Psicoradio
radazione2010
25 ottobre 2017
Pensieri come tarli Psicoradio intervista la dottoressa Teresa Cosentino

“In Italia ci sono circa ottocentomila persone che soffrono del Disturbo Ossessivo Compulsivo, con un’età compresa tra i 15 e 25 anni. A differenza di altre patologie di questa se ne parla ancora molto poco, ma è un disturbo che può limitare tanto la vita della persona nel suo quotidiano”. Con questi dati la dott.ssa Teresa Cosentino, psicologa e psicoterapeuta ad indirizzo comportamentale e cognitivo, apre l’intervista a Psicoradio. La redazione l’ha sentita in occasione di un convegno sul disturbo ossessivo compulsivo che ha organizzato a Roma durante la giornata mondiale della salute mentale. Cos’è questo disturbo? Come si manifesta?….Queste sono alcune delle domande che i redattori e le redattrici di Psicoradio hanno rivolto alla dottoressa. “Può presentarsi in vari modi e avere anche definizioni cliniche differenti, potremmo però semplificare e riassumere il sintomo principale come un pensiero indesiderato che s’impossessa della mente della persona”, spiega Cosentino e continua “ad esempio esiste il disturbo ossessivo compulsivo da controllo e la persona che ne soffre spesso teme di aver dimenticato qualcosa o di aver compiuto un errore molto grave, e a causa di questo verifica più volte di aver chiuso bene il gas , la porta o apre la mail per controllare cosa ha scritto. Questa è ciò che potremmo definire compulsione”. La psicologa sottolinea che tra le persone che chiedono aiuto più della metà ha buona possibilità di guarigione e che, come nella maggior parte delle malattie psicofisiche, è molto importante la diagnosi precoce. Per quanto riguarda, invece, le diverse terapie esistenti, la dottoressa Cosentino sostiene che le linee guida internazionali sulla cura del disturbo ossessivo compulsivo affermano che la terapia cognitivo comportamentale ha lo stesso effetto, in alcuni casi, di quella farmacologica, perché lavora sui sensi di colpa che generano l’ossessione.

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GLI ULTIMI PODCAST
06 marzo 2019
 
Rappando il mio TSO

“Ho cominciato a scrivere i miei brani perchè avevo ed ho un disagio psichico, il disturbo bipolare. Avevo perso il lavoro e nel 2008 ho subito un trattamento sanitario obbligatorio; con il rap ho iniziato a parlare di come mi sentivo”… ..Alberto “Il Belga” vive a Brescia ed è un ascoltatore di Psicoradio. Qualche tempo fa ci ha scritto: voleva raccontare come la musica è stata importante nella sua vita e nell’affrontare la sua malattia…“Nei mie Rap racconto come vivo l’insonnia, il disagio fisico e psicologico che ti da la malattia- ci racconta il Belga – Prima consideravo la mia malattia come una condanna che riguardava solo me stesso; invece mi ha aiutato moltissimo viverla in comunità, con persone che avevano problemi anche più gravi dei miei, e li vivevano meglio”..Anche il TSO che Alberto ha subito è diventato un rap. Il titolo “Dal 10 al 23” ricorda le date in cui è stato rinchiuso. “Non è possibile stare senza fare niente 24 ore al giorno come se fossimo nei manicomi, o peggio in centri di concentramento – ci dice – Sono entrato il dieci di dicembre e sono uscito il 23 che nevicava, ho dovuto pregare il medico di farmi rientrare almeno per Natale. Me lo ricordo come se fosse ieri. Mi ha aiutato scrivere la musica; e poi il rap mi ha aiutato a comunicare agli altri quello che mi stava succedendo, e che è ancora uno stigma (…) E’ stato un modo per farmi conoscere alle persone che non sapevano che cosa avessi”..“La musica mi ha aiutato profondamente anche in momenti in cui pensavo non dico di farla finita, ma ero giù di tono. anche quando mi chiudevo in casa e non uscivo per settimane, mi attaccavo al microfono, alla scheda audio, a un computer, a una tastiera. La musica è la mia anima, la mia ragione di vita. Io sono figlio d’arte, mio padre è un jazzista autodidatta. Non è un mistero che sia malato di Alzheimer, però suona ancora come se avesse 16 anni. E’ impressionante. Quando mi alleno al piano per una o due ore ci sono cose che non riesco a fare, e che lui fa ancora adesso a 76 anni, e questo rappresenta la potenza della musica. Ogni volta che lo sento suonare mi commuovo.”

