|
premessa
Come dire, ci siamo pensati a vicenda.Le premesse per questa estate sono per lo meno temporalesche.Il Figlio Grande è alle prese con la maturità, prosciugando tuttele mie riserve di umana tolleranza.La figlia piccola per ora è in montagna, poi torno, sta una settimana a casa, poi va al mare per due settimane, poi ritorna.Il Francesco, dopo le vacanze tedesche, non osa proporre mete per quest'anno, lasciando a me il compito.A ostacolare la fantasia ci sono, in ordine sparso: una nonna malandata, tre libri di compiti per le vacanze della piccola, impegni vari per tutto luglio, il figlio grande che non sa da quando sarà in vacanza e il mio dsiderio - sempre più acuto - di fuggire via dalla pazza folla presente in casa mia.A cosa aggrapparmi per sopravvivere?ma a CIBO 2. Sarà l'unico viaggio certo tra piatti e pranzi d'altri luoghi e d'altri tempi.Prometto una pioggia di diari di cucina.
baci, Iaia
27 giugno
Quest'anno non possiamo fare programmi di vacanza, per cui faremo incursioni a corto raggio intorno a noi. Per noi grandi nessun programma, il figlio grande ormai fa da solo, la piccola ha già un carnet di viaggio degno di una diva.Ad oggi so solo che farò molte volte avanti e indietro con Novara.Ho vissuto nella ridente cittadina la mia adolescenza e non ne ho un buon ricordo. Sarà stata l'età o la città non lo so, ma se non mi fosse necessario non ci andrei mai. Diciamo che non conosco la città, ho solo qualche ricordo molto fazioso.Eccomi così sbarcare a Novara con l'ennesimo treno in ritardo. Faccio tutto ciò che devo e mi rimetto in marcia verso la stazione.Altro treno. Altro ritardo.Ieri no. Invece di filare via diritta verso la stazione ho deciso di fare un giro e rivedere i luoghi della mia gioventù.Vado dritta verso i giardini dell'Allea, l'antico baluardo su cui troneggia il castello sforzesco, pieno di panchine, a loro volta piene di ricordi.Ah, potessero parlare...Sono tipici giardini piemontesi, molto disegnati con i viali di alberi ormai maestosi e roseti che vengono ben curati. Tra i prati spuntano anche monumenti e sculture varie, messi li nel corso degli anni.Ho rivisto la statua alla mondina - una figura stilizzata, con lo sguardo triste china con il braccio in avanti - il cippo marmoreo che ricorda i caduti di qualche battaglia sabauda e un nuovo coso di bronzo di forma astratta. Qualche tag rovina il basamento in marmo di un monumento di cui non capisco la ragione.Bighellono tra le siepi e mi rinfresco con il venticello, bevo alla fontanella e scopro di aver fame.Alle 2 di pomeriggio è normale.Vado verso il centro per cercare un panino.Prima scoperta. Il vecchio e diroccato castello sforzesco è aperto. Se passo da li arrivo subito in piazza Martiri, dove ci sono i bar.Quando ero ragazzina (circa 40 anni fa, giuro) nel castello c'era il carcere di Novara, per questo non ci avvicinavamo mai. Poi negli anni "80 hanno fatto il supercarcere di sicurezza e il castello è rimasto vuoto. Adesso lo stanno restaurando.Per ora si vede solo un grande edificio, bello, in mattoni nudi circondato da un gigantesco fossato pieno di rovi, di topi e gatti.Presa dallo spirito della mia micro vacanza lo trovo persino affascinante e poi mi ricordo della diceria del castello.La leggenda vuole che esista un cavallo d'oro massiccio, si dice disegnato da Leonardo da Vinci e fabbricato in miniatura fondendo oro per ordine di Ludovico il Moro, che fu catturato proprio nell'edificio.La statua sarebbe stata nascosta nei sotterranei per essere poi trasportata altrove, ma nessuno ne seppe più nulla.Sperando in un improvviso colpo di fortuna, attraverso gli antichi cortili e sbuco nella piazza Martiri.La prima cosa che vedo è il gigantesco sedere del gigantesco cavallo del gigantesco monumento a Vittorio Emanuele II. Non avevo mai notato quanto fosse grosso e, soprattutto, che fosse rivolto verso la Borsa e non il castello.La piazza è quadrata. In mezzo il monumento, dietro il catello, davanti la Borsa - dove si fanno le trattative per l'acquisto del riso - da un lato il teatro Coccia dall'altro il grosso palazzo Venezia. In mezzo il parcheggio e su tre lati i portici.A Novara ci sono un infinità di portici in cui fare "le vasche" al pomeriggio o il sabato.Ho fame, non trovo più il bar che credevo fosse proprio li, adesso c'è un negozio di vesti per bambini. Mi guardo in giro e vedo solo il "caffè Borsa".Ai miei tempi era un posto da fighetti, quindi da ragazzini non ci si andava per ideologia e perchè non avevamo i soldi. Lo è ancora.Lo stomaco ribadisce le sue esigenze e finisco con il sedermi ai tavolini.Sono circondata da signori azzimati, abbronzati e che telefonano di continuo. Constato che quest'anno tra questi signori vanno i mocassini color ocra, pantalone scuro e le camicie a righe aperte su petto abbronzato.Arriva la cameriera: "vuole mangiare?" Sto per dire "certo, è l'unica ragione per cui sono qui!" Rinfodero il mio antico astio e risponde "Certo".Mi porge il menù, lo scorro velocemente, non so cosa scegliere quando vedo passare un bel piatto di vitello tonnato.E sia, se poi non è buono è colpa della mia golosità.Quando lo assaggio il mio umore migliora improvvisamente. E' ottimo. Io adoro il vitello tonnato, ne sono una vera cultrice per questo deve esser perfetto. Spesso quello che ci viene somministrato in giro è un indecente miscuglio di maionese industriale e cattivo tonno corretto con overdose di sottaceti, il tutto spalmato su un petto di tacchino lessato troppo a lungo.Non, il vitello tonnato è una sapiente miscela di sapori e consistenze, va mangiato poco alla volta perché quando è ben fatto da alla testa.Questo è fatto alla perfezione, buona la carne, ottima la salsa artigianale, perfetta la consistenza e stupendo l'accostamento suggerito dal menù con un Bianco di Erbaluce - vino piemontese di altissimo lignaggio e ben poco noto - anche il pane e le verdure lessate sono buone.Mi gusto il tutto con calma, mi riconcilio con il mondo, forse anche con Novara (per la mia adolescenza la strada è ancora lunga).Mi alzo pago - 9 Euro in tutto, i prezzi sono molto differenti da quelli milanesi - e lentamente vado verso la stazione e il primo treno in ritardo che mi porterà verso Milano.Fondamentale! davanti alla stazione di novara c'è un fontana sul cui bordo c'è la statua di una prosperosa mondina chinata. Per chi arriva a Novara, uscendo dalla stazione il primo impatto è con il suo sederone.Ma a Novara mettono sempre le statue al contrario?
Iaia
5 luglio
Domani la Piccola parte per due settimane in villaggio turistico a Marina di Camerota insieme ai nonni.Questo significa che oggi sta preparando la sua valigia.Per ora ho messo da parte tutte le cose che lei ritiene indispensabili, come tre delfini peluches di dimensioni diverse ("vado al mare, sono adatti"), un centinaio di matite colorate, temperini e fogli vari, una scorta di caramelle e merendine, un gigantesco assortimento di pupazzetti microscopici, tre mazzi di carte, le racchette da volano e un aquilone.Io sono molto più pratica: costumi, solari, cerotti, vestiti vari, biancheria, calze e scarpe.Allineo tutto sul letto, prendo la valigia e faccio per infilarci il tutto quando ho la pessima idea di chimarla: "vieni a vedere cosa c'è in valigia".arriva, guarda severa e mi fa: "le infradito marroni non vanno bene con quei pantaloni", "si che vanno bene, azzurro e marrone stanno bene insieme", "non è azzurro, è turchese", "è lo stesso, stanno bene, guarda ..." avvicino l'infradito al pantalone, certa del risultato, invece lei mi guarda a dice "le perline hanno un riflesso rosa che non sta bene".Si gira e se ne va. Io ficco il tutto in valigia, certa dell'inutilità di quanto sto facendo.Come se non sapessi che una volta al mare per due settimane non si metterà altro che 1 costume e 1 maglietta, girando scalza e spettinata.Si perchè la Piccola si è rifiutata di tagliare i capelli per il mare, anzi si è fatta mettere anche una ciocca blu dal parrucchiere. Mia suocera, la nonna, fautrice dei capelli corti ("sono più comodi e si risparmia shampo") non è per niente contenta.Adesso però basta, loro vanno al mare mentre io farò avanti e indietro con Novara, si arrangino tra loro. Mi rimetto a infilare cose in valigia."mamma, ma cosa si mangia al mare?" "tante cose buone ti piacerà anche il pesce", tuona dalla stanza accanto il fratello Grande ed esperto del mondo, ma non di Piccole sorelle."il pesce? ma quello con gli occhi?" "quelli mica li mangi" replica sempre il fratello."però mi guardano ..." fa lei un po' timorosa e sinceramente schifata."mamma ci sarà la pasta? e il risotto? quanta pizza posso mangiare?" "mica vai nel deserto ..." dice pronto il Grande."sta zitto tu. Certo che ci sarà la pasta, vedrai che ci saranno tante cose che ti piacciono, le bruschette la mozzarella, la frutta, ..." "l'isalata, i piselli e il pesce con gli occhi" La piccola scappa, dice che non vuole più partire, anzi prende solo l'aereo, ma non vuole andare al mare. E' scoppiata la crisi "sei un cretino" sibilo al Grande "adesso le fai tornare un umore decente." "guarda che ha solo il magone, una volta arrivata si diverte" "grazie per la lezione di saggezza genitoriale, ma potevi usarne un po' anche prima ...." Sono tutti e due rintanati in camera e parlottano."mamma per fortuna che mi ha spiegato che anche il salmone è un pesce con gli occhi, ma quello a me piace. Me lo fai questa sera? E' l'ultima ..." Non faccio a tempo a rispondere, o meglio a pensare a una risposta che li zittisca, perchè suona il telefono.Mio suocero, l'ingegnere, vuole fare il punto della situazione e inizia a spuntare l'elenco che ha davanti: "documenti?" "a posto, in originale e in fotocopia. C'è anche la ricetta per gli occhiali in caso di malaugurato incidente." "delega in caso di necessità?" "fatta e firmata" "antinausea da viaggio?" "omeopatico e ampia scorta di cicche" boffonchia perchè non condivide la mia passione per l'omeopatia, ma si adegua, poi lo so che ha la xamamina pediatrica."farmaci particolare?" "nessuno, ma vi do lo sciroppo in caso di febbre" "Quanti costumi?" "3, interi, 6 magliette, 3 camicine, scarpe da scogli, da passeggio e sandali" non parlo della polemica sugli infradito marroni accostati a pantaloni turchesi, potrei non uscirne viva.L'elenco prosegue, la conversazione finisce dopo oltre 25 minuti, alla fine passo l'esame e il bagaglio è approvato in ogni minimo dettaglio.Finalmente la valigia è pronta, ci sono entrati anche i peluches.E' il momento del regalo da viaggio - un piccolo vizio che ho dato ai miei figli ogni volta che viaggiamo - la Piccola prende il pacchettino e scoppia in un pianto tremendo."mamma, mi mancherai" Lo so che dura poco, che poi si divertirà, ma il luccicone spunta anche a me. Apre il pacchetto e trova lo zainetto azzurro che tanto desiderava, ci infila subito un libro, alcune matite, le cicche da viaggio e un mazzo di carte e la sua marmotta di peluches."mi fai il salmone questa sera? quello a fettoline..." Tutto è perfettamente logico: il salmone affumicato non ha gli occhi, quindi è commestibile anche se è pesce.Per questa sera so già cosa fare per cena.Domani in aereoporto alle 8.00, aereo alle 10.00. Un bel po' di pulman e poi tanto mare.Lei si divertirà da matti.A me mancherà da matti.
Domenica 8 luglio
- appuntamento in campagna.Si festeggiano il figlio Grande e il suo amico di sempre, appena maturati.Da oggi si inizia a preparare.Useremo la vecchia casa dei miei suoceri. Quella con i grandi muri di pietra, piena di camini, stufe, con una cucina che si affaccia sul prato ombreggiato dal lauro e dai tigli secolari, la sala da pranzo, la sala, la biblioteca e 5 camere da letto 5 (12 posti letto minimi, poi si va di materassino), per un totale di tanto spazio su due piani a 600 metri netti sopra il mare (si dorme con la coperta anche in piena estate).Tutta questa meraviglia è in valle Imagna, sopra Sant'Omobono. Si chiama ca' Mazzoleni, è isolata e frequentata, oltre che da noi dalle mucche al pascolo.Soprattutto è il luogo delle nostre fughe veloci da Milano che finiscono sempre con grandi mangiate tra amici.In genere si parte il sabato dopo aver fatto la spesa, si arriva e si accende la stufa e si inizia a cucinare. Quando non ci pensiamo troppo si va di polenta e spezzatino, oppure formaggi e latte (quello di mucca, non di cartone, come lo definisce la Piccola) che si prende dalla Beppa con la solita dose di formaggio locale.La cucina è più grande di un monolocale di Milano, arredata come nell'800 -camino, stufa economica e fornelli in pietra- negli anni si è aggiunta una cucina a gas, un frigorifero, le credenze e il pavimento in piastrelle, perchè in passato era in terra battuta con appoggiati dei mattoni.Accanto si apre un piccolo locale con il lavandino e la dispensa per le verdure.Per capirci fino in fondo, la casa è stata costruita attorno al 1500 e poi rimaneggiata più volte. L'ultima risale alla fine "800, da allora è rimasta com'era.I pochi interventi, come l'impianto elettrico e i bagni con acqua calda, sono stati fatti senza toccare i muri perchè sono di pietra, mica per estetica.Veniamo ai preparativi per domenica.Di sicuro sarà tutto alla griglia, quindi gli uomini si trasformeranno in boscaioli fischiettanti, mentre noi signore allestiremo i diversi piatti.E' ancora in corso il dibattito se orientarsi su un pranzo di pesce o di carne.Finirà che si fanno tutti e due, perchè i ragazzi sono spitinfi e pieni di fisime, poi le verdure ...."l'insalata era nell'orto ..." Perchè c'è anche l'orto, che regala insalate magnifiche, erbe aromatiche fresche, porri, cipolle e le patate da fare nella cenere.
