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Domenica 12 agosto 2007
Una gita a Milano, ovvero…LE PROVE GENERALI. L’ultima domenica prima della partenza, mancano solo sette giorni prima che le nostre gambette vengano sottoposte day by day a uno sforzo immane. Detto terra terra, fra una settimana partiamo per la nostra prima vacanza cicloturistica, Loira in bicicletta, e oggi decidiamo di provare a fare i famigerati 60 km, distanza media del nostro tour. La partenza è fissata alle 9 da Arcore; Andrea, ottimisticamente, da appuntamento a Bè alle 9,15 davanti alla Rinascente di Monza. Come da programma, Bè arriva puntuale (però va detto che Biassono, suo luogo di partenza, è più vicino) .Noi, con la nostra andatura da crociera, arriviamo con un buon quarto d’ora di ritardo. E’ la domenica prima di ferragosto, in giro non c’è nessuno, tranne qualche ciclista e due o tre auto che vagano apparentemente senza meta. Formato il gruppo partiamo alla volta di Milano; Andrea in testa a dare il ritmo, Bè scalpitante nel mezzo e io come fanalino di coda (ma sempre guardata a vista dagli altri due). Usciti da Monza, percorriamo la statale che attraversa Sesto San Giovanni e imbocchiamo (dopo una salita a tradimento, la stessa strada fatta in auto non mi sembrava così impegnativa!) viale Monza. La prima cosa che salta all’occhio viaggiando in bicicletta è che si notano un sacco di particolari che in macchina sfuggono via veloci. Oltre al parafanghi della bici che ci precede, vediamo anche diverse case “antiche”, nascoste fra i palazzoni da classica periferia industriale. Il primo pezzo di viale Monza non ci riserva grosse sorprese, ma all’altezza del Naviglio della Martesana la prospettiva cambia; scendiamo lungo il viale pedonale che costeggia il canale, e ci si trova in una MilanochenonsembraMilano…il ritmo è lento (sarà anche a causa della domenica ferragostana?), la gente porta a spasso il cane o se ne sta seduta sulle panchine, c’è addirittura un po’ di verde! Percorriamo tutta l’alzaia e arriviamo in viale Gioia…eccola qui la Milano che conosciamo! In giro continua ad esserci poca gente, pedaliamo quindi tranquilli fino al Teatro Smeraldo, svoltiamo in Corso Garibaldi e arriviamo al Castello. Pausa meritatissima svaccati sul prato all’ombra e accompagnati dalle canzoni di Toto Cutugno che allietano le giornate dei milanesi rimasti in città (vorrei proprio sapere se esiste un apposito ufficio in comune addetto alla scelta dei dj estivi…). Per il pranzo ci uniamo ai sopraccitati reduci dell’esodo ferragostano e mangiamo primo piatto, costata e patatine (menù completo a 10 €!) sotto il tendone allestito in piazza del Cannone. Dopo una rapida pennica sul prato, si risalta in sella. Le gambe reggono bene, sono le chiappe che iniziano a dare i primi segni di cedimento….ma non molliamo mai! Dopotutto non capita tutti i giorni di potersi girare Milano in bicicletta senza essere assordati dai clacson , e poi abbiamo l’obiettivo dei 60 km da raggiungere! Il ciclotour meneghino prosegue con i grandi classici: Castello, Via Dante, Piazza Duomo (con tappa a Palazzo Reale per vedere le sculture di Botero) e Piazza della Scala…da un non so che di trasgressivo attraversare la Galleria in bicicletta! Visto che ci eravamo proposti di vedere tutte le zone veramente turistiche di Milano non possiamo saltare la zona dei Navigli. Via Torino, Colonne di San Lorenzo e giù fino alla Darsena. Qui le chiappe iniziano a chiedere pietà, una pausa gelato è d’obbligo (peccato che dobbiamo girare per altri chilometri per trovare una gelateria aperta!). Ultimo punto da cartolina è S.Ambrogio. Ci passiamo davanti senza quasi vederlo (io ormai conosco ogni piccolo graffio del parafango posteriore della bici di Bè), ritorniamo quindi verso il centro, Palestro per tornare in viale Monza e chiudere il giro. Sosta non prevista al palazzo dei fenicotteri di Palestro (con relativo servizio fotografico, Andrea non perde un click). Da Sesto in poi ho perso il controllo di tutto…l’unica cosa reale che riuscivo ad immaginare era il letto morbido che mi attendeva alla fine della strada. Arrivati al cancello di casa il contachilometri segnalava i 62 km…MISSIONE COMPIUTA! Ma la domanda “Sarà sempre così ?” è sempre con noi. La risposta fra una settimana!
Fra, Andrea e Bè
18 agosto 2007
Finalmente sono finite le tacche sul calendario che segnavano i giorni che ci dividevano dalla partenza; adesso facciamo il conto alla rovescia delle ore. Partenza domattina alle 08.25 da Bergamo e dopo circa 1 ora e mezzo di volo arrivo a Parigi Beauvais. Da li bus per Parigi Port Maillot, metro per Paris Austerlitz, treno per Orleans sud e bus per Orleans centro, dove si trova il nostro primo Ibis e dove ci aspettano le biciclette. Caspita! E’ stancante solo pensare a tutti questi spostamenti! Ovviamente al momento della prenotazione abbiamo visto solo il prezzo del volo più economico, senza considerare che la Ryan vola a nord est di Parigi e noi dobbiamo arrivare a sud ovest. Pazienza, vorrà dire che io e Bè metteremo subito alla prova il nostro perfetto francese (arrugginito dai tempi della scuola e imbastardito dalla parlata brianzola). Le tappe del nostro itinerario sono bene o male queste: domenica sera arrivo a Orleans e ritiro delle bici Da lunedì si parte per il Tour de France. Tappe previste : St.Dye, Blois, Amboise, Tours, Chinon , Saumur abbandono della bici e rientro a Parigi. I bagagli sono pronti, anche se far loro raggiungere il peso forma di 15 kg è stata dura. Il mio zaino, strapieno, arriva a 12 chili scarsi, quello di Bè è fermo a 10 kg ma mancano alcuni dettagli, mentre il trolley di Andrea dichiara 15 kg abbondanti. Ebbene sì, avete capito bene! Avete un blogger con trolley al seguito, quindi i nostri spostamenti saranno accompagnati dal cigolio delle rotelline sull’asfalto! Il contenuto dello zaino è stato più vote risistemato; in un primo momento dominavano pantaloncini imbottiti, magliette manica corta, sandali e cappellini; dopo aver consultato le temperature medie nella Loira (15/21 gradi per tutta la settimana), un leggero dubbio ci ha assalito, e quindi sono stati aggiunti due maglioni e due paia di jeans. Visto che alla fine del nostro tour della Loira ci fermeremo qualche giorno a Parigi, abbiamo pensato di consultare anche il meteo della capitale francese:15/17 gradi di media, e fra le previsioni dei prossimi giorni, la più ottimistica è “pioggia e schiarite”…altra aggiustatine al bagaglio: giubbini impermeabili e scarpe chiuse. Adesso basta! Ho fatto promettere ai compagni di viaggio di tenersi lontano da internet…non ho più spazio disponibile nello zaino! Dal bagaglio a mano dei tre partecipanti si capisce invece il nostro ruolo durante il viaggio: Nel mio devono trovare posto tutti i documenti utili al viaggio (biglietti aerei, voucher per il ritiro della bici al primo hotel, trasferimenti in bus, guide Routarde varie), visto che mi sono autonominata organizzatrice ufficiale (l’esperienza accumulata in anni di lavoro in un’agenzia viaggi servirà a qualcosa, no?)Quello di Andrea è occupato quasi completamente da macchina fotografica (rigorosamente analogica), obiettivi e attrezzature varie e, quasi sicuramente, dal blocchetto degli appunti del bravoapprendistafotografo dove vanno segnate i dati relativi ad ogni click scattatoQuello di Bè sarà sicuramente il più pratico: fotocamera digitale ultra compatta, barrette energetiche per i duri giorni in bicicletta e, soprattutto, la sua mitica CARTADICREDITO!!!! Infatti è l’unica fra di noi ad averla, ed è solo grazie a LEI se siamo riusciti a preparare il nostro viaggio (prenotazione dei voli, dei bus e degli ostelli) Ovviamente il tutto verrà arricchito da oggetti ricordati all’ultimo momento, cioè domattina alle 5! Non vediamo l’ora di partire per vedere se le nostre gambette riusciranno a portarci alla fine del Tour!
A presto dalla terra francese!
Fra, Andrea e Bè
Eccoci qua! solo oggi siamo riusciti a trovare un internet point, per cui procediamo con il riassunto delle puntate precedenti
19 agosto: il viaggio
Tutto come previsto, anzi meglio (la prevedibile crisi isterica da volo di Francesca e` stata meno forte di quanto si pensava), e i vari trasferimenti aereo-bus-metro-treno-bus per arrivare ad orleans sono stati abbastanza rapidi ed efficienti... e anche il tempo ci ha dato una mano, ha continuato a piovere solo nei momenti in cui eravamo al riparo... Qui in Francia l`estate e` gia` bella e finita, le temperature sono abbondantemente sotto i 20 gradi e il cielo e` color ardesia. Riusciamo pero` ad arrivare al primo hotel, ben attrezzato con un deposito di bici. Entriamo in possesso del mezzo e, sebbene la partenza ufficiale e` prevista per il lunedi` saltiamo subito in sella per andare a visitare Orleans. Niente di speciale, a parte la piazza con la celebre PULZELLA (qui la si trova ovunque) e la cattedrale che, come tante altri monumenti qui bella fuori ma insignificante dentro (o come suggerisce la poetica Be` "sono come belle vetrine di negozi vuoti"). Cena con menu` del TERROIR (che non e` i"menu` del terrore" come pensava andrea ma e` solo il menu` turistico della casa) e rientro in hotel sulla ciclabile lungo la Loira...AL BUIO PESTO, CON UN FREDDO CANE E CON PERICOLI SPARSI PER TUTTA LA VIA...MI SENTIVO MOLTO CAPPUCCETTO ROSSO!!!!!!
20 agosto: 1a tappa Orleans - St.Dye sur La Loire
Finalmente in sella! Armati di cartina, guida, stradario con le svolte passo passo... al primo bivio sbagliamo strada. Ce ne accorgiamo quando dopo 4 km di comodo sterrato arriviamo ad una specie di promontorio in mezzo al fiume, dove l`unico modo di proseguire sarebbe quello di guadare il fiume bici in spalla... io (andrea, il navigatore in carica) passo qualche minuto sotto lo sguardo severo delle mie due compagne di viaggio, finche` altre due cicloturiste con lo sguardo perso ci raggiungono nello stesso punto... e` evidente quindi che l`errore non sta nel manico, ma nelle distanze scritte sullo stradario che sono un po` approssimative... anche se dal quel momento notero` una certa qual diffidenza ogni volta che pronuncio le parole "secondo me dobbiamo girare di qua..." Nonostante gli 8 km di deviazione ripartiamo sereni e contenti tra frutteti e campi coltivati... siamo solo a 80 km da Parigi ma siamo nella campagna piu` vera. Abituati alla Brianza dove fra un paese e l`altro c`e` giusto lo spazio di un`aiula sfiorita, la grandezza degli orizzonti francesi ci stupisce non poco. Incontriamo spesso contadini intenti a raccogliere frutta varia, al punto che, gia` affamati dopo 15 km, decidiamo di esercitarci nello sport preferito degli italiani all`estero: la faccia tosta, ovvero chiedere pietosamente un po` di frutta o qualsiasi altra cosa da mangiare a chiunque ne abbia da offrire... per fortuna tutto questo non e` necessario, visto che veniamo fermati da una coppia di anziani raccoglitori di lamponi, che, in cambio dell`ascolto delle loro storie di parenti morti in guerra o di figli scomparsi ci donano qualche cestino dei gustosi frutti. La pedalata procede abbastanza tranquilla. Dopo pranzo in prossimita` del primo castello ufficialmente trovato, quello di Meung sur Loire (la teoria del bello fuori e brutto dentro in questo caso non viene applicata), iniziano i primi segni di cedimento...la Fra inizia a chiedere ogni 10 pedalate quanto manca alla fine e Andrea risponde prima urlando, poi a monosillabi...solo Be` mantiene una certa dignita`, non mollando mai la sella e guidando il gruppo verso la meta (ormai e` lei la guida ufficiale, ma non ditelo all`Andrea!). Arriviamo pero` vivi al Manoir de la Loire, un alberghetto in stile castellano proprio sul bordo del fiume.
