Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di ven 13/12 delle ore 10:31

    GR di ven 13/12 delle ore 10:31

    Giornale Radio - 13/12/2019

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di ven 13/12

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 13/12/2019

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di ven 13/12 delle 07:15

    Metroregione di ven 13/12 delle 07:15

    Rassegna Stampa - 13/12/2019

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Il demone del tardi - copertina di ven 13/12

    Il demone del tardi - copertina di ven 13/12

    Il demone del tardi - 13/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12 (terza parte)

    Fino alle otto di ven 13/12 (terza parte)

    Fino alle otto - 13/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12 (seconda parte)

    Fino alle otto di ven 13/12 (seconda parte)

    Fino alle otto - 13/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12 (prima parte)

    Fino alle otto di ven 13/12 (prima parte)

    Fino alle otto - 13/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12

    Fino alle otto di ven 13/12

    Fino alle otto - 13/12/2019

  • PlayStop

    Note dell'autore di gio 12/12

    Note dell'autore di gio 12/12

    Note dell’autore - 12/12/2019

  • PlayStop

    Cult di gio 12/12 (prima parte)

    Cult di gio 12/12 (prima parte)

    Cult - 12/12/2019

  • PlayStop

    Cult di gio 12/12 (seconda parte)

    Cult di gio 12/12 (seconda parte)

    Cult - 12/12/2019

  • PlayStop

    Tazebao di gio 12/12

    Tazebao di gio 12/12

    Tazebao - 12/12/2019

  • PlayStop

    Memos di gio 12/12

    Piazza Fontana, la strage di stato. 50 anni fa la bomba alla Banca nazionale dell’agricoltura. Diciasette le vittime. Tre giorni…

    Memos - 12/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di gio 12/12

    Fino alle otto di gio 12/12

    Fino alle otto - 12/12/2019

  • PlayStop

    Radio Session di gio 12/12

    Radio Session di gio 12/12

    Radio Session - 12/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di gio 12/12 (prima parte)

    il risveglio di Popolare Network, l'edicola, la rubrica accadde oggi (prima parte)

    Fino alle otto - 12/12/2019

  • PlayStop

    Malos di gio 12/12

    Malos di gio 12/12

    MALOS - 12/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di gio 12/12 (seconda parte)

    l'edicola di Popolare Network, il brano del giorno (seconda parte)

    Fino alle otto - 12/12/2019

  • PlayStop

    Malos di gio 12/12 (prima parte)

    Malos di gio 12/12 (prima parte)

    MALOS - 12/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di gio 12/12 (terza parte)

    Paolo Silva, vice presidente associazione familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana (terza parte)

    Fino alle otto - 12/12/2019

  • PlayStop

    Malos di gio 12/12 (seconda parte)

    Malos di gio 12/12 (seconda parte)

    MALOS - 12/12/2019

  • PlayStop

    Il demone del tardi - copertina di gio 12/12

    Il demone del tardi - copertina di gio 12/12

    Il demone del tardi - 12/12/2019

  • PlayStop

    Ora di punta di gio 12/12

    Ora di punta di gio 12/12

    Ora di punta – I fatti del giorno - 12/12/2019

Adesso in diretta

Approfondimenti

Nord Iraq, con i civili in fuga dall’ISIS

La zona di Assan Sham, 30 chilometri a nord-est di Mosul, porta i segni di pesanti combattimenti. La cittadina di Assan Sham è completamente distrutta. Se si percorre la strada che attraversa il centro abitato, in un continuo sali scendi, si vedono solo crollate o bruciate. È rimasto i piedi solo qualche muro. Un paesaggio spettrale, nel quale non è possibile entrare. Nei posti di blocco che si incontrano prima di Assan Sham arrivando da Erbil i Peshmerga curdi invitano a non lasciare mai la strada asfaltata, ci sono ancora troppe mine.

Quando la strada si lascia alle spalle quello che rimane della cittadina di Assan Sham ci si imbatte in due grossi campi profughi, che si perdono all’orizzonte, risucchiati dal deserto che li circonda.

Il campo che prende il nome dalla città, il campo di Hassan Sham, è aperto da meno di un mese e ospita già 10mila persone, ma la gente continua ad arrivare. Nel tardo pomeriggio ci troviamo di fronte anche noi una colonna di pullman e camion militari. Sopra sono stipate centinaia di profughi. Fuori dai finestrini sono appesi grossi sacchi di vestiti, segno evidente di una fuga non organizzata. Sulla rete che chiude il campo la gente saluta i nuovi arrivati.

