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tre uomini in barca

Ebi & family back to Persia (Iran)

Giunti alla meta!

I boys (ovvero i vecchi del gruppo), con Viola, sono appena usciti per farsi due passi al parco vicino l`albergo.

Il viaggio e` stato lungo. 4ore e 30di volo, ma ci aspettava, stranamente, un`arietta niente male a Tehran...oltre al pullman...un pullman da 50posti per 15persone!

Subito ci precipitiamo in albergo a riposare le stanche membra. Cosi` dopo una sana doccia rinfrescante ci concediamo 10minuti al letto per poi darci al cibo.

Ad attenderci due musici che suonavano musiche tradizionali a lato di un tavolo ricco di succulente cibarie: feta, insalate di verdure varie, yoghurt, salsa di melanzane, zuppa e ben tre tipi di pane! Spazzolati i piatti arrivano puntuali teglie di riso accompagnate da altrettanti vassoi pieni di carne d`agnello, pollo e storione allo zafferano.

Per concludere il tutto a darci una rinfrescata alla stomaco, non disdegnamo la frutta, presente in abbondanza al tavolo del buffet e una tazza (ahinoi, all`inglese) di chai.

Adesso ci daremo ad un meritato riposo visto che l`avventura sara` intensa. Domani sveglia alle 7.30 con visita al museo dei tappeti, museo archeologico, pranzo e museo dei gioielli. E poi una visita alle vie della citta`, che ci sembra giusto sottolineare, e` molto famigliare.

Vi alleghiamo la foto del gruppo davanti al nostro mitico ronzinante (il pullman).

Alla prossima

Dario, Giulio, Olmo e Viola (appena tornata dal passeggio)

 

 

                                                                              
30 luglio

I due giorni a Tehran sono stati molto intensi. I momenti di pausa davvero pochi...non a caso, mi sono beccato un bel mal di testa per la stanchezza e oggi pomeriggio sono rimasto qui in albergo a Kashan, mentre gli altri fuori si sollazzavano.Gia`, oggi dopo una traversata del deserto di 4ore, siamo giunti a Kashan, un`antichissima citta`.  Menomale che i vecchi ricordi colmano le lacune di quanto mi sono perso oggi, ma almeno una vecchia casa di 150`anni fa circa, sono riuscito a gustarmela stamattina, appena giunti qui.Questa casa che abbiamo visitato oggi racconta le solite storie per non pagare il pizzo alla Chiesa. Infatti nella religione musulmana, ogni anno, una piccola parte di quello che accumuli e non spendi devi darlo alla Moschea...Il padrone della casam avendo accumulato parecchio e non avendo speso niente, si fece costruire questa casa, per la costruzione della quale ci vollero 10anni...cosi` non pago` nessuna tassa...Barcaderos, vi lascio che tra poco andiamo a mangiare. L`entusiasmo comunque e` tanto...e non vi dico di ieri sera! Siamo stati a cena in un ristorante nella residenza di Tehran dello Scia`...a fine pasto, ci siamo seduti su dei banconi tipici (sono dei mini soppalchetti coperti da tappeti, con i cuscini ai lati, in modo che ti puoi sedere comodo comodo e gustarti il piacere di un chai con datteri e un narghile` alla fragola) a bere e a fumare

 

1 e 2 agosto

A Na'in, fine giornata, mi riposo dentro uno splendido caravanserraglio ristrutturato e messo a completa disposizione del nostro gruppo...
La struttura e' davvero meravigliosa, vi sono dieci archi a cupola sotto i quali v'e' un breve corridoio che porta ad ogni ingresso. Le stanze sono a due piani, piccole e confortevoli, raccolte... Qui i mercanti nel passato trovavano ristoro, i cammelli venivano parcheggiati nel giardino e si poteva finalmente rilassarsi, godendosi un buon narghile' riempito di spezie strane...
Non ho nemmeno il tempo di pensarli, questi mercanti con i loro argenti e i loro tappeti pregiati, che sono gia' in viaggio per Esfahan, citta' a dir poco meravigliosa, piena di storia, di vita, di gente e di traffico....
La piazza di Naghsh-e Jahan e' seconda per grandezza solo a quella di Tian an Men... Un rettangolo la cui fine rischia quasi di perdersi alla vista. Credo forse che abbia una lunghezza di 2 km. Su ogni lato della piazza c'e' un monumento imponente, ognuno dei quali simboleggia uno dei poteri... Religioso, economico e politico. Due sono le moschee, immense, costruite in ben 18 anni di fatiche nel periodo Safavide (1600), moschee immense ad architettura iraniana (pianta a croce con estremita' regolari). Anche qui sorprende sempre, oltre alle splendide decorazioni in piastrelle a sette colori e a intarsi blu che recano iscrizioni in farsi (e' la lingua persiana), il gioco labirintico di cortili atti al riposo e alla meditazione, aperti, silenziosi. Altro dettaglio di cui non ero a conoscenza, il luogo della preghiera nelle moschee iraniane e' all'aperto, non v'e' copertura o soffitto, solo dei teloni ora che e' estate per riparare un po' dal sole caldo.
Che dire poi del bazar... Ovviamente il solo nome musica per le mie orecchie, tempio della contrattazione e dello scambio, di moneta si' ma anche di sguardi, il mercante osserva e come nelle migliori tradizioni e' un gioco sottile a chi dimostra meno interesse verso l'altro, e' un gioco circolare di allontanamenti e riavvicinamenti verso l'oggetto prescelto, curato e studiato e infine contrattato per portarlo a casa al prezzo migliore. Per entrambi, ovviamente.
Capito poi, quasi per caso, al bazar verso le tre del pomeriggio, e' quasi deserto, tutti i vani sono serrati e c'e' poco movimento. Dalle 14 alle 16 era chiuso. Son venuta apposta, infatti. Il luogo ha cambiato totalmente volto, come ogni luogo che si rispetti vive di riflessi e nello stesso tempo di vita propria, cosi' eccolo diventare un labirinto scuro, attraversato talvolta da lame di luce che lo mostrano nella sua fascinosa decadenza e nella sua reale struttura. Mi giro e rigiro, vado cauta verso le mete piu' illuminate, ad un certo punto decido di tornare ma una luce piu' abbagliante mi sorprende! La seguo e si apre davanti a me un cortile, che altro non e' che il retro del bazar... Aleggia un'atmosfera decisamente affascinante, un fabbro accucciato salda con la fiamma ossidrica dei pezzi di letto in ferro battuto... Una costruzione in pietra si trova alla mia destra, forse i bagni, e di fianco ad essa una cupola, tutta di acciaio, adagiata sul pavimento terroso... Strano vedere un simbolo religioso, destinato ad essere un tetto svettante di qualche moschea nei paraggi, adagiato sul profano terreno del retro un po' sporco del bazar....
Esco e mi sembra di nuovo che il tempo si sia trasferito su un'altra dimensione, o meglio la mia testa non sta piu' nel reale ma e' tornata inspiegabilmente (o forse no) nel mondo di magia orientale, mi sento parte del luogo e delle persone e il velo mi integra e mi lascia libera di guardare negli occhi chi mi passa accanto, tutti salutano contenti al nostro passaggio e se sanno qualche parola di inglese chiedono subito di dove siamo per poi ripetere, soddisfatti, Italiani, very good!
Alla prossima,Viola

 

3agosto

Eccomi qua... Ieri ho avuto quasi una crisi di nervi, i computer dell'hotel non davano segni di voler funzionare....Vi scrivo la mia parte di meraviglie.
Cerchero' di riordinare le idee perche' ho visto veramente moltissime cose, e tutte stupende...

