Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di lun 11/11 delle ore 08:30

    GR di lun 11/11 delle ore 08:30

    Giornale Radio - 11/11/2019

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di lun 11/11

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 11/11/2019

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di lun 11/11 delle 19:48

    Metroregione di lun 11/11 delle 19:48

    Rassegna Stampa - 11/11/2019

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Fino alle otto di lun 11/11 (seconda parte)

    Fino alle otto di lun 11/11 (seconda parte)

    Fino alle otto - 11/11/2019

  • PlayStop

    Senti un po' di lun 11/11 (prima parte)

    Senti un po' di lun 11/11 (prima parte)

    Senti un po’ - 11/11/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di lun 11/11 (terza parte)

    Fino alle otto di lun 11/11 (terza parte)

    Fino alle otto - 11/11/2019

  • PlayStop

    Senti un po' di lun 11/11 (seconda parte)

    Senti un po' di lun 11/11 (seconda parte)

    Senti un po’ - 11/11/2019

  • PlayStop

    Considera l'armadillo lun 11/11

    Considera l'armadillo lun 11/11

    Considera l’armadillo - 11/11/2019

  • PlayStop

    Due di due di lun 11/11

    Due di due di lun 11/11

    Due di Due - 11/11/2019

  • PlayStop

    Esteri di lun 11/11

    1-Bolivia. Evo Morales costretto a dimettersi. Nel paese è iniziata la caccia ai suoi uomini. Contro il presidente un alleanza…

    Esteri - 11/11/2019

  • PlayStop

    Due di due di lun 11/11 (prima parte)

    Due di due di lun 11/11 (prima parte)

    Due di Due - 11/11/2019

  • PlayStop

    Due di due di lun 11/11 (seconda parte)

    Due di due di lun 11/11 (seconda parte)

    Due di Due - 11/11/2019

  • PlayStop

    Cult di lun 11/11 (prima parte)

    ivana trettel, bookcity 2019, carcere di opera, opera liquida, bruno brancher, una vita da lingera, laboratorio formentini, marta inversini, tiziana…

    Cult - 11/11/2019

  • PlayStop

    Malos di lun 11/11

    Malos di lun 11/11

    MALOS - 11/11/2019

  • PlayStop

    Cult di lun 11/11 (seconda parte)

    ivana trettel, bookcity 2019, carcere di opera, opera liquida, bruno brancher, una vita da lingera, laboratorio formentini, marta inversini, tiziana…

    Cult - 11/11/2019

  • PlayStop

    Rassegna stampa internazionale di lun 11/11

    Rassegna stampa internazionale di lun 11/11

    Rassegna stampa internazionale - 11/11/2019

  • PlayStop

    Malos di lun 11/11 (prima parte)

    Malos di lun 11/11 (prima parte)

    MALOS - 11/11/2019

  • PlayStop

    Malos di lun 11/11 (seconda parte)

    Malos di lun 11/11 (seconda parte)

    MALOS - 11/11/2019

  • PlayStop

    Ora di punta di lun 11/11

    Ora di punta di lun 11/11

    Ora di punta – I fatti del giorno - 11/11/2019

  • PlayStop

    Doppio Click di lun 11/11

    Doppio Click di lun 11/11

    Doppio Click - 11/11/2019

  • PlayStop

    Basse Frequenze di lun 11/11

    Basse Frequenze di lun 11/11

    Basse frequenze - 11/11/2019

  • PlayStop

    Prisma di lun 11/11 (terza parte)

    Prisma di lun 11/11 (terza parte)

    Prisma - 11/11/2019

  • PlayStop

    Microfono aperto serale di lun 11/11

    Microfono aperto serale di lun 11/11

    Microfono aperto serale - 11/11/2019

Adesso in diretta

Approfondimenti

Il silenzio sulla guerra in Kurdistan

Una guerra sotto mentite spoglie. L’esercito turco afferma di voler combattere il terrorismo dell’Isis. Però i nomi delle vittime civili che continua a mietere giorno dopo giorno appartengono tutti ai curdi.

