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tre uomini in barca

Ramarromarrone alla conquista del cammino di Santiago

Cari amici,

 

ad agosto il Fronte Vegan di Liberazione del Caracol segnerà un’altrasignificativa tappa del progetto di conquista del globo terracqueo! Io, lemie gambe nane e lo spirito del chutney anglo-asturiano tenteremo diraggiungere A PIEDI Santiago de Compostela, partendo da Porto e risalendoper la Galizia. Contando che non ho ancora in mano manco una mappa e che miperdo dietro casa e aggiungendo che sono avvezza allo sport e allecamminate come il paguro lo è alle feste dello studio 54 … ecco, diciamoche non assicuro il raggiungimento della meta. Sicuramente, però, miadopererò senza tregua per portare ai pellegrini e alle popolazioniautoctone un messaggio di pace e di verdura e per preannunciare la prossimaconquista vegan dell’universo intero!
Dopo Santiago, ho già allertato il presidio di permacoltura asturianocirca il mio possibile ritorno. Infatti, se non mi sarò tramutata in ungrosso e informe piede dolente, tenterò di trascinarmi fin sulle collinedi Aviles, per riabbracciare quegli amatissimi punkabbestia che mi hannoospitato l’anno scorso e che hanno visto nascere il Fronte per ilCaracol. Purtroppo, il buon Mayatte, ovvero l’uomo yoga, se ne è andatoin giro per il mondo alla ricerca di una vita più “spirituale”, dopoaver scoperto che forse la coltivazione dei pepinos non era la sua strada.
Se le avventure del ramarromarrone agostano possono interessare, ecchimequa pronta a raccontarvi il mio delirante viaggio tra Portogallo e Spagna!
Saluti festosamente lumacosi!!!!

 

1 agosto

 

Sono una punkabbestia. Lo so. È innegabile. Parto domani per il cammino diSantiago e non ho ancora preparato quasi una cippa. E dico quasi perchéieri ho almeno recuperato la credenziale per avere ospitalità lungo ilcammino e farmi mettere il bollino dell’esselunga che testimonia la miasfacchinata per Portogallo e Spagna. Devo dire che il ritiro dellacredenziale (dopo una giornata intera di paranoie per la paura di non farein tempo a prenderla) non è stato facilissimo perché, mentre il miocoinquilino mi aspettava in macchina, io sono stata risucchiata in undiscorso-fiume sul cammino da parte del signore che mi ha consegnato ildocumento. In particolare, ho scoperto che le vesciche ai piedi sono unametafora del nostro disagio interiore (e allora temo che mi si annichiliràil tallone) e che, se anche siamo dei geni dello zaino super leggero, nonpotremo mai liberarci del nostro “zaino interiore” (io ho il solitoinvicta del liceo). Ho anche scoperto che quest’anno pare ci siano moltepiù persone del solito a fare la variante portoghese del cammino diSantiago, che generalmente è poco frequentato e ho avuto la conferma diuna sensazione circa il futuro già da tempo radicata nei miei pensieri: ècerto, anzi certissimo, che mi perderò. Se ciò, poi, accadrà in Galizia,è scontato che mi pioverà pure addosso l’impossibile e che vedrete lamia foto sui cartoni del latte (di soia) o che vi toccherà diramareappelli radiofonici intergalattici, mentre io aspetterò i soccorsi in unboschetto sconosciuto della valle del Douro o in un campo di maisgaliziano, assieme alle mie fiacche del disagio interiore e al mio zainetto esistenziale. O forse, a un certo punto, qualcuno più sgamatodeciderà che mi hanno rapita gli alieni e che non ha più senso cercarmi. Vabbè, bando alle ciance, ora inizio a comporre il mio zaino reale eterreno, che il solito coinquilino (in preda ad un insolito attaccopulitorio) ha riesumato dai recessi più bui dell’armadio. Ovviamente hofatto il bucato last minute e ora molte cose sono ancora bagnate…ma ioconfido nell’invincibile potere dell’asciugacapelli! Siccome ho ilterrore di portarmi appresso chili di cose inutili e zavorranti, ho decisodi vestirmi in stile sfollato, ovvero con un paio di pantaloni lunghi (cheprima o poi inizieranno a camminare da soli…e allora dovrò ringraziarlise arriverò a Santiago), due pantaloncini corti, qualche mutanda (dalavare la sera e far asciugare stendendola sullo zaino la mattina), quattropaia di calze, sandali e scarponi. La mia igiene personale saràsponsorizzata dal marchio “Sapone di Marsiglia”, un panetto del qualeservirà per lavare la mia atletica personcina e il mio bucato. Perassecondare la mia ossessione da viaggio leggero, oggi ho anche tagliato icapelli più corti de solito e, a detta della Noce di Cocco alla quale miaccompagno, sono anche diventata più cessa del solito. E quindi ipellegrini mi staranno lontani (chiaro: anche per via delle mutande con lemucche stese sullo zaino) e perciò non farò amicizia con nessuno e, diconseguenza, rimarrò sola e mi perderò.
Vi ho commossi? Vi state appassionando al mio caso? Sono abilissima agiocare sulla pietà!
Quando avrò asciugato per bene tutti gli indumenti e gli avrò fatto unabella piega, li introdurrò nello zaino col famoso metodo dello scoutastuto, cioè riponendo ogni capo in un sacchettino di plastica per evitareche, alla prima pioggia, il mio bagaglio si trasformi in un giardinetto zendi funghi e licheni.
Domani alle 14.00 ho l’aereo da Malpensa a Madrid, perché il volo perPorto costava cifre stellari. Da Madrid dovrei prendere il pullman perPorto alle 23.00 e arrivare nell’amena città portoghese per le 7.00
circa. Qui ho deciso di concedermi un degno addio al cazzeggio e ai comfortprenotando una stanza in una pensioncina niente male vicina al centro. APorto dovrò anche cercare di capire che tragitto intraprendere perraggiungere Santiago perché, a dire il vero, ho ancora le idee piuttostoconfuse…
Che lo SFORZO e le pallocchie di peli dei miei gatti siano con voi (oltreche sui miei vestiti)!
Ramarromarrone

 

2 agosto

 

