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Francia, dieci anni di frontiere sigillate

Francia, dieci anni di frontiere sigillate

A Mentone e a Monginevro, al confine italiano, o a Cerbère e a Hendaye, su quello spagnolo, oggi gli automobilisti di passaggio sono stati accolti da manifesti e striscioni. I militanti per il diritto d’asilo hanno organizzato una serie di azioni per sensibilizzare la popolazione al fatto che da 10 anni, complici gli attentati di Parigi, la Francia ha ristabilito i controlli alle frontiere. Una possibilità prevista dal diritto europeo in casi eccezionali, ma di cui Parigi ha abusato riattivandoli ogni 6 mesi, con delle conseguenze pesantissime, soprattutto per i migranti e i richiedenti asilo che vedono i loro diritti sistematicamente violati e sono respinti o detenuti in condizioni indegne.

“10 anni di diritti calpestati”, così si leggeva su uno striscione ai lati del gabbiotto di legno della dogana del Monginevro, dove stamattina un piccolo gruppo di militanti ha distribuito volantini agli sciatori venuti per il primo giorno di apertura delle piste. All’entusiasmo e all’allegria dei militanti, per una volta sorvegliati da gendarmi poco aggressivi e piuttosto ben accolti dai viaggiatori, ha fatto da contraltare il racconto delle storie di chi è costretto a rischiare la vita a causa della militarizzazione del confine.

I dati ufficiali parlano di almeno 60 morti nella zona dal 2015, ma è impossibile sapere davvero quanti siano. Si stima che ancora oggi, ogni notte, almeno 50 persone tentino la traversata. Alla luce delle torce, qualche pattuglia di volontari continua a perlustrare i sentieri coperti di neve per cercare di guidarli verso un rifugio sicuro.

  • Autore articolo
    Luisa Nannipieri
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    Il regime di Teheran usa l'arma della repressione perché incapace di rispondere ai bisogni della popolazione. Negli ultimi mesi la crisi sociale è stata aggravata da una gravissima siccità. In "A come Asia" Diana Santini ha intervistato Filippo Menga, professore di geografia all'Università di Bergamo.

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    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

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    “La diversità è la spina dorsale degli USA”: gli statunitensi The Sophs raccontano il loro debutto

    Il disco di debutto dei The Sophs è previsto per il prossimo 13 marzo ma la giovane formazione di Los Angeles sta già catturando l’attenzione di molti. Poco prima di partire per un tour che lì vedrà suonare in molti dei più grandi festival del 2026, due dei sei componenti della band sono passati ai microfoni di Volume per presentare l’album in uscita e suonare alcuni brani. Dalla nascita del progetto fino all’esperienza con la storica etichetta Rough Trade - “un sogno che si avvera”, spiega la band - abbiamo chiesto ai The Sophs anche il loro punto di vista, da statunitensi, sulla difficile situazione che il loro paese sta attraversando in questi giorni. “Ci vergogniamo del nostro governo, le persone in carica oggi non rappresentano in alcun modo i cittadini americani - spiega Ethan Ramon, prima di ricordare l’importanza del voto per supportare la propria comunità - “siamo tutti figli di immigrati, la cultura della diversità è la vera spina dorsale del nostro paese”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande e il MiniLive dei The Sophs.

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