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09 agosto 2017
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Psicoradio Estate – ANIMALI

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GLI ULTIMI PODCAST
24 ottobre 2018
 
Marat e Sade in tournée in Giappone

Il teatro di “Arte e Salute” fa scuola alla psichiatria nipponica “Occorre tirarsi fuori dal fosso per i capelli, rovesciare se stessi da dentro in fuori e guardare il mondo con occhi nuovi.” Questa frase è un estratto dall’opera teatrale dal titolo “La Persecuzione e l’assassinio di Jean Paul Marat”o più semplicemente “Marat/Sade”, che racconta di come il marchese de Sade inizia a preparare, all’interno del manicomio di Charenton in cui è rinchiuso, uno spettacolo teatrale sull’assassinio di Jean paul Marat, impiegando come attori gli internati del manicomio. Quest’opera è stata portata in scena dagli attori di “Arte e Salute onlus”, la compagnia teatrale di Bologna diretta da Nanni Garella, già qualche tempo fa. Ma quest’anno, il quarantesimo dalla legge Basaglia è l’occasione per una tourneé speciale, in Giappone. Gli attori sono partiti per Tokyo e dintorni con una delegazione di psichiatri del Dipartimento di Salute mentale di Bologna, tra cui il direttore Angelo Fioritti, per portare nel paese del Sol Levante il modello terapeutico attivo in Italia dopo la legge 180 del 1978. Obiettivo del viaggio è mostrare ad una realtà in cui esistono ancora i manicomi che curare senza rinchiudere è possibile. Agli attori abbiamo chiesto aspettative e riflessioni sull’opera che andrà in scena. “La parte più bella? Quando alla fine cantiamo l’inno ‘Marat siam tutti qua, vogliamo la libertà’, è stato un momento di grande soddisfazione perché siamo andati oltre il pregiudizio del manicomio, questo dà senso al nostro lavoro”, racconta uno degli attori, Luca. “La legge Basaglia è una conquista culturale ed etica che in molti ci invidiano, un modello che è nostro dovere esportare”, ha aggiunto Marco Lombardo, l’assessore al lavoro, alle relazioni internazionali e alle politiche del terzo settore del Comune di Bologna, partito con la delegazione. “Viaggio, libertà esperienza, ecco quello che mi aspetto dal Giappone”, conclude Moreno , il “Marat” della compagnia Arte e Salute…..Tra apocalissi interiori e “La fine del mondo”….“Le apocalissi non si generano solo nella società ma anche dentro ognuno di noi, sono quei momenti di crisi in cui le persone si allontanano dal mondo e i propri valori perdono di senso”. Lo dice ai microfoni di Psicoradio Nicola Martellozzo, antropologo dell’università di Bologna, presentando il seminario su “La fine del mondo”, l’opera incompiuta di Ernesto De Martino, che si terrà sabato 27 ottobre al circolo CostArena di Bologna. “Ognuno di noi ha in sé la capacità di affrontare le proprie crisi – spiega Martellozzo – e De Martino ce lo fa vedere, ci insegna che il rinnovamento interiore è possibile”…L’evento fa parte della rassegna (In)Attualità del Pensiero Critico

17 ottobre 2018
 
Ilaria che impara a vivere con le sue voci

La storia di un’ascoltatrice di Psicoradio Un giorno è venuta a trovarci in redazione e ci ha parlato della sua esperienza del “sentire le voci”. Ilaria è una ragazza giovanissima che negli ultimi tre anni ha cominciato ad avere, sempre più spesso, allucinazioni auditive. Questo l’ha portata a sentirsi sempre più sola. Delle voci, lei dice: “Mi insultavano. Adesso sono cambiate perché sono cambiata anche io e ho imparato anche ad ascoltarle. A volte mi piacerebbe però sentire il silenzio”. Con Ilaria è arrivato in redazione anche il padre che ci ha parlato del loro rapporto, delle difficoltà e dei passi che fanno ogni giorno…..“Io non mi vergogno mai di Ilaria, – sottolinea – mi rendo conto che viviamo in un mondo dove più che sforzarsi di comprendere, spesso si cercano solo definizioni”. Lo sforzo che sta facendo Ilaria è di consapevolezza nei confronti di quello che le sta accadendo. Parlare al microfono di Psicoradio per lei è stata un’occasione per aprirsi e confrontarsi su un tema che spesso la spinge a chiudersi in se stessa. “Sto imparando che non sono sola e ci sono tanti altri come me”.

