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30 luglio
Siamo atterrati a Bangkok. A piedi da banglampho a thevetIl mon amour sceglie thevet perche la localita e caratteristica senza la confusione dei luoghi molto frequentati dai turisti. A banglampphu ci si arriva facile, e pieno di turisti, poi per thevet tocca camminare e per fortuna che I bagagli non sono arrivati all-aeroporto perche la mappa della santissima lonely si rivela ingannatrice e per una buona mezzora camminiamo lungo uno stradone che fa sembrare corso alle 18 un luogo dall'aria balsamica. Cosi con la cartina in mano procedo di buon passo, sperando di arrivare il prima possible, mentre il mon amour si attarda dicendo guarda che bello questo guard ache bello quell-altro…. Penso… bello cosa? Azzo non si respire… cosi cammino e sbuffo… e lei… perche non mi parli? … sto cercamdo di filtrare l-aria con il naso… sclero… ma poi arriviamo, prendiamo una guest house, facciamo un giro cena e nanna.
31 luglio
Gita a siam square. Il mon amour si guarda le gambe e dice; devo fare la ceretta. Decidiamo di andare nel super mega quartiere commerciale di siam square. Prendiamo un tuc tuc (birroccino a tre ruote tipo apecar) e raggiungiamo un posto che ricorda blade runner… ad ogni angolo una voce squillante thai, non potrebbe essere altrimenti, ma forse l-idioma la rende ancora piu fastidiosa, ricorda (Immagino) che devi comprare, un video gigante trasmette un cantante pop thai (una specie di gigi d-alessio di Bangkok), sul marciapiede panchine dale quail spunta un-enorme mano che tiene un pacchetto di patatine… Inciso di mon amour: quanto siamo lontani dal nibbana del buddismo therevada che significa letteralmente estinzione di ogni desiderio… qui cercano di creartene sempre di nuovi per alimentare il sistema consumistico che e arrivato sin qui. Riprende cagnone; E poi l-urbanistica, due fie di grattacieli, in mezzo dal basso verso l-alto, 8 corsie piene di auto, un camminamento (sky walk) e un paio di linee del metro (sky train). Il mon amour fa la ceretta e io , anche se piove, cammino per un-ora senza bagnarmi sotto tettoie di ogni genere, sentendomi una pulce in una grande babilonia.
1 agosto
La maledizione dei piedi della nonna
Decidiamo di visitare dusit, dove il re rama V, agli inizi del 900, trasferi la sede reale, creando un quartiere ordinato e maestoso, ispirato alle grandi capitali europee. Dopo aver peregrinato sotto al sole cocente (oggi non cederemo alle insistenze dei tuc tuc!) arriviamo al complesso di dusit e dopo una breve visita al museo degli elefanti reali (con tanto di pelle di elefante albino in salamoia) passeggiamo nel parco tanto ordinate da sembrare finto con altoparlanti onnipresenti che sparano ininterrottamente l-inno nazionale. Ecco la VImanmek teak mansion, una bella residenza a tre piani. Ci sono ben 72 stanze ed e l-edificio in teak piu grande del mondo. Si sono sale azzure, Verdi, rosa. E obbligatoria la visita guidata in inglese con 3 guide diverse. Appena ti abitui all-inglese di una te la cambiano per gettarti nel caos. La guida ci illustra tutti I possedimenti di rama 5, le porcellane, il bagno, la sedia a rotelle, I salotti. Cagnone ascolta assorto e, forte del suo corso d-inglese del comune, mi chiede: ma perche continua a parlare dei piedi della nonna? Attenzione: queste parole avventate cambieranno il corso della nostra vacanza. Quando mi riprendo dale risa isteriche gli spiego che la guida ha detto … king rama the fifth e non grandmother-s feet. Sembra tutto finito ma lo spirito di rama 5 non ha apprezzato che la su nonna venisse dileggiata. Ci dirigiamo al wat saket, la montagna dorata dove ci attende il nostro destino. Si tratta di una collina artificiale, originate dal crollo di un grande stupa costruito durante il regno di rama 3. in seguito in cima venne edificato un tempio dal quale si gode un incredibile vista di BK. I fedeli comprano e appendono campanelline votive, ma il cagnone che forse avrebbe ancora potuto placare lo spirito di rama, fa 200 foto. Sotto il tempoirale scendendo attraversiamo un cimitero abbandonato e un monastero buddista con un trionfale scalinata di marmo. Cagnone pattina con gli infradito di plastica. Crede che reggersi al corrimano basti per scongiurare la maledizione dei piedi della nonna, ma scivola batte il sedere e picchia il mignolo del piede destroy contro il corrimano. Ci ritroviamo su un taxi con aria condizionata da surgelati che a passo d-uomo visto il traffico ci porta all-ospedale. Qui le infermiere non hanno zoccoli, ma scarpe bianche con tacchi a spillo. Dopo la lastra il medico sentenzia, con l-immancabile sorriso thai sulle labbra: il mignolino e rotto. Glielo rimettera a posto e poi il tutto verra fasciato. Pero niente sorso di wiski e coltello fra I denti, gli fanno un iniezione di anestetico nel nervo mentre l-infermiera gli fa I grattini sul braccio con le unghie laccate. Il morale e sotto I tacchi, niente cambogia, bloccati a BK per una settimana e, grazie all-aria condizionata del taxi mon amour peregrinera dal letto al bagno….il giorno dopo giornata di tensione, lutto, musi lunghi e offerte votive a quell simpaticone di rama 5
venerdi 3 agosto
dopo la giornata di lutto per il mignolo rotto, comprare un paio di finte birkenstock fascianti per il cagnone ci fa partire con la zampa giusta! un buon modo per evitare di rimenere intrappolati nel traffico delirante di BKK, a parte le siberiane e costose MRT e skytrain, e- il Chao River Express, un traghetto che solca il grande Mae Nam Chao Phraya e alcuni khlong (canali) interni. Decidiamo di farcelo avanti e indietro e davanti ai nostri occhi sfilano sulle due sponde del fiume templi, grandi alberghi, baracche di lamiera dove pero- si intravede sempre una televisione accesa. E poi la periferia, squallida come ovunque, e chiatte enormi che trasportano sabbie o materiale da costruzione. A Thonbury prendiamo una barchetta e raggiungiamo il museo delle imbarcazioni reali. Sono costruzioni imponenti, lunghe, sottili e meravigliosamente decorate, pensate per contenere 50 rematori. In passato venivano utilizzate per la guerra e per le parate reali. Quest-ultima tradizione risale al periodo di Ayutthaya ed e- stata ripresa solo 10 anni fa in occasione del 50esimo di regno dell-attuale monarca. Un video mostra la processione di 50 barche, con i rematori vestiti di rosso che vogano con una tecnica utilizzata solo per il re e che prevede di alzare i remi al massimo, simulando il volo di un uccello. Spettacolo imponente e impressionante. Il giro in barca prosegue: ci inoltiamo nei canali costeggiati da vecchie case in teak su palafitte, antichi templi e una fitta vegetazione. BKK sembra lontana anni luce! Rieccoci nel fragore assordante: fa caldo, il traffico e- infernale... Cosa fanno i tailandesi? Si riversano nei parchi cittadini, molto curati e un po- finti ma dove ci si puo sedere sotto un albero e ritrovarsi a un passo un varano di un metro e mezzo che se ne entra placidamente in acqua. Mentre, secondo la guida il parco di Lumphini la mattina presto e frequentato da miriadi di cinesi che praticano il tai chi e pieno di bancarelle che vendono sangue e bile di serpente freschi considerati salutari, alla sera viene preso d-assalto dai giovani thailandesi yuppy che sognano l-America. Pare di essere a Central Park: tutti con shorts e cappellini a fare aerobica nel parco con tanto di insegnante sul palco e musica techno sparata dagli altoparlanti. C-e- anche il settore culturisti che alzano i pesi sotto gli occhi annoiati dei gatti e della sottoscritta mon amour. E poi fanno tutti jogging. alle 18 in punto succede una cosa strana: tutti i maratoneti, i venditori ambulanti e i vecchietti che passeggiano si fermano in piedi impettiti. Continuano a farsi gli affari loro solo i cani randagi, presenti come sempre in grande quantita, e i turisti ignari che dopo un po- cominciano a guardarsi intorno senza capire. Si-, perchE ogni giorno alle 8 e alle 18 la Thailandia si ferma per un minuto per rendere omaggio al suo re!!! mon anmour e cagnonesabato 4 agostoVerso sera mi faccio un giro da sola al wat dietro la pensione, mi siedo nel tempio e mi rendo conto che dei miei viaggi in oriente e- proprio questa la cosa che mi piace di piu- fare. starmene inginocchiata nel tempio, anche se sono atea, a sentire le campanelline che suonano, a concentrami cull-effetto del tappeto di lana sotto ai piedi e a farmi pervadere dalla quiete del grande budda d-oro. mi chiedo perchE non vado mai in chiesa in italia. in effetti potrei cercare anche li- un po- di pace... ma in chiesa mi guarda un corpo crocifisso che mi dice che e- morto per me e per i peccati che avevo commesso ancora prima di venire al mondo, mentre il budda mi sorride e gli affreschi mostrano figure felici, danzanti e non ce n-e- neanche una trafitta dalle freccette ne- arrostita sulla graticola. c- e- solo questa pace che ti pervade, le foglioline d-oro delle decorazioni e i rintocchi delle campanelle al vento. E poi mi restano dentro i gatti. Non so quanto tempo ho passato ad accarezzare i gatti nei viaggi. Oggi alle 17 quando il mercato si svuota dei pesci vivi nelle bacinelle, quando spariscono le anguille agonizzanti, quando ti fissano vuoti e non piu- carichi di carne e pesce, mi aggiro a sorridere alle persone stanche di una giornata di lavoro e... trovo un bancale con 8 gatti! bianchi, rossi e neri e binco-rosso-neri che reclamano a gran voce le mie coccole. Non so se fidarmi perchE sono cosI insistenti e in preda a una tale frenesia da farmi temere che la cosa finisca in zuffa. Alla fine mi siedo in mezzo a loro e ci lasciamo andare a un-orgia di dieci minuti. La gente ride. Accarezzare i gatti rende anche possibile un minimo di interazione con la gente... purtroppoc-e sempre la barriera linguistica! ogni negozietto, ogni bancarella, ogni guest house ha il suo altarino, il suo tempietto dove quotidianamente viene acceso l-incenso, vengono offerte banane, dolcetti, leccornie e acqua. Queste piccole case degli spiriti ospitano immagini del budda, figure sacre, fotografie dei monarchi tailandesi e vengono considerati veri e propri numi tutelati della case e protettori degli affari. Prima di tornare dal cagnone faccio una passeggiata sul molo vicino al tempio. Diversi venditori ambulanti vendono pane secco per i pesci che i fedeli nutrono per propiziare la buona sorte. E- uno spettacolo inquietante . Centinaia di sorte di pesci gatto mannari con tanti di baffi che si avventano sul cibo. sembra che non ci sia piU acqua ma solo creature che si dibattono . Tutti cercano di sfamarne uno bianco perchE gli animali albini godono di grande prestigio presso i thai. ricordate gli elefanti? Altri fedeli invece comprano dei pesci vivi e li ributtano in acqua, sperando di acquisire meriti, avendo reso loro la libertA. mon amour 5 /8/07 Trasferimento Bangkok –AyuthayaCagnone e mon amour non ne possono + di BK, e anche se cagnone ha delle difficolta di deambulazione, il traffico, la confusione, lo smog di BK dopo un po fanno mettere le ali a chiunque….rimane un mistero come facciano I thai a resistere…per cui decidiamo di trasferirci ad ayuthaya, situate a 40 km da BK, antica capitale Siamese, patrimonio dell UNESCO per I suoi reperti archeologici, una volta popolata da un milione di persone, ora per fortuna nostra solo da 80000. Ormai ci siamo emancipate dai taxi e tuc tuc vari, quindi ci spostiamo da veri thai, autobus 53 e treno terza classe, costo totale 22 bath, +o- 50 centesimi di euro e dopo circa 3 ore arriviamo. Nelle vicinanze di ayuthaya scorrono 3 fiumi, I quail imettendosi l uno nell altyro circondano completamente la cittadina cosi da dar l-impressione di essere su un-isola, o meglio in un-enorme tenuta circondata da un fossato, I fiumi difatti non hanno un-ampiezza esagerata, in qualche caso sembrano dei canali. Dalla cara lonely scopriamo che le guest house sono tutte concentrate in una via e siccome BK ci ha un po salassati, finiamo col rimbalzare da un lato all-altro alla ricerca della + economica, fino a fermarci in un ache e- anche la + pulciosa, ma sembra frequentata da persone + simpatiche che altrove. Molliamo I bagagli e ci infiliamo nel mercato cercando un posto dove mangiare, lo troviamo e la signora si mostra desiderosa di farci conoscere la cucina tipica, cosi- da bravo cagnone sperimento un piatto di nome yam…nonsocosa…, broad rossa fra l-aspro e il piccante con dentro tocchi di verdure che scopro non essere commestibili (troppo duri e fibrosi) fra I quail anche un pezzo di radice di zenzero , che mi ciuccio di gusto, e per fortuna anche dei gamberetti (quelli glieli ho chiesti io)…..naturalmente a fianco una ciotola di riso….tutto molto buono, ma sudo anche l-anima. Torniamo alla tana, noleggiamo 2 bici e andiamo in giro per templi, il ragazzo ci avverte di non mettere niente nei cestini sul manubrioperche- scippatori in motorino possono approfittarne….quindi io con zainetto in spalla e mon amourecon borsettina etnica a tracolla partiamo con 2 catorci chiamati bike… Le rovine dei diversi wat che vediamo sono per lo + in mattoni rossi, mi ero immaginato che fossero un po inglobate dalla vegetazione, invece scopro che sono quasi tutte libere e questo un po mi delude, in + I mattoni rossi in qualche caso mi fanno venire in mente cascine del parco sud milano da ristrutturare…in ogni caso, malgrado queste considerazioni abbastanza ciniche il luogo e- affascinante in quanto le rovine sono situate in un grande parco