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tre uomini in barca

Stile Geometrico - Casetta in Grecia

Finalmente abbiamo trovato un internet point, quindi vi aggiorniamo.


Sabato 25: i Geometrici si svegliano all'alba e cominciano a sistemare le ultime cose prima della partenza, passano a salutare le mamme, un ultimo bacio ai gatti e alle 10 partono. E rimangono intrappolati per un'ora sulla tangenziale di Bologna, Gas recupera il ritardo con una corsa degna di Raikkonen, alle 15 sono in coda sul molo di Ancona dove prima dell'imbarco possono distrarsi osservando gli altri equipaggi tra cui spicca un fantasioso Pick-up tedesco minito di mini canadese bell'e montata sul tetto, con tanto di scaletta penzolante sul posteriore. Uomo geometrico si reca all'agenzia a ritirare i biglietti e ritorna solo con un foglio scarabocchiato perche` le stampanti sono fuori uso, al momento dell'imbarco l'ufficiale imbarcatore vuole ritirare il foglio, i geometrici lo pretendono per presentarlo alla reception, arriva di corsa un impiegato dell'agenzia che si mette a spiegare la situazione all'ufficiale, si discute per vari minuti mentre le manovre d'imbarco sono penosamente bloccate. I geometrici vengono spediti nella pancia della nave ma dovranno tornare ad riprendere il foglio scarabocchiato, Giulia si offre volontaria ad aspettare mentre Gas parcheggia. Intanto l'ufficiale e l'addetto d'agenzia continuano a discutere e nella foga il foglio viene consegnato a un passeggero olandese che si avvia nei garage rincorso da Giulia! Con un lampo di genio l'addetto d'agenzia trova la soluzione e corre a fare una fotocopia del foglio, finalmente Donna Geometrica puo` salire a bordo ma viene respinta perche` sprovvista di auto e deve discendere nei garage a piedi schivando camper e camion, quindi salire otto rampe di scale per raggiungere Uomo Geometrico che si suppone sia alla reception. Suona il telefonino:" sono Gas , vieni che non mi fanno salire senza foglio!!" Giugli, che era arrivata quasi all'ottavo piano ridiscende nei garage cercando di individuare il Rospo, la nostra macchina, non li trova e quindi telefona a sua volta: "Dove sei!!" "Alla reception e` ovvio." "Ma se hai detto NON MI FANNO SALIRE io penso che sei giu`...." Risalita degli otto piani di scale, presentazione del foglio scarabocchiato e consegna della cabina. I geometrici si buttano sotto la doccia e finalmente si allungano sul letto e fanno un "sonnellino" dal quale emergono alle 19 sentendo l'annuncio del self service. Constatando di essere a stomaco vuoto si trascinano a mangiare un boccone, poi si spingono a poppa a vedere il sole tramontare nella foschia adriatica, girano i tacchi e, snobbando gli swaroski in saldo e un gruppo di boy-scout greci, percorrono tutta la nave fino alla prua, si guardano negli occhi e come ad un segnale stabilito ridiscendono in cabina, indossano i pigiami e senza neanche dire la fatidica frase "leggiamo due pagine" si infilano a letta. Alle 20.30 Uomo geometrico e Donna geometrica piombano in un sonno profondo e senza sogni.
 Domenica 26 : dopo una dormita del genere era ovvio svegliarsi presto e aver bisogno di un doppio caffe`, ma il buon umore iniziale comincia a guastarsi vedendo i telegiornali greci sulla situazione incendi. La situazione e` veramente drammatica, i collegamenti in diretta mostrano le magnifiche pinete del peloponneso e gli ulivi centenari ridotti in cenere, le scene di disperazione delle persone che vedono la loro casa bruciare, gli stolti annunci dei politici che non trovano di meglio che scaricare le proprie responsabilita` accusando nemici occulti e servizi segreti stranieri. Il senso d'angoscia aumenta con il passare delle ore, amici e PERFINO i parenti ci chiamano allarmati. Rassicuriamo tutti ma non ci sentiamo cosi` tranquilli. Al porto di Patrasso tutto sembra normale ma e` con un senso di sollievo che attraversiamo il nuovo ponte e ci dirigiamo verso la parte nord della grecia. Ma imboccando finalmente la penisola del Pelio veniamo accolti da una ampia zona completamente carbonizzata da incendi dei mesi scorsi (nota polemica: e` da giugno che ci sono devastanti incendi ma non sembra che il governo abbia elaborato un valido piano di intervento. E in autunno ci sono pure le elezioni!) Arriviamo a casa, scarichiamo i bagagli, cominciamo a rimuovere le solite ragnatele, le solite cacchine dei gechi (c'e` un'intera famiglia di questi simpatici sauri che vive nei vani delle finestre della camera da letto), sistemiamo il tutto e riusciamo ad andare a cenare alla taverna del paese. L'aria e` calda e una bella luna e` appena velata da qualche nube, ma il senso di disagio  stenta ad abbandonarmi ripensando alle immagini viste alla tv e ragionando che siamo letteralmente circondati da boschi e macchia, il mare e` lontano, se dovesse svilupparsi un incendio non ce la vedremmo proprio bene...
Gas riesce a dormire ma io rimango a occhi spalancati  ascoltando i rumori e annusando l'aria. A un certo punto sono sicura di sentire odore di fumo, scruto la notte sperando di non vedere sinistri bagliori. Invece si leva un forte vento e il cielo viene illuminato da lampi e come un dono di Zeus si scatena un magnifico temporale.
Cullata dal rumore della pioggia sul tetto scivolo finalmente nel sonno. Grazie pioggia.

