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tre uomini in barca

Carlo e Mara - Swaziland e Sudafrica

 

23 luglio

 

Ebbene sì manca sempre meno il 31 luglio (data di partenza) si avvicina galoppando!
Ma noi saremo pronti?

Riusciremo a fare bagagli adeguati per il clima swazi, mozambicano e sudafricano?
Boh!

Là è inverno o meglio è la stagione secca, di giorno si sta bene di notte freddo..
( Se volete sapere il meteo all around the world io ho trovato questo sito molto carino: http://www.accuweather.com/ )

L'incontro con i compagni di viaggio a Verona (saremo 5 coppie più una figlia ) è andato bene, avremo anche un accompagnatore italiano, una guida locale (una ragazza Swazi) e un autista che ci scarozzerà in giro.

Lo Swaziland, principale meta del nostro tour responsabile, è un piccolo staterello (il più piccolo dell'emisfero australe) nato in seguito a migrazioni interne al Sudafrica coloniale.

 La storia di questo piccolo paese è davvero complicata, ma attualmente è una monarchia praticamente assoluta di tipo tradizionale africano. Una delle poche rimaste. Re Mswati III è succeduto a Re Sobhuza II, morto nel 1982. Secondo la tradizione il monarca scelto dal padre regna insieme a sua madre, l'Indlovukazi, cioè l'Elefantessa. Il re è molto venerato e ogni anno sceglie una nuova moglie e tutte le ragazze nubili si devono presentare per essere eventualmente scelte. A detta di una ragazza dell'agenzia che è stata là due anni fa per loro è un onore essere scelte.
Inoltre nonostante la povertà diffusa del suo popolo il re colleziona auto di lusso e ha dato in concessione ad alcune multinazionali la gestione di buona parte del territorio, sottraendo terreno per l'agricoltura di sussistenza.

Una precisazione,  non è che non vogliamo scrivervi da là per pigrizia, è che per almeno un terzo del viaggio nel camp di Shewula in Swaziland ( http://www.shewulamountaincamp.info ) sicuramente non ci sarà elettricità figuriamoci internet point! (e in fondo come avete detto pure voi forse non è un male che non ci sia internet ovunque)
Vedremo quel che si può fare al limite sarà in parte un blog postumo.

Se siete interessati al progetto di Shewula oltre al link del camp vi mando le ong che stanno collaborando per lo sviluppo di questa piccola comunità rurale montana:
http://www.cospe.it/italiano/schedaProgetto.php?i=ai&p=1077 (Cospe Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti )
http://www.circololanger.it:8080/circololanger/shewula/ (Legambiente)

Successivamente visiteremo Maputo capitale del Mozambico sul mare e poi ci sposteremo nel Kruger park dove sarà possibile avvistare dalle jeep scoperte (wow!!) i famosi  Big Five che sono il leone, il leopardo, il rinoceronte, il bufalo e l’elefante, a nord del parco incontreremo i Makuleke scacciati dal Kruger durante l'apartheid e ora tornati e a cui forse in futuro verranno date in gestione alcune strutture turistiche.
Infine visiteremo il canyon del Blyde River con eccezionali punti panoramici.


P.S.: Non dite niente di Harry Potter: Mara, ma come lei altri (persino Beatrice Masini la traduttrice vedi intervista di sabato scorso su La Stampa) sta facendo uno sciopero di quotidiani e tv per evitare di scoprire come va a finire!! Non spoilerate!! Anche se effettivamente se è come dicono il finale è banalotto!

P.P.S.: anche noi quest'anno abbiamo visto i fenicotteri, ma non in sardegna a Comacchio, ce ne sono davvero tanti e sono buffissimi! (tra l'altro ci sono anche a Milano in un giardino di Corso Buenos Aires, io non li ho mai visti, ne ho sentito parlare in un microfono aperto di rp e in internet googlando si trova come mai sono lì).

P.P.P.S.: A proposito di matrimoni e di cerimonie venerdì siam stati al matrimonio di una coppia di nostri amici era a Brescia ma il clima era africano! Gli invitati non uscivano dalla chiesa per il troppo caldo!!

Se avete curiosità, dubbi o domande scrivetemi prima che partiamo.

Un salutone e un abbraccio Carlo di Carlo&Mara

 

