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“L’allarme non è suonato, li abbiamo trovati a terra”

Sono arrivati che ancora era buio, alle 7. Pasquale è rimasto fino a notte fonda all’ospedale San Raffaele di Milano dove è ancora ricoverato in gravissime condizioni Giancarlo Barbieri, 62 anni. Nell’incidente ha perso il fratello Arrigo, il primo a scendere nel forno attorno alle 15 insieme all’elettricista Marco Santamaria, anche lui deceduto. L’allarme è stato dato alle 16.50, cosa sia successo è materia di indagine della Procura di Milano che indaga per omicidio colposo plurimo. La magistratura ha messo i sigilli a tutta l’azienda, non solo al forno dove hanno perso la vita gli operai. Il fascicolo è nelle mani del procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano, a capo del pool ‘ambiente, salute e lavoro’, e del pm Gaetano Ruta. Le indagini si stanno concentrando sui dispositivi di allarme che non sarebbero entrati in funzione. Nessuno ha sentito suonare l’allarme e i sistemi non hanno bloccato la fuga di azoto o metano. Gli operai stavano lavorando, intervenuti forse per un problema al forno, all’interno della vasca, che si trova due metri sotto terra. Si raggiunge con una scala, una decina di gradini. Sono forni raggiunti da azoto e metano, servono per riscaldare l’acciaio. Se sia stato l’azoto o il metano a uccidere gli operai lo si potrà capire con l’autopsia e le indagini. I colleghi possono solo fare ipotesi: un malfunzionamento del sistema di sicurezza, oppure qualcosa che non ha funzionato durante l’intervento del capo reparto e dell’elettricista. L’aria all’interno del forno è diventata presto irrespirabile, satura. E così sono stati male anche i colleghi giunti a soccorrere i primi due.

“Noi siamo stati richiamati dal direttore dello stabilimento” ci raccontava Vito, uno dei colleghi delle vittime. “Gridava ‘aiuto, aiuto’. Abbiamo visto due persone stese a terra, forse già morte. Le ho viste stese all’interno del forno, non si sentiva alcun odore e non abbiamo sentito l’allarme. Non abbiamo sentito niente”. Vito lavora da tre mesi alla Lamina, “da novembre. Erano delle belle persone, buoni colleghi, si scherzava, si rideva, ci si mandava a quel paese anche. Mai avremmo immaginato una cosa del genere. “Ora non sappiamo cosa succederà” ci dice Vito “se l’azienda riaprirà e quando. Andremo in cassa integrazione e poi chissà”.

operaio lamina

Tutti i lavoratori della Lamina con cui abbiamo parlato raccontano di un’azienda attenta alla sicurezza. Il forno in cui è avvenuto l’incidente veniva manutenuto due volte l’anno dall’azienda austriaca che li produce. Nel 2017 erano stati fatti gli interventi di manutenzione. Ma qualcosa, nell’impianto di sicurezza, nella procedura da seguire, non ha funzionato, come spiega Marco Verga, funzionario Fiom che segue l’azienda Lamina.

VERGA FIOM

Le tre vittime sono Marco Santamaria, 43 anni, Giuseppe Setzu 49 e Arrigo Barbieri, 58 anni.

  • Autore articolo
    Roberto Maggioni
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