Domenica 8 luglio,
partenza alle 9 di mattina per ca' Mazzoleni.Io e 4 zombi assonnati.Ho preparato tutto la sera prima, adesso ho finito di riempire la borsa, possiamo avviarci alla macchina.Dico timidamente "se fosse possibile, sarebbe meglio che viaggiasse in verticale ...", Mi viene risposto "allora te la tieni in braccio".Non è possibile tenere in braccio una grande borsa contenente 2 branzini, 2 orate, seppie e gamberi, circa 2 chili di verdure miste, altrettanta frutta, costine e salsicce di maiale, 1 bottiglia di olio, assortimento vario di aromi e altre cosine sparse."va bene, ma vedi di guidare con calma ..." Grugnito di risposta, che non interpreto.Affrontiamo l'autostrada - traffico mediamente intenso fino a Trezzo, poi a passo d'uomo fino a Cavenago - poi la valle.Arriviamo a casa. Tempo splendido, sole e cielo blu.In casa fa persino fresco.Il Francesco accende il camino e intima "nessuno tocchi il fuoco. E' roba mia!" Io sto districando il casino della borsa, la cui organizzazione interna ha miracolasamente retto la guida sportiva del Francesco.Si preparano le griglie e si accende il barbeque per le costine (per chi non mangia pesce).Prima si cuociono le verdure, che possono essere mangiate anche tiepide, poi gli spiedini di gamberi e seppie, poi il pesce.I ragazzi si curano delle costine e delle salamelle.Arrivano anche gli altri amici.Saluti di rito e poi "bene quando si mangia?" Siamo in tutto 8 adulti che sembrano a digiuno da tre giorni.Si stappa la prima di molte bottiglie di vino, si dice per aperitivo.Come stuzzichino spariscono immediatamente le salsicce.Un giro nell'orto per gli aromi freschi e l'insalatina più tenera, torno e vedo che anche le verdure hanno subito un duro attacco.Metto su gli spiedini di gamberi e seppie e preparo i 4 grossi pesci.Ci sediamo ufficialmente a tavola alle 2 di pomeriggio, per alzarci dopo circa 2 ore di conversazione difficoltosa per la bocca costantemente piena. Non ci sono avanzi."Non sono mica venuto per fare prigionieri e poi era tutto leggerissimo, solo olio crudo, poco sale. Dieteticamente perfetto" Lucio, papà dell'amico del figlio grande, quello con i capelli arancioni, si sente sempre a dieta, ma mangia come un suonatore di banda.Caffè e poi due passi verso il Roccolo, i ragazzi intanto giocano a pallone.Nei prati e sotto gli alberi incontriamo delle placide mucche - quelle che fanno il latte vero, non di cartone come dice la Piccola -, qualche gallina, un cane di aspetto indefinibile e l'asinella grigia incinta. Si fa fare qualche grattino poi va via.In lontananza, verso la cresta che da su Val Cava, dietro ai ripetitori si vedono salire i nuvoloni annunciati dal Meteo.In 10 minuti arriva il solito temporale serale.Per fortuna non avevamo lasciato troppa roba sul prato e non dovremo bagnare l'orto.Ci ripariamo in casa e finiamo di mettere ordine, intanto si chiacchiera. I figli, la maturità appena finita, i progetti di vacanze."noi non ne abbiamo" faccio io, e Gabriella, sorridente "neanche noi!Andiamo da Marco e Gabriella a vendemmiare" L'idea è buttata li, ma non è così folle.Sono i nostri amici che hanno l'azienda vinicola a Calvignano, in OltrePo, non ci vediamo da un po'.Domani li chiamo e vediamo cosa ne salta fuori."mamma casa fai per cena?" "CENA? ma se hai finito di mangiare alle 4 ..." "si, ma non abbiamo fatto merenda ..." il plurale è riferito a lui, la morosa, il fratello della stessa e il suo amico con i capelli arancioni.Ho già ripulito la cucina, il Francesco intercetta il mio sguardo e salomonicamente sentenzia: "si va dalla Mariuccia" "e vai ravioli al burro" fa il Grande "sei scemo, solo una pizza e poi veloci a casa" Altro cibo, altro vino, altro caffè e poi di nuovo verso casa. I ragazzi crollano addormentati, noi ci mettiamo una compilation di ever grenn anni "80. il Francesco fischietta e guida. L'autostrada è persino sgombra, niente code per il rientro.Mentre scendiamo a valle l'aria si fa più afosa, a Milano sarà peggio.E' sempre dura lasciare ca' mazzoleni, dove si dorme con la coperta anche il luglio.Alla prossima
13 luglio circa La Piccola è partita da una settimana. La casa è praticamente vuota e a me sembra di non avere niente da fare dato che il Grande praticamente non lo vedo, so che c'è perchè il cesto della biancheria si riempie periodicamente di suoi vestiti. Confesso che mi manca il casino domestico. Cerco di colmare la nostalgia con le telefonate, ma il risultato non è un gran che.