lontano dall-edificato. Da segnalare il wat phra mahathat che ha una faccia in pietra che sbuca fra le radici di un ficus che sembra stritolarla. Coll-approssimarsi delle tenebre scopriamo poco distante dal wat citato una sagra di paese che ha come attrazione principale un saggio di fine anno di una scuola d-arte (questa e- l-idea che ci facciamo) cosi- assistiamo a diverse performance di musica e danza tradizionali fatted a giovani adolescenti mentre mangiamo dei glassnoodles (spaghetti di soia). Sulla via del ritorno pedalo davanti al mon amour, ad un certo momento la sento urlare….un guappo malandrino sul motorino si era attaccato alla borsetta in zona tetta….e- da capire ancora se ha afferrato + l-una o l-altra….comunque l-urlo dim on amour fa desistere il lestofante…. anche se non e- successo niente mon amour e- impanicata e alla mia idea di attraversare il parco al buio si trasforma in arpia ed io finisco come un cagnone bastonato… comunque alla fine arriviamo alla tana e passiamo una piacevole serata La nostra guest house e- la piu- pulciosa (austerity! abbiamo speso troppo e d-ora in pii mangeremo solo per strada e nei mercati) ed e- frequentata prevalentemente da giapponesi. non ci dispiace perchE di un altro posto pieno di francesi, inglesi e qualche italiano che non fanno che chiedersi dove sei stato? dove andrai dopo? senza cercare mai veramente di stare nel posto in cui sono... ne abbiamo un po- le tasche piene. Quindi ben vengano i giapponesi. non ne abbiamo mai conosciuti. alla fine chicchieriamo con ssusumo, un giapponese 53enne, proprietario di un ristorantino con soli 7 posti a sedere che ogni anno chiude per 3 mesi mentre lui gira il mondo in bicicletta (una sorta di graziella smontabile). ci racconta del suo viaggio in italia fatto 30 anni fa. Si ricordava ancora il noem del primo albergo trovato ad aosta, della birra moretti e qualche parola in siciliano. poi per convincerci che E tutto vero ci canta anche sognate la prima strofa di non ho l-etA di gigliola cinquetti. e poi ci parla di fellini. dopo qualche birra dice anche che il cagnone assomiglia nell-ordine a robert de niro, george clooney e a mel gibson. il cagnone sta seriamente meditanto di trasferirsi in giappone a fare la star del cinema. forse qualche pulce nel materasso ci sarA anche ma l-atmosfera e carina e la compagnia interessante. andiamo a letto contenti. 6/8/07 Ancora in giro per temple in bici e alla sera cena al mercato in compagnia di sfrontate pantegane….all-inizio se ne vede qualcuna a circa 5 o 6 metri vicino ad un tombino….io lo faccio notare ad altri commensali mimando il topo e facendo squit squit…per loro e- normale, si mettono solo a ridere per la mia mimica…sul finire della cena ne notiamo un altro alle mie spalle su un carrettino a circa un metro…per fortuna la pancia e- piena e possiamo andare. Nella nostra Guest house ci sono 2 ragazze tailandesi che hanno deciso di fare ubriacare dei ragazzi giapponesi, mi propongono di far parte del giro, rifiuto perche- non mi va di far tardi e poi non mi fido della situazione…rimango con mon amour a scrivere per voi e capisco di aver fatto bene, difatti ad un certo momento cominciano a spillar soldi ai japan-boy….ce ne andiamo a nanna.. 7/8/07 Colazione al mercato e partenza per con bus per LOPBURI. Decidiamo di visitarla, pare sia un ayuthaya + piccolo, ma con la caratteristica di essere assediata da 2 branchi di scimmie….penso….se ne vediamo un paio ci va di culo….ci facciamo lasciare in mezzo la citta- e camminiamo cercando di orientarci…ad un certo momento vediamo una scimmia su un auto in movimento…si lancia e sembra finire adosso a mon amour, ma per fortuna si attacca al palo di un cartello….naturalmente mon amoure fa un salto per lo spavento suscitando l-ilarita- dei passanti. Visitiamo abbastanza velocemente un paio di temple, mangiamo al mercato che sembra particolarmente adatto a noi vegetariani (io pero- il pesce lo mangio) e ci rechiamo ad un tempio dove staziona il branco…passo 2 o 3 ore a fotografare le evoluzioni delle scimmie…ci sono auto che passano e lanciano cibo e all-istante veniamo (si fa per dire) travolti dall-accorrere del branco, per 2 volte si attaccano ai nostri zaini cercando di aprirli per cercare qualcosa da mangiare….i macachi fanno le evoluzioni + incredibili, si arrampicano sul tempio, sui tetti delle case, camminano lungo I fili elettrici…mi avvisano di stare attento alla macchina fotografica, perche- possono strapparmela….sono le vere padrone della citta-…la gente un po- le tollera (attirano I turisti) , ma quando sono troppo assillanti le tiene lontane sparando dei gessetti con la fionda. La foto + bella: un Monaco che batte il 5 con un cucciolo di macaco. Dopo 2 ore siamo esausti prendiamo il treno per BK….sul pulman a BK in alcuni momenti ho le allucinazioni e le vedo ancora arrampicarsi su per I pali della luce… 8/8/07 Oggi visita di controllo al dito fratturato (E ancora attaccato.) domani possiamo partire per la cambogia!!!! Alla prossima MON AMOUR e CAGNONE
giovedI 9 agosto 9/8/07 trasferimento bangkok (thai) battabang (cambogia)....non serve prenotare il taxi....le ultime parole famose della pensione dove allogiavamo...usciamo sono le 5 di mattina, taxi 1 ed e'gia'prenotato da altri, ne arriva un altro...lasciamo perdere cé'su un aguzzino....il 3¨ e'quello buono saltiamo su e riusciamo ad arrivare in tempo, compro anche 2 brioches, saltiamo sul treno e partiamo per Aranja prathet (tailandia) che confina con Poipet (cambogia) espletiamo le formalita' alla dogana thai, passiamo a quella cambogiana, al nostro passaggio bambini e madri ci chiedono la carita', di lato fila di carretti in legno vuoti trainati da uomini....arriviamo dai doganieri vogliono 1000 bath per il visto, glieli do e non mi pongo il problema....in realta'cé'un cartello che non noto, ma che nota mon amour, con scritto visto 20 dollari....1000 bath sono 33,40 dollari..... non sono ancora entrato e mi hanno gia'fregato....ci dicono di aspettare la navetta gratis che ci portera'alla stazione deei taxi, arriva, saliamo, guardo fuori dal finestrino, ancora la fila di carretti su una strada sterrata piena di immondizia, sui lati casino'di lusso (i thai passano il confine per andare a giocare) ...che contrasto! ci mollano fuori da un edificio con vetri scuri e ci dicono che per andare a batabag cé'un'unico pulmann che costa 25 dollari a testa....decidiamo di rifiutare e ci incamminiamo zaino sotto il sole con una coppia di tedeschi con la nostra stessa meta....il posto e'abbastanza allucinante, vorrei fare un paio di foto, ma capisco che non e'il caso....dopo 50 m ci raggiunge un auto disposta ad accompagnarci...all'inizio contrattiamo, poi pensiamo...chi sono questi?...cé'da fidarsi? ...no, thank you, we are going taxi station... anche se nessuno di noi crede che esista una stazione di taxi...arriva un 'altra auto, contrattiamo, decidiamo per un prezzo, tocca fidarsi, saliamo, arriva la prima che ci ha contattato, scende il tipo litiga col nostro....siamo il tocco di formaggio conteso fra 2 pantegane... ma dopo una mazzetta del secondo autista all-altro finalmente partiamo! Ma dopo un giro dell-isolato il prezzo della corsa da 400 baht sale a 900. seguono le nostre rimostranze, la minaccia di andarcene, un-estenuante contrattazione e, dopo due ore, partiamo sul serio, non dopo aver oscurato i nostri finestrini per nasconderci agli occhi della concorrenza e dei poliziotti che ci fermano una volta e ricevono un-ennesima mazzetta dall-autista. Ora ci resta solo un viaggio estenuante di 3 ore su una strada dissestata che pare non venga asfaltata dal governo per favorire la compagnia aerea che effettua i voli su siem reap. Arriviamo a Battanbang distrutti, passeggiamo come fantasmi e mangiamo. mon amour vomita l-anima e si addormenta nel deliquio, sentendosi come martin sheen nella scena iniziale di apocalypse now, delirante sotto il ventilatore a pale di una pensionciona di saigon... venerdI 10 agostoCi svegliamo e piove, piove e piove. Andiamo in un caffE segnalato dalla lonely planet per colazione. risultato: dolcetti identici a quelli che vendono per strada, caffE annacquato, prezzi in dollari e un nugolo di bambini di strada mendicanti che ti fissano con tanto d-occhi e aspettano solo che ti alzi per scolarsi il latte condensato avanzato. Cosa fare? Li ignoriamo e continuiamo a mangiare il pane, burro e marmellata di cui non abbiamo piU voglia? Lo diamo a loro e gli insegnamo a mendicare? Intanto ci facciamo grandi sorrisi, cedo e gli do la mia colazione che divorano felici. Mi riprometto di non cedere piU e di fare una donazione a emergency che ha un ospedale in cittA. Il cielo si schiarisce e facciamo una passeggiata per Battambang, la seconda cittA della cambogia, che ancora mostra le decadenti vestigia del suo passato coloniale francese. Le sponde del fiume sono disseminate di antiche botteghe francesi convertite in poco romantici negozi di cellulari e in qualche sporadico caso di souvenir, un palazzo del governatore e alcuni edifici coloniali in cui hanno sede organizzazioni umanitarie. In un wat (tempio) locale faccio due chiacchiere con un giovane monaco che mi conferma che ancora oggi entrare in un monastero E per alcune famiglie l-unico modo per garantire un-educazione ai figli. Il ragazzo infatti mi dice che se avesse un lavoro abbandonerebbe la vita monastica. Tutti i buddisti maschi dovrebbero farsi monaci per un periodo della sua vita per acquisire meriti ma in Tailandia ad esempio ormai sono sufficienti un paio di settimane e non di rado si vedono monaci con cellulare e playstation. Decidiamo di fare un giro in moto nei dintorni. Il cagnone si sistema sulla moto di Kim, un intraprendente giovinastro, e a me tocca un misterioso cinquantenne con un-incredibile padronanza della lingua inglese e con un sorriso enigmatico. Mentre procediamo su strade sterrate, con fuoristrada e camion che ci schivano per un pelo, mi descrive ogni frutto o verdura che passiamo, le vitamine che contiene e tutte le preparazioni culinarie possibili e immaginabili. Poi si passa alle carni e al loro apporto proteico: a suo dire quella di cane E molto piU nutriente di quella di manzo! La campagna E bellissima, palafitte ornate da palme, scene bucoliche, bambini sorridenti... appena ci rilassiamo sui nostri sellini per godere del panorama... ricomincia a piovere! Le strade si trasformano in fiumi di fango e arriviamo fradici alla prima tappa: una killing cave, ovvero una delle sconvolgenti testimonianze dei crimini commessi dai khmer rossi durante il regime di Pol Pot. In 3 anni, 8 mesi e 21 giorni, dal 1975 al 78, 2 milioni di cambogiani (la popolazione attuale E di soli 10 milioni) morirono di stenti, denutrizione e fatica dovuta ai lavori forzati a cui erano sottoposti. Nella realizzazione del loro sogtno delirante di una nuova cambogia vennero eliminati tutti gli intellettuali, smembrate le famiglie, i bambini strappati ai genitori ed educati collettivamente. Nuove coppie venivano decise dai capi che controllavano le nuove organizzazioni rurali (angkar) dive vivevano ormai tutti i cambogiani, ora che le cittA erano state spopolate. Il grande tempio che sorge vicino alla carverna, una volta uccisi tutti i monaci, venne trasformato in una prigione dove venivano rinchiusi tutti coloro che trasgredivano alle regole e chi era troppo debole per lavorare. Ora sono tornati i monaci che hanno restaurato il tempio e trasformato la caverna in un luogo di memoria. Una scalinata ornata di bandierine votoive colorate ci porta alla base della caverna dove sono conservati i teschi e le ossa delle vittime delle esecuzioni di massa che, legate e bendate, venivano fatte inginocchiare sul bordo del precipizio e precipitavano nel vuoto sfracellandosi sulle rocce. Il sorriso dei nuovi monaci e dei cambogiani che incontriamo tutti i giorni sembrano inconciliabili con il dramma genocida spreimentato da questo paese. Non ha ancora smesso di piovere e le guide cercano di farci desistere dal raggiungere la seconda meta, il wat Batan, un assaggio del piU illustre Ankor Wat. Dicono che le strade sono imparticabili e che "le tenebre incombono". Ma quando il cagnone, aizzato da mon amour, dice "we see one thing, we pay arf... half!"... partiamo di gran carriera. La mia guida mi illustra la sua visione del mondo che coniuga comunismo e buddismio, facendo interessanti paralleli tra la spinta ambiziosa del capitalismo, assente nel comunismo in cui l-individuo non persegue il profitto personale ma il bene della comunitA, con la ricerca dell-estinzione del desiderio che E il fine ultimo del buddismo. Sicuramente ha una storia personale interessante ma non riesco a farmela raccontare. In compenso fa di tutto per terrorizzarmi: alle 18 gli suona la sveglia dell-orologio e mi dice lapidario: Now darkness can come anytime! facciamo ancora in tempo a vedere su un albero una colonia di pipistrelli che ha trovato rifugio nel cortile di un wat. si tratta di grandi esemplari che di notte si nutrono di frutta e di giorno pendono dall-albero come strani frutti neri... Alla sera, distrutti, passeggiata dei vecchi. Oltrepassiamo i ristoranti per barang (stranieri) e approdiamo in un posticino nscalcinato dove ci trattano come il re e la regina in visita ufficiale, riusciamo a far capire che vogliamo qualcosa senza carne e appena arrivato il piatto di noodles e verdure, il cagnone lo assaggia e abbaia for me other two! grandi risate generali e un sospiro d-orgoglio del mon amour.
