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tre uomini in barca

Pichurrines on the road

30 luglio

- 3

Giovedì si parte!!
 Come sicuramente avrete già notato abbiamo cambiato il nickname.  “The Pichurrines”  è l’americanizzazione dell’italiano picciurrino, parola inventata da non si sa bene chi ma che ormai fa parte del nostro vocabolario.  I  “piciurrini” saremmo noi piccoli (anzi giovani) della compagnia: io, la marta, l’andy, e il matteo, che però non scrive perché è pigro, loro tre per me sono come dei fratelli, con l’unica differenza che i fratelli capitano e rompono, gli amici-fratelli si scelgono e non sono autorizzati a rompere, anche se…
 Oggi giornata di bucato per cominciare a decidere cosa portare, bagaglio ridotto al minimo perché altrimenti in macchina in California non ci si sta. Quindi 4 valigie in tutto, 2 grandi e 2 medie, io dividerò una media con la piccola marta. 3 pantaloncini, 2 jeans, tot magliette, 2 paia di scarpe, ciabatte, costume, libri e musica. A proposito di musica abbiamo preparato 3 cd : uno è per New York  con tutte canzoni che ne parlano, uno per la California e uno con tutte le canzoni da cantare in macchina, tipo Azzurro e Volare e Para bailar la bamba ( questa l’ha voluta la mamma)Abbiamo deciso di tenere anche un diario cartaceo per fermare ogni emozione quasi subito.
 Sembrerà assurdo, sto partendo per partire per i mitici stati uniti e… non sono quasi per niente emozionata, forse è ancora presto, forse l’emozione inizierà sta sera: cena per decidere cosa fare a New York. L’unica cosa certa è che domenica è il mio quindicesimo compleanno e quindi, molto egoisticamente, decido io cosa fare!! Mattina giretto ad Harem con messa gospel, picnic al Central Park e pomeriggio relax totale.
 Vi scriverò la mercoledì sera ancora da casa, quando l’emozione sarà alle stelle.
 Lorena

 

1 agosto

Ora si che siamo emozionate…saranno le valigie già pronte,  il frigorifero desolatamente vuoto, o più semplicemente sarà che mancano solo 20 ore al decollo.
Abbiamo visto le previsioni del tempo: a new york il tempo non sarà gran che, ma farà un caldo allucinante; a San Diego invece sole e un po’ meno caldo.
Questa sera andremo a cena dalla nonna dei bovio, un ‘ultima cena come si deve prima di un abbuffata di hot dog e altre buone maialate. Poi tutti a nanna perché domani SI PARTE!!!!!  Sveglia alle 5, anche se dormire sarà un’impresa davvero difficile. All’aeroporto, per evitare spese allucinanti per il parcheggio, ci accompagneranno Fabrizio e  lo zio Luca.
L’arrivo sarà intorno alle tre del pomeriggio, forse ci verrà a prendere un’amica di mamma mariana, forse prenderemo un taxi, o forse per fare gli sboroni prenderemo una limousine, sempre se non costa troppo. Come primo assaggio di new york saliremo sul miticissimo Empire State Building  al tramonto-sera…
 L’unica cosa che mi dispiace è dover lasciare a casa soli soletti i miei 2 gatti: Zorba oggi si è acciambellato sulla valigia, e non voleva proprio spostarsi!!, come se non volesse farmi partire.
 Il prossimo messaggio sarà da New York.
 Un bacioneMarta e Lorena

 

9 agosto

Vi scrivo solo ora perché questi 5 giorni a NY sono stati così intensi ed esagerati come la città.
Per non annoiarvi, farò un riassunto.
All’arrivo abbiamo dovuto affrontare un doganiere antipatico e brutto, il tipico americano pieno di se, che non fa nulla per mettere a proprio agio i turisti impauriti, anzi sembra quasi che provi gusto nel parlare ad una velocità pazzesca. Per fortuna fuori c’era Yalila, l’ennesima cara amica della mamma, lei ci ha scortato fino al nostro albergo facendoci anche da interprete. L’hotel era proprio sul Central Park, vicino ad Harlem e alle fermate del metrò e del bus.
Dal primo giretto, l’impressione che ho avuto di NY è stata quella di una città calda, caotica e sporca, io non me la immaginavo così, ma dove sono i grattacieli altissimi e moderni, le vetrine scintillanti, gli uomini d’affari al cellulare?
NY è troppo grande per riuscire a visitarla tutta in pochi giorni, così seguendo i consigli della guida abbiamo visitato  Lower Manhattan, ecco i grattacieli e gli uomini d’affari, da qui in lontananza si vede la Statua della Libertà, perdendoci tra le grandi vie siamo sbucati nel tempio del capitalismo, la borsa di Wall Street, faceva caldissimo soprattutto a Ground Zero che sinceramente non mi ha emozionato più di tanto, forse perchè ormai è solo un cantiere. Metropolitana, ed ecco un altro tempio questa volta del divertimento, Time Square: luci pubblicità, folla e tante, ma tante limousine; qui è iniziato lo shopping, souvenir e la solita maglietta all’Hard Rock Cafe, un santuario della musica con tanto di reliquie, dai vestiti dei Beatles alla chitarra (o basso?) a forma di accetta dei kiss. Per lo shopping non c’è posto migliore della 5 av, gucci, prada, armani, tiffany, volevo le vetrine scintillanti? Eccole…ma c’è un altro posto molto bello e più originale per lo shopping ed è Soho, piena di negozietti interessanti che vendono cose inutili ed assurde, qui le case sono fatte di ghisa, ma abbiamo sbagliato giornata, bisogna andarci durante la settimana per evitare la folla di giovani e di turisti. Le case più belle però sono a Greenwich, sono come quelle dei film: in mattoni con 4 gradini davanti alla porta, in queste stradine, finalmente a misura d’uomo, ha girato alcuni dei suoi film Woody Allen, ci siamo stati di giorno e tutto era molto tranquillo, di sera da quel che dicono si anima e i numerosissimi localetti si riempiono di gente. Al contrario China Town è piena anche di giorno, l’idea era quella di visitare anche little italy, ma ormai è stata invasa dai cinesi e non ne vale la pena; le strade di China Town sono affollate e sporche, sono un mercato unico, io non mi sentivo per niente a mio agio, avevo l’impressione che potessero fregarmi tutto in qualsiasi momento; così di corsa ce ne siamo andati. l'accordo con gli adulti era quello di visitare un solo museo: il Moma, l'abbiamo visiato approfittando dell'entrata gratis del venerdì sera, purtroppo eravamo troppo stanchi per godercelo davvero. Ad Harlem, sempre rispettando gli accordi, abbiamo assistito ad una messa gospel, favolosa. Per il mio compleanno mi avevano promesso il  picnic al central park, qui al riparo dal rumore e dal caldo soffocante ci siamo riconciliati con il mondo e con noi stessi grazie ad un sonnellino sull’erbetta verde, per concludere in bellezza siamo andati con Yalila nel New Jersey, da dove ci siamo goduti uno spettacolo magnifico Manhattan al tramonto…davanti noi il profilo dei grattacieli illuminati e dietro le tipiche villette da “americano bigotto, con la bandiera fuori dalla finestra e il figlio maggiore nell’esercito e la figlia senza accompagnatore al ballo della scuola”. Per vedere tutta Manhattan volevamo salire sull’Empire, ma la prima volta era troppo tardi per vedere il tramonto, la seconda c’era troppa gente e la terza troppa nebbia, così ci siamo accontentati di vederla da Brooklin. All’andata siamo andati in metro fino al mare di Coney Island, patria dei “Guerrieri della notte”, al ritorno invece ci siamo sparati tutto il ponte di Brooklin a piedi, è stato lungo ma assolutamente piacevole, i grattacieli illuminati si avvicinavano sempre di più, fino ad inghiottirci. L’ultimo sguardo su NY è stato lo Yankee stadium nel Bronx, prima di andare al J.F.Kennedy.
Voto alla città 9 troppo caldo, magari se ci tornassi d’inverno…
Il posto più bello è sicuramente il Central Park, me lo ricorderò per sempre anche perché qui il giorno del mio quindicesimo compleanno ho perso una lente a contatto, una di quelle rigide che costano un sacco.
La cena migliore è stata quella in un delizioso localino, suggeritoci dalla lonely planet: bisteccona e POLICE, come sottofondo ovviamente.
L’emozione più grande…è difficile dirlo, il viaggio in se è emozione, ma c’è una cosa che supera tutto il resto: la messa gospel, mi sono venuti i brividi e addirittura le lacrime, finalmente un rito religioso che commuove, coinvolge e diverte, la chiesa era strapiena di gente e tutti seguivano con estrema attenzione e partecipazione, don Raimondo dovrebbe farsi un giro da queste parti.
Il migliore acquisto: tutta la tecnologia dagli ebrei di HB, macchine fotografiche super per mamma e papà e ipod per i piciurrini. Ma non sappiamo se ne è valsa davvero la pena.
i piciurrini sono stati bravi: la marta è stata grandissima, non si è lamentata quasi mai, né per lo sbattimento della metro, né per le cene ad orari impossibili, né per la stanchezza. L’Andy è stato sempre il più entusiasta, il più testardo e il più rompiscatole di tutti, ma il migliore. Il Matteo è il fratellone pigro adorato da tutti, un giorno fa il piciurrino e l’altro l’adulto.
Il prossimo email sarà da san diego, california.
Baci Lorenap.s.
a NY c’è stato il concerto dei Police mentre eravamo lì e ho pensato a voi.
Ho scoperto che l’hotel california, quello della canzone è in realtà in messico!!, e io che volevo ferci un giro…

