Memos
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07 novembre 2017
Memos di mar 07/11

Voto, non voto. Il test delle elezioni in Sicilia. Quello di domenica scorsa non è stata solo una prova per i partiti e i candidati presidenti, ma anche per la solidità della democrazia in Italia. La partecipazione dei cittadini alle elezioni ne è una misura. E il voto in Sicilia ha confermato la tendenza all’astensione dal voto di più della metà dell’elettorato. Come interpretarla? A Memos ne abbiamo parlato con lo storico Luca Alessandrini (Istituto “Ferruccio Parri” di Bologna) e il politologo Fabio Bordignon (politologo dell’Università di Urbino). Legge elettorale e partecipazione al voto è stato poi l’altro tema della puntata di oggi. Ospite: il costituzionalista dell’Università di Pisa Andrea Pertici.

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GLI ULTIMI PODCAST
05 febbraio 2015
 
In Italia la questione criminale è una questione nazionale? Intervista con Anna Canepa e Marcello Ravveduto.

“La corruzione ha raggiunto livelli inaccettabili. La lotta alla mafia e alla corruzione sono priorità assolute.” Sono le parole del presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso di insediamento davanti alla Camere. Provate ad affiancarle a queste altre parole, pronunciate dal presidente della Corte d’Appello di Milano Giovanni Canzio all’inaugurazione dell’anno giudiziario, una decina di giorni fa. «A seguito della pratica neutralizzazione del diritto penale delle societa` e dei mercati finanziari ad opera soprattutto della controriforma del 2002, manca tuttora un adeguato controllo di legalita` della governance dell’economia e della finanza». Canzio ci ricorda che da oltre dieci anni manca un “adeguato controllo di legalità” (altro che priorità!) su economia e finanza, cioè sui principali strumenti che le mafie utilizzano per espandere il loro potere criminale. Eppure coesistono queste parole, le prime con le seconde. Memos ne ha parlato oggi con Anna Canepa, sostituta procuratrice nazionale antimafia, segretaria generale di Magistratura Democratica.e con Marcello Ravveduto, storico dell’Università di Salerno.

04 febbraio 2015
 
La montagna del debito greco può partorire un’Europa diversa da quella dell’austerità? Intervista con Luca Fantacci.

Il nuovo governo di Atene sta chiedendo ai leader europei di considerare il caso greco non un caso nazionale, ma di tutto il continente. Il viaggio nelle capitali d’Europa di Tsipras e del suo ministro Varoufakis ha un obiettivo: aprire un negoziato a livello europeo sul debito di Atene, un debito da considerare politicamente come un obbligo, una responsabilità di tutta l’Europa visto il fallimento delle politiche di austerità. Operazione molto difficile. Ma le prime reazioni non sembrano negative. Da Roma a Parigi, da Londra a Francoforte, nessuno ha sbattuto la porta in faccia a Tsipras. Se alla disponibilità di ascolto seguirà anche un cambio nelle politiche, molto dipenderà dalle posizioni del governo tedesco. Ma per ora il viaggio di Tsipras non prevede una tappa a Berlino. A Memos ne abbiamo parlato oggi con Luca Fantacci, economista, storico dell’economia all’Università Bocconi. «L’egemonia tedesca in Europa si è sfaldata – sostiene Fantacci -. Gran parte dei paesi europei, non solo la Grecia, non crede più che la politica attuata finora sia stata benefica. Quindi Berlino ha già perso la sua capacità di persuasione. Il governo tedesco può continuare a mantenere una propria leadership in Europa se sarà capace di rimodulare le sue proprietà in modo tale da essere veramente credibili come priorità condivisibili a livello europeo tra paesi debitori e paesi creditori».

03 febbraio 2015
 
Mattarella, l’inclusivo. In bianco e nero. Intervista con Stefano Ceccanti e Andrea Pertici.

