|
26 luglio
ciao barcaioli
mentre siamo a meno uno al concerto di lauryn hill (marina, giuro che ti chiamo, ok?), iersira e' avvenuta la carrambata olandese. devo dire che la cena e serata coi puffi burloni si e' svolta magnificamente, simpaticissimi, gentili, insomma, molto piacevole. li ho anche sfidati al backgammon e dopo la prima sconfitta, mi sono rifatto portando a casa un 2-1...
abbiamo anche fatto la foto di rito coi puffi (che dal vivo sono ancora piu' simpa) e ho consegnato loro un sapone di aleppo da portarvi!
purtroppo lo zaino non ce lho fatta a farlo, ma giuro che domattina, prima di andare a lavoro, lo faccio!
ieri mi ha chiamato Remo, torinese companeros di Tibet, e mi ha detto solo 'sei carico?' (che letto alla torinese viene bene)
dunque l'adrenalina sale, e poco fa ho finito lo smazzo immenso dei files per abu dhabi (da consegnare entro domani), ho stampato fino all'ultimo foglio, totale quattromila seicento sedici fogli -acrobat non mente- rilegati con cura, allineati e ordinati. ho finito in tempo e ho la coscienza pulita; dunque da questo momento in poi, sono in v a c a n z a
(checche' voi ne diciate, mi sto facendo un maaaazzo qui... gli olandesi sono delle macchine da lavoro! :-) )
abbraccissimi, a sto giro ci si risente dalla Cina
Indiana Gigi
ps.: cio' che trovo alienante e' andare in tibet, ma direttamente arrivandoi in aeroporto dopo il lavoro... e poi tornero' a ferragosto, che qui non e' festa, e vengo in studio diretto un'altra volta........ insomma il tibet sara' una pausa tra due ritagli di lavoro...............
peace!
ps.2: mandatemi gli asciughini che a casa ne ho bisogno! ;-)
30 lugliociao barcaioli eccoci in Cina!!!! siamo atterrati a chengdu in una giornata di calma e poco traffico, fresco e cielo biancastro. l'atmosfera e' molto piu rilassata e meno confusionaria di come ce l'aspettavamo, il clima sbalza tra caldazza potente a fresco rilassante, non ci sono ingorghi ne rumori di motori, ci piace. gia' dal primo giorno ci siamo buttati nel viaggio estremo. fregandocene del fuso orario, gia' la prima mattinata ci siamo svegliati alle 7 per andare in direzione Emei Shan, la montagna, a quanto ho capito, piu sacra della cina. come nei sulla schiena spuntavano a grappoli monasteri molto belli, immersi nel verde, raggiungibili con strenuanti salite, comodi bus, distrutte gambe. una meraviglia. la sera l'abbiamo passata, da impavidi avventurosi quali siamo, dormendo in uno dei monasteri a meta' strada dalla cima del monte, 3099 metri, e non paghi delle levatacce precedenti, del fuso e della stanchezza, stamane ci siamo alzati alle 4 per arrivare a piedi in cima alla montagna, 4 kilometri, 500 metri di dislivello. ma giunti in cima, l'alba sulla montagna ci ha attesi impregnandoci di gelo le ossa, ma riempiendoci gli occhi di mare! si, il mare, il 'mare di nuvole' dal quale il sole si e' staccato, imprimendo nella memoria storica del viaggio un ricordo molto forte. poi e' stato il turno del grande budda di Leshan, alto 71 metri, scavato nella roccia, splendido, anche se c'erano talmente tanti cinesi in coda che entrare e' stato un cocktail di sudore e noia. ma il budda ci ha ripagato. splendido. la massa umana cinese e' tanta tanta. ovunque si vada, i turisti cinesi superano del 30000% quelli occidentali, dopottto se sono un miliardo da qualche parte devono pure mettersi! per quanto riguarda la lingua cu\inese e la possibilita' di cmunicare, direi che siamo belli che l o s t i n t r a n s l a t i o n .... incredibile, non riusciamo nemmeno a fare capire che.. vogliamo pagare, nei ristoranti!!! mi sono portato due 'Point it' (i libricini che contengono le immgaini di tutto tutto tutto e devi solo puntare il dito sulla bottiglia d'acqua... anziche' mimare tutto il tempo), che ci salvano dalle emergenze linguistiche, ma sinceramente non pensavo li avrei mai usati in vita mia! mandaeci degli interpreti daI 7+7!!!! E che dire del cibo? mmmmmmmmmm beh, io in genere in italia non amo andare ai ristoranti cinesi, e qui davvero sono meso a dura prova, ma finora tutto bene. anzi, finche' ci sara' il riso biancoooooo!!! di un piccante da farti uscire l'intestino dal naso.. domani, domani, insha allah, andiamo in tibet!!! ho rtra le mani i biglietti, siamo miticamente riusciti ad ottenere i biglietti per entrare individualmente, il permesso e' 'semi-regular', ma a quanto pare no problemm. dunque, sorte volente, domani a quesat'ora siamo a Lhasa a smaltire i 3000 metri! a presto, indiana gigi remo federica
--
eccoci. siamo entrati nel tetto del mondo. gia' all'aeroporto l'atmosfera cinese l'abbiamo lasciata friggere tragli spiedini di rospo e l'abbiamo sostituita con una sana ariamontanara, yak arrosto e un'esaltazione per essere entrati nel luogopiu toccante che abbia mai visto. si sente che siamo in tibet. sebbene si stia sempre piu cinesizzando,resta un'atmosfera magnifica, 3700 metri d'altezza, fiatone e svarioneanche solo per due gradini, monasteri e monaci e odore d'incenso. la gente ti guarda, ma davvero, con gli occhi di chi ti stima in quanto persona. niente a che vedere con niente che ricordi. ieri siamo stati in 'relax' per smaltire l'altitudine, anche perche'fare ogni cosa e' abbastanmza faticoso, siamo passati davanti alPotala palace com gli animi intrisi di giuoia, e' immenso e sovrastatutto. e, guardando ad ogni direzione, montagne, neve, sole. favoloso. favoloso proprio perche' ieri non abbiamo visitato niente, solopasseggiato per due vie, e ci siamo tutti fatti travolgere dal tibet. e che dire del cibo??? favoloso!!!!! altro che cina! ieri in 3 abbiamo mangiato strabene, yak e cibi locali ma di un sapore squisito. tre dessert e tre te'. totale 5,4 euro!!! domani andremo a visitare un lago a 5000 metri, dopodiche' ciaspettera' un lungo treking di 5 giorni dal monastero di gandem aquello di samye, tra i due monasteri piu importanti del tibet. ora mi fiondo nella citta' vecchia, c'e' la mia macchina fotograficache non vede l'ora. abbracci, indiana gigi remo federica