sabato 11 agosto
memori della colazione con bambini mendicanti, prendiamo dei dolcetti per strada e andiamo mel ristorante dell-albergo a brci 2 caffe'. per fortuna non piove e le strade sono decenti, sono su un motorino dietro a kim, la nostra guida, il paesaggio e' lo stesso di ieri, risaie, animali da fattoria, bambini che ti salutano in continuazione...il mio inglese fa schifo per cui la conversazione langue e siccome il viaggio e' lungo gli chiedo come si dice ciao bambini, ciao ragazzo, ciao ragazza....cosi'quando passiamo nei villaggi o fra le risaie sperimento il mio cambogiano suscitando entusiasmo e stupore....e'raro che uno straniero gli parli nella loro lingua....quando ormai pensavo che il mio culo fosse un tuttuno con la sella del motorino eccoci arrivare alla diga di kamping poi. Niente di speciale, un dosso di terra con al centro una strada sterrata, da una parte un lago con molta vegetazione galleggiante e dall-altra risaie....del resto non si viene in questo posto per vedere una costruzione avveniristica, ma per ricordare quel che e'stato....solo alcuni numeri...il dosso e'alto circa 10 metri, e'lungo 8 km ed e'stato costruito a mano (zappa e cesti di vimini per trasportare la terra) sotto il regime dei khmer rossi, causando la morte per stenti di circa 10000 persone...si puo'dire che grondi sangue...ora ai lati ci sono innumerevoli palafitte senza pareti attrezzate con amache ed i cambogiani ogni anno arrivano in massa sui camion per passare la notte e festeggiare....penso:...come si fa ad ubriacarsi tutta la notte in un luogo simile?....ma in fondo quando si festeggia si celebra la vita, niente di megtlio da fare in un luogo di disperazione e morte.... e andiamo al wat phnom sampeau, ci arriviamo, siamo stanchi, ci facciamo un giro attorno col motorino, decido di non entrare, vado nel wat modernoche ha un altare con un budda rosa su uno sfondo che e'un caleidoscopio di colori, non cé'nessuno, mi sdraio cercando lángolazione giusta e faccio una bella foto....mi basta...ricompare mon amour persa fra le suggestioni che le procura uno stupa con urne funerarie contenenti ceneri e ossa lavate con succo di cocco e avvolte in filo bianco dai monaci....stessi....medesimi...CHE DONNA! si riparte, andiamo allóspedale di emergency di battabag, le nostre 2 guide sono contente di portarci, dicono che i poveri (la maggioranza) quando si ammalano o si infortunano, solo E. puo'aiutarli, lóspedale governativo anche se hai le budella di fuori, finche'non dimostri che puoi pagare non interviene, molti sono costretti a vendere i propri appezzamenti di terreno...concludono dicendo: e'proprio bravo il governo italiano...naturalmente gli spighiamo che il governo non céntra niente e che al limite sono brave le persone che sostengono E, con Gino in testa.....comunque sembra non si possa entrare perche'non cé'nessuno che possa accompagnarci....in fondo e'meglio cosi', lasciamo una donazione e andiamocene...invece dopo un po'compare una dottoressa oculista e poi una fisioterapista entrambe italiane, di cui purtroppo non ricordiamo il nome////sono stanche, ma contente di farci vedere l-ospedale...passiamo un-ora ad ascoltare le problematiche della zona, la casistica delle malattie e dei ferimenti....rimango stupito quando mi dice che hanno molti casi di samuraiate...sembra che i giovani che frequentano i karaoke dopo che hanno bevuto, spesso perdono il controllo e risolvono le loro dispute a colpi di spada samurai....e pensare che il mon amour mi vuole portare al Karaoke!...comunque la struttura e'molto bella accogliente e pulita e presumo molto + efficiente di molti ospedali italiani...senza andare molto lontano... penso all-ospedale maggiore di niguarda....gli edifici sono in stile con l-architettura del luogo....faccio qualche foto e andiamo, abbiamo gia'disturbato abbastanza/alla sera mi concedo l-amok, piatto nazionale, mentre mon amour accarezza e nutre con riso gatto rognoso
12/8/07 sveglia 5.45, ore 6.30 partenza con pulmino, ci lasciano al molo sul fiume...il pulmino se ne va la barca non cé', ci dicono che lácqua e'troppo bassa bisogna ridiscendere il fiume via terra, cé'subito uno in motorino che si propone, prende lo zaino di mon amour, lei si siede dietro e poi mi dice di sedermi anchío col mio zaino sulle spalle, eseguo pensando che tanto dovremmo fare 500 metri....errore madornale! rimaniamo ostaggi del moto byker indigeno per circa 20 minuti, scancherando per la pericolasitá'del tragitto e per le gambe anchilosate....almeno siamo fra i primi ad arrivare, riusciamo ad avere un posto decente sull- imbarcazione (circa 30 posti con tetto sul quale si puo'salire), si parte, ai lati vegetazione rigogliosa, casette per lo piu'in legno a palafitta, barchette tipo canoa con pescatore, barche un po'+grandi a motore con sopra famiglia intera e quel che serve per vivere....non so se per brevi periodi o se e'proprio una barca - casa....durante il tragitto il fiume si ramifica in un labirinto nella vegetazione arbustiva, cosi'ci troviamo a percorrere per circa un'ora un tratto molto stretto riuscendo a prendere anche qualche ramo in faccia....sul tetto cé'una fila indiana di francesi che si diverte ad evitare le ramate, la scala che porta al tetto e'perennemente occupata da una vecchia...ops...signora in etá' che ha deciso di scrutare l'orizzonte per tutto il viaggio...peccato che a noi rimanga solo la visuale del suo culo...ops...deretano...finisce il labirinto verde, i francesi scendono in massa, salgo io, l'alveo del fiume e'+ largo, la visuale maggiore, soffia una bella arietta...penso: che coglioni sti francesi!...rimango su un po'a fotografare, cé'solo un ragazzo inglese sdraiato a prendere il sole con maglietta sulla faccia e musica nelle orecchie....dopo un po'ho il "piacere" di fare la conoscenza del marito della vecchia olandese...un bambinone sovrappeso entusiasta con al collo macchina fotografica con zoom bazooka, telecamera fighissima (immagino) e nientepopo'dimenoche'....il gps, il quale mi viene immediatamente mostrato...fingo meraviglia e gli dico che con quello puo'andare in giro nella giungla senza guida...of course, e'la sua risposta....cosi'fingo ammirazione, mi volto a guardare il panorama e sorrido all'idea di vederlo nella giungla coi suoi mocassini di cuoio neri e il suo gps. il fiume finisce nel lago tonle sap, un mare color capuccino a perdita d'occhio, non soffia pi'la brezza di prima e c'e' un sole che ustiona, ci ripariamo da basso...la vecchia...ops...la signora in eta'olandese rimane al suo posto, noto che ha solo un po'le orecchie rosse... malgrado l'ingombranza del personaggio alla fine riceve la nostra ammirazione per la tempra fisica....arriviamo al molo, c'e'un certo yon (amico di kim) che ci aspetta col cartello col mio nome, purtroppo c'e'venuto in mente tardi di dargli cagnone e mon amour...sarebbe stata una bella foto ricordo...arriviamo alla family guest house, ci sistemiamo un attimo e discutiamo con yon (raccomandato da kim come guida) su cosa vedere e dove andare con lui....decidiamo di andare con lui 2 giorni, sfruttando il suo tuc tuc per visitare i templi piu'lontani, l'angkor wat e compagnia bella + vvicini ce li vedremo con calma noleggiando le bici...la nostra capacita'di trattare sul prezzo e' pari a zeroe forse bisognerebbe sempre farlo, non tanto per risparmiare, ma per non venir presi sotto ganba...comunque lui chiede 50 dollari e noi gli diciamo che va bene...la sera fuori a cena, visitiamo Sean reap, sembra di essere ad ibiza, addirittura la via dove ci fermiamo a cenare da una certa ora diventa pedonale per cosentire lo struscio in liberta'...in un paese dove per camminare in qualunque citta'devi stare attento a dove metti i piedi e a cosa ti passa vicino... 13/8/07 il giorno dopo yon dice di avere un impegno e ci rifila il fratello e noi accettiamo senza batter ciglio...dopo 500 metri il tuc tuc s'inchioda...a quel punto, leggermente incazzati come bisce, gli diciamo che se non ricompare yon all'istante con un altro mezzo ce ne andiamo...yon arriva, decidiamo di fare il biglietto per una settimana (60 dollari) e finalmente si parte, direzione bang malea...secondo la lonely vivremo un'esperienza all'indiana jones, infilandoci in un tempio ancora invaso dalla vegetazione...e in effetti cosi'appare, peccato venir preceduti da una fila di turisti che a fatica si arrampicano sulle pietre crollate...mon amour pretende (come sarebbe da contratto) che yon ci faccia da guida e ci spieghi qualcosa, in realta'scopriamo all'istante che non sa una fava e quindi dal tempio sucessivo in poi gli diciamo di aspettarci al tuc tuc...in compeenso ci fa notare un serpente che immortalo9 all'istante...in seguito facciamo altre 3 tappe...per la cronaca PREAH KO - LOLEI - BAKONG....tutti del complesso di roulous...di lolei mi rimane impresso un gruppo di monache buddiste intente all essicazione del riso, del bakong posso dire che e'immenso, a piramide a gradoni, con fossato attorno... 14/8/07 si parte alla volta del BANTEAY SREI, poco imponente, ma talmente raffinato per i suoi bassorilievi che si pensa sia stato realizzato da mani femminili o almeno da qualche stilista dell'epoca. tappa sucessiva: il fiume dei mille linga...facciamo un paio di km nella giungla, il fiume e'un torrentello, sul letto rocciosoci sono un po'di bassorilievi, i linga in realta' sono molto simbolici, poco + di bolli circolari, non svettano, ma sono rappresentati in pianta....comunque a parte questa scoperta, rassicurante o deludente, dipende dai gusti, proseguiamo il cammino e scendiamo per un sentiero lungo il fiume, fino ad arrivare ad una cascata....non so bene cosa scatti a mon amour... forse i 1000 linga emanano ancora un fluido...nel senso di campo energetico...comunque all'istante si getta vestita sotto la cascata dimenticandosi di avere addosso passaporto, soldi e biglietto aereo.... raggiungiamo yon, mangiamo e si parte...entrambi ci addormentiamo, quando ci svegliamo siamo fermi davanti al banteay samre', yon ci dice che siccome e'tardi possiamo vedere questo o un'altro situato sulla collina...consultiamo la guida incazzati perche'non ci ha avvisato per tempo del ritardo, dimostrando che non ha voglia di sbattersi...gli diciamo di portarci all'altro...saliamo i gradini fino ad arrivare liquefatti al phnom bok...il posto e'molto panoramico, in cima ci sono ancora i pezzi d'artiglieria della guerra civile....caratteristiche 2 strutture del tempio a cappella ognuna con un albero frangipane sopra... speravamo di riuscire a vedere l'angkor wat, ma la manutenzione scarseggia e la vegetazione copre la visuale....mon amour entra in un wat li'vicino con le pareti multicolor e come al solito si inginocchia presa da crisi mistica....poi pero'quando esce mi racconta che c'era una coppia e lui continuava a toccarle il culo...a non tutti le pareti multicolor fanno lo stesso effetto...discendiamo la lunga scalinata, io mi perdo a far foto panoramiche, mon amourscende velocemente contando i gradini perche' vuol visitare anche l altro tempio e far lavorare quella pippa di yon...alla fine i gradini sono 626...arriviamo al banteay samre', e'ancora aperto, dentro c'e'solo un tedesco in eta'con macchina fotografica e ci dice in perfetto italiano...che belli questi templi!...immagino, per la conoscenza dell'italiano, che sia un appasionato d'arte...saltiamo sul tuc tuc...si torna col buio...fine della giornata cagnone siem reap e angkor (16-18 agosto) L-impatto con Siem Reap E drammatico. Quella che fino a cinque anni fa era una tranquilla cittadina E diventata un circo per i turisti dei tour organizzati con le tasche piene di dollari. I templi di Angkor rimasero chiusi dal 69 al 91 a causa delle guerre che hanno sconquassato il paese... ora si prevede mezzo milione di turisti in piú ogni anno e ovunque sorgono palazzi imbrigliati nelle impalcature di bambú. Un cambogiano mi racconta che fino a pochi anni fa era tutta giungla. In Bar Street, nel cuore di Siam Reap, sembra di essere a Las Vegas: locali pacchiani, addirittura un Moulin Rouge illuminato. La via é transennata e fuori preme per entrare a raccogliere le briciole di tutta quell-abbondanza il solito gruppo di bambini di strada, vedove scheletriche e mutilati dalle mine antiuomo. I prezzi, in dollari, sono alle stelle. Non esistono mezzi pubblici e ci si deve affidare, come fa la popolazione, ai guidatori di moto e di tuk tuk pagando ovviamente, in quanto occidentali, prezzi esagerati. Noi si cammina!!! Ben presto impariamo a stare fuori il piú possibile da questo circo. Una mattina il cagnone é po- dolorante. Ha tirato un po- troppo la corda. Per non sentire fitte lancinanti al mignolo, appoggia male il piede e ora gli fa male l-anca. Gli faccio due carezzine e me ne vado a fare un giro da sola. Al mercato evito l-ala dei souvenir per turisti, tutte cose palesemente importate dalla tahilandia, e mi infilo nell-area dei cambogiani: carne, pesce e stoviglie made in china. Scovo un bamchetto con intrugli apparentemente vegetariani e, seduta sullo sgabellino, mangio un fantastico e proteico pasticcio di fagioli, miele e latte. Buonissimo. Domani ci trascino il cagnone. Al ritorno mi imbatto in un tmepio in cui i monaci bagnano con catini d-acqua i fedeli. Non riesco a farmi spiegare se si tratta di una sorta di battesimo. Torno in camera entusiasta e racconto le mie scoperte al cagnone che apre mezzo occhio e abbaia un po-. Alla sera cena per strada nelle bancarelle per cambogiani e passeggiata a guardarsi intorno per scoprire che tra i cinquantenni vanno di moda le sigarette Alain Delon, che dopo la pubblicitA alle pellicce E finito nel sud est asiatico a incarnare il fascino francese. Si va a letto presto. Al massimo si fanno quattro chiacchiere alla nostra pensoncina da 4 dollari in due con gli altri viaggiatori (tanti francesi) o con il proprietario e famiglia. Passeggiando si nota una quantitA incredibile di ragazzi. Sembra mancare la generazione dei 40enni (falcidiata dal genocidio) ma ci sono eserciti di ragazzi in sella ai motorini. Crescono a riso e MTV e tra qualche decennio cambieranno la Cambogia per sempre. Ovviamente nella campagne il fenomeno E meno evidente anche se su ogni capanna svetta l-onnipresente antenna televisiva e si vede giA qualche jeans con il cavallo alle ginocchia, A Seam Reap