Jazz Anthology
13 maggio 2019
Roberto Masotti: Jazz Area

Qualche anno dopo essere stato ospite di Jazz Anthology in occasione dell’uscita del lbro in cui ha raccolto le sue foto di Keith Jarrett scattate nell’arco di diversi decenni, Roberto Masotti torna nella nostra trasmissione a presentarci Jazz Area, un libro da poco pubblicato da Seipersei. Masotti ha cominciato a fare foto di jazz alla fine degli anni sessanta; quindi nei primi anni settanta il contatto a Milano (dove poi si è trasferito) con la nuova scena del jazz italiano (Mazzon, Liguori, Gaslini) e la folgorazione per l’improvvisazione europea. Cinquant’anni dopo, e dopo tante altre esperienze (fra cui il rapporto con la Ecm e molti anni di lavoro, assieme a Silvia Lelli, come fotografi ufficiali della Scala) la passione è intatta: Masotti ci racconta il suo atteggiamento nel fotografare il jazz e l’improvvisazione e ci spiega come è nato questo libro (nella cui fisionomia non convenzionale e non asettica sembra di vedere una consonanza con le musiche non conformiste che Masotti ha seguito); ma ricorda anche quella volta che a Perugia Sun Ra, in procinto di salire sul palco di Umbria Jazz, in un fuoriprogramma che mise nel panico gli organizzatori entrò in corteo con l’Arkestra a visitare la sua mostra.

Email
Conduttori

Marcello Lorrai

In onda

Lunedì dalle 23.00 alle 00.00

Email
Conduttori

Marcello Lorrai

In onda

Lunedì dalle 23.00 alle 00.00

GLI ULTIMI PODCAST
20 maggio 2019
 
Linda Sharrock (4)

Purtroppo Pat Brothers è un gruppo effimero, e il loro album Pat Brothers N. 1 rimane il primo e l’ultimo. Dopo Pat Brothers, con Wolfgang Puschnig e gli altri due musicisti austriaci del quartetto Linda Sharrock fa parte di un altro gruppo, The Defiant Ones, che di Pat Brothers rappresenta una sorta di estensione, con la partecipazione anche di due musicisti afroamericani, il bassista Jamaladeen Tacuma, proveniente dai gruppi elettrici di Ornette Coleman, e il batterista Pheroan Ak Laff: altra formazione estremamente convincente – che nell’87 appare dal vivo al festival austriaco di Saalfelden – ma che purtroppo è un altro episodio effimero e nemmeno documentato su disco. Nell’88 Linda Sharrock appare nell’album Pieces of Dream di Puschnig, a cui partecipano anche musicisti d’oltre Atlantico di rilievo come Carla Bley, Steve Swallow e Tacuma. Dopo Pat Brothers e The Defiant Ones il capitolo più interessante del sodalizio fra la Sharrock e Puschnig è Red Sun/Samul Nori, intestazione, ripresa poi anche per altri album, utilizzata nell’89 per un album pubblicato dalla etichetta austriaca Amadeo, con la quale si presenta la collaborazione fra la Sharrock, Puschnig, Tacuma e il tastierista Uli Sherer e un gruppo di musicisti coreani: Red Sun/Samul Nori è uno dei rari episodi dell’epoca veramente riusciti di connubio fra musicisti di estrazione jazzistica e altri che invece sono ascrivibili alla cosiddetta world music che proprio verso la metà degli anni ottanta comincia prepotentemente ad imporsi all’attenzione del pubblico internazionale.