 

11 agosto

Ciao barcaioli!!
Ora si che è cominciata la nostra avventura on the road, abbiamo passato 2 giorni a San Diego, e ora siamo ancora in viaggio diretti a Wickemburg.
San Diego è una città bellissima, grande più o meno come torino, ma decisamente migliore: innanzitutto c’è il mare, poi ci sono le strade con le palme, i praticelli verdissimi e le casette basse e curatissime senza recinzione.
Il primo giorno siamo stati nell’oldtown, una specie di villaggio in stile messicano, molto finto e molto Disneyland; il pomeriggio siamo stati alla Mission Beach: sabbia bianca, onde e surf. La sera siamo andati a La Jolla, un posto molto simile alla “mia” Sardegna: casette basse e gialle immerse nel verde, scogli vicino a piccole spiaggette e ancora prati verdissimi, che al tramonto si riempiono di gente che cena in tutta tranquillità di fronte al mare, che invidia…trovare un posto per mangiare per noi è stata un’impresa: qui si cena prestissimo e i ristoranti sono sempre pienissimi, così, dopo aver vagato per diversi ristoranti, siamo finiti in unoitaliano.
Da San Diego non si può non fare una scappata a Tijuana, così ieri abbiamo varcato il confine del Mexico; a Tijuana non c’è assolutamente nulla se non tantissimi negozietti tutti uguali e un casino di gente che cerca di venderti per forza qualcosa o che cerca di farti entrare in un dei migliaia di locali e ristoranti, noi pur di non accontentarli abbiamo mangiato in un posto mini, dove spendendo la bellezza di 20 dollari in 8 abbiamo mangiato i migliori tacos. Il pomeriggio ancora una scappata al mare, questa volta a Coronado Beach. Abbiamo cenato in bellissimo posto, ma il sapore del nostro burrito non c’entrava niente con l’ottimo tacos di Tijuana.
San Diego è stato un successone: tutti volevamo rimanerc chi per lavorare chi per studiare, il papà bovio dentista di professione, aprirebbe uno studio dentistico, papà mongardini, potrebbe lavorare in qualche dita legata alla silicon valley le due  mamme potrebbero aprire un ristorantino nella little italy, ma con cucina davvero italiana, perchè la versione americana lascia un po’ desiderare. Io ho gia deciso: studierei legge e farei surf e diving, Matteo, verrà solo quando avrà 22 anni, perchè prima qui non è consentito bere alcolici, ciucattone com’è…
Bacioni lorena

 

 

 

 

