Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di gio 21/11 delle ore 22:30

    GR di gio 21/11 delle ore 22:30

    Giornale Radio - 22/11/2019

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di gio 21/11

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 22/11/2019

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di gio 21/11 delle 19:49

    Metroregione di gio 21/11 delle 19:49

    Rassegna Stampa - 22/11/2019

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Oltre i 70 di gio 21/11

    Oltre i 70 di gio 21/11

    Oltre i ’70 - 22/11/2019

  • PlayStop

    Rotoclassica di gio 21/11

    Rotoclassica di gio 21/11

    Rotoclassica - 22/11/2019

  • PlayStop

    Rock is Dead di gio 21/11

    Rock is Dead di gio 21/11

    Rock is dead - 22/11/2019

  • PlayStop

    Ora di punta di gio 21/11 (seconda parte)

    Ora di punta di gio 21/11 (seconda parte)

    Ora di punta – I fatti del giorno - 22/11/2019

  • PlayStop

    Ora di punta di gio 21/11 (prima parte)

    Ora di punta di gio 21/11 (prima parte)

    Ora di punta – I fatti del giorno - 22/11/2019

  • PlayStop

    Esteri di gio 21/11

    Esteri di gio 21/11

    Esteri - 22/11/2019

  • PlayStop

    Esteri di gio 21/11

    Esteri di gio 21/11

    Esteri - 22/11/2019

  • PlayStop

    Ora di punta di gio 21/11

    Ora di punta di gio 21/11

    Ora di punta – I fatti del giorno - 22/11/2019

  • PlayStop

    Malos di gio 21/11 (prima parte)

    Malos di gio 21/11 (prima parte)

    MALOS - 22/11/2019

  • PlayStop

    Malos di gio 21/11 (seconda parte)

    Malos di gio 21/11 (seconda parte)

    MALOS - 22/11/2019

  • PlayStop

    Due di due di gio 21/11 (prima parte)

    Due di due di gio 21/11 (prima parte)

    Due di Due - 22/11/2019

  • PlayStop

    Due di due di gio 21/11 (seconda parte)

    Due di due di gio 21/11 (seconda parte)

    Due di Due - 22/11/2019

  • PlayStop

    Jack di gio 21/11 (seconda parte)

    Jack di gio 21/11 (seconda parte)

    Jack - 22/11/2019

  • PlayStop

    Jack di gio 21/11 (prima parte)

    Jack di gio 21/11 (prima parte)

    Jack - 22/11/2019

  • PlayStop

    FRANK ZAPPA

    FRANK ZAPPA

    Jailhouse Rock - 22/11/2019

  • PlayStop

    Considera l'armadillo gio 21/11

    Considera l'armadillo gio 21/11

    Considera l’armadillo - 22/11/2019

  • PlayStop

    Radio Session di gio 21/11

    Radio Session di gio 21/11

    Radio Session - 22/11/2019

  • PlayStop

    Memos di gio 21/11

    Emilia rossa la ri-trionferà? Salvini e la candidata leghista Borgonzoni puntano a sfilare la guida della regione al Pd e…

    Memos - 22/11/2019

  • PlayStop

    Funk Shui 30

    Tracklist: 1. The Eminent Stars - Mrs Phillips ..2. The Blassics - Nurona Bilhatu..3. Muito Kaballa - El Joven..4. Kaleta…

    Funk shui - 22/11/2019

  • PlayStop

    Tazebao di gio 21/11

    Tazebao di gio 21/11

    Tazebao - 22/11/2019

Adesso in diretta

Approfondimenti

Stazione Centrale non è più uno spazio pubblico

Le ruspe, metaforicamente parlando, sono all’opera. Alla Stazione Centrale di Milano prendono la forma di grossi cancelli di ferro, disposti lungo tutto il perimetro esterno dell’edificio, a sigillare ogni angolo riparato, ogni anfratto, ogni possibile appoggio. La posa dei manufatti è in corso proprio in questi giorni: trentacinque grate di ferro, alcune delle quali mobili, la cui installazione era stata annunciata già nel 2010 da Grandi Stazioni (con la benedizione della giunta morattiana). Lo scopo, dichiarato, di questa decisione è evitare lo stazionamento di persone, senzatetto e migranti, durante le ore notturne. Tecnicamente lo spazio della stazione è privato e la società che lo gestisce può farne quello che vuole. Ma, idealmente, si tratta di uno spazio pubblico, e politicamente una città che marginalizza il disagio e la povertà ne risponde. Massimo Conte è ricercatore di Codici – Agenzia di ricerca sociale di Milano.

