|
Financial Times 30 maggio 2007, Locations, Locations, Locations, di Neil MacDonald
Nella foto sembra quasi un idolo per teenager degli anni 80, con tanto di lucidalabbra e matita sotto gli oggi. E invece non è un divetto qualsiasi, il media tycoon della Serbia. E’ giovanissimo, certo, si chiama Zeljko Mitrovic ed è appassionato di musica. Ma oggi punta a catturare le mille opportunità dell’onda della produzione di cinema internazionale. E’ conosciuto per essere diventato ricco negli anni ’90, proprio quando il paese soffriva maggiormente le sanzioni internazionali. Si unì alla Yugoslav Left, un partito d’elite fondato dalla moglie di Slobodan Milosevic, per avere il suo favore e poter procedere senza problemi con il suo canale televisivo, che si chiama Pink. E neppure oggi si vergogna della sua scelta. Dice: “Era necessario per fare business, in quel momento”.
Passati 10 anni, il ragazzo ha in mano la televisione “apolitica” per eccellenza, quella che piace ai giovani e che oggi, grazie alla musica “turbo-folk” e alle sitcom americane, è un successo innegabile. Tra i primi network in Serbia, è la tv più vista in Montenegro e la seconda in Bosnia-Erzegovina. Presto aprirà in Albania, con una produzione dedicata.
Ma a Mitrovic tutto ciò non bastava. E si sta trasformando in un mega-produttore internazionale di pellicole. Ha messo in piedi, sempre partendo dal nome della tv, il Pink International Studio Complex, 15 chilometri a ovest dell’aeroporto di Belgrado, che, una volta completato, sarà il luogo di produzione più grande di tutta la Jugoslavia e uno dei più grandi in tutta Europa.
Uno spazio di 42.000 sq m fatto apposta per attrarre le major degli Studios americani. Nel quale le misure dei capannoni rispecchiano gli standard americani, più che quelli europei. Pareti alte 18 metri, come minimo, vorrebbero quindi attrarre gli investimenti che oggi gli USA portano in Ungheria, in Bulgaria e Romania. Quest’ultima, soltanto lo scorso anno, ha guadagnato 250 milioni di dollari grazie ad un accordo internazionale in cui ha messo becco lo stesso mister Mitrovic.
“La Serbia può farcela a intercettare questi capitali – spiega – anche se non siamo membri dell’Europa, questo ai fini fiscali potrebbe rivelarsi anche una buona carta. E questo aiuterà anche la produzione locale…”.
Ma non tutti la pensano come lui. Emir Kusturiza, per esempio, che nato in Bosnia oggi vive in Serbia, ha disertato gli Studios della Pink affermando che “è una visione provinciale del mondo, e che questo simpatico serbo (riferendosi a Mitrovic) vuole competere con il mondo quando quello che lui offre si può trovare in qualsiasi luogo, a New York come nell’altra metà del mondo”.
Le Monde, 30 maggio 2007, Le Theatre libre de Minsk joue en France son opposition au régime biélorusse, di Fabienne Darge
Lo spettacolo si chiama “Noi, Bellywood, ma anche Generation Jean’s e Tecniche di respirazione in uno spazio senz’aria”. Sono tre piece, scritte e pensate da tre teatranti clandestini della Bielorussia. Fino al 2 giugno, Vladimir Scherban, Nikolai Khalezine e Natalia Kaliada sono stati ospiti in Francia, ad Alfortville, in uno spettacolo che parla di loro stessi. Quando è caduto il muro di Berlino, i tre avevano tra i dieci e i quindici anni. Dal 1994 il presidente della Bielorussia Alexandre Loukachenko ha regnato con un cocktail di oppressione e propaganda, che non ha permesso all’arte di esprimersi, se non in “format” precostituiti. E allora i tre giovani, che avevano voglia di parlare, hanno fondato un piccolo teatro clandestino. L’arte bielorussa la descrivono come totalmente slegata dalla realtà, ove la drammaturgia è ancora ferma agli standard sovietici. E allora, nel 2005, i tre si sono messi insieme grazia ai soldi di un premio vinto da Nikolai e hanno deciso di affrontare la realtà del loro paese. Natalia, la ragazza, è una militante dell’organizzazione in difesa dei diritti umani, ed è anche giornalista, e racconta: “I media un poco indipendenti sono stati chiusi uno dopo l’altro”. Figlia di una famiglia di teatranti, suo padre è rettore all’Università d’Arte Drammatica, ma ha perso il suo posto per averla aiutata. Perché teatro invece che azione politica diretta, chiede la giornalista Fabienne Darge? “Perché noi pensiamo che lo strumento più efficace per cambiare la situazione sia fare controcultura” raccontano. E citano i grandi esempi cecoslovacchi e polacchi, ricortando che tuttu, laggiù, è condiviso da migliaia di studenti e artisti. “Il teatro può giocare il ruolo di svegliare le coscienze, e perché siamo la testimonianza che tutto quanto raccontiamo è vero. Il problema – proseguono – è che la nostra condizione di clandestini non ci permette di giocare pienamente questo ruolo”.
Gli spettacoli, questi ragazzi, nel loro paese li fanno quindi di nascosto, invitando le persone con gli sms e recitando nelle cantine, nei boschi, nei luoghi non controllati dallo Stato. Ma a ciascuna rappresentazione, il pubblico preme. Come vivono? Grazie alle mance del pubblico, e a due autori che li sostengono anche materialmente. Il primo è Tom Stoppard. Il secondo è Viclav Havel.
International Herald Tribune, 29 maggio 2007, Polke, the artist is a master of the unexpected
di Carol Vogel
Tra tutti i materiali che usa per i suoi lavori, l’arsenico è particolarmente caro a Sigmar Polke. Così come l’olio di lavanda, il cimammono e tutte le spezie che inserisce nei suoi quadri. L’artista vive a Colonia, in Germania, ed esporrà in questi giorni alla Biennale di Venezia. La particolarità dei suoi dipinti ad olio è che sono praticamente tutti viola, e che utilizzano materiali, sostanze ed essenze del passato, e oggi i suoi quadri sul mercato costano davvero tanto. Tanto da essere praticamente acquisiti non appena messi in vendita. Tanto da essere annoverati tra i grandi big del nostro secolo, come Jeff Koons, Damien Hirst o Takashi Murakami. Insomma, questo anziano signore dai capelli radi e bianchi e dagli occhialetti da professore, facendo tele “essenziali” in tutti i sensi, oggi vale milioni di Euro. Lo chiamano star-artist e anche se i collezionisti fanno a botte per avere una delle sue opere, lui, dal suo piccolo studio di Colonia, sta tranquillamente finendo i lavori che andranno alla Biennale, all’interno del padiglione “Think with the senses”. E racconta: “Nel 1960 copiavo tutte le tele di Durer e di Bruegel, negli anni 70 ho smesso di dipingere per studiare la chimica e la fotografia. Quando nell’80 ho ripreso era arrivata la pop art, e io non c’entravo proprio nulla con quella roba lì. Mi piaceva l’arte romana, greca, e i veleni che uccidevano, come nelle tragedie…
Liberation, 28 maggio 2007, Ben Laden Superstar, di Claude Guibal
A El Cairo un produttore egiziano vuole firmare l’incontro tra il terrorista Bin Laden e un giornalista americano, che sta spendendo tutta la sua vita per cercare di incontrarlo.. In realtà è tutta una fiction, i cui attori non sono ancora stati scelti, mentre la sceneggiatura è ancora in via di definizione e praticamente solo una cosa è certa. Il titolo del film. Che si chiamerà Al Quaeda. Nella pellicola la vita di Osama sarà vista e raccontata attraverso gli occhi di un giornalista americano che prova, invano, a entrare in contatto con Osama per scrivere la sua biografia autorizzata. Il produttore di questo film si chiama Adel Adeeb, che spiega: “Ognuno ha una versione personale del personaggio di Bin Laden. Semplicemente, qui si tratta di raccontare i fatti e di far vedere come un tipo relativamente normale diviene prima creatura della Cia e poi mostro, ribellandosi contro il suo creatore”.
