Memos
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12 maggio 2016
Disuguaglianze, cosa sono e come si combattono. Intervista con Maurizio Franzini e Mario Pianta.

Reddito e ricchezza finiscono sempre più in parti diseguali facendo diventare i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E’ il male del capitalismo contemporaneo. Gli economisti Maurizio Franzini (università La Sapienza di Roma) e Mario Pianta (Università di Urbino) ne hanno indagato le ragioni in un loro recente libro. Entrambi sono stati ospiti oggi a Memos.

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GLI ULTIMI PODCAST
26 novembre 2014
 
«La catastrofe». Intervista allo storico Luca Alessandrini sul voto, e il non-voto, alle regionali in Emilia-Romagna.

Luca Alessandrini è il direttore dell’Istituto Parri di Bologna. Al “Parri” si fa ricerca, formazione e conservazione del patrimonio storico e culturale del ‘900 italiano. Alessandrini è un osservatore acuto della politica e a lui Memos ha pensato di girare alcune domande sulle elezioni regionali di domenica scorsa in Emilia-Romagna. Elezioni storiche per un dato fondamentale: per la prima volta, in una consultazione elettorale nella “regione rossa”, è andato a votare solo poco più di un elettore su tre (il 37%). Un’astensione mai vista prima, tra le più basse in assoluto in Italia. La regione con una tradizione pluridecennale di partecipazione alla politica, al voto, per la prima volta si è ritrovata culla dell’astensionismo. «Questo risultato è una catastrofe – dice Alessandrini a Memos – Non è solo un fatto grave o gravissimo, ma è una catastrofe che segna la fine di un mondo…Una regione che è abituata ad avere percentuali di votanti enormi, in questo modo vuole testimoniare una grande insoddisfazione. E’ grave perchè in questa regione c’era un nesso tra la vita quotidiana e l’andamento elettorale, ora quel filo si è spezzato». Alessandrini parla di un effetto Renzi che è venuto meno, del declino del modello economico emiliano, della rottura del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, soprattutto quando le istituzioni tagliano i servizi su cui quella fiducia era stata costruita.

25 novembre 2014
 
«…da qualche parte bisogna pur cominciare». L’educazione al genere contro la violenza maschile sulle donne.

Il 25 novembre è la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, così proclamata dall’Onu nel 1999. Memos ha ospitato Silvia Carboni, psicologa, responsabile minori della Casa delle Donne di Bologna (http://casadonne.it). «La violenza ha radici molto profonde e si tratta di radici culturali – dice Carboni – Come sappiamo, la cultura si tramanda, viene costruita e decostruita sin da quando i bambini sono in fasce. Ed è da lì che si trasmette un’idea di quello che deve essere il maschile e il femminile e i rapporti tra i generi». Carboni racconta il lavoro rivolto all’educazione ai sentimenti, agli affetti, alla diversità tra i generi a cui lei partecipa come psicologa. Si tratta di incontri con ragazzi e ragazze delle scuole primarie e secondarie e con gli insegnanti per la loro formazione. «Le leggi sono importanti – racconta Silvia Carboni – ma da sole non bastano, ci vuole anche un lavoro culturale rispetto alla destrutturazione degli stereotipi di genere: altrimenti la mentalità patriarcale o sessista rimarrà sempre presente».

