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Il ritiro di Bopanna, il grande veterano del tennis mondiale

Rohan Bopanna

“Un addio, ma non la fine”. È la formula con cui Rohan Bopanna, 45 anni, ha scelto di annunciare il suo ritiro dal tennis. Una carriera incredibilmente lunga e fuori dagli schemi. Con un testo denso ed emozionante, postato sulla sua pagina Instagram, ha comunicato il suo addio alle competizioni dopo più di 20 anni trascorsi con la racchetta in mano in giro per il mondo. Ma come ha scritto lui stesso: “Non si abbandona qualcosa che ha dato alla tua vita il suo significato”.Rohan Bopanna è nato nel 1980 a Bangalore, nel sud dell’India, ed è già una leggenda del tennis nel suo Paese. Ha vinto due ori ai Giochi asiatici, negli anni ha finito per conquistare 26 titoli in doppio e per vincere un Australian Open, sempre in doppio, a quasi 44 anni. Ma più delle vittorie a fare la differenza, per lui, è stato il percorso. In singolare ha tentato invano per sei volte di qualificarsi per il tabellone principale di uno Slam, i tornei più importanti della stagione. Non è mai riuscito a spingersi più su della posizione numero 213 nella classifica del tennis mondiale. Dopo anni nei tornei minori, decise di puntare sul doppio. Le sfide due contro due si sono rivelate l’habitat più adatto per il suo servizio e il suo rovescio, i colpi migliori che aveva nel repertorio, e per il suo spirito generoso.Come primo compagno di doppio scelse Aisam-ul-Haq Qureshi, il miglior tennista nella storia del Pakistan, con cui formò un sodalizio capace di mandare un messaggio di dialogo e di pace su uno dei confini più conflittuali del mondo, quello tra India e Pakistan appunto. Insieme hanno raggiunto la finale agli Us Open nel 2010. A lungo è stato il risultato più prestigioso della carriera di Bopanna, arrivato poi a vincere nel 2017 il Roland Garros in doppio misto, insieme alla tennista canadese Gabriela Dabrowski. Nel 2020, a 40 anni, Bopanna sembrava a un passo dal ritiro, senza cartilagine del ginocchio e senza terapie che gli dessero sollievo. Trovò una via verso il ritorno in campo grazie a uno stile di yoga con cui lavorò sull’allineamento della postura. Non solo tornò a giocare ma, in doppio con Matthew Ebden, arrivò a vincere l’Australian Open e a diventare il più anziano tennista della storia a raggiungere la posizione numero uno nella classifica mondiale del doppio.“Un paio d’anni fa avevo preparato un videomessaggio per annunciare la fine della mia carriera – aveva raccontato Bopanna subito dopo la vittoria di Melbourne, nel gennaio 2024 – non vincevo una partita da cinque mesi, credevo fossi alla fine del mio percorso. Invece la perseveranza, aver guardato dentro me stesso e aver trovato un grande compagno sono le cose che mi hanno permesso di andare avanti” aveva dichiarato ancora sul campo. La sua intera carriera può essere raccontata come un esempio di longevità e dedizione allo sport, al tennis: “Mi ha dato tutto e ora voglio restituire qualcosa, voglio aiutare i giovani che sognano di fare strada in questo mondo a credere che i loro punti di partenza non definiscono i loro limiti – ha scritto Bopanna nel suo messaggio di ritiro. “Con convinzione, lavoro duro e cuore, tutto è possibile”.

  • Autore articolo
    Luca Parena
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    L'abbiamo scoperto con l'EP "Somewhere only we go" e oggi a Volume abbiamo avuto modo di conoscere meglio la storia di questo cantautore nigeriano, che si è poi formato musicalmente in Ghana: "Nel corso degli anni le nostre musiche si sono fuse: l'highlife ghanese, il palm-wine, il folk di Kumasi, il suono contemporaneo della chitarra. Ho potuto unire questi due mondi, mescolandoli con le radio occidentali che ascoltavo da ragazzo". Il risultato è un folk pop pieno di anima e di profondità: "Il mio obiettivo non è solo una carriera internazionale, ma costruire qualcosa in Africa. Voglio creare una struttura che funzioni per artisti come me, gente con una chitarra o un tamburo, artisti contemporanei che non hanno modo di raggiungere il loro pubblico". Ascolta l'intervista di Niccolò Vecchia a Tommy WA.

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    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

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    Teatro. La rivoluzione delle "piscinine" milanesi vista da due piccioni in crisi esistenziale

    Teatro. La rivoluzione delle "piscinine" milanesi vista da due piccioni in crisi esistenziale Al Teatro della Cooperativa, a Milano ha debuttato in prima nazionale "Lo sciopero delle bambine", in scena Rita Pelusio e Rossana Mola di PEM Habitat Teatrali, compagnia che porta avanti una ricerca artista che declina contenuti civili e ironia. Lo spettacolo, con la regia di Enrico Messina, racconta una storia avvenuta a Milano nel 1902, quando le “piscinine”, che in dialetto meneghino significa “piccoline”, bambine, tra i sei e i tredici anni, che lavoravano senza diritti, sfruttate e sottopagate, ebbero la forza di scioperare e, per cinque giorni, fermare l’industria della moda della città. A raccontare la vicenda delle piscinine in scena sono due piccioni, due creature che abitano le piazze, le cui parole rispecchiano lo sguardo dei contemporanei, spesso stanchi e disillusi davanti alle sfide della storia. Nella trasmissione Cult Ira Rubini ha intervistato l’attrice Rita Pelusio.

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