Mi sveglio e scopro che l'herpes si e' impossessato di me (a tradimento),mentre il mio zainetto giace negletto e ormai pieno di peli di gatto in unangolo nascosto: il poverino aspetta che mi decida a chiuderlo, ma iocontinuo a pesarlo e ripesarlo, a fare prove di ergonometria eaerodinamicita'. Tutto pero' e' inutile perche', una volta indossato, lozainetto terreno accentua la mia gobbitudine e mi fa assumere smorfieorrorifiche di fatica e tormento. Al check -in scopro di avere un bagagliodi soli 9 chili, il che´sarebbe poco per una persona normale, ma per unpigmeo del Borneo come me e´assolutamente troppo.
In aereo mi attorniano decine e decine di persone ben vestite e profumate,pronte a iniziare vacanze goderecce all'insegna del relax e del cazzeggio,mentre io ho gia' assunto la tipica espressione del condannato allevesciche spirituali. Una delle cose che piu' mi angosciano e´l'aver dovutoabbandonare il deodorante, tolto dallo zaino in un impeto di mania daalleggerimento; gia´so che l'ascella pezzata mi escludera´dal consorzioumano e saro´condannata a percorrere vie secondarie per evitare illudibrio.
Quando arrivo a Madrid mi fiondo alla stazione Mendez alvaro ad agguantareil biglietto del pullman per Porto e scopro che tutte le code allebiglietterie sono zeppe di uomini e donne romeni che lottano perassicurarsi gli ultimi biglietti disponibili per tornare a casa per levacanze. Visto che l'autobus parte solo alle 23.00 decido di spararmi ungiro perMadrid e, peste mi colga, ho la geniale idea di testare la mia soglia disopportazione della soma: bassa, anzi inesistente. Sara' che fa caldo, chele strade vicino a Plaza Mayor traboccano di turisti vocianti, che hol'herpes...ma mi sento come il paguro che si trascina sulle spalle la villaberlusconiana di Arcore: decisamente ardito!
A proposito di herpes! Ho intavolato un'interessantissima conversazionecon una farmacista madrilegna circa il costo della magica cremina percurare le schifide pustole e ho scoperto che in Spagna costa un terzo chein Italia,perche', mi dice la tizia, da loro il prezzo dei medicinali viene fissatodallo stato. Che figata!
Dopo essermi ripromessa di comprare un attico in Plaza De Oriente, facciomestamente ritorno alla squallida stazione, dove ammazzo il tempo cercandodi capire la strada che dovro' intraprendere per raggiungere Santiago.
Inutile, perche' come al solito non ci capisco una cippa!!!
Concludo menzionando il personaggio decisamente piu' significativo dellagiornata: la vecchina che ho incontrato in Plaza Mayor e che indossavaun'indimenticabile maglietta con la scritta "acid world". Molto, moltopunk...

3 agosto

 

Nella notte mi sparo il viaggio Madrid-Porto in autobus, seduta di fiancoal classico tizio di 2 metri e mezzo che ovviamente non ci sta sul suosedile e tenta di espandersi sul mio. Quando finalmente il suddetto tizioscende e io vedo li´li´per concretizzarsi le mie mire espansionistichesul suo sedile, ecco che con agilita´imprevedible lo occupa la vecchiettaportoghese che ho conosciuto dutrante la sosta al bar. Cacchio! mentre miripeto "dai, che gentile, vuole stare vicino a me", tento di arginare gliistinti sanguinari che vorrebbero catapultare la donnina fuoridall'autobus, non per cattiveria, ma solo perche´ho tanto, tanto sonno eperche´lei continua a raccontarmi la sua vita nei dettagli, dando perscontato che io padroneggi il portoghese come la mia lingua madre.
Quando finalmente arriviamo a Porto e la vecchina si infila in un taxi, ioe una ragazza frikkettona cerchiamo di farci dire dall'autista la strada dafare per raggiungere le nostre rispettive mete. Tutto inutile: il viscidonee´troppo preso a broccolare una spagnola e una giapponese. Presto la miacartina alla fricchettona, lei la guarda, le sembra di aver capito lastrada da fare, ma quando me ne vado la lascio che sta cantando qualcosaseduta su un muretto e totalmente disinteressata circa il futuro suo e delmondo. Io, felice per aver scoperto che il Portogalloe´indietro di un'ora, mi inoltro per vie sconosciute e, mentre albeggia,riesco miracolosamente a raggiungere la pensione che ho prenotato.
e che e´attaccata a Praça da Libertade, sulla quale ho una visualestrepitosa dalla mia camera.
Dopo aver dormito un paio di orette, mi sparo un mega giro della citta' emi metto alla ricerca della cattedrale, dove dovrei farmi apporre il primotimbro del cammino. Quando finalmente mi pare di averla trovata, per esserepiu' sicura domando ad un vecchietto se la chiesa in questione (a dire ilvero un po' diroccata e sporca) sia veramente la Se', la Sede Episcopale eil vecchietto mi dice che si', che dovrebbe essere quella...morale: maichiedere indicazioni ad un vecchietto che puzza di alcol e sta sedutoperche' in piedi avrebbe mooolte difficolta'! Quella infatti e' lasconosciutissima chiesa di Sant'Ildefonso e io mi faccio mettere il timbrodalla perpetua sbagliata! Vabbe', iniziamo bene!
Nel pomeriggio decido di fare fino in fondo la turista da manuale e miimbuco sul trenino che fa il giro di Porto e che ci conduce a visitare lecantine dove, appunto, si fa il porto. Nella cantina ci fanno degustare unaquantita' inimmaginabile di vino e quando esco sono messa peggio delvecchino della cattedrale farlocca. Il resto della giornata lo impiego araggiungere le spiagge di Foz, dove finalmente posso sfoggiare il miocostumino bianco che fa tanto un effetto "tono su tono" sul mio incarnato cadaverico.