27 febbraio 2019
 
Non legare si può

“Le persone, quando sono aggressive, di solito muovono da una grande paura” Giovanna del Giudice..Prima di entrare a Psicoradio, non immaginavo che una persona che sta male corre il rischio di essere legata”..“ Anche io. Pensavo che non si facesse più, come pensavo che non ci fosse più l’elettroshock ” “A me fa molto paura pensarci” Redattori di Psicoradio.. .. Quando il 22 giugno del 2006 Giuseppe Casu muore nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Cagliari, legato braccia e gambe al letto per sette giorni di seguito, Giovanna Del Giudice aveva appena preso servizio come direttrice del Dipartimento di salute mentale di Cagliari. ..La psichiatra decise immediatamente che quella morte non andava nascosta, silenziata o giustificata. Bisognava parlarne, invece. Era la prima volta che una morte di questo tipo veniva ammessa pubblicamente, e da lì, dalla Sardegna, è partito un movimento di denuncia che oggi diventa sempre più vasto. .. “E tu slegalo subito” è il titolo del libro che Del Giudice ha scritto nel 2015, ricordando le parole del suo primo direttore, Franco Basaglia, che dirigeva l’ospedale psichiatrico di Trieste dove nel 1971 la psichiatra aveva iniziato a lavorare. Oggi “E tu slegalo subito” si chiama la Campagna nazionale per l’abolizione della contenzione promossa dal Forum Salute Mentale…“ Oggi sono circa 30 su 300 i servizi psichiatrici ospedalieri che non ricorrono alla contenzione” ci dice Del Giudice – ma se anche sono pochi, sono molto importanti: ci dicono che è possibile affrontare situazioni difficili senza legare le persone…“Non c’è mai nessuna legge che “permette” la contenzione: E’ una pratica da sempre legata alle persone con disturbo merntale, e da lì si è diffuso agli anziani, ai disabili… “ . Nel 1909 però una legge aveva previsto che venisse usata solo in casi estremi , con sanzioni molto dure per chi contravveniva. “Anche la Costituzione oggi ci dice che noi non possiamo limitare la libertà dell’altro se non su indicazione del magistrato ci ricorda Del Giudice – Anche la sentenza di cassazione del caso Mastrogiovanni scrive che l’atto della contenzione meccanica è illecito, anticostituzionale, antiterapeutico.”..Ma cosa si puo fare, di fronte ad una persona molto agitata, forse potenzialmente pericolosa? “Il problema è quale competenze hanno gli operatori sanitari per sciogliere le situazioni piu difficili – risponde la psichiatra Del Giudice – Dobbiamo innanzitutto ricordare che queste persone quando sono profondamente aggressive muovono paura, hanno vissuto esperienze estremamente dolorose. Sapendo che l’altro ha bisogno di aiuto, è aggressivo perché ha paura, perché non sa dove si trova”