Il giuramento e l’insediamento al Quirinale del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Con un discorso di 31 minuti, pronunciato alla Camera davanti al parlamento riunito in seduta comune, il nuovo presidente ha iniziato oggi il suo settennato. Mattarella, l’inclusivo. Potremmo definirlo così, sentito il suo discorso di oggi. Un presidente che ha l’obiettivo di tenere dentro tutti nel patto repubblicano: “un’unità nazionale che serve a ridare speranza al paese” per superare le “ferite sociali” provocate dalla crisi. Mattarella non remerà contro le modifiche costituzionali (le riforme di Renzi) in discussione in Parlamento: “desidero esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento”. Il nuovo presidente della Repubblica si è definito “arbitro imparziale” e, come garante della Costituzione, ha spiegato cosa significa applicarla. “Significa – ha detto Mattarella – garantire il diritto allo studio, al lavoro, ripudiare la guerra e promuovere la pace, garantire il diritto al pluralismo dell’informazione, ricordare la Resistenza al nazifascismo, garantire le sfere sociali, economiche, personali ed affettive dei diritti civili, lottare per la legalità e contro la corruzione e le mafie”. Nel lessico presidenziale di Mattarella non compare mai la parola laicità, in 31 minuti di intervento. Nel suo discorso cita il Papa, una sola volta, ed è il Bergoglio che lancia accuse contro i corrotti. Alla fine del suo discorso Mattarella è stata salutato da tre minuti di applausi durante i quali è rimasto immobile, anche nell’espressione del volto, con le braccia allungate lungo il corpo e le dita puntate sul banco davanti a lui. Un’immagine in bianco e nero del nuovo presidente. Gli ospiti di Memos oggi sono due costituzionalisti: Stefano Ceccanti, della Sapienza di Roma, e Andrea Pertici, dell’Università di Siena.

02 febbraio 2015
 
Mattarella al Quirinale. L’arbitro senza fischietto? Intervista con Nicola Fratoianni e Davide Zoggia.

Sergio Mattarella è il dodicesimo Presidente della Repubblica. Domani si insedierà al Quirinale. Mattarella l’ha voluto Renzi, l’ha accettato la minoranza del Pd, l’ha votato anche Sel. A destra l’hanno subìto Alfano e Casini, mentre Berlusconi ne è rimasto travolto. L’arbitro, l’ex democristiano-popolare-ulivista-pd, rischia però di non avere il fischietto, almeno in questa prima fase del suo mandato. Mattarella ha ricevuto un’investitura diretta dal capo del governo Renzi, quasi personale. Troppo, per un presidente che sarà presto chiamato a dire la sua senza condizionamenti sui progetti di riforme costituzionali presentati dal governo Renzi e in discussione in Parlamento. Memos ne ha parlato oggi con Nicola Fratoianni, coordinatore e deputato di Sel, e con Davide Zoggia, deputato Pd, ex responsabile organizzativo del partito democratico durante la segreteria di Guglielmo Epifani.

29 gennaio 2015
 
Memos, speciale Quirinale

La puntata di oggi di Memos è una puntata speciale sull’elezione del Presidente della Repubblica. Oggi è il giorno delle prime votazioni per il Quirinale. In questa puntata: le ultime da Roma nel racconto degli inviati di Radio Popolare e un commento del costituzionalista, ex parlamentare del pd, Roberto Zaccaria.

28 gennaio 2015
 
La svolta Tsipras alla prova dell’ossessione europea sul debito. Intervista con Marcello Messori.

Il governo greco guidato da Alexis Tsipras è da oggi nel pieno delle sue funzioni. «La rinegoziazione del debito greco con gli alleati è una nostra priorità. Siamo – ha detto Tsipras – per una soluzione percorribile, equa e a vantaggio di tutti». Una nuova gestione del debito, l’uscita dall’ossesione dell’austerità di questi anni, è la svolta politica che il nuovo governo greco chiede all’Europa. Ospite di Memos oggi è Marcello Messori, economista, con un’esperienza teorica e operativa nel campo dell’economia monetaria. Ha lavorato, una decina d’anni fa, alla Fondazione Di Vittorio. Da nove mesi è presidente delle Ferrovie dello Stato. Messori fa parte di un gruppo di lavoro che si è appena insediato a Palazzo Chigi, e presieduto dal sottosegretario Sandro Gozi, che si chiama “Gruppo di riflessione strategica sulle politiche e gli affari europei”. Il suo è un punto di vista destinato ad avere un’influenza sulle scelte del governo italiano. «Credo che la situazione greca – sostiene Messori – sia la cartina di tornasole dell’Europa. E’ evidente che l’economia greca non sarà in grado di restituire a condizioni date il proprio debito pubblico, perchè questo richiederebbe per circa una generazione il mantenimento di avanzi di bilancio consistenti. Non dobbiamo neanche drammatizzare la possibilità di una ristrutturazione del debito pubblico greco. Si tratterebbe della quarta volta. Ci sono già stati allungamenti delle scadenze e riduzione dei tassi sul debito pubblico greco negli ultimi. A mio avviso la ristrutturazione è necessaria».

