Foto | China Manned Space Agency
Luciano Anselmo del CNR

Tiangong-1 contro la Terra: quali sono i rischi

giovedì 29 marzo 2018 ore 11:11

Tiangong-1, la stazione spaziale cinese lanciata in orbita nel 2011, sta tornando sulla Terra in modo incontrollato e in questi ultimi giorni, a poche ore dall’impatto, si sta cercando di capire in quale parte del Mondo cadrà e quali potrebbero essere le conseguenze di questa caduta libera.

Abbiamo intervistato Luciano Anselmo dell’Istituto di Scienze e Tecnologie dell’Informazione del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) per farci spiegare in modo chiaro e senza allarmismi cosa è accaduto alla stazione spaziale cinese e quali sono i rischi che i frammenti possano raggiungere l’Italia, in parte ancora sulla traiettoria calcolata in queste ultime ore.

Normalmente per oggetti così massicci, così grandi, è previsto un rientro controllato in un’area disabitata dell’Oceano Pacifico meridionale, non è normale che rientrino in maniera incontrollata.

Cosa è successo in questo caso?

Circa due anni fa si è verificato un guasto a bordo di cui non conosciamo i dettagli, anche perchè i cinesi non li hanno mai rivelati, che ha fatto perdere il controllo della Stazione. Da Terra non è più stato possibile controllarla e il veicolo spaziale – morto, nel senso che si sono scaricate completamente le batterie e tutti i sistemi che ne mantenevano il funzionamento hanno perso potenza – non ha più permesso alcuna manovra per portarlo a cadere in un’area disabitata come era previsto inizialmente. Da quel momento in poi la stazione spaziale ha iniziato lentamente a precipitare a causa dell’attrito incontrato nei confronti dell’atmosfera che si trova anche a quell’altezza in cui viaggiano i satelliti in orbita bassa, e l’impatto con le molecole dell’atmosfera ha sottratto progressivamente energia e ora praticamente siamo arrivati alla fase finale, quella in cui questo processo di completa e la stazione spaziale rientrerà nell’atmosfera terrestre disintegrandosi per la maggior parte, anche se si ritene che una frazione della sua massa, che attualmente è sulle 7 tonnellate e mezzo, potrebbe sopravvivere e ricadere effettivamente al suolo o in mare.

Di cosa parliamo esattamente quando si parla di frammenti? Quali sono le dimensioni?

Parliamo soprattuto, nel caso di un oggetto come questo, di serbatoi sferici che potrebbero avere delle dimensioni di diverse decine di centimetri, o altri pezzi di dimensioni analoghe fatte di leghe speciale che costituivano i motori della stazione o che servivano per muovere o orientare opportunamente i pannelli solari o anche al sistema di docking. Questa era appunto una stazione spaziale e veniva usata dalle navicelle spaziali cinesi per farci abitare per un periodo di tempo gli astronauti e ovviamente aveva un sistema di aggancio a cui doveva agganciarsi la navicella spaziale cinese quando arrivava. Questi sistemi di aggancio, proprio per lo stress e le forze che devono sopportare, sono in genere abbastanza massicci ed è quindi probabile che questo pezzo, che potrebbe pesare più di 100 chilogrammi, potrebbe rientrare quasi intero.

Quindi una percentuale di rischio, per quanto infinitesimale, potrebbe esserci. Ma è stata identificata l’area di caduta e soprattutto l’ora in cui questo avverrà?

Per quanto riguarda l’ora, questa potrà essere identificata solamente poche ore prima del rientro. Ora la finestra di incertezza sull’orario di caduta, sulla base delle previsioni di rientro che vengono fatte in tutto il Mondo, si apre il pomeriggio del 31 marzo e si chiude la sera del 1 aprile. Abbiamo quindi una finestra di incertezza in termini di orari abbastanza ampia, circa 36 ore o più. Per quanto riguarda il punto di caduta, è ancora peggio: nei casi di rientro incontrollato, per una serie di motivi che sarebbe abbastanza lungo spiegare, è impossibile prevedere in anticipo dove un oggetto cadrà. Quello che è possibile fare quando ci si avvicina al rientro è dire dove sicuramente non cadrà più. È quindi un gioco di esclusione in cui si cominciano a eliminare progressivamente delle intere zone del pianeta. Anche sei ore prima del rientro, quando in genere sono disponibili le ultime orbite e gli ultimi dati della traiettoria, un 3% circa dell’area che era inizialmente a rischio continua a rimanere a rischio. Qui stiamo parlando di una fascia di territorio che attraverserà tutta la Terra due o tre volte con una lunghezza superiore ai 120mila chilometri e larga circa 200 chilometri. Da quest’area residua il rientro non potrà essere escluso fino alla fine.

Un pezzo da 100 kg che arriva sulla Terra e colpisce un edificio, che danni fa?

Siccome la massa è più piccola di quella di un’automobile. LE velocità sono confrontabili, oppure nei casi più sfortunati, sono paragonabili a quelle di un’automobile ad altissime prestazioni, tipo una Ferrari o una Maserati. Per avere un’idea degli effetti di un impatto di questo tipo l’effetto più calzante preso dalla vita di tutti i giorni è quello di un incidente stradale, con tutte le varie possibilità, sia quelle ad alta velocità che quelle a bassa velocità a seconda del detrito. Ovviamente gran parte dei detriti avranno una massa più contenuta e arriveranno a una velocità più lenta.

Ma in un caso del genere, io la constatazione amichevole con chi la faccio, col governo di Pechino?

È tutto previsto dai trattati internazionali. Esista una cosiddetta Liability Convention del 1972 che prescrive che, in questo caso la Repubblica Popolare Cinese che è il proprietario del satellite, rimanga proprietario anche dei frammenti una volta caduti al suolo anche in un altro Paese. I frammenti non possono quindi essere recuperati o trattenuti e vanno restituiti alla Cina, che però dovrà pagare i costi eventuali di recupero ed eventuali danni a cose o persone subiti al di fuori del territorio cinese. È uno dei pochi casi in cui esiste una regolamentazione precisa anche per le attività spaziali.

La stazione spaziale cinese Tiangong-1

Foto | China Manned Space Agency

Aggiornato venerdì 30 marzo 2018 ore 18:13
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