20 febbraio 2019
 
Musica Stonata dal Brasile

Comunita’ psichiatriche che curano con il lavoro forzato e ritorno alle strutture private. Il Brasile di Bolsonaro visto da Suricato, una cooperativa che lotta contro i manicomi…“Le nostre schiene raccontano storie che nessun dorso di libro regge”..Rupi Kaur ..Psicoradio è da tempo in contatto con l’ONG brasiliana Suricato, attiva nella lotta contro il manicomio e nel supporto dei pazienti psichiatrici…Qualche tempo fa abbiamo ricevuto una loro delegazione, formata da operatori e persone in cura, e a loro abbiamo fatto molte domande sulla salute mentale in Brasile e sulla delicata situazione politica.Con il colpo di stato, ci dicono, c’è stato un blocco dei fondi per educazione, salute e politiche sociali, dal 2016 al 2036. Anche se la popolazione, come è prevedibile, aumenterà, non ci saranno nuovi finanziamenti…Ma a Suricato preoccupa anche la questione umanitaria: il presidente Bolsonaro ha dichiarato che “i difensori dei diritti umani e coloro che lavorano nelle politiche sociali sono per lui un bersaglio. È contro le minoranze, le donne, i bambini e la popolazione LGBT” denuncia uno dei partecipanti…Un aspetto del programma di governo di Bolsonaro rischioso per la popolazione brasiliana è la svolta verso la privatizzazione della sanità, poiché “va a minare il diritto alla salute per tutti”…Le cliniche private e le comunità psichiatriche – afferma Suricato – sono gestite in gran parte dalla Chiesa Pentecostale, che le ha trasformate in luoghi di internamento. Esiste un documento – dicono- che denuncia la violazione dei diritti umani. I pazienti ricoverati sono costretti a lavori forzati, definiti strumento di cura, e non hanno invece l’aiuto di psichiatri, che non sono presenti nelle comunità. ..In controtendenza alle politiche di privatizzazione della sanità è invece la realtà di Belo Horizonte, la città dove opera la Suricato. Qui “ci sono duecento letti destinati a pazienti psichiatrici in un ospedale e duecento in un altro, destinati agli abitanti di quei piccoli villaggi e paesi che non hanno le strutture psichiatriche adatte”. Anche li però è stato però riaperto un manicomio, quello di Barbacena, che era stato visitato da Basaglia, e che nel tempo era stato svuotato…”Vorrei fare lavori utili per la società, non solo socialmente utili”..La seconda parte della puntata è dedicata al reportage di un “inviato speciale”, un nostro ascoltatore. Simone Bargiotti, si offerto di fare qualche intervista presso la cooperativa sociale “Il Martin Pescatore” di Casalecchio di Reno (Bologna). Simone ha raccolto in forma anonima la voce dei lavoratori chiedendo “cosa hanno apprezzato e cosa ci sarebbe da cambiare secondo loro” nei servizi di salute mentale e nel lavoro che svolgono per la cooperativa…Uno dei ragazzi vorrebbe “trovare dei lavori che siano utili per la società, non solo socialmente utili”, mentre un altro riflette sul concetto di malattia mentale poiché “quando si sente in giro sembra chissà che cosa, mentre invece è una malattia come le altre”.

13 febbraio 2019
 
Borderline: Con uno strato di pelle in meno

..Conoscete qualcuno che ha dei comportamenti che vi irritano o vi causano preoccupazioni perché li trovate incomprensibili? Qualcuno che si arrabbia, si mette in pericolo o si fa del male e voi non riuscite a comprenderne i motivi? Forse avete a che fare con una persona con disturbo borderline. ..Di questo disturbo si sente sempre più spesso parlare. “E’ caratterizzato da relazioni instabili, da tentativi di evitare l’abbandono reale o immaginario, da sentimenti di vuoto, da un’instabilità affettiva, da crisi di rabbia o perdita di controllo, da una grande impulsività, da gesti autolesivi, da alto rischio di suicidio e da ideazioni paranoiche”. ..La psichiatra Maria Grazia Beltrami coordina per la Dipartimento di salute mentale un progetto sui disturbi di personalità, in collaborazione con la regione Emilia Romagna. Proprio perché si tratta di un disturbo di non facile definizione, perché molti di questi comportamenti possono essere presenti, saltuariamente anche in persone senza diagnosi, la dottoressa precisa che nonostante la definizione sia così ampia “si devono presentare in modo stabile almeno 5 criteri, tra quelli che ho elencato” per poter parlare di disturbo borderline in un adulto…Come ci si deve comportare con una persona che ha un disturbo borderline, e manifesta uno comportamenti? Secondo Beltrami “sono persone che vanno ascoltate, poiché la manifestazione di uno dei criteri è un segnale di disagio, che ha il significato di una richiesta d’aiuto”…La puntata prosegue con l’intervista a Luca Sasdelli, genitore di una ragazza borderline, che è venuto in redazione a raccontare la sua esperienza personale, spiegando come, una volta saputa la diagnosi “eliminato completamente il giudizio dalle nostre vite” lui e la moglie abbiano riscoperto il rapporto con la figlia…E non è un caso che entrambe, la psichiatra e il padre, per spiegare quanto le persone “border” siano molto più sensibili alle emozioni e suscettibili anche ai più piccoli cambiamenti, utilizzino una metafora: è come se queste persone avessero “uno strato di pelle in meno”.

06 febbraio 2019
 
“Niente su di me senza di me”

Il “Dialogo Aperto” approda in Italia..“Creare un dialogo coinvolgendo tutti coloro che soffrono, dal giovane che è sospettato di abusare di crack, al padre e alla madre, che muoiono per la preoccupazione che provano per il figlio”… ..Pazienti, familiari e operatori tutti insieme in un dialogo terapeutico con un solo obiettivo: il benessere degli utenti psichiatrici. Questa la rivoluzione dell’Open Dialogue, il metodo messo a punto nei primi anni 80 da Jakko Seikkula, psichiatra finlandese. Si tratta di una terapia psicologica all’insegna della trasparenza e del motto: “Niente su di me senza di me”; agli operatori non è permesso di parlare di un paziente, se non alla sua presenza; ogni decisione infatti viene condivisa durante le sedute collettive in presenza del paziente e dei suoi cari… ..Jakko Seikkula spiega che..“Il metodo è nato dall’unione di due idee: enfatizzare il ruolo del dialogo durante l’incontro terapeutico, e permettere alle famiglie e alle altre persone importanti coinvolte con il paziente di organizzare rapidamente il sistema di cura durante le crisi”.. ..Da poco il nuovo approccio terapeutico è giunto anche in Italia. Una sperimentazione, partita oltre un anno fa, che ha coinvolto sette Asl dal Nord al Sud della penisola: Torino capofila, Savona, Trieste, Roma 1 e 6, Modena e Catania… ..“Non si tratta di imparare qualcosa, ma di disimparare moltissimo”..Raffaella Pocobello è la ricercatrice del Cnr di Roma che si è occupata di seguire da vicino la prima ricerca che studia l’applicazione e i risultati del metodo del Dialogo Aperto in Italia. Psicoradio l’ha intervistata…Ma quali sono state le difficoltà principali nell’importare questo metodo, profondamente rivoluzionario, nel nostro Paese? Innanzitutto la poca disponibilità di personale, soprattutto se paragonato a quello finlandese; poi, la rigidità nell’organizzazione dei turni degli operatori. La ricerca sottolinea anche il problema degli spostamenti per assicurare interventi rapidi, che in grandi città come Roma sono molto diffcili…Il cuore dello studio – afferma la ricercatrice – si può riassumere nel fatto che gli operatori possano parlare del paziente solamente in sua presenza. Rispetto all’approccio attuale, in cui si parlava tra medici ed operatori dei “casi”, escludendo il paziente, la prospettiva è completamente ribaltata. Una novità che coinvolge e cambia profondamente anche gli operatori: “per esempio, non è più possibile utilizzare il gergo tecnico – prosegue la ricercatrice – bisogna invece mettersi in gioco in prima persona. Non si tratta di imparare qualcosa, ma di disimparare moltissimo. E di tornare umani”….. *Si ringrazia la redazione di radio Liberamente di Modena per l’intervista a Jakko Seikkula

30 gennaio 2019
 
Virgilio: ma che razza di uomini è questa?

“In pochi a nuoto arrivammo qui sulle vostre spiagge…Ma che razza di uomini è questa?..Quale patria permette un costume così barbaro, che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia; che ci dichiara guerra e ci vieta di posarci sulla vicina terra? ..Se non nel genere umano e nella fraternità tra le braccia mortali, credete almeno negli Dei, memori del giusto e dell’ingiusto”…(Virgilio, Eneide, Libro I, 538-543)..Non c’è bisogno di dire quanto sia attuale il tema dell’immigrazione. Nella puntata che vi riproponiamo parliamo di chi raggiunge le nostre coste affrontando sofferenze e pericoli e, una volta arrivato, si trova a fare i conti con umiliazioni, anonimato, perdita dell’identità che aveva in patria. Quali sofferenze psichiche può produrre questo enorme cambiamento culturale? ..Psicoradio intervista Roberto Maisto e Maria Nolet, psichiatri dell’Ausl di Bologna che da tempo si occupano delle cure psichiche dei migranti, lavorando in equipe con antropologi, psichiatri, psichiatri e mediatori linguistico/culturali…“Curare persone che vengono da altre culture ci insegna a relativizzare le nostre conoscenze, ad uscire dall’onnipotenza del pensiero occidentale. Non siamo soli al mondo, l’etnocentrismo è un atto di superbia” spiega lo psichiatra Roberto Maisto…Ma qual’è la differenza tra psichiatria transculturale ed etnopsichiatria? “Per psichiatria transculturale, dice la dottoressa Nolet, s’intende una psichiatria che deve approcciarsi alla cultura della persona che viene in cura; la cultura dell’altro può essere molto distante dalla nostra, quindi si deve fare attenzione per comprendere le motivazioni e il pensiero dell’altra persona. Invece l’etnopsichiatria e l’etnopsicologia prevedono che si utilizzino dispositivi specifici per curare le persone che provengono da un’altra cultura.” ..Per Roberto Maisto “Occorre innanzitutto fare insieme al migrante una sorta di analisi della situazione di qual è il disagio, cercare di capire qual è il problema: se è un ostacolo linguistico, sociale, culturale, psicopatologico”. Secondo Nolet, con le ultime ondate migratorie: “La sofferenza è spesso frutto dei traumi subiti durante il percorso; si tratta di qualcosa di molto diverso rispetto al semplice sradicamento che deriva da una immigrazione “tradizionale” più strutturata”.

23 gennaio 2019
 
Slegalo e ascoltalo

“Sono 26 su 220 i servizi psichiatrici ospedalieri italiani a contenzione zero. Questo significa che solo il 10% non lega”….Psicoradio torna a parlare di contenzione e lo fa con la psichiatra Giovanna del Giudice, autrice del libro “… E tu slegalo subito. Sulla contenzione in psichiatria” e tra i e i primi firmatari della lettera aperta sulla morte di Agostino Pipia, avvenuta, probabilmente per contenzione, lo scorso dicembre nel Servizio di Diagnosi e Cura (Spdc) di Cagliari, durante un trattamento sanitario obbligatorio…La lettera, indirizzata all’Assessore alla Salute della Regione Sardegna Luigi Arru e alla Ministra alla Salute Giulia Grillo, chiede di attuare immediati provvedimenti per l’abolizione della contenzione meccanica nei Servizi psichiatrici ospedalieri sardi e di ogni pratica “inumana e degradante” nei confronti delle persone con disturbo mentale. Sul sito www.slegalosubito.com è possibile aderire alla campagna nazionale “E tu slegalo subito” promossa dal Forum Salute Mentale…..La contenzione sarà il focus della diretta che andrà in onda mercoledì 30 gennaio alle 13 sulle frequenze di Radio Città del Capo, in cui continueremo a parlarne con la psichiatra Giovanna del Giudice. ..La puntata prosegue poi con le testimonianze di alcuni uditori di voce che la redazione ha raccolto qualche tempo fa alla conferenza “Lavorare creativamente con le voci ” svoltasi a Corropoli… “Non è sempre semplice convivere con il problema, potrebbe essere di aiuto tanta solidarietà e sensibilità”, spiega ai microfoni di Psicoradio Martino. In molti casi le prime voci che una persona sente sono molto negative e questo di solito spaventa ed impaurisce facendola sentire impotente, come ci racconta Daniele: “All’inizio pensavo fosse uno scherzo e ho avuto molta paura… poi la psicologa mi ha parlato del sentire le voci e da lì ho imparato pian piano a dialogarci”. Grazie al lavoro di gruppi di supporto in cui è possibile apprendere tecniche e modalità di dialogo con le voci (come ad esempio il metodo creato da Ron Coleman), gli uditori possono imparare a gestirle e renderle più familiari…Per approfondire Psicoradio ha intervistato il dott. Marcello Macario, presidente della “Rete Italiana Noi e le Voci” e psichiatra al Dipartimento di Salute Mentale di Savona.