Shar'zade a Na'in

Comincero' da Na'in... Una citta' meravigliosa... Mi sono trovata a perdermi nel tramonto rosa, mescolato di tante e tali variazioni di colore.... Stavo seduta sopra a un tetto e il sole al suo calare disegnava in modo cosi' dolce i contorni dei tetti della citta', bassi, tondi o quadrati, e impregnati dei riflessi colorati... Sembrava di stare in un sogno di mille e una notte, per un attimo a occhi aperti ho fatto un sogno ed ero in volo su un tappeto magico sopra questo splendido tramonto....
Qui le case sono tutte dello stesso color sabbia... basse... alcune hanno un tetto semisferico, altre quadrato, altre leggermente piu' alte sono a forma di triangolo. Hanno la stessa altezza e si mischiano armoniosamente con i resti diroccati di villaggi precedenti consunti ed erosi dal tempo, cosi' che quasi pare difficile distinguere il villaggio dai monti o dal deserto che si intravvede all'orizzonte. E' una sensazione difficile da spiegare, come se le case si fossero erette spontaneamente dal suolo, in un processo di accartocciamento e livellamento che ha poi prodotto il risultato attuale. Cosi' e' facile confondersi e perdersi ad un tramonto, un attimo che i pensieri fuggono senza controllo e mi ritrovo a sognare tappeti che volano.
Per poi trovarmi all'improvviso dentro il museo etnografico, scusa e pretesto per farmi scoprire un altro giardino nascosto... raccolto tra quattro mura, piccolo, questa volta con un'immensa quantita' di fiori o piante. E' sempre una sorpresa e strugge il cuore comprendere la preziosita' di questi angoli nascosti agli occhi indiscreti o pavidi, luoghi che si dischiudono pian piano senza, prima, dare sospetto di esistere. Solo chi sapra' addentrarsi con la curiosita' della fiaba o il coraggio dell'esploratore puo' trovarli, e goderne... cosi' mi perdo nel giardino dei fiori per poi trovarmi davanti un'altra porta, e neanche a dirlo mi dischiude un altro giardino, alberi di arachidi dalle foglie tenere, una fontana spenta e rotonda che conduce al limitare del giardino racchiuso da mattoni gialli alternati.
Esco dal giardino, i bambini mi inseguono, e torno verso la strada di casa. Percorro un viale con ambedue i lati occupati da banchetti in cui si vende acqua di rose, pane caldo, granturco...continua la mia magia...

Alla prossima,

Viola

 

5 agosto

Vi scrivo sotto alcuni commenti di alcuni compagni di viaggio, Giorgio e Guido.
 GIORGIOLa vivacita`, la curiosita`, la semplicita` e la dignita` della popolazione di una cuivilta` conta diecimila anni di storia e di cultura rappresentano un fuoco, la cui fiamma puo`  forse essere spenta, ma che nessun tipo di potere potra` estinguere.
 "Siete proprio incoscienti"dissero gli incompetentiquando il gruppo si deciseper la patria di CambiseDecollati da Malpensasenza buoni della mensai cocciuti riuscirana sfangarsela in Iran?
Con l`ausilio della guidaora affrontano la sfida.
Il "rais" non e` da menonon fa loro certo da freno.
Canta, balla, mai non dorme,sempre in pista sulle orme.
Ne hanno viste delle bellemonumenti a cinque stellepranzi e cene da sultanisono ancora tutti sani.
Bazar moschee tappetirendon tutti molto lieti.
Le donzelle il proprio pelohan coperto con il velo.
Ma non hanno visto tutto:
solo il bello e non il brutto.
Non gli e` dato di saperecio` che non si puo` vedere.
La sorpresa arrivera`(d)quando toccheran Mashad?
 GUIDOIn Iran anche con il mouse disponibile al momento giusto, e` meglio non insistere per collegarsi a internet.
Intanto vi comunico che siamo arrivati a Kerman, dopo una traversata del deserto, dove ci siamo beccati la pioggia.
La foto in allegato e` stata fatta ad Abyaneh. Paesino in terra rossa, toccato lungo il viaggio tra Tehran e Kashan

 

 

7 agosto

Le torri del silenzio Parlare di queste torri, che sono state di ieri la meta raggiunta al limite del tramonto, vorrebbe dire fare un torto al viaggio, tramite a dir poco indispensabile che da' senso a ogni arrivo. Abbiamo macinato molti chilometri, quasi quattrocento, ed e' stato semplicemente meraviglioso attraversare il deserto. Ogni deserto e' fatto a modo suo: Il deserto iraniano, che si trova nella zona centro-settentrionale epervade buona parte del paese, svela man mano paesaggi diversi tra loro... Ho cominciato a perdermi mentre osservavo le montagne e i rilievi color porpora, che quasi abbagliavano sotto la luce del sole allo zenith. Era quasi mezzogiorno, e il rosso della roccia bruciava le pupille e amalgamava i colori, le rade piante si confondevano e quasi sparivano per lasciare spazio ai giochi di ombra che le scandagliature e le rientranze delle rocce piu' alte e piu' lontane creavano al nostro passaggio. Bastava fare cinquecento metri che la forma visualizzata qualche secondo prima sparisse lasciando il posto a un nuovo disegno, istantaneo e fuggevole, che trasformava il paesaggio vecchio in quello nuovo.
 In quattro giorni abbiamo fatto circa mille chilometri, e riposando gli occhi e gli altri ricettori dalla miriade di stimoli sensoriali ricevuti in questi giorni, i miei pensieri hanno potuto prendere libero corso. Il deserto mi e' stato sicuramente complice.. Ho perso e riacchiappato piu' volte i miei bizzarri pensieri ballerini mentre osservavo affascinata la distesa di sabbia, arbusti e rocce che puntellavano qua e la' i contorni del deserto stesso. E' proprio incredibile constatare come il deserto ci riporti alla vita, ci metta inevitabilmente davanti a noi stessi perche' ci concede il dono dell'infinita', dell'apertura davanti a noi. E cosi' cosa ci rimane da mettere davanti ai nostri occhi se non il libero corso dei nostri pensieri? Il deserto ci ricorda che siamo vivi, come una notte passata all'aperto, ci ricorda che abbiamo dei pensieri da capire, dei sentimenti da risolvere, delle profondita' (non sempre facili) da esplorare.
 Mentre viaggiavo intravedevo come puntini, da lontano, i caravansaraj oramai abbandonati che un tempo fungevano da riparo indispensabile per i mercanti in viaggio sulle loro rotte commerciali e i viaggiatori sui loro cammelli, e pensavo. Sognavo, ad occhi aperti. Mi piaceva immaginare di vecchi mercanti, con i cammelli carichi di stoffe e tappeti e argenti, affaccendarsi per sistemare gli animali e godersi il riposo, per poi ripartire la mattina dopo col sorgere del sole. Adesso la strada della modernita' ha cambiato direzione e quei caravansarai hanno perso quel loro prezioso significato che li rendeva santuari piu' di ogni altra chiesa. Non affiancano piu' la via della seta e piano piano sono spariti dalla memoria collettiva, persa la loro funzione di riferimento. Abbandonati a loro stessi, rimangono oramai custodi dei suoni misteriosi che il vento provoca passando negli interstizi vuoti dei muri, o riparo di carcasse di animale.
 Tuttavia il viaggio prima o poi finisce (a parte per alcuni irriducibili), e trovo davanti a me due altopiani sacri, sulla cui cima si ergono i resti di due torri circolari volte verso il cielo. Le Torri del Silenzio, luoghi sacri dello zoroastrismo, in cui i seguaci di Zarathustra fino a trent'anni fa portavano i corpi dei loro defunti affinche' venissero mangiati dagli avvoltoi e lasciate soltanto le ossa, rinchiuse in ossari incastonati poi nella roccia. Questa pratica era frutto di convinzioni che risalgono a 2500 anni fa, secondo cui i quattro elementi naturali erano considerati sacri e dunque non dovevano venire inquinati con i cadaveri umani. Seppellendoli si sarebbe inquinata la Terra, bruciandoli l'Aria e il Fuoco, e cosi' via.
Alla base di questi rilievi montuosi i resti di alcune strutture abitative, atte nel passato a ospitare i parenti del defunto che dovevano attendere il completamento dell'opera degli animali.Un sacerdote infine vegliava sul corpo per tre giorni: il suo compito era quello di annotare quale dei due occhi veniva cavato per primo al defunto: se quello destro, allora si aveva buon auspicio, viceversa se il primo era il sinistro si considerava di cattivo auspicio.
Sono salita fino in cima alla piu' bassa di queste due costruzioni montuose, era appena calato il tramonto e ho potuto godere dello spettacolo infinito del crepuscolo che si porta via le ultime onde di luce, alternate nelle tonalita' piu' calde che ognuno di noi puo' immaginare se scava nella sua memoria. Il cielo cosi' colorato si modulava dietro ai confini delle montagne estese lungo tutta la mia visuale (almeno 180 gradi), rilievi che pian piano diventavano neri, appuntiti, frastagliati, magnifici nel loro attendere la notte buia. I contorni erano talmente definiti che la suggestione e l'emozione di quel luogo e' stata a dir poco incredibile. Le nostre figure a loro volta disegnavano sagome piu' umane, nere in controluce, mosse lievemente dal vento insistente tipico delle pendici che, davanti a se', non trovano nulla a fare da scudo.
PAreva quasi di sentire in lontananza il grido degli avvoltoi, che piano piano, separatamente, si avvicinavano alla torre per poi disporsi in volo a cerchi concentrici, fino al momento del primo assalto al cadavere.
 E' stato davvero splendido avvertire il contatto con il passato, con riti di culto cosi' significativi e pregnanti, cosi' ricchi di simbologia con cui ognuno di noi puo' identificare il proprio io piu' profondo, ritrovare in se' dei tratti antropologici e culturali/cultuali comuni, in altri termini radici umane che rispondono al suono delle stesse corde alle quali rispondevano i primordi dell'umanita'.
 Alla prossima, Viola

 

12 agosto

Ormai ci si avvicina alla fine di questo tour. I miei genitori e mio fratello resteranno qui, mentre io, con il gruppo tornero` in italia.
Siamo giunti alla conclusione, e pertanto siamo tornato alla citta` che diede i natali al mio papozzo, Mashhad. La seconda citta` santa per i musulmani. Qui e` infatti sepolto l`ottavo profeta, all`interno di quella che sta diventando, grazie a sistemi speculativi allucinanti da parte del clero locale(che danneggeranno anche l`antico bazar), la moschea piu` grande del mondo.
Mashhad e` la citta` che appunto vide nascere mio padre, figlio di un`importante famiglia, che aveva il monopolio del tabacco in Iran. E` qui che infatti, la nostra famiglia, ha avuto intestata una via.
Siamo importanti! In realta` fummo famosi (Diegoli, risparmiati battute tipo "fumo famosi",vista l`attivita` in cui erano impiegati i miei avi =)).
Comunque adesso il viaggio e` entrato nella fase piu` incandescente: io ho tutti i parenti da salutare (non oso immaginarmi tra due giorni, quando lascero` Mashhad), ci sono ancora monumenti e siti da visitare, e anche i compagni di vaiggio si stanno dando alle ultime compere disperate.
Dopo aver ricevuto oggi la grazia dall`ottavo profeta, domani intraprenderemo un viaggio verso il confine col Turkmenistan. Non so cosa ci aspetti, ma non sto nella pelle. La nostra guida di questi giorni ci ha inoltre detto che volendo lui accompagna anche in Afghanistan...Chissa` che l`anno prossimo non diventi l`occasione buona...

 

15 agosto

Cari tutti,sono ormai giunta alla fine di questo meraviglioso viaggio attraverso l'Iran...
Questa notte prenderemo il volo per tornare in Italia, e vi prometto che finiro' di raccontarvi cio' che non ho fatto a tempo a scrivere in questi ultimi giorni intensissimi, pieni di luoghi da vedere, persone da incontrare, suggestioni da fissare nella memoria.
Insieme ai compagni d'avventura abbiamo macinato piu' di 5000 km, un bel successo, e' stato un viaggio perfetto sotto tutti i punti di vista e, per essere un viaggio organizzato, e' stato decisamente anomalo. Dalla scelta delle mete alla coesione tra i viaggiatori, dai paesaggi mozzafiato all'ospitalita' sincera di ogni iraniano, fino alla consapevolezza della ricca diversita' di una realta' che dai mass media e' presentata in modo totalmente distorto e demonizzato, tutto ha contribuito a renderlo un viaggio impareggiabile. Conserveremo ogni attimo, ogni luogo e ogni volto nella memoria e soprattutto, li racconteremo ogni volta che lo vorrete a tutti voi che ci avete seguiti con cosi' tanto entusiasmo e che avete sognato e immaginato le mete che noi attraversavamo.
Non manchero' nei prossimi giorni di terminare gli ultimi racconti.
A presto e grazie a tutti!
 Viola

 

9 agosto 2007

 

Viaggio a Tabas

 

A Tabas, citta' costruita in mezzo al deserto, dove ogni albero e' specchio di sofferenza ed e' cresciuto a stento sotto un clima arso e assai difficile, ci troviamo inquesto albergo le cui stanze sono file di bungalows in muratura e una hall all'entrata. E' un posto surreale, ogni camera ha due stanze, una cucina a gas e un bagno con turca senza sciaquone e un piccolo lavandino. I più fortunati hanno un frigorifero rotto e lercio nell'anticamera...
Devo ammettere che in un luogo che regala una media di cinquanta gradi per otto ore al giorno è già una conquista aver costruito questo posto.
Il panico raggiunge velocemente tutti i residenti quando ognuno nella propria stanza si rende conto che sta respirando nafta anziché ossigeno. I condizionatori vengono messi in funzione attraverso una caldaia che si alimenta a nafta sul retro del bungalow. Corro sul retro e la scena è a dir poco impressionante: una caldaia nera e gialla, incrostata che butta fuori un fumo nerissimo che viene filtrato dall'impianto di condizionamento insieme alla componente volatile della nafta stessa. La caldaia sembrava voler scoppiare da un momento all'altro e così eccoci tutti fuori, a cercare di evitare quella puzza letale e recandoci alla reception fantasma a cercare qualcuno che spegnesse quel marchingegno.. Nessuno! Ci hanno accolto, ci hanno dato gli asciugamani, e sono spariti abbandonandoci al deserto e alla desolazione tutt'intorno. Che situazione comica! Le camere sono state fonte di ilarità (o forse era la nafta!?) per almeno la restante metà del pomeriggio. Cucine a gas degli anni 50 (italiani) con la bombola che perdeva e i fornelli incrostati; bagni con residui di saponette sul pavimento della doccia, segnale inequivocabile che, chi sa quando, qualcun altro era passato di lì... Frigoriferi all'ingresso con interni gialli e neri, finestre senza alcun tipo di chiusura.. Potrei andare avanti ancora, per esempio raccontando che sul retro stavano parcheggiati due dromedari, qualche frigorifero inutilizzabile e, al di fuori del recinto, la struttura in cemento e ferro di un edificio cominciato e mai finito. Che ridere! Per inciso, la mattina dopo son stata la prima a salire sul pullmann (per inciso un membro a turno della famiglia V. era cronicamente in ritardo, ci passavamo il testimone)... per la prima volta è stato rispettato l'orario di partenza al secondo spaccato! Alle 7.03 eravam già fuori.
Chiuso l'inciso, finisco di raccontare la nostra serata... Abbiamo mangiato in un ristorante in cui ci hanno servito il Chay (the) tardissimo per il semplice fatto (abbiamo dedotto) che non avevano da mangiare e hanno tergiversato mentre qualcuno di loro è andato a fare la spesa. Che giornata memorabile. Una volta tornati si è formato un gruppetto tra noi che voleva tirar più tardi possibile per non dormire nei bungalow maledetti... Abbiamo messo un tavolino e delle sedie in mezzo alla strada sterrata e alè, abbiamo giocato a carte! Noi donne ci siamo persino tolte il velo... Pur essendo la notte prima di San Lorenzo non ho avuto il coraggio di rimanere da sola ad aspettare una stella cadente, pur avendo pronto un desiderio da esprimere.. Sul retro c'era un cane, due dromedari ma soprattutto il mostro cattivo!!! Eh che ci volete fare, il desiderio me lo sono tenuta e mica l'ho ancora espresso... Meglio, così si alimenta dell'attesa. Magari cambia anche perchè non era davvero importante. Viaggiare porta a volte a conclusioni inaspettate circa le preoccupazioni, i desideri o le valutazioni. Ciò che si credeva essere in un modo, si evolve seguendo il tracciato fisico del terreno e spunta all'improvviso mentre si visitando un caravasaraj, e ha tutto un sapore nuovo...
Alla prossima,

Viola

 

 

Tre Uomini in Barca,  dal lunedì al venerdì, dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Alessandro Diegoli.

barca(at)radiopopolare.it

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