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tre uomini in barca

Gloria a Seattle e San Francisco

 

venerdi 31 agosto

volo amsterdam-san francisco primo complicato contatto con gli stati uniti: la burocrazia.

 

Sono qui bella pacifica che dormo con la mia copertina della KLM (che presto provvedero' a rubare) ed ecco che mi propinano due bei moduli da compilare. attenzione alle domande: "sei coinvolto in azioni di spionaggio?" si, gia' mi immagino james bond rispondere SI a questa domanda!!! oppure "stai portando con te lumache o insetti?" si, ho una zanzara che per sbaglio si e' infilata nella valigia prima che la chiudessi!  "hai di recente calpestato il suolo di una cascina o sei stato in prossimita' di bestiame?" e chi glielo spiega adesso a questi che nell'ameno paesello della pianura padana dove abito il rapporto tra umani e vacche e' piu' o meno 4:1?!? Dato che immagino ulteriore burocrazia per quei disgraziati che rispondano SI ad almeno una di queste domande, decido senza esitazione di mentire con un bel NO. Poi pero' tutta la mia bugiarda spavalderia si blocca sulla domanda successiva "portate con voi del cibo?" suvvia, si tratta di un innucuo pezzo di grana padano -dal quale non ho nessuna intenzione di separarmi- che la mia mamma ha infilato con tanto ardore nel mio bagaglio a mano e che jim (l'amico che mi aspetta all'aeroporto) sta aspettando con ancora piu' ardore. il dubbio su come rispondere mi attanaglia perche' ammesso e concesso che la fiscalita' made in usa non mi vada a controllare residui di suolo padano sotto le scarpe, non escludo che questi all'arrivo ci controllino tanto quanto fosse una partenza. mannaccia a me che non so nulla delle procedure di sicurezza americane! ma penso che il dubbio mi attanagli soprattutto perche' dopo 10h di volo, mr bean sullo schermo e un vicino poco socievole uno non sa piu' cosa inventare per tenere la mente occupata... le opzioni sono due:

1. sono sincera e vado incontro a una valanga di moduli e/o controlli (per un pezzo di grana che non sopravvivera' fino a dopodomani)

2. mento spudoratamente e rischio di essere colta in flagrante la prima volta che metto piede negli stati uniti .ma poi un pezzo di grana ai raggi infrarossi non potrebbe sembrare un qualsiasi soprammobile dalla forma un po' eccentrica?

ok, per essere sicura chiedo allo steward olandese che ha la faccia di uno che ne sa. mi risponde di chiedere all'ufficiale della dogana. perfetto mi ha proprio risolto il problema!!! ok aspettero'.
gloria

 

31 agosto

aeroporto di san francisco

 

Oh me povera illusa che mi preoccupavo di un pezzo di grana!
l'ufficiale della dogana mi ha fatto un bel sorriso, ha fatto una crocetto sul SI e poi se ne e' fregato!!! allora perche' chiedete?
ecco pero' che mi fa notare una cosina da niente che non ho completato: indirizzo negli USA. con un sorriso innocente gli dico che non l'ho completato perche' non conosco l'indirizzo dove staro'. allora lui pacato mi dice per la prima volta "we need a kind of address here". allora io con un altro bel sorriso gli ripeto che non ho messo un indirizzo perche' non so dove staro', altrimenti l'avrei fatto. a questo punto lui mi ripete per la seconda volta "we neen a kind of address here", sembra un po' meno pacato pero' questa volta. mi sorge il dubbio che non ci capiamo. glielo rispiego per la terza volta. quando arrivo a sentire la sua frasetta magica per la quinta volta credo che la mia pazienza, gia' messa alla prova da 13h di volo, stia per finire, ma sono comunque gentile. dopo un po' di trattativa mi scrive una enorme I sul foglio, ma mi sembra di intuire che gli altri abbiano una A. Perfetto finalmente posso andarmene. ovviamente c'e' un altro ufficiale piu' avanti. li tutti i miei compagni di viaggio vanno a destra e io vengo cordialmente invitata ad andare a sinistra. qualcosa mi dice che non e' esattamente perche' mi stanno indirizzando verso una scorciatoia...
mi ritrovo in un ufficio con una coppia di olandesi che mi mandano dei sorrisi comprensivi. devo preoccuparmi? arriva il mio turno. ovviamente si ripete la stessa trafila di 10 min fa. questa volta il tizio dai tratti e dall'accento decisamente non americani mi fa mille domande sul mio lavoro in italia e sul mio viaggio e blablablabla. ho come l'impressione che l'abbiano torturato con le stesse domande non molto tempo fa. me perche' deve proprio vendicarsi su di me? ricomincia la storia dell'indirizzo che manca e io riparto con le mie spiegazioni. il tizio scuote la testa e fa "no good, no good" comincio a capire come si possa essere sentito mr navorski in "the terminal". cosa vogliono questi da me? il biglietto di ritorno ce l'ho. e se semplicemente cercassi un albergo qui? se volessi dormire su una panchina in un parco? in stazione? sotto un ponte? e se non volessi dormire? finalmente giungiamo ad un accordo. al posto di un indirizzo sul mio modulo ci sara' il num di tel di jim. perfetto. sono pronta per gli stati uniti.
gloria

 