3 agosto

Ciao, vi scriviamo da Mbabane in Swaziland al volo, da un internet cafe in un centro commerciale dove ci siamo fermati per scattare le fotografie per il visto per il Mozambico, dove andremo tra tre giorni, dopo una notte in una riserva (Milwane) e due notti nella comunita’ di turismo comunitario di Shewula. Dopo il lungo viaggio in aereo via atene (pero’ senza ritardi) abbiamo trovato ad accoglierci all-aereoporto di Johannesburg la nostra guida Nomsa e l’autista Sofiso (dalla guida assai sportive). Caricati i bagagli sul carrellino attaccato al nostro piccolo pulmino siamo partiti in direzione Swaziland. Il paesaggio era molto brullo e yellow perche’ siamo nella stagione secca invernale e la zona che abbiamo attraversato era tutta occupata da farm con campi coltivati a mais e un po’ di bovini. Molta terra bruciata. Avvicinandoci allo Swaziland tutto si e’ fatto piu’ mosso e verde. Alla frontiera siamo stati accolti da doganieri sorridenti e spiritosi. Uno tifava Milan, un altro scherzava sui nostri cognomi. Appena al di la’ del confine ci aspettavano colorati banchetti di frutta e abbiamo subito fatto scorta di dolcissimi mandaranci. Abbiamo attraversato Mbabane, la piccolo capitale dello Swaziland, affollata di studenti in divisa, donne con carichi in testa e pochissimi anziani (l’ aspettativa di vita media e ‘ di circa 34 anni, a causa dell’HIV – Nomsa e’ stata in Italia e si e’ stupita di quanti anziani si vedono in giro…). Infine siamo giunti al Mantenga Natural Reserve, dove abbiamo trascorso la prima notte in bellissime tende su palafitta con letto all-interno e bagno all-esterno a cielo aperto. Era pieno di scimmie (cercopitechi, per essere precisi). La cena tipica comprendeva trippa, altra carne, polentina di mais bianco e di mais bianco con zucca. Dolce di farina. Il giorno successivo e’ stato molto intenso, e ve lo descriveremo meglio in seguito… Ma ecco in poche parole quello che abbiamo visto : - Il parlamento, dove ci hanno illustrato come funziona la costituzione e il ruolo del re, dei principi e delle principesse e dei chief che guidano le comunita’ locali - Gita a piedi alla Sibebe Rock, un monolite che gli abitanti dello Swaziland dichiarano con orgoglio essere il piu’ antico del mondo, piu’ di Ayers Rock in Australia ! Eravamo gli unici a scalarlo e in cima abbiamo fatto un picnic. Peccato la foschia. - Abbiamo assistito alle danze tipiche al Mantenga Tented Camp e poi ci hanno illustrato l-organizzazione tradizionale della famiglia e del villaggio con le tipiche capanne. - Gita alle cascate a due passi dal camp. Nomsa e Sofiso sono molto simpatici e raccontano un sacco di cose interessanti. Sofiso ama molto il suono della nostra lingua e sogna di cantare (o ascoltare, perlomeno) l’opera. Nomsa di recente e’ stata a Terra Madre – Salone del gusto di torino. E in un-altra occasione ha conosciuto Pino (Daniele !). Il nostro tempo sta per scadere, altri particolari al prossimo internet point. Forse al Kruger. a presto!Carlo e Mara

 

 

3 agosto - Riserva naturale di Milwane(vi scriviamo da casa, il giorno dopo il nostro rientro in Italia. Duranteil viaggio abbiamo incontrato qualche internet point, ma essendo in 12 nonpotevamo fermarci ogni volta...)Subito dopo aver scritto il nostro primo blog dall'internet point di Mbabane(capitale dello Swaziland), siamo andati a visitare il mercato. Suddiviso indiversi "padiglioni" (artigianato, frutta e verdura, vestiti usati...), èpiaciuto moltissimo a carlo, che si è divertito a curiosare nel settorededicato alla medicina naturale: una stanza buia con un lungo tavolo caricodi bottigliette impolverate che contenevano i MUTI, rimedi tradizionaliperlopiù realizzati con erbe e utilizzati dai SANGOMA (stregoni locali).
Come in tutti i mercati locali, c'era un'incredibile varietà di fruttafresca e ortaggi. Acquistato un ananas.
Visita a un altro mercato, tutto dedicato all'artigianato: una serie dibaracche in legno con tettoia e tavolini carichi di mercanzia. Qui abbiamopreso molti pensierini per genitori, nonne, amici ecc (statuette di animali,piccoli batik, sottobicchieri...) e io (Mara) ho dovuto comprare un pareoperché a Shewula (come in tutte le comunità rurali) ci si aspetta che ledonne indossino la gonna.
Naturalmente gli uomini del gruppo alla fine non ne potevano più dibancarelle e mercatini (ma era solo l'inizio, perché Nomsa è una fervidasostenitrice dell'artigianato locale).
Lasciato il mercato abbiamo proseguito in direzione Milwane, una piccolariserva naturale con ristorante vista ippopotami. Appena arrivati abbiamoincontrato:
- i buffi FACOCERI, simil-maiali pelosi che amano mettersi in ginocchiosulle zampe anteriori (o meglio sui gomiti, come mi indica il veterinarioCarlo, fresco di laurea) per avvicinarsi al terreno e mangiare, come si vedenella fotografia che vi alleghiamo- NYALA in quantità industriale e BUSHBUCK (sono animali tipo gazzelle,antilopi, cervi...)- IPPOPOTAMI - Qualche airone, tra cui l'AIRONE GOLIA- Una bellissima AGAMA, lucertolona dalla testa blu (colori brillanti) (vedifoto in allegato)Dopo aver depositato i bagagli nelle nostre camere ­ capanne in stiletradizionale con tetto in paglia (vd foto che vi alleghiamo) e all'internoun paio di letti e un comodino + collegamento al bagno ­ siamo partiti incompagnia di una guida per visitare a piedi la riserva. La guida non eraparticolarmente entusiasta, forse era stanca, ma ci ha comunque portato apochi passi dalla tana di un PITONE DI SEBA, il più grande serpenteafricano. Non è velenoso, ma può stritolare e mangiare persino le antilopi equalche volta ha degustato anche prede umane.
Abbiamo incontrato anche ZEBRE (queste, in Africa, non mancano mai), GNU eIBIS.
La sera cena a buffet al ristorante, dove abbiamo incontrato un gruppo diitaliani di Avventure nel Mondo. Ci hanno detto che loro, lo Swaziland, nonl'avrebbero fatto. Forse sarebbero passati per il Lesotho.
(Peccato che fossimo proprio al centro dello Swaziland...)Argomento della sera: il pitone di Seba, che si dice abbia mangiato ancheuna suora (qualcuno nel gruppo non ha dormito un sonno sereno all'idea cheuno di questi simpatici rettili entrasse nelle nostre capanne...).
A presto!
Mara e Carlo (detti anche Principessa - in quanto con le trecce raccolte simile allaPrincipessa Leia di Star Wars - e, non si capisce perché, Mario)