martedi` 21 agosto St dye sur Loire - Blois
nonostante la Fra abbia passato il resto della serata e tutto il tempo della colazione mugugnando la frase "ho fatto una cazzata, l`ho fatta, l`ho fatta"(e` lei l`artefice della vacanza), si riparte. Oggi sono in programma due tra i castelli piu` famosi e da "cartolina" del viaggio, Chambord e Cheverny. Il primo e` veramente un`ostentazione della ricchezza e della potenza del primo proprietario, come recita la guida; in effetti e` il castello piu` inutile della Loira...in mezzo al nulla e circondato da una foresta! Cheverny e` un gran bel palazzone (siamo giunti alla conclusione che questi Chateaux in Italia verrebbero chiamati palazzi o ville, ma "i palazzoni della Loira" faceva sicuramente meno effetto dei "castelli della Loira"). Anche questo e` circondato da una tenuta grandissima, la particolarita` e` che qui e` possibile ancora andare a caccia con i cani (non abbiamo pero` capito bene CHI va a caccia), infatti all`interno del parco c`e` il canile con un centinaio di cagnoni tipo Fox-town. Gia` dall`ingresso si sente una CAGNARA incredibile e la cosa piu` bella e` vedere un centinaio di code sbucare dal recinto del canile. Il termine della tappa fila liscio...le gambette tengono, i garroni pure e, a circa 4 km dalla fine esce anche il sole. Anche la seconda tappa e` andata, abbiamo compiuto 125 km (anziche` i 90 previsti) e l`orizzonte si fa un po` piu` luminoso...FORSE CE LA POSSIAMO FARE...
mercoledi` 22 agosto Blois - Amboise
Piove. Tanto. Decidiamo di pensarci solo dopo la colazione, che prolunghiamo il piu` possibile (magia del buffet). La fra ha una faccia che dice "colcavolochepedalosottol`acquacarichiamolebicisultreno", io e Be` facciamo finta di ignorarla ma dobbiamo arrenderci all`evidenza... 50 km sotto l`acqua battente non sono un gran divertimento, e se vacanza deve essere, al bando la sofferenza... il nostro orgoglio evita di affossarsi all`arrivo in stazione, visto che ci sono almeno altre 20 bici che attendono il diretto delle 11.02 per tours.. (tra parentesi: in Francia tutti i treni sono attrezzati per il trasporto delle bici e il suddetto trasporto e` gratis). Significa che oggi risparmiamo le gambe e abbimo un po` piu` di tempo per visitare Amboise e relativo castello, passato alla storia per avere ospitato Leonardo da vinci nei suoi ultimi anni di vita (la leggenda vuole che vi sia giunto portando la Gioconda sotto il braccio, un po` come fanno i francesi con le baguette). C'e` anche una cappella che ospita le presunte (si, vabbe`...)ossa di Leonardo. La cosa piu` bella del castello, oltre al panorama sui tetti della citta`, e` la torre che c'e` di fianco, all'interno e` percorsa da una scalinata contornata da capitelli con figure buffissime...
Giovedi 23 agosto, Amboise - Tours
Piove ancora... ma abbiamo esaurito il nostro jolly - treno ieri, quindi regolamento non scritto alla mano... oggi si pedala sotto l'acqua! Scopriamo subito che il diavolo non e cosi brutto come lo si dipinge, dopo i primi 5 minuti di pioggia battente non ci si fa piu caso, forse a causa del fatto che i pantaloncini imbottiti si imbottiscono di acqua e la sensorialita delle gambe e completamente scompasa... ad ogni modo sono solo 15 i km che ci separano dal castello di Chenoncheau, una meraviglia di palazzo sorretto da delle arcate che attraversano il fiume... il soggetto ideale per ogni fotografo principiante come me, da fotografare in tutti i modi riflesso nelle acque del fiume. L'interno e' costituito da un salone molto lungo, dai due lati le finestre danno sul fiume. Si tratta di una sala da ballo, ma nel corso dei secoli questo spazio e stato utilizzato anche come corsia di ospedale e, in tempi di guerra, divenne una sorta di ponte coperto sulla Loira. La soria narra che Enrico II costrui questo castello per regalarlo alla sua amante (!!), e che costei una volta morto il sovrano dovette restituirlo alla di lui consorte caterina de medici... Il resto della tappa non prevede altre soste a monumenti particolari, decidiamo cosi di percorrere i rimanenti 30 km che ci separano da tours in un unica tappa... ormai abbiamo i chilometri nelle gambe e simili sfide non ci intimoriscono piu'. Peccato che buona parte del percorso oggi sia su sterrato, quindi a risentirne oggi non sono tanto le gambe ma altre parti. Abbandoniamo la Loira per costeggiare il fiume Cher, che a differenza del piu blasonato corso d'acqua e' navigabile e di conseguenza caratterizzato da chiuse e relative casette dei manovratori. Ormai ha smesso di piovere e mancano pochi chilometri alla citta', la tappa volge al termine tranquillamente quando capita un piccolo imprevisto... mentre pedalo vengo morso alle chiappe dal cane di un pescatore, e in un istante realizzo perche i canini hanno questo nome... come memento di questa importante deduzione rimangono due bichi sulla natica sinistra!