 

4 agosto 2007


Per non perdermi la colazione inizio il cammino alle 7,40 invece che alle6,00, come vorrebbe il manuale del buon pellegrino. Fin da subito ho chiaroche la giornata sara' molto complessa: la mia guida indica di prendere unautobus che non esiste...bene! Destreggiandomi colfanta-portoghese-itagnolo riesco incredibilmente a beccare il mezzo giustoe a fermarmi in un posto che si chiama Padrao da Legua, da dove inizio asgambettare allegramente alla volta di Sao Pedro Rates, dove c'e'l'albergue piu' vicino. Si', vicino...devo scarpinare 28 chilometri e piu'per raggiungere il posto!
Mi sento come Rocky quando si allenava nella neve con il super tronco sullespalle, solo che qui fa un caldo fetente e il mio zaino pesa molto di piu'del suo fuscello! Per i primi 10 chilometri incontro solo vecchine vestite di nero, la bandadi un paese in festa (e sono solo le 8.30!!!), uno spazzino molto gentileche mi evita di perdermi da subito, ma nessuna forma di vita camminanteverso Santiago. A un certo punto, pero', avvisto all'orizzonte una coppiaagonizzante con zaini immensi come il mio; mi avvicino tirandomela un po'perche' sono meno sudata di loro e, meraviglia, anche loro stanno iniziandoil cammino! Si chiamano Xavier e Monica e sono due ragazzi di Barcellonache, astutamente, hanno deciso di dividere in due la tappa che io mi sparoin un giorno solo. Continuo a far finta di essere un super eroe deifumetti, li saluto, e mi lancio verso l'orizzonte, che mi riserva boschi,campi di mais, vigne e, sempre, costantemente, una caldazza spaventosa.
Quando arrivo all'albergue sono le 17.00 e io sono un ammasso informe disudore, vesciche e polvere, ma il ragazzo dell'ostello sembra nonaccorgersene e si complimenta con me perche' ho un buon passo e sembro natacon gli scarponcini ai piedi. Se lo dice lui!
A Sao Pedro conosco un sacco di gente, tra cui Pally e Mazzo, una coppia diPerugia che mi insegna l'antica arte di "pinchar las ampollas", ovvero dibucarsi la vesciche e (che schifo!) metterci un filo dentro per farleguarire. Inutile dire che, nel giro di pochi giorni, i miei piedisembreranno un lavoretto a punto croce! All'albergue conosco anche un ragazzo francese pazzoide che si e' sparatoin bici Lione-Santiago-Porto e che ora e' impegnato nel ritorno.
Ma io non dimentico la mia missione: la conquista vegana del mondo! Milancio quindi in una discussione iniziata da un pellegrino dell'Opus Deisul tema "mangio carne perche' pure Gesu' la mangiava e non ha detto nullaal riguardo". Ovviamente ho vinto io la contesa e addirittura senza venire alle mani! 

 

5 agosto

 

Da Sao Pedro Rates a Barcelos mi sparo solo una quindicina di chilometri.
Inizio da sola di mattina presto (e sara' la prima e ultima volta!) esubito mi fermo al primo bar. Qui incontro la coppia di spagnoli, semprepiu' spompi, che subito mi invitano al loro tavolo. Il momento e' toccante,perche' capiamo che, d'ora innanzi, il nostro sara' un pellegrinaggio per ibar che costellano il cammino fino a Santiago e che, mentre gli altripellegrini collezionano a gara i timbrini delle chiese sulle lorocredenziali, noi avremo conme obiettivo quello di raggiungere il maggiornumero di "sigillos barenseses atque restaurantenses" e quando la sciuradel bar (dopo il solito, incomprensibile predicozzo in portoghese) apponesulle nostre credenziali il proprio "sello" siamo quasi commossi.
A Barcelos Xavier e Monica decidono di andare in hotel, mentre io chiedoospitalita' ai bombeiros voluntarios, i pompieri, che in Portogallo sioccupano di fornire alloggio ai pellegrini; loro mi indirizzano a alla Casade Saude de Sao Joao, una clinica psichiatrica dove mi dovrebbero ospitare.
Peccato che quando arrivo, portata in macchina da una gentilissima signoraincontrata per caso, che mi bacia e mi abbraccia come fossi una parentestretta, mi dicano che da un anno non possono piu' ospitare nessuno! Azz! Emo? Intanto un prete spuntato dal nulla mi offre una mega comida vegan e mitiene un'ora a raccontarmi le differenze tra tutti Sao Joao della terra,per poi mostrarmi la madonna piu' kitsch che abbia mai visto, con tanto dineon fucsia che la illumina tutta, per la gioia e l'orgoglio del prete.
Alla fine trovo posto in una pensione con Pally e Mazzo, fortunosamentereincontrati alla Casa de Saude; loro mettono in dubbio l'identita' delprete che ho incontrato: e se in realta' fosse un paziente della clinica?
La giornata termina con una gran bevuta di vinho verde tinto alla festa diBarcelos, dove si ha la piu' alta concentrazione sulla terra di galli inceramica e di centrini fatti a mano.

 

6 agosto

 

Quando mi alzo sono messa peggio dell'uomo di latta, ma devo uscire perforza dalla pensione perche' Pally e Mazzo hanno iniziato a camminare alle6.00, mentre io alle ore 7.30 sono ancora scandalosamente a letto.
Ovviamente, appena esco mi perdo bellamente per Barcelos e, per ritrovarele frecce gialle che indicano la direzione da seguire, devo aggiungere unchilometro buono ai 33 e passa che gia' prevede la tappa della giornata.
Azz!
Cammino per boschi, campi e stradine desolate e ho ormai perso la speranzadi incontrare qualcuno che faccia il cammino con me (chiaro: gli altrihanno iniziato all'alba!), quando odo in lontananza una voce familiare :
"OSTIA"! Sono la mia coppia spagnola preferita, i miei compañeros del tourdei bar portoghesi, che stanno smadonnando per la caldazza, le vesciche ela prospettiva di dover arrancare ansimando per altri milioni dichilometri. Non perdo tempo e subito mi aggrego! La giornata cambiaradicalmente e il numero di caffe', panozzi, succhi di arancia sempre esolo frizzantissimi si moltiplica e aumenta, assieme agli "ostia" chetiriamo ogni volta che, facendo la conta dei chilometri mancanti, cirendiamo conto che all'ostello di Ponte De Lima non saranno rimasti postiliberi quando finalmente arriveremo. E infatti, quando giungiamo, alle 20.00 de la tarde, tutti i letti sonooccupati e ci tocca chiamare il numero di una pensione fuori citta'. Civiene e prendere una tizia allucinante con una volvo grigia gigantesca esubito capiamo di essere in sua balia, dal momento che inizia a fare buio,che non abbiamo altre risorse e, soprattutto, che nessuno di noi ha capitoil prezzo delle stanze! Subito la donna, che ha la classica faccia diquella che ti puo' fregare a occhi chiusi, viene ribattezzata "la mujeraraña"...noi siamo i poveri mosquitos caduti nella sua tela. Dopo unquarto d'ora di macchina giungiamo alla magione della donna ragnoe...incredibile! E' una villazza enorme con al lato una casetta bella,pulita e nuova dove abbiamo tutto per noi un super appartamento con sala ecucina di lusso. E dcosta solo 15 euri!!!! Subito mi sparo un bagno di trequarti d'ora e poi...cena al ristorante di fronte.
Sara' duro far attecchire in Portogallo il messaggio vegano, perche' leuniche verdure qui conosciute sembrano essere la lattuga e il pomodoro.