16 gennaio 2019
 
Ron Coleman: scolpire le voci

“ Penso che sentire le voci sia qualcosa di normale […] in realtà potremo dire che questa è una normale declinazione dell’esperienza umana”…“Un tempo si pensava che chi era mancino aveva un disturbo psichico; oggi non è più così. In futuro succederà anche con le voci.” È Ron Coleman ad affermarlo: uditore di voci da moltissimi anni e dunque “esperto per esperienza”, porta la sua convivenza con le voci a conferenze in giro per il mondo. Ed è anche formatore in seminari nei quali insegna ad uditori e operatori un metodo per affrontare le voci…Nella nostra intervista, realizzata alla conferenza dal titolo ”Lavorare creativamente con le voci ”(a Corropoli, ottobre 2018), Ron Coleman ci espone il brillante metodo che ha ideato per riuscire a convivere con le voci senza che diventino invalidanti per chi le avverte. In pratica si tratta di riconoscere le voci udite dal soggetto, dando a ciascuna un nome e un volto per poterle comprendere, accettare e gestire…“Io non credo che le voci siano provocate da cause biologiche, ma dalle nostre esperienze – spiega Coleman – Quindi la maggior parte delle voci possono essere associate a cose che ci sono accadute; significa che le voci spesso sono associate a traumi negativi. E se noi non siamo consapevoli dei traumi non possiamo conoscere davvero le voci.” Il metodo per affrontare le voci messo a punto da Coleman è chiamato Sculpting, in italiano tradotto come “Scultura Umana”. Come spiega il suo inventore “scolpire le voci permette all’uditore di fare un passo al di fuori rispetto ad esse, e una volta guardate dall’esterno, capire quale sia il modo migliore per affrontarle”…Nella dimostrazione che Coleman, fa del suo metodo, si circonda di alcune persone, ciascuna delle quali incarna una delle sue voci; prima le voci parlano tutte insieme e il risultato è un caos angosciante; poi le fa parlare una ad una, e così diventa possibile un dialogo ed anche un contenimento. ..Grazie allo Sculpiting “possiamo imparare a gestire le voci in modo definitivo, per sempre!” afferma Coleman con sicurezza, aggiungendo però che questo suo metodo per alcune persone può non funzionare…..Emanuela Dova, uditrice , ci parla infine del conforto che ha ricevuto da gruppi fatti con altri uditori di voci: “grazie ai gruppi di mutuo aiuto ho imparato a controllarle, ad andarci d’accordo e a convivere con loro”.

09 gennaio 2019
 
Diagnosi precoce

In questa puntata parliamo di esordi psicotici e di quanto sia importante intervenire subito quando si manifestano i sintomi. Lo facciamo con la dottoressa Caterina Bruschi, referente dipartimentale del percorso regionale “Esordi Psicotici” dell’AUSL di Bologna, ed inoltre con diverse testimonianze dirette e pareri dei redattori di Psicoradio.

12 dicembre 2018
 
CSM24: una porta aperta

Forse non tutti sanno che cos’è un CSM. E in cosa si differenzia da un CSM 24? Psicoredattori e psicotutor si sono dilettati a risolvere questo rompicapo: “Per me il CSM è il Consiglio Superiore della Magistratura”, “Consorzio Salumi Municipali”, “Come Sopra ma Meglio”, “Comitato Sulle Mulattiere” e così via. Scherzi a parte, queste sono le risposte bizzarre e fantasiose che hanno ipotizzato i redattori di Psicoradio, ma che cos’è davvero il CSM? È l’acronimo di Centro di Salute Mentale, primo luogo di riferimento sul territorio per chi soffre di un disagio psichico. Nei CSM lavorano medici psichiatri, infermieri, psicologi, educatori, assistenti sociali e di recente in alcuni servizi si sta facendo strada la figura degli “Esp”, i cosiddetti “esperti per esperienza” ovvero persone che soffrono o hanno sofferto di un disagio psichico e che grazie alla loro esperienza diretta supportano gli altri utenti…I Centri di Salute Mentale sono regolati da leggi regionali, quindi giorni ed orari di apertura variano sensibilmente da regione a regione e da città a città…In alcuni territori si stanno sperimentando i cosiddetti CSM 24 ovvero servizi aperti ventiquattro ore su ventiquattro. “La prima caratteristica del CSM 24 è la porta aperta”, dice Cristina Brandolin, infermiera in uno di questi centri a Trieste. E, circa le differenze tra i CSM 24 e le strutture residenziali, spiega: “Sono completamente diversi, perché mentre nelle residenze sono i pazienti a doversi adeguare a regole e tempi della struttura, nei CSM 24 le attività sono modulate sulle esigenze dei pazienti che non vengono sradicati dalla loro quotidianità”…I redattori di Psicoradio si sono poi interrogati sul senso e utilità del CSM 24 nel corso di una tavola rotonda in cui emergono le riflessioni di chi i centri di salute mentale li frequenta da anni…Infine segnaliamo un appuntamento: il 13 e il 14 dicembre, alle Officine Garibaldi di Pisa, ci sarà un incontro dal titolo “Tracce sonore, dieci anni di storia di Collegamenti”. Radio Collegamenti, che insieme a Psicoradio e a molte altre radio della salute mentale fa parte del network Larghe vedute, festeggerà i 10 anni di attività. L’evento è gratuito, ma è necessario registrarsi all’indirizzo mail: lorella.raneri@uslnordovest.toscana.it

05 dicembre 2018
 
Chi ha paura dell’inchiostro nero?

Partire dal colore nero per rappresentare il variopinto mondo del jazz, superare la paura dell’oscurità attraverso un laboratorio che unisce musica e disegno. L’edizione 2018 del Bologna Jazz Festival, quest’anno ha coinvolto otto ragazzi con disagio psichico della cooperativa sociale Bologna Integrazione onlus che fa parte dell’Anfass (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale)…Nell’ambito del progetto Jazz segni di libertà, un gruppo di disegnatori, coordinati da Andrea Bruno, noto artista illustratore, ha realizzato diversi disegni, usati per ravvivare gli interni e gli esterni di linee di autobus ogni giorno diverse, trasformate quindi in vere e proprie gallerie d’arte viaggianti, e alcune bacheche del centro della città di Bologna. “Sin dagli anni ’30 alcuni musicisti, per il loro anticonformismo e la loro capacità di andare oltre le righe, sono stati individuati come persone folli”, ha raccontato ai nostri microfoni Vanni Masala, responsabile del progetto, sottolineando come il jazz e la musica siano legati al “mondo della follia”. “Basti pensare a Charlie Parker, che entrava e usciva dal manicomio, e poi anche Scott Joplin, Bud Powell, sino a Luca Flores”…“Inizialmente avevo paura perché dovevo stare concentrato, pienamente concentrato, sul pezzo!”, “Dipingere richiede allenamento e tecnica (…) Con la china puoi dipingere anche da solo (…) Può essere divertente, ma è anche faticoso”, ci hanno raccontato Fabio, Mattia, Salvatore, Stefano e Daniele, cinque degli otto artisti che abbiamo intervistato. “E’stata tanta la soddisfazione di vedere i nostri lavori circolare sugli autobus e ora proseguiremo le nostre attività artistiche”…In chiusura Psicoradio vi riserva una chicca: artisti e redattori improvvisano in un gioco di libere associazioni di parole: pennellate di colore in una puntata che è anche una tela radiofonica.

