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70 anni fa il “no” di Rosa Parks, divenuto simbolo della lotta degli afroamericani

Rosa Parks

Ogni ideale, causa, movimento, ha i suoi eroi, ha i suoi simboli. Rosa Parks è, senza alcun dubbio, il simbolo, e l’eroina, del movimento per i diritti civili. Il suo rifiuto di cedere il posto a un bianco su un autobus di Montgomery, Alabama, esattamente 70 anni fa, 1 dicembre 1955, è il gesto più celebre, e raccontato, della battaglia degli afroamericani per l’eguaglianza. I simboli devono però essere chiari, diretti, nella loro capacità di rappresentare il tutto. E quindi anche la vicenda di Rosa Parks è stata semplificata e ammantata di un’aura favolistica che rischia di appiattire la verità storica. Allora, ricapitolando, il 1 dicembre 1955, di ritorno dal lavoro, stanca, Rosa Parks siede nella zona mediana di un bus di Montgomery. Un’ordinanza cittadina del 1900 aveva stabilito che i posti della parte anteriore dell’autobus fossero riservati ai bianchi. Quelli della parte posteriore ai neri. Le proteste della comunità nera della città erano esplose da subito, anche perché proprio gli afroamericani erano la grande maggioranza di chi utilizzava i mezzi pubblici, tanto che nel 1902 la città di Montgomery aveva dovuto introdurre un emendamento, che stabiliva che nessun viaggiatore era costretto a cedere il suo posto, se ce n’erano altri disponibili. L’emendamento servì comunque a poco, anche perché larga discrezionalità nell’applicare la norma veniva lasciata ai conducenti del bus. Le proteste della comunità nera di Montgomery contro la segregazione sui mezzi pubblici proseguirono per decenni. La stessa Rosa parks, nel 1944, ebbe un alterco sul bus per la sua scelta del posto. Comunque, in quegli anni, furono parecchi gli episodi di afroamericani che si rifiutarono di cedere il posto, e che furono arrestati. E a metà degli anni Cinquanta la NAACP di Montgomery, l’associazione per l’avanzamento delle persone di colore, era alla ricerca di una storia esemplare che potesse far partire la battaglia legale e politica contro la segregazione. Rosa Parks, che era la segretaria della NAACP, gli diede quella storia. Si è tra l’altro molto discusso se il suo rifiuto di cedere il posto fosse stato concordato, e preparato, con i leader afroamericani locali. Si è arrivati alla conclusione che probabilmente, non fu un gesto concordato, ma nato proprio dalla stanchezza e dall’esasperazione di Parks. Una volta però che lei fu fatta scendere, e arrestata, i dirigenti della NAACP trovarono il caso che cercavano. Rosa era del resto perfetta. Rispettata da tutti, cittadina esemplare, lontana da qualsiasi eccesso temperamentale. Non c’era niente, nel suo passato e presente, che la potesse indicare come una minaccia al sistema e ai valori americani. Dopo quel 1 dicembre 1955, è comunque venuto ciò che sappiamo. Il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, l’azione e legale, la sentenza della corte suprema del 13 novembre 1956 che giudicava incostituzionale la segregazione sui bus. Celebrati i 70 anni, ricordata Rosa Parks, vale però anche la pena sottolineare una cosa. Che, a 70 anni da quel gesto, gli afroamericani vivono oggi uno dei periodi più difficili della loro storia recente. Misure come la cancellazione dei sussidi per l’Obamacare, o la sospensione dei buoni pasti decisa da Donald Trump durante lo shutdown, prendono di mira anzitutto i neri americani. Irump sta anche tentando di ridisegnare i distretti elettorali in molti Stati, in modo da rendere inefficace il voto nero. E la discussione, il dibattito sul razzismo, almeno a livello di governo, sta diventando sempre più un tabù. C’è, a questo proposito, un episodio che coinvolge proprio rosa parks. Nel 2023 una prima versione dei libri di testo per la prima elementare, nelle scuole pubbliche della Florida, riportava la storia della Parks, omettendo però la cosa più importante. Che Rosa era nera, e che si rifiutò di cedere il suo posto a un bianco. Una legge della Florida proibisce infatti di discutere nelle classi di argomenti sensibili, delicati, per non turbare i ragazzi. Il razzismo è uno di questi. E quindi Rosa Parks non ha più il colore che ha ispirato la sua battaglia.

  • Autore articolo
    Roberto Festa
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    L'abbiamo scoperto con l'EP "Somewhere only we go" e oggi a Volume abbiamo avuto modo di conoscere meglio la storia di questo cantautore nigeriano, che si è poi formato musicalmente in Ghana: "Nel corso degli anni le nostre musiche si sono fuse: l'highlife ghanese, il palm-wine, il folk di Kumasi, il suono contemporaneo della chitarra. Ho potuto unire questi due mondi, mescolandoli con le radio occidentali che ascoltavo da ragazzo". Il risultato è un folk pop pieno di anima e di profondità: "Il mio obiettivo non è solo una carriera internazionale, ma costruire qualcosa in Africa. Voglio creare una struttura che funzioni per artisti come me, gente con una chitarra o un tamburo, artisti contemporanei che non hanno modo di raggiungere il loro pubblico". Ascolta l'intervista di Niccolò Vecchia a Tommy WA.

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