Musiche dal mondo
Marcello Lorrai

Musiche dal mondo è una trasmissione nel solco della lunga consuetudine di Radio Popolare con la world music – da prima che questa discussa espressione entrasse nell’uso internazionale –  e in rapporto con World Music Charts Europe.

WMCE è una iniziativa che lo scorso anno ha festeggiato un quarto di secolo, e a cui Radio Popolare ha aderito e partecipa dall’inizio: una classifica europea realizzata attraverso il sondaggio mensile di animatori di programmi di world music su emittenti pubbliche, aderenti all’Ebu, appunto l’associazione delle emittenti pubbliche europee, ma con qualche eccezione come Radio Popolare, che è una radio privata di ispirazione comunitaria.

Nel 1991 l’EBU sondò la Rai, per coinvolgerla in WMCE, ma la Rai snobbò la proposta. Però all’Ebu segnalarono che c’era una radio che sulle musiche del mondo aveva una certa tradizione e che probabilmente avrebbe risposto con interesse… L’Ebu si fece viva con noi, e Radio Popolare aderì entusiasticamente.

Ormai ventisei anni dopo, WMCE continua e Radio Popolare continua a farne parte, assieme ad emittenti per lo più pubbliche di ventiquattro paesi europei, fra cui la britannica BBC, le francesi Radio Nova e RFI, le tedesche WDR, NDR e RBB, l’austriaca ORF, Radio Nacional de Espana, la russa Echo of Moskow, la croata Radio Student.

Attraverso WMCE, Musiche dal mondo riceve annualmente centinaia di novità discografiche inviate dalle etichette o direttamente dagli artisti, dal vintage dell’Africa nera al canto di gola siberiano, dalle fanfare macedoni al tango finlandese: proponendo musica che difficilmente le radio mainstream fanno ascoltare e di cui i media correntemente non si occupano, Musiche dal mondo è una trasmissione per la salvaguardia e lo sviluppo della biodiversità musicale.

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lunedì dalle 15.00 alle 15.30

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GLI ULTIMI PODCAST
22 ottobre 2018
 
Musiche dal mondo di lun 22/10

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15 ottobre 2018
 
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08 ottobre 2018
 
Musiche dal mondo di lun 08/10

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01 ottobre 2018
 
Dur Dur of Somalia: Volume 1 e Volume 2

A causa delle vicende del travagliato paese del Corno d’Africa, la musica moderna della Somalia è rimasta a livello internazionale uno degli angoli in ombra della musica africana. Ma adesso le etichette di world music sembrano ben decise a cominciare ad illuminarlo. Lo scorso anno l’etichetta newyorkese Ostinato Records ha pubblicato Sweet As Broken Dates – vedi qui il podcast del 25 settembre 2017 – una compilation di brani degli anni settanta e ottanta che provenivano dagli archivi della radio di Hargheisa, oggi capitale dell’autoproclamata Repubblica del Somaliland. Oltre a farci ascoltare della musica di grande fascino, la raccolta ci trasportava in una Somalia quasi irreale se guardata dalla prospettiva della tormentata Somalia degli ultimi decenni. Lo stesso fa adesso l’etichetta tedesca Analog Africa, riportandoci alla modernità che prima della guerra poteva vantare Mogadiscio, capitale della Somalia: attraverso le incisioni di una band, Dur Dur, che mescolando funk, reggae, soul, disco, e ritmi e melodie tradizionali fece furore negli anni fra la nascita del gruppo, il 1986, e l’inizio del conflitto negli anni novanta.

24 settembre 2018
 
Stella Chiweshe: Kasahwa: Early Singles

Stella Chiweshe è nata nel 1946 in un villaggio dello Zimbabwe, ed è cresciuta senza dare importanza alla musica tradizionale, e ascoltando invece musica bianca che arrivava dagli Stati Uniti. Poi però da adolescente cominciò ad essere presa dalla musica mbira, imperniata sullo strumento dallo stesso nome costituito da lamelle metalliche montate su una cassa di risonanza in legno, e destinata a mettere in contatto con gli spiriti, gli antenati e gli elementi della natura. Stella decise addirittura che sarebbe diventata la regina della mbira, ma questa cultura tradizionale non prevedeva che delle donne suonassero la mbira: nessun musicista voleva insegnarle a suonarla, nessun costruttore dello strumento voleva confezionargliene uno. Fu così con uno strumento avuto in prestito che Stella incise il suo primo brano, Kasahwa, adesso ristampato assieme ad altri sette brani registrati fra il ’74 e l’83, introvabili e mai pubblicati prima fuori dall’Africa. Questo brano le diede una grande popolarità locale; poi dopo l’indipendenza dello Zimbabwe (1980) Stella Chiweshe diventò una star all’interno del fenomeno della world music che nasceva in quegli anni. Questa ristampa dei suoi brani di esordio è il suo primo album da più di dieci anni.

17 settembre 2018
 
Afro Cuban All Stars: A Toda Cuba le Gusta

La ristampa in Cd ma anche in vinile di A Toda Cuba le Gusta rientra in una serie di riedizioni di album di musica cubana e di musica africana che l’etichetta britannica World Circuit aveva pubblicato negli anni novanta e che erano diventati dei classici. Con la direzione musicale di Juan de Marcos Gonzalez, A Toda Cuba le Gusta era nato nel corso delle due settimane di sedute di incisione nel 1996 negli studi della Egrem all’Avana da cui vennero fuori Buena Vista Social Club, un clamoroso exploit mondiale, e Introducing Ruben Gonzalez. Molti dei grandi cantanti e musicisti cubani coinvolti in questo album sono nel frattempo mancati, e questo oggi ci fa apprezzare ancora di più A Toda Cuba le Gusta, che ha consentito a molti importanti interpreti della musica cubana ormai anziani di avere la possibilità di mostrare ancora una volta il loro valore in una nuova epoca, e di farsi conoscere da un pubblico internazionale e da nuove generazioni.

25 giugno 2018
 
Fanfarai Big Band: Rai is not dead

Fanfarai è un gioco di parole tra fanfara, che in francese è fanfare, e rai, il genere musicale che è esploso tra i giovani algerini negli anni settanta e ottanta e che è arrivato alla ribalta internazionale in particolare con il successo di Khaled. Composta da musicisti di diverse parti della Francia, la formazione è nata oltralpe nel 2005, e in occasione di questo suo terzo album si è ribattezzata Fanfarai Big Band, accentuando con una evoluzione più orchestrale e jazzistica l’idea base riassunta nel nome: una devozione al rai algerino rivissuto in una dimensione che richiama quella della fanfara, riferimento questo non bizzarro, dato che le fanfare militari della colonizzazione sono state una delle numerose influenze da cui è nato il rai moderno. Il titolo dell’album, Rai is not dead, allude al declino del rai dopo i fasti degli anni ottanta e novanta, un declino che lo ha visto passare di moda anche a livello internazionale: con la sua brillante musica che si abbevera ai classici del genere, Fanfarai ha il merito di farcelo sentire vivissimo.

18 giugno 2018
 
Cheikh Lo: Né La Thiass

Dopo aver pubblicato una cassetta di un certo successo in Senegal, negli anni novanta il musicista e cantante Cheikh Lo presentò un demo a Youssou Ndour, e la star senegalese si convinse subito: Né La Thiass fu inciso nel ’95 a Dakar allo Xippi Studio, e pubblicato in cassetta per il Senegal dalla Jololi, l’etichetta di Youssou Ndour. Ripreso nel ’96 dalla World Circuit, l’album – che nello stesso ’96 fu anche pubblicato su licenza per l’italia nella collana ArpA di Radio Popolare – assicurò a Cheikh Lo una rapida affermazione a livello internazionale. La musica è rimasta freschissima, e la World Circuit ha fatto benissimo adesso a rilanciare Né La Thiass: curiosamente ha riprodotto però la cassetta originaria (di cui ha anche utilizzato la copertina come cover della ristampa), cioè con due brani in meno rispetto al Cd del ’96 della World Circuit (e di Radio Popolare)…