Telefonata 1 "Piccola, tutto bene?" "mamma è bellissimo, sto benissimo, si mangia benissimo. Ti passo la nonna, ho fretta ..." Sento la voce di mia suocera che dice perentoria"oggi però mangi con noi" "pronto? tutto a posto?" chiedo preoccupata "si tutto a posto, se poi vedessimo anche tua figlia, sarebbe perfetto. E' sempre in giro con i suoi amici, mangia con noi solo al mattino poi chi la vede più ..." Fermi tutti. La Piccola ha 9 anni, non può cominciare adesso a comportarsi così. Amici, quali amici? Che età hanno, lei sembra più grande della sua età. Sono già sul piede di partenza, quando cade la linea.
Telefonata 2 "ciao Piccola, come va?" "bene, te l'ho già detto. Ti passo la nonna"
Telefonata 3 Ormai chiamiamo solo per sapere come stanno i nonni e per accertarci che la Piccola rientri almeno per dormire. Mi viene detto che ieri sera era a cena da suoi amici, è rientrata alle 11.00. DI SERA, A NOVE ANNI !!!! Ho dei suoceri troppo permissivi.
Telefonata 4 Potrebbe essere l'ultima. "Ciao come va?" "Chi sei?" "Come chi sei, sono la MAMMA" "Ciao, perchè telefoni? Io sto beeeene. Ciao"
Vengo genericamente aggiornata sulla sempre più festaiola vita di mia figlia e dei miei suoceri. Mi dicono anche che al villaggio si mangia molto bene e domani andanno in una fabbrica di mozzarella. sono previste gite in motoscafo, bagni in alto mare, grigliate in spiaggia e via così. Sono sconfortata. D'ora in poi chiamerà il papà.
Arriviamo al 12 luglio - 20° compleanno del Grande - lui mi telefona, si fa fare gli auguri, mi comunica che questa sera sarà a cena a casa con morosa e 2 amici, ma soprattutto, che vuole sentire sua sorella. "mamma, mi manca, con tutto il suo casino e con quanto rompe" Gronda amore fraterno da ogni dove. Si chiama fascino del kilometro.
Bene è il momento di mettersi al lavoro per la cena di questa sera: pasta al pesto, arrosto freddo con salsa tonnata, vedure varie e bomba di pesche. Vengo interrotta dal telefono: "ciao, cosa fate domenica?" - è la voce di Toni amica e cuoca provetta - "venite da noi per una grigliata?" Benissimo, è deciso, si va. Pochi e veloci accordi e riattacco il telefono, che risuona immediatamente: "ciao, come va?" - questa volta è Ida, altra amica e cuoca provetta - "hai già dei programmi per sabato?", "sinceramente si, andiamo fuori per una grigliata", "allora ci vediamo settimana prossima per inaugurare le paellere ...." Ma questo sarà argomento delle prossime incursioni gastronomico-relazionali.
20 luglio "non sapevo che la Piccola fosse così socievole ..." il nonno, mio suocero, mi riconsegna la figlia con lo sguardo di chi, dopo 2 settimane con lei, finalmente se ne potrà stare tranquillo a fare ciò che ha deciso. "adesso mi puoi cucinare anche il pesce con gli occhi. E' buono." Improvvisamente capisco il detto popolare "ti ho fatto e ti disfo". Due settimane di mare e torna splendida. Abbronzata, piena di lentiggini, appena smagrita, forse anche più alta. E terribilmente sfrontata: "usciamo con qualcuno? a casaci si annoia ..." Ci penserà il grande a mettere le cose in ordine. Il Signore della gelosia interverrà con piglio ferreo e impedirà che qualcuno si avvicini alla sua sorellina. Almeno spero. Ho preparato polpettine, freselle e gelo di pesca. "mamma, sembrano i piatti del ristorante. Papà adesso dove vado in vacanza?" Se a qualcuno viene in mente una risposta me lo dica. Io reprimo la sberla istintiva che sta per scapparmi di mano. Ho caldo, sono stanca e tesa perchè devo continuare a fare su e giù da Novara. E meglio che ci pensi il papà. "qualche giorno e andiamo a Santacatenina - è Santa Caterina Valfurva, ma nel lessico familiare il nome cambia - e facciamo dei bei giri." "bene. Adesso telefono ai miei amici, così siamo certi che non mi annoio." Sto allevando una Pr da discoteca e non riesco a farci niente. Telfono. La Ida. "quando ci troviamo per la paella?" me ne ero dimenticata, anzi avevo rimosso. Appuntamento per settimana prossima, intanto sabato sera siamo a cena da loro, con Piccola in veste di guest star. A Milano il caldo non molla e noi continuamo a non poter fare programmi. L'insieme mi regala un umore tendente al triste e passivo.