14 agosto 2007
Hi Guys !!!!!
La vita on the road mi piace un sacco: cambiare hotel ogni notte, attraversare in macchina paesaggi diversissimi, fermarsi lungo la strada per curiosità o per scattare una foto, tutto questo mi permette di godermi davvero il viaggio, mi sembra di essere partita un mese fa.
Il viaggio verso Wickemburg è stato “wow!!”, il paesaggio cambiava continuamente: dalla costa prima abbiamo attraversato delle montagne rocciose, poi le montagne si sono trasformate in un deserto sempre roccioso con qualche sterpaglia, all’improvviso il deserto è diventato di sabbia con tanto di dune, qui per goderci lo spettacolo ci siamo fermati ad un belvedere, ma facendo manovra ci siamo affossati nella sabbia. Spavento generale, perché neanche con le 4 ruote motrici riuscivamo ad uscire e per quella stradina non passava nessuno che ci potesse aiutare, almeno in quei dieci minuti in cui avevamo bisogno, infatti subito dopo essere usciti scavando e spingendo, sono arrivate ben due macchine.
Proseguendo ci siamo inoltrati in una pianura verde e coltivata perché eravamo vicini al Colorado, poi è tornato il terreno arido e roccioso, qui sono cominciati i cactus e i saguari, che ci divertiamo ad imitare.
Siamo arrivati a Wickemburg giusto in tempo per un bagno in piscina e un giro per questa “ridente località desertica affacciata sul nulla e piena di vita”. Dopo cena volevamo goderci il cielo stellato, ma siamo stati tenuti prigionieri da un rospo lungo un “metro e mezzo”. L’esserino viscido si era messo proprio davanti alla porta, sull’uscio, così non si poteva né entrare né uscire, il rospo non se ne voleva proprio andare: se ne stava lì a leccare la porta e a mordere il bastone con cui l’Andy lo stava spingendo via, finalmente molto eroicamente l’Andy ci ha liberato dal nostro rapitore tirandogli una sedia addosso.
La mattina seguente siamo partiti alla volta di Flagstaff. Sulla strada ci siamo fermati a Prescott, un paesino in stile cowboy dove ci sono ancora i saloon pieni di crapuloni, come dice la Lonely Planet, ma noi non siamo ancora riusciti a capire cosa siano; abbiamo visto anche il generale Custer. Il pomeriggio siamo andati a Sedona, un posto favoloso tra montagne di roccia rossa, da qui si può vedere la splendida Cathedral delle Red Rock Mountains.
Da Flagstaff il giorno dopo siamo partiti diretti al Grand Canyon la giornata non era delle migliori: nuvole, foschia e qualche goccia. Ma il il Grand Canyon è comunque uno spettacolo. Davanti a questa meraviglia ho capito quanto l’uomo sia inutile e insignificante, ma solo come singolo, l’umanità infatti è capace di tutto: di preservare e migliorare, ma anche di peggiorare e distruggere e purtroppo per fare questi ultimi basta poco: una compagnia di italiani caciaroni ti rovina l’incredibile maestosità del Grand Canyon al tramonto, davvero in alcuni luoghi ci dovrebbe essere il divieto di parlare ad alta voce, magari questo ti farebbe godere a pieno posti unici al mondo.
La gente al Grand Canyon non ci ha impedito di avere un incontro ravvicinato con gli animali: prima i soliti scoiattolini, poi 4 cerve, che fiere e tranquille mangiavano indisturbate, e infine “Bamby” e la sua mamma.
Oggi abbiamo visitato la Monument Valley, il regno di Willy Coyote e Beep Beep, è uno spettacolo magnifico: il rosso del terreno e delle rocce, gli sprazzi di cielo azzurro e le nuvole bianche, il verde delle poche piante creano un paesaggio incantevole…sono rimasta estasiata dalla bellezza di questo posto, ho scattato centinaia di fotografie, perché la visuale cambiava di continuo: ad ogni curva si scopre una nuova angolazione, un nuovo faraglione, ogni minuto che passa le nuvole e il sole creano giochi di luce diversi; purtroppo nessuna macchinetta fotografica è riuscita ad immortalare interamente la bellezza e la maestosità della Monument Valley, ma non è un grande problema, perché anche senza foto, la sua immagine mi resterà impressa nella mente. La Monument Valley è forse lo spettacolo più bello che abbia mai visto, insieme all’isola Bartolomè alle Galapagos: Meravigliosa.
A prestissimo.
The pichurrines

 