 

                       

 

4 agosto - La comunità di Shewula

Dopo una colazione preparata da Nomsa sui tavoli all'esterno delle nostrecamere-capanne , siamo tornati a bordo del pulmino (e i nostri bagagli abordo del rimorchio), abbiamo lasciato la riserva di Milwane e preso lastrada per le Lubombo Mountains, che sorgono nella parte più orientale delloSwaziland, al confine con il Mozambico. Lungo la strada ci siamo fermati inun negozio-laboratorio di CANDELE e in un negozio-laboratorio di BATIK, doveci hanno mostrato le varie fasi della lavorazione artigianale.
La nostra meta era il Mountain Camp di Shewula, un piccolo centro turisticocostituito da SEI HUT in muratura e con tetto di paglia, costruiti nellostile tradizionale e con i materiali disponibili a Shewula (vedifotografia). Il bagno è separato dalle HUT dove si dorme e al posto deilavandini ci sono solo due rubinetti e delle grosse bacinelle di latta doveraccogliere l'acqua. Si mangia su lunghi tavoli di legno, dispostiall'interno di una struttura aperta su un lato, dove si trova anche lacucina e una piccola dispensa. L'energia elettrica, prodotta attraverso unPANNELLO SOLARE, è disponibile solo per alcune cose (es i frigoriferi).
L'esperienza al Mountain Camp rappresenta il cuore del nostro viaggio diturismo responsabile. Nomsa ci aveva anticipato che a Shewula ci saremmosentiti come a casa... E così è stato.
Nell'incontro pre-viaggio nella sede di Planet Viaggi, dove abbiamoconosciuto i nostri 9 compagni di viaggio e Alessandro (accompagnatore emediatore culturale, nonché translator ufficiale dall'inglese ma anche dalportoghese), si era parlato di "turismo comunitario". Per quanto riguarda mee Carlo, il concetto è rimasto astratto finché non ci siamo ritrovati tuttiseduti attorno al fuoco di Shewula, circondati da una palizzata perproteggerci dal vento e dal freddo, senza radio né televisione né energiaelettrica. All'inizio il tempo passava moooolto lentamente, anche perché ilsole tramontava alle cinque e mezza e alle sette e mezza avevamo già finitodi cenare, ma è stato proprio nelle lunghe nottate di Shewula che abbiamoimparato a conoscerci meglio (noi viaggiatori, intendo). E non sono mancatiincontri con gli abitanti del posto e con altri turisti in visita al camp(tutti molto simpatici, a parte i francesi). Di notte Nomsa scendeva adormire a casa sua e restavano con noi soltanto l'autista (Sifiso) e ilcustode del campo, il mitico Vittorio, alto e imponente, così soprannominatoper via della sua voce alla Gassmann. Girava sempre con l'inseparabileaccetta, le manette (!!) e un lungo cappotto. La prima notte ci ha fatto unpo' paura, ma poi avremmo voluto portarlo con noi per il resto del viaggio.
Il suo vero nome in siswati (lingua dello Swaziland) vuol dire"orizzontale". E poi c'era December, un ragazzo di circa 30 anni (con giàtre figli, ma una sola moglie, al contrario di altri) che ci ha accompagnatoin una interessante escursione fino al fiume, e la simpaticissima cuoca,figlia del chief di Shewula, che si chiamava Lindi (non sono sicura dellagrafia).
Appena arrivati a Shewula, dopo un pasto semplice e gustoso, Nomsa ci haraccontato la storia della sua comunità e dei progetti avviati a partire dametà degli anni Novanta, quando iniziò la collaborazione con il COSPE.
Shewula è una comunità rurale di circa 10 mila abitanti, perlopiùagricoltori e allevatori che abitano in HOMESTEAD sparse sul territorio. Lefamiglie non hanno un'unica casa, ma diverse piccole HUT, capanne di formacircolare, ciascuna adibita a una differente funzione. Ogni famiglia ricevein concessione dal CHIEF (figura ereditaria, affiancata da un piccoloconsiglio in parte elettivo) un appezzamento di terreno, che può aumentarenel tempo a seconda del numero dei figli.
(Nomsa ci ha spiegato che è meglio non avere problemi con il CHIEF perché ladecisione di concedere nuova terra spetta solo a lui).
Non esiste quindi un vero e proprio villaggio e le famiglie vivono sparsesul territorio. Punto di incontro comune è la casa del CHIEF.
Shewula è una comunità accogliente ma non certo ricca. I suoi principaliproblemi sono legati all'HIV, agli orfani, all'istruzione eall'impoverimento del suolo. Ma di questo vi parleremo meglio più avanti.
5 agostoDurante il nostro secondo giorno a Shewula, un ragazzo di 26 anni, Bakkie(tre figli e due mogli), ci ha accompagnato a visitare una HOMESTEAD, dovealcuni temerari (tra cui io e Carlo)  hanno degustato la BIRRA ARTIGIANALE abase di mais, conservata in grossi bidoni senza coperchio (vedi foto inallegato...). Era molto forte, acida e un po¹ pungente ­ tipo una Weiss nonfiltrata e non pastorizzata. Dopo una visita ai campi di un'altra HOMESTEAD(vd foto), dove le donne hanno raccolto per noi delle verdure tipo spinaci,siamo tornati al campo per mangiare.
(NB Abbiamo notato che in giro si vedono quasi solo donne. Nomsa ci haspiegato che molti uomini lavorano lontano, in miniera.)Nel pomeriggio abbiamo avuto un incontro con il SANGOMA (vd foto), una sortadi stregone locale che promette di poter curare più o meno tutte lemalattie. Ammette però di non poter far niente per l'AIDS, perché secondolui è una malattia arrivata dall'esterno dell'Africa... Alla finedell¹incontro ha gettato sulla stuoia una manciata di conchiglie e altristrani oggetti e ci ha predetto un viaggio felice.
La visita al sangoma è stata poi oggetto di una fervida discussioneall'interno del gruppo: era o non era da inserire all'interno di un viaggiodi turismo responsabile? Secondo alcuni sì (tra cui io e carlo), perchéaiuta a capire la cultura locale, secondo altri no perché si porta il"cattivo esempio" alla comunità locale.
Alla prossima,Mara e Carlo

 

6/7 AGOSTO Due parole per raccontare la nostra breve escursione a Maputo, che non ha riscosso grande successo. Al confine abbiamo rischiato di farci arrestare dalla polizia mozambicana: mentre eravamo in attesa dei nostri visti, Dario (uno del gruppo, soprannominato Japanese per la sua passione fotografica) ha scattato un'innocente fotografia a un uomo che passava con un carretto, scatenando l'ira di un soldato che sembrava intenzionato ad arrestarlo. Secondo la tesi di Nomsa era una strategia per intascare i soldi della multa. Lei si è arrabbiata moltissimo, ma alla fine abbiamo trovato un funzionario ragionevole e tutto si è risolto. Ma Dario è stato costretto (contro la sua volontà) a cancellare la fotografia... Dopo un pranzo a base di pesce (o in alternativa pizza), e dopo aver cambiato i soldi in un centro commerciale ultralussuoso, siamo arrivati nei piccoli chalet vicino alla spiaggia (vedi foto spiaggia) dove avremmo dormito due notti. Sulla porta sostava una guardia armata e ci è stato sconsigliato di uscire dopo le cinque e mezza, quando il sole tramontava... La sera Nomsa ha cucinato in uno degli chalet pasta con due sughi alternativi (zucchine e aglio abbondante e pomodoro con aglio sempre abbondante), accompagnata da dell'ottimo vino. Più tardi, non ricordo come sia saltato fuori l'argomento, ci ha chiesto cosa ne pensavamo dell'aborto (in Swaziland è proibito). Lei è a favore soprattutto per chi ha subito violenza, mentre Sifiso (cresciuto in città) era a favore anche per chi non si sente ancora pronto. Il giorno dopo siamo partiti per il giro in città accompagnati da Lionel, guida mozambicana. "Guida", a dire il vero, è una parola grossa. Evidentemente portare in giro i turisti non era il suo lavoro e non sapeva dove andare. Tra l'altro ha fatto imboccare anche un senso unico al povero Sifiso, il nostro autista. Dopo una lunga pausa alla stazione in stile coloniale portoghese e un giro al mercato, Nomsa ha proposto una visita al Museo della Rivoluzione (vd fotografie allegate), forse la cosa più interessante della giornata, dove è ricostruita la storia del mozambico dal periodo coloniale agli anni Ottanta. (Anche Lionel ha letto con grande interesse i pannelli, era solo la seconda volta che passava dal museo...). Siamo tutti rimasti colpiti dall'evidente scarso interesse dei giovani mozambicani per il paese in cui vivono e per la sua storia. In Swaziland sono tutti molto orgogliosi delle proprie tradizioni e della propria cultura... La sera abbiamo cenato in un famoso ristorante di pesce frequentato prevalentemente da bianchi (e, come ci ha detto Lionel, anche dalla moglie di Mandela, vedova dell'ex presidente mozambicano). Il pesce era davvero buono, ma in fondo sentivamo nostalgia delle cene a Shewula (dove siamo tornati il giorno successivo). Una volta rientrati agli chalet, dove Nomsa e Sifiso hanno voluto riaccompagnarci con il pulmino per sicurezza, gli uomini hanno deciso di uscire di nuovo per andare a comprare un paio di bottiglie di vino. La guardia armata ha cercato di opporsi, poi li ha lasciati andare. Evidentemente poi ci ha ripensato e li ha raggiunti al ristorante, per poi riaccompagnarli indietro. Il gruppo procedeva a testuggine con le bottiglie al centro, ma Carlo si era portato dietro (per ragioni oscure) una bottiglietta di succo di frutta, che gli è scivolata fuori dal sacchetto di plastica. Essendo gasata nel cadere a terra è scoppiata scatenando il panico nel gruppo... Ad ogni modo sono tornati sani e salvi da noi donne. Ciao, Mara e carlo8 agosto Al nostro rientro da Maputo, abbiamo ritrovato l'accogliente Shewula ad attenderci... Il primo giorno c'è stato tempo solo per l'escursione fino al fiume con December. Lungo il cammino abbiamo imparato a lavarci i denti nel bush, con le piante locali. E abbiamo avvistato un'aquila pescatrice e il nostro primo hornbill (o bucero), curioso uccello africano dal lungo becco curvo. Quando nidifica, il maschio mura la compagna in un tronco cavo. Lei depone e cova le uova e per rendere accogliente il nido si strappa le piume. Quando nascono i pulcini, la mamma esce aiutata dal maschio. I genitori nutrono i piccoli dall'esterno, attraverso un piccolo buco. Il rientro al camp è stato un po' frettoloso, perché il sole stava tramontando e in Sud Africa