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Carlo Freccero: “Che stupidità quello spot”

mercoledì 17 agosto 2016 ore 17:35

La stagione di Politics è partita all’insegna delle polemiche.  Per presentare il programma che sostituisce Ballarò è stato mandato in onda uno spot in cui un (evidente) esponente del No balbetta ed elude, non riesce a rispondere ben tre volte alla domanda del conduttore Gianluca Semprini sulla riforma costituzionale, e quindi viene portato via di forza dallo studio televisivo.

Lo spot non è piaciuto al fronte del No. Su queste, Semprini non ha risposto. Lo fa to invece a una nota su Facebook di Mario Adinolfi che gli ha posto questa domanda: ” Avrei mai avuto il programma di punta dell’informazione di prima serata Rai se il mio predecessore non fosse stato inviso al capo del governo e io non fossi gradito al capo del governo stesso?’.

A questo quesito (retorico?), Gianluca Semprini ha replicato: “”Caro Mario – è la risposta dell’ex giornalista di Sky -, vuoi bruciarmi così la mia apertura? Aspetta il 6 settembre e avrai questa risposta. Precisa. Ti anticipo solo che continuo a non avere tessere di partito, non essere schierato politicamente e non avere padrini in Parlamento o in qualche salotto di potere. Capisco che la cosa può essere per te di difficile comprensione… ma appunto aspetta qualche giorno. Intanto buone vacanze”.

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Dello spot di Politics, noi abbiamo parlato con Carlo Freccero, ex direttore di Rai3 e attuale membro del Consiglio d’amministrazione della Rai.

“Questo spot dimostra quale è la scelta sull’informazione della Rai. E’ molto grave averlo mandato in onda. Io sono stupito dalla stupidità. E’ clamoroso. Tu sai di essere un osservato speciale, sai che la scelta di sostituire Ballarò è stata contestata dal punto di vista politico, sai che tutti ti attendono al varco e che fai: uno spot così!! E’clamoroso. A parte il fatto che la linea editoriale del programma pone dei grandi interrogativi. Non è un talk – show, ma un sondaggio. Significa che questo non è un programma d’approfondimento giornalistico, dove c’è argomentazione e dibattito, ma, appunto un sondaggio in diretta. Un sondaggio che, abbiamo già visto, propende per il Sì. Mi sembra veramente troppo. Ripeto. Tre le cose. Uno: clamoroso l’errore dello spot, un errore di una stupidità totale. Due:  la missione editoriale del programma, un sondaggio. Incredibile. E terzo, il cambiamento del nome. Politics non può andare bene per una rete come Rai 3. E il fatto stesso che venga cambiato, lo indebolisce. Compimenti. Ottima partenza!!”.

Di chi è la colpa. Di Gianluca Semprini ? Di Daria Bignardi ?

“Voi chiedete sempre di chi è la colpa. Ma non sempre si tratta di persone, ma invece di una concezione di come si fa informazione oggi su Rai3. Per cui non sempre è colpa di un singolo, ma di un’idea. Magari è stato Semprini, magari la Bignardi, magari semplicemente chi ha ideato il promo…”

Una Rai del Sì al Referendum…

“Certo una Rai per il Sì. L’unico direttore che non è saltato è quello del Tg1, colui che non ha rispettato la par condicio tra il Sì e il No. E’stato premiato”.

Ma nel 2016 serve ancora la propaganda televisiva per vincere un appuntamento elettorale?

“Ma, qui si gioca la vittoria sull’uno o il due per cento. La propaganda lavora sulla parte più fragile del paese, quella che ha meno competenze. Piantatela di tapparvi gli occhi e le orecchie di fronte alla realtà. Su quella parte d’Italia, la televisione funziona ancora”.

Tanto da convincere la gente ad andare a votare per il Sì ?

“Vedremo. Ci sono molti fattori che condizioneranno questo voto. Il principale sarà la paura; la paura dell’incertezza, degli attentati, della guerra in Libia, della situazione economica. Ecco che di fronte a questo, la scelta democristiana di lasciare tutto inviariato potrebbe avere un forte peso. Ormai abbiamo capito che il mito illuminista per cui si voterebbe secondo ragione vale solo per una parte di cittadini di questo paese. Gli altri, invece, sono per lo più guidati dall’emotività e dall’irrazionalità.  Anche su questa consultazione peseranno molti fattori che non hano nulla a che fare con il merito del quesito posto”.

Ascolta qui l’intervista a Carlo Freccero

Carlo Freccero Master

 

 

 

Aggiornato giovedì 18 agosto 2016 ore 19:31
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