mi E chiara una cosa: la Cambogia é in vendita. Si puó trovare di tutto. E a poco prezzo: bambini da adottare o da violentare (E uno dei paesi piú esposti al turismo sessuale pedofilo anche se in ogni pensione ci sono cartelli che ricordano che fare sesso con un minore é reato... Se vuoi giocare alla guerra puoi andare in uno dei tanti poligoni di tiro a far fuori un po_ delle armi e delle munizioni ancora in circolazione nel paese e far saltare in aria una mucca viva con un lanciabombe. Oppure ad ogni angolo si puO trovare una ragazza in uno dei tanti saloni per massaggi che sono solo dei bordelli. Una sera chiacchero con dei ragazzi americani giovani, carini, simpatici e vederne uno la mattina seguente uscire dalla sua stanza con una giovane prostituta cambogiana mi mette tanta tristezza. Andare a letto con una donna che si vende per fame o per mantenere la sua famiglia mi sembra un atto spregevole e soprattutto poco gratificante... Si puO anche noleggiare una "fidanzata" per tutta la vacanze e spesso si vedono improbabili coppie con l- uomo che guarda lo sport in Tv al bar e la ragazza cambogiana seduta al suo fianco paziente. Come ho detto cerchiamo di stare alla larga da tutto questo. Una sera di pioggia invito il cagnone a una lezione introduttiva al buddismo tenuta da monaci che parlano inglese. Per strada il cagnone deve resiste ai richiami delle signorine che offrono "four hands maggage" e "body body massage". La sua espressione é inequivocabile: va bene non farmi masaggiare da 2 giovani cambogiane, ma devo proprio andare dai monaci a digiuno? Stronco sul nascere ogni recriminazione e arriviamo al seminario. giro di presentazioni: c-E qualche entusiasta che si proclama cittadino del pianeta terra ma nel complesso si tratta di una conversazione informale sul buddismo. ci spiegano che non si tratta di una religione ma sono di uno stile di vita mirato a raggiungere la felicitá e trarre il massimo beneficio per la nostra mente. Uno degli scopi E vivere senza essere schiavi dei desideri, e quindi proiettati nel futuro, o dei ricordi ancorati al passato perchE alla fine, dice il monaco, viviamo con un piede nel passato e uno nel futuro ma pisciamo nel presente!! Tutto E transitorio e non merita la nostra attenzione. E necessario essere felici di quello che si ha e accettarlo. Devo dire che, pur nella mia ignoranza in materia, il buddismo mi piace. Mi piace la pace che infondono i templi, il fatto che non sia una religione e che non siano state combattute guerre sante nel suo nome. E non mi dispiace neanche l-idea di svoutarsi di tutto... mi spaventa solo che questo distacco possa trasformarsi in passivitA e chiedo al monaco qual E l-atteggiamento del buddismo nei confronti delleingiustizie sociali: vammo accettate o combattute con mezzi non violenti? la reisposta E un po- criptica. mi pare di capire che E necessario lavorare sull-individuo e che, se tutti vivessero secondo gli insegnamenti del budda, il mondo sarebbe migliore. Ma veniamo al vero motivo per cui ci troviamo a Seam Reap: i templi di Angkor. L-effige dell-Angkor Wat é sulla bandiera cambogiana, sulle lattine di birra: ovunque. Per la Cambogia odierna, sopravvissuta a inenarrabili tragedie ma ancora nella povere, é normale aggrapparsi al glorioso passato dell-impero khmer che, nel suo periodo di massimo splendore, si estendeva dalla Birmania al Vietnam. Il periodo angkoriano copre piú di 600 anni, dall-800 al 1400 circa e le centinaia di templi facevano parte di una cittA che contava un milione di abitanti. Le case della popolazione erano in legno e non sono sopravvissute. Jayarwan II si proclamO dio-re e, strumentalizzando l-induismo, dichiarO che il suo potere assoluto incarnava le qualitá divine di Shiva. I templi piramidali ricordano il mitico monte Meru, dimora delle divinitá indú, e oltre ad essere luoghi di culto, erano rappresentazioni del potere e della gloria del re. Una mattina, inforcata la bici, siamo pronti per l-Angkor Wat, il tempio dei templi. Averlo visto rappresentato tante volte in foto un po- rovina l- effetto sorpresa. Arrivando all-ora di pranzo vediamo tutte le comitive dei viaggi organizzati che si avviano all-uscita e ci godiamo il sito per in relativa solitudine. Dopo l-impatto con la sua maestositá, salendo i diversi livelli di corridoi e cortili interni, si ha modo di apprezzare le piú di 3000 apsara che lo ornano. Si tratta di bassorilievi delle ninfe celesti, una diversa dall- altra per acconciatura, abiti e gioielli. Per ascendere all-ultimo livello ci attende una scalinata ripidissima che percorro paralizzata dal terrore mentre il cagnone zoppo salta di guglia in guglia con leggiadria... Ma la fatica é ben ripagata: il lato sul fondo é contornato dalla giungla, una scimmietta vaga per i corridoi rosicchiando una rana rinsecchita, ogni tanto dei bastoncini di incenso segnalano la presenza di un luogo sacro. Il tempio fu fatto costruire intorno al 1100 in onore di Visnu e come monumento funerario per il re. Si tratta di uno dei templi meglio conservati in quanto non venne mai abbandonato dai monaci. Colpisce il sincretismo religioso dei cambogiani che accostano statue del budda a quelle di visnú che sono tutt- oggi venerate. Scendendo ammiriamo quasi due chilometri di bassorilievi che illustrano scene del mahabarata e del ramayana: la battaglia delle scimmie e l'oceano di latte che viene fatto bollire alla ricerca dell-immotalitá: una sorta di tiro alla fune con un lunghissimo serpente, tirato da una parte dai diavoli e dall-altra dagli dei che agitano il rettile per far ribollire l-acqua. Mentre siamo in solitaria contemplazione scoppia un ennesimo acquazzone e ci fermiamo a bere un caffé in una baracchetta con i bambini piú allegri del mondo, corrono sotto l,-acqua e si inseguono con le cerbottane... sono cosí simpatici che il cagnone decide persino di comprare 3 agghiaccianti magneti da frigo dell-angkor wat. In 5 giorni visitiamo tanti templi: i piú lontani in tuk tuk, gli altri in bici. Sono una visione entusiasmante ma devo dire che dopo qualche giorno di costruzioni imponenti, di simboli fallici che svettano in grande quantitá (i Linga)... quelli che mi sono piaciuti maggiormante sono quelli parzialmente inghiottiti dalla giungla. Durante un acquazzone visitiamo il Preah Khan. é un'esperienza magica: si tratta di un dedalo di gallerie, cortile ornati di raffinati bassorilievi coperti da muschi e liceni, corridoi ingombri degli enormi blocchi di pietra delle volte crollate, mura devastate da alberi secolari che hanno divelto le pietre con le loro radici. Mi entusiama vedere la forza della natura, lenta, inesorabile e devastante, come se alla fine l- elemento femminile abbia prevalso sull-arroganza dell-uomo. Nel grande tempio vago per i corridoi deserti, mi arrampico su cumuli di pietre e ad ogni angolo un-apsara mangiata dal muscio mi sorride complice. Il cagnone dissente rumorosamente. I templi sono tanti e ognuno ci dá emozioni diverse... legate anche all-ora del giorno in cui li visitiamo. L-ultimo giorno, sul piú bello, il cagnone buca. Decidiamo di sbattercene, leghiamo la bici a un albero e continuiamo a piedi. L-ultimo tempio che visitiamo é Ta Nei, un vero e proprio regalo. Si trova a piú di mezzora di cammino nella giungla. Non ci sono cartelli. A un bivio tiriamo a indovinare. Alla sera un guidatore di tuk tuk ci spiega che la polizia non vuole che i turisti visitino il sito, che piú degli altri si inoltra bella giungla, perché potrebbero fotografare il massiccio disboscamento abusivo portato avanti dai tutori dell-ordine stessi che, bisogna dire, percepiscono stipendi da fame sui 20 dollari al mese e devono ärrotondare"con il bracconaggio e le bustarelle. Tornando a Ta Nei, con una buona dose di fortuna, arriviamo al tempio e veniamo ripagati da una vista spettacolare. Il sito é deserto. Spesso gli altri templi erano affollati e il cagnone aveva persino teorizzato che avere un giapponese in ogni foto poteva essere utile per fare le proporzioni delle dimensioni delle costruzioni... A Ta Nei invece non c-é anima viva. Il tempio é seminascosto dalla vegetazione e anche noi giriamo muti per non disturbare il lavoro della natura. Dopo la passeggiata di ritorno ci ricordiamo che dobbiamo ancora occuparci della bici. Cerco di pedalare con la gomma sgonfia ma la fatica mi stronca e manca una ventina di km. Dopo mille peripezie e una gestualitá degna di totó, troviamo qualcuno in possesso di una rarissima pompa ma la camera d-aria regge per poco. é bucata. un tuk tuk ci chiede una cifra esagerata per trasportarla ma passa provvidenziale un gippone che carica gratis bici sgonfia e mon amour. il cagnone tornerá in bici. Il propietario é un cambogiano molto gentile, entuisiasta di poter fare un po- di conversazione in inglese. Si tratta di un infermiere che lavora in un avamposto medico che serve i villaggi sparsi nella giungla. Mi viene il panico quando mi dice che mai come quest-anno le epidemie di dengue e di malaria sono state intense. E io, senza aver fatto la profilassi antimalarica, ho passeggiato tutto il giorno nella giungla senza neanche mettere l-Autän! Mi riprometto di essere piú attenta. Alla sera degna conclusione dei giorni a Siem Reap: festa di compleanno per i due anni della figlia del proprietario. Buffet gratis, chiacchiere con personaggi strani tra cui un inglese 30enne semialcolizzato al terzo matrimonio cambogiano, con tanto di moglie geisha che sembra avere come unico compito versargli da bere e massaggiarlo. Ci addormentiamo un po- sbonzi e con gli occhi pieni di angkor. Domani alle 6 si fa rotta per Phmom Pehm. mon amour
15/8/07 contributo del cagnone sul bayon il bayon e' un tempio all'interno di un complesso enorme (ankgor thom) che ne racchiude altri, nonche' un'ampia zona che veniva usata dall'impero khmer per le parate militari, cito la terrazza dell'elefante (350 m di lunghezza) e la terrazza del re lebbroso. la costruzione del complesso fu voluta da jalavaman VII e il bayon e' la punta di diamante della sua megalomania, il tempio e' a pianta quadrata con l'entrata principale rivolta ad est (come quasi tutti i templi), e' composto da 54 guglie (quante erano le province dell'impero khmer nella sua massima espansione), ognuna con 4 faccioni (tot. 216) con un sorriso gelido raffigurante una divinita'(non mi ricordo quale, ma mon amour suggerisce il buddah della compassione) che pero' ha in realta' le sembianze dell'imperatore megalomane. Quindi, ogni provincia dell'impero controllata da ogni angolazione dallo sguardo del suo dio- imperatore, sorridente e magnanimo......sara' stato per via del sorriso di gomma o per l'incombenza da grande fratello, ma in un attimo mi e' comparsa la faccia del berluska sui megamanifesti in campagna elettorale....sicuramente jalavaman VII si e' girato nella tomba
18 agosto
Arriviamo a Phnom Penh, la capitale, nel tardo pomeriggio. Mi rimagono negli occhi immagini contrastanti. All'arrivo veniamo assaliti dal solito manipolo di guidatori di tuk tuk agguerriti che ti urlano il nome della loro guest house impedendoti di ragionare mentre tu cerchi di non capottare sotto il peso dello zaino. Ci sediamo su una panchina e, dopo una rapida occhiata alla guida, decidiamo di stare nellúnica pensione con camere da 4 dollari nella zona del fiume, strategica per visitare le maggiori attrazioni. La guest house e'molto carina, frequentata e soprattutto fornita di gatti desiderosi di coccole. Domani si liberera'una camera piu'decente a 6 dollari. Per questa stanza ci accontentiamo di un bugigattolo ricavato nella lavanderia. Anche se provati dal viaggio usciamo a fare una passeggiata. Il cagnone vuole trovare il punto in cui confluiscono i 3 fiumi che circondano la citta'. Percorriamo uno stradone e da lontano vediamo il fiume, uniforme, calmo e liscio come lólio. Il cagnone soddisfatto scatta una foto e con il suo nuovo zoom si accorge che in realta' trattasi di palizzata in lamiera lunga un chilometro: stanno rifacendo la banchina del fiume e non si vede niente! Intanto sugli ampi marciapiedi stanno stendendo delle stuoie colorate. Ogni buco viene riempito e lásfalto ora e'fiorito di centro colori. I cambogiani al tramonto amano sedere per terra a mangiare spiedini di carne o di pesce e chiacchierare allegramente: una sorta di aperitivo con vista lamiera. Finalmente arriviamo al lungofiume che e'gia'stato ricostruito e passeggiamo tra i cambogiani che si godono la brezza serale. Arriviamo a un tempietto sincretico con diverse divinita': buddiste, induiste e anche cinesi (ce'una statua di un tizio con baffetti spioventi che ricorda Confucio). Il tempio e' molto frequentato: i fedeli comprano degli uccellini che stanno stipati a decine in una gabbia e li liberano esprimendo un desiderio. Piu'tardi vedremo dei bambini, armati di lunghe pertiche che si arrampicano sull'albero piu' vicino dove si rifugiano gli uccellini, abituati alla cattivita'e con le ali indebolite. Il tempio e' visitato anche dai turisti e quindi anche preso dássalto da mutilati, donne anziane e bambini di strada che tendono la mano, si inginocchiano congiungendo le mani in direzione dei turisti o semplicemente ti guardano negli occhi sorridendo. E'uno spettacolo al quale e'difficile abituarsi. C'e'anche un occidentale di mezzéta'con una ragazzina cambogiana che sorride con gli occhi tristi. Mi perdo in mille congetture quasi fosse un orco. Di solito basta allontanarsi dalle zone turistiche per riconciliarsi con il mondo... e infatti tagliando allínterno si apre un panorama totalmente diverso. A parte le grandi arterie che sono molto trafficate, piene di motorini, tuk tuk e qualche auto di grossa cilindrata... le strade secondarie sono costeggiate da edifici di 2 o al massimo 3 piani dove gli uomini cercano refrigerio in canottiera e guardano ins trada dal balcone. le strade sono piene di bambini che giocano urlanti nel fango e, come in gran parte della cambogia, si sprecano cumuli di rifiuti in ogni dove. Látmosfera e'piacevole e vorrei tanto sedermi un baretto scalgagnato ma al cagnone il tutto ha fatto un effetto totalmente diverso: il caldo e il rumore l'hanno innervosito... dopo un'animata discussione torniamo alla base dove effettivamente, dopo essermi brevemente dedicata al mondo felino del regno di cambogia, perdo ben presto i sensi.