Quello che segue è accaduto nelle ultime 48 ore, nel sud est della Turchia. Un bambino di 5 anni di nome Hüseyin Seljuk è rimasto ucciso da un proiettile della polizia mentre stava giocando nel cortile della sua casa. Durante un corteo represso dalla polizia, ha perso la vita Sedat Baran, un manifestante di 21 anni. Una donna di 85 annı, Kumru Işık anni è morta per arresto cardiaco durante un’operazione militare nel suo villaggio; un ragazzo di 16 anni, Hüseyin Ertene è stato ucciso da un cecchino. Il giorno di Natale è morto sotto le macerie della propria casa colpita dai bombardamenti un neonato, Miray Ince, di 4 mesi.

L’unica notizia proveniente da quelle zone che in questi giorni è riuscita a farsi strada è quella dell’assassinio di Naji Jerf, un regista siriano, attivista del sito di controinformazione Raqqa is being slaughtered silently (Raqqa viene sterminata in silenzio, ndr), ucciso mentre camminava per le strade di Gaziantep, città non lontana dal confine siriano e diventata meta di molti fuggitivi. Jerf è stato freddato da un colpo di pistola alla testa. Un facile obbiettivo per gli uomini del’Isis insediati in Turchia, che con altrettanta facilità pochi mesi prima nella stessa città avevano ammazzato altri due collaboratori di un movimento spontaneo di informazione nato sull’esigenza di raccontare i crimini del Califfato nella città di Raqqa, abbandonata agli estremisti.

Uccisi da colpi sparati alla testa, decapitati e ritrovati dentro una casa il giorno prima delle elezioni di novembre. Il minimo comun denominatore di questi eventi è la voragine di indifferenza dove la violenza che affligge il Paese scompare, che inizia in Turchia e si espande per la vicina Europa ed il resto del mondo. Ma non solo.

C’è un filo sottile che lega le tante vittime ignorate: la responsabilità del del governo turco. Sono tutte vittime di un governo che con la scusa della lotta al terrorismo ingaggia un conflitto armato contro il PKK, il partito dei lavoratori curdi, mentre cellule jihadiste prosperano ed agiscono indisturbate sul suo territorio. Che si batte il petto per la sicurezza e la tutela del suo Paese mentre massacra civili curdi alla cieca, che riceve miliardi dall’Unione Europea mentre incarcera giornalisti scomodi, che si allea con la coalizione internazionale mentre bombarda le milizie curde siriane che combattono contro Isis.

L’unica vera guerra che il presidente turco Recep Tayyp Erdogan sta conducendo è quella nei confronti della popolazione curda. Dal mese di giugno ad oggi sono in atto operazioni militari con armamenti pesanti, è stato applicato lo stato di coprifuoco in 18 città colpendo più di un milione di persone, ci sono state 186 vittime civili, 200 mila persone costrette a fuggire dalle zone di conflitto.

L’attacco avviene anche sul fronte politico: dopo che il Partito democratico dei popoli, il filo curdo HDP, è entrato in Parlamento con le elezioni di giugno, il suo leader Selhattin Demirtas ha ricevuto due avvisi di garanzia per presunta eversione, 17 sindaci sono stati arrestati, 25 sospesi dal loro incarico, per altri sei è stato emesso mandato di cattura. A detta di molti non è uno stato di diritto quello in corso in Turchia; le notizie faticano a scavalcare il muro di omertà e indifferenza che il Paese stesso erige: anche per questo i principali sindacati e camere professionali hanno indetto uno sciopero nazionale il 29 dicembre per la pace nel sud est e la cessazione delle operazioni militari.

Allo stesso tempo gli altri Paesi non sono interessati a smascherare i crimini e le responsabilità di un governo che fa più comodo come tampone al flusso migratorio, anche se i rifugiati vengono tenuti in catene, come ha documentato il recente report di Amnesty International. E proprio ieri ricorreva il quarto anniversario del massacro di Roboski: 34 civili curdi uccisi dall’aviazione turca la notte del 28 dicembre 2011. Un altro crimine dimenticato ed impunito.

  • Autore articolo
    Serena Tarabini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni