Russia 2018

Il Mondiale secondo Bruno Pizzul

lunedì 16 luglio 2018 ore 15:46

L’ex calciatore e decano dei commentatori e giornalisti sportivi italiani, Bruno Pizzul, racconta il suo Mondiale 2018, i successi, il piano tattico, un nuovo ciclo per tanti giovani emergenti, il fallimento delle superstar e forse il ritorno “al calcio all’italiana“.

Comincia l’attesa per il prossimo mondiale, quello 2019 del calcio donne con l’Italia di Milena Bartolini tra le possibili favorite. L’intervista di Claudio Jampaglia a Giorni Migliori.

È stata un’edizione abbastanza interessante dei Mondiali, non tanto e non solo sotto il profilo tecnico/tattico, quanto per il fatto che l’organizzazione è stata pienamente all’altezza, la risposta popolare straordinaria – stadi tutti pieni – e semifinali un po’ in contrasto con quelle che erano le previsioni della vigilia, basta pensare che in semifinale non è approdata nessuna delle quattro squadre che prima dell’inizio dei Mondiali erano considerate cavalle favorite, vale a dire la Spagna, la Germania e le due grandi sudamericane, Brasile e Argentina. L’esito è stato determinato da tutta una serie di partite spettacolarmente non sempre all’altezza delle attese, ma caratterizzate da una certa incertezza sul piano dell’esito finale, con un recupero di quello che è interesse legato alle sorti del calcio quando gli equilibri sono molto evidenti. Per il resto direi che è stata anche un’edizione dei Mondiali in cui sono venuti clamorosamente a mancare quelli che erano considerati i primi attori sicuri, Cristiano Ronaldo che poi ha recuperato sul piano personale con questa storia dell’acquisizione della Juventus, ma anche Messi e lo stesso Neymar non sono stati all’altezza delle situazioni. In compenso sono balzate agli occhi di tutti le ottime prestazioni di alcuni giovani che testimoniano come sul piano internazionale ci siano ancora delle buone prospettive di vedere all’opera nei prossimi anni grandi campioni, in particolare la Francia ha grandi e ottimi giocatori e la Croazia ha confermato di essere una patria del calcio, ma anche dello sport in generale. In un Paese di ridotte dimensioni, con quattro milioni di abitanti, non solo il calcio ha sempre espresso grandi talenti, ma anche in altre discipline, dalla pallamano alla pallanuoto e gli sport individuali

Anche la pallavolo

Sì, certo, anche la pallavolo. Un popolo di grandissimi sportivi.

Le Monde titolava, non a caso, “l’incoronazione della giovinezza e la disciplina e dell’aggressività” festeggiando la vittoria. L’impressione che ho avuto è che la Francia fosse davvero la più forte, da un lato ha avuto il cammino più difficile rispetto alla Croazia e non aveva un grandissimo gioco, ma riusciva sempre a uscire. E su tutti sono rimasto molto impressionato da Griezmann più che dal fenomeno Mbappé che ha tempo di crescere.

Indubbiamente è un direttore straordinario. Hai fatto riferimento a Mbappé che in effetti ha delle accelerazioni con delle vertiginose capacità di dinamica personale. Sul piano della completezza del gioco e dell’espressione che riesce a dare alle sue prestazioni sul campo, Griezmann effettivamente è l’uomo squadra. Al di là di questi due che balzano agli occhi come le stelle più lucenti di questa Francia che ha vinto il suo secondo Mondiale, direi che altri giovani sono pienamente all’altezza della situazione, tanto che per la Francia si prospetta la possibilità di diventare veramente una squadra molto forte anche per quanto riguarda l’esito delle prossime competizioni internazionali. Bisogna dire, però, che sul piano della qualità del gioco in sé e per sé, la Francia si basa molto sulle cosiddette ripartenze. Anche nella partita finale, vedi il possesso palla che non è un dato di fondamentale importanza, c’è stato uno sbilanciamento notevole per quanto riguarda la qualità della manovra come tentativo di approccio all’esito finale che è quello di fare gol. Per un’ora abbondante, come squadra, ha giocato nettamente meglio la Croazia rispetto alla Francia, che però sa mettere a frutto queste sue capacità straordinarie. E bisogna dire che, al di là del fatto che è vincere è stata proprio la Francia, in linea generale molto spesso in questo Mondiale si sono viste delle squadre che hanno giocato “all’Italiana”, perchè molte sono state le squadre che hanno tenuto dieci uomini dietro alla linea della palla e che hanno badato soprattutto a difendersi e poi a ripartire in contropiede. In questo la Francia è stata maestra, anche perchè ha dei giocatori adattissimi a questo tipo di gioco. Abbiamo fatto riferimento a Mbappé e a Griezmann, ma devo dire che ha fatto un ottimo campionato anche quel Pogba che veniva da una stagione tutt’altro che lusinghiera a livello personale, tanto che si mormora di suoi possibili rientri a Torino.

