progetti renziani

Il partito nel partito di Renzi (e la exit strategy)

sabato 20 ottobre 2018 ore 18:35

Se ne parlava da tempo, è stata presentata all’edizione della Leopolda 2018, che si propone addirittura un ‘Ritorno al Futuro’ come recita il claim che rimanda direttamente al film degli anni ’80, riferimento culturale dei quarantenni, ormai quasi cinquantenni, della generazione dell’ex segretario del Pd.

E’ la nuova organizzazione renziana dentro al Partito Democratico, i ‘comitati di azione civile’.

“I comitati avranno una base territoriale e al tempo stesso tematica” dice Ivan Scalfarotto, descrivendoli.

Chiunque può aderire, non occorre essere iscritti al Pd.

“Ciascuno di voi esca da qui e coinvolga quattro persone per formare un comitato” insiste Scalfarotto dal palco della Leopolda rivolgendosi al migliaio di partecipanti.

Qualcosa di più di una semplice corrente. Una organizzazione che potrebbe essere a disposizione nel momento in cui Renzi decidesse di creare una nuova forza politica lasciando il Pd, sopratutto se il congresso lo vincesse Zingaretti. Ma di fatto i comitati, per come sono stati presentati, somigliano già oggi a un partito nel partito. Uno strumento pensato per fare politica in piena autonomia dal resto del Pd, aprendo alla partecipazione di chi al Pd non aderirebbe mai, spostandone ancora di più gli equilibri verso il centro, guardando ad esempio a quei centristi che stanno nel centrodestra e che nel rapporto con Salvini sono in difficoltà. A partire da chi sta ancora oggi in Forza Italia.

Due piani, insomma. Il piano ‘a’ prevede di rendere ancora più forte l’area centrista e liberale del Pd. Il piano ‘b’ è la exit strategy.

Aggiornato martedì 23 ottobre 2018 ore 14:32
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