Memos
liguori
01 ottobre 2015
Lavoro, l’Italia riparte. Ma a termine. Intervista con Marta Fana e Domenico Tambasco.

Una ripresa fragile dell’occupazione. Gli ultimi dati dell’Istat, riferiti al mese di agosto, descrivono un aumento dell’occupazione in Italia. Crescono gli occupati tra luglio e agosto di quest’anno (+69 mila), crescono anche tra il secondo e il terzo trimestre sempre di quest’anno (+91 mila), aumentano anche nell’anno tra agosto 2014 e agosto 2015 (+325 mila). Ma in due casi su tre (i dati riferiti al solo 2015) sono soprattutto i lavori a termine a crescere. «Si tratta di dati che ci dicono che la ripresa del mercato del lavoro è labile», racconta Marta Fana, economista dottoranda a SciencesPo a Parigi ospite oggi a Memos.«E’ una fragilità – sostiene Fana – che si vede soprattutto dal tasso di occupazione che in Italia resta al 56%: su 100 persone in età lavorativa ci sono solo 56 occupati». Che cosa ha determinato questo aumento, fragile, degli occupati? Il Jobs Act, la decontribuzione per i nuovi assunti, la timida ripresa di questi mesi? Marta Fana ricorda che – da un punto di vista dell’analisi economica – non è ancora possibile fare uno studio empirico rigoroso. «Occorrerà aspettare la fine degli sgravi sui neoassunti», sostiene Fana che però fa notare come l’aumento maggiore dei contratti a tempo indeterminato nel 2015 si sia avuto nei primi mesi dell’anno, dove la decontribuzione ha pesato più del Jobs Act, entrato in vigore a fine marzo. Ospite oggi a Memos anche l’avvocato, giuslavorista, Domenico Tambasco con il quale abbiamo rifatto il punto sulle novità introdotte dal Jobs Act: «I pilastri della nuova legge sono la flessibilità in uscita (con la liberalizzazione dei licenziamenti) e la flessibilità nella gestione del personale (con il demansionamento)».

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GLI ULTIMI PODCAST
07 dicembre 2018
 
Memos di ven 07/12

“La scienza inutile. Tutto quello che non abbiamo voluto imparare dall’economia”. E’ il titolo di quel libro che mancava per chi è interessato alla conoscenza dei fondamenti del pensiero economico, per chi ha piacere nel veder coniugate le principali teorie economiche degli ultimi 150 anni con i casi della realtà. Memos ha parlato di “La scienza inutile” (Luiss, 2018) con il suo autore: Francesco Saraceno, economista, vice direttore dell’Osservatorio Francese sulla Congiuntura Economica (Ofce) di Sciences Po a Parigi. Ospite della puntata di oggi anche Bruno Simili, vicedirettore della rivista Il Mulino, che ha curato il “messaggio nella bottiglia”.

06 dicembre 2018
 
Memos di gio 06/12

Le piazze del governo “giallo-nero”. La Lega ha scelto Roma e il M5S Torino. Sabato 8 dicembre Salvini e Di Maio cercano una ri-legittimazione popolare. Sono i riti del populismo sovranista, spiega a Memos la politologa Nadia Urbinati. Con lei abbiamo parlato della destra in Europa, delle lesioni inferte alla democrazia dal leader ungherese Orbàn con le silenziose complicità dei partiti centristi europei del PPE. E la sinistra, come intende reagire alla destra autoritaria e nazionalista? Cosa significano le richieste di “radicalità” che arrivano da aree culturali del riformismo europeo? Il riferimento è al rapporto “Uguaglianza Sostenibile” di cui abbiamo parlato nella puntata del 4 dicembre scorso. A Memos oggi anche la giornalista e saggista Ida Dominijanni con il suo “messaggio nella bottiglia”.

05 dicembre 2018
 
Memos di mer 05/12

Resistenza civile, disobbedienza, dissenso. Come opporsi al governo della paura di Salvini e del M5S. Le strade indicate dal giurista Gustavo Zagrebelsky e dalla presidente dell’Anpi Carla Nespolo portano alla disobbedienza e alla resistenza civile e culturale. Memos ne ha parlato con Adriano Prosperi, professore emerito di Storia moderna alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Chiude la puntata di oggi il messaggio nella bottiglia di Dino Amenduni, docente di comunicazione politica ed elettorale all’Università di Bari.

