Memos
liguori
01 giugno 2016
2 giugno, nascita di una repubblica

70 anni fa il referendum istituzionale tra monarchia e repubblica, il primo voto per le donne italiane e l’elezione dell’Assemblea costituente. E’ la nascita di una repubblica. A Memos abbiamo tentato di fare un bilancio, certamente incompleto, della storia della repubblica italiana insieme agli storici Piero Bevilacqua e Guido Crainz.

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GLI ULTIMI PODCAST
20 novembre 2014
 
L’Europa sull’orlo del precipizio di una nuova recessione. “Un suicidio annunciato”. Intervista con l’economista ed ex ministro Vincenzo Visco.

Rischia grosso, l’Europa. Il Fondo monetario internazionale un mese fa sosteneva che le probabilità di una nuova recessione per l’Europa sono salite del 35-40%. Se dovesse accadere si tratterebbe della terza recessione in quasi sette anni, dall’inizio della prima crisi nel 2007-2008. La terza probabile recessione europea preoccupa anche gli Stati Uniti: «il mondo non può permetterselo», diceva qualche giono fa al G20 il capo del Tesoro americano Jack Lew. Vincenzo Visco è stato al ministero dell’economia italiano negli anni decisivi della costruzione europea, la fine degli anni ’90. Il suo è un punto di vista autorevole. «E’ ormai acquisito – ha detto a Memos – che le politiche di austerità con le quali si è tentato di far convergere le economie europee hanno solo peggiorato la situazione. Siamo di fronte ad un suicidio annunciato». Per Visco le responsabilità della crisi europea sono tutte imputabili al governo tedesco e rispondono alla «volontà di potenza del governo di Berlino». Ma l’Europa oggi rischia anche una crisi istituzionale per gli effetti che potrebbe avere l’inchiesta giornalistica internazionale sul Lussemburgo, sugli accordi segreti tra quel governo e le multinazionali per pagare meno tasse. Juncker, presidente della Commissione europea, è stato capo del governo lussemburghese per vent’anni. Dell’austerità, di Juncker abbiamo parlato con Eleonora Forenza, deputata del gruppo della Sinistra Unitaria al parlamento europeo. Ospite di Memos anche Vittorio Malagutti, caporedattore dell’Espresso, il settimanale che fa parte del Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo (I.C.I.J.), tra gli autori dell’inchiesta sul Lussemburgo (LuxLeaks).

19 novembre 2014
 
Grandi opere, piccole idee. Dalla Tav al decreto sblocca-Italia.

«Una nota puntuale» sui costi della linea ferroviaria Torino-Lione. L’ha chiesta qualche giorno fa il Presidente del consiglio Renzi al vicepresidente della commissione trasporti della Camera Stefano Esposito (Pd). Sì, proprio così! Il capo del governo ha bisogno che qualcuno gli faccia due conti sui costi della Tav. E sono conti quanto mai incerti, almeno quelli circolati negli ultimi tempi. Conviene ancora la Torino-Lione? Se lo chiediamo a Paolo Beria, ricercatore in economia dei trasporti del Politecnico di Milano, la risposta è no. Beria è stato ospite della puntata di oggi di Memos. Ma allora perchè si insiste tanto nella “grande opera”? «C’è una concezione sbagliata nella politica secondo la quale – dice Beria – la grande opera porta voti. Ecco perchè si sceglie questa strada rispetto a quella di interventi “minori” che invece possono impattare di più sulla vita dei cittadini». Accanto a grandi opere inutili, in cantiere, ci sono grandi opere che aspettano da anni di essere almeno pensate. Sono quelle che dovrebbero curare il dissesto del nostro territorio (frane, crolli, esondazioni…). Ma costano troppo, si dice. «Non è vero – sostiene Salvatore Settis a Memos – Secondo l’associazione nazionale costruttori questa “grande opera” assolutamente necessaria potrebbe durare vent’anni con una spesa di un miliardo e duecento milioni l’anno. L’assenza di questa “grande opera”, invece, costa circa 3 miliardi e mezzo ogni anno in danni procurati dal mancato intervento». Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte, da anni si batte per la difesa del paesaggio e del territorio. “Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile” (Einaudi) è il titolo di un suo libro del 2010.

18 novembre 2014
 
Dentro il Pd. Intervista con Anna Ascani e Elly Schlein.

Il partito democratico è in affano, l’immagine di Renzi è offuscata. Il calo dei consensi per il Pd nei sondaggi ne è una dimostrazione. Memos ne ha parlato con due parlamentari del Partito democratico: Anna Ascani, deputata a Montecitorio, renziana, e Elly Schlein, deputata a Strasburgo, civatiana. Le difficoltà (temporanee?) del Pd coincidono con un contrasto sempre più forte tra la realtà di queste ultime settimane (dal territorio che cade a pezzi, alle proteste sociali, al rancore xenofobo di alcune periferie) e la narrazione renziana con le sue parole d’ordine. “La volta buona”, infatti, non è ancora arrivata; e il “verso” non è stato ancora cambiato…

17 novembre 2014
 
Democrazie multiple. L’intervista al filosofo della politica Alessandro Ferrara.