viene buio in fretta. Dopo una cena con braai (grigliata di carne), abbiamo fatto 2 chiacchiere intorno al fuoco e siamo andati a letto. Una parentesi sul cibo di Shewula: oltre alla carne (che io, Mara, tendenzialmente non mangio e della quale non vi parlerò - ogni tanto si vedevano girare dei polli che poi sparivano), servivano polenta di mais bianco, patate e patate dolci, simil-spinaci, fagioli, zucca bollita, insalata. La mattina porridge di sorgo, salsicce multicolori, bacon e uova strapazzate, fette biscottate che sembravano duri mattoncini lego. 9 agosto L'ultimo giorno a Shewula è stato particolarmente intenso, perché dedicato alla conoscenza dei progetti avviati all'interno della comunità, grazie alla collaborazione del Cospe, Legambiente e Anlaids e soprattutto alla determinazione di donne come Nomsa (non credo di sbagliare se dico che il futuro dell'Africa è in mano alle donne...). La mattina abbiamo incontrato i bambini della ORPHAN SCHOOL (vedi fotografia) e le loro insegnanti. I bambini hanno cantato per noi e noi per loro, prima BELLA CIAO e poi L'ARCA DI NOE' mimata (ci son due coccodrilli ecc...). A causa dell'AIDS tantissimi bambini restano senza genitori e non possono studiare. Grazie alla orphan school (detta anche INFORMAL SCHOOL), che oggi raccoglie 400 bambini seguiti da 10 insegnanti, anche gli orfani (o i bambini delle famiglie indigenti) possono imparare a leggere e scrivere. Inoltre, nei giorni di scuola, vengono loro garantiti colazione e pranzo. Spesso gli orfani sono incoraggiati a restare nelle loro HOMESTEAD per non perdere il diritto ereditario della terra. Nel pomeriggio siamo stati al piccolo centro per l'HIV, dove si fa prevenzione, è possibile effettuare il test e procurarsi i retrovirali in caso di infezione. Anche qui lavorava una donna. Lo Swaziland è il paese con la più alta percentuale di persone infette da HIV. Per un certo periodo il chief della comunità di Shewula aveva persino vietato però l'uso della parola che indicava questa malattia, nel timore di compromettere i rapporti con il mondo esterno. Oggi le cose stanno per fortuna cambiando. Un segnale positivo è la distribuzione gratuita di preservativi. Si trovano in tutti i bagni pubblici e anche ai posti di frontiera. Nei bagni delle donne si trovavano perfino i profilattici femminili. Nel centro di Shewula si incentivano inoltre le colture locali, nutrienti e utili a contrastare i sintomi della malattia. L'ultima parte della giornata è stata dedicata all'agricoltura. Si sono uniti a noi un apicoltore, William (che ha perso un braccio a causa del morso di un serpente, il puff adder), e Tendi, una giovane vedova che con altri farmer porta avanti con determinazione il progetto di agricoltura conservativa. L'obiettivo è promuovere colture sostenibili, che evitino l'impoverimento del suolo, e che permettano alla comunità di rendersi indipendente dalle industrie sementiere (che vendono ogm e ibridi) attraverso lo scambio e l'uso di diverse sementi selezionate localmente. Allo stato attuale sono circa 18 gli agricoltori che hanno aderito al progetto e non è stato ancora possibile portare i prodotti all'esterno di Shewula, anche per problemi legati al confezionamento e marketing. Carlo, a sua volta apicoltore, ha fatto molte domande a William, ma purtroppo non è stato possibile visitare i suoi alveari. Siamo invece stati nel campo (vedi fotografia) di Tendi e abbiamo acquistato un po' del suo sorgo e di sesamo. La sera al Mountain Camp è arrivato un gruppo di francesi, con i quali abbiamo avuto qualche problema relazionale (basti dire che il giorno dopo loro si sono svegliati alle sei e hanno cantato l'inno francese), due altri italiani che erano già stati a Shewula 7 volte anche come volontari, e una simpatica coppia di campeggiatori (lui australiano e lei sudafricana bianca) con una bambina piccola. Io e Carlo abbiamo chiacchierato a lungo con questi ultimi di tutti gli uccelli che avremmo visto al Kruger. La sera faceva meno freddo del solito e il cielo era pieno zeppo di stelle, con la via lattea che sembrava veramente di latte e qualche stella cadente. Dopo cena siamo stati intorno al fuoco a cantare fino a tardi (forse è stata questa la causa del canto mattutino dei cugini transalpini?). Alla prossima, La Principessa e Mario