2 agostociao a tutti rieccoci dal tetto del mondo L'acclimatamento, o come diavolo si chiama, sta avvenendo lentamente... ancora per fare gli scalini ci mettiamo due ore e ci ritroviamo spossati, ma ne vale la pena. ieri siamo rimasti in sciallo qui a lhasa, e devo dire che siamo in un posto assolutamente unico. come direbbemio padre, dopo ogni viaggio ho visitato il luogo milgiore di sempre, ma a sto giro il tibet sta sopra tutti. fisicamente e non. la valle di lhasa e' circondata da monti, dunque ad ogni sguardo sono le ontagne a prevalere.oltre, ovviamente, all'odore di burro di Yak e di incenso... ma lhasa non e'solo natura. c'e' tanta spiritualita' qui quanto calcio in italia, e mi riferisco anche all'attaccamento delle persone... stamattina ci siamo svegliati alle 7 per andare nelpiu sacro monastero tibetano a compiere la Kora, il giro in senso orario attorno al monastero, assieme a centinaia di tibetani che recitavano mantra, pregavano, donavano soldi... e ovviamente sorridevano, mi centravano con quegli occhi cosi profondi che a tratti mettono soggezione. indimenticabili. alcune volte si incrociano tibetani che ci tirano fuori la lingua in segno di rispetto (hihihihihi), e noi ricambiamo simpaticamente... mentre intorno il cielo e'di un blu da far rabbrividire Rino Gaetano, e da 4 giorni e' sempre piu' blu. con la lingua va meglio, giusto perche' abbiamo capito che quando siamo in difficolta' basta cacciarla fuori e... voila! ;-) ma per quanto riguada le traduzioni qui parlano molto meglio inglese, va bene. abbiamo conosciuto tale Chandra, figlia di due frikkettoni conosciutisi a katmandu 30 anni fa, ovviamente e' buddista e parla l'italiano degli skiantos... ma e'simpatica. apparte quando ci parla di reincarnazione... e si e'unita al gruppo del trekking. paritremo dopodomani e sara' uno splendore. speriamo. come dico sempre, scatto tante foto che per fermarmi ho bisogno di un aulin, ma i risultati stanno pagando,grazie al sole,grazie alla gente... ora devo tornare alla citta',che e'come se ogni minuto passato a digitare bits sul computer sia una emozione in meno. \ domani vi racconto dell'arroganza cinese in tibet, particolarmente rivoltante e moralmente sconvolgente. abbracci, Indiana gigi Remo Federica
3 agosto
rieccomi dal paese delle nevi purtropo ieri l'intera ciurma si e' ammalata. 38 di frebbre, maldigola, influenzaq maledewtta forse dovutra al mal di altezza. io creedo di essermi salvato grazie alla mia tempra olandese, che ha fatto del mio corpicino una corazza inaffondabile. (tie' tie' tie' le ultime parole famose...) dunque ieri ho visitato da solo un monastero favoloso, a Dreipung, un tempo il monastero piu grande del mondo e luogo nel quale sono sepolti vari dalai lama. un posto senza tempo, abitato da migliaia di monaci simpaticissimi. mentre bevevo il te' con uno di loro (che smanettava al portatile su internet!!! il mondo sta cambiando...) ho sentito improvvisamente un vociare ammucchiato e incomprensibile, e ho realizzato cio' che la lonely diceva: alle 15 si svolgono i dibattiti nel giardino dei dibattiti. mi ci sono fiondato, e in un giardino di pietre bianche e alberi c'erano una marea di gruppeti di monaci che discutevano aniumatamente del piu e del meno; sono intervenuto in un paio di dibattiti unendomi a loro, dato che noi italiani non parliamo con le parole, e mi sono ingraziato 3 coetanei simpaticissimi che per tutto il pomeriggio mi hanno portato in giro per il monastero chiedendomi di fotografarli ogni 3 minuti... non vi dico la gioia, questi si mettevano a fare linguacce smorfie ballavano facevano le mosse dei guerrieri... insomma, dato che non avevo l'aulin con me ho scattato ben 238 foto tutte ai monaci... (praticamente credo di non avere visto niente coi miei occhi senza filtro... ma va bene) tornato a casa ero provato. quei tre erano troppo simpatici, socievoli, allegri... in fondo siamo coetanei ma la geografia ci ha dato abiti e modi diversi, ma l'allegria e' un linguaggio internazionale e pur senza comunicare sono riuscito a farmi scrivere il loro indirizzo in tibetano e cosi potro spedire loro qualche foto. che forse non arrivera' mai, dato che qui, come accennavo ieri, la politica e' di disintegrarli uno a uno, farli scomparire dietro gli ideogrammi... sembra che i cinesi facciani di tutto per umiliarli. come accennavo, il buddismo tibetano vuole che si compia sempre un giro orario intorno a tutto, e pensate che il Potala, palazzo del dalai lama, e' accessibile oramai dai turisti e pellegrini solo in senso antiorario; davanti ci hanno messo un monumento alla 'liberazione del tibet' (riferendosi alla liberazione dai mongoli che i cinesi hanno portato al tibet), con una bandierona cinese proprio davanti alla piazza del potala... ogni negozio oramai porta scritte in cinese e persino nei segnali trilingue la prima e' il cinese. davanti al tempio piu sacro per i tibetani ci sono piu telecamere che a londra... insomma l'impressione e' che fra una decina di anni questo posto sara' gia' scomparso, diluito, svilito, dissacrato... non amo troppo prendere posizioni in dinamiche non mie, non appartenenti alla mia cultura, ma e' come se per ogni popolo ed etnia ci fosse un muro del pianto su cui sbattere la testa e le lacrime, e questo mi prende male. c'e' chi dice che dieci anni fa gia' era tutto un'altra cosa, e vedendo delle foto d'epoca del tibet ci si rende conto che la situazione e' davvero entrata in un processo ionesorabile. peccato. ora credo che, date le influenze della ciurma, il trekking saltera' e dovremo tentare un piano B, ma tutt'intorno a Lhasa c'e' tanto splendore che comunque vada, sara' un successo ;-) finche' ci sara' la curiosita' a muovere i passi e gli sguardi, e finche' gli sguardi dei tibetani saranno piu profondi degli obiettivi con cui li fisso nei miei ricordi, direi che ci sara' materia di sogno. a sto giro ho scritto un sacco! sorry! baci dal tetto del mondo indiana gigi remo federica
4 agosto
ciao barcaioli
la ciurma si sente meglio, stiamo per partire per 5 giorni di trekking e 80 km a piedi, toccheremo i 5200 metri e speriamo bene! partiremo dal monastero di Gandem a quello di Samye, tibet centrale. sara' una figata
a tra 5 giorni!!! indiana gigi remo federica
7 agosto
ola barcaioli
riccomi dal tibetla mia esperienza trekking purtroppo e' durata molto poco: l'influenzadei miei companeros mi e' arrivata con 3 giorni di delay e diamineproprio durante la prima notte in tenda, davanti allo spettacolaremonastero di Gandem... credevo la mia tempra nederlandese mi avrebbeprotetto, ma ci sono cascato.. dunque per non rischiare di starepeggio ho dovuto lasciare a remo e federica gli 80 kilometri di trek,e col cuore in mano sono tornato a lhasa. sarebbe stato rischioso epoi non credo avrei avuto le forze per resistere... ma forse ne e'valsa la pena solo per il fantastico autostop che mi ha fatto finiredentro un'auto chicchissima di due poliziotti cinesi in vacanza... ma il trekking era partito benissimo. ci fidavamo della guida, coluiche ci avrebbe salvato dai cani randagi e dagli yak, ma quando gli hochiesto quante volte aveva fatto il percorso, mi ha risposto 'E' laprima volta', tra lo stupore generale... lo sveglione, poi, ci ha procurato una bombola del gas semivuota, conla quale si e no si facevano 2 pasti, e soprattutto ci ha fatto morirequando ci ha detto che si era dimenticato i picchetti o come sichiamano, per le tende. per fortuna stavamo viaggiando con Silvia eSergio, due psicoterapeuti di milano (ai quali ho detto di scrivere aradiopop!), che sono rispettivamente la regina ed il redell'organizzazione, avevano tutto tutto tutto e ci hanno salvato... abbiamo chiesto alla guida di chiamare Lhasa per mandarci dellebombole, eravamo un po presi male e lui, lo sveglione, che fa, pertenerci alto l'umore? piange!!! hihihihihi eravamo in una botte de fero! e dato che remo, federica, sergio e silvia sono tutti psicologi, hodetto loro di fargli aumentare l'autostima in qualche modo! era messomaluccio! ora i problemi devono essersi risolti, ma attendo domani per farmiraccontare le storie fantastiche ed i luoghi meravigliosi che hannovisto. una volta ripresomi dalla febbre, sono andato a visitare il lago NamTzo, quota 4700 metri, circondato da monti di 7000 innevati, acquacolor turchese, aria pacifica e serena. pare sia uno dei laghi piualti del mondo, ma sappiamo che la lonely planet ama citare recordsfittizi... e poi e' stato il turno del Potala palace. dovete sapere che vengono venduti solo 750 biglietti al giorno pervisitarlo (e non deve nemmeno essere granche'), e per ottenere i qualie' necessario presentarsi moooolto presto la mattina, e fare la coda. presto presto. chi diceva le 6... ma mi sono presentato alle 4.30 delmattino e............... dopo SETTE ore di coda, definitely la piulunga di sempre, sono riuscito ad avere il biglietto, per domani alle16.20. ommaronna. gia' alle 4 c'erano centinaia di cinesi e tibetani,e la coda e' stata massacrante. alle 11.20 mi hanno dato il voucher equasi svenivo.. che poi, dentro il potala non si possono fare foto, si puo stare soloun'ora e probabilmente non e' sto gran che... vedremo! per ora e' tutto, ho sentito Simone e pare venga qui l'11 ma io parto il 10 per Xi'an dunque vedremo di lasciargli qualche messaggio. vado a mangiare, e' stata una luuuuunga mattinata
indiana gigi
8 agosto
ciao radiopopieri sera, serata indimenticabile, scolpita nella mia memoria storicadi viaggiatore con tratti indelebili. sono andato assieme ad unabielorussa e ad un'americana in una sorta di club localecino-tibetano, un posto enorme, dove eravamo centinaia di personeseduti attorno ai tavoli mentre vari show folkloristici sisusseguivano (proprio come nell'inizio di indiana jones e il tempiomaledetto!!!). noi eravamo gli unici tre non asiatici, e nemmeno a dirlo, siamo statile star della serata. hanno iniziato ad esibirsi molti gruppi locali vestiti in abititradizionali, cantavano il tibet in cinese, e ogni tanto venivano lecameriere a metterci delle sciarpe bianche attorno al collo, le qualipoi dovevano essere donate agli artisti mentre si esibivano... nel locale servivano solo alcoolici, serviti nei bicchierini deglishot, anche se era birra... poi una famiglia cinese imbriacona si e'seduta con noi, e ha iniziato a portarci birre su birre, versandolenei bicchierini e brindando alla vita, buttando giu' tutto in un colpo(a quanto ho capito l'equivalente cinese di 'cin cin' letteralmentesignifica 'buttalo giu tutto in un colpo'), e dunque sto cinese hainiziato a imbriacarsi con la moglie, e ad un certo punto hannoordinato una CASSA di birra tutta per noi... non ci volevo credere. labielorussa fingeva di bere, idem per l'ammericana, e io un po miimbarazzavo, dunque dovevo tenere il ritmo del cinese, ma a 3700 metrianche solo la birra mette le vertigini! tutti storti siamo finiti nelpalco assieme ai musicanti ballerini a ballare una sorta di pizzicacinese, non tanto per i suoni ma per i movimenti, meraviglioso, icinesi ci guardavano come fossimo animali delle fiabe, le musichecontinuavano e il cinese ubriaco ha definitivamente scollegato ilcorpo dal cervello, si muoveva come uno yak di terracotta, polliceverso verso di noi, parole incomprensibili, ogni tanto diceva qualcosasu bush all'ammericana, putin alla bielorussa e totti a me (forseprodi non e' ancora arrivato qui!). poi la moglie, davvero unabevitrice di alto rango, lo ha sfidato a colpi di shottini di birra, edopo un po ha portato il marito fuori dal club come fosse uno stracciobagnato... ma lei una vera roccia, e' rimasta in piedi... tutti storti pure noi siamo tornati in ostello con la testa che giravacome una ruota delle preghiere, ovviamente e rigorosamente in sensoorario..! dunque pure la prima sbornia tibetocinese e' avvenuta,simpaticamente e semplicemente con 3-4 birre in tutto, che pero'sommate all'altura hanno dato buoni frutti. ora mi preparo a visitare il Potala, nel pomeriggio alle 16.20, e dopole 7 ore di coda di ieri spero davvero sia meraviglioso, vogliorimanere esterefatto da ogni singolo contimetro del di luiperimetro... baci dal tetto del mondo! indiana gigi
10 agosto
Notizie dal trekking mancato di Indiana Gigi, di Silvia e Sergio.
Cari popolari,siamo due radioascoltatori di frodo milanesi, abbiamo avuto la fortuna di incrociare Indiana Gigi in quel di Lhasa. Eravamo a caccia di un permesso necessario per il treking Ganden-Samye, quando abbiamo incontrato tale Chandra, che per conto di altri italiani bazzicava agenzie per lo stesso motivo. A noi mancava solo il permesso, a loro tutto il resto, la nostra strada non poteva che intrecciarsi con quella di Indiana Gigi e portare dritta al monastero di Ganden. Nei due giorni prima della partenza e' cominciato un calvario di malesseri e influenze che ha messo continuamente a repentaglio la partenza, alla fine decisiva piu' che la salute e' stata la lauta caparra gia' versata, per cui per quanto malconci ci siamo ritrovati in uno splendido attendamento con la mole del complesso di Ganden a fianco e un cielo stellato da urlo sopra la testa. Peccato una grandinata serale che ha falciato definitivamente Indiana Gigi, resistitito eroicamente fino a quel momento, e gia' provato da una lunga ed estenuante mediazione con la nostra guida, soprannominato in seguito, per meriti sul campo: "l'idiota", per cercare di ottenere gas da cucina sufficiente per degli italiani che cucinano e non per cinesi che scaldano gli instant noodles, e un minimo di picchetti per tenere in piedi le tende. perso con gran dispaicere Gigi, la mattina di buon'ora smontiamo il campo e affrontiamo la prima salita. La guida, poi l'Idiota, gia' mostra il suo talento e non conoscendo l'attacco del sentiero taglia dritto la montagna per seguire la carovana di yak, leggermente piu' preparata di noi e partita circa quaranta minuti prima. Risultato, dopo un paio d'ore di salita alla Walter Bonatti, eravamo da buttare, avevamo perso la guida che era rimasta indietro e due del nostro gruppetto non riusciranno piu' a recuperare la testa del gruppo per l'intero trekking. Ormai spezzato e privo di qualsivoglia leadership il gruppo e' proceduto cercando piu' che altro di sopravvivere, chi cercando di non perdere le tracce di una coppia di australiani (salvifici!), gentili, simpatici e con un'ottima guida, conosciuti la sera prima; chi prendendo per il collo la guida e buttandola avanti per vede dove andava. A stemperare le difficolta' organizzative, un paesaggio davvero strepitoso riempiva il cuore e gli occhi, mentre l'aria sottile svuotava la testa e i polmoni. Distrutti e alla spicciolata ci siamo ritrovati su un bel pratone vicino al corso di un fiume dove abbiamo piantato il bivacco per la notte, riuscendo anche a cucinare. Temevamo i feroci cani tibetani e contavamo sulla guida per la difesa, abbiamo dovuto difenderci dalla guida che con tutto cio' che toccava faceva piu' guai di un cane tibetano. La notte e' stata di sonno pesante per tutti, in quanto l'altezza ancora intorno ai 4400 mt. ancora non picchiava in testa con l'incubo dell'insonnia. La mattina, pero', la tensione era altissima in quanto ci aspettavano 5 ore e mezzo di salita dura per raggiungere il primo passo, Chug-la, a 5250 mt. di quota e avevamo capito che ognuno poteva contare piu' o meno solo su se stesso e forse neanche... Ora vi dobbiamo salutare perche' il padrone della nostra guesthouse a Lhasa (quindi siamo tornati sani e salvi) e' la terza volta che ci minaccia di tagliare il collegamento... meglio poco che niente! Baci a presto
Silvia e Sergio
Ciao radiologi,ci eravamo lasciati con la prospettiva tendente all'incubo di una camminata di cinque-sei ore in salita per arrivare al passo a 5250 mt di altitudine e di un bivacco in quota con successiva notte potenzialmente insonne: esattamente quello che e' successo. L'inclinazione aumentava con l'avvicinarsi del passo, la testa dava sempre piu' segni di svuotamento, tutto il peso scendeva sulle gambe e il tanto agognato passo rimaneva sempre alla stessa distanza, festoso e colorato con le sue bandierine al vento, invitante come una festa fuori milano, parecchio fuori...Ma una volta arrivati,le sensazioni, le emozioni e la soddisfazione ci hanno ripagato abbondantemente della fatica, che comunque e' continuata lungo una falsa discesa in mezza costa che ci ha impegnato per altre tre ore fino al luogo del bivacco a 5000 mt. Mal di testa, impossibilita' di dormire, controllo dell'orologio ogni quattro, sette minuti e tutto un protocollo di rituali e cerimonie (cambio di lato, acqua, pipi', acqua, aumento o diminuzione delle dimensioni del cuscino, acqua...) per cercare di far passare il tempo sdraiati in tenda e arrivare finalmente alla mattina successiva... still alive. Un' ottima colazione autogestita ci ha corroborato assieme all'idea che dopo il passo di questa giornata sarebbe stata, come suol dirsi, tutta discesa, e avremmo potuto goderci senza preoccupazioni e affanni quello scenario di accampamenti nomadi, piccoli laghi, gole, torrenti e macchie di verde che dopo il paesaggio aspro e secco, severo delle alte quote, era li' in attesa di darci il benvenuto. Anche il secondo passo (terzo giorno) si e' fatto sentire, e parecchio, ma poi la discesa successiva lungo un torrente ci ha riossigenato e riportato su quote piu' civili, meno da aviazione. Di li' e' stata una festa di incontri, ospitalita' e scambi inattesi con un insospettato popolo di abitatori dei 4000 mt. che, chi per svernare, chi per portare gli animali ai pascoli alti, chi semplicemente di passaggio, abita e frequenta i sentieri che dalle cime portano a valle fino al monastero di Samye. Monastero pieno di fascino e di storia, il piu' antico del Tibet, dove rifiutando stoicamente gli ultimi 20 km di trattore, siamo trionfalmente giunti a piedi, il pomeriggio del giorno successivo. Dopo una mattina di puja (preghiera) cantata e suonata dai monaci di Samye, nella splendida atmosfera di candele al burro e buddhoni dorati, siamo rientrati a Lhasa (dolce Lhasa), con una splendida traversata del fiume Yarlung Tsangpo ( alias Brhamaputhra quando arriva in India) su una folcloristica chiattona di legno piena di tibetani e monaci mischiati a turisti. Ora, come vi dicevamo siamo a Lhasa in attesa domani mattina di andare allo yogurt festival a l monastero di Drepung; un grande evento spirituale e popolare di cui eventualmente vi diremo. A presto
