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Democrazia al bivio

Sono passati cinque anni dalle ultime elezioni nel 2010, e dieci dall’ultimo cambio di presidente.

Jakaya Kikwete, con le elezioni di oggi in Tanzania, lascerà il posto a un nuovo presidente. A contendersi il successo è anzitutto l’antico partito del primo presidente tanzaniano, Julius Nyerere. Dai giorni dell’indipendenza tanzaniana del 1961 fino ad oggi ogni presidente, senza eccezione, è sempre appartenuto a questa formazione politica, il CCM (Chama Cha Mapinduzi, partito della rivoluzione) che questa volta presenta John Magufuli, 55 anni, attuale ministro del bestiame e dell’industria ittica.

Ma per la prima volta nella storia della Tanzania l’opposizione all’antico partito di potere si presenta unita e porta un unico candidato alle elezioni, Edward Lowassa, 61 anni. Ex-primo ministro, Lowassa fu costretto dal parlamento ad abbandonare la carica nel 2008, con l’accusa di essere a capo di un grave scandalo di frode fiscale e corruzione.

Respinse le accuse e oggi torna  come candidato alla presidenza nel partito rivale. Il fatto che abbia i capelli bianchi e ovattati ha scatenato una sorta di moda elettorale tra i suoi sostenitori che, per tutta la campagna elettorale, sono corsi ad acclamarlo con le teste dipinte di bianco, come ci avessero spruzzato sopra una manciata di farina.

La campagna elettorale è stata combattutissima. I candidati hanno girato tutta la Tanzania con cortei di macchine e carri e contornati da musicisti famosi, per attirare le folle. Undici milioni gli elettori registrati e sondaggi impazziti, o meglio probabilmente teleguidati, che danno la vittoria alternativamente all’uno e all’altro.

Ma al di là di chi vincerà, la Tanzania si dimostra un paese che ha saputo usare la democrazia. Al potere c’è stata una certa alternanza di uomini. Con questa consultazione potrebbe esserci anche un’alternanza di partiti.

  • Autore articolo
    Raffaele Masto
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