04 dicembre 2018
 
Memos di mar 04/12

“Uguaglianza sostenibile” è il titolo di un programma di governo scritto da una trentina di studiosi ed esperti europei su richiesta del gruppo socialista al parlamento di Strasburgo (https://tinyurl.com/uguaglianza-sostenibile). E’ un documento di un centinaio di pagine presentato la settimana scorsa a Bruxelles. Nel documento si parla di “svolta radicale nelle politiche nazionali ed europee”, di “alternativa al neoliberismo e alla dinamica autoritaria”, si elencano cinque aree di azione: giustizia sociale, progresso socio-ecologico, ridefinire il capitalismo, potere alle persone, innescare il cambiamento. Uno degli estensori del documento, l’economista Fabrizio Barca, vede quel testo come una bozza di programma non solo dei partiti riformisti (come il Pd in Italia), ma anche dei soggetti a sinistra del Pd, un “documento terzo” su cui “trovare un’intersezione fra diversi percorsi”. Memos ne ha parlato oggi con Enrico Giovannini, uno degli autori del documento, economista ed ex ministro del lavoro nel governo Letta; e con Lorenzo Marsili, giornalista, saggista, direttore di European Alternatives, fondatore insieme a Janis Varoufakis di DiEM25 (Movimento per la Democrazia in Europa). Marsili segnala l’esistenza di un vero e proprio “ecosistema di documenti programmatici”: European New Deal Diem25 (https://tinyurl.com/EuropeanNewDeal), Green New Deal di Sanders e Ocasio-Cortez negli Usa (https://tinyurl.com/GreenNewDeal-Sanders-Ocasio); Universal Basic Services UCL London (https://tinyurl.com/UBS-UCL-London)

30 novembre 2018
 
Memos di ven 30/11

Le classi sociali e la società italiana. Con il sociologo dell’università di Torino Giovanni Semi Memos ha smascherato alcuni luoghi comuni sulla struttura sociale italiana. La reale differenza tra classe e ceto, la presunta scomparsa della borghesia sono stati alcuni degli oggetti dell’analisi del professor Semi. A Memos ospite anche l’economista della London School of Economics Valentino Larcinese che ci ha anticipato i contenuti di una sua prossima “lecture” dal titolo: “Salvare la democrazia dai politici”. A chiudere la puntata di oggi il messaggio nella bottiglia che Paola Natalicchio, giornalista e scrittrice, ha voluto inviare a tutta la sinistra.

29 novembre 2018
 
Memos di gio 29/11

Il decreto della paura. E’ quello contro l’immigrazione (cancellazione protezione umanitaria e Sprar, limitazioni del diritto d’asilo) e sulla “cattiveria urbana” (reato di accattonaggio, inasprimento Daspo) approvato ieri definitivamente dal parlamento. Ora tocca al presidente Mattarella, Costituzione alla mano, ricordare i principi fondamentali del diritto che quel testo stravolge in nome di un’urgenza immaginaria e propagandistica. “E’ una brutta cosa assecondare la paura e sfruttarla come capitale politico. Così sono state costruite le tragedie del Novecento”, racconta a Memos il professor Mario Ricciardi, filosofo del diritto all’Università Statale di Milano e direttore della rivista Il Mulino. Ospite oggi anche Claudia Torrisi, giornalista di Open Migration. Chiude la puntata con il messaggio nella bottiglia Samuele Mazzolini, presidente del movimento “Senso Comune” e ricercatore in teoria politica alla University of Bath, in Inghilterra.

28 novembre 2018
 
Memos di mer 28/11

La transizione ecologica, come renderla socialmente equa e sostenibile? Il caso “Macron-gilet jaunes” ripropone la questione dopo che la tassa francese sui carburanti fossili ha scatenato dure proteste. A Memos ne abbiamo parlato con Rossella Muroni, deputata LeU ed ex presidente di Legambiente, e con Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto Club. Altra domanda decisiva che Memos ha girato ai due ospiti: la democrazia è in grado di reggere l’urto dell’urgenza ecologica? No, se le risposte all’emergenza sono quelle egoistiche alla Trump, con il ritiro degli Usa dagli accordi di Parigi. Di quegli accordi si discuterà nei prossimi giorni a Katowice, in Polonia, dove si riunisce Cop24, la Conferenza Onu sul cambiamento climatico. La puntata di oggi è stata chiusa da Roberta Carlini, giornalista e saggista, e dal suo “messaggio nella bottiglia”.

27 novembre 2018
 
Memos di mar 27/11

La protesta dei “giubbotti gialli” in Francia, tra tradizione e modernità. La definisce così il politologo francese Yves Meny, ospite oggi a Memos: di tradizionale c’è la “jacquerie”, la rivolta come repertorio consueto della politica francese fin dai tempi dell’ancien régime; di moderno invece c’è l’organizzazione del movimento attraverso i social network. A Memos oggi anche l’economista Loretta Napoleoni che vede alcune similitudini tra la situazione attuale dell’Europa, fatta di proteste e retoriche populiste di destra, e alcune vicende della storia europea di quarant’anni fa, in particolare l’avvento al potere di Margaret Thatcher e della sua rivoluzione neoliberista. Napoleoni sostiene – attraverso una citazione shakespeariana – che ci troviamo in un “nuovo inverno del malcontento”. A chiudere la puntata il “messaggio nella bottiglia” di Davide Mattiello, ex parlamentare della Commissione antimafia e oggi presidente della fondazione “Benvenuti in Italia” di Torino.