Silvia e Sergio
12 agosto
ciao barcaioliabbiamo lasciato il tetto del mondo per ritornare nel paese senza leerre, senza cielo, senza secondigeniti, fratelli e cugini. il tibet mi ha davvero spezzettato i pensieri come un enjamblement,lasciando nella mia memoria un ricordo davvero indelebile. forse perche' la sacralita' del buddismo tibetano la si sente propriocome l'afa in cina, ogni monastero che abbiamo visitato e' tuttoravivo e vivente, e frequentato non da indianagigi locali in cerca discorci, ma da fedeli che ancora sono spinti dalle stesse vibrazioni dimille anni fa. forse e' questa la grande differenza e il grandefascino dell'oriente. i posti sono vivi! vedere petra o il colosseoriempie il cuore di storie e immagini, ma visitare qualcosa che ha lostesso valore immutato da millenni, e rendersi conto che la sacralita'e' davvero vissuta in prima persona da tutti, questo mi ha emozionato. il Potala, i giri in senso orario, i fedeli che si prostranolanciandosi a terra e poi rialzandosi e poi rilanciandosi perchilometri, i rosari buddisti, l'odore di incenso e burro di yak, lebandiere-preghiera, quel color porpora dei monaci che difficilmente misi stacchera' di dosso... il tibet resiste, seppur inerme, al tempo. Lhasa mi ha fattoimpazzire, non tanto per la sua timida bellezza, troppe volteintaccata e inquinata dai cinesi, ma proprio perche' si sente che e'un luogo dove le lancette scorrono a modo loro, lontane dal frastuonodella civilta' moderna, lente, coraggiose. e' un peccato vedere diluire tanta sacralita' sotto il fiume in pienadella post rivoluzione culturale. lo dico sempre da ateo convinto, maaltresi convinto che il rispetto sia la bandiera piu rossa dasventolare. e' stato abbastanza triste vedere che di notte il Potala none'illuminato, ma la bandiera cinese di fronte si, e' triste leggerenei testi cinesi sul tibet che nel 51 e'avvenuta la 'peacefulliberation' del tibet; e' triste vedere come i tibetani sianocostretti a vessazioni atroci, piccole quotidiane umiliazioni eattentati all'identita'... in ogni campo, tale identita' e' davveroschiacciata e dissacrata. la sera prima di lasciare il tibet siamo andati di fronte al Potalaper dargli un ultimo saluto, coi soliti discorsi del tipo 'quandoritorneremo', o come sara' nel caso in cui torneremo... siamo statiun'oretta a contemplarlo, assieme ad un'americana che studia ilcinese, mentre attorno a noi una camionetta della polizia cinese siaccertava del fatto che non stessimo compiendo atti sovversivi... ad un certo punto hanno acceso lo stereo ed e' iniziata una canzonecinese, che come nel piu beffardo dei finali diceva "vorrei tantotornare da te... ma forse non lo faro' mai..."indiana gigi
13 agosto
Nel 1974 c'era un vecchio contadino che voleva irrigare i suoi campi,l'afa era forte nelle campagne di Xian, con le cavallette che volavanobasse e l'umidita' che gli rendeva i baffi appiccicaticci e il risogia' scotto prima di cucinarlo... Penso' dunque ad un bel pozzo stile cinese, di quelli che aveva vistodai contadini amici suoi del Sichuan che a loro volta l'avevano vistofare dai loro nonni; qualche metro di buca, terracotta e zappa percentrare la falda acquifera, ed il gioco era fatto. A poco piu' di un chilometro da li' il primo imperatore della cina,Qin Shi Huangdi, dormiva nel suo mausoleo reso collina dai secoli,impenetrabile dai misteri e solenne dal fato; dormiva sonni tranquillitale Qin Shi, forte della sua bella muraglia che materializzava lapotenza immortale di cui era stato forgiato. Quella notte anche il contadino dormi' un sonno tranquillo, un po' piuvivo e meno vegeto per via delle zanzare cinesi che gli massacravanole caviglie. era tranquillo perche' sapeva che il giorno dopo avrebbefinalmente risolto quel problema nei suoi campi, sua moglie sarebbestata piu' felice e chissa' la sera prima di dormire gli avrebbe anchedetto parole piu' dolci. molte volte stomaco e cuore danzano tango abraccetto, si sa. dunque si sveglio' preso bene, fischiettando l'internazionale eringraziando il cielo di non aver portato pioggia, e forte della suacultura contadina rivoluzionaria prese tutto il necessario per scavareil pozzo, gia' pensando al desiderio da esprimere allorche' lancera'la prima moneta da 1 yuan per battezzarlo al mondo dei pozzi. scava scava scava, a 5 metri dalla superficie il contadino si accorseche il terreno si faceva piu' duro, ma ricordandosi di cio' che gliaveva detto suo nonno, 'quando il terreno si fa duro, prendi la zappapiu grossa', mica si tiro' indietro o cambio' posizione. no, ilvecchio contadino affondo' tale zappa sempre piu' in direzione delcuore del globo, finche' non si rese conto che forse aveva cozzatocontro qualcosa. chiamo' la moglie e il suo figliolo, poi l'amico contadino e pure ilcapo della comunita' rurale. credeva di avere spaccato la testa a qualcosa, o a qualcuno, e dalbaffo di terracotta che emerse dopo un ulteriore scavo penso' propriodi dover chiamare il governo centrale a pechino, perche' forse avevaqualcosa di molto grosso per le mani. sotto i piedi, anzi. Un anno dopo anche il presidente della cina lo ando' a trovare,perche' probabilmente il contadino si era scontrato con uno dei casidi serendipita' piu straordinari della storia, dopo la scopertadell'america forse. cercare acqua e trovare 8000 statue di terracottasotto terra, allineate e armate fino ai denti, sguardo incazzato evestiti come pronti per andare a combattere. e con loro cavalli,concubine, servitori, vasi... uno spettacolo tale che il contadino siarrese al riso scotto dall'umidita', alle noie della moglie e allaterra secca per iscriversi al club dei novelli archeologi... inizio'un po' a menarsela per la scoperta con gli amici contadini di xian,che da quel giorno lo avevano soprannominato 'foltunello'. Trent'anni dopo ste statue paiono ancora piu' incazzate di duemilaanni fa, quando quel pazzo egocentrico del primo imperatore cinese leha fatte costruire come esercito di guardie del corpo personali, datoche lui sarebbe vissuto anche dopo la morte, e come tutti ben sannooccorre essere preparati... 8000 persone di terracotta tutte diverseuna dall'altra, con nasi storti, imperfezioni facciali, capelliraccolti, sguardi secolari, attitudine bellica, armi affilate... Tutte le volte che visito uno scavo archeologico notevole mi chiedoche faccia deve aver fatto colui che per primo lo ha scoperto, visto,spolverato, immaginato... e ogni volta dietro a tali scoperte c'e' unepisodio buffo come questo, un contadino locale che per far felice lamoglie fa la scoperta archeologica piu' sensazionale del secolo... forse e' la potenza dell'ammore, o e' il sesto sensodell'immaginazione, o l'odore troppo forte della storia, o lagrandezza troppo grande dei grandi, che fuoriescono dalla terra comefuochi fatui, e occorre solo passare di li per coglierli, avvisare lamoglie e prepararsi ad entrare nel librone dei piu' foltunellidell'umanita'! indiana gigi
ferragosto
lasciata xian con diciassette ore di treno stipati nei famigerati hardseat, abbiamo raggiunto stanchi chengdu, la citta' dove tutto ilviaggio e' iniziato e che ci riportera' a casa. Federica e' rimasta in tibet, avendo dieci giorni di viaggio in piu dinoi, e' stato triste dividerci ma immenso al tempo stesso; perdipiufederica e' stata una compagna di viaggio straordinaria. dunque io e remo ci siamo buttati nella chengdu moderna, di palazzonie caldiccio umido, cielo bianco e atmosfera 3d. poi anche per remo il viaggio e' finito, e sono rimasto l'ultimogiorno solo soletto, pieno di malinconia e di uggio all'idea ditornare in ufficio... ma il mio volo per amsterdam era da pechino, dunque mi sono dovutoprendere un altro aereo per arrivarvi, pernottare li e ripartirel'indomani. dunque sono riuscito a vedermi una serata di pechino, passando perpiazza tienammen, dove ho avuto una carrambata: ho incontrato un amicodell'universita'... pensa te! dopodiche' un po di panico perche' nessun tassista o rikscioistasapeva come tornare al mio hotel, ero solo e disperato, perso e consolo un biglietto da visita dell'hotel scritto in cinese e concaratteri troppo piccoli per essere letti... dopo almeno mezzora dipanico, mentre girovagavo a caso per pechino temendo che avrei perso ibagagli nell'hotel (avevo ogni documento con me...), sperando diricordarmi qualche punto di riferimento, ho beccato un tassistailluminato che per grazia diddio mi ha riportato in stanza per sole 13 yuan tralaltro. poi, tale hotel si e' rivelato casa chiusa e per tutta la notte mibussavano alla porta ragazzine seminude che dicevano 'sexi massage'......!!! alla fine per dormire sono uscito urlando 'goawayyyyyyyyy!!!' e credo di averle terrorizzate. sano e salvo, sono ritornato ad amsterdam e di corsa in ufficio, dovemi trovo ora, per la solita vita.... ma con un altro viaggio negliocchi. indiana gigi--
17 agosto
Ciao radio, ciao Gigi,Si parla con nuora perche' suocera senta... Eravamo rimasti in piena fibrillazione per lo yogurt festival di Drepung. Sveglia alle tre e mezza, incontro con Federica (quella che ha avuto il coraggio di boicottare la cina per restare in tibet, pur dovendo scambiare la compagnia di Gigi e Remo per la nostra) al Bar-kor (tipo il posto piu' in nel centro di Lhasa) alle quattro, partenza con il pullmino della parrocchia pieno di fedeli, stop della polizia alle pendici del monte che ospita l'evento, moolto lontano e in salita dal monastero. Arrampicata al buio in un corteo di ombre che si seguivano a vicenda puntando a quelle piu' avanti, arrivo, finalmente, all'ingresso dove inaspettamente un cordone cinotibetano mascherato da monaci ha preteso un esborso inaudito di 50 Y a testa (una notte in guet house costa dai 20 ai 30, i soldi dell'ingresso vanno interamente al governo cinese). Nelle due ore di attesa, man mano che un filo di luce penetrava il freddo pungente che ci inchiodava ognuno al suo pezzo di roccia, lo spettacolo che si delineava era piuttosto desolante: comitive di cinesi che spronate da leader improvvisati intonavano canti del tenore dei nostri "dieci ragazze per me", "calzette rosse" "pippo che cazzo fai", ragazze cinesi agghindate con scarpe lisce che scivolano dalla montagna urlando, si riarrampicavano, si facevano immortalare sul cellulare delle amiche ridendo e facendo con la mano la V di vittoria, mentre loro colleghe piu' ideologicamente consapevoli facevano girare le ruote di preghiera scimmiottando le cantilene sacre tibetane. Insomma un circo: ci siamo chiesti perche' i cinesi non fossero confinanti con i territori dell'Opus Dei e perche' non siano stati i tibetani a istituire la Sacra Inquisizione, i soliti errori della Storia... A parte lo spettacolo di nani e ballerine, i monaci comunque c'erano e i pellegrini per quanto stemperati e flashati dalla fanteria cinese continuavano la cerimonia inossidabili al nuovo che avanza... Quando verso le nove, il palco delle autorita' si e' finalmente riempito e' stato come il segnale che il rito della salita dei monaci con l'enorme tanka arrotolato sulle spalle e la sua esposizione tramite srotolamento dalla cima, poteva avere inizio. Tra urla da saloon e cori da stadio che nulla centravano e' partita la corsa verso la cima per toccare il tanka sacro, portatore di ogni delizia e prosperita'. Avevamo assistito alla stessa festa cinque anni fa, eravamo rimasti cosi' commossi e affascinati dalla partecipazione della gente e dall'atmosfera che si era creata, da organizzare trekking e giri vari in modo da garantirci, nonostante le difficolta' di comparare la data con il