 

10-11-12 agosto                                                                                                                                                                    

 

KRUGERDopo la malinconica partenza da Shewula, abbiamo attraversato il confine conil Sudafrica, sempre accompagnati da Nomsa e Sifiso. Appena al di là dellafrontiera con lo Swaziland si estende il territorio del Kruger, un parcogrande più o meno come il Veneto (lo Swaziland è leggermente più piccolo).
Ci siamo fermati a Komatipoort, appena oltre la recinzione del parco, dovesi trovava la nostra (questa volta lussuosa) sistemazione per la notte:
l'Acasia Guest Lodge.
Prima di raccontare il percorso nel Kruger, vorrei aprire una parentesi sulpost-apartheid. Colpisce quanto sia ancora radicata la separazione razziale,è qualcosa che balza subito agli occhi. E' davvero difficile incontrarebianchi e neri seduti allo stesso tavolo, e generalmente sono i bianchi adessere seduti mentre i neri servono ai tavoli. Oggi i diritti civili ci sonoformalmente per tutti, ma il potere economico resta in larga parte in manoalla minoranza bianca nonostante i processi di black empowerment.
Forse bisognerà attendere qualche generazione per vedere dei realicambiamenti.
In uno dei numerosi camp del Kruger (sorta di autogrill interni al parco,alcuni con campeggio altri solo per sosta di rifornimento viveri ecarburante) abbiamo assistito alla seguente scena:
Una famiglia afrikaner, seduta a un tavolo all'aperto, ha scacciato in malomodo ("questo è un tavolo privato...") un nero che si era fermato un secondoper appoggiare una cosa. Maria Grazia, del nostro gruppo, ha voluto fare unesperimento. Si è seduta fingendo indifferenza al loro tavolo "privato", manaturalmente a lei non hanno detto nulla...
In un altro ristorante abbiamo avuto la netta impressione (negata dalpersonale) che ci fosse una sala per i neri e una per i bianchi.
E Nomsa ci ha confermato che in certi negozi i neri sono malvisti.
Insomma, c'è ancora una lunga strada da percorrere perché le cose cambinodavvero, anche se sicuramente la storia del Sud Africa, con la transizionepacifica alla democrazia, resta esemplare nel continente.
Ma torniamo alle meraviglie del Kruger...
Le ore migliori per vedere i predatori sono quelle notturne. Per la seraSifiso aveva prenotato un'uscita in open landrover alle cinque e mezza, conrientro verso le otto (quando è perciò buio pesto). Non vi dico il freddo.
La mattina successiva, invece, abbiamo partecipato a un'altra escursionealle cinque e mezza del mattino, per vedere l'alba nel bush (la sveglia èscattata alle quattro e mezza, ma ne è valsa la pena!). Faceva ancora piùfreddo. Insomma, si gelava, anche perché i camioncini con cui ti portano ingiro sono aperti sui lati.
Dopo una pausa all'Acasia Guest House, verso l'ora di pranzo siamo tornatial parco, dove abbiamo girato con il nostro fidato autista Sifiso e ilnostro solito pulmino.
Infine, la mattina del 12 agosto, abbiamo lasciato l'Acasia Guest Houseall'improbabile orario delle quattro del mattino, per evitare la codadomenicale all'ingresso del Kruger.
Ma cosa abbiamo visto all'interno del parco?
- Tre leonesse con tre leoncini che giocavano. Il gruppo si avvicinato apochi metri dal nostro veicolo, e devo dire che è stato uno dei momenti piùemozionanti in assoluto.
- Tre ghepardi, un po' di sfuggita, al buio, ma visto che ce ne sono solo300 in tutto il parco possiamo dire di essere stati fortunati!
- Numerosi bufali (questi, tra i famosi big five, sono forse i piùpericolosi: se ti caricano con le loro immense corna c'è poco da scherzare.
Nonostante questo, ospitano sulla loro schiena le bufaghe, fragili uccellinipulitori dalla testa rossa.)- Rinoceronti bianchi (che non sono bianchi ma hanno il muso largo rispettoai poco più scuri r.neri: vecchio equivoco tra white e wide)- Tanti elefanti di tutte le taglie compresi cucciolini, da vicino e dalontano (due gruppi ci hanno perfino attraversato la strada...)- Tante giraffe, anche da molto vicino. Si muovono in un modo buffissimo!
- Zebre a volontà- Un discreto numero di ENORMI coccodrilli(!!!) distesi al sole- Ancora ippopotami (anche dei cuccioli)- Un gruppo di babbuini con i piccolini (sono incredibilmente simili a noi,per le espressioni del volto, per come osservano il paesaggio, per come siabbracciano e giocano fra loro)- Una iena maculata- Un pangolino- Un Bush baby che non è un nipotino del presidente Usa ma un galagone,ovvero una molto più simpatica miniscimmietta- Impala come se piovessero, gazzelle e altri animali simili (waterbuck,kudu, nyala...)- Aquile pescatrici imponenti e dalla testa bianca- Avvoltoi in volo e nel nido- Numerosi altri uccelli, tra cui i buffi hornbill o buceri (ce ne sono diDiversi tipi: dal becco giallo tipo tucano, ma  anche i loro cugini bucorvirossi e neri che camminano a terra); lo spettacolare Lilac breasted roller(una ghiandaia coloratissima), upupe (simbolo della lipu), picchi, uccellinitessitori dai nidi spettacolari, aironi, struzzi, cicogne ibis ecc eccE dopo tanto viaggiare tra gli animali, abbiamo abbandonato il kruger eraggiunto il Cheetah Inn. Qui abbiamo trascorso la serata attorno al fuoco,con cena preparata da Nomsa in collaborazione con gli uomini: una bellagrigliata annaffiata dai corposi vini rossi sudafricani(una grigliata bella per chi ama la carne, naturalmente, quindi non per lasottoscritta Mara, che però ha gradito l'atmosfera del tipico braaisudafricano). La sera, dopo un'accesa discussione sul razzismo, siamo andati a dormire.
Alla prossima,Mara e Carlo (o Mario e la principessa...)

 

13 agosto

 

700 chilometri per un tramezzino: visita ai MakulekeQuesto è stato il giorno più lungo ed estenuante, per quanto riguarda le oretrascorse in pulmino (un po' troppo compressi).
Il tutto è nato da questo. L'obiettivo era andare a trovare i Makuleke, unacomunità che vive vicino alla parte nordovest del Kruger, e che hasviluppato un progetto di turismo simile a quello di Shewula. L'ultima voltache Nomsa ci aveva portato un gruppo, però, il progetto non era ancora benavviato e non erano realmente organizzati per accogliere turisti. Ma la lorostoria è molto interessante, e quindi è stato comunque previsto un incontrocon loro. Per motivi logistici, ci siamo così ritrovati a fare oltre 700 kmin una giornata, con solo un'ora e mezza di pausa in mezzo, durante la qualeabbiamo avuto l'incontro (indubbiamente interessante) con i Makuleke e unpranzo a base di tramezzini e insalata preparato da loro.
Con un po' di dispiacere abbiamo scoperto che erano attrezzati per ospitarci(nelle accoglienti hut c'era persino il bagno ed erano davvero carinee ben tenute con tanto di ventilatore), ma ormai la prenotazione era statafatta altrove...
Ed ecco in breve la storia di questa comunità. I Makuleke vivevano in unazona che oggi è interna al Kruger. Negli anni Sessanta i dirigenti del parcodecisero che quella zona sarebbe diventata parte del kruger, ma i Makulekenon hanno acconsentito a spostarsi. Così nel 1969 l'esercito li hacaricati a bordo di camion sotto la minaccia dei fucili (in qualche casocostringendoli a bruciare le loro stesse case) e li ha portati dove vivonoora.
Dopo l'avvento della democrazia, nell'ambito del processo diriconciliazione, hanno ottenuto la restituzione delle terre. In realtà nonpossono tornarci a vivere, ma hanno diritto a una percentuale sui guadagnidelle attività turistiche del Kruger in quell'area, e anche a dei posti dilavoro nei camp. Tuttavia, la gestione resterà in mano ai bianchi per altri28 anni.
La ragazza che ci ha raccontato questa storia era emozionatissima perché erala prima volta che rappresentava la sua comunità. La sua capa, invece, erauna tipa davvero tosta.
Verso le due siamo ripartiti, e alle sette passate siamo arrivati al"Forever Resort" del Blyde River Canyon, dove avremmo trascorso le nostredue ultime (sigh) notti sudafricane...
Ciao barcaioli!
Mara e Carlo

