il divieto del burkini

“Caro Valls, non degradare la République”

domenica 21 agosto 2016 ore 14:00

La sana e antica tradizione laica dello Stato francese vacilla nelle mani degli attuali detentori della sua “sacralità”. Il principio dell’uguaglianza senza discriminazioni davanti allo Stato nacque a tutela della diversità, non a suo discapito. È molto semplice, tu puoi essere ebreo, nero, musulmano o cristiano, ma anzitutto sei cittadino della Repubblica, né più né meno degli altri e ovviamente a parità di diritti.

È in questa logica, anche se forzata un po’, che nessun simbolo religioso è ammesso a scuola, intesa come fucina dell’appartenenza a una comunità collettiva “superiore” rispetto a quella particolare. Non era mai successo invece che si tentasse di regolamentare l’abbigliamento in ambito privato, per quanto pubblico, come su una spiaggia. E qui le cose cambiano, non si tratta più di una prescrizione generale come verso i simboli religiosi (di tutte le religioni) a scuola, ma si punta solo a un tipo di costume e solo a un genere: il corpo delle donne al mare.

Il neo-misoginismo repubblicano francese andrebbe a vietare il burkini, tra l’altro creato in Australia per permettere alle musulmane osservanti di andare in spiaggia, in nome della lotta alla sopraffazione della donna islamica, ma tacendo per esempio sull’abbigliamento delle donne ortodosso-ebree piuttosto che delle testimoni di Jehovah.

Aggiungiamo che ai maschi al mare non viene vietata la kippah ebraica o il turbante sikh. Di cosa si tratta allora? Della riproposizione aggiornata e infiocchettata della legge del taglione. E cioè, io Stato francese che non riesco a “integrare” come vorrei qualche milione di cittadini fermandomi ovviamente sugli aspetti esterni, mica su quelli strutturali che condannano questi milioni di cittadini a una vita segnata dalla discriminazione, ti colpisco sull’immaginario. Decido io come devono vestire al mare le tue donne e chi se ne importa se a questo punto rimarranno a casa. Emarginate ma “liberate”.

Una pazzia, che degrada la democrazia occidentale al livello dei regimi mediorientali. Dopo decenni di lotte per affermare il diritto al nudismo al mare (e la Francia ne è capofila) e la libertà di abbigliamento delle donne in generale, ecco il primo ministro francese che detta legge sull’abbigliamento “consono” da tenere.

Caro Valls, non bisognerebbe mai ricordare a un primo ministro europeo che la differenza tra i regimi dai quali fuggono tante persone e la democrazia è che da loro si può andare al mare solo coperti dalla testa ai piedi e in spiaggia separate per maschi e femmine, da noi si può andare a prendere il sole come meglio ci pare. Se lo ricordi.

Aggiornato lunedì 22 agosto 2016 ore 20:13
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