(2 settembre)
ciao quelli della barca!
non ci siamo smarriti sui sentieri della Loire a velo, solo che quando i nostri cervelli erano belli agili per scrivere il blog (cioè dalle 08.00 alle 08.15 al mattino!) gli internet point erano chiusi e, quando ne trovavamo di aperti, la nostra materia grigia era già in poltiglia...quindi abbiamo scritto il blog su di un pratico blocchetto sempre a portata di mano, e ora ve lo trascriviamo. Iniziamo con le ultime due tappe in bici, a stretto giro completiamo il tutto con il racconto dell'appendice parigina della vacanza. a presto on line! Fra, Andrea e Bè
Venerdì 24 agosto 2007 – Tours /Chinon
Secondo il road book (la bibbia di ogni persona che si improvvisa cicloturista), la tappa di oggi si presenta facile…56,9 km di terreno pianeggiante su strade secondarie a basso traffico. Balziamo in sella quindi fiduciosi; anche il tempo sembra tranquillo, per il momento la pioggia non c’è, anche se da queste parti resta sempre in agguato. La meta della nostra gita (proprio come nel cruciverba della settimana enigmistica) è il castello di Villandry, pubblicizzato ovunque come quello con i giardini più belli di tutta la Loira. Le aspettative sono quindi alte, anche perché la Routard conferma quanto sopra e in effetti la vista è degna di nota (e di circa un centinaio di foto scattate dal nostro personale fotoreporter…). Di fronte a noi, quasi a perdita d’occhio, i giardini rinascimentali, (non nel senso che risalgono al ‘500 ma che sono “ricostruiti” secondo quei canoni all’inizio del XX secolo) Ogni ambiente ha una sua simmetria. Nel giardino ornamentale le aiuole con motivi geometrici, rappresentano i vari tipi di amore; l’amore tenero (le siepi di bosso disegnano cuori e maschere, oggetto fondamentale per tampinare le donzelle durante le feste al castello!), l’amore appassionato (secondo il depliant informativo qui c’è rappresentato un tourbillon di cuori, anche se le mezze lune colorate potrebbero significare qualsiasi cosa), l’amore incostante (anche ai tempi le corna la facevano da padrone!) e l’amore tragico (qui le siepi rosso sangue diventano pugnali). La precisione dei disegni si gode benissimo dal belvedere, però, purtroppo, non si può gironzolare fra le aiuole. Il giardino acquatico, vuole significare la purezza ideale che si stacca dai piaceri terreni… vallo a dire a tre ciclisti con le cosce doloranti. Ma la parte più bella è l’orto…anche qui è tutto geometrico, e le verdure sono disposte nelle aiuole seguendo gli accostamenti cromatici…non si erano mai visti dei pomodori così belli! Passiamo una buona mezz’ora a commentare le verdure, e ci esaltiamo come bimbi ogni volta che ne riconosciamo una (sembra semplice, ma noi abbiamo scoperto un sacco di verdura sconosciuta, tipo il basilico rosso e il sedano rapa). Tutta questa verdura ci fa venire una certa acquolina, scopriamo poi che, in un angolo del giardino, c’è una cassetta con gli ortaggi non allineati in vendita… Dopo 4 ore ritorniamo alle nostre bici. Il contachilometri ci dice chiaramente che abbiamo pedalato solo per 17 km e sono già le due del pomeriggio… ce ne mancano solo una quarantina! Tante scelte non ce ne sono, o si pedala o si piange! Dato che la seconda non serve a molto (a parte venire ricoperta dagli insulti dei compagni di sella), si riparte! La strada è effettivamente pianeggiante, anche se lunga, e ci porta dritti al castello di Ussè, famoso per essere quello della Bella Addormentata nel Bosco. La Fra smette un attimo di arrancare per cercare di convincere gli altri ad entrare…”15 € per vedere quattro manichini in calzamaglia? Scordatelo!” Insistere non serve a nulla, e quindi mi tocca spiare i comignoli incantati dalle sbarre del cancello (ho cercato anche di fare gli occhi dolci al custode, ma il cancello non si è mosso di un centimetro!). L’arrivo a Chinon è in volata (3 km di discesa aiutano queste cose!). Nel paesino cerchiamo la Rue de l’Echo, che la guida dice essere una stradina dove si ha un eco fantastico…la via c’è, l’eco pure ma non è nulla di eccezionale…è proprio vero che i francesi riescono a spacciarti per mirabolante qualsiasi stronzata!!!