24 novembre 2014
 
“Isis. Lo stato del terrore”. Intervista a Loretta Napoleoni

Loretta Napoleoni è un’economista. Studiosa da anni del terrorismo a livello internazionale, in particolare delle forme di finanziamento dei gruppi terroristici attraverso l’economia criminale. “Isis. Lo stato del terrore” è il titolo del suo ultimo libro (Feltrinelli). A Memos Napoleoni ricostruisce la storia delle origini del gruppo del cosiddetto “stato islamico”, i suoi sponsor internazionali, la formazione dello stato nella forma di un nuovo Califfato. «Rispetto ad altre esperienze di gruppi terroristici – sostiene Napoleoni – nel caso dello stato islamico abbiamo la costituzione di uno stato vero e proprio, quindi il controllo del territorio non è limitato ad una città, ad una piccola regione o ad un settore economico, ma ad un territorio vasto oggi quanto il Texas». Napoleoni descrive l’Isis attraverso la categoria della modernità quando si riferisce alla propaganda e ai metodi di finanziamento. In particolare la propaganda è fatta di un doppio messaggio, dice Napoleoni a Memos. «C’è un messaggio che l’Isis manda all’Occidente attraverso la barbarie, la paura, il terrore. Poi c’è un messaggio diretto al mondo musulmano che è del tutto diverso, è un messaggio positivo, seducente che dice “aiutateci a costruire il vostro stato”».

20 novembre 2014
 
L’Europa sull’orlo del precipizio di una nuova recessione. “Un suicidio annunciato”. Intervista con l’economista ed ex ministro Vincenzo Visco.

Rischia grosso, l’Europa. Il Fondo monetario internazionale un mese fa sosteneva che le probabilità di una nuova recessione per l’Europa sono salite del 35-40%. Se dovesse accadere si tratterebbe della terza recessione in quasi sette anni, dall’inizio della prima crisi nel 2007-2008. La terza probabile recessione europea preoccupa anche gli Stati Uniti: «il mondo non può permetterselo», diceva qualche giono fa al G20 il capo del Tesoro americano Jack Lew. Vincenzo Visco è stato al ministero dell’economia italiano negli anni decisivi della costruzione europea, la fine degli anni ’90. Il suo è un punto di vista autorevole. «E’ ormai acquisito – ha detto a Memos – che le politiche di austerità con le quali si è tentato di far convergere le economie europee hanno solo peggiorato la situazione. Siamo di fronte ad un suicidio annunciato». Per Visco le responsabilità della crisi europea sono tutte imputabili al governo tedesco e rispondono alla «volontà di potenza del governo di Berlino». Ma l’Europa oggi rischia anche una crisi istituzionale per gli effetti che potrebbe avere l’inchiesta giornalistica internazionale sul Lussemburgo, sugli accordi segreti tra quel governo e le multinazionali per pagare meno tasse. Juncker, presidente della Commissione europea, è stato capo del governo lussemburghese per vent’anni. Dell’austerità, di Juncker abbiamo parlato con Eleonora Forenza, deputata del gruppo della Sinistra Unitaria al parlamento europeo. Ospite di Memos anche Vittorio Malagutti, caporedattore dell’Espresso, il settimanale che fa parte del Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo (I.C.I.J.), tra gli autori dell’inchiesta sul Lussemburgo (LuxLeaks).

19 novembre 2014
 
Grandi opere, piccole idee. Dalla Tav al decreto sblocca-Italia.

«Una nota puntuale» sui costi della linea ferroviaria Torino-Lione. L’ha chiesta qualche giorno fa il Presidente del consiglio Renzi al vicepresidente della commissione trasporti della Camera Stefano Esposito (Pd). Sì, proprio così! Il capo del governo ha bisogno che qualcuno gli faccia due conti sui costi della Tav. E sono conti quanto mai incerti, almeno quelli circolati negli ultimi tempi. Conviene ancora la Torino-Lione? Se lo chiediamo a Paolo Beria, ricercatore in economia dei trasporti del Politecnico di Milano, la risposta è no. Beria è stato ospite della puntata di oggi di Memos. Ma allora perchè si insiste tanto nella “grande opera”? «C’è una concezione sbagliata nella politica secondo la quale – dice Beria – la grande opera porta voti. Ecco perchè si sceglie questa strada rispetto a quella di interventi “minori” che invece possono impattare di più sulla vita dei cittadini». Accanto a grandi opere inutili, in cantiere, ci sono grandi opere che aspettano da anni di essere almeno pensate. Sono quelle che dovrebbero curare il dissesto del nostro territorio (frane, crolli, esondazioni…). Ma costano troppo, si dice. «Non è vero – sostiene Salvatore Settis a Memos – Secondo l’associazione nazionale costruttori questa “grande opera” assolutamente necessaria potrebbe durare vent’anni con una spesa di un miliardo e duecento milioni l’anno. L’assenza di questa “grande opera”, invece, costa circa 3 miliardi e mezzo ogni anno in danni procurati dal mancato intervento». Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte, da anni si batte per la difesa del paesaggio e del territorio. “Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile” (Einaudi) è il titolo di un suo libro del 2010.