 

 

30 agosto

 

Siamo a Milina, un simpatico paesetto affacciato sul golfo di Volos, e` turistico quel tanto che basta, ci sono taverne e ouzerie sul lungomare, negozi di souvenir e domatio ma con un'aria rilassata un po' anni 60, l'ideale per un aperitivo dopo una giornata di mare in calette deserte.
Direi che la vacanza ha ingranato bene, dopo l'inizio un po' incerto. Riusciamo a trovare una equa spartizione tra lavori in casa e relax: abbiamo scrostato e riverniciato di blu un vecchio tavolo da giardino, dato l'antiruggine alla cancellata, liberato il sentierino che porta a casa da cespugli e rami di melograno, che qui e` una pianta infestante. Ma ci siamo anche goduti splendide nuotate in un mare blu e turchese. Io sono un animale assolutamente terrestre, la mia acquaticita` e` pari a quella di una fetta di polenta ma posso passare un pomeriggio a galleggiare osservando la vita marina. Datemi un baccaglio, un BASSO fondale e scogli a cui aggrapparmi quando perdo la fiducia nelle mie capacita` di sirena e mi perdero` in un mondo di alghe e molluschi. Abbiamo trovato una baietta di sabbia e sassi ombreggiata da olivi con un fondale tra i piu` belli che abbiamo mai visto qui in grecia.
Nella giovane prateria di posidonie nuotano svariati pesci e si nascondono le pinne, grosse conchiglie che somigliano alle cozze ma raggiungono dimensioni notevoli, di un bel colore arancione e la consistenza del vetro, sulle roccie si aggrappano spugne nere o gialle, altre che sembrano gocce di cioccolato, attinie che lasciano fluttuare i loro tentacoli con movimenti aggraziati, alghe ombrellino e coda di pavone. Miriadi di paguri scorrazzano indaffarati con le loro conchiglie sulla schiena,e ricci neri e spinosi cercano di nascondersi ricoprendosi di gusci vuoti e alghe morte. Oggi abiamo nuotato in una nuvola di minuscoli pesciolini azzurro-argento non piu` grandi di un'unghia, ma abbiamo visto anche branchi di salpe rigate di giallo, tordi, pavoncelle, saraghi a strisce e a puntini, e le castagnole, pesciolini neri con la coda a rondine, che si avvicinano curiose e quasi si fanno toccare. Mi sembra anche di aver intravisto una piccola cernia, subito fuggita al riparo in una grotticella. Peccato dover uscire.
A terra mi attendeva un mezzo disastro, la tenda da spiaggia, si` proprio la tenda decathlon, quella che si monta da sola, benche` zavorrata di sassi si era ribaltata e rischiava di volare in mare. Ancora grondante mi butto a salvarla, riesco ad acchiapparla e cerco di ripiegarla, ma sapete come sono queste tende, ti sgusciano via come anguille inferocite,e quindi nel tentativo di spostarmi su un terreno pianeggiante metto il piede su uno strato di foglie di olivo e precipito giu` dalla scarpatella fino in riva al mare. Pochi centimetri, neanche metri, ma sufficienti a sbucciarmi un braccio e una coscia e ricevere un duro colpo all'osso sacro, per fortuna ben ricoperto dalle mie polpose natiche. Ma nonostante la culata e lo shock non ho mollato la preda che e` stata poi ricoperta di sassi per impedire che si riaprisse da sola un'altra volta. Ho rimpianto il vecchio ombrellino rappezzato e legato con lo spago che per tanti anni ci ha difesi dal sole.
Per oggi e` tutto, mollo la postazione prima che il branco di gattini indemoniati che si danno battaglia in mezzo alle nostre gambe finisca per farmi assomigliare a un reduce di guerra.
ciao

 

6 settembre

 

Scusate il lungo silenzio ma un po' i lavori e un po' il fatto che l'unico internet point relativamente vicino a casa era guasto, ci ha tenuto lontani da voi.
 
Le giornate sono caldissime appena mitigate dalla brezza che sale dal mare ma noi ci lanciamo con entusiasmo nei lavori : impresa titanica visto lo stato della casa  e del giardino non curato da anni e soprattutto devastato dal passaggio dei muratori che quest'inverno hanno rifatto il muro crollato. Prima di tutto facciamo una piccola descrizione del luogo, per aiutare la comprensione. La nostra proprieta' e' composta da due pezzi di terreno in discesa attraversati da un sentierino che scende a zig zag dalla strada asfaltata giu' fino a una piccola chiesa di pietra. Sul pezzo piu' in basso, terrazzato, sorge la casa in pietra a due piani con addossato un altro piccolo edificio che funge da cantina. Nel giardino intorno a casa ci sono alberi da frutto e cespugli di fiori, l'altro e' una selva impenetrabile di rovi e cespugli che non ci azzardiamo neanche ad avvicinare.
Il primo lavoro impegnativo che affrontiamo e' quello di riverniciare il cancello d'ingresso, di un brutto color marroncino rossastro tutto sbiadito, impresa di per se' abbastanza facile perche' non ci sono riccioli ma solo stecche dritte sormontate da una specie di punta a lancia, ma a complicare il tutto c'e' il fatto che una rosa e una pianta di vite hanno intrecciato i loro rami fino quasi a ricoprirlo compleatamente. Non volendo fare come gli imbianchini greci che verniciano tutto cio' che trovano sul loro cammino e neanche togliere le piante, procediamo sollevando a turno i tralci mentre l'altro dipinge, e per fortuna che il caldo fa asciugare subito la vernice, con contorcimenti da scimmia e colando sudore. Ma ora il nostro cancelletto e' di un bel blu mare e nessun tralcio di vite e' stato macchiato!
Altro lavoro tremendo e' stato quello di bonificare il terreno dai sassi e dai pezzi di cemento lasciati ovunque dai muratori. Naturalmente abbiamo beccato le giornate piu' calde e afose e rischiato una sincope per la fatica. Sassi, sassi, non finivano mai, sembrava che la terra ne generasse sempre di nuovi la' dove avevi appena rastrellato e pulito... un incubo. Per pulire l'angolo a ovest , dove cresce un enorme ciuffo di erba pampa dalle foglie affilate come lame, mi sono rovinata anche l'altro braccio e cosi' posso esibire una gamma completa di escoriazioni, tagli e graffi sulla pelle. Siccome sono una perfezionista ho anche spostato un orcio di ceramica  alto piu' di un metro rotolandolo sul terreno stile schiavo egizio. Non sto a descrivervi il lavoro di disboscamento delle erbacce e potatura dei mille rami che la vite, i caprifogli, i kiwi e i melograni cacciano, soffocandosi a vicenda e che tolgono luce e aria alla casa. Il mucchio di "scarti di giardino" e' ormai alto un paio di metri e non so come faremo a smaltirlo (qui hanno una semplice soluzione: un fiammifero e .... ma di questi tempi e' meglio evitare).
Ciao dalla terra dei centauri

 

9 settembre  Non solo lavoro.
E' vero che abbiamo i lavori da fare e che ci facciamo prendere la mano ma ci sono anche i momenti di riposo e di divertimento. L'altro ieri , dopo aver finito di ripulire il canaletto dietro casa che si era riempito di terra e sassi (una quindicina di secchi da trascinare fin oltre il muretto e Gas che se li e' spalati tutti sotto il sole e circondato dai tafani) abbiamo apparecchiato il pranzo sotto la pergola, rinfrescati dalla brezzolina che sale dall'Egeo, con due bei bicchieroni di ouzo, un'insalata di pomodori e fette di questo pane buonissimo condito con olio e origano, un grappolo di uva sultana e la fatica si scioglie. E' bello passare le ore contemplando la collina tutta verde di castagni e quercie,le pennellate di verde chiaro dei pioppi e le due vecchie casette di pietra che spuntano tra gli alberi, in lontananza l'isola di Skiatos sfuma nella foschia azzurra e tutto e' sospeso nel silenzio.
Sabato sera Giorgio ha prenotato un tavolo in prima fila per lo spettacolo di balletti russi nella piazza di Argalasti', organizzato dal Teatro di Horto che e' un'associazione culturale che da dieci anni vivacizza la vita culturale del Pelio del sud con concerti, mostre, corsi di pittura,riscoperta dei vecchi sentieri, spettacoli di danza e teatro. La piazza e' piccola ma piacevole, lastricata in pietra e circondata da taverne e "pantopolii", quei negozietti di paese che vendono di tutto, dalla feta nei bidoni di latta alle lampadine, dalle calze alle pentole. Per l'occasione era strapiena di tavolini e sedie stretti intorno a una bassa pedana di legno dove si sarebbero esibiti Svetlana e Vassili, una coppia di ballerini russo-mongoli che vivono in Germania e d'estate vengono in tournee' in grecia, ma tra un ballo e l'altro lo spettacolo era guardare la ventina di bambini che invadevano la scena per rincorrersi, saltare, imitare le danze, picchiandosi,strillando, cantando e ruzzolando, finche' non venivano cacciati dalla presentatrice e dagli scappellotti di nonne e mamme. La serata si e' conclusa con una danza collettiva dei due russi e dei bambini che hanno intrecciato un complicato girotondo tra risate e capitomboli dei piccoli e dei grandi.
Tre giorni dopo altra festa con danze a Katighiorghi, un minuscolo paese di una decina di case e una spiaggetta favolosa dove in estate tengono corsi di balli tradizionali greci. Qui non c'e' neanche una piazza per cui si e' ballato nello spazio tra la taverna e il tendone coi tavolini, con i camerieri che si infilavano tra un ballerino e l'altro reggendo enormi vassoi di cibarie e caraffe di vino e che ogni tanto contribuivano alla "coreografia" lanciando in aria mazzi di tovagliolini di carta. Il trio violino,tastiera e bouzuki era instancabile e ha coperto tutto il repertorio delle canzoni popolari trascinando nelle danze intere famiglie e anche la proprietaria della taverna coi suoi duecento chili. Io e Gas all'una e mezza siamo crollati e siamo risaliti verso casa ma quelli imperterriti hanno continuato fin oltre le tre! Anche per due rigidi padani come noi e' impossibile resistere al ritmo trascinante di questa musica e al senso di gioia di vivere che si sprigiona da queste feste, non importa se non sai ballare, se sei vecchio o imbranato, ti butti e dai quello che puoi e nessuno ti giudica e ti prende in giro, l'importante e' esserci e vivere il momento.
L'anno prossimo ci iscriviamo anche noi e contiamo di diventare due ballerini bravi come Abatantuono nel film Mediterraneo, che tra l'altro e' piaciuto tantissimo da queste parti....
Kalo' ghiorti' (bella festa)

 

Vi ho detto gia' che di fianco alla casa c'e' una piccola costruzione che funge da deposito e che in futuro potrebbe diventare anche abitabile. Ma al momento sembra l'antro di un robivecchi. Iniziamo a "esplorare" e inventariare le cose per vedere cosa c'e' di utile e cosa da buttare: mucchi di legna, due scarponi da sci, pile di piastrelle, un bauletto di legno, un mappamondo, sacchi e sacchetti di cemento e gesso, barattoli forse di vernici, un banco di scuola, un ombrellone tutto mangiato dai topi, pezzi di grondaie, due piccole belle stufe di ghisa, vecchie pentole e matasse di filo di ferro, una stadera, un remo, catene da neve e altri misteriosi "cosi" non identificati. Sotto una pila di piatti sbeccati ho scoperto un antico coperchio di rame, molto bello, che ho cercato di riportare all'antico splendore con sidol e "olio di gomito". Quanto mi piace frugare nelle robe vecchie e dimenticate e trovare di questi tesori, si risveglia la mia parte bambina, quando esploravo le soffitte delle vecchie case in paese e portavo a casa pezzi di serrature o lampade a petrolio tutte ossidate, o legni contorti che mi sembravano sculture o libri ingialliti e sbiaditi.
 
sempre il 9 settembre

 

Ma veniamo all'altro lavoro impegnativo che ci siamo accollati: grattare e riverniciare le persiane di tutte le 6 finestre e della portafinestra della camera di sopra, ormai intaccate dal sole e dal freddo. La decisione del colore e' stata lunga e sofferta, color legno come sono adesso o blu? Azzurro carta da zucchero o verde salvia? Al piano di sotto le finestre sono bianche e azzurre, quindi volevo uniformare i colori e alla fine abbiamo deciso per un azzurro lavanda simile al portoncino d'ingresso che con le pietre ocra fa un bel contrasto. Smontiamo la prima persiana e mentre Gas si da' da fare con la levigatrice io smonto i catenaccini di chiusura e preparo il telo di plastica e i cavalletti sotto la pergola dove lavoreremo all'ombra. La giornata e' cosi' calda e il legno cosi' asciutto che la vernice si asciuga in un attimo e dobbiamo stare attenti a che non si secchi sul pennello. A farci compagnia arriva il vecchio gattone rosso che e' il nonno di tutta la combriccola di mici che giornalmente sfamiamo. Lo abbiamo soprannominato "la cariatide" perche' e' tutto sdentato e acciaccato, ma e' l'unico che si fa accarezzare e che non sia timoroso. Gli altri sono Il Ras, un rosso tarchiato e dalla faccia ingrugnata che e' il capo indiscusso del territorio, Belfagor una micina nerastra timidissima e dagli enormi occhi gialli, Mavro tutto nero e Creme che ha uno stranissimo colore cafelatte chiaro. Tutti gradiscono le abbondanti razioni di croccantini e pappa che lasciamo in una ciotola in fondo al giardino. Sono gatti di campagna, magri magri e non conoscono i lussi dei nostri felini grassi e viziati, non hanno neanche la possibilita' di mangiare gli avanzi delle taverne come invece i gatti dei villaggi turistici.
Con il gattone che ci guarda lavorare e ascoltando un po' di musica il lavoro procede bene e gia' la mattina dopo riusciamo a rimontare la prima finestra: proprio bella! Anche la signora Katina, la nostra vicina, ci ha fatto i complimenti.
Alla prossima puntata, cari barcaioli
Giulia e Gas