E aveva di fianco anche un Kanté che, a parte ieri che non ha brillato, ha fatto un campionato impressionante. Tu che di calcio ne hai masticato come giocatore prima e poi come giornalista, sei contento che arrivata la fine del Tiki Taka, perchè anche questo è un po’ il dato del gioco. Tutte le squadre forti hanno giocato in un altro modo, con grandissime accelerazioni e il Tiki Taka un po’ ha perso.

Il Tiki Taka ha un po’ perso, ma ha perso soprattutto perchè quella che è la massima rappresentante del Tiki Taka in campo internazionale, cioè l’Australia, è clamorosamente mancata perchè, nel Tiki Taka, gli mancano quei due o tre giocatori che nell’uno contro uno fanno saltare gli schermi avversari. Fin quando hai degli elementi che, dotati di una tecnica individuale di grande velocità e di quella spregiudicatezza tipica dei giovani che li fa andare all’uno contro uno e tentare delle giocate anche apparentemente impossibili, è chiaro che il Tiki Taka si risolve in una specie di melenso avanti e indietro con possesso palla prolungatissimo e con pochissime occasioni da gol. Il Tiki Taka sembra essere arrivato un po’ al capolinea, a meno che poi in una squadra che lo pratica non ci siano due o tre elementi talmente forti.

E l’Italia che cosa deve guardare? Mancini può uscire consolato?

È chiaro che anche a posteriori non è del tutto rimarginata la ferita che i tifosi italiani hanno avuto con questa mancata qualificazione. È anche vero che alla luce di quello che si è visto, anche se non c’è riprova, che probabilmente anche la nostra nazionale non dico che sarebbe arrivata fino in fondo, ma avrebbe potuto benissimo giocare contro avversari di questo livello e di questo tipo, magari superando il primo turno e via dicendo. Adesso però bisogna andare avanti, Mancini lo sta facendo con grande entusiasmo e soprattutto credo che si possa guardare con una certa fiducia al fatto che volgendo lo sguardo all’indietro verso i giovani sembra che ci sia una buona generazione che ci faccia superare con minori tormenti quel ricambio generazionale che ci è costato così caro.

Un altro Mondiale, lo ricordiamo, lo seguiremo l’anno prossimo in Francia con la Nazionale di Calcio femminile italiana che si è qualificato col miglior risultato di quasi tutte le nazionali. Sono loro in questo momento le prossime per cui noi tiferemo.

Io lo seguo con molta simpatia e devo dire che la qualità delle nostre giocatrici è nettamente salita e che è consolante il fatto che anche la partecipazione popolare e l’interesse della gente siano crescendo, perchè fortunatamente negli ultimi tempi quando giocano le donne non c’è questo deserto imbarazzante che caratterizzava le loro prestazioni in passato. Ricordiamo che all’estero, in tanti Paesi anche calcisticamente evoluti, quando giocano le donne gli stadi sono pieni. Pian piano anche da noi cresce l’interesse per le ragazze e naturalmente saranno accompagnate da tutta la nostra simpatia in questa avventura mondiale.

Bruno Pizzul

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