22 agosto

Ciao Ale e Marina. Sono già passati 7 giorni dall’ultima volta che vi ho scritto, ma dovete scusarmi: non in tutti gli alberghi c’è internet e soprattutto quasi sempre sono troppo stanca per mettermi a scrivere. Il nostro viaggio continua attraverso montagne e depressioni, deserti e città. Passiamo gran parte del nostro tempo in macchina, i cd si stanno rivelando utilissimi e hanno avuto un successo inaspettato, anche se per democrazia mi tocca ascoltare cd che non mi piacciono, tra cori, risate, dormite e abbuffate le ore di viaggio passano veloci. Dalla Monument Valley siamo partiti verso Page, sul lago Powell, un lago artificiale formatosi con una diga sul fiume Colorado, che ancora una volta ci regala paesaggi bellissimi: roccia rossa e bianca che si tuffa nell’acqua blu, canyon profondi e spiagge. Dopo un bagno veloce nel lago siamo andati al Bryce Canyon. Ecco un nuovo paesaggio, che per bellezza quasi eguaglia la Monument Valley; più che un vero canyon, il Bryce è un insieme di archi sul fianco della montagna che scendono ripidi verso un’immensa vallata; la neve, la pioggia e il vento hanno eroso la pietra e hanno creato torrette e guglie; il tutto è reso ancora più spettacolare dal contrasto di colori: tra le rocce rosse e bianche crescono pini verdissimi che sulle montagne formano un bosco dove vivono perfino gli orsi, ma noi gli unici orsi che abbiamo visto sono stati gli americani ciccioni. Il bosco del Bryce Canyon è stata una piacevole pausa dal deserto e il fresco che abbiamo trovato è stato una boccata d’aria nel caldo soffocante dei giorni precedenti. Siamo arrivati il pomeriggio e, dopo un primo giro, abbiamo deciso di guardare il tramonto da un punto panoramico brindando con la bottiglia di vino che ci ha regalato la hostess del volo da NY per Los Angeles, per il semplice motivo che eravamo italiani, peccato che del tramonto non c’era nessuna traccia, là dove ci sarebbe dovuto essere il sole si stava scatenando l’inferno: un temporale incredibile con tuoni e fulmini. La pioggia ci ha raggiunto il giorno successivo, impedendoci di goderci il picnic e l’ ultima gitarella. La cosa incredibile degli Stati Uniti è che con qualche ora di macchina si può passare da un paradiso della natura nel fresco della montagna a un incredibile città-parco di divertimento nel bel mezzo del deserto passando dal punto più basso degli USA. Così dal Bryce Canyon siamo partiti per Las Vegas, passando dalla Death Valley, che è il posto più grigio, desolato e caldo in cui sia mai stata qui abbiamo toccato la temperatura record di 123 gradi F in movimento, il vento caldissimo ci impediva di respirare e faceva male sulla pelle; in questo posto da incubo ci siamo fermati solo due volte e per il tempo minimo indispensabile, per scattare un paio di fotografie. Proseguendo per il deserto siamo arrivati a Las Vegas, abbiamo dormito 2 notti al Circus Circus, una vecchia gloria tra gli alberghi di Las Vegas, ma che ora è davvero un po’ vecchiotto; era immenso e infinitamente kitch. L’albergo è stato una vera delusione, noi non ci aspettavamo il lusso, ma un asciugamano a testa, una doccia funzionante e internet in camera si, C’erano nell’albergo più sfigato a Wickemburg. Las Vegas è una città esagerata, la prima sera eravamo tutti a bocca aperta, il giorno dopo non ne potevamo già più, rimpiangevamo la pace e il freschetto del Bryce Canyon. Abbiamo visto gli alberghi più incredibili: il famoso Venetian con i canali, le gondole, il campanile di San Marco, il ponte di rialto e il ponte dei sospiri, mancavano i piccioni, la puzza dei canali e le sue pantegane, ma per il resto era perfetta, all’interno c’era perfino il cielo azzurro e luminoso di primavera, nonostante fosse notte. Siamo stati anche al Cesar Palace che riproduce l’antica Roma con Colosseo e…il David di Michelangelo? Cosa c’entra? Poi c’era il Luxor con sfingi e piramide, il New York New York con Statua della Libertà , ponte di Brooklin, Empire e Cruisler. Folle, semplicemente folle. Questi so’ pazzi. Siamo scappati da Las Vegas per andare verso un altro parco: lo Yosemity. Appena arrivati, siamo andati a fare una passeggiatina intorno ad un laghetto blu, abbiamo fatto un picnic e poi siamo andati su un punto panoramico da cui si vedeva El Capitan, un immenso monolita di granito che sembra segato da un lato e piazzato lì da un gigante. Il secondo giorno ci siamo uniti ad una folla di turisti che saliva verso una cascata, proseguendo per il sentiero si arrivava ad un laghetto chiamato Emerald Pool, la fatica della salita è stata pienamente ripagata: il laghetto era alimentato da un ruscello, che prima di finire nel lago e, poi, formare la cascata, scorreva sulla roccia liscia formando uno scivolo. Abbiamo conquistato un’ottima posizione vicino ad una pozza che sembrava una vasca idromassaggio. L’acqua era davvero fredda, ma troppo invitante, così tra una scommessa e uno schizzo finalmente siamo riusciti ad immergerci, almeno nella nostra piscinetta. Dopo un po’ finalmente ci siamo decisi a provare questo scivolo naturale, ho iniziato con un breve tratto, fermandomi prima di finire nel lago, ma…è bastato un attimo di distrazione e sono finita a gambe all’aria, ho preso subito velocità e non sono riuscita a fermarmi e nemmeno a cambiare direzione, così sono andata a sbattere impotente contro un sasso, sbattendo il naso; io non mi sono fatta nulla, ma mia mamma si è spaventata a morte e mi voleva portare in ospedale, ho rischiato di brutto, la prossima volta starò più attenta. Oggi prima di partire siamo andati a visitare il Mariposa Point, dove ci sono le immense sequoie, vicino a questi giganti ci si sante piccolissimi, sembra di essere uno gnomo delle favole. La mancanza della pasta si comincia a sentire: non ne possiamo più di Prime rib con baked potato e di salad bar. Continuiamo il nostro viaggio a San Francisco e vi terrò informati. Baci Lorena & piciurrini