13 maggio 2019
 
Roberto Masotti: Jazz Area

Qualche anno dopo essere stato ospite di Jazz Anthology in occasione dell’uscita del lbro in cui ha raccolto le sue foto di Keith Jarrett scattate nell’arco di diversi decenni, Roberto Masotti torna nella nostra trasmissione a presentarci Jazz Area, un libro da poco pubblicato da Seipersei. Masotti ha cominciato a fare foto di jazz alla fine degli anni sessanta; quindi nei primi anni settanta il contatto a Milano (dove poi si è trasferito) con la nuova scena del jazz italiano (Mazzon, Liguori, Gaslini) e la folgorazione per l’improvvisazione europea. Cinquant’anni dopo, e dopo tante altre esperienze (fra cui il rapporto con la Ecm e molti anni di lavoro, assieme a Silvia Lelli, come fotografi ufficiali della Scala) la passione è intatta: Masotti ci racconta il suo atteggiamento nel fotografare il jazz e l’improvvisazione e ci spiega come è nato questo libro (nella cui fisionomia non convenzionale e non asettica sembra di vedere una consonanza con le musiche non conformiste che Masotti ha seguito); ma ricorda anche quella volta che a Perugia Sun Ra, in procinto di salire sul palco di Umbria Jazz, in un fuoriprogramma che mise nel panico gli organizzatori entrò in corteo con l’Arkestra a visitare la sua mostra.

06 maggio 2019
 
Linda Sharrock (3)

Con Paradise (1975) siamo verso la fine della storia comune di Sonny e Linda Sharrock, e le loro strade stanno per dividersi. A parte Paradise e le registrazioni e i filmati che documentano il suo lavoro con il chitarrista, l’unico altro documento della vocalità di Linda Sharrock risalente agli anni settanta è la sua splendida partecipazione ad un brano compreso in Angel Eyes, album del pianista Joe Bonner registrato alla metà del decennio: per la prima volta nel suo canto ci sono anche delle parole. Nella discografia di Linda Sharrock c’è poi un vuoto di dieci anni. Negli anni settanta Sonny e Linda divorziano, ma la Sharrock mantiene il cognome dell’ex marito. Negli anni ottanta approda a Vienna, dove lavora per musiche da film e negli studi di incisione. Nell’85 appare in Jazz for Thinkers, un album inciso da un gruppo di improvvisatori austriaci. Poi la Sharrock avvia un intenso sodalizio artistico con il sassofonista Wolfgang Puschnig, uno dei più affermati jazzisti austriaci, che diventerà suo marito. Dei numerosi album in cui si traduce la loro collaborazione il più stimolante è proprio il primo, intestato al quartetto Pat Brothers, che con una cifra stilistica spiccatamente originale è però in sintonia con il rumorismo e il gusto per l’elettronica e per sonorità aspre delle ultime tendenze newyorkesi dell’epoca: ma in Pat Brothers, in un amalgama molto avanzato, c’è anche una forte vena melodica, e un interessante tentativo di presentare dei song, delle canzoni, in una forma contemporanea e non convenzionale. Pat Brothers testimonia anche di un importante sviluppo del lavoro della Sharrock, che comincia a scrivere dei propri testi.

29 aprile 2019
 
Arrigo Cappelletti ospite di Jazz Anthology

..Qualche puntata fa Jazz Anthology ha presentato gli inediti del duo della cantante Jeanne Lee e del pianista Ran Blake; e ha in corso una serie sulla vocalist Linda Sharrock, emersa negli anni sessanta. Resta in tema anche questa puntata di Jazz Anthology, in cui il pianista Arrigo Cappelletti ci presenta un florilegio di sue collaborazioni con cantanti, all’insegna di una bella varietà di lingue e di riferimenti a culture musicali diverse: dall’Argentina al Portogallo, da Bruno Lauzi a Shostakovich. La canadese Sienna Dahlen canta in inglese, l’italiana, a lungo in Argentina, Annamaria Musajo in francese e italiano, l’italiana Nicoletta Petrus in russo, l’italiana e francese di adozione Marie Antonazzo in francese, la portoghese Alexandra nella sua lingua.

22 aprile 2019
 
Linda Sharrock (2)