Ha visto le cancellate? Da sociologo, osservatore della metropoli e anche da cittadino, che effetto le hanno fatto?

Come prima cosa risulta evidente che la Stazione Centrale non è uno spazio pubblico e diventa, anzi, a tutti gli effetti uno spazio privato a cui si può accedere solamente per finalità legate alla missione aziendale di Ferrovie dello Stato. Per inciso, bisogna ricordare che tale missione si è modificata negli ultimi anni: non più solo luogo a cui si accede per poter prendere un treno ma anche luogo di consumo e di commercio. E quindi, se non sei fruitore dei treni e se non sei diretto in uno dei tanti luoghi di consumo costruiti all’interno della stazione, cominci a non trovare il tuo posto in quello che fino a non molto tempo fa era uno spazio pubblico. E anzi, uno spazio pubblico storicamente molto importante: le stazioni sono sempre state luogo in cui le persone cercavano rifugio e protezione, non solo un ausilio meccanico alla propria mobilità ma anche un luogo dove poter trovare calore e ristoro quando si trovavano in condizioni di vita difficili e faticose.

La stazione, quindi, come luogo privato. Lo scopo, dichiarato, di questo intervento deciso da Grandi Stazioni, è quello di impedire lo stazionamento di senza tetto e clochard.

Forse è proprio questa la tendenza culturale degli ultimi anni: a essere vittime del processo di resa igienica degli spazi sono proprio le persone che portano negli spazi gli usi più irrituali e meno istituzionalmente codificati. In questo caso oggetto dell’igienificazione sono proprio le persone che alla stazione accedono non per viaggiare ma perchè hanno altri bisogni, legati alla sfera della sopravvivenza e non a quella del consumo. Io vedo in questa scelta di Grandi Stazioni una traduzione letterale di questo processo di igienizzazione degli spazi e di messa ai margini di chi non rientra nelle funzioni solitamente centrate sul consumo, una tendenza che riguarda tutta la società. Dietro le politiche del decoro mi pare ci sia proprio il tentativo di nascondere il fatto che ci sono più o meno ampi settori della nostra società che non vivono in quanto consumatori ma in quanto portatori di altre esigenze e bisogni.

E’ un processo che vede in atto in altri luoghi o contesti in questi anni?

Devo dire che, per fortuna, le politiche di questi ultimi anni del Comune di Milano hanno cercato di invertire un po’ la rotta. Però ci ricordiamo bene come negli anni di governo del centrodestra le politiche contro chi viveva in strada erano sotto gli occhi di tutti, dalla riduzione del numero di posti per l’emergenza freddo alla copertura delle grate della metropolitana da cui fuoriusciva aria calda. Mi sembra quindi che questa decisione di Ferrovie dello Stato vada proprio in controtendenza rispetto a una politica cittadina che aveva perlomeno cominciato a interrogarsi e a cercare di intervenire a sostegno di chi vive in una condizione di fragilità. Se però guardiamo il panorama nazionale soprattutto al nord, sono molte le città che hanno esplicitamente avviato una campagna contro le persone senza fissa dimora (per esempio intervenendo sulle panchine e sulla possibilità di stazionarvi). Il dibattito è un po’ sempre quello: la questione è se le persone che vivono fuori dal circuito della cittadinanza basata sulla capacità del consumo abbiano o meno diritto a vedere garantita la propria possibilità di vita e di sopravvivenza. E questo è un discrimine culturale che negli ultimi anni è stato periodicamente messo in discussione e rispetto al quale bisogna essere molto attenti: dietro la politica del decoro, dell’igienizzazione dello spazio pubblico, c’è sempre una politica di esclusione. Ovviamente inaccettabile.

  • Autore articolo
    Diana Santini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni