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“Etichettare” i media: la scivolosa strategia di Macron per combattere la disinformazione

“Etichettare” i media: la scivolosa strategia di Macron per combattere la disinformazione

Secondo la leggenda, Roger Hayles, il famigerato fondatore di Fox News, avrebbe dichiarato, a proposito della verità giornalistica: “La verità è quello che la gente crede, e quello che la gente crede è quello che la gente vede sul proprio schermo.” Citazione apocrifa, ma soprattutto profetica, diventata negli ultimi dieci anni uno dei fondamenti non dell’informazione, ma della battaglia dell’informazione, che è, nell’epoca del capitalismo scopico – della società dello spettacolo, che dir si voglia – la madre di tutte le battaglie.
Citazione che ha l’immenso vantaggio di potersi applicare tanto alla televisione, per cui fu coniata, quanto ormai anche ai social network e a tutta l’informazioni online, per cui la verità è, e resta, ciò che si vede e si crede sul proprio schermo.
La verità non è più la costante determinata dai fatti, ma una variabile risultante dal gioco incrociato tra interessi particolari, fake news, troll, influencer, propaganda politica, opinionisti, potentati economico-finanziari, lobbisti e ideologi del profitto, del potere o dell’identità. Come allora permettere la formazione di cittadini liberi, indipendenti e consapevoli senza un’informazione libera, indipendente e, soprattutto, attendibile e verificata?
Per Emmanuel Macron, la risposta sta in un sistema trasparente e condiviso di certificazione per i media d’informazione, che ne attesti il rispetto delle regole deontologiche, un po’ come il bollino blu per le spiagge pulite o l’indicatore di valore nutritivo per i cibi trasformati. Un’idea che il presidente francese promuove in forme diverse da anni e che ha riproposto qualche giorno fa, nel quadro di un dibattito tra il presidente e l’Associazione Nazionale dei Sindaci, su informazione e democrazia.
La proposta di una sorta di etichetta di salubrità informativa ha immediatamente scatenato polemiche, in un contesto incandescente di battaglia informativa, ideologica e deontologica tra i media del servizio pubblico – accusati di non essere imparziali, ma di orientamento liberal-progressista – e i media del gruppo Bolloré, radicalmente nazional-identitari, che hanno subito accusato Macron di voler ristabilire la censura: un nuovo Ministero della Verità di Stato.
Battaglia ideologica e mediatica nazionale in Francia, a cui si sovrappone e intreccia quella planetaria tra la guerra ibrida della Russia di Putin e quella ideologica dell’America di Trump, o ancora le derive autoritarie di Paesi prossimi come l’Ungheria, insieme ai tentativi nostrani di messa in disciplina dei media troppo critici o troppo indipendenti.
Nella proposta di certificazione di Macron – che in cattive mani potrebbe rapidamente trasformarsi in uno strumento autoritario – sarebbe un organismo, un’autorità non statale, indipendente, collegiale e qualificata dalla professione, a rilasciare il certificato di conformità, onde evitare al massimo il rischio di censura di Stato.
Difficile immaginare un seguito concreto alla proposta di un presidente a fine mandato, mai così discreditato e a picco nei sondaggi, senza maggioranza, senza alleati e senza futuro, visto che non potrà ricandidarsi alle prossime presidenziali del 2027. Resta la questione dell’informazione al servizio della verità: strumento di emancipazione o, se trasformata in propaganda al servizio del potere, strumento di oppressione.

  • Autore articolo
    Francesco Giorgini
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    Sabato 17 gennaio, al Circolo Magnolia di Segrate, andrà in scena la notte dei Cbcr, evento organizzato dal magazine musicale online rockit. Giunto alla sua quarta edizione, l'evento “è al contempo una previsione e un auspicio per i dodici mesi successivi della musica italiana”, racconta l’organizzatore Dario Falcini ai microfoni di Volume, “punta a portare sul palco gli artisti sul punto di esplodere perchè secondo noi hanno le carte in regola, perchè se lo meritano e farebbero un gran bene al sistema. Negli anni sono stati individuati in tempi non sospetti Calcutta, Olly, Tananai, ThaSup, Blanco e altri artisti poi diventati mainstream.”Dal pop allo shoegaze, dall’hip hop all’elettronica, il programma si preannuncia ricco e variegato, mettendo insieme anche progetti completamente diversi tra loro. Ben diciotto i live che si susseguiranno su due palchi: una vera maratona musicale dal vivo, dalle 17.30 alle 3 di notte. “Inizialmente questo era un format scritto”, continua Falcini, “negli ultimi anni però gli spazi della musica live in Italia si sono contratti moltissimo, e volevamo dare a questi giovani artisti una possibilità e un palco per farsi conoscere”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande a Dario Falcini. (in foto: Tresca Y Tigre)

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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