Danilo De Biasio ha intervistato per Memos Alessandro Ferrara, filosofo della politica all’università di Roma Tor Vergata. Democrazia o democrazie? E’ democrazia quella della Russia di Putin? E l’Egitto post-Murbarak, post-primavere, post-Morsi, è democratico? Sono alcuni degli interrogativi da cui parte l’intervista ad Alessandro Ferrara.

13 novembre 2014
 
L’ignoranza rischia di divorare il nosto futuro. Intervista al fisico Francesco Sylos Labini.

I tagli alle spese pubbliche per la ricerca scientifica stanno desertificando un campo fondamentale per lo sviluppo e il benessere di una società. E’ il senso della lettera aperta che un gruppo di scienziati europei ha inviato ai governi dell’Unione e a tutti i cittadini del continente. Uno dei promotori di questo appello, Francesco Sylos Labini, è stato ospite oggi a Memos. Sylos Labini è un fisico, è ricercatore al Centro Enrico Fermi di Roma e svolge le sue attività all’Istituto dei Sistemi Complessi del Cnr. «Il governo italiano, come molti altri governi, ha un orizzonte temporale breve – dice Sylos Labini – L’investimento in ricerca e sviluppo, invece, si traduce in innovazione tecnologia e nuova occupazione in un tempo molto più lungo, decennale. E allora per rendere attraenti e competitivi i nosti paesi si preferisce tagliare il costo del lavoro, anzichè investire in ricerca. Ma questo modello di sviluppo per l’Europa non ha futuro». Ecco il link alla lettera-appello: http://openletter.euroscience.org/open-letter-italian/

12 novembre 2014
 
Do you remember Bolognina? La svolta di Occhetto, il 12.11.89, attraverso le parole di un testimone.

«Tutto è possibile». Fu la risposta di Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Pci, al cronista dell’Unità Walter Dondi che voleva sapere se il Partito comunista si stesse avviando ad una svolta storica come il cambiamento del suo nome. Era il 12 novembre del 1989 e quella risposta di Occhetto, ribadita per tre volte di fronte all’insistenza del cronista, fu l’inizio della fine del Partito comunista italiano. A Memos la testimonianza dell’allora cronista dell’Unità Walter Dondi che raccolse quelle parole di Occhetto passate poi alla storia come “la svolta della Bolognina”. Da allora cominciò una nuova “diaspora” nella sinistra italiana che arriva fino ad oggi. Alessandro Gilioli, giornalista dell’Espresso e blogger su “Piovono rane”, l’ha ricostruita in un libro uscito l’estate scorsa: “La diaspora. Dov’è oggi la sinistra italiana” (Imprimatur Editore).

11 novembre 2014
 
Marc Augé e il tempo senza età

Marc Augé è un intellettuale europeo. E’ nato a Poitiers, in Francia, 79 anni fa. Augé è un etnologo e un antropologo. La sua ricerca si è svolta per diversi anni tra l’Africa e il Sudamerica. Il suo lavoro di antropologo si è poi concentrato – a partire dall’inizio degli anni ’90 – sull’analisi della complessità delle società contemporanee. Celebri alcune sue definizioni a cominciare da quella dei “non-luoghi”. In queste ultime settimane è uscito in Italia (Cortina Editore) un libro in cui Marc Augé parla di sé, della sua età e del tempo che passa. Il titolo è: “Il tempo senza età. La vecchiaia non esiste”. «La vecchiaia non esiste – spiega Marc Augé a Memos – significa che colui che va avanti con gli anni non è necessariamente diverso da ciò che era prima. Ho l’impressione che andando avanti con gli anni ci rendiamo conto che ciò che abbiamo conosciuto quando eravamo piccoli, i nostri genitori e i nostri nonni, li riscopriamo in maniera diversa perchè sentiamo – come loro – che c’è una sorta di “fabbricazione dell’età” che non corrisponde a ciò che noi siamo. Allo stesso modo direi che non c’è una saggezza particolare legata all’età e non credo nemmeno che noi si sia realmente diversi da ciò che eravamo da più giovani». Nell’intervista a Memos Augé parla anche di Berlino e l’Europa, la solitudine e la comunicazione.

10 novembre 2014
 
Germania über alles: l’Europa 25 anni dopo il Muro.

La festa di Berlino per i 25 anni della caduta del Muro ha confermato la potenza della Germania in Europa. Quella di ieri è stata una festa “tedesca”: sul palco delle autorità la cancelliera Merkel, il presidente della repubblica tedesca Gauck, il presidente del Parlamento europeo, il tedesco Schultz. Nessun leader europeo è arrivato ieri a Berlino: nè Renzi, nè Hollande, nè altri. Assenti anche esponenti di rilievo dell’amministrazione Obama. Unici ospiti internazionali: Michail Gorbaciov e Lech Walesa. La festa “tedesca” non è il segno di un isolamento della Germania. «Certamente – dice lo storico Marcello Flores ospite di Memos – la Germania ha tutto l’interesse a celebrare una propria festa mettendo al centro la propria riunificazione. Ma in questo vedo anche un errore dell’Europa che non è riuscita a mettere in rilievo un fatto importante. La caduta del Muro ha significato molto di più della riunificazione tedesca: la fine della guerra fredda, del comunismo, di un mondo che per 70 anni aveva caratterizzato i rapporti europei».

06 novembre 2014
 
La perfida Bruxelles, Renzi e il “commissario” Juncker

Lo scontro tra il capo del governo Renzi e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker è una storia con diverse contraddizioni. La prima: Juncker, quando attacca Renzi, parla anche a nome del governo Merkel. Il presidente eterodiretto. Un’ipotesi verosimile, secondo Sandra Zampa, deputata, vicepresidente del Pd e ospite della puntata di oggi. La seconda contraddizione è quella che vede Renzi in un doppio ruolo: in Europa è l’«antagonista» dei burocrati e dell’austerità e in Italia è il difensore del definitivo affossamento dell’articolo 18. “Il governo Renzi è austero quanto il resto d’Europa – sostiene Fabio Sdogati, economista al Politecnico di Milano – . Se non lo fosse avrebbe già adottato politiche espansive che sono possibili anche con un bilancio in pareggio”.

05 novembre 2014
 
Giustizia, storia di una magistrata.

Linda D’Ancona è in magistratura da 25 anni. E’ consigliera di Corte d’Appello a Napoli. Da 12 anni si occupa di lavoro. Sotto le sue mani passano decine di cause. La conversazione con D’Ancona parte da un commento sul caso Cucchi e sulle accuse di Renzi ai giudici: “lavorate troppo poco e se sbagliate non pagate”. D’Ancona poi racconta come è cambiata nel tempo l’attività di un magistrato che segue le cause di lavoro, le difficoltà dovute alle modifiche continue delle norme. Sull’articolo 18, e il progetto del governo Renzi, D’Ancona sostiene che “le norme contenute nel progetto di legge delega, per ciò che si conosce al momento, non sembrano più essere rispondenti ai principi di uguaglianza sostanziale e di solidararietà sociale affermati dagli articoli 2 e 3 della Costituzione”.

04 novembre 2014
 
Lo Stato innovatore è possibile. Intervista all’economista Mariana Mazzucato.

Mariana Mazzucato è una delle maggiori esperte a livello internazionale di economia dell’innovazione. La sua attività di ricerca si svolge allo Spru (Science policy research unit) dell’università del Sussex. Ha lavorato anche all’università di Denver, alla Bocconi, alla London School of Economics e alla Open University. Nel suo ultimo libro “Lo stato innovatore” (Laterza) cerca di smontare quel luogo comune per il quale lo stato è solo burocrazia oppressiva. Un altro mito da sfatare è quello della Silicon Valley intesa come esclusiva incubatrice di innovazione per il capitale privato. “In realtà – sostiene la professoressa Mazzucato a Memos – quello che ha creato Silicon Valley sono stati decenni di investimenti pubblici che hanno finanziato, ad esempio, l’algoritmo di Google, le tecnologie dell’Iphone, Internet, il Gps, il touchscreen, Siri. Sono stati finanziati tutti dallo stato americano”. E in Italia? “Renzi è tornato dalla Silicon Valley proponendo di modificare l’articolo 18, ma questo tipo di modifiche del mercato del lavoro non hanno avuto un grande ruolo nel successo di Silicon Valley”.

03 novembre 2014
 
Il Testimone, Napolitano al processo sulla trattativa stato-mafia

La testimonianza di Napolitano al processo sulla trattativa stato-mafia. Ci vorrà forse ancora del tempo per capire tutte le implicazioni di quelle 86 pagine di trascrizione delle risposte date dal Presidente della Repubblica a giudici, pubblici ministeri e avvocati del processo palermitano. I vertici dello stato in quel biennio 1992-93 (Napolitano era presidente della Camera) erano consapevoli di due cose: che la minaccia allo stato arrivava dai corleonesi di Cosa nostra e che quella minaccia conteneva un ricatto. E’ forse questa consapevolezza – certificata solennemente oggi in un processo da chi allora si trovava ai vertici dello stato – a dare alla testimonianza di Napolitano un significato importante. A Memos ne abbiamo parlato con lo storico Enzo Ciconte, dell’università di Roma Tre. Un contributo anche da Salvatore Lupo, storico della mafia dell’università di Palermo.

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