Libertà di stampa

“Le minacce della mafia non fermano”, la fermezza di Fabiola Foti

mercoledì 13 febbraio 2019 ore 20:24

Fabiola Foti è una giornalista catanese. Ha 36 anni e dirige il sito L’Urlo. Scrive, racconta, senza reticenze di quello che la circonda. “Di cosa dovrei scrivere – si chiede – solo di mare e di dolci tipici?“. E invece Fabiola racconta anche cose che a qualcuno danno fastidio.

“Fatti i cazzi tuoi”, le hanno mandato a dire, con un messaggio sui social. Poi, la mattina del 9 febbraio, la mamma di Fabiola ha visto qualcosa di strano sul parabrezza dell’auto della figlia. Era una testa di agnello mozzata. Ha chiamato Fabiola, che si è subito resa conto di quello che stava accadendo. Una minaccia, pesante, in puro stile mafioso.

Fabiola ha fatto denuncia ai carabinieri e poi ha deciso di raccontare anche questo. Con tanto di foto. Poi sono arrivati i messaggi di solidarietà, del sindaco di Palermo Orlando, del presidente della commissione antimafia siciliana Claudio Fava. E’ stata naturalmente aperta un’inchiesta.

Ma cosa aveva fatto Fabiola Foti per suscitare quella reazione minacciosa?

Ho pubblicato una fotografia sul mio sito il giorno della festa di Sant’Agata. Documenta la presenza di Francesco Ragusa, affiliato alla cosca mafiosa dei Cursoti milanesi, proprio sotto il baiardo, l’altare che viene portato in processione“.

E spiega che essere lì, farsi vedere lì, per un mafioso è un messaggio: vuol dire potere, suggestione, aura di intoccabilità.

“I miei cronisti – racconta ancora Fabiola – mi hanno detto che, durante la processione, tanti guardavano la foto sul cellulare. E qualcuno ha fatto allontanare Ragusa, lamentandosi con lui per questa indesiderata pubblicità“.

Ecco. Questa è la storia. Una storia che non finisce. “Assolutamente, ho paura ma vado avanti. Sono una giornalista, sono siciliana: e di che altro dovrei scrivere?

L’audio integrale dell’intervista:

radar_fabiola_foti

 

Aggiornato giovedì 14 febbraio 2019 ore 12:07
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