Adel Abeeb, che è copresidente del gruppo egiziano Good News Group, un gigante dell’audiovisivo dell’Oriente, sta raccontando del suo progetto a tutti i festival in cui si trova a partecipare. E sta suscitando, manco a dirlo, parecchio rumore. Il film si inizierà a girare nel 2008… (la notizia continua, è una pagina)
International Herald Tribune 30 maggio, A chick-lit novel with a multietchin spin
Autore: Elisabetta Povoledo
L’Italia viene fotografata dalla corrispondente dell’International Herald Tribune grazie a un’autrice un po’ particolare, che ha appena pubblicato un libro con la Fabbri Editore dal titolo “Oggi forse non ammazzo nessuno”. Si chiama Randa Ghazy, ha 20 anni ed è di origine egiziana. Ha scritto un libro su una giovane donna musulmana. Lei stessa.
rassegna stampa del 21 maggio:
Liberation, 11 maggio, Un Emir à l’Opera, di Arnaud Vaulerin
L’inviato speciale è andato fino a Kustendorf, un piccolo paese quattro ore a sud di Belgrado, in Serbia ma molto vicino al confine con la Bosnia, per raccontare l’etno-villaggio voluto da quello che viene chiamato il “demiurgo” Emir Kusturica. E’ stato lui a disegnare la particolare architettura delle case, tutte piccole e in legno. E’ lui a dare o trovare lavoro a una ventina di persone che ci abitano. Ed è suo il piccolo cane Mirko che chiede carezze e gironzola intorno alla piccola chiesta ortodossa. E’ qui che ha fatto costruire un cinema nel sottosuolo, una piscina coperta che sta tra un bar e una boutique di artigianato locale. Tutto il paese, insomma, ruota intorno al regista, che si è anche autoproclamato “sindaco” di Kustendorf (significa paese di legno, in serbo) e che racconta divertito: “è un posto dove non ci sono elezioni, né tantomeno democrazia”. E c’è da credergli, quando dice di non spostarsi mai. Per esempio, è suo il piccolo paese nel bosco ha ricevuto il pompa magna il Presidente e il Primo Ministro serbo, il 25 settembre 2004, per la prima di “La vita è un miracolo”..
E tuttavia, il rinnovato interesse della stampa francese nei confronti del regista di Gatto nero gatto bianco arriva per un altro motivo. Dopo l’annuncio dell’approdo della sua Opera Punk – una riedizione teatrale del Tempo dei Gitani (1988) che ha già presentato a Belgrado – all’Opéra della Bastille, il prossimo 26 giugno, c’è stato un gran baccano, in Francia. I biglietti sono già esauriti da una settimana, a Parigi. Anche se non si sa molto di che cosa il pubblico andrà ad applaudire. Spiega lo stesso regista: “E’ uno spettacolo musicale senza dialoghi, fatto di canti romani. I momenti di alta spiritualità si succedono ad altri molto energici. E in questo senso credo che i Balcani con la fantasia, possano rendere l’opera uno spettacolo più attraente del solito”. Sarà la No Smoking Orchestra a suonare, composta 11 elementi di cui alcuni prettamente rock, in un particolare tentativo di fusione con i 40 elementi della Garbage Philharmonia di Belgrado e quelli della Gypsy Brass Band.
Nel piccolo paese di Kustendorf, in questo momento si stanno facendo le prove. Il giornalista racconta suoni di tromba contrastati da violini e tamburi… “Bisogna ricreare l’atmosfera del film – spiega Kusturica – non voglio diventare come quei vecchi rocker che suonano ancora a 70 anni. Vorrei chiudere con il giusto crescendo la mia collaborazione con la No Smoking Orchestra”. Ma il giornalista poi precisa. Così il regista diceva anche nel 1995, quando comunicò che avrebbe smesso di fare le colonne sonore dei suoi film. E invece… conosciamo il seguito della storia..
El Pais, 14 maggio El cine camina en Tarifa con sandalias, di Alvaro de Cozar
A Tarifa, in Spagna, si è tenuto un festival che ha raccolto i 94 film ultimamente prodotti in Africa. Un festival modesto, forse organizzato senza troppi mezzi, racconta il giornalista. E tuttavia non per questo meno interessante. La prima pellicola che è stata proiettata si chiama “Africa, paradiso”, e gli spettatori l’hanno premiata con 5 minuti di applausi. Che cosa racconta il film? La storia “fantastica” e “immaginaria” di tanti extracomunitari belgi, francesi, spagnoli, olandesi che fanno la questua per ottenere un visto di entrata per gli Stati Uniti dell’Africa. Perché, nella sceneggiatura del regista, l’Europa non è che ormai un luogo di povertà e difficoltà. Pieno di colpi di stato ed epidemie. E poi, ci sono i turchi che governano la Germania, i gangster che hanno preso in mano la Russia, un protestante esercita la dittatura nello Stato Vaticano e, ancora, l’Inghilterra non è che una colonia guatemalteca. E invece l’Africa, l’Africa è il paradiso, come dice il titolo. Un mondo tutto fatto al contrario, insomma, si racconta. E gli spagnoli lo applaudono conquistati. Perché nonostante le difficoltà, il Festival del cinema africano è una festa per tutti, a Tarifa. Si ascolta musica, si guardano film, si mangia insieme anche senza posate e si parla con alcuni dei registi più conosciuti in Africa, che sono giunti in Spagna per confrontarsi con il pubblico. Nella pizzeria allestita per la manifestazione, quindi, può capitare di incontrare Sol Carvalho, dal Mozambico, che si confronta con Canemtore-Raso e Tapsoba Clement, entrambi del Burkina Faso, che discutono insieme dei grandi problemi che ogni giorno affrontano, in Africa, per fare cinema. “La Francia – dicono – sta finanziando il cinema africano, però il suo aiuto non permette la totale libertà di espressione. E’ una nuova forma di colonialismo – dice Carvalho, e continua – ci sono alcuni registi africani che hanno imparato a vivere tramite le sovvenzioni. E’ il caso di Nollywood, per esempio. L’industria del cinema della Nigeria, dove si producono migliaia di pellicole ogni anno, è diventato un luogo dove si sfornano film a ripetizione. E dove la produzione è di gran lunga più importante dell’autorialità e delle sceneggiature del singolo regista”.
“Però il caso di Nollywood non è applicabile a tutti i paesi – precisa il critico africano Tapsoa Clement – Le istituzioni occidentali, più in generale, hanno tagliato i finanziamenti e spinto molte produzioni verso il digitale. Quindi, a parità di numero di film, i costi sono stati ridotti, visto che il cinema non è stata considerata una priorità, ma la qualità delle produzioni si sta abbassando. Perché non tutti i film sono adatti al digitale..”.
La maggior parte delle produzioni di questo festival, commenta il giornalista, vengono comunque dai paesi francofoni. Alcuni momenti dei film sono molto lenti, tanto che spesso si vedono spettatori addormentarsi sulla sedia. Ma altri invece, non possono non imprimersi sulla retina degli occhi. Nel film “La sangrientas” di Jean-Pierre Bekolo, l’azione si svolge in un futuro 2025. “Come è possibile fare una pellicola futurista in un paese senza futuro?” è la prima frase del film…
The Guardian, 15 maggio, Lost horizons, Maya Jaggi
(Romesh Gunesereka wants to create an imaginary Sri Lanka, but the real world keeps invading his work. His latest novel is punctuated by cricket matches and political flash points)
Lo scrittore indiano, che vive a nord di Londra ma che è stato costretto a lasciare Ceylon dopo i conflitti del 96, racconta il suo Sri Lanka, la sua terra, attraverso un’intervista e anche una novel. E’ una pagina dedicata alla sua biografia, dalla sua prima denuncia del pericolo che correva l’isola, già scritta nel libro Reef, del 94, all’ultimo libro “The match”, che racconta i fatti politici dopo il bombardamento della città di Colombo attraverso delle sfide di criket. Uno sport nel quale lo Sri Lanka vinse la Coppa Mondiale solo una volta. Sei settimane dopo l’inizio dei bombardamenti…
International Herald Tribune, 14 maggio, Amid change, the art of isolation, di Sonia Kolesnikov-Jessop
Una pagina dedicata all’artista cinese Zeng Fanzhi, 43 anni e oggi residente a Singapore, il cui lavoro intimista ed emotivo sta emergendo anche grazie alla particolare caratteristica dei volti dei suoi ritratti. Tutti ricoperti da maschere.
International Herald Tribune, 8 maggio, The postman who delivered a palace, di Mary Blume
E’ la bellissima storia del postino francese Joseph Ferdinand-Cheval che aveva un sogno nella vita. Costruire il Palazzo Ideale. E a nord di Valence, una volta andato in pensione, in 9000 giorni - o 65000 ore – ha dato vita al suo castello. Una sorta di palazzo dei balocchi in formato mignon, che soltanto oggi conta 100.000 tra visitatori e curiosi.
International Herald Tribune, 9 maggio, Is gay male art more than a microtrend?, di Guy Trebay
Un elenco di film e fiction di successo dove una nuova generazione di omosessuali dichiarati, senza grossi problemi di outing, hanno evidentemente superato il tema della discriminazione. E anzi, sembrano essere parecchio di moda..
rassegna stampa del 7 maggio:
EL PAIS del 27 aprile, La obra de Kubrick es eterna. Christiane Kubrick: viuda de Stanley Kubrick, di Rodrigo Carrizo Couto
Per chi vuole vedere dal vivo il leggendario monolito di 2001 Odissea nello Spazio, la mostra in onore di Stanley Kubrick organizzata a Zurigo, all’Arena Filmcity, è un’occasione da non perdere. Su El Paìs la moglie di Stanley, Christane Kubrick, rilascia un’intervista nella quale racconta il marito, la decisione di lavorare alla proposta della Filmoteca di Francoforte e del Museo del Cinema tedesco. Con i quali ha organizzato l’esposizione dedicata al marito cineasta. Per il pubblico, un’occasione unica di ripercorrere tutta la cinematografia attraverso fotografie, scritti e documenti originali e scenografie dei suoi film più importanti. Ma anche dei film che non ha mai fatto. Come la biografia di Napoleone, e l’adattamento della novella Wartime Lies di Louis Begley, o gli Aryan Papers. La moglie di Stanley, intervistata dal giornalista Carrizo Couto, racconta: “Non esiste una pellicola che egli abbia amato più di un’altra. Amava più di ogni altra cosa i film che doveva ancora girare. Il prossimo progetto. Si è sempre crucciato di non aver vinto nessun Oscar, tranne quello per gli effetti speciali di 2001 Odissea nello Spazio. Mi diceva sempre: come mai non mi danno un Oscar? Ma poi, se ne dimenticava…”. Era così perfezionista come lo descrivono, chiede il giornalista? “Certo. E si concentrava soprattutto sugli attori. Voleva che assolutamente non recitassero, ma provassero fino in fondo le parole, i sentimenti e le situazioni che erano chiamati a rappresentare. Li bistrattava anche, gli attori. Ma non conosco nessun regista che li abbia anche così amati. Avrebbe dato tutto, per loro”. Lei, signora, perché non ha mai partecipato a nessuna sua pellicola? “Sì, ho partecipato in uno dei suoi primi film, come comparsa. Lui mi ha notato, e successivamente mi ha sposato. Da allora, sono comparsa come autrice, sia in Eyes Wide Shut sia in Arancia Meccanica. Ma con i miei quadri”.
La mostra si tiene dal 26 aprile al 2 settembre a Zurigo. Arriverà poi a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, dal 5 ottobre a gennaio 2008. Sito internet: www.kubrick.ch
Herald Tribune del 30 aprile, Underground pop rock emanates from shelter di Jennifer Medina,
A Sderot, una cittadina israeliana a un miglio dalla striscia di Gaza, si fa un gran baccano. La giornalista c’è andata, ed ha scoperto che dai rifugi anti-bomba di questo paese, che nei sei anni scorsi è stata colpita da più di 4000 razzi, e soltanto 200 da novembre, si fa musica. Parecchia musica. E che i gruppi sono underground di nome e di fatto. Suonano, a Sderot, e proprio qui è stato fondato uno dei “music studio” più quotati d’Israele, lo Sderock Studio, dove i teenager non solo incidono, ma si sfidano l’un l’altro davanti a un pubblico plaudente. “Questo è il luogo più sicuro e al tempo stesso divertente della città – spiega alla giornalista un giovane chitarrista – ed è anche il posto dove chi suona e viene dall’estero certamente farà tappa”. La dimostrazione del fatto che proprio in questo luogo, dove lo scorso anno sono morte 6 persone e decine sono stati i feriti per le bombe sia il luogo dal quale sta nascendo una nuova generazione musicale è il fatto che il cantante più famoso del Paese, Kobi Oz, venga da qui. Leader del gruppo dei Teapacks, che hanno vinto il contest Eurovision con la canzone “Push the bottom”, Kobi Oz spiega come non ci siano canzoni d’amore da cantare, al momento, in Israele. Per questo la canzone, che secondo alcuni dà un messaggio negativo (Spingi il bottone) parlando della paura della bomba atomica, è un cult, in Israele. Prima in classifica, album di Platino, in realtà racconta situazioni simili a tanti altri gruppi rock della scena nazionale. Agli Indipendent Days d’Israele, quest’anno, un’altra canzone teneva banco: “We won’t break, we won’t be afraid”.
The Guardian del 19 aprile, Dickens theme park, di Esther Addley.
A Chatham, nel Kent, a due passi da dove il padre di Charles Dickens lavorava, è stato inaugurato il parco a tema dedicato al celebre scrittore inglese. A inaugurarlo, è stato Mister Grove, un simpatico settantenne con una cultura sterminata circa l’autore e capo della Dickens Felloship.. Sembra che il progetto ripercorra con una precisione millimetrica i colori, le ombre, i personaggi e i luoghi citati dallo scrittore nei suoi libri. Apertura ufficiale: 25 maggio.
rassegna stampa del 23 aprile
The Guardian del 14 aprile, Art of supreme power di Angelique Chrisafis
Appena fuori dal numero 10 di Downing Street, il “wanna be” presidente della Francia stringe forse il braccio di Tony Blair, davanti ai fotografi che li ritraggono come due vecchi amici dell’Università. Colei che non si vede, invece, in questa radiosa fotografia come in tante altre, è Yasmina Reza. Così comincia l’articolo del Guardian, che dedica una pagina intera all’autrice di quello che si annuncia già come un best-seller, e che sarà pubblicato dopo il risultato finale delle elezioni. Il racconto del vero Nicolas Sarkosy. Quello dietro le quinte. Quello che per mesi Yasmina ha seguito nel ruolo di “personal coach”, e che le ha dato modo di scrivere e trascrivere tutto ciò che vedeva, e ascoltava. Già, perché Sarkozy ha scelto proprio lei, la scrittrice francese più di successo del momento grazie al suo ultimo libro “Art” ma anche a “Uomini capaci di farsi amare” e “Al di sopra delle cose”, per essere “letteralmente” seguito, durante la sua campagna elettorale. E così oggi, Yasmina – di madre ungherese e padre russo-iraniano – ha in mano uno strumento che fa molta paura. Tanto che, dopo aver annunciato il libro, il suo ex-allievo non si è più fatto sentire…
Ma dunque che uomo è, Sarkosy, nel privato? Yasmina Reza vorrebbe tracciare, nel suo libro, l’anatomia di quello che lei chiama “destino politico”, oltre che fare pettegolezzi. Nonostante infatti i due abbiano frequentazioni simili, prima dello scorso giugno, quando fece ingresso nel suo ufficio, Yasmina non aveva assolutamente idea di chi fosse Sarkozy. Ogni giorno, dopo averlo conosciuto, scriveva il suo diario. E ogni giorno, dice, cambiava idea circa la vera identità di questo “napoleonico” uomo. Fino ad averne un’idea non modellata da fantasie-fiction. Fino a ritrarne una vera biografia, senza fronzoli o allusioni. “I politici sono una versione concentrata di umanità – spiega l’autrice – Parlo ovviamente di chi anela alle forme di potere più alto, come Tony Blair, Nocolas Sarkozy, Angela Merkel… Sono dei veri ibridi, una razza a parte. Sono esattamente quello che noi siamo, ma di più. Sono più fragili ma hanno più resistenza, hanno più difetti, e sono molto più angosciati di noi. E tuttavia, sono anche più freddi… La cosa che più mi ha colpito di Sarkozy è la sua estrema debolezza – conclude l’autrice – ma non perché sia una persona debole. In realtà è un vero uomo, non un poppante. Ma capace di grandi sofferenze, perché riesce a gestirle. Tutti i giorni”. A quanto sembrerebbe dunque, Sarkozy non è due persone differenti, nel pubblico e nel privato. Anatomicamente parlando…?
Le Figaro, del 18 aprile, Razzia sur les trésors mayas du Guatemala, Grand Reportage di Frederic Faux
Cancun. I Maya vi si erano stabiliti, sembra, all’inizio del VIIo secolo, lungo la riva del fiume Pasion. E vi hanno lasciato un patrimonio archeologico persino più ricco di quello dei faraoni egizi. Oggi il Guatemala, questo piccolo paese del centro America non riesce a proteggersi dagli esploratori vacanzieri avidi di tesori, né da bande organizzate senza scrupoli, che – come una sorta di mafia – ha preso in custodia la zona. E saccheggiato all’inverosimile.
Queste sono le considerazioni del giornalista Faux, che visitando le antiche vestigia con una guida di origine maya si è fatto raccontare che cosa manchi – o meglio, che cosa è rimasto – dell’antico patrimonio archeologico. Secondo il Consiglio Nazionale delle Aree Protette del Guatemala, più del 70% delle antichità sono state depredate e deturpate. Nella sua età d’oro – tra il 250 e il 900, il mondo dei maya era composto da settanta città in cui matematici studiavano la differenza tra lo zero e l’infinito, e astronomi scrivevano un calendario più preciso di quello conosciuto da noi, in Occidente. Oggi, per vie di queste città sono passano i traffici illeciti di droga che hanno come destinazione gli Stati Uniti. “E’soltanto passando da qui che i delinquenti si sono accorti dei nostri tesori – spiega il responsabile del Consiglio Nazionale delle Aree Protette - E oggi sembra proprio che, insieme alla droga, certe partite prevedano anche il trasporto di steli e di sculture. Prezzo unico, tutto incluso. Ovvero migliaia di dollari”. D’altronde, si domanda il giornalista, come proteggere in modo permanente 2900 siti archeologici? Oggi ne vengono sorvegliati soltanto 49, 24 ore su 24. Gli altri, sono pieni di caverne costruite di nascosto, di passaggi sotterranei che vengono scoperti soltanto quando ormai è troppo tardi, per gridare allarme. Una recente convenzione con gli Stati Uniti ha permesso il rimpatrio di circa 500 pezzi trasportati illegalmente. Ma sono briciole..
Le Monde del 18 aprile, Nouveau départ pour Disney
3 – Disneyland, il più visitato parco a tema della Francia, il 12 aprile scorso ha festeggiato 15 anni. Grande successo di pubblico (in 15 anni,175 milioni di persone, la spesa media per visitatore, al mese, è stata di 44,8 euro) e tuttavia, grandi problemi finanziari… Un colosso come Euro Disney è costato, in tutto, 5 miliardi di Euro. Lo scorso anno ne ha fatturati 1080 milioni. E ne ha persi, come utile netto, circa 88,6. Ma il suo debito stimato, fino al 2003, era di 2,2 miliardi di Euro. Incredibile? Ormai, il parco giochi, più che un luogo di intrattenimento, è un’industria dell’intrattenimento. Un’industria in declino. Ne hanno provate di tutte, per risollevare quella che la fondatrice del Theatre du Soleil, Ariane Mnouchkine, ha chiamato “la Chernobyl culturale”. Politiche tariffarie al ribasso (una volta era per pochi, oggi è per tutti), pacchetti per il week end: le cose sono andate male fino al 1995, quando è stata inaugurata un’ulteriore “ala” del parco, la Space Mountain, che ancora oggi è una delle più apprezzate. E tuttavia, neanche questo è bastato a risollevare la situazione finanziaria.
Nel 2002 è stato aperto un secondo parco, il Disney Studio, dove le animazioni e gli effetti speciali del cinema sono gli assoluti protagonisti della scena. Si sperava in un grande aumento di pubblico, fino a coprire 17 milioni di persone all’anno. Invece così non è stato. Nel 2006, grazie a un aumento di capitale di 250 milioni di Euro della casa madre, è stata lanciata la nuove attrazione Buzzz L’Eclair. Mentre il prossimo anno ci aspetta la “Torre degli orrori”…
Uno studio della delegazione interministeriale sul progetto, EuroDisney, oltre ai 12.200 dipendenti, ha creato lavoro per 50.000 persone, direttamente o indirettamente. E tuttavia, anche il direttore della finanza del gruppo, in una recente convention, ha ricordato ai soci: “c’è ancora molta strada da fare..”. Tanto che ha annunciato, entro il 2010, la realizzazione dei Village Nature, grazie a una collaborazione con la società Pierre&Vacances. Si tratterebbe di un complesso in stile Valtur destinato a “vacanze in formato famiglia”. Con Topolino e Minnie.
Newsweek del 20 aprile, Picture change
Il cambiamento climatico si fa arte. Alla Sharjah Art Biennale degli Emirati Arabi, il prossimo giugno, è stato scelto il progetto di David Buckland.