28 novembre 2018
 
Dove sono finiti i sogni di Basaglia?

Una mappa fotografica dell’Italia a 40 anni dalla chiusura dei manicomi..“La foto che mi ha colpito di più è quella di Cecilia, un taglio sui suoi occhi che guardano verso l’alto. E’ un’ immagine che mi dà una grande speranza”. Alessio Coser, fotografo, e Jacopo Tomasi, giornalista, hanno raccontato ai microfoni di Psicoradio il loro percorso lungo la penisola visitando i luoghi della salute mentale. Un viaggio da nord a sud, da Trento a Palermo, diventato una mostra fotografica: “Dove sono finiti i sogni di Basaglia?” è un’ esposizione itinerante che dopo le tappe di Trento e Torino approderà a Bologna, da “Senape Vivaio Urbano”dal 30 novembre al 7 dicembre…Cecilia è una delle protagoniste della mostra. Da giovane ha vissuto il dramma del manicomio, oggi ha settant’anni e vive in un appartamento a Cagliari. Merito della legge 180 che quarant’anni fa ha portato alla chiusura dei manicomi, anche se il panorama della cura oggi è ancora frammentario, “con realtà che viaggiano a velocità diverse – raccontano gli autori – Da un lato realtà modello come Trento, con utenti e familiari esperti che hanno vissuto sulla propria pelle la malattia mentale e collaborano con i medici, dall’altro situazioni più critiche, come quella di Palermo, dove mancano attività di integrazione sociale”…Psicoappuntamenti:..“Ultimi sguardi su un presente passato”..Il fenomeno del Tarantismo nel Sud Italia, i rituali del lutto con le “prefiche” che piangevano a pagamento e quelli coreutici per scacciare la taranta raccontati attraverso alcuni documentari ispirati al lavoro antropologico di Ernesto De Martino. Continuano gli incontri di Officina Mentis a Bologna, appuntamento lunedì 3 dicembre al Circolo Costarena, via Azzo Gardino 48, con “Ultimi sguardi su un presente passato. I documentari degli anni 50 e 60 ispirati agli studi di De Martino”. Ne parlerà Cristina Lasagni, direttrice di Psicoradio e docente di Cinema documentario all’università della Svizzera italiana…”Alda Merini una voce nelle macerie”..Ispirato al volume della poetessa milanese “L’altra verità, diario di una diversa”, lo spettacolo “Alda Merini, una voce nelle macerie” del regista Roberto Benatti andrà in scena giovedì 29 novembre alle 21 al teatro Meloncello di Bologna, organizzato dall’Istituto Minguzzi in collaborazione con il Centro delle donne di Bologna…“A teatro. In compagnia”..A cosa serve fare teatro per chi ha problemi di salute mentale? E’ utile? Può cambiare le sorti del paziente? A questa domande risponde il libro “ A teatro. In compagnia” che verrà presentato sabato 1 dicembre alle 18, 00 all’Arena del Sole di Bologna. Interverranno Claudio Longhi direttore della fondazione Emilia Romagna Teatro, Angelo Fioritti, direttore del Dipartimento di salute mentale di Bologna.

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