 

 

 

26 agosto

 

 

Ciao ragazzi!! San Francisco è una città magnifica, mi è piaciuta fin dal primissimo sguardo e poi sempre di più, in un crescendo continuo e inarrestabile, lasciarla è stato terribile. Ma andiamo con ordine. Siamo arrivati a San Francisco che era quasi ora di cena, così dopo una sciacquata veloce in albergo, siamo subito usciti. Come vi ho gia detto eravamo stufi di mangiare bistecche, quindi ci siamo diretti a China Town, siamo andati nel ristorante che ci consigliava la guida: un buco sporco e molto, molto spartano, ma pieno di gente, sia turisti che cinesi. Sarà che era tutto buonissssimisssimisssimo, che eravamo affamati, che non ci sembrava vero di mangiare qualcosa di diverso dalla carne, abbiamo ordinato un sacco di cose e non è rimasto assolutamente nulla. La fatica della salita per arrivare al ristorante era stata pienamente ripagata. Dopo cena, belli sazi e puzzolenti, siamo tornati nel nostro albergo: bello, in pieno centro e molto accogliente, la mattina offrivano il caffè e il pomeriggio un bicchiere di vino. L’indomani abbiamo fatto i turisti: abbiamo preso il “cable car”, siamo andati al Pier 39 dove abbiamo visto Alcatraz coperta dalla nebbia, un ammasso di leoni marini e il souvenir più kitch della storia: una calamita a forma di infradito di gomma proprio come quelle vere, agghiaccianti; abbiamo pranzato nel quartiere italiano, non molto bene ma ce lo aspettavamo, siamo stati ancora a China Town per vederla di giorno, è viva e non somiglia per niente a quel frammento che abbiamo visto a NY, qui siamo stati in un laboratorio dove fanno i biscotti della fortuna, con dentro bigliettini “molto piccanti”... Siamo tornati in albergo a prendere la macchina per andare a vedere il Golden Gate, prima immerso nella nebbia e poi sempre più libero; prima di cena siamo andati a vedere le case Vittoriane, troppo tipo casa- delle-bambole, preferisco le ville vicino al Golden Gate Park. A San Francisco ci sono ottimi ristoranti giapponesi, non potevamo non andarci, purtroppo nel ristorante consigliato dalla guida non c’era posto, così siamo finiti in un ristorante a Japan Town Center, abbiamo cenato bene ma niente di più. L’ultimo giorno abbiamo accontentato i grandi e li abbiamo portati alla Sonoma Valley e alla Napa Valley, dove fanno il vino. Siamo stati in due cantine, i grandi hanno degustato i vini californiani e noi ci siamo abbuffati di grissini. Abbiamo pranzato con un panino e siamo tornati a San Francisco per scendere dalla famosa Lombard Street. Per concludere la giornata in bellezza abbiamo fatto un giro per negozi. Ancora entusiasti per la cena cinese abbiamo deciso di provare un altro ristorante, era strapieno ma solo di turisti e di americani, abbiamo aspettato fuori per una mezz’oretta, poi ci hanno fatto sedere. In un secondo è arrivato il cameriere e ha detto che “faceva lui” e che “siccome (cioè noi piciurrini) mangiano poco, avrebbe portato una specie di menu-bambino”, a’ bello, noi semo KIDS VORACI!! Nel giro di 20 minuti ci ha portato 7 piatti diversi e mentre ancora stavamo mangiando è arrivato il conto, era tutto molto buono, ma non sappiamo nemmeno cosa abbiamo mangiato e poi quanta fretta!! Yuet Lee batte House of Nanking 10 a 8. Il nostro soggiorno a San Francisco è giunto al termine, io ci ho lasciato il cuore. Sarà difficile dimenticare il suo incredibile fascino, la sua nebbia, i suoi innumerevoli saliscendi, la sua gente stravagante… Quasi dimenticavo, a San Francisco ho visto i tram di milano, esattamente come ci avevano lasciato, c’era perfino lo stemma del comune di milano!! Siamo arrivati all’ultima tappa della nostra vacanza: Los Angeles, ma di questo vi racconterò un'altra volta, magari da casa, perché ormai domani partiamo. Bacioni Lorena