1 settembre

 

ok ho un indirizzo anch'io. mi trovo nell'inner sunsetdistrict, una zona residenziale a casa di tim. chi e' tim? ilcugino di jim. chi e' jim? questo viaggio in realta'comincia qualche anno fa in un pub a swansea (galles) dove ho passatoil mio anno erasmus. una sera mi presentano questo jim, io lo guardo egli dico che ha un viso proprio inglese. lui mi risponde: infatti,vengo dall'oregon. cosi comincia la nostra amicizia. jim e'gia' stato in italia due volte, quest'anno e' il mioturno. jim, la sua ragazza mariana e tim saranno le mie guide locali.
mi promettono una vera esperienza americana. ed e' proprio cosi. per darviun'idea ecco il tour del primo giorno:prima tappa: lo stadio dei giants. ovvio che si tratta della squadra dibaseball di qui. c'era bisogno di specificarlo? giuro. per primacosa mi portano a vedere lo stadio di baseball e io, da grande fan dibaseball che ovviamente sono (mhmhmh)sono tutta emozionata. e non si tratta di una visita tipo questoe' lo stadio e ce ne andiamo, si entra, ci si siede suglispalti e mi erudiscono su tutti irecord battutti qui. so che sarete immensamente dispiaciuti ma non veli riportero' tutti. seconda tappa: musee mecanique, vale a dire un capannone che raccogliecimeli di giochi che si trovavano nelle fiere. tanto per intenderci la cosa piu'divertente e' una versione americana dei nostri biliardini che ovviamente invece di giocatori di calcio ha giocatori di baseball.
poi proseguiamo per il pier 39 dove snobbiamo tutte le attrazioni perche' il vero divertimento e' starsene a fissare i leoni marini. avete mai fissato dei leoni marini? sono degli animali assurdi che sembra non abbiano niente di meglio da fare se non starsene a prendere il sole contorcendosi e facendo rumori altrettando assurdi. c'e' un piccolo problema. i leoni marini puzzano da morire. calcolate che sul molo ce ne sono circa un centinaio, quindi, dopo un poco diventano un po' meno simpatici...

 

02 settembre   san francisco

 

la giornata comincia con una colazione a base di salsicce, uova e patate. credo che saro' sazia per tutta la settimana. oggi ci spostiamo in macchina. destinazione: golden gate brigde. io avevo capito che avremmo noleggiato le bici e attraversato il ponte, ma mi devo essere persa qualcosa durante l'organizzazione. peccato, non smaltiro' mai la mia colazione leggera, ma sorpresa, sorpresa! attraversando il golden gate park ci imbattiamo nel summer festival, vale a dire il raduno hippie annuale. WOW! a differenza di qualsiasi festival del genere in italia, l'eta' media dei partecipanti e' 50 anni, cioe' sono hippies originali!!!! il partecipante tipo e' un cinquantenne con una massa grigia indefinita di barba/capelli che gli arriva alla panza, fortunatamente coperta da una maglietta psichedelica. c'e' un problema: non troviamo un parcheggio e qui il parcheggio sembra essere una questione seria. pare che si venga multati se si lasciano le ruote girate verso il marciapiede sul lato destro in salita (una macchina particolarmente intraprendente potrebbe finire in mezzo alla strada). mi batto, scalcio, protesto per restare, ma la mia protesta e' vana di fronte all'intransigenza americana in materia di parcheggi. solo la prossima destinazione potra' rimettere in sesto il mio cuoricino in frantumi: la spiaggia e il golden gate bridge.
gloria

 

4 settembre crescent city (da qualche parte in northern california) siamo ufficialmente on the road. destinazione finale: seattle. abbiamo lasciato san francisco questa mattina e la partenza non e’ stata troppo tragica perche’ c’era una nebbia che non aveva nulla da invidiare a quella della pianura. stiamo attraversando il redwoods national park. Prima sosta: mendocino, una minuscola cittadina sulla costa dove tutto sembra essere perfetto – specialmente per signore perbene in pensione. le case sono tutte bianche con giardini pieni di fiori e panchine che dicono “no cell phones. quiet area”. i negozi vendono cose del tipo gatti di pezza portatovaglioli o sotto bicchieri che dicono “happiness is being a grandma”. colti da una crisi di panico anti gatto di pezza decidiamo di darci ad una attivita’ ben piu’ ludica: il pic nic con vista sull’oceano (questo dopo aver passato circa mezz’ora nel supermercato perche’ non riuscivo a trovare un pacchetto di patatine al gusto semplicemente di patatine e non di qualsiasi altra cosa che esista sulla terra.) nel pomeriggio ci fermiamo nel bel mezzo della foresta e camminiamo a caso per un po’. per qualche strano motivo qui jim viene colto da un improvviso attacco di fratellanza nei confronti della natura e comincia a baciarli ed abbracciarli tutti. (ah, dimenticavo hanno circa una circonferenza di circa 15 m). gia’ non mi sentivo troppo sicura a camminare nella foresta piu’ foresta, figuriamoci adesso che devo farlo con uno che abbraccia e bacia alberi... ed ora eccoci a crescent city. dov’e’? boh, credo che anche gli abitanti l’abbiano dimenticato. passeremo la notte qui in un motel che sembra esattamente quelli che si vedono nei film (e dove di solito avvengono delle sparatorie). fuori dal motel l’unico segno di vita e’ un’insegna rossa lampeggiante tristissima e una bandiera americana grande probabilmente quanto la stanza. nella hall c’e’ un caminetto di legno finto, ma con fuoco vero. Si, c’e’ del legno, ma il fuoco viene alimentato da un aggeggio con del gas. e siamo in california e non fa cosi freddo da accendere il camino. non so perche’ ma mi aspetto che il mascellone di beautiful salti fuori da un momento all’altro. gloria

 

Tre Uomini in Barca,  dal lunedì al venerdì, dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Alessandro Diegoli.

barca(at)radiopopolare.it

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