27 gennaio 2015
 
27 gennaio, Giorno della Memoria. Le vittime, i carnefici. Intervista con Michele Battini e Simon Levis Sullman.

Settant’anni fa, il 27 gennaio, le truppe sovietiche entrano nel campo di sterminio di Auschwitz: è la fine della Shoah, lo sterminio nazista degli ebrei. Memos oggi ha ospitato Michele Battini, storico all’Università di Pisa, ex presidente tra il 2009 e il 2012 del Centro Interdipartimentale di Studi Ebraici nell’Università di Pisa. Battini ha fatto parte del Comitato Scientifico dell’Istituto Nazionale per la Storia della Resistenza “Ferruccio Parri” di Milano. «Parlare di memoria condivisa della Shoah in Italia – dice – mi sembra un concetto problematico. Esistono invece tante memorie, stratificate, che si riferiscono ad aree sociali, geografiche, generazionali». L’altro ospite di Memos è Simon Levis Sullman, storico all’Università Ca’ Foscari di Venezia. E’ il tema delle responsabilità nella Shoah quello che Levis Sullman racconta, in particolare la responsabilità degli italiani. “I carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei” (Feltrinelli, 2015) è il titolo di un suo ultimo libro in cui smonta il falso mito degli “italiani, brava gente”.

26 gennaio 2015
 
Chi saprà ascoltare in Europa il nuovo governo Tsipras? Intervista con Piero Bevilacqua e Gian Enrico Rusconi.

Quali conseguenze avrà la storica vittoria di Syriza in Grecia? La svolta ad Atene – con il primo governo europeo contrario alle politiche di austerità e allo stesso tempo favorevole all’euro – come verrà accolta a Bruxelles e Berlino? Le forze politiche e i governi guidati da leader dell’area del cosiddetto socialismo europeo (vedi Hollande e Renzi) saranno politicamente sensibili al caso greco, alla sinistra di Syriza al governo? Sono alcuni degli interrogativi che Memos ha girato ai suoi ospiti di oggi: Piero Bevilacqua, ordinario di storia contemporanea all’università La Sapienza di Roma. Ha osservato gli eventi di questi ultimi anni della Grande Recessione, anche in Europa, come una manifestazione di una crisi strutturale del capitalismo (“Il grande saccheggio”, 2011, è il titolo di un suo recente libro edito da Il Mulino). L’altro ospite è Gian Enrico Rusconi, professore emerito di scienza della politica all’università di Torino. Studioso della società tedesca e della storia della Germania, in particolare del Novecento. Ha insegnato anche alla Freie Universitaet di Berlino (“Cosa resta dell’Occidente”, 2012, Laterza).

22 gennaio 2015
 
Aspettando Atene – 4. L’Italia, la sinistra e l’euro. Intervista con Gianfranco Pasquino e Roberto Pizzuti.

Gli ospiti di oggi, a conclusione di questo ciclo di quattro trasmissioni dedicate all’euro e la sinistra, sono il politologo Gianfranco Pasquino e l’economista Roberto Pizzuti. «Il progetto dell’unione europea è una cosa buona, nata male ed eseguita anche peggio», dice Pizzuti. «Serve a tutti l’Europa, anche alla Germania. Nessuno ha un’alternativa migliore, sia dal punto di vista economico che politico». Lapidario, Pasquino: «L’euro è stata una conquista non sufficientemente accompagnata da tutte quelle altre riforme che erano necessarie ». ..(Sul tema vi segnalo un articolo di Roberto Pizzuti su Sbilanciamoci.info http://tinyurl.com/pizzuti-grecia).

21 gennaio 2015
 
Aspettando Atene – 3. L’Italia, la sinistra e l’euro. Intervista con Patrizio Bianchi.

«Restiamo nell’euro, ma giochiamo una partita per capire dove l’euro, ma soprattutto l’Europa, non ha funzionato». Patrizio Bianchi, economista di scuola prodiana, ex rettore dell’università di Ferrara, si presenta così di fronte al dilemma dei pro e contro la moneta unica, un dilemma che attraversa anche la sinistra. «Credo che una sinistra, non so se riformista o altro, un movimento che ha la giustizia sociale come cardine del proprio pensiero debba ripartire dal volere un’Europa in cui la giustizia sociale sia al centro. E poi – prosegue il professor Bianchi – ci vuole un’Europa con un sistema di governo in cui tutti contiamo allo stesso modo: non ci può essere un “furbino” che mi viene a bacchettare sulle mani perchè ha studiato una parola in più». Secondo Patrizio Bianchi dalle elezioni greche può arrivare un messaggio forte per tutta l’Europa: «Mi auguro che la Grecia, calpestata dalla politica europea di questi anni, sia talmente forte da dire che dobbiamo riprendere a ragionare sul significato di Europa, di vita comune, ma anche sul significato della politica. E’ la politica che c’è in gioco. Se crediamo che l’Europa non sia solo l’euro, allora bisogna costruirla su basi politicamente solide».

20 gennaio 2015
 
Aspettando Atene – 2. L’Italia, la sinistra e l’euro. Intervista con Salvatore Biasco e Emiliano Brancaccio.

Gli ospiti di questa seconda puntata di Memos, dedicata alla sinistra e l’euro a pochi giorni dalle elezioni in Grecia, sono due economisti: Salvatore Biasco, dell’università La Sapienza di Roma, e Emiliano Brancaccio, dell’università del Sannio di Benevento. «L’euro ormai c’è, non ne possiamo uscire – dice Biasco – . L’uscita dalla moneta unica sarebbe catastrofica dal punto di vista analitico, indipendentemente dalle opzioni politiche che ciascuno può mettervi dentro. Occorre operare in modo che l’Unione europea esca dall’ossessione della politica dell’offerta di questi anni e apra spazi ad una politica della domanda». Diverso il quadro di riferimento di Brancaccio. «Proseguendo con le attuali politiche di austerità e precarizzazione del mercato del lavoro – dice l’economista – l’assetto dell’Eurozona risulta insostenibile. Se si va avanti di questo passo l’Eurozona è destinata all’implosione».

19 gennaio 2015
 
Aspettando Atene – 1. L’Italia, la sinistra e l’euro. Intervista con Sergio Cesaratto.

Le elezioni in Grecia di domenica prossima saranno un referendum sulle politiche di austerità di questi ultimi anni in Europa. I sondaggi – a pochi giorni dal voto – danno ancora in vantaggio il partito di sinistra Syriza, di Alexis Tsipras, che di quelle politiche è da sempre un oppositore convinto. “Siamo come una cavia”, ha detto nei giorni scorsi Dimitris Liakos, uno dei consiglieri economici di Tsipras. Al di là dell’espressione poco felice, l’esperimento politico che potrebbe iniziare in Grecia è quello di un’alternativa di sinistra alle politiche di austerità, un’alternativa in in chiave “europeista”. Per quanto raccontato finora, Tsipras non vuole l’uscita della Grecia dall’euro. Syriza, il suo partito, è lontano dalla retorica anti-europea che, invece, viene brandita dalla destra: in Francia e Gran Bretagna da Le Pen e Farage, in Germania e in Italia da Pegida e Salvini. In Italia, contemporaneamente alla lunga campagna elettorale greca, si è aperto a sinistra un dibattito sull’euro che coinvolge politici ed economisti: bisogna uscire o restare nella moneta unica? Come restarci contrastando l’austerità? Oppure, quali passi vanno compiuti per liberarsi dei vincoli della moneta sovranazionale? Memos dedicherà le puntate di questa settimana alla discussione in corso. L’ospite di oggi è Sergio Cesaratto, economista dell’università di Siena. «Le mie simpatie – dice – vanno con le posizioni più radicali, con chi dice “meglio fuori dall’euro”. Io non credo, come pensano quelli della lista Tsipras, che quest’Europa cambierà mai». Partendo da questo assunto Cesaratto spiega l’insostenibilità non solo dell’euro, ma di qualunque progetto di unione monetaria. «Un’unione monetaria – sostiene l’economista – per di più tra paesi disomogenei, impedisce la svalutazione della moneta e blocca di fatto il conflitto sociale e distributivo tra salari e profitti. In questo modo causa un vulnus alla democrazia».

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