 

Milano, 29 agosto

Siamo arrivati, di nuovo a casa , le vacanze oramai sono finite…Ma io vi devo ancora raccontare della nostra ultima tappa: Los Angeles.

Da San Francisco abbiamo fatto la strada che costeggia il mare, la famosa BIG SUR, fermandoci ogni tanto per fare qualche foto, dalla macchina ad un tratto abbiamo visto su una spiaggia qualcosa… erano foche!! Anzi, otarie, leoni marini e gli elefanti marini, wow, non mi sarei mai aspettata di vederli!!

A Los Angeles avevamo un albergo esagerato nella Dowtown, eravamo vicino a tutto eppure infinitamente lontani da tutto, noi avremmo preferito un tranquillo Best Western, magari vicino al mare.

Prima di arrivare, siamo passati per Malibù: le case private costruite direttamente sulla spiaggia, uguale a Torvajanica, come dice mio padre (romano), per niente invitante, ci siamo fermati a Santa Monica: una spiaggia immensa purtroppo un po’ sporca e affollata, le condizioni del tempo non erano proprio adatte a sguazzare in acqua: il cielo era coperto e il vento forte e freddo, ma io al mare non so proprio resistere, ero sul bagnasciuga, pronta ad entrare in acqua quando ho sentito un dolore allucinate al piede, mi sono seduta sulla sabbia: c’era qualcosa conficcata nella pianta del piede, l’ho tirata via ma il dolore continuava forte, così mi hanno portato dal bagnino. Ocupaba la postazione che si vedono nei film,  mi ha messo un po’ di ammoniaca e mi ha fasciato il piede come se mi avesse morso uno squalo, invece era solo il pungiglione di un insetto. Che sfiga però!!

Prima di cena siamo andati a passeggiare nel centro di Santa Monica, una via affollata da persone di ogni tipo e piena di negozi e artisti di strada.molto carina.

Abbiamo cenato in un ristorante fichissimo dove ognuno sceglie cosa mettere nel proprio hamburger e ha a disposizione un sacco di ingredienti.

Il giorno successivo siamo andati a Hollywood, la famosissima via dove ci sono le stelle di ottone dedicate alle star, le impronte di mani e piedi degli attori e il teatro dove consegnano gli oscar è immersa nello squallore, che delusione per noi che ci aspettavamo il lusso, le luci scintillanti, .

Siamo andati a Beverly Hills a vedere le case dei ricchi: vialetti puliti e curati, ai lati di questi, palme o alberi tutti uguali tra loro, case immense con prati verdissimi e senza recinzione oppure villone coperte da siepi esageratamente alte, io credevo che tutta Los Angeles fosse così ma mi sbagliavo.

Nel pomeriggio siamo andati a Venice, conosciuta per il bel lungo mare e per i culturisti, a noi è sembrata uno zoo umano: gente che faceva tatuaggi per strada, uomini con iguane in testa, pazzi e barboni, giocolieri, ballerini sui pattini a rotelle e ragazzi sullo skateboard, venditori ambulanti di ogni genere e persino gli Harikrishna., molto caotica per in nostri gusti.

Per l’ultima giornata a Los Angeles abbiamo scartato gli Studios e Disneyland scegliendo di farci un giro per le spiagge. Siamo andati a sud, fino a Newport, fermandoci a Long Beach per vedere la Queen Mary e a Manhattan Beach la spiaggia dei surfisti. A Newport abbiamo affittato delle biciclette per fare un giro sul lungo mare stretti tra deliziose villette e una spiaggia infinita. Tra quelle che abbiamo visto Newport e Manhattan sono le spiagge più belle di Los Angeles.

L’ultima sera siamo andati a cena in un ristorante messicano, un posto bello e stravagante dove abbiamo mangiato benissimo e brindato a questa favolosa vacanza.

Ma avevamo a disposizione un'altra mattinata prima di partire indovinate dove l’abbiamo passata??  in spiaggia : il cielo era azzurro, il sole caldo, il vento quasi assente e le onde alte, l’ultimo bagno è stato davvero il massimo.

Prima di andare in aeroporto abbiamo mangiato l’ultima bistecca o l’ultimo hamburger.

Il viaggio è stato lungo e il fuso orario ci ha distrutto. Partire è stato triste: ormai ci eravamo abituati alle strade larghissime e a quelle che per chilometri e chilometri vanno sempre nella stessa direzione tagliano verdi pianure e deserti, costeggiando montagne rocciose e seguendo i saliscendi del terreno.

Mi sono fatta una piccola idea di quello che sono in realtà gli Stati Uniti, cancellando tutto le idee che avevo delle sue città, dei suoi parchi, della gente, e al loro posto ci metto le mie esperienze.

Abbiamo visto molte delle migliaia di facce della tanto sognata e criticata America: le ville di Beverly Hills e le casette fatiscenti tipo “Bobby Long”, i manager di Lower Manhattan e i barboni, che  vivono a San Francisco, ho visto con piacere l’america multietnica, ma ho visto anche l’america classista in certi posti gli immigrati  ci sono solo come inservienti.

Una cosa è certa ci tornerò.

È stato bello fare questa vacanza con i bovio, mi sono divertita un mondo con i tre piciurrini, tra scherzi, litigate con il matteo perché lui voleva sentire il suo CD (che però era un mp3 e durava un sacco e poi lui si addormentava e non lo sentiva nemmeno!!)e tantissime, tantissime risate, per ogni piccola cosa: la piciurrina Marta che dopo un secondo in macchina si addormentava, i tormentoni dell’Andy: “oooh San Francisco nights” o “te parto de capoccia”(detto come un generico burino laziale) o ancora “vieqquàchettedevomenà” imitando mio papà, lo zaino di mamma bovio sempre pieno di ombrelli, felpe e giubbotti e la preoccupazione generale di dove e cosa mangiare a pranzo e cena. A proposito di cibo, come dimenticare le mele rubate dalla mamma ai Best Western da mangiare a merenda e i maffin per colazione.

Stiamo facendo un sondaggio, ognuno di noi voterà la città più bella, il miglior ristorante, il momento più bello e più brutto e così via…dovremo ritrovarci per rivedere le foto e rivivere le nostre vacanze con un pizzico di nostalgia, anche se già adesso sotto questo cielo bianco e piatto di Milano ho una nostalgia pazzesca perfino della nebbiolina mattutina di San Francisco.

Vi manderò le ultime foto non appena le avrò scaricate.

Ci vediamo alla festa, la mamma proverà a fare i maffin.

Un bacione a tutti e alla prossima.

La vostra lorena

 

 

 

 

Tre Uomini in Barca,  dal lunedì al venerdì, dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Alessandro Diegoli.

barca(at)radiopopolare.it

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