19 agosto
La giornata inizia presto. Le maggiori attrazioni sono tutte raggiungibili a piedi anche se tutti, anche i giovani turisti ventenni, si fanno scarrozzare in moto e tuk tuk. Visitiamo il Palazzo Reale e la pagoda d'argento che non ci colpiscono in maniera particolare: la sala del trono in stucco, il pavimento della pagoda lastricato di piastrelle in argento massiccio ma quasi totalmente coperto da una moquette grigio topo fissata malamente con del nastro adesivo. Ci sono anche dei Buddah preziosi ricoperti d'oro e un interessante budda in cristallo verde, detto 'di smeraldo'. Ma gia'un certo languorino ci spinge verso il Mercato Centrale, un originale edificio coloniale color zafferano sormontato da una grande cupola. Riusciamo a trovare del cibo vegetariano mai assaggiato: degli gnocchi di amido di riso giganti con verdure, fritti e immersi in un brodino delizioso. Mangiamo spendendo pochissimop. In Cambogia anche le guest house piu'pulciose offrono cibo e bevande a prezzi in dollari completamente scollati dal costo della vita. Un caffe'costa un dollaro quando lo stipendio medio di un cambogiano che lavora nel settore pubblico e'di 20 dollari al mese. Al mercato vediamo anche una bancarella che vende oggetti sacri: stuie per pregare, ciotole argentate per le offerte e una serie di oggetti in carta che vengono bruciati in un rito propiziatorio, nella speranza di possederli presto: ci sono mazzette di dollari falsi e persino modellini di jipponi con scritto Landcruiser sulla fiancata. Dieci anni fa in Vietnam ricordo di aver visto televisori di carta in miniatura ma i tempi sono cambiati e ora televisori e cellulari sono diffusissimi. Continuiamo la nostra marcia sotto al sole alla volta del Museo nazionale che ci consente di completare idealmente la visita ai templi di Angkor in quanto permette di ammirare numerose sculture che sono state rimosse dai templi: reperti del periodo induista e un'íncredibile collezione di buddah nelle diverse posizioni e realizzati con materiali dioversi. Instancabili facciamo rotta verso il lago per godere del tramonto in uno dei localini che vi si affacciano. Durante il tragitto a piedi siamo continuamente infastiditi dai guidatori di moto e di tuk tuk che ci offrono costosissimi passaggi. Il cagnone, dopo il primo teh okon (no, grazie) gentile, abbaia, quindi tocca a me tenere le pubbliche relazioni con i tuk tuk. Finito l'acquazzone giriamo la zona affacciata su un lago putrido e inquinato con localini e pensioni a poco prezzo molto amata dai backpackers. Mi viene un po' di tristezza. Ad ogni passo ci offrono di tutto, i bar invece di essere luoghi di incontro di viaggiatori che si scambiano esperienze sono pieni di giovani barang con la cambogiana al seguito. Ovunque incombono televisori accesi e tutti fissano la tele in silenzio. Magari due turisti chiacchierano tra di loro e le relative fidanzate cambogiane stanno li' sedute in attesa. Ho bisogno di camminare per scrollarmi di dosso la tristezza. Riprendiamo la marcia e visitiamo la collinetta che da' il nome alla citta' (collina di pehn.. una ragazza che fondo' la citta'...). Forse avrete notato nelle ultime pagine della nostra narrazione qualche vaghezza toponomastica e qualche imprecisione nelle informazioni. Ebbene si'... Mon amour ha perso la Lonely Planet. Cagnone ha simulato comprensione, ha assunto un'espressione "Non preoccuparti. Puo' capitare a tutti" ma adesso e' uno stillicidio di "Scusa. Mi passi la guida che devo controllare una cosa. Ops! Scusa. E' vero che non l'abbiamo piu'". Tornando alla narrazione l'acquazzone ha mandato in tilt il sistema di deflusso delle acque della citta'. Ci troviamo ad attraversare una rotonda con l'acqua alle ginocchia mentre tutti, me compresa, ridono guardando il cagnone che sacramenta. Arriviamo in albergo, ci nutriamo frugalmente e crolliamo stecchiti.
20/8/07
siamo a phnom penh, sveglia, colazione e partenza per tuol sleng, ex scuola diventata sotto i khmer rossi nei 3 anni di regime luogo di detenzione e torura, ora museo alla memoria. Piu' di 10000 persone passarono da questo luogo prima di essere portate nei campi di sterminio (killing fields), gli ultimi 14 vennero torturati a morte nella scuola poco prima dell'arrivo dei vietnamiti, nel cortile ci sono le tombe e nelle stanze le foto formato poster del ritrovamento dei corpi straziati. Solo 7 sopravvissero in quanto utili alla causa, uno di questi e' un pittore, il quale dopo il regime, si e' preoccupato di far conoscere attraverso la sua arte le efferatezze dei khmer, cosi' si possono "ammirare" dipinti tratti direttamente dai fumetti di dylan dog. Nella loro sistematica follia, come i nazisti, i khmer rossi, si preoccuparono di censire e fotografare ogni nemico del regime prima di torturarlo ed eliminarlo, le foto dei "pericolosi sovversivi" sono esposte, rimango basito quando vedo le foto di alcuni bambini che possono avere 2 o 3 anni e le foto di adulti che sorridono....mi vien in mente la frase di non so che film...se la signora con la falce ti sorride, non posso fare a meno di ricambiare...vabbe', lasciamo perdere...io probabilmente frignavo come un bambino.. all'interno di alcune aule della scuola i khmer ricavarono cellette di metri 2 X 0,8, utilizzando mattoni o assi, nei ballatoi dei piani piu' alti era stato messo del filo spinato per evitare che i prigionieri si suicidassero...durante la visita si puo' decidere di vedere un film documentario in inglese, dal titolo Bophana (nome di una ragazza che finisce i suoi giorni nella scuola), l'audio pero' e' pessimo e, a parte le parte in francese e cambogiano che sono sottotitolate non si capisce granche'. Usciamo e decidiamo che possiamo fare a meno di prendere un tuc tuc per andare a visitare i killing fields, decidiamo di andare al mercato russo, cosi' chiamato, non perche' l'han fatto i russi, ma perche' era molto frequentato da loro. Riusciamo ad intenderci con l'esercente e mangiamo delle speci di tortillas fatte anche con l'uovo ripiene di verdure in un brodino...tutto molto buono, ma non avendo chiesto il prezzo prima, il conto rispetto alle cifre di mercato si dimostra salato...mon amour e' in vena di acquisti, ma la mia insofferenza verso i luoghi stretti, affollati e puzzolenti le inibisce la voglia di fare shopping, cosi' usciamo dove c'e' piu' aria e passiamo circa mezz'ora per scegliere e acquistare un budda di legno, la serenita' del budda probabilmente e' contagiosa, perche' non ho neanche un'attimo di sclero. Decidiamo di tornare a piedi, il tragitto e' lungo e malgrado le fiacche che mi son venute sopra i talloni e mon amour che manifesta segni di stanchezza, rifiutiamo per circa 10 volte l'offerta di prendere un tuc tuc, in compenso ci fermiamo a riposare seduti su una panca in cemento a ridosso di un collettore fognario, naturalmente scoperto, nutrendoci con un mega-giga-pompelmo che avevamo nello zainetto....mon amour mi fa notare che malgrado l'olezzo la gente era carina e sorrideva...sicuramente pensando SONO PAZZI QUESTI BARANG!! (stranieri)..il monsone ci risparmia, arriviamo alla guest- house, ci si riposa, si scrive il diario, domani partenza per kampot
lunedi' 21 agosto. La mattina la passiamo a scrivere a voi e poi all'una partiamo alla volta di Kampot, una cittadina fluviale a 20 chilometri dal mare che sara' la nostra prossima tappa. Dopo il caos di PP veder scorrere la bella pianura di risaie orlate da palme e' un vero balsamo per gli occhi. Il paesaggio cambia e sullo sfondo appaiono dolci rilievi montuosi ricoperti di giungla impenetrabile, poi all'improvviso ecco l'oceano. Non sapevamo che l'autobus passasse anche per Kep e decidiamo di scendere all'istante. Troviamo una pensione sul mare in un edificio che mi ricorda tanto la colonia delle suore della mia infanzia. Ci accordiamo per raggiungere l'indomani con la barca Koh Tonsay, l'isola del coniglio che dovrebbe offrire spiagge deserte e amache al sole. Alla sera ceniamo in una bettola con vista sul canale di scolo e il cagnone si arrabbia perche' sostiene che il suo pesce e' cattivo... martedi' 22 agosto L'indomani ci svegliamo nel bel mezzo del monsone. Piove con rabbia e ovviamente la gita sfuma. Il cielo si rasserena ma il mare continua a infuriare: siamo bloccati. Kep e' un luogo malinconico e decadente e forse la sensazione e' amplificata dal cielo a tratti coperto. Agli inizi del 900 Kep era la localita' marittima piu' amata dai colonialisti francesi che la ribattezzarono Kep su Mer. Negli anni Sessanta era in voga presso i potenti cambogiani e ora ne rimangono solo le vestigia. Le ville coloniali francesi sono state abbandonate e devastate dai khmer rossi. Oggi ne rimangono solo gli scheletri, occupati dalla gente del luogo che le abita come fossero ricoveri di fortuna, privi persino di luce elettrica. Le spiegge, un tempo lunghe distese di fine sabbia bianca trasportata dalla vicina Sihanouk Ville, ora sono sassose e spesso costeggiate da cumuli di rifiuti. E' rimasta una bella promenade che comincia a mostrare i segni del tempo con una fila di lampioni bui. Il cane della pensione, una bestiola nera apparentemente dotata di mammelle e attributi maschili, ci accompagna per i 2 km di passeggiata sul mare che separa l'albergo dalla spiaggia principale. Ma a Kep girano un sacco di cani e il nostro si accorge troppo tardi di aver sconfinato. Si ferma e, in una sorta di canino mezzogiorno di fuoco, si guarda con un lupaccio che digrigna i denti. Cane nero e' combattuto tra il desiderio di seguirci , accecato da quella fedelta' e generosita' che solo i cani hanno, e la paura di finire male. Ma poi ha un colpo di genio e decide di tagliare dal basso e corre sul muretto che costeggia le rocce su cui si frangono le onde. L'avversario non si fa fregare e, chiamato a raccolta un manipolo di cani assassini, si lancia all'inseguimento. A questo punto il cagnone, quello umano al quale sono fidanzata, vorrebbe intervenire ma io lo trattengo. Aspettiamo un po' ma del cane non c'e' piu' traccia. Proseguiamo tristi e con la coscienza sporca. Arrivati alla spiaggia, dominata da un'orrida sirenetta, ci attende un nuovo spettacolo straziante: un cane con le zampe posteriori paralizzate giace in spiaggia e la marea montante lo lambisce. Una signora khmer con tanto di turbante lo tira per una zampa come se fosse un sacco di rifiuti e lo molla all'asciutto abbandonandolo al suo destino.. Kep e' davvero un posto triste. Si notano anche dei tentativi della locale amministrazione di farla tornare agli antichi splendori che pero' fanno stringere il cuore per la loro ingenuita'. Oltre alla gia' citata sirenetta fanno bella mostra di se' 3 statue gigantesche dipinte a colori sgargianti: un granchio sorridente a chele spiegate, numero due polli d'oro, di cui uno in costruzione e un fenomenale cavallo bianco in posizione Furia che sembra di plastica. Sulla spiaggia ci sono delle piattaforme di legno amache che vengono prese d'assalto nel fine settimana dai cambogiani che hanno una vera e propria passione per i pic nic. Torniamo alla pensione e aspettiamo il pullman per kampot, la nostra meta originaria. Vado in bagno e nella baracca vicina trovo un cane che sta morendo. Ha un tumore grossissimo e sembra in agonia. Gli porto dell'acqua ma non ha piu' neanche la forza di bere. Mi siedo e guardo il mare triste ma, come nella migliore tradizione dei film strappalacrime americani, proprio mentre la prima lacrima sta per toccare il suolo, mi arriva la lappata sulla guancia di cane nero che e' riuscito a scampare all'imboscata e alla nuotata imprevista. Alla fine mi spiace anche lasciare Kep. Mi affeziono sempre ai posti, alle persone, agli animali e vorrei fermarmi sempre di piu' mentre il cagnone, affetto dalla sindrome di Gengis Khan, vorrebbe sempre vedere posti nuovi. Prendiamo l'autobus delle 17 per Kampot. Il percorso e' piacevole. Il tipico paesaggio cambogiano: una casa in legno su palafitte ombreggiata da qualche palma e circondata dalle risaie che nella stagione delle piogge sono di un verde chiaro intenso e bellissimo. Sotto la casa scene di vita rurale: maiali che fanno la siesta, polli che razzolano, bambini che giocano nudi e donne che si spidocchiano a vicenda chiacchierando, cani che sonnecchiano. Il panorama non e' idilliaco se non fosse che, piegati nelle risaie con l'acqua alle ginocchia ci sono anche tanti bambini intenti a raccogliere le piantine che andranno trapiantate. Arriviamo a Kampot all'imbrunire e non vediamo molto. Torniamo alla pensione dalla cena e, mentre percorriamo una strada buia, veniamo circondati da un gruppo di cani ringhianti. Io mi spavento a morte, mentre il cagnone latra piu' forte di loro e, anche grazie all'interfvento di un cambogiano di passaggio, le bestiacce battono in ritirata. Per oggi ne abbiamo abbastanza di avventure con il mondo canino! mon amour 23/8/07 (contributo cagnone) il mio mon amour mi porta al