Jazz Anthology
09 luglio 2018
Jazz Anthology

..Entriamo nel vivo di quello che avremo la possibilità di ascoltare live dai palchi di Umbria Jazz, Fano Jazz by the Sea e Roma Jazz Festival…Tracklist..1. Refavela, Gilberto Gil..2. Michelangelo Antonioni, Stefano Bollani feat. Caetano Veloso..3. How Beautiful could a Being Be, Caetano, Moreno, Tom e Zeca Veloso..4. Strasbourg/St. Denis, Roy Hargrove..5. The Gam Scorpions, Giovanni Guidi..6. Lifetime, Randy Weston..7. Overtime, Knower..8. Time Traveler, Knower

Email
Conduttori

Marcello Lorrai

In onda

Lunedì dalle 23.00 alle 00.00

Email
Conduttori

Marcello Lorrai

In onda

Lunedì dalle 23.00 alle 00.00

GLI ULTIMI PODCAST
17 dicembre 2018
 
I sogni sinfonici di Duke Ellington

Ospite della puntata Luca Bragalini, autore di Dalla Scala a Harlem. I sogni sinfonici di Duke Ellington, recentemente pubblicato dalla Edt. L’indagine di Bragalini sugli interessi sinfonici del grande bandleader prende le mosse da Milano, da un pomeriggio del febbraio del ’63 – quando Ellington è in città per due serate con la sua orchestra alla Sala Verdi del Conservatorio – in cui Duke allo Studio Zanibelli di via Ludovico il Moro dirige una nutrita compagine di musicisti del massimo teatro milanese…

10 dicembre 2018
 
Steve Lacy (9)

Nella prima metà degli anni settanta le collaborazioni e le esperienze di Lacy tendono a moltiplicarsi. Uno dei musicisti con cui Lacy collabora e incide è il trombettista austriaco Franz Koglmann. Della stessa fase sono anche i primi grandi esempi di solo di Lacy, una dimensione a cui il sassofonista si dedicherà intensamente. Intanto verso la metà degli anni sessanta anche Mal Waldron si è trasferito in Europa, e Lacy e il pianista hanno così l’occasione di riannodare e rinnovare la loro intesa. Lacy comincia inoltre ad immergersi nella più avanzata improvvisazione europea: del ’75 è per esempio una registrazione dal vivo con la Globe Unity Orchestra, emblema della free music del vecchio continente. Sintomatica dell’apertura di Lacy alle esperienze più diverse è la sua presenza nell’album degli Area, pubblicato nel ’76, Maledetti. Nel marzo del ’76 a New York Lacy ritrova poi in studio di incisione il suo vecchio amico Roswell Rudd.

03 dicembre 2018
 
Steve Lacy (8)

Alla fine del ’66 Lacy torna a New York. Nel ’67 partecipa all’incisione di A Genuine Tong Funeral di Gary Burton e Carla Bley. Nel gennaio del ’68 è nelle file della Jazz Composer’s Orchestra per uno dei pezzi intitolati Communications, con solisti Don Cherry e Gato Barbieri. Nel ’68 Lacy è di nuovo in Italia, dove si ferma continuativamente per un paio d’anni. Nel settembre del ’69 a Roma Lacy incide l’album Moon: al violoncello c’è Irene Aebi, muscista svizzera che Lacy ha conosciuto nel ’66 a Roma, che diventerà sua moglie e gli sarà accanto fino alla morte del sassofonista. Lacy si trasferisce poi a Parigi, dove resterà per oltre trent’anni, fino alle soglie della scomparsa. Al principio degli anni settanta Lacy è fra l’altro nelle file della Celestrial Communication Orchestra di Alan Silva, uno dei protagonisti del free degli anni sessanta.

26 novembre 2018
 
Steve Lacy (7)

Qualche giorno dopo avere partecipato alla seduta da cui nasce la suite di Gaslini Nuovi Sentimenti, nel febbraio del ’66, sempre a Milano, Lacy incide Sortie, un nuovo album, questa volta in quartetto, con Enrico Rava alla tromba: e questa volta i brani sono tutti del sassofonista. Ormai l’improvvisazione del gruppo è completamente libera e completamente emancipata da temi di riferimento. Il contrabbassista Ken Carter e il batterista Aldo Romano devono però lasciare il gruppo. Lacy ingaggia allora Johnny Dyani e Louis Moholo, sudafricani in esilio a Londra: l’amalgama è immediato e il bassista e il batterista sono decisivi nel dare all’improvvisazione una carica e una fluidità free ancora maggiore. Con l’aiuto di Rava e con grande forza di volontà Lacy a Torino riesce a liberarsi dalla dipendenza dall’eroina. Poi in mancanza di ingaggi il quartetto parte per l’Argentina: una registrazione live a Buenos Aires nell’ottobre del ’66 si traduce nell’album The Forest and The Zoo, una pietra miliare del free anni sessanta.

19 novembre 2018
 
Steve Lacy (6)

I primi anni sessanta sono per Lacy un periodo molto ricco dal punto di vista muscale, ma non altrettanto da quello delle possibilità di lavoro, e nel ’62-64 Lacy non incide dischi propri. Anche alla ricerca di migliori opportunità, nel ’65 Lacy arriva per la prima volta in Europa. A Roma nel dicembre del ’65 Lacy, che in particolare grazie all’esempio di Don Cherry si è inoltrato sempre più decisamente nella direzione della libertà, incide in trio con Ken Carter al contrabbasso e Aldo Romano alla batteria l’album Disposability: è il primo album in cui compaiono dei brani firmati da lui. Lacy è entrato nella fase più free della sua musica. Nel febbraio del ’66 Lacy (assieme fra gli altri a Don Cherry, Gato Barbieri, Enrico Rava) è nella formazione che incide a Milano la suite Nuovi Sentmenti/New Feelings di Giorgio Gaslini.

12 novembre 2018
 
Steve Lacy (5)

Nel luglio del ’62 Lacy è di nuovo in studio di incisione con Gil Evans, in una delle sedute da cui nasce Quiet Nights di Miles Davis. Il quartetto di Lacy e Rudd non riesce a farsi pubblicare nessun album, e la sua musica dell’epoca sarà documentata solo molti anni dopo. Alla fine del ’63 Lacy è nella big band di Monk che si esibisce alla Philarmonic Hall al Lincoln Center.

05 novembre 2018
 
Steve Lacy (4)

A cavallo fra anni cinquanta e sessanta la rete di rapporti e di collaborazoni di Steve Lacy è sorprendentemente estesa e qualificata: Gil Evans, Cecil Taylor, Sonny Rollins, Ornette Coleman, Jimmy Giuffre, Monk, Roswell Rudd, Don Cherry. Nel ’60 Lacy fa parte del quartetto di Jimmy Giuffre: molta parte del repertorio è costituita da composizioni di Monk. Ha occasione di ascoltarli lo stesso Monk, che quando poi decide di allargare il suo gruppo chiama Lacy a farne parte. Lacy stringe amicizia – come quello con Waldron un rapporto destinato a durare nei decenni – con il trombonista Roswell Rudd: con lui nel ’61 Lacy monta un quartetto che si focalizza su Monk. Nel gennaio del ’61 Lacy e Rudd sono chiamati da Buell Neidlinger a partecipare alla seduta di incisione da cui nasce l’album New York City R’n’B, con Taylor al pianoforte. Nel novembre, in quartetto con Don Cherry alla tromba, Lacy incide un album dal titolo monkiano, Evidence.

29 ottobre 2018
 
Steve Lacy (3)

Nell’ottobre del ’58 Lacy incide il suo secondo album personale, ancora con Buell Neidlinger al contrabbasso ma con Elvin Jones alla batteria e con al pianoforte Mal Waldron, con cui Lacy ha avviato un sodalizio destinato a durare nei decenni successivi. Intitolato Reflections, l’album è interamente consacrato a composzioni di Monk, a cui Lacy è stato iniziato da Cecil Taylor: Waldron è all’epoca tra i rari pianisti a nutrire una grande passione per Monk, e questa passione cementa l’amicizia fra lui e Lacy. Nel ’59 ci sono solo alcune incisioni di Lacy con due ampie formazioni di Gil Evans, all’inizio dell’anno. Per ritrovare Lacy in studio di incisione bisogna aspettare il novembre del ’60 quando Lacy registra il suo terzo album personale, sempre in quartetto, ma questa volta senza pianoforte, con Charles Davis al sax baritono e con John Ore e Roy Haynes, che in quel momento sono il bassista e il batterista di Monk: l’album esce con il titolo The Straight Horn of Steve Lacy.

22 ottobre 2018
 
Steve Lacy (2)

Nel luglio del ’57 il quartetto di Cecil Taylor con Steve Lacy viene registrato dal vivo al festival di Newport. Sempre nel ’57 Lacy incide alcuni brani con una compagine guidata da Gil Evans. Nel novembre del ’57 Lacy è in studio in quartetto con Wynton Kelly al piano e la ritmica del quartetto di Taylor, Buell Neidlinger al contrabbasso e Dennis Charles alla batteria, per il primo album a suo nome, che uscirà con un titolo, Soprano Today, le cui ambizioni non saranno smentite dagli sviluppi successivi della carriera del sassofonista.

15 ottobre 2018
 
Steve Lacy (1)

Figura tra le più original del jazz della seconda metà del Novecento, Steve Lacy è stato anche uno dei protagonisti del jazz d’avanguardia che in Italia hanno trovato uno dei paesi più ricettivi per la loro arte. Ci accompagna in questa serie Conversazioni con Steve Lacy, una raccolta di interviste curata da Jason Weiss e pubblicata in traduzione italiana dalle Edizioni Ets di Pisa. Nato nel 1934 a New York, Lacy comincia da bambino ad applicarsi al pianoforte, e dopo essere passato in adolescenza al clarinetto rimane folgorato dall’ascolto di Sidney Bechet e si consacra al sax soprano. Lacy muove i primi passi nella professione nell’ambito del jazz tradizionale e swing. Del ’54 sono le prime incisioni, con il sestetto di Dick Sutton che pratica un ibrido tra dixieland e jazz moderno. Ma intanto Lacy prende lezioni da Cecil Taylor, che rappresenta in quel momento la punta più avanzata dal jazz, e nel ’56 partecpa all’incisione del primo album del pianista.

08 ottobre 2018
 
50 anni fa: The Last Night at the Old Place

Come con Machine Gun di Peter Brotzmann, registrato nel maggio ’68, a cui abbiamo dedicato una puntata propro in maggio, proporvi questo live – pure del maggio – della Mike Westbrook Concert Band è anche un nostro modo di rendere omaggio al fatidico anno. Tra la fine del ’66 e il maggio del ’68 la vecchia sede del Ronnie Scott’s ribattezzata Old Place, viene destinata al jazz londinese giovane ed emergente. La sera della domenica viene affidata a Mike Westbrook, che guida allora un sestetto, e che approfitta dell’opportunità di suonare con regolarità per montare una ampia compagine, in cui figurano alcuni dei più formidabili musicsti della scena inglese dell’epoca: fra gli altri i sassofonisti Mike Osborne e John Surman, i trombonisti Malcolm Griffiths e Paul Rutherford, il bassista sudafricano Harry Miller, oltre al leader al piano. L’album – recentemente pubblicato dalla Cadillac, l’etichetta creata all’inizio degli anni settanta da Westbrook e da John Jack, e ancora attiva – coglie l’orchestra nell’ultimo travolgente concerto prima della chiusura dell’Old Place.

01 ottobre 2018
 
Kip Hanrahan: Crescent Moon Waning

Atteso da qualche anno, pubblcato dalla Enja su licenza della American Clavé, Crescent Moon Waning è il nuovo album di Kip Hanrahan, uno dei più originali protagonisti della scena contemporanea, geniale regista di fascinose situazioni sonore. L’album presenta brani frutto di incisioni effettuate tra il 2015 e il 2016, ma Hanrahan ha incorporato nella musica anche registrazioni dal vivo effettuate in Francia nell’84 e a New York nel ’94. Come avviene sempre con Hanrahan, nell’album troviamo un grande – in tutti i sensi – assortimento di musicisti: da Brandon Ross a Charles Neville, da Chico Freeman a Steve Swallow, da Fernando Saunders, noto per la sua lunga collaborazione con Lou Reed, alla cantante cubana Xiomara Laugart, nonché, come nelle abitudini di Hanrahan, uno stuolo di rinomati percussionisti latini, Ignacio Berroa, Luisito Quintero, Robbie Ameen, Anthony Carrillo, Richie Flores, e il compianto Milton Cardona.

podcast
Clicca sull’icona per sottoscrivere il servizio podcast Jazz Anthology