DJ Fabo, parla Cappato

“Il Parlamento deve intervenire”

lunedì 22 ottobre 2018 ore 11:56

Marco Cappato, esponente dei Radicali e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, è tornato a Radio Popolare per parlarci dell’importante udienza di domani della Corte Costituzionale di Roma sul caso di Dj Fabo, Fabiano Antoniani, morto in Svizzera il 27 febbraio 2017 all’età di 39 anni grazie proprio all’intervento dell’Associazione Luca Coscioni, che lo ha aiutato ad avviare il percorso del suicidio assistito.

Cappato, attraverso un’azione di disobbedienza civile, offrì assistenza al suicidio, contravvenendo l’art. 580 del Codice penale, denominato proprio “Istigazione o aiuto al suicidio”. Cappato è stato assolto dall’accusa di istigazione al suicidio, mentre per l’accusa di aiuto al suicidio la Corte di Assise di Milano, lo scorso febbraio, aveva emesso una ordinanza di remissione alla Consulta per il giudizio di costituzionalità della norma.

Domani, quindi, la Corte Costituzionale dovrà stabilire se il reato di aiuto al suicidio è ancora conforme alla Costituzione italiana. Ecco cosa ha spiegato Cappato a poche ore dalla sentenza ai microfoni di Radio Popolare, intervistato da Lorenza Ghidini e Massimo Bacchetta.

Lo può fare la Corte e lo può fare il Parlamento. Per me l’importante è riuscire a superare una situazione dove si applica una legge per casi che non c’entrano nulla con le motivazioni di quella legge: nel 1930 si voleva ribadire che la vita umana appartiene prima allo Stato, al Regime, e poi alla libertà di ciascuno, ma non era certamente una legge concepita per regolare la questione dei malati terminali che di fatto non esistevano nemmeno a quell’epoca. Fabiano Antoniani sarebbe sopravvissuto poche decine di minuti in quelle condizioni con lo stato di tecnologie mediche del 1930. Quella proibizione, che appunto è una proibizione con una condanna da 5 fino a 12 anni di carcere, deve essere superata. La Corte Costituzionale può decidere che sia un reato incompatibile con i principi costituzionali ed io aspetto, con il massimo rispetto per la Corte stessa, quella che sarà la decisione. Ovviamente anche il Parlamento potrebbe superare questa situazione, visto che c’è una proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo depositato 5 anni fa e che non è mai stata discussa dal Parlamento.

Che aspettative ha per domani? Ricordo che in quella aula il presidente della Corte Ilio Mannucci Pacini aveva letto tutta una serie di sentenze europee. Ora non vorrei dire troppe sciocchezze perché il giudice Mannucci è un fidato ascoltatore di Radio Popolare e non vorrei essere imprecisa.

Il contesto anche europeo è quello, ma anche quello della giurisprudenza costituzionale di un sempre maggiore spazio per i cosiddetti diritti di autodeterminazione è la ragione per la quale la Corte Costituzionale aveva stabilito e ha abrogato i divieti sulla fecondazione assistita, l’analisi genetica pre-impianto e l’eterologa, senza che il Parlamento sia mai intervenuto. Questo però dal mio punto di vista non significa voler essere ottimista o pessimista, ho il massimo rispetto per un lavoro che è comunque difficile da parte della Corte e mi interessa però chiamare la responsabilità del Parlamento in ogni caso, perché anche se la Corte dovesse rimandare la palla al Parlamento o magari stabilire un principio, poi ci sarebbe comunque bisogno di regole che aiutino a distinguere il caso di una condizione di disperazione ma che deve essere aiutata con un’assistenza medica psicologica e invece un caso davvero irreversibile e insostenibile che può richiedere il rispetto della volontà di terminare la propria vita. Mi chiedo, a questo punto, se la politica deve continuamente aspettare che sia poi la Giustizia a risolvere problemi che invece chiamano in causa dibattiti che sono presenti nell’opinione pubblica e che sono maturi nell’opinione pubblica. Visto che la Costituzione, tra l’altro, prevede anche che il popolo eserciti l’iniziativa delle leggi e quella legge è in attesa da 5 anni, mi interessa di più esigere da questo Parlamento che finalmente discuta questo tema.