Ormai i creativi non solo sono consapevoli del problema del “climate change”. Sono anzi stati coinvolti in diverse iniziative che li hanno portati a confrontarsi con il problema, molto da vicino. Il fotografo David Buckland, per esempio, ha partecipato qualche anno fa ad una spedizione nelle acque artiche insieme a degli scienziati. Ne è rimasto talmente colpito da creare poi, al suo ritorno, una vera e propria organizzazione che dia modo agli artisti di partecipare a viaggi “scientifici” in Groenlandia. Il suo progetto è quindi diventato, con gli anni, una sorta di “collettivo artistico”. Si chiama “No imagery for climate change” e vi ha partecipato anche il Nobel Ian McEwan, che ha scritto un racconto. E Sobbhan Davis, un danzatore che ha creato uno spettacolo di performing art sul tema. Così come altri, che verranno esposti come opere prima alla prossima Biennale degli Emirati Arabi.
rassegna stampa del 26 marzo 2007:
El Pais - 16 marzo - di Barbara Celis - La otra cara de Michael Moore
e Herald Tribune - 26 febbraio - di John Anderson Turning the lens on Michael Moore
Un documentario "Manufacturing Dissent" presentato il 10 marzo al festival del cinema indipendente South by Southwest che si tiene ad Austin (Texas) prende di mira Micheal Moore e analizza il suo "facile criticare" il potere e Bush, nonché il suo genio nell'aver inventato un nuovo "genere". Costruito sulla falsariga del libro di Chomsky "Manifacturing Consent" è stato girato da due giovani canadesi - Debbie Melnyk e Rick Caine - che inizialmente volevano tracciare una biografia di Moore (sono suoi fans), ma poi hanno scoperto tante cose che non sono loro piaciute... Per esempio, l'intervista al presidente di General Motors mai vista nel film Roger and Me, che fu uno dei primi documentari del regista americano, in cui veniva trattato il tema del lavoro nella sua città natale di Flint, nel Michigan. L'intervista in realtà fu data a Moore. Solo che lui decise di non inserirla nel film...
El Pais - 17 marzo - di Rocio Garcia - Argentina redime su pasado
Al festival internazionale del Mar de La Plata (Argentina), all'interno della rassegna Memoria en Movimiento, sono stati presentati 13 documentari (alcuni fiction e altri basati su interviste vere) sulla dittatura del regime degli anni Settanta. Gli autori sono quasi tutti trentenni, e sono andati alla ricerca di storie di persone scomparse e di tante dolorose testimonianze del passato. Qualche esempio: "4 luglio" - 1976 dittatura di Videla - tre sacerdoti e due seminaristi impegnati nella lotta dei diritti umani vengono assassinati selvaggiamente nella chiesa di San Patrizio a Buenos Aires. L'evidenza della responsabilità del governo golpista era chiara, ma nulla accadde. E con questo film, quarant'anni dopo, Jaun Pablo Young e Pablo Zubizarreta, bambini che vivevano nel quartiere del Belgrano poco lontano dal luogo del delitto, hanno deciso di investigare.
"Un claro dia de justicia" - di Ana Cacopardo e Ingrid Jashek. 3 testimonianze in tribunale di sopravvissuti alle torture del commissario Etchecolatz, oggi sotto processo, vengono filmati durante i passi salienti delle loro dichiarazioni. La maggior tortura, secondo Nilda Eyos, una volta giovane ragazza e oggi possente donna dai capelli bianchi, era ascoltare chi veniva torturato. "7746 legajo" - di Rodrigo Sépulveda e Cecilia Aguero - I due giovani registi, già giornalisti, intervistano uno dei repressori del golpe militare del 1976. Si chiama Conrelio Cirella e fuma senza sosta una sigaretta dietro l'altra, raccontando i dettagli degli attentati, dei sequestri, delle torture commessi nella provincia di Mendoza. Il documentario racconta dei 340 centri clandestini di tortura che sono stati ritrovati dalla Commissione Nazionale per le Persone Scomparse (i desaparecidos) di cui lo scrittore Ernesto Sàbato si è posto come garante, e delle 8900 persone mai più ritrovate dopo quel 24 marzo 1976.
International Herald Tribune - 22 marzo - di Sharon Waxman - Fight brews over final cut of Beatles film
Si chiama, per ora, "Across the universe" la psichedelica storia su pellicola per raccontare i Beatles. O almeno, questo è il titolo del film voluto dalla regista Julye Taymor (già regista di "The Lion King"). Ma potrebbe cambiare, come anche il suo contenuto, visto che la voce grossa, le major, ce l'hanno anche sui contenuti che producono. E dopo uno di quei test hollywoodiani che sembrano fantascienza, in cui il pubblico prova differenti finali con diverse lunghezze e trame non sempre coerenti, il produttore esecutivo del film, nonché il boss della Revolution Studios (i finanziatori, appunto), ha deciso di tagliare il film di più di 30 minuti. Si passa quindi dalle due ore e qualche minuto volute dalla Taymor alla ora e mezza del "dopo la cura". Ne è nata una gran lite, tanto che la regista non sa se firmare più il film, e il produttore si difende così: "Anche l'Ultimo dei Mohicani è stato tagliato. Abbiamo investito in questo film 45 milioni di dollari, e quindi ci aspettiamo un certo tipo di editing"... Già. Speriamo che non abbiano tagliato le scene in cui Bono Vox canta "I am a Walrus", o in cui Joe Cocker rivisita "Come together"...
The Guardian - 20 marzo - di Jonathan Watts - Emin's be stays made, but Beijiing finally embraces modern british art
Scambi culturali. In Cina approdano Damien Hirst, Tracey Emin e altri artisti che hanno innovato e messo anche un pò sotto shock lo stesso pubblico inglese per una mostra a Beijing. Inaugurato il 20 marzo, il Capital Museum inaugurato lo scorso anno, secondo il giornalista Watts è soltanto uno degli ultimi milestone per un'apertura non solo economica, ma anche culturale, della Cina. Dopo il primo concerto dei Rolling Stones, la prima partita amichevole del Manchester United ecco quindi artisti inglesi ospitati con grandi onori e senza censura. Al tempo stesso, quasi a ricambiare la gentilezza, Londra espone una quantità di giovani artisti cinesi nei propri musei e anche nelle case d'asta (a New York, addirittura, Sotheby's organizza vendite di arte antica cinese con grande successo, secondo un altro articolo dell'HT). A Liverpool, per esempio, la Tate ospita (dal 30 marzo) una delle più ambiziosi mostre di arte contemporanea cinese: The Real Thing. La curatrice Karen Smith parla di "luce cinese" e del loro "sense of humour". L'artista Ai Weite, per esempio, pioniere dell'avanguardia cinese, costruirà una "Fountain of light" alta 8 metri e dal peso di due tonnellate. Una sorta di chandelier in formato gigante, ispirato al monumento della terza internazionale del 1919. E lui non è che ce l'abbia così a cuore la cultura comunista... Costretto a pulire "le toilette" a vita perché figlio deln poeta Ai Qing non gradito al Mao Zedong, fuggì in america dove fondò il movimento "The Stars". Artisti che lavoravano sulle icone della dittatura.. Oggi la sua intallazione verrà pagata 100.000 Euro
rassegna stampa del 12 marzo 2007:
The Baltic Times,Tallinn, Estonia - Gli artisti studiano l’estetica della vendita del sesso di Steve Roman
Dicono che sia la professione più antica del mondo, spiega il giornalista Steve Roman. Ma ci sarebbe molto di più da dire intorno alla prostituzione e al mondo che ci gira intorno. Stereotipi. Come quelli di chi sostiene che le prostitute sono vittime della società, o, al contrario, che sono delle opportuniste senza paura. E’ intorno a questo tipo di mitologia che hanno lavorato gli artisti della mostra che in questo momento sta facendo chiacchierare tutta l’Estonia, e in particolare la sua capitale. Si chiama “Sex Market” ed è stata organizzata all’Art Hall di Tallinn. L’esibizione guarda con l’occhio dell’artista l’industria del sesso, e le fantasie legate alla vendita del corpo, ed accoglie il visitatore con la prima opera: un paio di gambe aperte con in mezzo scritto “Welcome to Estonia”. Intorno, una collezione da souvenir-shop di bambole vestite con gli abiti tipici del Paese, con le gambe aperte allo stesso modo. Altre chicche: uniformi militari per prostitute, studi fotografici di interior design di un “bordello”, la cioccolata “Dominatrix chocolates”, che costa 51 euros per gli abitanti dell’Estonia, e 64 Euro per gli stranieri. I visitatori, insomma, sono trattati come “turisti” del sesso. Un’esperienza inquietante, ma al tempo stessa realistica, se la vogliamo vedere dal lato estone…
Sex Market Tallinn Art Hall, Vabaduse valjak 8 Open: Wed – Sun, 11 a.m. – 6 p.m. Tickets 25 kroons (2 euros) www.kunstihoone.ee
The Moscow Times, Mosca - La Biennale moscovita di Alexander Osipovich
Dan Perjovschi, l’ultima volta che ha disegnato i suoi graffiti, ha imbrattato la Tate Modern di Londra. Conosciuto come un artista che ha lasciato il segno con i suoi graffiti sui muri e sui pavimenti dei più celebri musei del mondo, il suo ultimo lavoro svetta sulle vetrate della Moscow's Federation Tower, un luogo della periferia di Mosca dove quest’anno si tiene la seconda Biennale d’Arte moscovita. Ispirata alla più nota Biennale di Venezia, la Biennale di Mosca vuole raccogliere gli artisti emergenti dell’Est e farli conoscere al mondo esterno, espondendo una trentina di progetti di valore. Si tratta del più importante evento artistico nella Russia dei post- soviet, ed è stata voluta fortemente anche dal governo attuale. E’ costata 2 milioni di dollari (52 milioni di rubli), più i soldi raccolti dagli sponsor. Il giornalista Osipovich giustamente da notare che questo palazzo ancora in costruzione, che gli architetti dicono sarà il grattacielo più alto d’Europa, una volta terminato nel 2008, non è forse esattamente il luogo più ameno per attrarre persone, soprattutto dall’estero. E poi, intorno a quello che sarà il nuovo “business center” di Mosca, c’è una “securuty” da far paura… Per esempio, per entrare nel palazzo bisogna superare due check point, salire 18 piani di ascensore che dà sull’esterno che oltre che elevarsi in verticale, fa il giro intorno al palazzo. E’ proprio il caso di dirlo. Il percorso è perfettamente in linea con il tema della Biennale: "Footnotes on Geopolitics, Markets and Amnesia", scrive il giornalista.
“The Second Moscow Biennale of Contemporary Ar”t, fino al 1Aprile alla Federation Tower, 15 1st Krasnogvardeisky Proyezd. Metro Mezhdunarodnaya, Delovoi Tsentr. Tel. 721-1000. Per dettagli: 2nd.moscowbiennale.ru
L’Express International, Australia - Jakie l’Eventreuse di Paola Genone
Colpo di scena. E se l’omicida seriale che ha terrorizzato l’Inghilterra vittoriana fosse stata una donna? Le tracce del DNA ritrovate su alcune lettere firmate “Jack the ripper” e datate 1888 rilanciano una pista inesplorata, sulla quale la giornalista Paola Genone ha fatto una grande inchiesta. Perché secondo il biologo australiano Ian Findlay, (Griffith University – Queensland) in realtà Jack Lo Squartatore, potrebbe davvero essere stato una donna. Findlay, che nel 97 ha messo a punto una tecnica che permette con una sola cellula di DNA – una volta ce ne volevano 200, di cellule - di ritrovare le tracce di una persona sepolta da 2 secoli, è famoso in Australia per aver completamene rivoluzionato i metodi di ricerca della polizia australiana. Così, applicando le sue conoscenze al caso di Jack, e da un’analisi accurata di 360 testi attribuiti al killer – già conservati nell’archivio nazionale inglese, a Londra - Findlay nel 2005 ha ritrovato tracce di sangue rappreso, ma anche di pelle, di ciglia, di unghie. E da qui, dopo un anno di studi e di vita londinese – con l’aiuto di Scotland Yard, di Sotheby e di tutti coloro che preservavano tracce del mitico assassino - è arrivato a individuare delle possibili vie d’indagine. Ritornato quindi in Australia con una quantità di indizi e di documenti, Findlay, insieme a un equipe di 5 persone, ha passato mesi ad analizzare. Fino a scoprire, con una certa precisione, che le tracce del DNA portano a una donna. Che potrebbe essere colei che già era già stata segnalata da Frederick Abberline, il commissario di Scotland Yard che seguì ai tempi l’inchiesta. Si chiamerebbe Mary Percey, e già nel 1890 fu accusata di aver sgozzato la donna del suo amante allo stesso modo di Jack lo Squartatore. Per essere certi, ora, della soluzione definitiva del caso, sarebbe necessario riesumare il cadavere della Percey. Ma purtroppo non ne rimane più nulla. Solo, forse, “un morceau de squelette”, violando la sua tomba, al cimitero di Newgate di Londra. La scoperta è stata divulgata dall’Università di Oxford. Chi riposa più in pace?
Le Monde, Francia - Un duo devenu logo di Laurence Girare
Questa è la storia di Fred e Farid, due amici (Farid Gokart, di famiglia algerina, ma nato a Parigi nel 1966 e Fred Raillard, sempre di Parigi, del 1971) che dopo una lunga gavetta di copywriter, hanno deciso di aprire un’agenzia tutta loro. Insieme a un terzo incomodo, dal nome di Christophe Lambert. Si chiama FFL, la loro agenzia. E dipinta tutta di bianco e di nero, un po’ stilosa e un po’ fintamente underground (ci vogliono pareti brillanti per idee brillanti, dicono), la sede si trova proprio in Avenue Hoche numero 8. Un posto prestigioso, si direbbe. Per due personaggi che non hanno nulla in comune, se non il fatto di aver lavorato insieme per dieci anni nel turbinìo di agenzie pubblicitarie, costituendo una classica “coppia creativa”. Il mondo della pubblicità, dicono, è senza scrupoli, e ti cerca di infilare in un falso confort, una volta diventato famoso nell’ambiente. Invece bisogna rifuggire il confort, e partire ogni volta che si può. Guadagnavano, ciascuno, 400.000 euro al mese alla Publicis, dove lavoravano. Il loro capo, Maurice Levy, non ha molto apprezzato la loro dipartita. Ma i ragazzacci hanno preferito seguire il tale Lambert, per provare una nuova esperienza. Questa volta senza stipendio assicurato. Certo, una partecipazione d’imprese del 30% di Bolloré è una sorta di garanzia. Gerard Depardieu si è messo nell’enologia. Lambert nella pubblicità. Non c’è più religione…
International Herald Tribune, Spagna- At the movies: Video games with pop corn di Doreeb Carvajal
Si chiama Cinegame, e a Madrid l’inviato dell’Herald Tribune racconta a metà tra lo stupito e l’esterefatto queste popolazioni di videogamers che, invece che ritrovarsi in un internet café o in una sala qualunque, ormai occupano i cinema con di fronte i loro computer portatili e interagiscono con il grande schermo sgranocchiando pop corn. E’ proprio vero che il gioco, ormai, ha invaso il territorio cinematografico, in tutti i sensi. E forse c’è qualcosa di positivo, in tutto ciò, che toglie dall’isolamento del giocatore solitario per infilarlo in una community di persone che si vedono, oltre che giocare insieme. “Dimenticate i patetici speaker della tv o del pc” dice il claim pubblicitario del teatro che ospita i video-gamer- allo Yelmo Cineplex di Madrid. Dallo scorso dicembre, Enrique Martinez (noto videogamer spagnolo che ha organizzato tutto ciò) offre posti da 3 Euro l’uno, e la sua idea, insieme all’Instituto de Impresa della capitale, che ha sviluppato un MBA sul tema, è di sviluppare sale con più schermi, che diano la possibilità di vedere i giochi in 3D. Trasformare una sala cinematografica classica in quello che Martinez racconta come il futuro del cinema costa dai 300 mila ai 390 mila euro. Un po’ costoso… E tuttavia, anche in Germania, a Essen, stanno partendo i primi esperimenti grazie al gruppo CinemaxX. In pratica, prima della proiezione di ciascun film, gli spettatori- giocatori possono cimentarsi in 20 minuti di videogame su grande schermo…
rassegna stampa del 26 febbraio 2007:
TIME, febbraio 2007, Life of Pie
Il Time – con la giornalista Linda Itoi – ha incoronato la migliore pizza del mondo. E’ quella di Ernesto Cacialli di Napoli, la cui pizzeria ha un nome che è tutto un programma: si chiama “Il Pizzaiolo del Presidente” in onore di Bill Clinton che vi fece visita e ne gustò entusiasta le crostosità e le pomodorità.