10 ottobre 2018
 
Hikikomori

Vite chiuse in una stanza “Penso che molte persone hikikomori hanno voglia di comunicare con gli altri. Probabilmente questi ragazzi stanno cercando modi per comunicare con gli altri.” (Hiroaki Hambo)….Avete mai desiderato rinchiudervi nella vostra cameretta e non uscirne mai più? Agli Hikikomori è successo…Ma cosa vuol dire essere un Hikikomori?..Sono per la maggior parte giovani che in seguito a una cocente delusione o di fronte ad aspettative troppo alte della società che li circonda decidono autonomamente di ritirarsi nella propria stanza per un lungo periodo di tempo. Il termine deriva da un’auto-definizione che i ragazzi che si sono isolati danno del proprio disagio e della loro impossibilità di uscire da casa o addirittura dalla propria stanza….. ….In Giappone si definisce il fenomeno hikikomori come “problema del 2030”, ovvero l’anno in cui questa generazione di hikikomori avrà circa 50 anni e si ritroverà senza i genitori che adesso sono l’unico appiglio reale con il mondo…..In Italia, intanto, sono stati censiti circa 30.000 casi di hikikomori e a Bologna è nato il primo laboratorio di artigianato digitale per giovani che si sono isolati dal mondo: si tratta di “Fare Tag – Maestri d’Arte”, progetto della cooperativa Eta Beta…..Yuri Iwasaki, una studentessa universitaria giapponese ed ex hikikomori, in visita alla redazione di Psicoradio, ci ha raccontato la sua esperienza. ….“Non so spiegare perché sono diventata hikikomori. Il mio medico diceva che avevo una grande rabbia dentro e non sapevo come esprimerla, però il motivo preciso sul perché sono diventata hikikomori non lo conosco”, racconta Iwasaki, che però ricorda di essere uscita dalla sua camera : “quando ho capito ed accettato questa condizione.”….Ma non sentirete solo lei in questa puntata; anche l’infermiere e assistente sociale Hiroaki Hambo descrive la situazione giapponese , dove quella dei “ragazzi rinchiusi” è una vera e propria emergenza sociale, che il Governo sta cercando di affrontare con numeri di telefono dedicati, informazioni alla popolazione e specialisti che possano aiutare i ragazzi e le loro famiglie.

03 ottobre 2018
 
La bacchetta magica di Morena

Psicopuntata 562..“Il primo giorno che sono entrata in Psicoradio io ero semplicemente Gregor lo scarafaggio, pensavo di non valere nulla. Piano piano, col tempo, grazie a questo giardino delle piante spezzate, questo giardino magico, io ho acquisito la posizione eretta e ora guardo verso il cielo, ora sono un essere umano, ora sono Morena.”..In questa puntata salutiamo Morena, storica redattrice di Psicoradio, che dopo dieci anni di attività radiofonica è pronta a concludere questa esperienza ed intraprenderne un’altra…Incalzata dalle domande e dai commenti della redazione, Morena ripercorre le tappe del suo percorso di crescita personale. Ciò che emerge è che spesso ha saputo trovare occasioni di arricchimento nell’incontro/scontro con le proprie difficoltà e sofferenze – per utilizzare il linguaggio di Morena, i suoi “demoni” – nel momento in cui è riuscita ad elaborarle ed accettarle come parte di sé: “per quanto male facciano sono un punto di forza e di luce, perché attraverso di loro conosci te stesso”…“A Psicoradio, essendo proprio come una famiglia, l’altro fa da specchio e quindi attraverso l’altro tu cresci, però l’altro ti può dare anche sensazioni, emozioni negative, può ricordarti il padre, la madre, la sorella, il fratello, magari persone che ti hanno fatto del male, ma nello stesso tempo se tu riesci a lavorare su te stesso riesci a evolvere, a capire, e riesci ad accettare l’altro, ad amarlo per come è, perché qui a Psicoradio si è amati per come si è.”..Una parte di sé che Morena ha imparato ad accettare è il suo esibizionismo, inteso non soltanto in termini negativi ma come mezzo di condivisione e conoscenza di sé: all’inizio della sua esperienza lo reprimeva ma poi, compiuta la sua “metamorfosi”, è diventato un elemento che le ha permesso di mettersi in gioco e contribuire moltissimo al programma…“Alla Morena del passato dico: ti perdono. Alla Morena del presente dico: ti amo. Alla Morena del futuro dico: vivi.”..Come psicoappuntamento segnaliamo il Festival dell’outsider art e dell’arte irregolare, che giunge quest’anno alla terza edizione. Tema della manifestazione è “Prendersi cura dell’arte. Prendersi cura di sé” e si terrà il 5,6,7 ottobre presso la Libera Università di Alcatraz, a Santa Cristina di Gubbio (PG). Saranno esposte molte opere di artisti irregolari, una selezione di disegni di Dario Fo e vi sarà un convegno a cura del Dipartimento di Salute Mentale dell’AUSL di Bologna nel quale interverranno lo psichiatra e docente Giorgio Bedoni e la docente e curatrice Daniela Rosi.

27 agosto 2018
 
Cosa mi aspetto da chi mi cura?

Aspettative e bisogni. Fare il terapeuta è solo un lavoro, che si conclude quando è finito il tempo del colloquio o della prescrizione di farmaci, o invece possiamo incontrare persone che provano empatia, trasmettono calore, diventano punti di riferimento nei momenti di difficoltà?..Questo interrogativo ha animato una discussione tra redattori/redattrici, e da qui è nata una nostra inchiesta…Quali sono gli atteggiamenti di chi ci cura che rendono più difficile il rapporto, o le cose che danno proprio fastidio? Quali sono invece i comportamenti che ci avvicinano alle persone ai quali ci affidiamo?….“La psichiatra che ho adesso secondo me è molto brava e mi fido molto di lei, ma ha una massa di pazienti, e per questo si attiva solo in caso di emergenza” – sostiene V…Altri si affidano sia a uno psichiatra che a uno psicologo, per avere meno paura di trovarsi soli in caso di emergenza…Qualcuno denuncia di aver ricevuto la prescrizione di molti farmaci: “mi è capitato anni fa, al primo appuntamento, con una psichiatra”. – racconta C. – “Io mi aspettavo di poterle parlare di più e avevo una certa avversione verso le medicine. Cercai di spiegarglielo ma lei mi rispose: allora non vuole guarire”…V. ricorda “Ho avuto uno psicologo che aveva sempre un’espressione fredda e imperturbabile. Si infervorava solo quando sbagliavo i pagamenti”…“La pastiglia aiuta, ma aiuta molto anche un buon colloquio” sostiene B…E’ importante sentirsi accolti da una persona; poi, attraverso questa accoglienza si accetta più facilmente l’uso degli psicofarmaci. Ma se si ha la sensazione che l’accoglienza cominci ad essere sostituita dall’uso dei farmaci, la fiducia stenta a instaurarsi.

20 agosto 2018
 
L’arte che libera l’inconscio

Arte in libertà In questa puntata Psicoradio – attraverso stralci di biografie, brani di diari, citazioni – indaga la capacità e la necessità degli artisti di affondare negli abissi dell’inconscio, proprio e collettivo…“Tutti noi siamo influenzati da Freud, mi pare… La pittura è una scoperta del sé. Ogni buon artista dipinge ciò che è.(…) L’inconscio è un elemento molto importante dell’arte moderna; e penso che le pulsioni dell’inconscio abbiano grande significato per chi oggi guarda un quadro.” -..Jackson Pollock

13 agosto 2018
 
Un baule pieno di musica e parole

Psicoregali estivi. I redattori di Psicoradio hanno confezionato per gli ascoltatori un’intera puntata piena di regali estivi: una carrellata di presentazioni di canzoni che per loro hanno un significato particolare, film che li hanno appassionati e numerose poesie che hanno lasciato il segno nel loro cuore. Da Californication dei Red Hot Chili Peppers a The End dei Doors, passando per mille suggestioni musicali, letterarie, culturali, questa puntata rappresenta un vero e proprio viaggio.

06 agosto 2018
 
Dolori che vengono da lontano

Viaggio nell’etnopsichiatria “Curare persone di altre culture ci insegna a relativizzare le nostre conoscenze, ad uscire dall’onnipotenza del pensiero occidentale. Non siamo soli al mondo, l’etnocentrismo è un atto di superbia” riflette l’etnopsichiatra Roberto Maisto. La cura del disagio psichico di persone che vengono da altre culture è al centro della puntata estiva di Psicoradio durante la quale intervengono anche l’esperto di comunicazione camerunense Fausten Akafack, lo psichiatra Eric Jarvis che racconta il suo modo di curare le persone partendo dalla loro cultura di origine e Maria Nolet psichiatra dell’AUSL di Bologna che da tempo si occupa delle cure psichiche dei migranti che arrivano in Italia “Noi psichiatri dobbiamo riuscire a rispettare sempre pienamente la cultura dell’altro”.

30 luglio 2018
 
Il rovente ritmo del punk, del metal e del sadomaso

Helena Velena e i Death SS Helena Velena, cantante, produttrice discografica, attivista transgender, scrittrice e teorica delle controculture, racconta il sadomasochismo, mondo in cui piacere e dolore, sottomissione e potere diventano giochi, alla ricerca dell’equilibrio tra gli estremi che abitano tutti noi. “Un insieme di pratiche sessuali in cui nella maggior parte dei casi non c’è sesso, inteso come penetrazione: si lavora su altri livelli, psichici e mentali. La soddisfazione è delocalizzata e (…) avviene un processo di rimappatura del corpo”. Nella seconda parte della trasmissione, Steve Sylvester, alias Stefano Silvestri, leader della horror metal band Death SS, si racconta a Psicoradio e descrive il rapporto dissacrante della sua band con l’oscuro e la diversità…..“Ognuno deve lavorare sul proprio lato oscuro, accettarlo e fare in modo che faccia parte della propria personalità. Non una maschera che metti per aderire ad uno stereotipo di diversità preconfezionata o di eccentricità parte di un trend o di una moda. Il lato oscuro deve essere un lato della tua personalità che tu fai tuo e, con intelligenza, fai diventare un punto di forza.”

