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20 giugno 2007
che notizia favolosa! Torna la barca e tutti noi ne siamo felicissimi, sentendoci ormai parte della famiglia (siamo i soliti, patetici, pacifisti, buonisti sentimentali che avete conosciuto l’anno scorso).
Vi scriviamo subito per darvi alcuni aggiornamenti sui Desperados on bike che ci sembrano doverosi.
Il gruppo, unito dalla fatica, dal sudore, ma soprattutto dal rum, dalla birra e dalla sacher, era pronto a cimentarsi in una nuova avventura su due ruote. Entusiasmo palpabile, già da novembre si lanciano le prime idee per un nuovo tragitto. Ci si rivede tutti per capodanno, con cena rigorosamente austriaca (goulash, sacher e birra), e per tutti intendiamo proprio tutti, compreso Ale venuto dall’America per l’occasione. Si lanciano nuove idee: la più gettonata è percorrere la foresta nera in bici. Ci attrezziamo. Guide, mappe, studiamo itinerari, Pizzo viene anche dotato di una bici nuova. Insomma, eravamo convinti che nulla ci avrebbe fermato e che saremmo stati pronti per un nuovo viaggio. Invece, l’inaspettato ci attendeva (chi più, chi meno), l’unica cosa che non avevamo considerato e che sarebbe stata capace di travolgere i nostri piani (e mica solo quelli delle vacanze)…l’arrivo del desperniño!
Riepilogo della situazione:
A questo punto i desperados da 5 diventano 5 e ½. Pizzo diviene futuro desperado padre, Cinzia, ovviamente, diviene colei che ha il desperniño inside (desperada madre suona orribile), Andrea è il desperado zio, Ost e Ale i desperados padrini. Il desperniño inside diventerà desperniño outside a ottobre.
Ogni piano proposto per mantenere gruppo e bici compatti rasenta il ridicolo.
E’ con rammarico, ma anche con immensa gioia, visto il motivo, che annunciamo qui la momentanea divisione del gruppo. Desperados on bike parte I diventa desperados con bike at home (Cinzia e Pizzo). Desperados on bike parte II partirà a fine agosto per fare la pedalata (alias cammino) di Santiago: Roncisvalle-Santiago con tappa pirenaica e che sangiacomodicompostella vegli su di loro. Desperados on bike parte III (Ale) non ha avuto il permesso di lasciare gli USA (ecco cosa accade a chi si occupa di crittografia quantistica per il governo americano…).
Vi terremo aggiornati sulla nostra estate, perché nel cuore i desperados sono sempre uniti e sempre in barca (e l’anno prossimo partiremo di nuovo in bici e in 6!)
Un abbraccio
Cinzia (quanto fa caldo con questa pancia!) e con me Pizzo, Andrea, Ost e Ale
PS comunque pizzo e io partiremo giovedì prossimo per 5 giorni a Istambul col permesso e mille raccomandazioni del ginecologo e gli strepiti preoccupati dei nostri rispettivi genitori. Ci prenotiamo per un primo mini blog.
10 luglio 2007
Cara Barca,
è da un po’ che non vi scriviamo e dobbiamo aggiornavi sugli ultimi giorni del nostro soggiorno turco che, a malincuore, è già terminato.
Istanbul è una città incredibile, anche se appena assaggiata, e ci ha lasciato la voglia di tornarci, cosa che faremo sicuramente in compagnia del desperniño quando uscirà.
A causa dei pochi giorni la nostra visita si è ovviamente concentrata sui monumenti più importanti: Santa Sofia, la Moschea blu, il palazzo del sultano con l’Harem, le cisterne, il gran bazar. Essendo già stati benedetti dal cielo, dalla terra e pure dal mare, abbiamo comunque potuto evitare di fare la fila per mettere il dito nel pilastro della fertilità della chiesa di Santa Sofia (per chi non lo sapesse, dentro la chiesa c’è un pilastro con un buco scavato dal contatto di innumerevoli dita e pare che mettervi il pollice e farlo girare favorisca il concepimento di pargoli). Ci siamo stupiti che in coda ci fosse gente di tutte le età, anche decisamente ultraottuagenaria, non sappiamo se spinti da un ancora desto desiderio genitoriale o attratti dal magnetismo che tutti i buchi sembrano avere….
Non ci soffermeremo sulla bellezza indubbia di questi posti, ma cercheremo di descrivervi il clima che si respira in città. L’impressione più forte è che veramente Istanbul sia il punto d’incontro e fusione di oriente e occidente, non solo geograficamente. Donne velate (anche interamente coperte) si mescolano a ragazze e ragazzi dall’abbigliamento decisamente europeo, minareti ad antenne, case di legno a palazzi di vetro. Vista, udito e olfatto sono quasi storditi dalla quantità di stimoli che arrivano: l’insieme è decisamente piacevole, sconosciuto e familiare allo stesso tempo.
Le sfumature sono tantissime e ci rendiamo conto di come la visione del vicino oriente che arriva da noi sia, quanto meno, assai limitata.
Dopo i primi giorni di precauzione (a causa della valigia piena di raccomandazioni), alla fine abbiamo deciso (soprattutto Cinzia) di godere pienamente anche dell’incredibile cucina turca. Anche perché ogni tentativo di chiedere come fosse preparato un piatto, così da evitare gli alimenti potenzialmente a rischio, si risolveva in una sorridente spiegazione: “it’s good, it’s ottoman”. Rincuorati dal fatto che fosse ottoman, abbiamo così gustato quanti più tipi di kebab abbiamo potuto (pare ce ne siano più di 100 varietà, noi siamo arrivati a circa 20), tra cui ne segnaliamo uno servito in un piccolo orcio di terracotta a cui veniva dato fuoco sul coperchio, e un’ottima pizza turca all’aglio.
Essendo comunque fisicamente poco adatti a lunghissimi giri, abbiamo passato le serate giocando a backgammon all’aperto, godendo dell’aria fresca e ventilata che, all’imbrunire, sostituisce sempre il caldo afoso del giorno, bevendo te alla mela. Insomma, tutto sarebbe stato un po’ come nel nostro immaginario se al ritorno, anziché l’orient express, non avessimo preso un volo insieme ad un gruppone di gitanti ACLI forniti di Don che, tra processioni da un sedile all’altro per sentire come va e corridoi invasi, hanno pensato bene di toccare tutti la pancia del desperniño facendo gli auguri nel momento in cui Cinzia ha tentato di raggiungere il bagno dell’aereo. Probabilmente deve essere una sorta di portafortuna, un po’ come la gobba.
Un abbraccio
Cinzia, Pizzo e il piccolo Ataturk (ci abbiamo riflettuto, se Garibaldi ha chiamato Menotti suo figlio, perché non possiamo noi chiamarlo Ataturk? Ataturk Pizzo suona anche meglio di Menotti Garibaldi...
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