Una volta lasciato il gruppo di Herbie Mann, con cui lavorano nel ’69-70, Sonny e Linda Sharrock suonano nell’area di New York con gruppi propri che portano diversi nomi. Nell’estate del ’73 c’è una seduta di incisione in cui registrano musica per un breve documentario su James Baldwin del fotografo turco Sedat Pakay. Da una session della primavera del ’74 per la stazione radio WCKR si può cogliere che la musica di Sonny e Linda non è più l’improvvisazione estrema dei loro due album ma si sta orientando verso una direzione più pop, verso una black music più agevole. Nell’estate del ’75 Sonny e Linda registrano per la Atlantic il materiale per un nuovo disco, Paradise, album finalmente cointestato ad entrambi e con in copertina un bellissimo primo piano di Linda: una copertina seducente che può far pensare ad un Lp di disco music. In Paradise il clima, rispetto agli album precedenti, è decisamente cambiato: Sonny e Linda stanno cercando una impostazione più accattivante, ma l’album (che in ogni caso passa pressoché inosservato) riesce in realtà ad essere commerciale fino ad un certo punto, perché sia la chitarra di Sonny che la vocalità di Linda continuano ad andare in una direzione non convenzionale. Anni dopo il chitarrista si sarebbe adddirittura rammaricato che il disco fosse stato ristampato, perché (affidato al produttore turco Ilhan Mimaroglu) riteneva non offrisse una buona rappresentazione della sua musica dell’epoca: ma in effetti Paradise, con una combinazione estremamente gustosa, e anche gustosamente stravagante, della chitarra di Sonny e della vocalità di Linda con stilemi più commerciali tipici della black music di allora, è un album unico, originale e godibilissimo.

15 aprile 2019
 
Linda Sharrock (1)

All’anagrafe Linda Chambers, nata a Filadelfia nell’aprile del ’47, afroamericana, Linda Sharrock comincia a cantare in chiesa e nei cori scolastici. Arriva a New York alla metà degli anni sessanta, studia arte e si dedica alla pittura, ma si cimenta anche col canto classico. Siamo negli anni in cui a New York il free jazz ribolle, e Linda viene attratta da questa nuova musica: partecipa a qualche concerto, poi fa parte del gruppo del sassofonista Pharoah Sanders, una delle figure di punta dell’epoca. Conosce il chitarrista Sonny Sharrock, si sposano e fanno coppia anche artisticamente. Nel ’67 entrambi vengono ingaggiati dal popolare flautista Herbie Mann. Nel ’69 esce Black Woman, primo album intestato a Sonny Sharrock e primo album in cui si ascolta Linda: in copertina compaiono entrambi. Sonny Sharrock è un caso più unico che raro di chitarrista nel free jazz: del suo stile non convenzionale si accorge anche Jimi Hendrix, a cui non sfugge l’affinità dell’approccio di Sharrock con il proprio (ma Sharrock non è affatto un imitatore di Hendrix); per parte sua del free jazz Linda Sharrock è uno dei rari casi di vocalist: in Black Woman, dove la musica è spesso una colata di lava incandescente, la sua vocalità non ha niente del canto jazzistico, è urlo, libertà senza freni, ma non manca, così come la chitarra di Sharrock e la musica nel suo insieme, di un forte elemento estatico, anche se declinato in maniera estrema. Nel ’70 Linda e Sonny sono a Parigi, dove nella scia della bollente estate del free di cui Parigi è stata teatro nel ’69, con due musicisti francesi incidono per la Byg Actuel l’album Monkey-Pokie-Boo, di nuovo intestato al solo Sonny Sharrock, di nuovo con entrambi in copertina.

08 aprile 2019
 
Marco Cappelli; The Fictive Five

Norvegian Landscapes (etichetta Da Vinci) è il terzo capitolo di un trittico che a Marco Cappelli, chitarrista italiano ma da una quindicina d’anni a New York (dove è inseritissimo nella scena dell’avanguardia), è stato ispirato dal noir europeo contemporaneo: il primo album era dedicato a Fred Vargas, il secondo a Maurizio De Giovanni e questo a Jo Nesbo, autore di gialli norvegese. Cappelli lo ha realizzato con il suo Acoustic Trio, con Ken Filiano al contrabbasso e Satoshi Takeishi alle percussioni, e con ospiti Oscar Noriega ai clarinetti e DJ Olive turntables ed elettronica. Filiano fa anche parte di The Fictive Five, formazione nata nel 2013 per iniziativa del sassofonista Larry Ochs, un veterano dell’avanguardia (basti citare il Rova Saxophone Quartet). Passati in marzo dall’Italia, i Fictive Five ci sono piaciuti molto dal vivo ad Area Sismica di Forlì. In coincidenza con le esibizioni italiane è uscito il loro nuovo album Anything Is Possible (Clean Feed): in quintetto, con Nate Wooley alla tromba, un secondo contrabbasso, Pascal Niggenkemper, e Harris Eisenstadt alla batteria, i Fictive Five propongono un free di alto livello, sostanzioso, che vive dentro pezzi ben architettati, con una notevole articolazione di situazioni, data da una intelligente varietà di combinazioni fra i cinque musicisti