28 maggio 2018
 
Vari: African Scream Contest Vol. 2

Entrato a far parte dell’Africa occidentale francese alla fine dell’ottocento, il Benin ha avuto musicalmente un destino diverso da quello del grosso dell’Africa colonizzata dalla Francia o comunque francofona (come il Congo belga, poi Zaire, quindi Repubblca democratica del Congo), molto sensibile alla musica afrocubana: incastonato come il Togo fra la Nigeria e il Ghana, si è trovato musicalmente in un’area di influenza anglofona, ed è stato influenzato dall’high life, dall’afro-beat, e negli anni ’60 e ’70 ha avvertito la suggestione del soul, del funk e del rock, generi di cui la compilation mostra la varietà di declinazioni e incroci appunto negli anni ’60 e ’70. Paese di dimensioni piuttosto ridotte per i parametri africani, il Benin ha sviluppato una scena di musica moderna che già all’inizio degli anni ’70 si presentava molto vivace e affollata.

21 maggio 2018
 
Vari: I’m not here to hunt rabbits

..Una compilation co-pubblicata dall’etichetta tedesca Piranha, veterana della world music, e dalla Vital Records ci porta in un paese che neanche la produzione discografica di world music che circola a livello internazionale è abituata a toccare: il Botswana, uno dei paesi più poveri e in condizioni più misere di tutto il continente africano. Ma che ha le sue ricchezze: come gli stili e la singolare tecnica chitarristica documentati da questa bellissima raccolta.

14 maggio 2018
 
Dobet Gnahoré: Miziki

Per Radio Popolare Dobet Gnahoré è una conoscenza di vecchia data: non ancora ventenne, nel 2001 partecipò, esibendosi in un paio di brani fuoriprogramma, ad una edizione di Extrafesta il cui protagonista era il padre, il percussionsta della Costa d’Avorio Boni Gnahoré. Nel frattempo Dobet Gnahoré si è affermata come una delle protagoniste della musica dell’Africa nera più note e apprezzate a livello internazionale, assieme ad artiste come Angelique Kidjo, Roka Traoré e Oumou Sangaré. Dobet Gnahoré è adesso al suo quinto album: il fascino della sua vocalità, di forte temperamento, caratterizzata dal timbro scuro e da un grande contegno, si sposa benissimo anche con la novità di una confezione anche con elettronica e campionamenti, che conferisce alla musica un tocco in più di vitale attualità.

07 maggio 2018
 
Houria Aichi: Chants Mystiques d’Algerie

La fama della cantante algerina Houria Aichi è legata innanzitutto alla sua interpretazione, consegnata ad un album del ’90, di canti dell’Aurès, regione montuosa dell’est dell’Algeria abitata da una popolazione berbera, regione di cui Houria Aichi è originaria. All’inizio del nuovo millennio, con l’album Khalwa, Houria Aichi ha poi proposto un florlegio di canti sacri dell’Algeria, valorizzando le forme e la spontaneità della religiosità popolare contro la rigidità dell’impostazione religiosa islamista. Ora, con interpretazioni di grande temperamento, e arricchendolo d nuovi brani, Houria Aichi torna sul repertorio sacro: non in senso stretto canti religiosi perché non citano versi del Corano, canti di tradizione popolare, che Houria Aichi vuole sottrarre alla dimenticanza di cui rischiano di rimanere vittime per effetto da un lato della pressione islamista, e dall’altro all’opposto per effetto della crescente perdita della dimensone religiosa nella società.

 
 
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