Riporto testualmente quanto scritto spontaneamente dalla Piccola dopo l'asolto del similpodcast. Ci impegnamo a mandarvi le foto degli animali della Piccola, tra cui almeno un coccodrillo. P.s. le carote a fili sono semplicemente grattuggiate ....
Milano, 21 luglio
per tre uomini in barca
Ciao tre uomini in barca, sono la Piccola, ovvero la Giuditta. Ho 9 anni e andrò in 4° elementare, ma adesso sono in vacanza, anche se ho dei compiti, ma ne faccio pochi e non mi piace. Questa estate sono stata prima a Piancavallo con l'oratorio e poi al mare, a Marina di Camerota sul mar tirreno, nel villaggio tourig club, con i nonni. Mi sono divertita tanto. A Piancavallo pioveva tanto e il Dondo diceva che non era vero per farci ridere. Noi ridevamo, ma eravamo tutti bagnati e sporchi di fango. Ho fatto la corsa nel bosco legata ai cani huski. Il mio aveva due occhi diversi. Si mangiava abbastanza bene e alla fine abbiamo scritto una canzone e ci hanno dato una maglietta. Al mare potevo scegliere un'attività ogni settimana o stare al miniclub. Io ho fatto tutti e due. Ho pitturato su stoffa e modellato la creta, ma se volevo potevo anche cantare o ballare, ma a me non va. C'è anche tiro con l'arco e beachvolley. Con i nonni sono andata sul motoscafo della zia e mi sono tuffata, ma solo quando era fermo. Ho anche visitato una citta antica perchè da grande voglio fare la paleontologa. Ma la cosa migliore era il cibo, la pasta, le carote a fili e la mozzarella sono buonissimi. Ci sono tante altre cose, ma per saperne di più andateci. Ciao, adesso vado a ca' Mazzoleni, poi in montagna, poi non lo so. La mamma ha detto che mi farà fare i compiti. Ciao la Piccola Giuditta.
25 luglio - 1 agosto 2007
Il Grande è partito da 36 ore e mi ha mandato altrettanti messaggi con l'elenco di cosa dimenticato di mettere nel SUO bagaglio, ovviamente per colpa mia che me ne sono andata per ben 4 giorni in campagna. Secondo lui a rilassarmi, lontano dalla calura milanese. Invece ero a compiere l'inevitabile e faticoso rito periodico dell"apertura di Ca' Mazzoleni insieme a mia suocera, signora e padrona della magione. Lei ne determina i ritmi, ne gestisce i riti e senza ombra di dubbio si inventa sempre attività strampalate per infesciare la vita sua e altri. Soprattutto la mia. Non vale la pena che mi dilunghi in dettagli, sono ormai rassegnata, considero una serie di lavori francamente inutili una specie di affitto indiretto, il modo per garantirci la possibilità di usare il rifugio campagnolo anche in assenza della suocera. Faccio solo un piccolo esempio di cosa significa "aprire casa" con mia suocera. Arriva sempre il momento in cui lei decide che bisogna lavare i vetri di tutte e 16 (ho proprio scritto SEDICI) finestre di casa, che sono altissime e suddivise in odiosi riquadri. Non solo bisogna farlo come vuole mia suocera ma anche stare attenti a non disturbare quel grazioso stuolo di ragni che le ha elette a loro dimora. Dov'è il problema? Quelle 16 finestre (ribadisco SEDICI) non hanno bisogno di essere lavate. I vetri sono pulitissimi, dentro e fuori. Mica c'è lo sporco appiccicoso di Milano, qui siamo davvero in campagna. Non importa, mia suocera lo vuole e io lo faccio. Potete poi immaginare cosa significa lavare tutti (TUTTI) i pavimenti e passare l'aspirapolvere senza turbare l'ecosisistema degli insetti locali. Perchè mia suocera ci mette tanta cura, passione nell'esprimere le sue convinzioni? Per una ragione molto semplice: perchè si!!! Si fa e non si discute. La casa va pulita ma lasciandola nel suo splendore rustico e agreste. I ragni e le formiche fanno parte del paesaggio domestico, quindi non vanno turbati. In compenso quest'anno ho fatto un grande passo avanti nella qualità dei rapporti domestico-familiari. Quando si avvicina ora di mangiare mio suocero mi viene vicino e chiede "cosa ci prepari oggi?" Caspita dopo 21 anni di matrimonio con loro figlio, trenta di conoscenza, ho conquistato la cucina. O meglio a mia suocera va bene così quindi mi lascia spignattare. Almeno sono riuscita a estirpare la barbara usanza del risotto in pentola a pressione. Se ai fornelli ci sono io, cucino a