 

14 agosto

 

Blyde river canyon: Panorami furti da babbuiniDopo colazione, abbiamo visto un gruppo di babbuini fuggiredall'appartamento dove dormiva Nomsa (e dove avevamo cenato la sera prima)con un vassoio di avanzi di pollo sotto il braccio! Un altro babbuino,invece, si è accaparrato un pacchetto di zucchero lasciando una strisciabianca. Gli verrà il diabete?
La giornata è stata dedicata quasi interamente ai punti panoramici di questospettacolare canyon sudafricano.
Purtroppo i panorami sono difficili da raccontare, ma vi assicuro che nevaleva la pena. Stupendi i 3 Rondavel e il Pinnacle: questi torrioni diroccia assumono forme strane, uno sembrava un panettone...
La God's Window, invece, non ci è sembrata niente di che (forse che ilnome genera troppe aspettative???). Immancabili nei punti d'osservazione imercatini dell'artigiano, con gaudio per le donne e sconforto per la partemaschile del gruppo...
Nel pomeriggio, accompagnati da una simpatica guida chiamata Elvis, abbiamovisitato una grotta con pipistrelli, dove la gente del posto havissuto nei secoli passati per proteggersi dagli invasori giunti... dalloSwaziland (e alla fine scacciati!). All'interno della grotta (caldissima ein alcuni punti davvero stretta e bassa come un budello), si comunicavabattendo le stalattiti.
La sera abbiamo cenato nel ristorante a buffet del Resort. E' stato bello eun po' triste, perché era il momento degli addii e Nomsa e Sifiso hannocantato per noi (in allegato trovate l'audio).
Alessandro (il nostro mediatore culturale) ha infine deciso di darci unabrutta notizia che Nomsa avrebbe preferito ci fosse comunicata una voltaarrivati in Italia: durante la nostra vacanza, la sorella di Nomsa è morta acausa dell'AIDS lasciando due bimbi piccoli. Questo, ancor più della visitaal centro HIV e dei giorni trascorsi a Shewula, ci ha dato una reale visionedel problema, di come tocca la vita di tutti e di come condiziona il futurodi questo piccolo paese. Insomma, la vacanza si è chiusa con una nota ditristezza, ma almeno abbiamo avuto modo di dire a Nomsa quanto cidispiaceva. Lei ci ha ringraziato per averla fatta sorridere anche quandonon se la sentiva.
E così la vacanza è davvero finita. Partiamo per l'Italia, ma già con lavoglia di tornare.
Mara e Carlo

 

10 settembre

 

Ciao barcaioli,

Questa è l'ultima mail del nostro blog (in differita).
Prima di chiudere, un paio di aggiornamenti.
Entro la fine del mese dovremmo incontrarci con il gruppo a verona, per unultimo bilancio del viaggio, come si usa fare nell'ambito del turismoresponsabile. E venerdì 7 settembre io e Carlo siamo stati al Festivaletteratura diMantova, dove abbiamo assistito all'incontro con la giornalista sudafricanaAntjie Krog (la sua storia è raccontata anche nel film In my country),affiancata da Itala Vivan e Marcello Flores.
E' stato molto interessante e per certi versi commovente. La Krog, testimonedelle commissioni per la riconciliazione, ha raccolte le cronache di queigiorni nel libro Terra del mio sangue, in Italia pubblicato dalla piccolacasa editrice Nutrimenti. A Mantova ha raccontato cosa significa perdonare eaccettare il perdono, perché questo è l'unico modo per recuperare la propriaumanità. Inoltre ha detto che un tempo l'Europa le sembrava più aperta: oggici trova molto più simili a loro.
Nello spazio dedicato agli interventi del pubblico si è alzata una donnaisraeliana che appartiene a un movimento per la pace, e ha chiesto alla Krog(tra le lacrime) "come fa a tornare a casa la sera e raccontare ai suoifigli che i cattivi siamo noi". La Krog si è commossa a sua volta e non èriuscita a trovare le parole per rispondere. Del resto è vero, come si fa adaccettare di essere i cattivi e a convivere con il senso di colpa?
Con questo è davvero tutto.
All'anno prossimo!
Ciao da Carlo&Mara

 

 

Tre Uomini in Barca,  dal lunedì al venerdì, dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Alessandro Diegoli.

barca(at)radiopopolare.it

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