mercato a far colazione, fagioli in pappetta di amido di riso con latte condensato, ma questo e' solo il contenuto di una delle 10 zuppiere presenti sul banco, c'e' la versione a base di piselli o di cereali, ma c'e' anche una pila di fette di gelatina verde...sembra il cibo dei fumetti....si parte per Bokor, un parco naturale sirtuato su diverse alture a ridosso della costa. Il posto e' molto panoramico ed i colonialisti francesi, consapevoli della bellezza del luogo, fecero costruire ai cambogiani una strada che partendo dalla costa sale snodandosi nella giungla fino ad arrivare ad un'altitudine di circa 1000 metri. Qui, sempre per il loro sollazzo, fecero costruire un casino', una stazione climatica ed anche una chiesa....naturalmente per realizzare tutto questo morirono molti cambogiani....si era agli inizi del 900 e molte cose sono successe da allora...negli anni 40 i francesi dovettero mollare le loro colonie, in seguito i ricchi cambogiani fecero risorgere le strutture di bokor, ma poi arrivarono i khmer rossi e infine nel 79 i vietnamiti impiegarono un paio di mesi per conquistare le alture che erano una roccaforte khmer...gli ultimi si asseragliarono nella chiesa... siamo seduti dietro un pick up in compagnia di 2 signore francesi ultracinquantenni che ci risultano subito simpatiche e una coppia di 24 25 anni che parlano solo fradi loro una lingua indefinibile...prima di salire sul pick up li avevo visti che si scolavano una bottiglia da un litro e mezzo di coca cola, sul mezzo si accaniscono su 2 baguette farcite di pomodoro e tonno, lo so perche' il vento gli fa volare dei pezzi di cibo dalla bocca che mi colpiscono, come se non bastasse si sono portati 2 bottiglie da un litro e mezzo di fanta che continuano a rotolarmi sui piedi....li vorrei butare giu' dal pick up....mon amour mi invita a trattenermi, sfogo il mio livore definendoli come una coppia di OGM,la fanciulla difatti ha gli occhi cosi' chiari da essere gialli...arriviamo al check point del parco, comincia la strada che sale nella giungla, capisco all'istante che non gode di manutenzione da almeno 50 anni, gli scossoni c'impegnano fisicamente, la vegetazione e' lussureggiante e si notano alberi monumentali, spesso siamo costretti ad abbassarci per non prendere rami in faccia, dopo circa un'ora e mezza arriviamo in una radura, lguida ci accompagna a visitare un paio di scheletri di edifici, mi sembra che uno di questi fosse una villa del re...in ogni caso non vengo rapito dal reperto archeologico che mi ricorda una villetta brianzola abbandonata, ne dalla spiegazione che fatico a comprendere, per cui mi dedico alla fotografia e quando le nubi lasciano intravedere qualcosa, il panorama della costa e' molto suggestivo...altri 10 minuti di pick up e arriviamo alla parte costruita dai francesi, sempre scheletri di edifici, ma almeno la zona essendo piu' umida, gli interni e gli esterni degli scheletri sono ricoperti dal muschio, che in alcuni casi e' verde, in altri e' secco e risulta rosso, l'effetto e' sicuramente suggestivo...un discorso a parte merita il vecchio casino', che oltre ad avere il muschio era anche un bell'edificio di 3 - 4 piani in stile liberty, dove dall'ultimo qualche francese si e' buttato dopo aver perso tutto.... cosi io e il mon amour facciamo gli stupidotti, dicendo in un francese misto brianzolo...je perdu' tus cos...me buti gio'!!...comunque per risolvere il problema ne costruirono un altro piu' brutto tutto a pian terreno. Ritornando ai muschi, mon amour mi chiede la macchina fotografica e comincia a far foto artistiche, perdendosi fra i meandri dell'edificio liberty, invaso dalla nebbia, rapita da un'atmosfera alla shining ed e' l'ultima ad uscire tutta entusiasta per le sue foto... capisco fino ad un certo punto...suggestiva ed interessante anche la chiesa,totalmente ricoperta da muschio rosso con un'enorme croce in bassorilievo su una parete esterna, fu l'ultimo baluardo khmer contro i vietnamiti, passeggiando all'interno m'immagino le scene della battaglia e anche in questa occasione aumenta la mia stima per i viet. Vale la pena ricordare che polpot e i suoi sgherri, presi da delirio di onnipotenza, commisero l'errore di voler riapprpriarsi della zona del delta del mekong che era cambogiana sotto gli antichi khmer. Gli ando' male, in 2 settimane i viet arrivarono a phnom penh, ponendo fine all'orrore che era in atto. Ci nutriamo con un lauto pasto a base di riso, verdure e uova e ci spostiamo alle cascate, si fa un tratto a piedi, attraversiamo un prato e abbiamo l'occasione di osservare delle piante insettivore a forma di pipa, superiamo la radura, entriamo in un bosco, comincia a sentirsi il rumore dell'acqua, varchiamo un ponticello su un torrente, l'acqua e' limpida e rossa, immagino sia ricca di ferro, comunque ad un certo punto ci tocca guadare, se si vuole scendere per un sentierino e farsi la doccia sotto la cascata, il letto del torrente e' molto scivoloso e circa 10 metri piu' sotto c'e' il vuoto. mi metto a ridere e con il mio inglese maccheronico dico a tutti di non preoccuparsi, che in cambogia e' normale, che solo un turista su 10 ci lascia le penne. Io e il mon amour non ci facciamo certo spaventare, e' troppa la voglia che abbiamo di sbatterci sotto la cascata, i piu' pavidi o i piu' saggi si accontentano di fermarsi e guardare il panorama....fra questi vale la pena di ricordare una coppia di coetanei italiani (38 anni), ma molto vecchi dentro...lui aveva anche il foulard sul collo sotto la camicia a maniche lunghe bianca.... IN RISAIA TUTTA LA VITA!!...la cascata e' una figata (scusate il gergo giovanilistico patetico...cosi' definito dal mon amour) anche se bisogna sempre stare attenti perche' appena piu' sotto ce n'e' un'altra e il fondo e' scivoloso...comunque ci sbattiamo sotto godendo del refrigerio e del massaggio. Dopo un'oretta si torna, stavolta col pick up e' tutta discesa e presto ci rendiamo conto che le frustate dei rami e gli scossoni dell'andata erano uno scherzo, comunque riesco lo stesso a strappare un fiore da un ramo e donarlo al mon amour, suscitando una divertita ammirazione nelle 2 francesi che esclamano...OLALA'. Provo ad interagire con la coppia OGM e scopro che sono polacchi, gli chiedo come si dice in polacco attenzione, mi dicono una parola tipo OVADA, all'arrivo dei rami gliela urlo un paio di volte, ma la fnciulla comunque ne piglia uno in faccia, che l'abbatte moralmente e la fa sedere piagnucolosa sul fondo del pick up...ho un attimo di godimento... Finiscono le montagne russe, ormai siamo al tramonto, manca ancora la gita in barca sul fiume...mon amour pretende che sia romantica...appena partiamo mi metto a far foto, poi arriva il buio, nella barca saremo una ventina disposti 10 per lato...in prua la guida offre sigarette ALAIN DELON (ci sono solo in cambogia) a 2 turiste anglosassoni che tracannano birra, dietro di noi una coppia di coreani che ronfa...pero il mon amour vuole il romanticismo...e' dura, ve lo assicuro. Ormai e' buio pesto, arriviamo a Kampot, si cena alla guest house, domani si torna a kep per riprovare ad andare su rabbit island.
24 agosto Ci svegliamo a Kampot e il tempo e'splendido... non riusciamo a resistere alla tentazione di tornare a Kep e da lí fare rotta per Koh Tonsay, l'isola del coniglio che due giorni fa non avevamo potuto raggiungere a causa delle acque agitate. Questa volta il viaggio lo facciamo in moto. A un posto di blocco i due conducenti delle nostre moto vengono fermati . Dopo un breve scambio di battute con la polizia ripartiamo: ci spiegheranno che alla richiesta di vedere la patente si siano accontentati di sapere che ce l'aveva un conducente su due. Arriviamo al porticciolo, il cielo e' azzurro, il mare una tavola da biliardo e questo ci aiuta ad affrontare la traversata di mezzora su barchetta in legno senza giubbotto di salvataggio. Koh Tonsay mi piace subito. Si tratta di un pezzetto di dolci rilievi ricoperti di giungla, delimitata da lunghe spiagge di sabbia fine e orlate di palme con una ventina di abitanti e 4 turisti, noi compresi. Le case dei pescatori si affacciano sul mare, il nostro bungalow e'leggermente all'interno, immerso in una sorta di fattoria senza recinti, disseminata da cartacce nel piu'puro stile cambogiano. I rifiuti e le bottiglie di plastica mi danno fastidio e mi viene quasi voglia di prendere un sacco e pulire tutto il prato. Ai cambogiani, che evidentemente hanno passato di peggio, i rifiuti non sembrano dare alcun fastidio. Piu'di una volta vedremo intere famiglie intente a consumare un picnic in quella che sembra una discarica con vista panoramica'. Cé'da dire che non abbiamo mai visto un servizio di raccolta rifiuti che solitamente vengono bruciati alla sera. A parte le cartacce, dalla sedia davanti al nostro bungalow, una palafitta con letto e zanzariera (le isole sono a rischio malarico) davanti ai nostri occhi scorrono scene di vita rurale con sfondo mare: gli animali girano liberi e se cé'qualche arbusto che si vuole preservare e'l'albero e non l'animale ad essere recintato. Passano scrofe e maialini che si rincorrono e scondinzolano, galline arboricole che svolazzano sui rami piu' bassi delle piante e sono cosi'impudenti da arrivare fino in spiaggia, montano sul tavolo a becchettare gli avanzi della colazione e non posso non pensare all'aberrazione degli allevamenti intensivi. Una vacca ha appena partorito un vitellino dietro al nostro bungalow e il piccolo muove i primi passi davanti a noi con il cordone ombelicale che penzola ancora e la mamma e' sporca di placenta. Il cucciolo le tira delle testate vigorose per bere il latte. Io, mon amour di citta', sono eccitatissima, indico cento cose contemporaneamente al cagnone che si volta lentamente a guardare borbottando. E poi ci sono un sacco di cani bellissimi e pulciosissimi con cui faccio subito amicizia. Partiamo all'avventura per fare il periplo dell'isola, scoprendo una caletta in cui fare il bagtno. Il cagnone, in un raro slancio di romanticismo, vuole fare laguna blu ma io, che gia'faccio il bagno in bermuda e pezzo sopra del costume per adattarmi alle usanze locali (tutti fanno il bagno vestiti), respingo le sue avance per non offendere la pudicizia del popolo cambogiano, sicuramente non avvezzo alle effusioni in pubblico. Seguono parole irripetibili del cagnone, indirizzate al suddetto popolo khmer. Ben presto il sentiero si interrompe, si apre davanti a noi una baia con casette di pescatori corredata da branco di cani che ringhiano e mostrano i denti. Giriamo sui tacchi e torniamo alla base per un pomeriggio di nuotate e relax su delle piccole piattaforme di legno in riva al mare. Al tramonto vado a fare una passeggiata sulla spiaggia infuocata mentre i9l cagnone si diletta a immortalare tutte le fasi del sole calante. La vita della gente qui e'molto semplice. Alla sera c''e'corrente elettrica solo dalle 18 alle 21 e tutti si riversano in una baracca dotata di televisione a guardare novelas che pero'vengono impietosamente troncate sul piu' bello. Dopo una cena semplice e ovviamewnte per il cagnone a base di pesce (per me noodles impestati di coriandoli che detesto) il "ristorante" si trasforma in camera da letto collettiva . Tra l'altro il prezzo del cibo e'alto e sono certa che i soldi non vanno a queste persone. Girando l'isola le due bancarelle di cibo che abbiamo trovato avevano tutte lo stesso menu plastificato in inglese. Immagino che ci sia una sorta di nmonopolio dell'isola, probabilmente della societa'che gestisce il servizio di barche per i turisti. Cé'sicuramente qualcuno che viene a raccogliere i soldi lascaindo loro una cifra ridicola. Una delle cameriere ragazzine ha una brutta ferita al ginocchio non curata. Se davvero incassassero i soldi del ristorante avrebbero un tenore di vita superiore. All'improvviso si leva un vento molto forte, la costa di Kep e'sconquassata dall'acquazzone. Koh Tonsay viene risparmiata anche se il mare resta agitato. Stiamo a chiacchierare in spiaggia fino a tardi, quando il generatore gracchiante finalmente tace. La luna e'molto luminosa, si vede qualche stella ma il cielo a tratti e' coperto. Tutti (uomini e animali) dormono. Dorme la sua prima notte il vitellino, dorme Cane con pulci e forse anche le sue ospiti. E si sente solo il frangersi delle onde e il frinire delle cicale, mentre sulla grande isola vietnamita che si scorge in lontananza si vedono dei fuochi d'artificio. 