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Siamo solo alla prima tappa: Barcellona. Facciamo parte di un equipaggio di 4 persone: Elena, Gialunca (per le ferrovie semplicemente Luca, da quando hanno sbagliato il suo nome sul biglietto) e noi due, tutti intorno ai 20 anni. Meta del nostro viaggio e’ Lisbona, passando per le principali citta’ del sud della penisola iberica.
Siamo partiti il 20 mattina dalla centrale di milano, e subito i primi problemi, legati al prezzo del biglietto per raggiungere la frontiera. Forte critica all’interrail, che non permette l’utilizzo delle ferrovie sul suolo della nazione in cui si acquista il biglietto : dopo aver acquistato i biglietti per Nizza a 25€ veniamo casualmente a saper che il prezzo standardizzato per chi deve raggiungere la frontiera ed e’ gia’ in possesso di un biglietto interrail e’ di appena 5 € (promozione molto scarsamente pubblicizzata).
“Superato” il problema (la differenza ovviamente non ci viene rimborsata), arriviamo a Nizza. Dopo l’immancabile momento di refrigerio con un bagno al mare (sulla spiaggia di ciottoli, ahi!), io e Fede ci dirigiamo a un chioschetto del kebab. Dal kebabbaro (che impiega 20 minuti a servire 2 tedeschi p`rima di noi) scopriamo l’acqua gasata Terrier formato lattina 33cl, venduta al pari di una qualsisi bibita: io, curioso, sono ben contento di pagare 1€ per potermela tirare con i miei amici. Purtroppo vado incontro alla canzonatura dei miei amici, che definiscono con termini poco cortesi il mio colpo di genio. Ci sediamo al parchetto li’ vicino, mentre un cane di dimensioni inenarrabili si avvicina a noi fissandoci, probabilemte attratto dai panini. Quasi subito ci accorgiamo che non ci e’ possibile scacciarlo via in malo modo, perche’ di proprieta’ di un gruppo di tossicodipendenti che, li’ a un metro, stanno spacciando in modo palesemente nascosto (o nascostamente palese). Questa la nostra prima cena del viaggio.
A sera ripartiamo per Port Bou, sul confine Francia-Spagna. Treno notte, seconda classe. Il treno si presenta come un lunghissimo serpentone diviso in due: i primi nove vagón arriveranno in spagna, gli altri 9 si staccheranno a meta’ tragitto per andare a Irun, nel nord Della Francia. Trovarsi nella toilette sbagliata al momento sbagliato poteva quindi significare la fine del viaggio.
Il treno parte alle nove di sera, e sarebbe arrivato a destinazione alle 6 del mattino seguente. All’interno una simpatica quanto numerosa comagnia di nord coreani (evinco la nazionalita’ dalla maglietta di uno di essi, T-shirt celebrativa del “XII international surfers meeting-North Korea” ) rallegrava l’ambiente, mentre una signora francese sul fondo dello scompartimento lo infettava tossendo continuamente. Mentre prendiamo posto vedo i coreani scambiarsi allegramente cioccolatini nestle’ acquistati al bar della stazione accompagnandoli con la gestualita’ che noi generalmente riserviamo ai piati della cucina tradizionale del centroitalia, invitando gli amici a assagiare tali prelibatezze. Durante il viaggio abbiamo anche modo di fare conoscenza con quella che sembra diventera’ una nostra abituale compagna di viaggio lungo tutta la penisola: un’aria condizionata micidiale e traditrice, che aumenta proporzionalmente con la velocita’ del treno, e che quindi colpisce quando ormai si e’ addormentati (credo influisca sul tasso di mortalita’ della regione, e la signora chfrancese che sedeva dietro di me ne e’ una prima ma significativa conferma). Elena e’ quella che ne risente piu di tutti (anche adesso, sabato sera, dopo 24 ore, e’ sul letto a dormire). Anche il mattino dopo, sul treno regionale Port Bou-Barcellona, la temperatura interna all’abitacolo sfiora temperature molto basse (nonstante i termometri predisposti si ostentassero a segnalare inspiegabilmente i 20 gradi). Dopo la ventata di calore dovuta all’escursione raggiungiamo la citta’ Troviamo un Hostel in centroa un buon prezzo (con internet free) e facciamo un primo giro della citta’. Progettiamo di fermarci ancora qualche giorno.
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Contuinuo ad approfittare dell'internet point gratuito. unico inconveniente la correzione automatica dei termini, che scopro vengono saltuariamente adattati dal programma di scrittura nei termini spagnoli piu simili.
Ci svegliamo a mezzogiorno inoltrato: forse un po troppo perfino per gli orari spagnoli, che ieri sera abbiamo capito essere MOLTO elastici. L’abitudine catalana e’ quella di andare a pranzare verso le 3 del pomeriggio, mentre fino alle 6/7 pm si vedono in giro prevalentemente turisti. Entrare in una tapas-bar alle 11 di sera non e’ affatto sbagliato (al contrario, fino alle 10 circa tutti i locali sono desolatamente vuoti, e alcuni ristoranti perfino chiusi). Provati da 24 ore di viaggio initerrotto eravamo di ritorno alle 2 del mattino: al portone di ingresso del condominio che ospita il nostro ostello cedevamo il passo a una giovane coppia con tanto di bambino in passeggino che usciva a quell’ora per la passeggiata serale. Ci siamo sentiti improvvisamente molto piu vecchi.
Sebbene fosse quasi l’una quando stamattina abbiamo fatto colazione, in un negozio che trattava esclusivamente ciambelle, di ogni gusto e colore, c’erano ancora spagnoli che si attardavano davanti a un bibitone similcaffe allungato. Forse la nostra e’ una impressione errata, poiche e’ domenica, ma ci sembra che i ritmi siano tutt’altro che frenetici, se confrontati con quanto accade in un qualsiasi bar di Milano.
La rete metropolitana di Barcellona e’ impressionante: almeno 7 linee che coprono tutta la citta’, e l’intrico di cunicoli ai quali e’ possibile accedere ad ogni fermata da l’idea di una seconda citta’, sotterranea. Dopo un viaggio di dieci minuti (ai soliti 18 gradi dovuti all’aria condizionata) raggiungiamo la parte settentrionale della citta’. Cerchiamo per una buona mezz’ora casa Vicens, uno dei primi progetti di Gaudi, l’architetto che ha segnato radicalmente questa citta’. Difficilmente individuabile, perche non segnalata, e apparentemente lontana allo stile che contraddistingue le opere piu importanti, perche regolare e squadrata. Raggiungiamo poi Parco Guell, e giriamo per i sentieri della collina su cui il parco serge, passando attraverso anfratti e colonnati, tutti inevitabilmente recanti la firma del’artista. In 30 minuti a piedi raggiungiamo anche la famosissima Sagrada Familia, che vediamo dall’esterno consumando della frutta comprata poco prima a un chiostro. L’ultima tappa e la casa Mila, detta la Pedrera. Qui paghiamo il biglietto per entrare (ci va bene che possiamo approfittare della riduzione studenti mostrando i tesserini universitari, 4.50 € contro gli 8). Dei 6 piani che costituiscono la casa, solo l’ultimo e’ visitabile, piu la soffitta e la terrazza. L’edificio non presenta una sola coppia di lineee perpendicolari, La genialita’ della cosa sta nel fatto che i progetti architettonici del tempo potevano avvalersi solo di strumenti semplici, come righe e squadrette, ed e’ solo con tecniche particolari che gaudi poteva essere certo della stabilita di quanto progettava. La soffitta ospita parecchie installazioni (filmati, modellini e plastici) che raccontano le opere piu importanti dell’artista disseminate nella citta, evidenziando gli elementi in natura da cui gaudi traeva la sua ispirazione. Scopriamo cosi di essere all’interno di uno scheletro di pitone: la struttura della soffitta della casa e’ infatti molto simile a quella di questo rettile.
Da una scala a chiocciola (nautilus) accediamo alla terrazza, che percorriamo per intero. Diversamente da Jack Nicholson, pero’, io non conosco nessuna bella ragazza studentessa di architettura (vedi “Professione reporter” di Antonioni). Prima di andarcene dalla casa diamo un’occhiata alle impalcature che circondano il patio interno, in ristrutturazione: a causa della forma irregolare delle pareti, i muratori hanno dovuto arrangiare le assi di legno a seguire le curve del muro, ringranziando tanto l’estro creativo dell’architetto.
Sulla strada di ritorno percorriamo un vialone che ci ricorda molto via Montenapoleone, e ci teniamo alla larga dalle vetrine delle grande firme. Torniamo all’hostel per riposarci prima di uscire per la serata.
25 luglio Dopo Bacellona e' la volta di Valencia! Una citta' che sin dalla stazione ci appare familiare. Sono le 11 di sera, e perdiamo l'ultimo autobus utile che porterebbe all'ostello che abbiamo prenotato. Riusciamo comunque a raggiungerlo, sfruttando la linea notturna N1 (che, alle 11.15, fa la sua ultima corsa.). E' una cosa che ci lascia un po sorpresi, perche' vediamo che le attivita' commerciali sono comunque aperte (e lo rimarranno anche dopo che saremo andati a dormire). Come gia avevamo avuto modo di vedere nella metro di Barcellona, sui mezzi pubblici spagnoli alcuni televisori forniscono consigli nutrizionali e per difendersi dal caldo (fuori ci sono 32 gradi, sebbene sia quasi mezzanotte!). Il nostro ostello e' praticamente sulla spiaggia (il nome, originalissimo, sotto questo punto di vista, e' Miramar). Il giorno seguente (oggi) ci siamo svegliati abbastanza presto per andare a vedere la cittta e controllare gli orari dei treni. Valencia non ha molto da offrire, pero' e' tranquilla, ed e' un piacere girare le vie pedonali dopo l'esperienza dell'affollatisssima Rambla. Sbirciando nelle vetrime scopriamo che qui e' in voga una marca che produce magliette e pupazzetti simili ai Pokemon, incentrati pero' sul tema della Marjuana: si chiamano Cogollitos, e il loro neglozio principale divide la vetrina con una farmacia (mha!).Usufruiamo degli ottimi mezzi pubblici Valenciani, che per 1.25 euro permettono di girare su metro, tram e bus per 50 minuti, tutti attrezzati di aria condizionata, molto puliti, con due condcenti su ogni tram e con la linea telefonica dei cellulari assicurata nelle metropolitane. Domani notte trascorreremo 8 ore sul treno perraggiungere Granada e, se riesco a prenotare, anche l'Alhambra.
25 luglio Prima di lasciare Valencia approfittiamo della gentilezza del ragazzo della racaption, di origine granadese. Dopo averci segnalato una ventina di posti da vedere e locali a buon mercato della sua citta, ci consiglia di ricorrere agli autobus per gli spostamanti tra le citta meridionali della Spagna. "Questo perche'", ci spiega con naturalezza, "al sud le ferrovie funzionano quasi come in Italia, e sono quindi da evitare". Dopo questa iniezione di orgoglio patriottico, facciamo la spesa in un supermercato li vicino, e andiamo a cenare nel parchetto davanti all'hotel 5 stelle Gran Lusso che sorge a fianco della nostra modesta pensioncina. Faceva uno strano effetto darsi al pic-nic libero e selvaggio vedendosi passare davanti dame ingioiellate e coiffeur in livrea. Quando cominciamo a dare troppo nell'occhio ci spostiamo sul retro del Grand Hotel e ci laviamo alle docce della spiaggia pubblica antistante. Il treno che collega Valencia con Granada e' un "trenhotel" notturno. Nessuna nota particolare, se non il fatto che, verso le 3 del mattino, lo scompartimento viene svegliato dai lamenti insistenti di alcuni anziani passeggeri che, interpretando il desiderio di tutti, si lamentavano della temperatura eccessivamente bassa (aria condizionata) pigolando "frio, mas frio!". Granada e' la prima citta' veramente calda che troviamo: gia quando arriviamo (le 10 del mattino) il termometro segna i 40'C. Inoltre non e' sulla costa, quindi non c'e' vento. Il traffico automobilistico e' allucinante, complice un vecchio ferrivecchi che si ostina a trainare a passo d'uomo la sua carriola carica di cianfrusaglie camminando in mezzo alla strada principale, e paralizzando l'intero quartiere dell'Albacin. Granada e' piena zeppa di fontane multicolore, di ogni forma e dimensione. Coi 45'C raggiunti nel pomeriggio, viene sete solo a guardarle. Quasi sempre, accanto ad ognuna di esse, e' presente una fontanella piu piccola, per bere. Il problema sta pero' nel fatto che questi 'draghi verdi' non sono mai funzionanti! Scopriremo in seguito che solo a pochi eletti e' permesso usufruirne, perche' in possesso di una particolare chiave, una sorta di brugola che si adatta ad ogni rubinetto. Che sia una lobby dei venditori di acqua minerale? Giriamo poi il quartiere arabo: degne di nota le tag a spray sui muri. Ebbene, ci sono anche qui, ma hanno il fascino dell'esotico, perche' sono scritte in arabo (in fin dei conti incomprensibili quanto quelle nostrane). Ultima visitiamo l'Alhambra, una citta' nella citta', famosissima per le sue decorazioni moresche. Qui le fontane sono ancora piu numerose (furbi gli arabi!), ma la sorveglianza impedisce che ci si tuffi dentro (come verrebbe voglia di fare). Anche passare la mano sulle figure geometriche in rilievo che abbelliscono le pareti e' proibito, e lo ricordano alcuni cartelli inchiodati nelle piastrelle o appiccicati con il nastro da pacchi sulle stesse decorazioni che vietano di toccare. Prima di lasciare la citta' (ci siamo fermati 2 giorni) ceniamo al ristorante "Manolo", all'ultimo piano di un palazzo nell'Albacin. Fortunatamente c'erano le scale.
7 agosto
27 agosto 2007 Dopo Granada il gruppo si divide una prima volta. Gianluca e' diretto a Elix a trovare degli amici conosciuti l'anno prima, Elena, Fede y Fede proseguono verso Sud. Il treno che da Granada va ad Algericias e' il primo treno a benzina che vediamo in vita nostra. Fa un gran baccano e la puzza di gasolio entra negli scopartimenti attraverso l'aria condizionata (gelida come sempre). E' sabato, e non appena raggiungiamo Tarifa (estremita' meridionale della Spagna, patria dei Surfers e dei Windsurfers) ci rendiamo conto che siamo finiti sulla casella "stai fermo un giro" del nostro viaggio. Gli ostelli sono tutti pienissimi, non c'e' un buco, e i bus nel week-end non passano. Dormire in spiaggia non se ne parla, perche' tira un vento fortissimo. Non ci resta che prendere un taxi (pagandolo come una camea d'albergo) e raggiungere la cittadina seguente, Conil, dove ci aspetta Claudia, un'amica di Elena. A conil entriamo in contatto con la vita notturna spagnola. Accompagnando Claudia & friends per locali, facciamo mattina per due notti di seguito. La varieta' di persone che anima questo paesino e' impressionante: si va dalle tranquille famiglie-da-spiaggia che incrociamo quando, all'alba, rincasiamo, alle dark ladies che fuggono il sole, dai semplici turisti come noi in cerca di un po di movimento ai surfers spagnoli in vacanza. Federico riesce perfino a trovare una ragazza ungherese con la quale parlarare di matematica (metodi di dimostrazione dell'irrazionalita' della radice di 2) alle 4 del mattino! Raggiunte le 45 ore di veglia continuata lasciamo Elena (che stara con l'amica ancora un paio di giorni) e ripartiamo per Siviglia (e' lunedi, e finalmente i bus hanno ripreso a funzionare). I sedili della corriera sono quanto di piu' comodo sperimentiamo da 3 giorni a questa parte, e cadiamo in un sonno profondo. A Siviglia, in stazione, ritroviamo Gianluca, a Siviglia ormai dal giorno precedente.
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