7 agosto

 

Dopo aver svuotato il frigo della Mujer Araña, con Monica e Xavierdecidiamo che non sarebbe male visitare Ponte De Lima prima di partire,cosi' ci facciamo il giro del paese e abbiamo il privilegio di poter vedereuna notevole statua del Cristo...strabico.
Siccome siamo sempre piu' dei pellegrini alternativi, iniziamo a camminarealle 12.00, quando il sole ti picchia piu' di Mohammed Ali'. Astuti! Menomale che dobbiamo fare solo 16 chilomketri fino a Sao Roque! Per trovareposto negli albergue iniziamo a pensare che sarebbe meglio boicottare glialtri pellegrini, perche' tanto loro sono avvantaggiati dalla natura chegli ha donato dei piedi funzionanti e dei muscoloni spaventosi...
Insomma, nonostante la brevita' del cammino, arriviamo per ultimi anchequesta volta, ma giocare sulla pieta' serve a qualcosa, perche' Pally,Mazzo e altri ragazzi italiani ci stanno aspettando per mangiare spaghetticolloidali portoghesi innaffiati da un agghiacciante vino del 2000 che erarimasto nascosto in qualche luogo polveroso del supermercato vicinoall'albergue. Inutile dire che tutti, ma proprio tutti mi fanno sentire incolpa per non aver potuto aggiungere la salsiccia alla pasta a causa mia,come invece hanno fatto i Baschi del tavolo a fianco. Uffi! Quand'e' che lagente capira' che si  puo' mangiare unto e grasso anche vegan?!?
La sera conosciamo dei ragazzi di Valencia che si offendono se li chiamispagnoli: sono catalani! E lo sottolineano attaccando la bandiera dellaCatalunya al loro letto.
La  notte dormo come un sasso finche' un catalano separatista ha un incuboe inizia ad urlare "Bom Jesus!  Bom Jesus". Strani questi catalani...

 

 

8 agosto

Con la classica calma che ci contraddistingue, io, Monica e Javier lasciamol'albergue di Sao Roque quando ormai e' praticamente vuoto e subito cimettiamo alla ricerca di un bar adatto alle nostre esigenze, ovvero di unaqualsiasi bettola che possa dotarci di una dose elevatissima di caffeina eche abbia almeno un piccolo tozzo di pane per il desayuno vegan. Pally eMazzo hanno tentato di salutarmi alle 6.00 della mattina, ma credo che dime serberanno solo il ricordo di un animalesco mugugno e di due occhi moltopiu' gonfi delle labbra della Parietti. Inutile dire che loro arriveranno aSantiago anni luce prima di me!
La tappa e' breve, ma i mocassini di Javier non danno tregua ai suoitalloni (da questo momento in poi "The Tallons"), mentre io inizio acamminare come una vecchina artritica. Javier viene soprannominato "labailarina" per lo stile col quale si porta appresso dozzine di ampollas, maio sono proprio inguardabile mentre arranco tentando di sopravvivere allatendinite...che dolore!
Quando arriviamo all'albergue di Valença do Minho sono veramente sfasciatae Monica, che ha fatto un master in agopuntura, decide che le faccio troppapena per lasciarmi agonizzare senza cercare una soluzione, cosi' mi infilzaper bene con una decina di aghi...io mi addormento nel giro di due secondie, al risveglio, mi pare che il mio tendòn sia un po' meno gonfio!
Lascio un po' di intimita' agli spagnoli (va bene accozzarsi alla gente, mac'e' un limite a tutto!) e mi sparo un giro per la citta'...'mazza chebrutta! E' piena di negozi che vendono tovaglie e asciugamani con i settenani agli spagnoli che vengono fin qui per fare acquisti a buon prezzo: lafrontiera e' infatti vicina. L'unica cosa notevole della citta' e' lafortezza in pietra...peccato che ci facciano passare le macchine dentro!
La sera ceno con Mari e Fabiana, due ragazze di Milano che ogni anno fannoil cammino di Santiago partendo da posti diversi e che hanno dei polpacciche fanno impallidire i miei! Il mio apporto alla cena e' notevole: seibirre, delle quali non restera' nessuna traccia!
Nella notte l'unico gruppo di scout punkabbestia esistente sulla facciadella terra fa un casino tale che mi sveglio persino io. Vengono cacciati afuror di popolo grazie ad un intervento brutale di Fabiana.
Il giorno dopo inizio il pellegrinaggio per il queale verro' ricordatanegli annali della Confraternita di San Giacomo: cammino in ciabatteperche' my tallons si ribellano all'uso dello scarponcino...

 

9 agosto

 

Camminiamo per 20 chilometri fino a...PORRIÑO! Si chiama proprio cosi'! Ein effetti la gente del luogo pare essere costantemente sotto l'effetto diqualche sostanza illecita! Sembrano tutti un po' strani e la sera, quandocon Monica, Javier, Fabi e Mari decidiamo di andare al ristorante Lauriñoincappiamo in una serie di freaks incredibili, che culmina con un tiposuper borracho il quale, essendosi invaghito di Monica, ci da' il tormentofino all'albergue. Ma noi non temiamo alcun male: Fabiana e Mari praticanolaspada giapponese e, in caso di pericolo, saprebbero annientare laminaccia-ubriacone con un solo dito del piede (addirittura con quello piu'piccolo!).
Mentre la tendinite persiste, segnalo la comparsa di un altro simpaticoamico che fara' con me il resto del cammino: unghia nera! Infatti,seguitando a camminare in modo ridicolo, mi sono procurata un superlividozzo sul piede destro! Que' guapa!

 

10 agosto

 

Con grande amarezza lasciamo la citta' del piccolo porro e ci dirigiamo aRedondela, che dista solo una quindicina di chilometri da Porriño.
Ovviamente, la quantita' di soste di sollievo a bar e ristorantiaumenta proporzionalmente al nostro grado di devastazione psico-fisica.
Basti dire che, mentre io cammino come il gobbo di Notre Dame, Javier si e'fabbricato degli allucinanti plantari appallottolando insieme cartaigienica e sacchetti di plastica, il tutto nella convinzione che il piedepiatto tragga giovamento da una tale invenzione podologica. Monica, invece,e' una macchina da guerra e nemmeno l'orticaria riesce a fermarla!
Mari e Fabi, le due ragazze di Milano, ci vogliono molto bene ma, perquanto l'affetto e la pieta' possano molto, non riescono a tenere il nostropasso da reparto geriatrico e, infatti, partono in quarta per fermarsidiversi chilometri oltre Redondela.
Quando arriviamo all'albergue, scopriamo che per rimanere fuori oltre le21.30 e' necessario farsi amico qualcuno che, messo peggio di noi, decidadi non uscire la sera e di rimanere in ostello. Quando mi sembra di avertrovato qualcuno che faccia al caso nostro, mi accorgo pero' che anche quelqualcuno ripone in me speranze analoghe...alla fine mi ritrovo a bere birrain un bar con due tizi di Valladolid che, come me, hanno deciso diaffidarsi alla buona sorte o alla carita' di qualche pellegrino che cipossa aprire la porta.
Ma i pellegrini sono piu' furbi di quel che possa sembrare e, nonostante leraccomandazione dell'alberguera, nessuno ha chiuso la porta dell'ostello!
Evviva! La serata si conclude con un accozzamento inverosimile di persone sulbalcone del bagno, per assistere allo spettacolo di danze popolariorganizzato in occasione della festa di Redondela. In questa occasioneCalo, un ragazzo di Rho, decide che sposera' una delle due gemelle chedanzano la jota gallega. Al momento non importa quale... Per quel che miriguarda, mi riprometto di iscrivermi ad un corso di jota o, inalternativa, ad uno di cornamusa.
Quando vado a letto sono quasi le 2.00 e sara' duro svegliarsil'indomani!

 

11 agosto

 

La partenza da Redondela alla volta di Pontevedra e' traumatica: nemmeno idue caffe' a testa che ingurgitiamo possono rimediare all'aver fatto le orepiccole la sera prima!
La mattina fanno la loro comparsa dei personaggi che ci accompagneranno perquasi tutto il resto del cammino: los Peregrinos Tecnologicos. Si tratta diun gruppo di circa otto persone che, mentre noi strisciamo per le strade diRedondela, ci sorpassano camminando a ritmo impressionante, conun'equipaggiamnteo che neanche Star Trek e brandendo boriosamentedue racchette da sci a testa. Sono dei truzzissimi spagnoli del sud e noi,raffinati buongustai paladini del bon ton, ci sentiamo subito incompetizione con loro. Peccato che noi, los Peregrinos Alternativos (dettianche Los Ultimos), siamo irrimediabilmente destinati allo sbeffeggio ealla presa per i fondelli generalizzata: siamo infatti gli unici adarrivare alla meta quando ormai il sole sta calando!
A Pontevedra c'e' una super festa e tutti i giovani del paese si sonoorganizzati in gruppi con tanto di divisa (c'e' anche la peñaantitaurina!) con lo scopo di lanciarsi addosso a vicenda litri e litri divino per le strade della citta'. Noi ci imbuchiamo in un ristorante, peruscirne molto, ma molto piu' ubriachi degli adolescenti lancia-vino. Ildiscorso principale della serata verte sul tema "i batteri anaerobi sonoall'origine della vita sulla terra?".
Dimenticavo! In un accesso di infantilismo acuto, prima di cena io e Javier dilapidiamo un patrimonio in giostre ribalta-stomaco, mentre Monica scattafoto orrorifiche delle nostre facce.

 

12 agosto

 

Dopo il solito risveglio traumatico, iniziamo la scarpinata alla volta diBriallos, mentre i fumi dell'alcol non svaniscono neanche alla seconda oradi colazione.
Per rimarcare la nostra profonda diversita' da Los Tecnologicos, decidiamodi adottare dei bastoni in legno, come quelli dei pellegrini originali.
Inutile dire che, ad ogni sosta al bar, io rischio di dimenticare il "palo"fuori dal locale, nonostante mi serva per attenuare il mio vistosozoppicare. Ogni tanto, ci fermiamo per provare qualche kata di spadagiapponese, col solo risultato di spaventare la vecchina del paese e diprocurarci l'ennesimo stiramento muscolare.
Quando arriviamo a Briallos, decidiamo di andare alle cascate del parconaturale prima di recarci all'albergue. Poiche' tutti i bambinettiautoctoni si divertono a lanciarsi giu' dalle rocce fin dentro ad una sortadi piscina naturale, Javier pensa "perche' non farlo anch'io?". Quando lovedo che, claudicante e panciuto, si lancia divertito giu' per lo scivolodi pietra, mi dico "perche' non farlo anch'io?". Quanto mai!!! Mi lanciogiu' per le rocce e tutto va bene, a parte il congelamento di meta' delcorpo a causa dell'acqua ghiacciata. Quando pero' tento di rialzarmi peruscire dalla cascata, scivolo prontamente sul muschio bagnato e, come unascheggia impazzita, mi faccio, con schiena e sedere sulla nuda roccia,tutta e dico TUTTA la cascata, per arrestare la mia folle corsa contro unalbero messo li' dal dio degli ematomi. Dicono che la mia faccia siapassata da un'iniziale espressione di incredulita' quasi divertita, ad unterrore inenarrabile, passando attraverso tutte le sfumature e legradazioni della paura e dell'angoscia. Risultato: la mia schiena sembra uncampo di battaglia della guerra di Crimea, il mio costume bianco e' ora uncostume marrone, mentre il mio amor proprio e' definitivamente deceduto trale risa delle famiglie in vacanza.
Vabbe'! Quando usciamo (io comatosa, Monica e Javier baldi e ritemprati),decidiamo di spararci altri 5 chilometri fino a Caldas De Reis, dove c'e'un collegio di suore che ci potranno ospitare. Le suorine sono proprio gentili e ci consentono di fare un pellegrinaggio nei bar del paese prima di chiudere le porte dell'albergue! Que' suerte!

 

13 agosto

 

Meno male che avevamo detto alle monache che saremmo partiti al più tardi alle 8.00...alle 9.30 siamo ancora a Caldas De Reis e ci stiamo interrogando su dove sia meglio fare colazione! Risolta la questione desayuno, iniziamo a camminare alla volta di Padròn (circa 16 km) e, poco dopo, Los Peregrinos Tecnologicos, partiti 5 km prima, ci doppiano e ci sbeffeggiano come al solito. E' in questa occasione che insegno a Monica e Javier l'utilizzo del termine "sboroni" che, a causa della mia ben nota erre moscia, loro apprendono in forma di "sboloni", alla cinese. Io, ovviamente, sono ancora in ciabatte, dal momento che la tendinite non mi dà tregua, mentre i miei alluci cambiano repentinamente colore, dando luogo a fenomeni meravigliosi e un po' struggenti tipici dell'aurora boreale. Nel corso del cammino, Javier rimane come al solito un po' indietro per svolgere le funzioni per le quali è stato da me soprannominato "Popò Noel" (ovvero, l'uomo che lascia sul cammino pregiati regali biodegradabili); quando poi ci raggiunge, ci accorgiamo che non ha più con sè l'ormai mitico cappello in paglia da messicano. Scopriamo così che, dopo la missione "natalizia", un asino col quale cercava di fare amicizia gli ha mangiato il copricapo... Arriviamo a Padròn e constatiamo che la città è proprio bella, con un affascinante intrigo di stradine pavimentate in pietra e che l'albergue si trova di fianco alla cattedrale di Santiago De Compostela, in un edificio antico e molto suggestivo, con tanto di interni in legno destinati a scricchiolare nel corso di tutta la notte, in una sinfonia di roncadores (russatori), con sottofondo di Tecnologicos che, al piano di sotto, si sono cucinati tonnellate di carne alla griglia. Qué brutos! Prima, però, ci troviamo in gran numero per mangiare alla pulperia Rial, dove io sono in procinto di organizzare un sit in di protesta per il sacrificio del polpo il quale, animale intelligentissimo e, a quanto pare, molto sensibile, trova qui in Galizia il triste destino di finire mangiato e digerito da gente orribilmente avvinazzata. Ovviamente gli altri me lo proibiscono e mi fanno tacere con del vino Ribeiro. A Padròn mangio i più buoni, gustosi, commoventi pimientos de Padròn (appunto) che abbia mai assaggiato! Ho le lacrime agli occhi, e non solo perchè alcuni peperoncini sono super piccanti! Quando ritorno all'albergue per affrontare la difficile notte sinfonica, ho già iniziato ad elaborare il piano strategico più astuto del mondo: convertire i Galleghi al veganismo a partire dai pimientos!

 

14 e 15 agosto

 

Questa volta la colazione è proprio da ricordare: dopo il classico pane e marmellata, alle ore 9.00 della mañana mi sparo un panozzo di dimensioni epiche farcito con pimientos de Padròn. Il barista è esterrefatto e pure Monica e Javier, ma quando ce vo' ce vo'! Quella di oggi è l'ultima tappa...ancora 24 km e saremo a Santiago! Visto che che c'è sempre stato bel tempo, la conclusione non poteva non essere benedetta da un tipico acquazzone gallego...del resto, pellegrino bagnato, pellegrino fortunato! Ma il Ramarromarrone non si fa cogliere impreparato dal rovescio e, in un battibaleno, tiro fuori la super mantella di plastica che, essendo taglia unica, mi sommerge nel suo blu-puffo, esaltando la mia nanitudine. Dopo aver contrattato con i miei soliti amici Unghia Nera e Tendinite, li convinco che per oggi non si possono usare le ciabatte e che, in vista di fango e pozzangheroni, dovranno entrare per forza negli odiati scarponcini. Inutile dire che la mia andatura non potrà essere elegante come quella della Fracci nei suoi tempi migliori! Saranno i pimientos, sarà che la caldazza è scomparsa e che con la pioggia è quasi impossibile accasciarsi su qualche roccia lungo il cammino, fatto sta che siamo delle schegge e, incredibile, riusciamo anche a seminare una parte dei Los Tecnologicos che, in piena crisi di gruppo, si sono scissi. Nonostante questa incredibile energia karmica, finiamo con l'arrivare a Santiago anni luce dopo gli altri, dopo esserci pure persi nella periferia della città! Uffi! In un parco pubblico cerchiamo di abbandonare i nostri fidi palos, compagni dell'ultima parte del cammino, ma Javier viene sgamato in pieno da un addetto alla cura del verde, che lo riprende con nostro grande sollazzo. Quando finalmente approdiamo alla cattedrale, scopro che il miscuglio di romanico, barocco e gotico che la contraddistingue non mi fa esattamente impazzire, mentre il resto della città è veramente notevole. Veniamo quasi subito abbordati da un'affittacamere che si rivela essere molto, ma molto più scaltra della Mujer Araña di Ponte De Lima e che ci affitta un paio di stanze non troppo lontane dal centro, in una casa strapiena di incauti pellegrini caduti, come noi, nelle grinfie della Mujer Escorpiona. La sera Calo, un ragazzo di Rho, ci porta a Casa Manolo, un ristorante piuttosto noto di Santiago dove, finalmente, trovo del cibo vegan diverso dai pur amatissimi pimientos&patatine fritte. Di fatto, quello di Casa Manolo è l'unico sello che ho di Santiago sulla mia credenziale! Tra l'altro, vista la coda impressionante di gente alla oficina de peregrinos, non riusciamo nemmeno a farci cosegnare la compostela; del resto, per me rappresenta un semplice pezzo di carta che riuscirebbe solo a farmi notare quanto poco mi ricordi del latino. Il giorno dopo ci si ritrova in tanti a fare colazione da Casino, un altro posto imperdibile individuato da quell'intenditore del Calo; io ingurgito quantità invereconde di churros, mentre gli altri si ingollano torte tipiche e dolcetti vari. Visto che la colazione si protrae e che abbiamo assolutamente bisogno di comprare i biglietti per lasciare Santiago, va a finire che perdiamo la messa del pellegrino...non che io morissi dalla voglia di parteciparvi, ma Monica ci teneva tanto a farmi vedere il mega butafumeiro con l'incenso che, pendendo dal soffitto, in occasione di tale messa viene fatto roteare a mo' di attrazione del cirque du soleil. Dopo esserci imbucati in un ristorante allucinante con dei camerieri psicopatici, ci dirigiamo alla stazione dei pullman: io me ne vado ad Avilès, mentre Monica e Javier fanno ritorno a Porto, dove sperano di ritrovare la macchina parcheggiata laggiù più di dieci giorni prima. Che tristezza dover salutare i miei impavidi e alternativi amici barcellonesi! Ci lasciamo con la promessa di rivederci in futuro e, da parte mia, anche con quella di invargli per posta una campione di quella delizia vegan che ho loro decantato per tutto il cammino: il muscolo di grano!!!! Sul pullman la fortuna mi assiste: mi regalano le auricolari per ascoltare la musica, mi omaggiano di bustine di frutta secca e posso anche viaggiare comodamente adagiata su due sedili per tutte le quattro ore di viaggio! Quando arrivo ad Avilès, dacido di fare una sorpresa a Susana, che non sa ancora la data esatta del mio arrivo, così mi sparo a piedi non so quanti chilometri nei campi (ovviamente perdendomi due o tre volte) per raggiungere la sua casa. Ma quando ci arrivo è festa grande! Susana è proprio contenta di rivedermi e io pure! Passerò nelle Asturie solo cinque giorni, coltivando il campo dietro casa e raccogliendo caracoles, come del resto ho fatto anche con quelli incontrati durante il cammino, minacciati di schiacciamento da parte di pellegrini distratti.

 

16 agosto

 

Che bello! Le Asturie sono esattamente come me le ricordavo: piove, fa un freddo becco e il colore dominante è il verde-umido, se si eccettuano il giallo e il rosso delle gru dei cantieri dove si stanno costruendo decine, centinaia e forse migliaia di case, probabilmente in attesa di eventuali esodi di massa dalla Cina centrale. Anche Susana è come me la ricordavo, sempre allegra e sempre pronta a rimpinzarmi di cibo. La huerta, ovvero la perla asturiana della permacoltura, è sempre più piena di piante e...di lumache! Mi dicono infatti che quest'anno i caracoles sono stati più strafottenti e molesti del solito e che hanno mangiato addirittura tutti i fagiolini dell'orto, non risparmiando nemmeno i pepinos (i cetrioli)! Ma la vera novità è la mancanza del Mayatte! Infatti, il fidanzato inglese di Su, super maniaco dello yoga e della meditazione, intorno a gennaio se n'è andato in cerca di una vita più spirituale e le ultime notizie certe lo danno disperso in qualche comunità dell'Inghilterra, assieme ad una nuova compagna frikkettona e yogista dalla quale aspetta addirittura un pargolo.PESANTE!!! Nonostante la sua assenza, qui rimangono però molte tracce del caro Mayatte: una marea di libri sullo yoga, una quindicina di vasetti di chutney (mix inquietante di aceto, cannella, pepinos e altre verdure, ormai irriconoscibili) fatti l'anno scorso assieme a me, oltre a qualche maglione che viene ora usato dai volontari provenienti dalle più svariate parti del mondo per coltivare l'orto e mangiare tonnellate di comida vegan. Quest'anno la lingua ufficiale a casa di Su sembra essere l'inglese, dato che le altre ragazze presenti sono una canadese del Quebec (Cathrine) e due australiane (Rina e Suryia), le quali non capiscono una cippa di spagnolo. Io, che per due settimane ho parlato praticamente solo castigliano, ho serie difficoltà di comunicazione col mondo esterno e mi esprimo in un agghiacciante mischione di tutte le lingue a me note, col risultato di provocare sconcerto e pena nell'uditorio che, da parte sua, parla con accenti tipici forse di Marte. Ma dico, com'è che la parola "people" può essere pronunciata "popol"?!? Qualcuno dovrebbe prendere la briga di intimare agli australiani di adeguarsi alla pronunca ortodossa da noi tutti conosciuta: quella dei corsi di inglese delle cassette De Agostini! Dopo una notte contraddistinta dall'inutile tentativo di combattere il freddo siberiano con sacco a pelo e trapunta, la mattina decido di saltare la sessione di yoga dalle 7.00 alle 8.00 (!!!) e di passare direttamente alla colazione: perchè perdere le buone abitudini? Così quando inizio a spalmare la marmellata di arace e carote sul pane tostato, Rina-l'australiana antipatica sta ancora facendo il saluto al sole. Povera Rina, non dovrei parlare male di lei, visto che le ho finito tutta la crema di semi di sesamo, anche se a mia discolpa devo dire che, quando ho iniziato a scofanarmi quel delizioso tahin, non sapevo fosse roba sua. Suryia, l'altra australiana, è invece molto simpatica e trasuda una calma ed una pace interiore che nemmeno un monaco buddista...saranno forse le tre ore di meditazione che si spara tutti i giorni? O il ritiro dal quale è reduce in quel di Barcellona? Qui infatti pare ci sia un posto dove si possono passare dieci giorni di meditazione in assoluto silenzio, senza fare nient'altro che pensare al proprio karma e robe simili. Sembra che ci sia gente che abbia dato fuori di matto al terzo giorno, mentre si dice che altri valorosi, giunti al decimo giorno, una volta riacquistata la possibilità di parlare abbiano iniziato a gridare a squarcia gola. Brava Suryia! Lei ce l'ha fatta e addirittura senza riportare (almeno apparentemente) danni cerebrali permanenti. Per quanto riguarda Cathrine, devo dire che lei è veramente in gamba e, in più, con lei condivido anche la sventura della tendinite, solo che la poveretta ce l'ha a tutte e due le braccia! Per questo, dopo i primi giorni di lavoro nell'orto, sono quasi cinque settimane che può dedicarsi unicamente alla cuina...e che cucina solo patate al forno! La mia attività rurale della giornata consiste nel fare lunghe trecce di cipolle, che pare siano l'ortaggio infestante dell'anno. All'inizio è veramente difficile, ma poi divento la maga della treccia cipollosa a posso anche fare la sborona con Suryia che non riesce a fare il nodo finale dell'artista. Nel pomeriggio faccio un giro con Rina e Suryia ad Avilés e ho modo di capire, da quello che posso intendere dei loro discorsi marziani, che l'Australia è un immenso paese popolato da ragni velenosissimi e particolarmente bastardi, oltre che da serpenti tossici pure loro. La sera mi sacrifico al dio dell'igiene e, sfidando la bora e il general inverno, mi faccio una tonificante doccia all'aperto. Meno male che poi mi aspettano tre litri di zuppa calda e vegan!

 

17 e 18 agosto - abbasso le patate canadesi!

 

17 agosto Io ci ho tentato...mi sono alzata alle 7.00 in punto e mi sono unita a Susana e alle altre per fare la seduta mattutina di yoga. Mentre lotto contro l'abbiocco cosmico che mi attanaglia e contro il freddo polare dell'alba asturiana, la sola cosa che riesce a tenermi sveglia è il rumore delle mie ossa che, sepolte sotto cumuli di polvere e ruggine, gemono tremendamente ad ogni saluto al sole e posture affini. Che vergonga! Per non dire di quando non riesco a toccarmi le punte dei piedi con le mani! Forse Rita Levi Montalcini è più flessibile di me! Archiviato il triste capitolo dello yoga, la giornata è piacevolmente trascorsa con l'opera di soccorso alle piante di pomodoro accasciatesi su loro stesse e con la creazione di una task force per l'imbottigliamento della salsa fatta in casa dalla mamma di Susana, la quale mi adora dopo avermi vista riempire circa un milione di vasetti alla velocità della luce. Nel pomeriggio faccio il solito giro per Avilés con le due australiane e i miei pantaloni (l'unico paio che ho!) ne portano ancora il segno: infatti, in tempo zero, la catena della bici me li risucchia per poi risputarli belli sporchi e unti di grasso nero! In serata ci abbruttiamo tutti di cibo con le solite patate al forno della canadese... 18 agosto E' sabato, quindi non si lavora! Io decido di evitare la seduta di yoga e mi fiondo in biblioteca per fare la persona studiosa. Dopo mezz'oretta di lettura interessata ed attenta, però, mi rendo conto che la mia teca cranica contiene solo piccoli gatti di polvere e che è quindi inutile perseguire la via delle scienze. Nel pomeriggio ci facciamo tutte una bella gita alla solita, cara, vecchia spiaggia nudista, dove io e Suryia siamo le sole bacchettone vestite in un'area altamente popolata da uomini di mezz'età che giocano a racchettoni completamente nudi, di signore trippose che fanno castelli di sabbia con i propri pargoli e di coppie di ragazzi bellissimi che si spalmano tonnellate di crema solare. Incredibilmente fa caldo e non c'è manco una nuvola in cielo! Tento quindi di approcciarmi all'oceano, ma non c'è niente da fare: l'acqua è tremendamente gelida e io ho appena mangiato una tonnellata di...patate cenadesi al forno! La sera è segnata dal trionfo della cucina vegan italiana e la mia pasta con zucchine e zafferano fa la sua porca figura, soprattutto se paragonata al porridge dolce che Rina ha tentato di propinarci a colazione! 'Mazza che schifezza!

 

19 agosto

 

E' domenica e quindi, incurante dei cani che abbaiano in giardino e delle due australiane che si sono alzate all'abaa per fare la gita al mercato di Gijon (ma era il giorno sbagliato! tiè!), io continuo a dormire imperterrita fino alle 11.00 passate. Che bello! Nel pomeriggio, mentre mi aggiro in pieno dormiveglia per la casa di Susana in cerca di qualcosa di un po' più forte del tè verde, mi imbatto (che emozione!) nel caffè che avevo portato io l'anno scorso! Evviva! La botta di cu... prende dimensioni epiche quando compare anche la moka del crucco Christofer e io posso farmi un delizioso caffè con tutti i crismi. Nel pomeriggio andiamo in gita in una specie di eden sperduto nell'asturia più verde, dove vivono Ruben, sua moglie e la loro bambina. Visto che con la fortuna è meglio non strafare, quando vado in bagno a casa di Ruben, rimango chiusa dentro e, dopo interminabili minuti di scongiuri al chiavistello arrugginito che la chiude, passo alle maniere forti: la porta si apre, ma ancora oggi, a distanza di più di una settimana, ho un buco bello rotondo sul pollice! Inutile dire che ho passato il resto del tempo a nascondere il dito sanguinante per evitare ridicole e imbarazzanti spiegazioni circa la ferita... La sera ci infiliamo ad un concerto gratuito di musica classica, dove tutti sfoggiano il vestito della festa: noi, ovviamente, ci presentiamo tutte infangate e sporche della terra dell'orto. Evento notevole della giornata è la comparsa di Geneva l'argentina, appassionata di tarocchi e totalmente ignara dell'amaro destino che attende le sue unghie perfette e belle laccate di rosso...

 

20 agosto

 

La mattina del mio ultimo giorno nelle Asturie mi vede impegnata nel mio passatempo preferito: il salvataggio di caracoles! Tento anche di insegnare a Geneva che la lumaca va rispettata, in quanto esserino simpatico e desideroso di non essere schiacciato dal nostro piede crudele, ma lo schifo è più forte dell'etica e, mentre la sento supplicare i caracoles raccolti di non uscire dal secchio, so di non averla convinta a rispettare il karma della lumaca. All'una mi imbarco sull'autobus per Madrid, dopo aver salutato Susana e tutta la sua famiglia ed essere stata omaggiata di un vasetto di CHUTNEY annata 2006! Come si sente la mancanza del Mayatte! Mi aspettano circa un migliaio di ore di viaggio accanto ad una ragazza strabordante e trasudante aroma di sigaretta da tutti i pori la quale, come se non bastasse, mi ha pure assordata con il suo lettore mp3 al massimo del volume. Una volta giunta all'aeroporto di Barajas, dopo aver sfiorato la rissa con la tizia di un ristorante che voleva rifilarmi della carne a tradimento (a me!!!), passo una piacevole notte dormendo sul pavimento della zona check-in. Non sono riuscita a capire chi fosse il pazzo che ha cantato tutta la notte, ma lo ringrazio perchè almeno ha rotto la monotonia degli annunci che ogni quarto d'ora gli altoparlanti sparavano a palla! Quando arrivo a Malpensa sono un po' provata...i mie genitori vedono comparire prima uno zaino gigante sporco da far paura, poi due alluci con annesse unghie nere lividose, infine un ramarromarrone con occhiaie che neanche un reduce del più grande rave party della storia. Quando poi il mio coinquilino mi riaccompagna a casa, scopro con piacere che, almeno quest'anno, nessun felino ha vomitato sul mio letto, anche se Sfregio, il gatto anarchico, ha disperso circa l'80% del suo pelo sulle mie lenzuola. Che dire della vacanza ormai finita? A dispetto dei miei tallons, deturpati da chilometri di bar e ristoranti, e del mio fegato, innaffiato da litri e litri di vino verde e porto, l'epico cammino verso Santiago è un'esperienza da ripetere e pure la raccolta di lumachine nelle Asturie!!! L'anno prossimo, però, parto attrezzata con la borraccia per i superalcolici e dei piedi di balsa da usare in caso di necessità! Ovviamente, la grandiosa conquista vegan del mondo continua a tappe forzate (ed etiliche)...PREPARATEVI!!! Che il seitan sia con voi!

 

 

Tre Uomini in Barca,  dal lunedì al venerdì, dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Alessandro Diegoli.

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