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Oltre l’integrazione: convivere a Parma

Il condominio nel quale vivono Pedro, Lorenzo, Tommaso e Ahmed ha un ingresso anonimo, a ridosso del Parma, il torrente che attraversa la città. Siamo a pochi passi dal centro, ma in un’area residenziale piuttosto tranquilla. Entrare nell’appartamento permette a chiunque sia stato uno studente “fuorisede” di fare un salto nel tempo: i mobili di probabili precedenti inquilini sono accostati a economiche soluzioni ikea, le pareti sono spoglie, il forno è vecchio di decenni, tanto che ancora i neoinquilini non hanno capito come farlo funzionare. Quale sia la stanza da letto degli studenti universitari si capisce con uno sguardo: le altre due sono in ordine.

Quello che vi sto descrivendo non è però un appartamento di giovani coinquilini qualsiasi: è la prima delle sedi del progetto Tandem, promosso e realizzato a Parma attraverso il Ciac Onlus (Centro immigrazione asilo e cooperazione onlus). Il progetto ha cercato di coinvolgere tutta la città, e grazie ad alcuni benefattori, può contare sull’usufrutto gratuito di due appartamenti: sono le due nuove case di studenti universitari e giovani lavoratori rifugiati. Vivono insieme da poche settimane e sono molto entusiasti della nuova sistemazione.

“Condividiamo veramente tutto”, spiega Tommaso, “pure in cucina, anche se io sono vegetariano e Lorenzo addirittura vegano”. Ahmed, somalo, conferma: “Io sono di religione musulmana, ma se Pedro vuole farsi una braciola di maiale, per me non c’è nessun problema: io poi lavo la padella e mi cucino la mia carne di agnello! C’è il rispetto della religione e degli spazi degli altri”.

Le piccole insidie del vivere insieme non spaventano: non ci sono turni di pulizie (“Se vedo che c’è sporco, pulisco!”, mi dice Ahmed), non ci sono regole per il fumo di sigaretta (“Non abbiamo dovuto nemmeno parlarne: si fuma solo sul balcone”, racconta Tommaso), nessuna discussione sul controllo del telecomando dell’unico televisore (“Almeno finora!”, dice Pedro).
“La televisione deve essere l’ultimo dei motivi per cui si discute!”, conferma Tommaso. “È un aspetto che conta così poco rispetto all’importanza di quel che è per noi la convivenza”. Non è solo giusta leggerezza: per chi, come Ahmed e Pedro, ha sperimentato la vita in dormitorio o in altre situazioni precarie, questa convivenza in quattro è davvero una situazione facile da gestire.

Ai due rifugiati, entrambi lavoratori, Tandem permette di non avere un affitto da pagare e contemporaneamente di entrare ancora più in profondità nella vita sociale della città, grazie alla presenza dei due studenti italiani. I quali, a loro volta, beneficiano dell’usufrutto gratuito della casa e approfittano di una bella esperienza di fratellanza. In cambio, il Ciac chiede a tutti e quattro di raccontare all’esterno questa loro convivenza, per dimostrare che vivere insieme si può, ed è anche bello.

“Questo progetto è molto importante per me: non stiamo parlando di integrazione, ma di convivenza”, spiega Pedro, scappato dalla Nigeria perché attivista per i diritti omosessuali, e arrivato in Italia nel 2012, “Integrazione per me vuol dire che ti devi comportare secondo le regole di un certo luogo per sentirti parte di quel posto; ma qui noi conviviamo, ci consideriamo fratelli, non importa quale sia la nazionalità”.
“La finalità del progetto è andare oltre l’integrazione”, conclude Tommaso, “ e dimostrare, in un momento in cui le spinte xenofobe e la paura del diverso sono alle stelle, che possiamo vivere benissimo insieme, anzi: insieme viviamo meglio!”.

Ascolta la puntata di Welcome dedicata al progetto Tandem di Parma

Per la foto dell’articolo si ringrazia Livio Senigalliesi.

  • Autore articolo
    Sara Milanese
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