Nella città di Mosul ci sarebbe ancora più di un milione di persone. Il flusso di profughi non ha il ritmo previsto. Molti sono rimasti intrappolati nella battaglia che da settimane combattono miliziani dell’ISIS da una parte ed esercito iracheno, peshmerga curdi e milizie sciite dall’altra. Ma appena c’è la possibilità la gente scappa, come ha fatto negli anni scorsi. In tutto l’Iraq ci sono quasi tre milioni e mezzo di profughi interni.

La sabbia del deserto copre tutto il campo di Hassan Sham. Le tende bianche dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati sono sopra dei terrapieni coperti di ghiaia, ma la sabbia e la terra sono ovunque. La gente cerca spazi di normalità. Un gruppo di uomini gioca a dama, un gruppo di donne cuoce del pane in un piccolo forno nero, i bambini corrono e s’inventano dei giochi. Ci sono servizi igienici comuni. Intorno ai punti di erogazione dell’acqua donne e ragazzine lavano i panni.

La gente di questo campo è uscita dal territorio dello Stato Islamico da pochi giorni. Molti sono ancora terrorizzati. Gli operatori di Terre des Hommes Italia, che gestisce il centro per bambini, ci hanno raccontato che i più piccoli hanno pianto per diversi giorni prima di farsi coinvolgere nelle attività ricreative. “Erano spaventati, non si fidavano di nessuno”.

 

Casa bruciata dall'ISIS nella cittadina di Hassan Sham
Casa bruciata dall’ISIS nella cittadina di Hassan Sham

Rasha, 13 anni, è arrivata qui due settimane fa con la famiglia. Madre, padre e tre fratelli. Vivono tutti in una tenda. In realtà ci sono famiglie molto più numerose. “Siamo scappati da Mosul, la situazione era insostenibile. In realtà lo è ancora oggi, ma in maniera diversa. Qui siamo al sicuro ma non siamo a casa nostra. Mi mancano gli amici e la parte della nostra famiglia rimasta a casa”.

I genitori di Rasha ci chiedono di non fare fotografie. Tutte le persone scappate dall’ISIS temono che le loro immagini vengano viste dai servizi di sicurezza dello Stato Islamico, che per rappresaglia potrebbero uccidere i loro parenti. Nel campo di Hassan Sham le televisioni non possono entrare. “Li capisco perfettamente – ci spiega un’educatrice di Terre des Hommes Italia – anche io sono scappata dall’ISIS. La mia città è nella provincia di Anbar, a pochissimi chilometri dal confine siriano. Proprio in questi ultimi giorni i miei amici che sono rimasti lì mi hanno raccontato che tutta la popolazione della città è stata spostata in massa in Siria, per evitare i bombardamenti della coalizione internazionale”.

L’unico momento di normalità è una partita di calcio in uno spiazzo di terra enorme, quasi il doppio di un campo di calcio. I ragazzi giocano a piedi nudi nonostante i sassi. La palla è sgonfia. Intorno centinaia di persone. Alcuni bambini hanno la maglietta del Real Madrid numero 7, quella di Cristiano Ronaldo. Anche loro lo hanno visto in televisione.

Fuori dal campo, su una collina, sono parcheggiate centinaia di macchine, ormai coperte di sabbia. Sono le auto con le quali alcune famiglie sono arrivate qua. Ma adesso è impossibile muoversi. Assan Sham è nel governatorato di Nineveh, quello di Mosul. Non siamo nel Kurdistan iracheno, ma il confine è molto vicino, e i Peshmerga curdi hanno ottenuto che gli arabi sunniti scappati dalle zone occidentali dell’Iraq rimangano all’interno dei campi profughi. La memoria della repressione contro i curdi da parte di Saddam Hussein, che proveniva proprio dalla comunità sunnita irachena, è ancora molto viva.

Chi abita nella zona a est di Mosul vuole tornare indietro, nella speranza che il territorio liberato da Peshmerga ed esercito iracheno sia sicuro. Ma nella parte occidentale, sulla sponda ovest del fiume Tigri, ci sono centinaia di migliaia di persone intrappolate. Forse molte di più. Potrebbero arrivare qui, ma questa distesa di sabbia non sarebbe sufficiente.

  • Autore articolo
    Emanuele Valenti
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni