusta sensibilità. E poi c’è un altro motivo. Non è obbligatorio fare interventi preventivi che debbano rispettare gli standard imposti dalle norme per la sicurezza valide per i nuovi edifici. Basta fare quelli necessari per evitare crolli. Questo non è ancora stato compreso. Così le persone non fanno gli interventi basilari perché ritengono che i costi siano molto maggiori di quanto in effetti possano essere.  E lo Stato non concede gli incentivi fiscali o economici sufficienti a salvarsi la vita”.

Ma in questi anni è stato fatto qualche cosa ?

“Sì, dalla fine fegli anni’ 70 qualche cosa è stato fatto. Di questo passo ci vorranno però altri 20 anni prima di arrivare a una situazione in cui non un sesto grado non produrrà tante vittime. Dovremmo accelerare il processo”.

Dopo Amatrice ci sarà questa accelerazione ?

“Guardi io avevo un amico che aveva responsabilità politiche e che purtroppo mi diceva: ‘I terremoti arrivano con una minore frequenza rispetto alle elezioni'”.

Capisco…

 

 

 

 

 

Aggiornato lunedì 29 agosto 2016 ore 16:57
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