modo mio. Peccato che la spesa sia un rito che si tiene ancora stretto. Così succede che mi trovo a preparare e cuocere una quantità industriale di cotolette e poi a metterne alcune in carpione, con relativa discussione su come si fa il carpione, la differenza che corre tra il primo - di ricetta piemontese - e il "saor" di origine veneta. No, io uso solo cipolle bionde, non rosse, soffritte nell'intingolo di cottura delle cotolette e rifinite con aceto rosso e vino. Quando tutto e pronto e ben stufato, sempre nella pentola metto dentro le cotolette e lascio raffreddare. "non ci metti le uvette?" No, è un carpione, è un saor. Sono due forme diverse della stessa tipologia di preparazione. "sono la stessa cosa - tuona la suocera - a casa della tale, prima della guerra, il cuoco lo faceva con l'uvetta e i pinoli ..." Un imperativo fondamentale della mia vita è di non litigare con mia suocera. Potrei averla vinta io, e sarebbero dolori. Per me, intendo. Quindi non replico, mi limito a procedere nel mio carpione. "mamma, c'è la bomba di pesca?" La Piccola, ormai tale solo per età, arriva con la sua solita sfrontatezza e chiede cibo. "si, adesso te la preparo" "anche per il nonno e con lo zucchero di menta...." suona il mio telefono. "mamma - è il grande che si sta preparando i bagagli - ho scoperto che se stiro le magliette, occupano meno spazio nello zaino. Secondo te, pesano anche di meno? sai viaggio in aereo ...." improvvisamente ho voglia di mandarli tutti da qualche parte, lontano da qui e soprattutto da me e di farlo non usando parole dolci. "fai sempre delle cose splendide" arriva il francesco, che usmata la crisi cerca di blandirmi. Lo guardo, anche lui mi guarda. "ho visto dei sandali in saldo che mi piacciono un casino. Appena a milano li compro" "va bene" Per la cronaca l'ho fatto, anzi ci ho aggiunto anche un mocassino autunnale e un pantalone niente male. Alla prossima.
2 agosto
Oggi sono andata a Novara in treno. E qui vengo a chiedervi un po' di conforto, se non proprio solidarietà umana. Ore 14.00 circa, Milano centrale, prendo il biglietto per Novara da una delle macchinette. E' aumentato di 5 centesimi, va bé, mi tengo per me i diversi pensieri verso le ferrovie e mi avvio al binario. Tutto procede, questa volta niente ritardi. Faccio le mie cose, saluto la mia mamma e attorno alle 17.00 sono in stazione pronta a tornare. Macchinetta, biglietto e sorpresa; Novara-Milano costa di meno che Milano-Novara. Per esserne sicura guardo i due biglietti: uno costa 4,10 l'altro 4,05. Sul treno ne chiedo conto al ferroviere. lui guarda i biglietti, guarda me e dice "le devo fare la multa". "prego?""LE DEVO FARE LA MULTA, il suo biglietto è irregolare""lo ha emesso una macchinetta delle ferrovie""ma è sbagliato c'è stato l'aumento. Le devo fare la multa""io non la pago, voglio che me la notifichino". A questo punto tutto il vagone sta seguendo la vicenda e la situazione diventa pubblica. e imbarazzante. Il ferroviere mi dice "se non vuole pagare la faccio scendere a Magenta""e io scrivo a tutti i giornali""e chi vuole che le dia retta. Mi dia un documento"Colpo di teatro. Estraggo il tesserino da giornalista, il ferroviere lo guarda e mi dice "non è valido" con la stessa voce di un bambino piccato "voglio la carta d'identità". Si avvicina un signore che interviene stentoreo "sono tal dei tali de La stampa. la collega ha ragione, il tesserino è valido. Adesso se ha il coraggio le faccia la multa, che la storia la racconto io"Dice tutto ciò appoggiandomi una mano sulla spalla, è un vero salvatore. Il ferroviere sbuffa "per stavolta passi, ma non lo faccia più" e se ne va. Arrivati a Milano io e il "collega" ci salutiamo e basta. Potere della stampa, ma cosa non devo fare più estrarre il tesserino o viaggiare con biglietti che le stesse ferrovie non aggiornano? Saperlo .... Domani intanto si va - in macchina- per qualche giorno in montagna, quindi sono piena di valigie e scorte alimentari. La gatta mi guarda torva, ci farà fare il tragitto Milano-Santa Caterina con un sottofondo di miagolii continui. Lassuù è prevista pioggia e temperature in picchiata. Resterò pallida in eterno.