Ernesto cominciò a lavorare a 12 anni. Oggi sforna 2000 pizze al giorno. Ci impiega 30 secondi a prepararne una, e i suoi aiutanti non hanno ancora imparato il segreto della sua ricetta.
JAPAN TIME, 20 febbraio 2007, Fujiya e il take away giapponese
Più o meno lo stesso tempo che, dall’altra parte del mondo, ci mettono i ragazzi di Fujiya, il più famoso take away del Giappone. Però il Japan Times, il 20 febbraio, dopo un’inchiesta in questi ristoranti, ha scoperto che i suoi “chef” sono soliti utilizzare latte scaduto da tempo, nei loro prodotti. Il Presidente della compagnia, che è quotata in Borsa, è stato costretto alle dimissioni, dopo aver chiuso centinaia di negozi-ristoranti in franchising. Il Gruppo Fujia è conosciuto in Giappone come il Mc Donald’s d’Oriente: prezzi molto bassi e servizio istantaneo. Un direttore di un ristorante che ha preferito rimanere anonimo ha confessato a Geoff Botting, il giornalista che lo ha intervistato, di utilizzare più del 70% di prodotti scaduti nella preparazione dei menu. Un altro impiegato 29 enne della catena racconta che lo shochu – un distillato molto gettonato in Giappone, per il 25% a base di alcol poco meno forte del whisky – veniva travasato da bottiglie senza marchio e servito come fosse quello dell’azienda nazionale più riconosciuta nel campo. “Nessuno si è mai lamentato”, dice.
Takeshi Nakamura, 25 anni e direttore di un altro ristorante spiega le “mutazioni” dei colori delle verdure utilizzate nei menu: “Personalmente, non ho mai mangiato niente di quello che servivamo” spiega.
I manager del Gruppo Fujia dicono che tutto ciò deriva dalla necessità dell’azienda di aumentare di anno in anno i fatturati. "The companies pursue profits. Consumers pursue convenience. The result is a cycle by which food safety is ignored". Forse i consumatori, come ci chiamano qui, devono prendere un po’ di autocoscienza, consiglia il giornalista. E tuttavia, che fare, in Giappone, come in America, dove già la maggior parte dei bambini è a serio rischio di obesità.
JAPAN TIME, 25 febbraio 2007, TV e bambini sedentari
Il tema è affrontato ancora una volta dal Japan Time del 25 febbraio, e viene ripreso dal canale nazionale NHK-G in una trasmissione dedicata alla salute dei bambini e al loro consumo di media, e di videogiochi. Da uno studio fatto all’interno di un quartiere molto ampio di Tokyo, Kokubunji City, sembrerebbe che l’80% dei bambini che seguono le scuole elementari siano “obbligati” a giocare solo a casa propria, o in quella dei loro amici. Non è soltanto una questione di essere “addicted” ai videogiochi (dei quali i bambini giapponesi sono i primi consumatori al mondo) o di televisione. In realtà, per i bambini non ci sono spazi pubblici dove giocare liberamente. Per esempio, a Tokyo, nel 60% dei giardini pubblici non vige l’obbligo di portare i cani in zone “riservate”. C’è l’obbligo di non far giocare i bambini nei prati….
CHINA DAILY, 16 febbraio 2007, Is only bad news good photography? di Li Xing
Forse i giornali sono capaci di fare solo brutte notizie. Certo è che, passando all’altra sponda dell’Oceano Pacifico, dal Mar del Giappone al Mar Cinese, una giornalista del China Daily – Li Xing - si domanda come mai, non solo nelle notizie, ma anche nella fotografia, i premi arrivano sempre a chi racconta grandi tragedie. L’articolo è stato scritto il 16 febbraio, dopo la premiazione del World Press Foto, che ha visto tra i vincitori alcuni italiani (vedi copertina Venerdì di Repubblica di settimana scorsa). L’editorialista è andata sul sito Internet del Premio, e ha riletto le motivazioni delle scelte degli organizzatori e della giuria: “una overview di come i fotografi della stampa raccontano le notizie, portandoci all’interno delle notizie del mondo e facendoci riflettere sui trend”…
Ma, c’è un ma. Li Xing è andata a vedere che cosa si dice su Internet circa le scelte, ed ha visto che non tutti sono d’accordo. Parecchi “netizens”, come lei, si domandano: non ci sono solo il settembre 9/11 o, i genocidi in Africa o la guerra in Iraq. Sarà… Certo è che ogni volta che c’è da scegliere un prodotto artistico, o una direzione artistica, o qualcosa che lontanamente abbia a che fare con l’arte, ci sono sempre grandi liti. Come raccontano due giornali francesi nelle ultime settimane:
LIBERATION, 15 febbraio 2007, Le Guggenheim veut faire de Venise un vrai lieu de culture, di Jean Jaques Bozonnet
L’EXPRESS, 15 febbraio 2007, Faut-il exporter le Louvre? di Annick Colonna-Cesari
Il banchiere Alberto Rigotti (in contatto con Abn Ambro tramite Banca Antonveneta) ha rilasciato un’intervista nella quale spiega lo stato dell’arte del “progetto globale” della fondazione americana a Venezia, che comprende un centro d’arte sul ponte della Dogana, una vasta zona dell’Arsenale e un luogo dedicato ai giovani artisti nella zona industriale di Porto Marghera. Sembra che Rigotti – alleato della Regione Veneto e della Fondazione Guggenheim - si difenda dalle accuse di Francois Pinault, uomo d’affari francese che già da anni attende di sapere che ne sarà del progetto che ha presentato…. Grande dibattito: tra il sindaco e la Regione, e tra il comitato tecnico e il comitato scientifico… Proprio come per il progetto del nuovo Louvre ad Abou Dabi (la capitale degli Emirati Arabi). Alcuni – come Didier Rykner, storico dell’arte - dicono che la Francia, con la vendita del marchio del Louvre per 700 milioni di euro, ha venduto la sua anima. Altri - come Nathalie Obadia, vice Presidente del Comité professionel des galeries d’art – sostengono che come il Moma o l’Ermitage, il Louvre potrà sviluppare una strategia di marketing ed arricchire il proprio patrimonio. Il ministro della cultura Renault Donnedieu lo difende, ma una petizione sta facendo il giro sulla rete, in Internet. Gli architetti francesi – Michel Pelisse – sono già stati scelti dallo sceicco Mohammed ben Zayed al-Nahyan, che ha dato incarico all’americano Frank Gerhy per la realizzazione. Un museo per un paese che conta 700.000 persone in tutto. Contro il vero Louvre, che ogni anno conta 8.3 milioni di visitatori…
rassegna stampa del 12 febbraio 2007:
New Scientist - Born under a bad sign – Nati sotto un cattivo segno (o sotto una cattiva stella)
Il titolo è maligno, di quelli inaspettati. Una pubblicazione scientifica così prestigiosa porta come sommario dell’articolo “la tua data di nascita ha un’influenza sulla tua vita maggiore di quanto tu possa pensare. La giornalista Alison Motluk ha investigato per noi…”
Non c’entra niente con le stelle. In realtà la questione pare siano le stagioni. Già nel 1929 lo psicologo svizzero Moritz Tramer scrisse che nelle persone nate in inverno inoltrato è più frequente la schizofrenia. E adesso, infatti, sappiamo che nlele persone nate in febbraio, marzo e aprile, il rischio di schizofrenia è più alto dal 5 al 10 per cento. Uno studio fatto in Danimarca all’Aarhus University Hospital lo conferma.