18 novembre 2014
 
Dentro il Pd. Intervista con Anna Ascani e Elly Schlein.

Il partito democratico è in affano, l’immagine di Renzi è offuscata. Il calo dei consensi per il Pd nei sondaggi ne è una dimostrazione. Memos ne ha parlato con due parlamentari del Partito democratico: Anna Ascani, deputata a Montecitorio, renziana, e Elly Schlein, deputata a Strasburgo, civatiana. Le difficoltà (temporanee?) del Pd coincidono con un contrasto sempre più forte tra la realtà di queste ultime settimane (dal territorio che cade a pezzi, alle proteste sociali, al rancore xenofobo di alcune periferie) e la narrazione renziana con le sue parole d’ordine. “La volta buona”, infatti, non è ancora arrivata; e il “verso” non è stato ancora cambiato…

17 novembre 2014
 
Democrazie multiple. L’intervista al filosofo della politica Alessandro Ferrara.

Danilo De Biasio ha intervistato per Memos Alessandro Ferrara, filosofo della politica all’università di Roma Tor Vergata. Democrazia o democrazie? E’ democrazia quella della Russia di Putin? E l’Egitto post-Murbarak, post-primavere, post-Morsi, è democratico? Sono alcuni degli interrogativi da cui parte l’intervista ad Alessandro Ferrara.

13 novembre 2014
 
L’ignoranza rischia di divorare il nosto futuro. Intervista al fisico Francesco Sylos Labini.

I tagli alle spese pubbliche per la ricerca scientifica stanno desertificando un campo fondamentale per lo sviluppo e il benessere di una società. E’ il senso della lettera aperta che un gruppo di scienziati europei ha inviato ai governi dell’Unione e a tutti i cittadini del continente. Uno dei promotori di questo appello, Francesco Sylos Labini, è stato ospite oggi a Memos. Sylos Labini è un fisico, è ricercatore al Centro Enrico Fermi di Roma e svolge le sue attività all’Istituto dei Sistemi Complessi del Cnr. «Il governo italiano, come molti altri governi, ha un orizzonte temporale breve – dice Sylos Labini – L’investimento in ricerca e sviluppo, invece, si traduce in innovazione tecnologia e nuova occupazione in un tempo molto più lungo, decennale. E allora per rendere attraenti e competitivi i nosti paesi si preferisce tagliare il costo del lavoro, anzichè investire in ricerca. Ma questo modello di sviluppo per l’Europa non ha futuro». Ecco il link alla lettera-appello: http://openletter.euroscience.org/open-letter-italian/

12 novembre 2014
 
Do you remember Bolognina? La svolta di Occhetto, il 12.11.89, attraverso le parole di un testimone.

«Tutto è possibile». Fu la risposta di Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Pci, al cronista dell’Unità Walter Dondi che voleva sapere se il Partito comunista si stesse avviando ad una svolta storica come il cambiamento del suo nome. Era il 12 novembre del 1989 e quella risposta di Occhetto, ribadita per tre volte di fronte all’insistenza del cronista, fu l’inizio della fine del Partito comunista italiano. A Memos la testimonianza dell’allora cronista dell’Unità Walter Dondi che raccolse quelle parole di Occhetto passate poi alla storia come “la svolta della Bolognina”. Da allora cominciò una nuova “diaspora” nella sinistra italiana che arriva fino ad oggi. Alessandro Gilioli, giornalista dell’Espresso e blogger su “Piovono rane”, l’ha ricostruita in un libro uscito l’estate scorsa: “La diaspora. Dov’è oggi la sinistra italiana” (Imprimatur Editore).

11 novembre 2014
 
Marc Augé e il tempo senza età

Marc Augé è un intellettuale europeo. E’ nato a Poitiers, in Francia, 79 anni fa. Augé è un etnologo e un antropologo. La sua ricerca si è svolta per diversi anni tra l’Africa e il Sudamerica. Il suo lavoro di antropologo si è poi concentrato – a partire dall’inizio degli anni ’90 – sull’analisi della complessità delle società contemporanee. Celebri alcune sue definizioni a cominciare da quella dei “non-luoghi”. In queste ultime settimane è uscito in Italia (Cortina Editore) un libro in cui Marc Augé parla di sé, della sua età e del tempo che passa. Il titolo è: “Il tempo senza età. La vecchiaia non esiste”. «La vecchiaia non esiste – spiega Marc Augé a Memos – significa che colui che va avanti con gli anni non è necessariamente diverso da ciò che era prima. Ho l’impressione che andando avanti con gli anni ci rendiamo conto che ciò che abbiamo conosciuto quando eravamo piccoli, i nostri genitori e i nostri nonni, li riscopriamo in maniera diversa perchè sentiamo – come loro – che c’è una sorta di “fabbricazione dell’età” che non corrisponde a ciò che noi siamo. Allo stesso modo direi che non c’è una saggezza particolare legata all’età e non credo nemmeno che noi si sia realmente diversi da ciò che eravamo da più giovani». Nell’intervista a Memos Augé parla anche di Berlino e l’Europa, la solitudine e la comunicazione.

10 novembre 2014
 
Germania über alles: l’Europa 25 anni dopo il Muro.

La festa di Berlino per i 25 anni della caduta del Muro ha confermato la potenza della Germania in Europa. Quella di ieri è stata una festa “tedesca”: sul palco delle autorità la cancelliera Merkel, il presidente della repubblica tedesca Gauck, il presidente del Parlamento europeo, il tedesco Schultz. Nessun leader europeo è arrivato ieri a Berlino: nè Renzi, nè Hollande, nè altri. Assenti anche esponenti di rilievo dell’amministrazione Obama. Unici ospiti internazionali: Michail Gorbaciov e Lech Walesa. La festa “tedesca” non è il segno di un isolamento della Germania. «Certamente – dice lo storico Marcello Flores ospite di Memos – la Germania ha tutto l’interesse a celebrare una propria festa mettendo al centro la propria riunificazione. Ma in questo vedo anche un errore dell’Europa che non è riuscita a mettere in rilievo un fatto importante. La caduta del Muro ha significato molto di più della riunificazione tedesca: la fine della guerra fredda, del comunismo, di un mondo che per 70 anni aveva caratterizzato i rapporti europei».

06 novembre 2014
 
La perfida Bruxelles, Renzi e il “commissario” Juncker

Lo scontro tra il capo del governo Renzi e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker è una storia con diverse contraddizioni. La prima: Juncker, quando attacca Renzi, parla anche a nome del governo Merkel. Il presidente eterodiretto. Un’ipotesi verosimile, secondo Sandra Zampa, deputata, vicepresidente del Pd e ospite della puntata di oggi. La seconda contraddizione è quella che vede Renzi in un doppio ruolo: in Europa è l’«antagonista» dei burocrati e dell’austerità e in Italia è il difensore del definitivo affossamento dell’articolo 18. “Il governo Renzi è austero quanto il resto d’Europa – sostiene Fabio Sdogati, economista al Politecnico di Milano – . Se non lo fosse avrebbe già adottato politiche espansive che sono possibili anche con un bilancio in pareggio”.

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