 

 

11 settembre

 

E cosi' siete quasi alla festa, peccato non venire ma noi venerdi' saremo qui a impacchettare la casa per l'inverno e ad asciugarci le lacrime... dover lasciare la nostra casetta sola per tanti mesi, quando ci sarebbero ancora tanti lavori da fare, tante spiaggette da scoprire e cose belle da gustare. Uffa!
Vi devo chiedere scusa se la cronologia delle descrizioni e' un po' saltata ma l'unico internet point vicino era guasto e abbiamo dovuto aspettare di andare a Volos a prendere un'amica che arrivava dalle Sporadi per passare tre giorni con noi, cosa che se da una parte ha interrotto il nostro ritmo di lavoro, dall'altra ci ha dato occasione di riposarci e di girare la zona spingendoci fino alla punta estrema della penisola, e scoprire il porticciolo di Aghia Kiriaki', una manciata di casette di pescatori, tre taverne, un cantiere navale e piccole gri-gri, le barche da pesca, tutte dipinte a colori vivaci, e la piu' bella collezione di sedie sgangherate e rappezzate con estrema fantasia che abbia mai visto.
Siamo riusciti lo stesso a incontrare Nikos, muratore albanese che ci riparo' il muro crollato, e contrattare la costruzione di un nuovo muro di contenimento dietro casa dove la terra frana e gia' un paio di pietre di discrete dimensioni rischiano di cadere. Nikos ascolta, guarda, misura e fa lunghi conti, poi spara il preventivo. Breve consultazione dei geometrici e visione dei conti correnti che smagriscono, ma accettiamo perche' il lavoro e' necessario e non rimandabile e la persona ci sembra affidabile e onesta, e poi garantisce Ghiorgo che e' una garanzia... Vorra' dire che le finestre del piano terra aspetteranno ancora un po'.
Prima di lasciarci Nikos ci da' un consiglio per risparmiare sul costo dei materiali. E cosi' se prima i sassi li buttavamo adesso li cerchiamo. Cominciamo subito ad accumulare mucchi di pietre, Gas scopre un giacimento di bei sassoni sotto casa e con l'aiuto del mitico "carrellino russo", un robustissimo e utilissimo carrellino sovietico in ferro, mica uno di quegli stupidi portavaligie con le rotelline in plastica che si rompono al primo marciapiede, carichiamo e trasportiamo come minimo un centinaio di pietre da grosse a medio piccole, dai 50 ai 10 cm, e non e' finita perche' ormai la caccia alla pietra e' diventato lo sport e anche tornando dalla spiaggia oggi abbiamo riportato 7-8 bei pitroni. La vecchia canzone degli anni 60 "Pietre" e' diventata il tormentone di questi giorni..... se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietreeee.
Per riposarci dal trasporto pietre e recuperare il tempo perso continuiamo l'operazione pittura delle persiane, siamo arrivati alla quarta finestra e speriamo di riuscire a finire prima della fine della vacanza. Ieri mentre dipingevamo abbiamo potuto guardare le acrobazie di una bellissima mantide religiosa verde, un bestione di 12 cm, che si arrampicava sul mucchio della legna a caccia di altri insetti.
Per oggi e' tutto, conto di scrivervi ancora  da questo scomodissimo internet point (bisogna stare in piedi tra il bancone dei gelati e la colonnetta della birra alla spina) tanti tanti saluti dai geometrici un po' acciaccati e un po' macchiati di azzurro, ma e' il bello della vacanza!
ciao

Tre Uomini in Barca,  dal lunedì al venerdì, dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Alessandro Diegoli.

barca(at)radiopopolare.it

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