25/8/07 secondo giorno su rabbit island (ko tonsay) - contributo cagnone ci svegliamo nel nostro bungolow essenziale, superiamo il tratto di fattoria di campagna e arriviamo in spiaggia, in realta' l'unica differenza e' data dalla presenza della sabbia e dall'assenza di mucche e di maiali, comunque anche oggi il nostro tavolo per la colazione e' circondato da cani e galline che ricevono costantemente le attenzioni di mon amour, la quale non perde occasione di farmeli notare....guarda, cane giallo abbaia a cane nero...guarda, cane con le pulci si gratta le pulci....guarda, gallina nera becca riso...tutto un pullulare di vita con radiocronaca. Rimaniamo stravaccati a leggere, a scrivere e ad osservare le creature razzolanti, consumiamo il pranzo nello stesso posto e ci mettiamo su lettino in bambu' posto a lato...durante il pranzo mon amour si era preoccupata di pulire la lisca del mio pesce e nutrire cane con pulci, ora che ci siamo allontanati cane con pulci e' sul tavolo e la sta inghiottendo avidamente (un vero fachiro!), dopo di lui arriva la gallina che termina il riso...il tavolo e' sparecchiato.. vado dalla sciura a pagare il conto, sua figlia mi dice che se vogliamo tornare a kep (sul continente), dobbiamo pagare 10 dollari. Che palle! cerchiamo di spiegare che abbiamo gia' pagato, purtroppo non abbiamo nessun biglietto, mon amour cammina lungo la spiaggia e contratta altri turisti, alla fine riusciamo a "scroccare" il passaggio sul continente ad una coppia di danesi, con loro dividiamo anche il tuc tuc che da kep ci porta a kampot, il tragitto e' la terza volta che lo facciamo, il paesaggio e' sempre lo stesso, ci sono anche monumenti strani, mon amour mi fa notare un rinoceronte con gli occhi iniettati di sangue, bestia alla quale spesso mi paragona al mattino appena svegliati. Arriviamo alla nostra guest house, ci si prepara, si esce, tocca passare dal mercato prima che chiuda, entriamo, mon amour mi chiede se voglio aspettare fuori, non me lo lascio ripetere, le mollo i soldi, esco all'aria aperta e aspetto, fumo e faccio segno ad un paio di guidatori di tuc tuc che non ho bisogno...li reggo sempre meno...capisco la loro situazione, in un paese dove un medico guadagna 20 dollari al mese ed e' costretto a lavorare presso cliniche private, portare un turista ad un dollaro equivale a fare bingo..in ogni caso, consapevole di questo, mi fanno incazzare lo stesso, mi sembra uno spreco di energie e risorse umane stare fermi tutto il giorno in un angolo dicendo...hello mister..tuc tuc...in piu' spesso non si puo' fare a meno di loro, e' come se la rete dei trasporti non si sviluppi per la loro "lobby"...e allora per quel che e' possibile camminiamo... ricompare mon amour entusiasta con sciarpette e dolcetti molto buoni, cmminiamo verso il bamboo light, ristorante indiano dove abbiamo visto la nostra guida per l'ultima volta, percorriamo il lungo fiume, scopro con l'ultima luce della sera quanto fossero luride le acque della gita romantica di 2 giorni prima..comunque l'atmosfera e' bella, e' pieno di giovani che fanno lo struscio in motorino o in bici, il tramonto e' da dipinto, si notano molte case del colonialismo francese, a differenza di Battambag non sono usate per esercizi commerciali e quindi non ci sono appiccicate le pubblicita' dei telefonini o boiate del genere, ma sono abitate dalla gente o abbandonate...ormai e' buio, mon amour comincia ad avere paura dei cani (col calare delle tenebre viene fuori ancora a loro quel poco d'istinto del lupo che gli e' rimasto) e abbiamo fame, per cui senza guida giriamo a casaccio per le vie interne fidandoci solo del mio senso d'orientamento (mon amour si perde nell'ascensore). Arriviamo nella Kampot dei cambogiani piena di baracchini che fanno da mangiare, prendo l'iniziativa e ci fermiamo al primo dove una signora cuoce noodle e germogli di soia, le facciamo aggiungere anche dell'uovo e ci avventiamo sul cibo...io chiedo anche il bis, nel frattempo prendo un frullato da un altro baracchino a sinistra, e terminato il pasto ci spostiamo di sedia in un altro a destra, specializzato in dessert dove consumiamo delle zuppe di legumi fredde molto dolci...durante il pasto una mendicante pazza ci fa l'elemosina, dopo che le diamo l'equivalente di 25 cents di dollaro, vuole a tutti i costi stringerci la mano, non possiamo fare a meno di accettarla, la mano, oltre a non essere pulita, ha delle strane escrescenze...ad entrambi ci viene in mente un edificio che abbiamo notato a phnom penh con insegna che dice "programma di debellamento della lebbra"... finiamo anche il dessert, si torna alla tana, le vie sono molto buie, spesso finiamo nel pantano, i cani ci lasciano stare, alla fine si arriva alla guest house. Domani partenza per siaunok ville, col rammarico di non esserci fermati di piu' a kampot, per entrambi la piu' bella cittadina vista finora.
7/28 agosto
il 27 e 28 agosto li passiamo su un’isoletta (bamboo island) al largo si Siaounukville. Nel viaggio di andata facciamo sosta per fare snorkeling, mi spiegano di stare attento ai ricci sparsi sulla barriera corallina, che in qualche punto quasi affiora….sono preoccupato per mon amour che non ha mai fatto snorkeling, ma lei mi dice di tuffarmi e fregarmene…obbedisco, guardo il fondo con la maschera e capisco all’istante che è pericoloso, torno verso la barca e vedo mon amour che nuota con la faccia completamente fuori, anzi, praticamente cammina sulla barriera….e allora nuoto velocemente nella sua direzione urlandole di mettere la faccia in acqua perché ho paura si possa far male….ma il mon amour, che ha 9 vite come i gatti, indossa i sandali e ha il culo di non toccare nemmeno un riccio, anzi, mi dice di non rompere che le metto agitazione…così mi allontano un po’, mi si appanna la maschera, ci sputazzo per pulirla, mentre compio l’operazione la corrente mi porta in acque basse e con il piede destro (quello del dito rotto) riesco a prendere 3 spine di un riccio. Poi sulla barca con una spilla da balia, comincio l’operazione per estrarle, in seguito un chirurgo spagnolo di zaragozza mi da il cambio. Arrivati all’isola facciamo il bagno e nell’uscire sul bagnasciuga una specie di conchiglia, mossa dall’acqua, si mette in piedi, proprio mentre abbasso il piede sinistro (quello sano), strappandomi un pezzo di pelle….incontro il chirurgo, mi chiede un aggiornamento sul piede dei ricci, gli racconto dell’altro, la sua diagnosi è lapidaria: “no es un problema del piè, es un problema de cabeza”….io invece gli parlo della sfiga del viaggiatore, un male di cui non esiste cura…consumiamo un pranzo in spiaggia a base di barracuda e insalata ed offro un paio di birre al mio chirurgo preferito, lui e i suoi proseguono il tour della giornata, noi pernottiamo sull’isola. Sulla stessa medesima si notano solo bungalows a palafitta e un baretto, i locali sono situati in un angolo della spiaggia, dove la sabbia lascia il posto alle rocce. Sull’isola siamo in 8 turisti, fra cui una coppia di italiani animali da spiaggia fanatici della tintarella, che evitiamo accuratamente….continuo a non capire come si possa andare dall’altra parte del mondo e accontentarsi di stare stravaccati in spiaggia per giorni dalla mattina alla sera…mi sembra uno spreco assurdo. Tramonto fantastico, cena e nanna, il giorno dopo torniamo con una barchetta in compagnia di un gruppo oversize del Kentucky, la ragazza più “robusta” sdraiata in prua ha la nausea e sembra sempre sul punto di liberarsi. Io e il mon amour passiamo attimi di panico, distratti però dall’avvistamento di un piccolo cetaceo. Finalmente terra, pomeriggio di relax e scrittura diario.
29/8
Passiamo la giornata in giro per Sianoukville esplorando altre spiagge lontane dalla nostra guest-house. Una di queste si chiama Victoria beach, non è niente di speciale, è stretta e piena di piccoli granchi che pettinano la sabbia, ci fermiamo ad osservarli da vicino, sembra che filtrino la sabbia con la bocca e la depositino trasformandola in piccoli grumi sferici. Stanchi di camminare andiamo sulla strada e ci facciamo portare da 2 ragazzi in motorino al porto dei pescatori, appena arrivati capiamo che di turisti ne vedono pochi e in effetti il posto fa abbastanza schifo, le case sono baracche e si capisce che la pulizia è l’ultimo dei problemi, faccio qualche foto mentre mon amour viene avvicinata da un ragazzino con la divisa da studente (camicia bianca e pantaloni blu), desideroso di esercitare il suo inglese…in tutto la visita dura un quarto d’ora, saltiamo sui motorini e ci facciamo riportare alla pensione. Serata di relax (se scrivervi può essere rilassante), domani parco marino.
30/8
Gita al Ream National Park
Navighiamo con una barchetta lungo la foce di un fiume che scorre placido fra le mangrovie. Il paesaggio è molto BBELLO!…sovente si vedono barchette a remi con pescatori che lanciano le reti, scopriamo, chiedendo alla guida, che le donne che si vedono con l’acqua fino al collo e un catino che galleggia a fianco, stanno raccogliendo le ostriche (probabilmente d’allevamento). Capita più volte di vedere aquile che si gettano in picchiata e artigliano il pesce, utilizzando lo zoom della macchina, scopro dei trampolieri dal collo arancione. Approdiamo su un’isoletta e l’attraversiamo a piedi e sbuchiamo su splendide spiagge sul mare aperto, che è anche un po’ agitato…io e il mon amour giochiamo con le onde, il resto della compagnia (5 belgi e 3 inglesi poco più che ventenni) stanno seduti all’ombra…forse è troppo per loro! Dopo circa un’ora arriva il nostro amico monsone, così battiamo in ritirata attraverso la giungla su un sentiero che si trasforma in torrente. Arrivati al punto d’attracco della nostra barchetta consumiamo il pranzo e mon amour, integerrima vegetariana, non mi cede la sua porzione di barracuda, ma con molta discrezione la distribuisce in parti uguali a circa una decina di cani…i cani stupiti e forse anche commossi la guardano come se cadesse manna dal cielo….si sale sulla barchetta, ripercorriamo lo stesso tragitto, riesco anche a fotografare l’aquila pescatrice che plana sulla preda. Per strada ci facciamo lasciare in paese alla ricerca disperata di qualche souvenirs (sianoukville è il posto più sfigato della Cambogia per acquistarne…e noi ci finiamo giusto alla fine della vacanza), scopriamo un negozio di libri gestito da un romano di 65 anni, compriamo qualche lettura “leggera” sul regime dei khmer e lo aggiorniamo sulle ultime schifezze italiane, mentre lui ci elenca tutte le magagne della Cambogia.
31/8
Sianoukville è un paese sul mare con un’urbanistica un po’ strana, il centro è ubicato all’interno (parecchio all’interno), le spiagge hanno diversi nomi e sono situate a 2, 3, 4 o 5 km dall’edificato. Serendipity beach è la più famosa, piena di locali e relative guest house, molto frequentata dai turisti, proseguendo verso est si cammina per 5 km percorrendo Occheuteal beach che è per lo più frequentata dai cambogiani, scompaiono i locali, ce n’è solo qualcuno molto spartano all’inizio e alla fine, compare invece la spazzatura fra le tamerici all’interno; si supera un promontorio con bungalows immersi nella vegetazione e si percorre Otres beach, lunga quanto la precedente, la quale è senza niente se non per un paio di locali situati più o meno a metà…in uno di questi i e mon amour, come se fossimo in vacanza, ci fermiamo a bere un cocktail e a goderci il tramonto…il sole scompare, il tramonto è spettacolare, non ci sono né tuc tuc né moto, si torna a piedi sul bagnasciuga…si potrebbe pensare all’ambientazione ideale di una passeggiata romantica…in realtà il mon amour ha letto sulla lonely che è pericoloso farsi cogliere dalle tenebre in Occheuteal beach perché una turista anni prima è stata oggetto di uno stupro di gruppo, così la passeggiata romantica va a farsi benedire e cominciamo a marciare come legionari scrutando nell’oscurità l’eventuale avvicinarsi di qualche ombra, dopo circa mezz’ora le luci della prima baracca ci sembrano un’oasi nel deserto…maledetta lonely planet! Prima di andare a letto, l’atrio della nostra guest house riceve la visita di un supermegageKo viola con i pois rossi. Domani lasciamo la Cambogia.
1/9
Viaggio da Sianoukville a Tratt (Tailandia)
Comincia la ritirata verso casa, dopo un viaggio di 6 ore con pulmino, attraversando 5 fiumi su chiatte con fondo fatto con assi di legno, raggiungiamo il confine. Passiamo l’ultima notte a Tratt, primo paese di una certa importanza al di là del confine. Il paese è caratteristico per la presenza di vecchie case in legno che formano un dedalo di viuzze a ridosso di un canale. Noi alloggiamo in una di queste (Tratt guest house), forse non è molto confortevole, ma ci piace subito molto per la presenza di liane secche che sembrano arrampicarsi sul pergolato…in più il proprietario è un compagno, è esposta l’immagine del CHE, c’è una bandiera con BOB MARLEY e dei manifesti di protesta per una manifestazione con morti di tot anni fa a Bangkok….Tratt è famosa anche per la produzione di un olio balsamico, di cui la ricetta è segreta, che cura tutti i mali, prodotto da una sciura cinese…magari ha cominciato lei a produrlo, comunque le confezioni hanno appiccicato sopra il suo faccione…naturalmente da bravi turisti predatori ne compriamo una decina di fiale. Il giorno dopo sotto l’immancabile acquazzone prendiamo il pulman che ci porta a Bangkok.
