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Ciao !
Allora: siamo due studenti universitari, io, Pier, di 25 anni, tesista in Scienze politiche, e Gemma, anni 23, specializzanda in Psicologia. Entrambi viviamo a Pavia. Siamo partiti da Pavia in treno (il famoso Freccia del Sud) il 31 notte, destinazione porto di Brindisi. Da qui ci siamo imbarcati l'indomani mattina con destinazione Cesme, Turchia. Appena sbarcati, dopo 35 ore di navigazione in mezzo a turchi colorati e simpatici, abbiamo preso un primo piccolo autobus per Izmir e poi un piu grande autobus per Istanbul, viaggiando ancora di notte e arrivando nella vecchia Costantinopoli giovedi mattina presto, dopo 9 ore costretti su una poltroncina ! Adesso sostiamo fino a sabato notte in questa citta magnifica, poi andremo sul Mar Nero per qualche giorno di mare...magari in campeggio libero ! Qui incontreremo i primi amici: la sorella di Gemma, Aurora, e la bella Caterina, due amiche pavesi a loro volta a spasso per la Turchia. I nostri bagagli sono 2 zaini: magliette, biancheria, fornelletto, sacco a pelo e poco poco altro. Ah, si, del pane casereccio, sale , olio di oliva siciliano, guide, macchine fotografiche (igitali e reflex)...e qualche rilassino scappato ai controlli dell'unita cinofila di Brindisi ! Ci sposteremo poi nel cuore dell'Anatolia, sulle storiche cime del monte Nemrut, per poi sdoganare in Siria e, se il tempo basta, anche in Giordania. Per il momento e tutto...a risentiorci a breve con piu calma !!! Pier e Gemma
7 agosto
Nuovo aggiornamento dalla Turchia. Domenica sera abbiamo lasciato Istanbul. Sette ore di autobus per arrivare a Bartin, cittadina immersa nella nebbia (sembrava la pianura a noi familiare) non distante dal Mar Nero. Da qui un altro piccolo autobus ci ha portato in mezz-oretta a Amasra, ridente villaggio balneare ancora non deturpato da palazzoni e turisti occidentali. L-ultimo giorno (domenica) ci siamo inoltrati nel quartire tradizionale ottomano (PIccola Aya Sofya) alla ricerca di tradizioni locali lontane dal turismo di massa. I parchi erano pieni di ragazzini e bambini che giocavano e noi, dopo un pasto frugale in un parco (pane italiano e pomodori, conditi con olio siciliano !) siamo dovuti andare alla ricerca di un bagno. ENtrati in un localino dove i vecchio giocano a carte e bevono tanto the, Gemma ha chiesta della toilette. Le hanno chiesto di aspettare un po', e dopo traffici poco chiari, l'hanno invitata a servirsi. E' tornata al tavolino trattenedo una risata incontrollabile: il bagno era piccolo, puzzolente (e fin qui nessuna novita') e sopratutto era un pisciatoio a muro per uomini ! Avevano pero' riempito il porta sapone e aggiunto dello scottex...! Bene. Ieri ci siamo ricongiunti con 2 amiche pavesi qui sul Mar Nero. BElla serata alla ricerca di un gozleme (piadina con patate e formaggio). SIamo stati coinvolti per strada da un ometto cuoco che senza proferire parola, ma coinvolgendoci con lo sguardo, ci ha fatto attraversare al suo seguito tutto il paesino (facendo gesti di importanza ai compaesano che gli chiedevano come mai 3 belle donne e un ragazzo lo seguissero) fino alla miglior 'gozlemeria' di Amasra ! Il mare non e' granche', troppo cemento deturpatore rovina la costa e le spiagge. Ora andiamo a far colazione ! A presto ! Pier Gemma Caterina e AUrora. P.S.: torneremo in Italia il 5 settembre !
9 agosto
Bene abbiamo lasciato le coste del Mar Nero e la compagnia di Caterina e Aurora (tornate a Ýstanbul) e ci siamo addentratý nella penisola anatolica. Ýl Mar Nero ci ha offerto del bel mare (seppur un pochino sporco, in particolare le spiagge) e un po' di relax. Oltre che delle belle spalle scottate! Siamo a Safranbolu, un paio di centinaia dý chilometri a nord dý Anakara. Villaggio ancora non invaso dal turismo dý massa, dove sopravvivono artigiani di un tempo che lavorano ferro,legno e farina per fare delcetti ýntrisý dý miele e frutta secca. Abbiamo trovato alloggio presso un prývato che ci mete a disposizione una stanza con 4 letti nella sua vecchia casa tradizionale ottomana (cararatteristiche del posto) per una cýfra irrisoria (20 lire turche, circa 12 euro). Qui stiamo vivendo la vera ospitalita' turca, non ancora inquinata dal troppo turismo: un vecchio fabbro ci ha coinvolti nella sua umile botega per mostrarci le sue referenze (ritagli di giornale in cui compariva) e vari quaderni in cui precedenti forestieri hanno commentato il suo carisma e il suo coinvolgýmento alquanto strano...durante la visita ha preso le mani di Gemma ed ha iniziato un ferreo massaggio (le mani dý un fabbro sono le mani di un fabbro!) risalendo fýno alle spalle...poi ha ýnvýtato Gemma a sdraiarsi...ma inibita daý commenti deý forestieri italiani letti nei quaderni ('Questo e' un matto, simpatico...ma durante i fantastici massaggi palpa le tipe'), si e' rifiutata...! Domattina andremo nell'hammam del villaggio per prepararci al lungo viaggio (almeno 14 ore) fino al monte Nemrut Dagý, nel sud est turco. Ora ci cuciniamo col fornelletto a gas delle zucchine con soffritto di cipolla (abbiamo ancora dell'olio di oliva siciliano) e del riso bollito. Un giovane universitario ýncontrato di Istanbul conosciuto per strada ci ha detto testuali parole: ' Se non credete a quello che dicono le notýzie della televisione, visitate l'Ýran, e' un gran bel paese'. Frase su cui potremmo e dovremmo riflettere. Della questione curda nessuno vuole parlare. Afosi baci. Pier e Gemma
11 agosto
Rieccoci dopo una ventina di ore in autobus, in pieno Kurdistan turco in mezzo a monti brulli dimenticati sicuramente dall'acqua e forse, direbbero qui, anche da Allah. Siamo a Karadut, alle pendici del monte Nemrut, quota 2100 sul lývello del mare, con in cima costruzioni in pietra non ancora výsitate di cui vi raccontero' a visita completata. Lasciata Safranbolu siamo statý obbligati per ragioni logistiche a passare da Ankara, dove un altro autobus ci ha portato nottetempo fino a Malatya. Lasciati ai bordi di una strada statale deserta mentre albeggiava, ci siamo diretti a piedi fino alla stazione degli autobus e con un altro mezzo abbiamo raggiunto Adýyaman. Restavano due step: arrivare a Katha e da qui a Karadut. A Katha ci ha aiutato un, ahime', fan del Cavaliere che solo perche' compaesani dell'ex premier ci ha offerto un passaggio in autobus fino a Katha (se avesse ripetuto anche solo una volta ancora 'viva Berlusconi' gli avrei risposto a tono 'Ochalan vive!'). Da qui l'ultimo mezzo, un minibus condiviso con 4 bambini, 4 donne e 4 uomini (a detta di Gemma rievocanti Marlon Brando o Clint Eastwood) curdi e con altri due turisti catalani. Ýl minibus era carico di sacchi di pane, sedie e tavolini pieghevoli: in serata ci sara' una festa a 2 kilometri dall'ostello e il minibus trasportava invýtati e materiale, tutto collocato sopra il tettuccio assieme allo zaino di Gemma...preoccupatissima per la sorte dello stesso! Tutto e' andato bene. Resta da decidere se salire in cima al monte domattina all'alba o al tramonto...e poi si sconfina in Siria, ad Aleppo. Un'ultima nota: ogni autobus turco ha uno steward a completa disposizione dei viaggiatori. Prima della partenza si annota dove deve scendere ciascun passeggero e lo avverte poco prima dell'arrivo. Offre mini gelati, diversi the o caffe' e a richiesta dei clienti mini dosi d'acqua, il tutto a prezzi contenuti...avete presente le nostre Ferrovie dello Stato...???
Eccoci di nuovo. Appena tornati in ostello, troppo emozionati per andare a dormire senza scrivere. Siamo andati alla festa nonostante le forti perplessita' mie, vinte dal desýderio di coinvolgimeto di Gemma. Al tramonto ci siamo incamminati dall'ostello verso la cima del monte, senza aver riposato e senza troppe speranze di riuscire ad essere coinvolti in un mondo che non ci appartiene e di cui sappiamo ben poco, men che meno la lingua. Una macchina si e' fermata dopo circa un kilometro di salita per accompagnarci alla festa. Come tirarsi indietro nonostante la timidezza? E per fortuna l'autista ci ha anche introdotto in una serata unica. Ýn mezzo a un pendio di un monte, tra sassi, alberi e casupole di pietra, ci siamo immersi in una festa di circoncisione di due giovani ragazzi curdi. L'imbarazzo e la timidezza iniziali sono stati vinti in pochi minuti con l'aiuto di alcune persone che parlavano un po' d'inglese. Ci hanno messo a nostro agio, seduti in uno dei tanti tavolini allestiti al riparo delle frasche sotto un cielo meravigliosamente terso, con piattini colmi di bulgur, zuppa di fagioli e dolcetti caratteristici (mielosi e ripieni di frutta secca). Non ci hanno mai lasciati soli, continuando a conversare con noi, spiegandoci le tradizioni di un popolo diverso da quello turco, con belle donne colorate al lavoro fra i tavolini, bambini ridenti liberi di correre e giocare, anzianý felici fermi ad osservare. Per un po' siamo stati al centro dell'attenzione, unici 'stranieri' non curdi presenti. Poi l'attenzione si e' spostata ai fuochi artificiali (inclusi spari di pistola), alla musica e alle danze. L'euforia si respirava a pieni polmoni, varie persone venivano a darci il benvenuto, a offrýci bevande (niente alcolici) mentre i bambini chiedevano gioiosi e curiosi foto e sorrisi. 'Perche' non sono venuti anche gli altri turisti che alloggiano nei vari hotel?' chiede una bimba. Cosa rispondere? L'attrazione e' solo il monte e non chi ci vive? Per diffidenza? Per paura o disinteresse? Nel frattempo il tamburo batteva, una tromba suonava, le gambe di meravigliose fanciulle dagli occhi di luce si intrecciavano in semplici folcloristiche danze curde, come ad urlare al cielo l'identita' di un popolo che si conosce poco, che si vuole omettere dai libri, che si vuole integrare in una cultura (quella turca) che non gli appartiene. Uomini, donne, bambini, tutti sorridenti ci circondavano: inevitabilmete anche dal nostro viso non si spegneva il sorriso. Chiacchere sulle difficolta' di un popolo a coltivare la propria lingua (parlata solo in casa), sulla festa di circoncisione che in questa occasione dura solo due giorni, perche' ieri (venerdi') cadeva la sacra celebrazione dell'ultimo mese prima del Ramadan, del rituale sgozzamento di un capretto...mentre il tamburo non perdeva il ritmo e le gambe di uomini e donne ýntrecciati non sbagliavano un passo. Un viaggio unico, un contatto profondo con una cultura nascosta agli occhi dei turisti non sfuggita all'audacia di due viaggiatori che finalmete potranno riposare in un letto, cullati dal ricordo di una serata unica, con il tamburo che non cessera' di far ballare fino a domani sera. (Siamo invitati anche domattina...!).
14 agosto
Dopo la notte all'insegna della circoncisione curda, siamo saliti nel parco naturale del monte Nemrut, la cui cima (artificiale) fu fatta erigere da Antioco primo sulla sommita di una monte (2100 metri) tra i 30 e i 60 anni prima di Cristo. Luogo remoto e buffo, perche e strano vedere una cima costituita da ciottoli, ciottoli e ancora ciottoli impilati per 50 metri in altezza ! Con sotto forse, oltre alla tomba dello stesso Antioco, anche un tesoro non ancora scoperto. In ostello abbiamo conosciuto degli italiani, e uno di loro, Francesco di Torino, si e aggrgato a noi fino ad Aleppo. La strada verso la Siria e stata incredibile: dal taxi con cui abbiamo passato la frontiera, cadente e a rischio esplosione (bombola a gas difettata...!), al minibus per Aleppo colmo di donne in nero (visibile solo la fessura degli occhi) e uomini disinvolti e coinvolgenti. Arrivare ad Aleppo e un'esposione di amicizia, accoglienza, odori e colori. Continui saluti di benvenuto rivolti in inglese, sigarette offerte di continuo, un salto nel tempo: ciabattini per la strada, lustrascarpe, botteghe d'altri tempi che vendono ogni cosa. Il suq e un'orgia di ogni cosa: spezie, dolcetti, fabbri, sapone (d'Aleppo), lingerie coloratissima per donne invisibili, frutta, verdure, cocktail, argento, pietre, ospitalita, accoglienza...viene in mente una cosa: fossero cosi anche gli stati non canaglia... Oggi a spasso con un profumiere siriano che vive a Nizza. Ci ha accompagnato tutto il giorno per botteghe, caravanserragli, coffee shop, stampi di tele (con un sosia di Saddham Hussein...)...e persino una bottega dove un tale ha regalato a Gemma orecchini e collana di corallo rosso fatti al momento. Insomma, qui la gente e come in un film: riceviamo continui regali, sorrisi, saluti e energia. Il tempo e torrido, ma si sopporta. La compagnia di Francesco, molto importante e piacevole: ha arricchiti questi ultimi due giorni. Domani mattima ci saluteremo: noi andremo a spasso per le citta morte con un archeologo e un ragazzo da poco conosciuto (Ivan) italiano; Francesco prendera un treno per la valle dell'Eufrate per poi tornare in Turchia. La vita qui non costa niente, si pranza per 30 centesimi (a anche meno) e si dorme in doppia per 600 pounds siriani (meno di 10 euro). Euforia! Un solo piccolo neo: possibili problemi intestinali per il sottoscritto...speriamo si risolvano presto!
Ferragosto l'abbiamo trascorso a spasso per il nord della Siria in compagnia di Ivan e di un archeologo siriano, a bordo di un minibus. Abbiamo visitato un sito archeologico ittita nel Kuristan siriano (dei leoni rinvenuti negli anni sessanta grazie ad un cane che con le zampette ha scavato e trovato un orecchio di un leone nero...!), il monastero di San Simeone (un matto di un santo che per non farsi "asciugare" dai pellegrini meditava su dei pilastri sempre più alti, perchè più invechiava più diventava asociale) ed infine una città morta (Serjilla), abbandonata attorno al settimo secolo e rimasta da allora disabitata. Tutto il pacchetto (minibus, archeologo guida e ingressi) ci è cosatato 1250 pounds siriani a testa, circa 16 euro. La sera mi sono concesso un hammam (il più vecchio di Aleppo) in compagnia di Ivan, completo di spazzolamento e massaggio energico, con scena alla Abbatantuono in Marrakesh express...Poi tante chiacchere con Ivan davanti ad un paio di cocktail di frutta, mentre aspettavo Gemma uscita a spasso per la città by night. Racconti sulla Cina, sul Giappone e sopratutto su donne velate, burqua e proposte di matrimonio avanzate all'ombra di un minareto. Ho poi salutato Ivan, diretto a est: magari ci rivedremo a Damasco per il fine settimana. Il 16, dopo una lussuriosa colazione in pasticceria, un autobus ci ha portato a Damasco. Ma è mai possibile che appena arriviamo noi in stazione c'è sempre un autobus pronto a partire? 5 ore di viaggio a 2 euro, con steward a disposizione e condizione igeniche dignitose...dicevamo, www.trenitalia.com...? La sensazione è che Damasco sia sovrapopolata. Ogni giorno circa 2000 profughi iraqueni arrivano qui e non ci si sta più. I taxi sparano prezzi alti, frutta e verdura sono aumentate, i vicoli del centro sono intasati di pedoni. Sarà per questo, sarà per il gran caldo, sarà per il "libanese" trovato dalla dolce sarda Cristina, amica pavese che qui ci ospita, fatto sta che mentre tornavamo a casa dopo una cena in un ristorante di lusso (costo, 3 euro e mezzo a testa, musica dal vivo, 6 portate, camerieri in bianco...e qui mi fermo) Gemma si è accasciata per terra in strada. Panico. Calo di pressione. Cristina (con una mano ingessata) le tira su le gambe, io mi guardo attorno impanicato (e un po' rallentato...mannaggia il libanese)... il proprietario di una bottega mette fuori il naso...poi si riesce a raggiungere casa. Ieri (il 17) abbiamo curato omeopaticamente il febbrone e lo stomaco della Gemma (mentre io mi sono riposato e, spero, assestato a livello intestinale), tanto che ieri sera la febbra era svanita. La giornata è trascorsa accudendo la malata, chiaccherando con Cristina e pulendo casa sua (con una mano ingessata da ormai due mesi la sporcizia imperversava). Stamattina la temperatura di Gemma era bassa (35,5) e l'appetito tornato. In serata arriverà Ivan, che ha avvertito via sms Cristina (che non conosce) di aver tenuto da parte una camicia bianca per la serata...? Speriamo che Gemma si riprenda ! Inutile dilungarsi ancora sulla magnifica pace e serenità che si respira anche qui nella capitale. La gente è cordiale, sorridente e pacifica, nonostante i (molti) problemi che affliggono oggi i siriani. Siamo ben lontani dall'Europa, e non so perchè i nostri amici di "Tre uomini in barca" si ostinano a considerarci blogger dall'Europa !! Siamo all'altezza di Beirut e Baghdad, in Medio Oriente !!
21 agosto
Siamo da poche ore arrivati ad Hamman. Finalmente siamo riusciti a lasciare Damasco, i malanni e (ma questo non ci rallegra) anche Cristina. Ieri (domenica) è stato il mio turno: sveglia poche ore dopo il buon giorno del muezzin, con un forte mal di testa e quasi 38 di febbre. Giornata passata a casa, dormendo e riposando. Nel mentre, Gemma mi fa compagnia cercando di recuperare appieno il suo ben più grave malanno, e Cristina riprende le lezioni di arabo all'Università. La sera però riusciamo ad uscire tutti assieme, per una cena con vista sul minareto della Grande Moschea in compagnia di Ivan, da poco arrivato nella capitale.
Stamattina breve passeggiata per la città vecchia, giusto per assaporare almeno per qualche ora il sapore del suq, e poi con un autobus lussuosissimo (500 pounds siriani a testa) varchiamo la terza dogana e approdiamo in Giordania. Ad Hamman ci aspetta Dario, stabilitosi qui un anno fa e conosciuto proprio in Siria l'estate scorsa mentre si avvicinava alla Giordania per iniziare il suo anno di studio in Medio Oriente. Tante chiacchere e una buona pasta all'italiana (ci mancava !) allietano la serata e l'intestino. Domani si scende fino al mar Rosso per un bagnetto al tramonto, sperando di evitare colpi di freddo...! E poi Petra. Ma ci sentiremo presto, imprevisti permettendo !
31 agosto
Il lungo silenzio e' stato causato da vari imprevisti. Andiamo con ordine. Lasciata Hamman siamo giunti dopo un viaggio interminabile su un pulmino davvero mal ridotto ad Aquaba, piccola cittadina di mare sul mar Rosso. Una giornata al mare, poco goduto a causa di un vento insopportabile e i gýordani che fissavano ossessionatamente Gemma (nonostante fosse vestita). Arrivati a Petra altra spiacevole notizia: nessuno sconto per studenti, il biglietto costa 27 euro a testa, validita` 2 giorni. Sfruttiamo l`ultima luce del tramonto per godere delle pietre rosa e del canyon che tutti chiamano di Ýndiana Jones, e proprio poco prima di uscire dal sito veniamo coinvolti da un paio di beduini con asino a seguito: i loro sorrisi e le continue frasi rivolte a me ('Rasta ! Rasta !') ci convincono e a dorso degli asini raggiungiamo attraverso un impervio sentiero il Beduin Village. I beduini sono gli antichi abitanti di Petra, da una ventina d´anni costretti a vivere in questo villaggio di cemento costruito dal governo ai limiti del sito. A contrario dei giordani (rivelatisi freddi, inospitali e furbacchioni) i beduini ci riservano un´accoglienza e un´ospitalita´ davvero commovente: the in loro compagnia seduti sui tappeti sotto un meraviglioso cielo stellato circondati da mille bambini curiosi, asini e (!!!) dromedari. L'indomani scorraziamo per il sito, molto vasto e meraviglioso. La sera bissiamo la cena casalinga del giorno prima: riso bollito e verdure in padella. Ottimo ! Stanchi morti da un ritirno lungo 9 kilometri, crolliamo fra le braccia di Morfeo. Veloce ritorno a Damasco, saluto a Cristina e internet ci mangia la mail spedita a Radiopop con il riassunto della Giordania...! E, ben piu' grave, mangia anche la mail di Gemma per sua mamma...! Paura e sconforto! Per fortuna la giornata si conclude nel silenzio meditativo e armonioso che ci accoglie a Marmusa, monastero ecumenico arrampicato sulle roccie della steppa non distante dalla sempre piu´ intasata Damasco (gli iraqueni arrivano a 2000 al giorno). Un paio di giorni davvero rilassanti assieme a Ivan, che ritroviamo casualmente nella piccola chiesetta del monastero nell´ora della meditazione (facoltativa, come tutto del resto, tranne una mano a preparare i pasti, in cambio di vitto e alloggio gratis). Bastano per farmi venire la febbre la seconda mattina (lunedi) e un intestino impazzito. Ahi ! Il monastero fu rimesso in piedi nella seconda meta´ degli anni ottanta da padre Paolo, gesuita al limite dell´eresia (parole sue): molto in gamba, romanaccio verace e uomo dalle idee positive. Sempre lunedi mattina assistiamo ad una conferenza presieduta proprio da Paolo in occasione dell´arrivo di un gruppo di turisti veneti (di Vicenza): si parla del grande potenziale dell´Islam, dell´oasi felice Siria e (essendoci noi) di Dal Molin...a me viene un po´ la tristezza a sentire diversi adulti professori in Italia porre domande del tipo 'Come si dice Dio in arabo?', oppure 'Ma come faccio se Loro vengono a casa nostra e vogliono sgozzare il capretto sul balcone?' e cose del genere...per fortuna padre Paolo sorride e da giuste risposte ('Ma dov'e´ casa mia e dov´e' casa tua ? Quanto ci vuole perche´ anche il Mohamed che nasce e cresce a Vicenza venga considerato vıcentino ?'). Si riparte nonostante il febbrone, con Ivan per Maalula, altro monastero in un piccolo villaggio che puo´ permettersi una Madonna enorme in cima alla montagna...cose da Sud Italia...! Grazioso borgo, dove salutiamo Ivan che passera´ la notte dalle suore (qui per 10 dollari a notte, senza vitto). Tornati a Damasco ci rifugiamo in ostello per curare febbre e intestino. L'indomani veloce ritorno ad Aleppo per appesantire gli zaini con le ultime compere (3 kili di sapone, tappetini, spezie, henne´...), e via verso la Turchia. Destinazione Cappadocia.
3 settembre
In Cappadocia arriviamo il mattino presto del giovedi, dopo tante ore di autobus e di conseguenza tanta stanchezza. Dalla statale dove ci ha scaricati l'autobus, risaliamo i vicoli di Uchisar e ci sistemiamo in una pensioncina appena sotto il magnifico castello. Pensione carina, stanza con volta ma prezzo abbastanza alto (da 50 lire turche contrattiamo fino a 40 a notte, con colazione). Dicevo, la stanchezza e' tanta e i miei problemi intestinali non accennano a scemare, anzi i crampi imperversano. Dunque, la giornata passa senza troppe emozioni, se non quelle di andare spesso in bagno...per Gemma e' ovviamente diverso, l'emozione del panaorama della regione provoca emozione, ma vuoi per solidarieta' vuoi per la tanta stanchezza accumulata, anc he lei passa l'intera giornata a letto. Unico break per il tramonto, goduto dalla cima del castello dý Uchisar. Meraviglioso. Il giorno seguente (venerdi) mi faccio forza: in strada fin dal primo mattino per camminare un po' fra le valli da favola. Passeggiamo per la valle dei Piccioni fino a raggiungere Goreme (6 km); da qui, dopo una lunga pausa in un cafe e una capatina in farmacia per comprare i fermenti lattici, affrontiamo la valle delle rose (non so quanti, ma credo una decina di km). Il paesaggio e' quello delle cartoline, tanti camini delle fate e montagnette con sopra l'effetto panna. Suggestivo. La sera osiamo mangiare qualcosina in un ristorantino sotto casa...io pero' mi trattengo...! Il terzo giorno, sabato, noleggiamo uno scooter (35 lire turche l'intera giornata) e andiamo fino alla valle dell' Ilhara, un centinaio dý km a ovest di Uchisar. Purtroppo sbagliamo un po' i tempi, partiamo tardi e, a parte i 6 km di valle percorsi a piedi in mezzo alla natura verde, i ritmi sono frenetici: giunti a Belisirma, villaggio nella valle appunto 6 km dopo il parcheggio dello scooter, e' gia' pomeriggio inoltrato e dobbiamo tornare al nostro mezzo e ripercorrere con lo stesso ben 100 km prima di riconsegnarlo per il tramonto. Optiamo per una strada alternativa che non passa per la valle, cosi da sperare in un autostop e acellerare i tempi: il passaggio lo otteniamo (anzi due) ma dopo parecchi kilometri a piedi sull'asfalto !! Morale, correndo come i pazzi su quello scooter arrivþamo giusto in tempo per riconsegnarlo...! Una corsa, ma in mezzo ad una regione davvero affascinante. L'ultimo giorno, domenica, abbiamo a disposizione mezza giornata: alle sette di sera abbiamo una prenotazione sull'autobus che ci portera' a Izmir, vicino Cesme, dove lunedi sera abbiamo la nave per tornare in Italia. Ci muoviamo con comodo, riordiniamo gli zaini (il peso di ognuno si aggirera' ormai sui 16 kili circa!) e andiamo a vedere una citta' sotterranea, Derinkuyu: pensate ai Flinstone, otto piani di cunicoli sotterranei, con diverse stanze adibite al culto, a stalla, a cucina, a camere da letto, a trappole per i nemici...suggestiva !!! Io sto molto meglio, saranno i fermenti, sara' il tempo che passa, saranno le attenzione prestate alla salute...fatto sta, la sera prendiamo l'autobus ed il mattino del lunedi alle sette e mezza arriaviamo ad Izmir, dopo l'ennesima notte in autobus. Con un altro mezzo raggiungiamo Cesme, e qui aspettiamo in compagnia della stanchezza di imbarcarci...troviamo una casa in costruzione, senza operai al lavoro: stendiamo le stuoie e ci appisoliamo qualche ora all'ombra. Io poi vado su internet (eccomi) e questa sera si salpa.
Abbiamo fatto i conti: tutto, ma proprio tutto incluso (visti, treni in Italia, regalini...) abbiamo speso 1050 euro a testa. Per dare un aiuto a chi si vorra' avventurare in futuro in queste terre...
Bene, questo e' tutto. Se la frenesia europea non mi sconvolgera' troppo, una volta a casa mandero' l'ultima mail con il resoconto del viaggio in nave (perche' non si sa mai...!)...nel caso, ci pensera' la bella Gemma. Sicuramente mentre saremo sintonizzati sulle frequenze di Radiopop !!!
6 settembre
Il viaggio in nave è andata bene...salvo un ondeggiamento sostenuto conditoda pioggerella la mattina del secondo giorno poche ore prima di attraccare aBrindisi: svegliati dal ml di mare e dalle gocce di pioggia, ci siamorifugiati con i sacchi a pelo umidicci in coperta. Poi, di nuovo colazione italiana, caffè e cornetto al cioccolato. Poco piùdi un mese fuori dall'Italia, e già l'aroma del caffè espresso manca ! Settanta (70) euro di biglietto trenitalia per raggiungere Pavia sonol'ultimo atto di un meraviglioso viaggio. Nel vagone del treno, donne mediterranee di varie età parlottano tra lorodella galanteria (o tirchieria) degli uomini italiani. Con fare disinvolto,giocoso, e ridendo ad alta voce. Strano ascoltare, dopo tanti veli, burqua e sauditi con harem a seguito... Grazie per averci tenuto compagnia.
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