sibillino calendario tibetano, di essere presenti anche quest'anno. Alle undici non vedevamo l'ora di andarcene, ma qua e' cominciato il delirio vero e proprio. La strada, stavolta in discesa, era un fiume in piena, la gente rotolava come ciotoli urtata qua e la' da enormi tronchi strombazzanti alla deriva, marca Toyota o Land Cruiser... Per rimanere a galla bisognava muoversi veloci e capire da come l'onda si muoveva avanti a noi, cosa stesse arrivando da dietro. Giunti alla base, dove la polizia aveva stoppato i mezzi non autorizzati (leggi i mezzi dei tibetani e dei pellegrini qualunque) ci siamo trovati di fronte ad una coda di auto, pullman, rikshaw e qualunque altra cosa in grado di emettere scarichi di fumo grasso, denso e nero che, bloccati in una linea che arrivava fino a Lhasa senza soluzione di continuita' dovevano essere scartati e zigzagati dai pedoni che come salmoni in risalita, boccheggiando cercavano a colpi di reni di scavalcare gli ostacoli aumentando continuamente di numero dato che dai mezzi sempre accesi e sempre fermi, i passeggeri bloccati uscivano per unirsi al flusso. L'arrivo a Lhasa, dopo piu' di due ore (6 km.) e' stata una conquista che ha quasi eclissato quella gia' a voi raccontata del Chug-la (5250 mt.). Alla prossima occasione vi racconteremo invece di uno splendido giro che ci ha portato nel monastero di Reting, quello dove il Dalai Lama andrebbe se dovesse tornare in Tibet, avvolto in una foresta di ginepri(dico foresta, a 4250 mt !). A presto e baci a Gigi che e' gia' tornato a casa, anzi peggio, al lavoro. Silvia e Sergio
20 agosto
ciao barcaioli, una foto in allegato, forse quella a cui tengo di piu, che riassume tutto il viaggio forse (per me ovviamente) abbracci gigi
18 AGOSTO
Ciao radio, ciao Gigi, Si parla con nuora perche' suocera senta... Eravamo rimasti in piena fibrillazione per lo yogurt festival di Drepung. Sveglia alle tre e mezza, incontro con Federica (quella che ha avuto il coraggio di boicottare la cina per restare in tibet, pur dovendo scambiare la compagnia di Gigi e Remo per la nostra) al Bar-kor (tipo il posto piu' in nel centro di Lhasa) alle quattro, partenza con il pullmino della parrocchia pieno di fedeli, stop della polizia alle pendici del monte che ospita l'evento, moolto lontano e in salita dal monastero. Arrampicata al buio in un corteo di ombre che si seguivano a vicenda puntando a quelle piu' avanti, arrivo, finalmente, all'ingresso dove inaspettamente un cordone cinotibetano mascherato da monaci ha preteso un esborso inaudito di 50 Y a testa (una notte in guet house costa dai 20 ai 30, i soldi dell'ingresso vanno interamente al governo cinese). Nelle due ore di attesa, man mano che un filo di luce penetrava il freddo pungente che ci inchiodava ognuno al suo pezzo di roccia, lo spettacolo che si delineava era piuttosto desolante: comitive di cinesi che spronate da leader improvvisati intonavano canti del tenore dei nostri "dieci ragazze per me", "calzette rosse" "pippo che cazzo fai", ragazze cinesi agghindate con scarpe lisce che scivolano dalla montagna urlando, si riarrampicavano, si facevano immortalare sul cellulare delle amiche ridendo e facendo con la mano la V di vittoria, mentre loro colleghe piu' ideologicamente consapevoli facevano girare le ruote di preghiera scimmiottando le cantilene sacre tibetane. Insomma un circo: ci siamo chiesti perche' i cinesi non fossero confinanti con i territori dell'Opus Dei e perche' non siano stati i tibetani a istituire la Sacra Inquisizione, i soliti errori della Storia... A parte lo spettacolo di nani e ballerine, i monaci comunque c'erano e i pellegrini per quanto stemperati e flashati dalla fanteria cinese continuavano la cerimonia inossidabili al nuovo che avanza... Quando verso le nove, il palco delle autorita' si e' finalmente riempito e' stato come il segnale che il rito della salita dei monaci con l'enorme tanka arrotolato sulle spalle e la sua esposizione tramite srotolamento dalla cima, poteva avere inizio. Tra urla da saloon e cori da stadio che nulla centravano e' partita la corsa verso la cima per toccare il tanka sacro, portatore di ogni delizia e prosperita'. Avevamo assistito alla stessa festa cinque anni fa, eravamo rimasti cosi' commossi e affascinati dalla partecipazione della gente e dall'atmosfera che si era creata, da organizzare trekking e giri vari in modo da garantirci, nonostante le difficolta' di comparare la data con il sibillino calendario tibetano, di essere presenti anche quest'anno. Alle undici non vedevamo l'ora di andarcene, ma qua e' cominciato il delirio vero e proprio. La strada, stavolta in discesa, era un fiume in piena, la gente rotolava come ciotoli urtata qua e la' da enormi tronchi strombazzanti alla deriva, marca Toyota o Land Cruiser... Per rimanere a galla bisognava muoversi veloci e capire da come l'onda si muoveva avanti a noi, cosa stesse arrivando da dietro. Giunti alla base, dove la polizia aveva stoppato i mezzi non autorizzati (leggi i mezzi dei tibetani e dei pellegrini qualunque) ci siamo trovati di fronte ad una coda di auto, pullman, rikshaw e qualunque altra cosa in grado di emettere scarichi di fumo grasso, denso e nero che, bloccati in una linea che arrivava fino a Lhasa senza soluzione di continuita' dovevano essere scartati e zigzagati dai pedoni che come salmoni in risalita, boccheggiando cercavano a colpi di reni di scavalcare gli ostacoli aumentando continuamente di numero dato che dai mezzi sempre accesi e sempre fermi, i passeggeri bloccati uscivano per unirsi al flusso. L'arrivo a Lhasa, dopo piu' di due ore (6 km.) e' stata una conquista che ha quasi eclissato quella gia' a voi raccontata del Chug-la (5250 mt.). Alla prossima occasione vi racconteremo invece di uno splendido giro che ci ha portato nel monastero di Reting, quello dove il Dalai Lama andrebbe se dovesse tornare in Tibet, avvolto in una foresta di ginepri(dico foresta, a 4250 mt !). A presto e baci a Gigi che e' gia' tornato a casa, anzi peggio, al lavoro. Silvia e Sergio
22 AGOSTO
Ciao radiopop, ciao Gigi, noi siamo ancora a Lhasa dolce Lhasa, fino al 28; ci ha fatto molto piacere ritrovarci ospitati sul blog di Indiana Gigi, non ce lo aspettavamo, e ora che ci abbiamo preso gusto, ci dispiace leggere concluso fra parentesi, come bussare alla porta di un amico appena conosciuto e non trovarlo in casa; abbiamo fatto il giro dei vicini per leggere cosa succede nelle altre case e ci e' piaciuta l'aria di movimento che gira per il condominio. Prenotiamo gia' una stanza per la prossima estate. Vi avevamo preannunciato un resoconto dal monastero di Reting e ora visto che e' sulla punta delle dita ve lo spediamo anche se fuori tempo massimo. Sveglia alle sei per arrivare in tempo ad una nascosta "eastern subburb bus station", stazione degli autubus, che al terzo rimbalzo, sempre piu' nei subburbs, con stazione sempre piu' scalcagnata, scopriamo essere quella giusta per Reting. L'autobus delle sette, che in quattro ore avrebbe dovuto portarci a Reting, in realta' non partiva quel giorno, mentre alle nove sarebbe partito un autobus per Phongdo, ad una trentina di km. da Reting, da cui avremmo poi potuto giungere al monastero con non meglio precisati altri mezzi, va bene! Dopo aver familiarizzato con il pubblico strettamente tibetano dei compagni di viaggio, nel cortile fangoso della stazione sotto la pioggia davanti al nostro mezzo malmesso e rigorosamente chiuso, alle nove e dieci, con l'approvazione gioiosa degli altri passeggeri e ormai amici, Sergio, con un colpo di mano e uno di reni, si infila attraverso un finestrino chiuso male e nell'entusiasmo generale apre a tutti l'entrata dell'autobus. il pullman in un attimo e' carico e pronto a partire, il driver non puo' che prenderne atto, sale, mette in moto ed e' subito viaggio. Dopo quattro ore di spettacolari paesaggi di altopiano verde macchiato dalle tende dei nomadi e punteggiato dalle mandrie di yak che risalivano i pendii verso le erbe piu' ricche, la strada ha iniziato a farsi piu' stretta, somigliando sempre piu' ad un sentiero. Da qui e' cominciato uno splendido pellegrinaggio di villaggio in villaggio, il bus infatti trasportava da Lhasa ogni sorta di prodotto introvabile nei villaggi. Alcuni prodotti giungevano accompagnati da qualcuno che scendeva li', e grande era la festa e i saluti di chi era in attesa. Altri erano stati caricati affidandoli all'autista e giunti al villaggio venivano scaricati e recapitati a domicilio dove non mancavano cerimonie e offerte di ringraziamento. Il tutto ha richiesto altre quattro ore e mezza. Quando, sul fare della sera, siamo arrivati ad un ponte su cui il nostro bus non poteva passare, abbiamo capito che il viaggio col bus era finito, ma non come sarebbe potuto continuare. Carichi di tutto il nostro materiale attreversiamo il ponte a piedi e raggiungiamo Phongdo. A parte una rivendita di yak squartato sopra un vecchio tavolo da biliardo, una stanza di verdure e due negozi di corde e sacchi, il villaggio non offriva granche', tranne la splendida cima perfettamente piramidale della montagna che lo sovrastava. Data l'impossibilita' di ripartire fino a, forse, il giorno dopo, ci accampiamo ai limiti del villaggio dove, dopo aver ricevuto la visita di alcuni cani randagi e sedicenti giovani dottori, ci cuciniamo una bella cenetta e passiamo la notte serenamente ai piedi della montagna. Il giorno successivo, dopo aver faticosamente chiarito che si, c'e' un bus che passa alle tre e prosegue per Reting, sorseggiando un the scopriamo per caso che l'autobus che si e' fermato davanti a noi a mezzogiorno e' quello per Reting ed e' l'unico per i prossimi due giorni. Lo prendiamo, letteralmente al volo. Dopo pochi chilometri lungo un fiume, la strada svolta la montagna e inizia ad arrampicarsi lungo una foresta di ginepri mozzafiato, fino a raggiungere il nostro splendido monastero, punto terminale della corsa e della strada. Non stiamo qua ad appesantirvi con commosse e sdolcinate descrizioni del monastero e dei suoi dintorni, ma il posto e' cosi' bello che piantiamo la tenda fra gli alberi e non ci muoviamo per quattro giorni. Solo per concludere e darvi un'idea del posto, una mattina ci ritroviamo faccia a faccia con un cervo davanti alla nostra tenda, che lungi dall'essere spaventato (lo era invece Silvia che non sapeva nemmeno come uscire dalla tenda e scappare), pretendeva di entrare a curiosare manovrando la sua enorme impalcatura di corna tra la tenda e il soprattetto. I monaci osservando la scena a rispettosa distanza, non si stancavano di segnalarci di stare attenti alle corna perche' poteva essere pericoloso, grazie! Per il ritorno abbiamo avuto lafortuna di viaggiare su un autobus di pellegrini che prima di rientrare a Lhasa ci ha permesso di visitare lo splendido e proibito monastero di Talung ed il suo incontaminato villaggio, passando da una strada mozzafiato arrampicata su passi a 4800 mt. Di notevole vogliamo segnalarvi in ultimo, velocissimi per il solito scadere del collegamento, una cena a Lhasa in cui, per puro caso e la cortesia di un businessman tibetano, ci siamo ritrovati al tavolo con tutta l'intellighenzia artististica e culturale di Lhasa: l'editore di un magazine sul Tibet, un film-maker di documentari sulla flora e la fauna tibetana, il maggior scrittore contemporaneo tibetano che pare sia tradotto anche in italiano, un professore di sociologia dell'Universita' di Hong Kong e alcuni business e faccendieri sia uomini che donne a rendere importante e denso di sviluppi l'incontro. Ora contiamo di starcene tranquilli a goderci Lhasa e comprare regali per il Natale, prima del nostro rientro a Milano via Chengdu. E' stato un piacere raccontarvi del nostro viaggio, anche se temiamo giunga troppo tardi. A risentirci a Milano a presto, Silvia e Sergio

|