La morte di Licio Gelli

Il grande burattinaio che provò a prendersi l’Italia

mercoledì 16 dicembre 2015 ore 07:46

Nato a Pistoia nel 1919, Gelli creò con la P2 (Propaganda 2) nel corso degli anni 70: un centro di potere di cui facevano parte alti vertici delle forze armate, dei servizi segreti, politici, imprenditori e giornalisti. La P2 e’ stata chiamata in causa in tutti i più grandi scandali della storia d’Italia, dal tentato golpe del principe Borghese, al crack Sindona, dal caso Calvi, al controllo del Corriere della Sera.

L’Italia scopri’ l’esistenza di una sorta di Stato parallelo il 17 marzo 1981 quando gli allora giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone – nell’ambito di un’inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona – fecero perquisire la residenza aretina di Licio Gelli, Villa Wanda. Qui venne scoperta la lista degli aderenti alla P2. Una lunga lista che mostrava come un pezzo della classe dirigente italiana fosse parte del patto occulto di Gelli. C’erano alti ufficiali delle forze armate, alti dirigenti della pubblica amministrazione, politici e industriali. La lista includeva 962 nomi tra cui l’intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, 2 ministri (entrambi Dc), 44 parlamentari, 12 generali dei Carabinieri, 5 della Guardia di Finanza, 22 dell’Esercito, 4 dell’Aeronautica e 8 ammiragli. E ancora, imprenditori come Silvio Berlusconi, giornalisti come Roberto Gervaso e Maurizio Costano, l’editore del Corriere della Sera Tassan Din.

La lista venne resa pubblica dall’allora presidente del Consiglio Giovanni Spadolini il 21 maggio 1981.

Il “piano di rinascita democratica” era parte essenziale del programma piduista e consisteva in una modifica progressiva dell’Italia in un regime autoritario, tramite l’asservimento di apparati e pezzi dello Stato. Al centro del piano c’era l’informazione, considerata ganglo vitale per influenzare l’opinione pubblica. Il piano vene ritrovato e sequestrato nel 1982 in un doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio.

Licio Gelli e’ stato condannato, tra l’altro, a 12 anni per il crack del Banco Ambrosiano di Calvi; per calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola; per calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna, vicenda per cui e’ stato condannato a 10 anni. Dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia, è vissuto a Castiglion Fibocchi, a nord di Arezzo, a Villa Wanda, sequestrata il 10 ottobre 2013 dalla Guardia di Finanza per frode fiscale. Qui dal 2001 Gelli viveva in detenzione domiciliare dove ha scontato la pena di 12 anni per la bancarotta fraudolenta dell’Ambrosiano.

Nel maggio del 1981 Gelli è già irreperibile. Scappò in Svizzera dove fu arrestato nel 1982. Ma misteriosamente riusci’ a scappare l’anno successivo. Trovò rifugio in Sudamerica dove restò a lungo tra Venezuela e Argentina prima di costituirsi nel 1987 a Ginevra. Solo nel febbraio del 1988 venne estradato in Italia.

Negli ultimi anni in alcune interviste ha detto: “Non mi pento di nulla, rifarei tutto. Sono fascista e morirò da fascista”. Nel 2008 di Berlusconi disse: “E’ l’unico che può andare avanti”.

Aggiornato mercoledì 16 dicembre 2015 ore 09:37
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