In Inghilterra, poi, un altro studio dimostra che su di 25.000 suicidi, il 17 per cento delle persone erano nate tra aprile, maggio e giugno. E allo stesso modo, anche 13% dei casi di anoressia sono stati riscontrati in persone nate nello stesso periodo. Per i nati in autunno, invece: hanno l’8% in più di rischio do soffrire di attacchi di panico, e gli uomini una percentuale maggiore di soffrire di alcolismo.
I fortunati, sono coloro che nascono in gennaio e agosto. Per loro, sembra, non c’è un granché di rischi.
In realtà, non c’entra nulla con le stelle. Si tratterebbe invece di questioni legate ai batteri, ai microbi e alle malattie alle quali le madri incinta sono sottoposte durante la gravidanza. Per esempio, sembra che le infezioni virali diano maggiori possibilità di schizofrenia. Oppure, alla presenza del sole, dell’esposizione ad alte temperature. O alla presenza di geni TPH…
Per esempio, in Paesi in cui la temperatura è mite, non ci sono discrepanze di percentuali nei casi di persone colpite da anoressia.
The Guardian - I giudici americani utilizzano Wikipedia come loro prima risorsa di documentazione -
Wikipedia non è scritta da nessuno, ma è diventato un patrimonio di conoscenza. Da una ricerca sulle sentenze dei giudici fino al 2004 risulta che più di 100 “rulings” hanno citato Wikipedia come risorsa primaria di ricerca. E ciò, nonostante le problematiche legate alle false notizie che vi sono state inserite… Alcune delle quali tremendamente errate. Per esempio, per definire la parola “beverage” o per “booty music”.
The disco-dancing candidate
Nicolas Sarkozy è stato chiamato il “french Elvis”. Il candidato della destra francese alle Presidenziali, su Internet regala performance alla John Travolta in Saturday Night Fever. Discosarko.com Shake your body
Wall Street Journal - Old time bands riunite
Eddie Van Halen e la sua band, con il cantante David Lee Singer, hanno passato gli ultimi 20 divisi. Ma se adesso guardate il loro website, hanno annunciato la loro “re-unione” per un tour in 40 città. Il motivo? Il giornale, ovviamente, non poteva che fare i conti in tasca alla band. E il mitico Vah Halen, oltre ad inserire il figlio quindicenne come bassista del gruppo, conta di far guadagnare, tutti insieme, 850.000 dollari a Show. Il che significa, 34 milioni di dollari in un anno.
Ma quello dei Van Halen non è stato l’unico “come back” degli ultimi anni. Il manager Randy Phillips, chief executive della Anschutz Corp, la numero due dei concerti nel mondo, commenta così “soldi”. Nel 2005 si sono rimessi insieme la band dei Motley Crue, che sono diventati il numero 11 nelle vendite dei concerti guadagnando 40 milioni di dollari e toccando 22 città diverse. I Cream di Eric Clapton con 3 concerti al Madison Squame Garden hanno raccolto 10.6 milioni di dollari, e quest’anno anche gli Smashing Pumpikins si rimetteranno sul palco. Così come hanno fatto i Gun’s and Roses lo scorso anno. E per finire, anche i Festival oggi fanno sold out proponendo la reunion di vecchi gruppi. I Rage Against The Machine saranno al California’s Chachella Valley Music and Art Festival. E già sono stati venduti 100.000 biglietti. Gli organizzatori guadagneranno dieci volte quello che hanno fatto gli anni scorsi…
Herald Tribune Uffizi renovatiom moves fitfully forward
A dieci anni dalla presentazione del progetto di rinnovamento della Galleria degli Uffizi di Firenze, poche persone credono – nonostante i pavimenti siano stati rotti per iniziare i lavori – che ce la si farà. Il direttore del museo, Antonio Natali, non si sbilancia. Ma fatto sta che il progetto iniziato dal Vasari nel 1560 ha bisogno di un ampliamento, e soltanto ultimamente il governo ha approvato i lavori, con anche un’uscita “moderna” disegnata da Arata Isozaki. Nessuno mette in dubbio la necessità di ampliamento, insomma, ma tutti dicono la loro sul come di questo ampliamento. E il perché dell’artista giapponese. Oggi i visitatori sono 7000 al giorno. Potrebbero diventare il doppio.
Le Monde - Bollore e Le Monde lanciano il quotidiano free Matin Plus – Il primo numero è stato distribuito il 6 febbraio scorso. A Parigi e a l’Ile de France. 28 pagine, l’essenziale dell’informazione di un giorno, tante foto, e tre articoli di approfondimento preparati dalle firme di LE MONDE e del COURRIER INTERNATIONALE. 350.000 copie di tiratura iniziale.
Il gruppo Bollore e il gruppo di Le Monde hanno creato una società in comune, la Bollore Intermedia (70% Bollore, 30% Le monde)
Liberation
Muséè, le Monopole Nord – lunedì 5 febbraio presso l’Unesco si è tenuto un colloquio tra il Louvre, il British Museum e l’Ermitage e i rappresentanti dell’Unesco, che hanno constatato quanto, sempre più, i musei dei paesi più poveri chiedano il rientro di oggetti che sono conservati nelle collezioni straniere. E i grandi musei europei hanno risposto con una parola intrigante: la MISSION UNIVERSELLE. I musei in realtà non fanno un’opera al servizio degli abitanti una sola nazione, ma per i singoli cittadini di ciascuna. I musei tentano di spostare il problema: non è più questione di chi è il proprietario dell’opera, ma di chi può avervi accesso. D’altro canto, il direttore della Scuola del patrimonio africano lamenta: il 95% delle opere del Paese sono all’estero.
Newsweek - Remodeling Churches – In Inghilterra sono ormai 1600 le Chiese in disuso. Che farne? Non è possibile utilizzarle tutte per cerimonie religiose. E allora, ecco la trasformazione in caffè, concert hall, negozi o appartamenti chic. In Francia d’altronde c’è lo stesso problema. Solo il 5% dei cattolici va regolarmente a messa.. E in Germania il 3%. E nella sola diocesi di Essen, 100 chiese sono state chiuse.
Che farne? In Inghilterra la St.Paul Church di Bristol è diventata una scuola circense. Ad Amsterdam, la chiesa chiamata Paradiso ha ospitato un concerto di Madonna. Anche a Roma c’è un ristorante “Sacro e Profano” che si è installato in una chiesa medievale. Non c’è più religione…
lo show di Begum Nawazish Ali su AAj Tv in Pakistan:
http://programme.aaj.tv/index.php?pg=entertainment&pid=87
il blog di Cristina Tagliabue:
www.criativity.com
zoe(at)radiopopolare.it
|