Potrei scrivervi dello scalo a Zurigo, ma è troppo deprimente
FINE
La situazione politica in Cambogia (contributo del cagnone)
Le ultime elezioni in Cambogia sono state vinte col 98% dei voti dal Cambodia People Party, il leader, nonché 1° ministro Hun Sen è un ex Khmer rosso che nel ’76 dovette rifugiarsi in Vietnam per non subire le epurazioni di Polpot, torna in Cambogia con l’arrivo dei Viet nel 79, che instaurano un governo fantoccio retto da militari khmer filo viet…da allora succedono molte cose, fra cui le prime elezioni nel ’93 sotto l’egida delle Nazioni Unite, il leader della fazione khmer, Hun Sen arriva 2° dietro al FUNCIPEC, ma si dimostra scaltro e spietato al punto da ricattare il governo legittimo in quanto detiene il controllo della maggior parte dell’esercito. In pratica dal 93 fino al 97 il CPP non riconosce i vincitori delle elezioni, nel 97 ci sono veri e propri scontri fra le 2 fazioni, i sostenitori del FUNCIPEC fuggono, il partito viene destituito, ci sono anche esecuzioni extra giudiziarie e infine nel 98 s’indicono nuove elezioni e naturalmente il CPP vince alla grande….ora, ovunque nel paese, dal villaggetto sperduto fra le risaie, al quartiere di qualunque città è esposto all’ingresso il cartello del CPP in formato striscione. Parlando con un tassista, scopriamo che sono gli stessi abitanti che mettono il cartello in cambio di compensi in denaro, pare anche che un voto possa essere comprato alla modica cifra di 500 riel (un dollaro e 25 cents). Il prossimo anno ci saranno le elezioni…si accettano scommesse su chi vincerà…
La sensazione generale è quella di un popolo che ne ha passate troppe e quindi anche in una situazione simile preferisce sopportare anziché alzare la testa e ribellarsi….del resto, l’ultima volta che l’ha fatto è finito nelle mani di Polpot .
cagnone
26 agosto -2 settembre
Prima di saltare sul pullman che ci porterà a Sianouk Ville me ne vado da sola a fare colazione al mercato e riesco anche a comprare, approfittando dell'assenza del cagnone, una bellissima casa per gli spiriti cinese, di legno rosso laccato e decorato con motivi floreali. Costo dell'operazione 1 dollaro e 20 cent. È una sorta di casetta per gli uccellini che però viene offerta come rifugio agli spiriti dei defunti della propria famiglia. All'interno vengono messi a bruciare incensi, si depongono ciotoline di acqua, di riso e qualunque cosa possa allietare gli avi. A Milano ho già un altarino dei morti permanente con tanto di foto e incensi e non posso certo farmi scappare quest'occasione. Scherzi a parte l'altarino ce l'ho veramente e, visto che detesto andare al cimitero, spesso mi piace accendere un incenso, mettere una canzone o leggere una poesia alle persone che ho amato che non ci sono più. Mi piace sorridere alla zia e mandarle un bacio quando passo per andare in un'altra stanza. Il cagnone mi vede arrivare con la casa degli spiriti in un voluminoso sacchetto e pensa all'anno scorso in Laos quando ho comprato la prima settimana delle delicatissime piramidi votive di carta che ho portato in equilibrio sul naso ad ogni spostamento. Ma oggi glissa con eleganza. Addirittura sorride.
Dopo sei ore di pullman arriviamo a Sihanoukville che temo si riveli una nuova Siam Reap con vista mare, con albergoni sfavillanti e casino. Ci caricano due moto e ci portano in una pensioncina sul mare. Io gonnellina a fiori e seduta con le gambe da una parte in puro stile cambogiano e italia anni 50 e casa degli spiriti dall'altra parte. ricevo molti sguardi e cenni di approvazione.
Sianoukville viene così battezzata in onore dell'allora re e dal 70 al 93 prende il nome di Kompong Som quando quest'ultimo venne detronizzato. I comunisti antimonarchici della vecchia guardia la chiamano ancora così. Re Sihanouk è un vero camaleonte e ha dominato la scena politica dal 1941 al 2004: nel 52 guida una "crociata reale" per scacciare i francesi e il paese ottiene l'indipendenza l'anno successivo, con un magistrale colpo di scena abdica nel 55 ed entra in politica aggiudicandosi con il suo partito tutti i seggi del parlamento. Nonostante temesse i comunisti vietnamiti, considerava veri nemici della cambogia il Vietnam del Sud e la Tailandia e questo lo portò ad acconsentire ai comunisti di utilizzare il territorio cambogiano nella guerra del Vietnam contro gli Stati Uniti, legittimando i bombardamenti americani. Nel 70 viene deposto da Lon Non e crea un governo in esilio a Pechino da dove sostiene i khmer rossi che useranno il suo appoggio per reclutare combattenti tra i contadini che neanche sanno chi fosse Mao ma adorano Sihanouk come un semidio. Nel 75 viene fatto prigioniero proprio dai khmer rossi e, al rientro dall'esilio, torna in patria a stringere e sciogliere alleanze fino al 93, anno in cui il "cittadino" Sihanouk riprende il ruolo di monarca fino al 2004 in cui abdica definitivamente.
La sua è una figura complessa che sarebbe troppo semplice liquidare solo come opportunista ma che incarna anche una caretteristica del popolo cambogiano: quella dell'adattabilità, del piegarsi al vento come dice un proverbio locale.
La strada tra Kampot e Sianoukville è ormai sicura ma solo nel 1994 i khmer rossi ancora nascosti nella giunga decisero di cambiare tattica di lotta e di prendere di mira i turisti. Prelevarono da un treno e da un taxi 6 stranieri diretti a Sianoukville che vennero successivamente uccisi. Ora i khmer rossi non ci sono più! Le forze governative hanno definitivamente sconfitto le ultime sacche di resistenza. Dai mezzi discorsi che ci fanno le poche persone con cui riusciamo a parlare di queste cose alcuni khmer rossi hanno ancora un grosso potere locale e controllano determinate zone ma hanno abbandonato la lotta per la ben più proficua collusione con il governo. Certo è che Pol Pot è morto di morte naturale nel 98, nessuno ha pagato per i crimini commessi e il tanto atteso processo per genocidio nessuno sa nulla. Forse dopo tante false partenze dovrebbe essere avviato proprio in questi giorni ma tutte le persone con cui abbiamo parlato non ne sapevano nulla e sono convinte che partirà solo quando l'ultimo quadro dirigente dei khmer rossi sarà passato a miglior vita. Non essere stati ancora in grado di officiare il processo dopo 30 anni o almeno di istituire una commissione per la ricerca della verità e della riconciliazione ha negato al popolo cambogiano anche l'effetto catartico di un giudizio e lo lascia oppresso e frustrato davanti allo spettacolo quotidiano dell'impunità.
Tornando a Sianhoukville, l'impatto è meno traumatico di quanto pensassi. Sbuchiamo al mare nel punto da cui Serendipity Beach, molto frequentata da turisti e backpackers, torna ai legittimi proprietari: i cambogiani. Una massa urlante di famigliole che fanno il bagno completamente vestite, bambini che si divertono a galleggiare su delle camere d'aria giganti, qualche pazzo che fa slalom tra i bagnanti a cavallo di una moto d'acqua e tutti che fanno continui spuntini, comprando cibo dai numerosi venditori carichi di leccornie di ogni tipo. Il cagnone, pescivoro, non ha problemi e si rimpinza di spiedini di gamberi e calamari. Io muoio dalla voglia di assaggiare qualcosa ma non è facile capire se le cibarie sono vegetariane. Mi oriento verso un apparentemente innocuo uovo sodo che mi viene servito su un rudimentale porta uovo con contorno di aglio affettato in salsa rossa, pepe e foglie verdi innominate. Le due ragazze che me l'hanno venduto rimangono lì a fissarmi compiaciute. Io rompo il guscio con entusiasmo: l'interno è marrone. Ipotizzo cotture particolari con altri ingredienti. Il cagnone mi consiglia di sbattere via il tutto ma le ragazze mi sorridono incoraggianti e io tiro nell'uovo un po' di salsina, pepe e foglie, giro vigorosamente e inghiotto. Fa schifo ma chi se ne frega. Non voglio che ci rimangano male. Dopo la prima cucchiaiata l'interno dell'uovo mostra nuovi e inquietanti scorci sul suo contenuto. Vedo delle venature e mi chiedo come abbiano fatto a infilarci delle verdure. Mentre mastico il secondo generoso boccone, sempre simulando apprezzamento alle venditrici ambulanti, il cagnone ha un'illuminazione e mi urla di smettere di mangiare. Le venature a ben guardarle sono delle ali rudimentali... Si tratta di un feto di pulcino. A questo punto, sempre sorridendo, restituisco il volatile abortito alle sue carnefici e mi scolo una birra che di solito mi fa schifo! Appagata la curiosità di assaggiare le specialità cambogiane, mi accontento di un noioso quanto sicuro piatto di riso e verdure consumato a Serendipity.
Riusciamo a passare solo una giornata tranquilla al mare. Mi annoio a prendere il sole e mi faccio fare la ceretta da un’estetista ambulante che ha davvero uno strano metodo di estirpare i peli: con un filo leggermente cerato intrecciato a cappio esegue un movimento a forbice che intrappola i peli e li strappa alla radice. L’operazione cattura l’interesse delle bambine che vendono pesciolini colorati di filo intrecciato e collanine. Posano i vassoi che portavano sulla testa e si accalcano intorno a me. Tutto sommato mi fanno da paravento naturale e la cosa non mi spiace affatto visto che l’estetista cambogiana mi depila mentre sto sdraiata nella sabbia davanti a un bar dove i turisti bevono l’aperitivo. La cosa peggiora quando le bambine, raccolti dei pezzi di filo usati, si divertono a sperimentare l’arte sulle mie braccia, tirandomi i peli senza pietà. Intanto passano tante coppie miste: è la solita formula: ragazza cambogiana giovane e carina accompagnata da turista spesso attempato e panzuto. Ne abbiamo viste tanti in questi giorni e a ognuno riservo un’occhiata di disprezzo. C’è quello che si lascia prendere la mano e passeggia romanticamente mano nella mano con la ragazza. Oppure c’è quello che la ignora completamente e si comporta come se non esistesse. Le mie occhiate peggiori le riservo a un patetico ultrasessantenne con i capelli tinti i cui vestiti denotano un’indubbia predilezione per il verde fosforescente che percorre instancabile il bagnasciuga dando la mano a una ragazzina che potrebbe essere sua nipote.
A parte questi eccessi di sfruttamento, è difficile fare il turista in un paese povero. E’ difficile confrontarsi con la sofferenza delle persone mentre si è in vacanza. Negli anni ho smesso di fare fotografie. Mi sembra che la macchina fotografica sia un filtro che impedisce di interagire con le persone su un livello di parità. Già sei un barang, uno straniero, con tutto quello che ne consegue ma sfoderare la macchina fotografica non fa che aumentare il distacco. Ho visto scene agghiaccianti di bambini seminudi circondati da turisti che scattavano foto a due centimentri di distanza e magari davano loro dei soldi, insegnandogli a mendicare. Turisti che si aggiravano nei villaggi delle minoranze etniche armati dei loro zoom bazooka e trasformavano tutto in uno zoo.
Desideriamo che tutto rimanga immutato per mantenere una riserva di caccia per le nostre foto, per l’annuale immersione in un mondo diverso, lontano dal nostro e ci rimaniamo male quando troviamo un’antenna televisiva nel villaggio più remoto o un cartellone pubblicitario della Coca Cola. Ma il nostro interesse è estetico e superficiale e non consideriamo queste persone al nostro livello, non diamo loro la dignità che meritano. E infatti quando decidiamo di “aiutare” questi paesi proponiamo presuntuosamente il nostro modello di sviluppo come se fosse l’unica ricetta possibile, dimenticando che sta portando il mondo al collasso. La nostra curiosità si ferma in superficie, alla foto colorata, all’insieme pittoresco e non vediamo mai l’altro come qualcuno da cui potremmo imparare qualcosa, non pensiamo che abbia qualcosa da insegnarci, che il suo modo di vivere potrebbe essere in parte preso come modello, che forse dovremmo “sottosvilupparci” un po’ per vivere meglio (e che ne beneficerebbe tutto il pianeta.)
E’ una banalità ma spesso i bambini cambogiani avevano un sorriso luminoso che vedo raramente nei bambini milanesi; la serenità e la quiete che si respirava nei villaggi rurali che ancora non hanno reciso il legame con la natura e la rispettano come fonte di vita era lontana anni luce dalle nostre città.
Forse per la Cambogia è troppo tardi. Dopo tutte le atroci sofferenze che le sono state inflitte dal colonialismo, dai bombardamenti americani, dalla guerra civile e dalla traumatica esperienza dei khmer rossi che hanno distrutto l’essenza e le tradizioni della Cambogia cercando di preservarle con la forza, dopo tutto questo il paese non vede più se stesso come ricchezza da conservare ma solo come merce da svendere: bellezze naturali deturpate dai disboscamenti illegali, luoghi sacri trasformati in luna park per turisti, ragazze che si vendono per poco, bambini che imparano a tendere la mano.
Da parte nostra possiamo solo cercare di capire il più possibile, avere rispetto per la sofferenza, guardare i cambogiani come un popolo che ha anche qualcosa da insegnarci e soprattutto non considerare il paese come un discount del divertimento, delle emozioni forti, del sesso.
Io ricordo le signore del mercato, così dignitose nei loro poveri banchetti, che mi davano il resto esatto anche se pagavo con un dollaro e non sapevo quanto costasse il cibo o che mi rincorrevano quando dimenticavo una borsa, ricordo le baracche in legno i cui abitanti non rinunciavano ad avere una casa degli spiriti fuori dalla porta e la ricavavano da una latta d’olio oppure ornavano un albero secolare ricordandoci che la terra è sacra, che la loro visione del mondo comprende piani che trascendono il reale e sono così lontani da noi.
Dichiarare che un albero è sacro è solo superstizione e ingenuità? E’ forse più saggio costruire parcheggi o la nuova sede della Regione su un bosco secolare nel cuore di Milano?
mon amour
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