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Un salto nel buio per l’economia britannica

La tempesta perfetta. Era attesa ed è arrivata.

Ironicamente, però, quella che si è abbattuta sui mercati nell’immediato post-brexit ha colpito più le piazze finanziarie europee che non quella britannica.

Milano ha perso oltre il 12%, uno dei peggiori risultati di sempre, Madrid poco meno, mentre la borsa di Londra ha ridotto gli effetti negativi. Questo principalmente per via delle parole di Mark Carney, governatore della Bank of England, che ha spiegato di essere pronto a iniettare fino a 250 miliardi di sterline di liquidità nel sistema finanziario per mantenere la stabilità dei prezzi.

Gli effetti veri, per Londra, per l’economia britannica e per la City si cominceranno a vedere da lunedì, quando ci si sarà ripresi dallo shock momentaneo del voto.

Varie banche d’affari, che stanno lavorando con turni extra anche nel fine settimana, stanno valutando se trasferire parte delle attività e dello staff in altre piazze del continente: Dublino, Parigi o Francoforte, principalmente.

L’indiscrezione, riportata dalla BBC, che Morgan Stanley avrebbe deciso di spostare 2mila persone in Irlanda o in Germania, è stata smentita dalla banca stessa, ma “contingency plans” di questo genere esistono eccome.

A inizio anno HSBC, il colosso bancario anglo-asiatico, aveva comunicato di essere pronta a trasferire parte delle attività a Parigi. Anche Bnp Paribas starebbe pensando di riportare parte dei suoi impiegati londinesi in Francia.

Un memo del gruppo di influenza CityUK, citato dal sito politico.eu, punta a cercare di ottenere, almeno nell’immediato, una sorta di “equivalenza” per i servizi finanziari nel nome della cosiddetta politica europea di vicinato, che regola le relazioni con i Paesi non europei dell’area.

Difficile tuttavia che un’Unione Europea, pronta a usare il pugno duro con Londra, per evitare tentativi di emulazione, possa fare sconti da questo punto di vista.

Per via del calo della sterlina oggi i cittadini britannici hanno già l’8% in meno di potere d’acquisto a livello internazionale. Nei prossimi giorni si capirà che questo è solo uno, e neanche il più grosso, dei loro problemi.

  • Autore articolo
    Federico Simonelli
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