Sabato 25 agosto 2007 Chinon/Saumur...
IL TAPPONE FINALE! Ultimo giorno, le pagine rimaste del road book sono solo tre. La pedalata di oggi non prevede nessun monumento eclatante, siamo ormai fuori dai circuiti turistici da “viaggioinbusconguidaparlanteitaliano” e anche il paesaggio è cambiato. Ci troviamo nella zona dei vigneti e del mangiar bene, non a caso qui è nato Rebelais, e da queste parti ha ambientato le avventure di Gargantua e Pantagruel. La prima sosta della giornata è alla chiesina di Montsoreau, un po’ meno gotica e più romanica del solito, a due passi dal fiume. La Fra e Be’ vengono attirate da un cartello che recita “salita al belvedere”, a me gli scalini sembrano troppo ripidi e ne approfitto per fare qualche foto in riva al fiume… le loro facce deluse al ritorno mi diranno che ho fatto la scelta giusta. Siccome la tappa di oggi è breve, decidiamo di allungarla con una piccola deviazione (dopo tanti errori, la prima effettivamente “voluta”). Si tratta di 6 chilometri, un po’ su e giù tra colline di vigneti, per raggiungere l’abbazia di Fontevraud, una delle poche che abbia in passato ospitato contemporaneamente sia monaci che monache… le guide narrano di successivi interventi nel corso dei secoli per alzare muri o dividere locali che permettevano comunicazioni troppo strette tra le due parti e chissà quante “infrazioni alla regola”. Tra gli ambienti particolarmente suggestivi che caratterizzano solitamente questi posti (celle, sale per il lavoro manuale, refettori, cameroni in cui le monache dormivano rigorosamente tutte insieme), il più bizzarro è una edificio a pianta ottagonale con molte cupole in cima, che ha tutta l’aria di essere una chiesa o un battistero: trattasi invece delle… antiche cucine dell’abbazia! La chiesa vera e propria è invece più discreta, all’interno ospita quattro belle tombe di principi Plantageneti, la famiglia che regnerà in Inghilterra dal XII al XIV secolo. Il rientro sulla retta via dopo la deviazione ci porta a circa venti km dalla meta finale… il pezzetto più duro, anche qui un continuo su è giù tra i vigneti… ma più che alle gambe diamo retta alle nostre teste, comincia a dispiacerci l’idea che stasera daremo l’addio alle nostre bici e domani non si pedalerà più… appena fuori da Saumur c’è l’immancabile castello, in effetti un bel colpo d’occhio con anche vista sulla città dall’alto. Il castello è chiuso per lavori (nel 2001 è crollata una parte delle mura esterne), si possono pagare due euro per visitare il museo del cavallo all’interno del parco, cosa a cui rinuncio volentieri a favore di una bier a pression bella fresca. (Ancora una volta Be’ e Francesca mi daranno ragione: al museo mancava perfino l’attrazione principale, il pezzo più pregiato: uno scheletro completo di cavallo! Ma per favore…) Di nuovi in sella per gli ultimi 3 km, per giunta in discesa… davanti all’albergo troviamo Davide, l’incaricato al ritiro delle bici, con tanto di brugola in mano e ansioso di compiere il suo dovere e di ripartire subito per l’Italia… nemmeno il tempo di dare un’ultima occhiata al telaio tutto sporco, al carter ammaccato, al copricatena staccato, al contachilometri sballato… nemmeno il tempo di dire grazie alla sella bella comoda per aver fatto fino in fondo quello per il quale è stata progettata, che le bici sono già smontate e caricate su un furgoncino… Chi l’avrebbe mai detto, siamo arrivati in fondo, c’è piaciuto un sacco e al pensiero che abbiamo finito ci scappa pure la lacrimuccia!
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