Le chiedo se non teme che una sentenza eventualmente negativa della Corte possa in realtà inchiodare per molto altro tempo il tema. Lei cita il Parlamento, però va notato che lei va direttamente e caparbiamente sulla questione delle leggi sul tema in un momento in cui la politica vive esattamente in una situazione opposta: contano più le sparate alla luna, piuttosto che il merito delle cose. Dove la vede nel Parlamento attuale l’energia culturale per occuparsi di un tema del genere?

Io mi sono autodenunciato per questo, perché la forza della non-violenza è esattamente quella di far vedere in carne e ossa la conseguenza delle leggi e delle politiche giuste e sbagliate e in questo ha una solidità e una forza a mio avviso più profonda che non lo scontro di slogan, di polemiche, di insulti o di buffonate che continuamente vengono somministrate nel cicaleccio della politica. Penso che la solidità e la profondità di questi temi possa già trovare un’opinione pubblica favorevole. Non lo dico io, lo dicono tutti i sondaggi: uno del Gazzettino del Nord-Est dice che il 67% degli elettori della Lega Nord è d’accordo sulla legalizzazione dell’eutanasia. Allora conquistando un minimo di condizioni di democrazia diventa difficile, anche per i vertici di partiti finora ferocemente contro, girare la testa dall’altra parte. Non è detto che sia un’intesa che sarà realizzata o che sarà vinta subito, ma francamente non vedo altra soluzione che insistere.

Che ne pensa della situazione politica in generale di questo nuovo governo. Lei di solito non interviene molto sul generale e sta più sui temi che sono che sono quelli dei Radicali.

Penso che la cosa più negativa e pericolosa sia l’illusione del nazionalismo. Questo è veramente solo uno slogan superficiale, perché nessun problema del nostro tempo, dal riscaldamento globale alle crisi migratorie e quelle della finanza internazionale, può essere degnamente affrontato illudendosi di chiudersi in casa nostra. Certo, c’è bisogno di democratizzare le Istituzioni Internazionali, questo è lo sforzo che va fatto ed è effettivamente una delle grandi responsabilità in negativo di chi ha governato finora: non avere considerato il diritto, i diritti e la Democrazia una priorità politica. Oggi si raccoglie quello che si è seminato, però a questo punto non ci sono nemmeno più alibi, non si può continuare a dire “Eh ma allora il PD? E allora il centrosinistra?”. Adesso i mitici 100 giorni sono passati da un pezzo, le leggi che sono in vigore e le politiche che sono in vigore sono responsabilità di questo governo e dei partiti che lo compongono e ciascuno deve essere richiamato alle proprie responsabilità.

Lei citava appunto l’elettorato leghista e la maggioranza che sarebbe favorevole a soluzioni di questo tipo. Fino ad ora però dal governo abbiamo visto posizioni più legate all’integralismo da Family Day. Qualcuno della Lega l’ha chiamata per dirle che si sarebbe occupato del caso?

No, però da questo punto di vista devo dire che non mi ha chiamato praticamente nessuno, neanche dall’altra parte. A questo punto mi dico che chi crede nell’urgenza di svolta di libertà e di diritto, ma che riguarda anche il tema dei migranti, del lavoro o dell’ecologia, deve darsi da fare: non basta denunciare i pericoli, che sono enormi, di quello che sta accadendo in Italia per riuscire a rappresentare un’alternativa. L’alternativa si costruisce con la mobilitazione, con la non-violenza e le iniziative popolari, non soltanto con lo scambio di tweet e di post che evocavate voi.

marco cappato

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intervista Marco Cappato

Aggiornato giovedì 25 ottobre 2018 ore 00:18
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