23 novembre 2018
 
Memos di ven 23/11

A cena con lo spread. Domani la cena tra il capo del governo Conte e il presidente della Commissione europea Juncker. Oggetto: la trattativa sulla manovra italiana, dopo la bocciatura di Bruxelles. Il convitato di pietra di quell’incontro sarà lo spread: l’esito di quella trattativa è infatti influenzato dall’andamento dello spread, dal comportamento dei mercati. Ma chi sono i soggetti determinanti nel definire il livello dello spread, chi dovrebbe sedere attorno al tavolo insieme a Conte e Juncker? L’economista Vladimiro Giacchè, presidente del Centro Europa Ricerche, ospite a Memos, ci ha aiutato a ricostruire la fisionomia dei soggetti che decidono – con i loro comportamenti – qual è il livello dello spread. Sono le banche, i fondi di investimento, i fondi pensione. Ospite della puntata, per il messaggio nella bottiglia, il vice-direttore della rivista Il Mulino che ci parla della crisi dei rifiuti.

22 novembre 2018
 
Memos di gio 22/11

L’Europa è alle prese con il “nazionalismo inglese” e il sovranismo xenofobo italiano. Da un lato la Brexit, dall’altro #lamanovradelpopolo appena bocciata dalla Commissione europea. Di fronte al rischio di dissoluzione dell’Unione, c’è un progetto che invece fa passi avanti: è quello franco-tedesco dell’esercito comune europeo. L’ha proposto due settimane fa il presidente francese Macron e qualche giorno dopo l’ha benedetto la cancelliera tedesca Merkel. Memos ne ha parlato con Fabrizio Coticchia, docente di scienza politica all’Università di Genova, studioso di politica internazionale e di problemi della difesa e della sicurezza; e con Andrea Mammone che insegna storia moderna dell’Europa alla Royal Holloway London. La puntata di oggi si chiude con il “messaggio nella bottiglia” di Ida Dominijanni, giornalista e saggista, contro la violenza maschile sulle donne e sulla giornata di mobilitazione del 25 novembre.

21 novembre 2018
 
Memos di mer 21/11

La manovra del governo Conte non va. E la Commissione europea oggi l’ha bocciata chiedendo l’apertura di una procedura di infrazione. Troppo debito e sulle riforme strutturali si torna indietro, sostiene Bruxelles. Lo scontro è tutto politico: da un lato i residui dell’ortodossia dell’austerità (Juncker e Moscovici) e dall’altro gli epigoni del neo-nazionalismo xenofobo alla Salvini-Di Maio. A Memos ne abbiamo parlato con due economisti: Emanuele Felice e Fabio Masini. A chiusura della puntata di oggi il “messaggio nella bottiglia” di Dino Amenduni, comunicatore politico dell’università di Bari.

20 novembre 2018
 
Memos di mar 20/11

Mariana Mazzucato è un’economista, insegna Economia dell’Innovazione e del Valore Pubblico alla University College London, dove ha fondato e dirige l’Institute for Innovation and Public Purpose. Quattro anni fa, con il suo libro “Lo stato innovatore”, ci ha insegnato a sfatare il mito di una presunta contrapposizione tra stato e impresa privata sui temi dell’innovazione. Il luogo comune descrive lo stato come pachidermico e inerte, mentre l’impresa privata come dinamica e innovativa. Non è così. Non è stato così, soprattutto negli Stati Uniti, ci ha raccontato la professoressa Mazzucato. Negli Usa le maggiori innovazioni nel campo della green economy, delle telecomunicazioni, della farmaceutica e delle nanotecnologie sono state tutte finanziate dallo stato. Mariana Mazzucato ha poi proseguito il suo lavoro di ricerca e studio seguendo il filone inaugurato con “Lo stato innovatore”. Se anche lo stato innova, allora chi sono i creatori della ricchezza, del valore? Chi sono, invece, coloro che usano il valore, lo estraggono dai beni ma non lo creano? Anche qui Mazzucato sfata il mito dell’impresa unico soggetto creatore di valore. Per la professoressa la creazione di valore è un processo collettivo che coinvolge più soggetti. Questo secondo capitolo di indagine teorica sui fondamenti dell’innovazione e del valore in economia è il cuore di un nuovo libro di Mariana Mazzucato, uscito in questi giorni nell’edizione italiana di Laterza, dal titolo: “Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia globale”. Mariana Mazzucato in questi giorni sta girando l’Italia per discutere delle tesi del suo libro. Memos l’ha incontrata a Milano in una delle iniziative di Bookcity. In chiusura della puntata di oggi il messaggio di Linda Laura Sabbadini, statistica sociale ed editorialista della Stampa, sulla giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne.

 
 
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