01 aprile 2019
 
Gayle/Barcella/Cabras; Xol; Exodos

Venerdì 12 aprile nella bellissima Sala dei Giganti al Liviano di Padova – nell’ambito della stagione di concerti del Centro d’Arte – si esibiranno Charles Gayle, sax tenore e pianoforte, Manolo Cabras, contrabbasso, e Giovanni Barcella, batteria: il trio, che ha all’attivo diverse tournée in Europa, ha pubblicato nel 2017 l’album Live in Belgium (elnegocitorecords), che ascoltiamo per l’occasione. Notevolissimo sax tenore free e multistrumentista (sax alto, clarinetto basso, piano, contrabbasso, violoncello…), Gayle, che ha compiuto ottant’anni il 28 febbraio, dopo gli esordi negli anni sessanta ha trascorso una ventina d’anni come homeless e musicista di strada, a New York, ed è stato poi riscoperto e ha lavorato fra gli altri con Cecil Taylor e William Parker. Guy Bettini è un cornettista, trombettista e flicornista svizzero con una lunga vicenda nel campo della musica improvvisata, che appare in due album registrati in Svizzera nel 2017: in Xol Plays X-En (Chant Records) col quartetto Xol (con il finlandese Harri Sjostrom, sax soprano – lo ricordiamo accanto a Cecil Taylor – l’italiano Luca Pissavini, contrabbasso, e l’italiano/svizzero Francesco Miccolis, batteria); e in Heuristics (Leo Records) col quartetto Exodos (con l’italiano Fabio Martini, clarinetti e sax alto, lo svizzero Luca Sisera, contrabbasso, e l’americano Gerry Hemingway, batteria, che ricordiamo a lungo con Anthony Braxton). Due album che offrono due brillanti esempi – sensibilmente diversi tra loro – di musica improvvisata che richiede molta esperienza e molta applicazione, che, insomma, non si improvvisa…

25 marzo 2019
 
Phillip Johnston: Diggin’ Bones; The Adventures of Prince Achmed

La fama del sassofonista Phillip Johnston, uno dei protagonista della nuova scena di avanguardia newyorkese emersa negli anni ottanta, è legata soprattutto al brillante gruppo Microscopic Septet di cui è stato co-fondatore (all’inizio ne ha fatto parte anche John Zorn). Nel 2005 Johnston si è trasferito a Sidney, dove lavora con diversi dei migliori musicisti australiani. Con alcuni di loro ha dato vita a Phillip Johnston and the Coolerators, di cui Diggin’ Bones è l’album di esordio. Johnston ha una lunga esperienza come autore di musica da film e di musiche per film muti (e sul tema dei film muti ha scrito anche saggi ed è intervenuto a convegni). The Adventures of Prince Achmed è una brillante e godibilissima colonna sonora realizzata per dare una veste musicale contemporanea (quella originale era di carattere sinfonico) al film dallo stesso titolo, un pionieristico esempio di cinema di animazione creato nel 1926 in Germania dalla regista Lotte Reiniger con una tecnica che si rifaceva a quella delle ombre cinesi.

18 marzo 2019
 
The J. and F. Band; The Wayne Horvitz European Orchestra

Due brillanti compagini in cui troviamo assieme musicisti italiani e non. The J. and F. Band è cointestata al contrabbassista Joe Fonda e al musicista afroamericano Jaimoe, storico batterista degli Allman Brothers: nella formazione base (più ospiti) che ha inciso From The Roots To The Sky (Long Song Records), c’è anche Tiziano Tononi, che nel 2017 ha pubblicato Trouble No More… All Men Are Brothers, un appassionato omaggio – con al basso e al basso elettrico Joe Fonda – agli Allman Brothers, formazione di culto significativamente influenzata dal jazz d’avanguardia. Wayne Horvitz è stato una delle figure di spicco della scena della nuova avanguardia newyorkese emersa negli anni ottanta; trasferitosi a Seattle, ha dato vita ad una compagine con cui ha fatto tesoro del metodo della “conduction” sviluppato dal suo mentore, il compianto Butch Morris. Nella primavera 2014 Horvitz in una residenza nell’ambito di Novara Jazz ha lavorato con una versione europea di questa compagine, con musicisti italiani e di altre nazionalità: nell’ottobre successivo The Wayne Horvitz European Orchestra si è esibita con grande successo al Bimhuis di Amsterdam, e la registrazione si è adesso tradotta in un album, Live at the Bimhuis, seconda uscita della Novara Jazz Series.

11 marzo 2019
 
Alexander Hawkins: Iron Into Wind (Intakt)

Un attesa solo di piano di Alexander Hawkins. Iron Into Wind: con questo titolo che fa riferimento a due elementi come il ferro e il vento, Hawkins vuole evocare la caducità dell’improvvisazione ma d’altro canto anche la fascinazione per il materiale solido, che – come scrive Richard Williams nelle note di copertina dell”album – è rappresentato dai potenti blocchi di suoni che si sentono in molti brani. Nato nel 1981 a Oxford, dove vive tutt’ora, Alesander Hawkins si è affermato in questi ultimi anni come uno degli esponenti delle giovani generazioni del jazz europeo più brillanti e dinamici. Oltre a guidare formazioni proprie (in questa puntata ascoltiamo anche due brani da Uproot, splendido album, sempre per la Intakt, cointestato a lui e alla cantante Elaine Mitchener), Hawkins è da anni il pianista regolare dei gruppi del leggendario batterista sudafricano Louis Moholo e della band europea del decano dell’ethio-jazz Mulatu Astatke, collabora regolarmente con un caposcuola dell’improvvisazione radicale come il sassofonista Evan Parker, lavora con musicisti italiani come Roberto Ottaviano e Gabriele Mitelli. E’ insomma un musicista molto richiesto, per la sua bravura e versatilità: ma tutte queste diverse direzioni e questi impegni non gli impediscono di concentrarsi in un suo mondo poetico molto forte, come si può sentire da questo solo.

04 marzo 2019
 
Jeanne Lee/Ran Blake: The Newest Sound You Never Heard

Alla fine del 1961 la vocalist Jeanne Lee e il pianista Ran Blake incidono The Newest Sound Around. C’è davvero molto di nuovo nell’album: già la formula voce/pianoforte è del tutto irrituale per il jazz dell’epoca, inoltre lo stile di Ran Blake è estremamente personale, e il modo di affrontare i brani di Jeanne Lee è decisamente non convenzionale. Il risultato è sublime: ma negli Stati Uniti il duo non trova ingaggi. E’ invece apprezzato in Europa, dove viene nel ’63. Nel ’66 a Stoccolma Jeanne Lee e Ran Blake incidono un secondo album in duo, che però non viene pubblicato: intitolato Free Standards, uscirà fuggevolmente per la Columbia quasi trent’anni dopo, disconosciuto dai due artisti (che non erano stati retribuiti), tanto da ometterlo dalle loro discografie, ragione per cui è sfuggito anche a molti appasionati; l’album è stato ristampato dalla Fresh Sound qualche anno fa. Infine Jeanne Lee e Ran Blake si ritrovano in studio di incisione per un ultimo album assieme, di nuovo in duo, alla fine degli anni ottanta. Ma alla fine del 2018 una piccola etichetta discografica, la a-side records, ha pubblicato un doppio cd di registrazioni inedite del duo, effettuate in Europa nel ’66-67 dalla radio fiamminga: intitolato (giocando sul titolo del loro primo album) The Newest Sound You Never Heard, questo inedito, uno dei più importanti inediti pubblicati di recente nel campo del jazz, è una meravigliosa sorpresa, che amplia di molto il materiale a disposizione di questo duo, che è stato una delle grandi cose degli anni sessanta.

 
 
1
2
3
>
>>
podcast
Clicca sull’icona per sottoscrivere il servizio podcast Jazz Anthology