18 luglio 2018
 
Un TSO non può trasformarsi in tragedia

Jefferson e gli altri “Ieri sera ho avuto un problema con mio figlio (…) adesso ha un coltello, voglio un aiuto perché si sta facendo tanto male, si vuole ammazzate”…Con queste parole la madre di Jefferson Garcia Tomala, nato in Equador 20 anni fa, chiede l’aiuto di un medico e chiama il 112. Dopo l’ultimo litigio con la fidanzata, che il giorno prima aveva lasciato la casa, Jefferson aveva bevuto molto e minacciava di suicidarsi se la fidanzata non tornava con lui. Arrivano due volanti della polizia; dopo un’ora gli agenti spruzzano del peperoncino, il ragazzo ferisce con un coltello un agente, il suo collega spara 5 colpi che uccidono Jefferson. Abbiamo parlato di questa vicenda tragica con Catia Nicoli, psichiatra e responsabile della formazione dell’SPDC di San Giovanni in Persiceto, (il luogo in cui vengono portate le persone per eseguire il Trattamento Sanitario Obbligatorio) e con Giovanni Rossi membro del Forum sulla Salute Mentale e di Stop Opg….. ….Alla psichiatria si chiede sempre più spesso di svolgere funzioni di controllo sociale: ci dice il dott. Nicoli “Ormai in generale si dice TSO per richiedere un intervento violento di custodia di uno che viene ritenuto matto; questo non corrisponde per niente a quello che dovrebbe essere un intervento sanitario obbligatorio (…) purtroppo nell’opinione pubblica si ricorre a questo termine per dire “mettetelo via, pensateci voi, è matto”, ma è sbagliatissimo”. Continua la dott.ssa Nicoli spiegandoci che il TSO deve essere effettuato dai vigili urbani e dagli operatori del servizio di salute mentale, lavorando assieme, una disponibilità di presa in carico sanitaria non può diventare un’operazione di polizia. Ma cosa si deve fare (e cosa non si deve fare) nell’avvicinarsi a una persona molto agitata? “Sicuramente non bisogna farla sentire blocca, braccata, – dice la dott.ssa Nicoli – non ci deve essere un atteggiamento di uguale reattività. Invece, gli si deve chiedere cosa si può fare per farlo stare meglio”..Per evitare che il TSO si trasformi in tragedia, continua la dottoressa, la strada da seguire è la formazione: sia del personale sanitario, che di vigili, polizia, carabinieri, come si sta cercando di fare a Bologna

11 luglio 2018
 
REMS dove si curano i “folli rei”

In questa puntata Psicoradio cerca di fare il punto sulla situazione delle REMS in Italia, le “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza” che sono state create dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG). Stefano Cecconi, di StopOpg (che oggi svolge una funzione di “osservatorio” sulle REMS) ha iniziato un viaggio che lo porterà a visitare tutte le 30 strutture attive nel nostro paese…Il quadro che descrive a Psicoradio è molto vario: in Lombardia, a Castiglione delle Stiviere, ci sono 120 persone concentrate in un unico luogo ed anche nel Lazio abbiamo alcune strutture fortemente custodiali mentre molto più interessanti e vivaci sono esperienze riscontrate ad esempio in Friuli Venezia Giulia, in cui le REMS praticamente quasi “scompaiono” perché sono costituite da due o tre posti all’interno di altre strutture sociosanitarie.

04 luglio 2018
 
Non confondiamo controllo e cura, medici e polizia

La redazione di Psicoradio ha partecipato al convegno “40#180. Democrazia e salute mentale di comunità” dal 21 al 23 giugno a Trieste. Qui è nata un’intervista “diversa”, dove i redattori di Psicoradio, a partire dalle loro esperienze, muovono critiche e suggeriscono al dottor Angelo Fioritti, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, cosa c’è ancora da fare nel mondo della cura. Claudio ricorda: “Una volta una psichiatra, dopo pochi minuti di colloquio, mi ha dato un sacco di medicinali, dicendomi che lei i depressi li riconosceva a prima vista. Siccome ero perplesso, mi ha detto che se non volevo prendere tutte quei farmaci, significava che non volevo guarire”.

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