11 agosto
Subito la grande notizia: RADIOPOPOLARE SI SENTE SUL 107.6 A SANTA CATERINA VALFURVA. Me lo avevano detto, ma non ci ho creduto fino a che in macchina il Francesco non mi ha detto "ma questo non è vinassa?"Si che è vinassa, si che è radiopopolare. GRANDE TRICELLA, se anche non lo hai fatto apposta, fa in modo che sia sempre così. Grazie. Dopo qualche giorno in quella bolla spazio-temporale che per noi è Santa Caterina, adesso siamo nuovamente a Milano. L'arrivo in montagna - 4 agosto - è stato salutato da cielo color zaffiro, vento fresco e sole a picco. Temperatura massima 23°. MAGNIFICO e alla faccia delle previsioni meteo. Il Francesco comincia a brontolare: "fossi già allenato, guarda che giornate mi perdo. Ma io vado lo stesso ..."Se qualcuno ci riesce gli spieghi che uno, quasi 50enne, che per lavoro vive in macchina tutto il resto dell'anno, fuma e, oltre allo zaino, si porta in giro la pancia, non può arrivare a 1780 metri sul livello del mare e pretendere di avere le gambe e il fiato di Messner. Io non lo faccio più. "vai a vedere se c'è qualche fungo. Io vado dal Confortòla e vedo cosa c'è."Il Confotòla è il macellaio della valle, con cui da tempo ho ovviamente stretto un buon rapporto di amicizia. Fare la spesa da lui significa farsi portare per mano. Non si arriva con la lista, non si cerca la fettina, si dice solo: "cosa mi da oggi?"e lui risponde, da uomo vissuto in valle ma che conosce il mondo "va che ho la moglie gelosa. Va bene un buon bollito?""ottimo. C'è spazzatino?""per chi lo fai?" eccola frase che descrive il Confotòla, lui si preoccupa di te, di cosa devi fare, si vede che capisce se cucini per obbligo o per piacere e allora sceglie i tagli di carne più adatti. Dopo una messe di complimenti su come sto e chicchiere su come è cresciuta la Piccola, le domande di rito sul Grande, e su cosa sta facendo il marito, ho finalmente fatto la spesa. Mi saluta confermando l'appuntamento per il rancio degli alpini al Gavia a fine agosto "tranquilla, ti do io da mangiare". Ma ve ne racconterò al momento giusto. Dopo la carne tocca al camion della verdura. Solite cose che in casa non devono mancare: patate, carote, cipolle e poi vediamo cosa c'è. "da dove vengono le patate?", "non sono di qui, vengono da Sant'Antonio ..." , cioè circa 5 km a valle, sufficienti per definire un qui e un là. Carica di sacchetti di carta faccio i 3 piani a piedi e arrivo a casa. Metto su il bollito - cipolla steccata, carota, sedano e osso di ginocchio per il brodo, poi al bollore vivo si mette la carne e si lascia andare a fuoco dolce. Sminuzzo le verdure per il minestrone, aspetto che il brodo sia pronto per finire la cottura. Metto i peperoni a stufare in forno e preparo il bagnetto alla piemontese. Adesso che tutto è avviato ho circa 1 ora di tempo. E' il momento sociale, ora da aperitivo. Scendo a cercare la Piccola, che qui ci viene da sempre. Mi comunica via radiolina che "mi" aspetta per l'aperitivo con gli amici alla Fonte. Gli amici sono i nostri, dei grandi, lei li ha blindati e loro mi aspettano. Birretta e chiacchiere. Mi dicono che il Francesco è tornato con 3 trofei. Il gesto delle mani ne indica il diametro, gli occhi la qualità, il sorriso il tipo. 3 porcini, circa un chilo. Uno viene messo a seccare, due finiscono in padellaVa a finire che la nostra cena la condividiamo. E' Santa Caterina, baby..... giorni tranquilli, cielo blu. poi qualche nuvola, piove tanto che di notte il rumore ci sveglia. Ci arrotoliamo nelle coperte, la gatta fa le fusa e cerca coccole. Domattina ci alziamo quando vogliamo. e' Santa Caterina, baby ... E lo è anche quando la gatta ci porta il pipistrello che ha catturato sul tetto, o lo scoiattolo ci attraversa il sentiero, o Francesco inchioda perchè c'è un cerva con il piccolo sul prato difronte, o quando mi trovo davanti a 10 (dieci) formaggi diversi davanti, tutti prodotti in uno stretto e difficile fazzoletto di terra che posso guardare e da mucche che conosco, o quando vedo dalla finestra il Tresero con la neve caduta nella notte. è Santa Caterina, baby ... lo stesso posto da 15 anni in qua, che riesce a restare bello e piacevole nonostante i danni che le fanno. Adesso qualche giorno a milano, molto meno gradevole e poetica, poi un' infilata di 2 settimane e mezzo. Evviva, è Santa Caterina baby ...
20 agosto
20 agosto - santa Caterina Valfurva
Delle oche vi dico in fondo, per ora una breve cronaca di questi giorni. Arrivo il giorno di ferragosto. Oltre a noi ci sono anche l'Alessandra - sorella del Francesco - e Pietro e Orsola - i cuggini. "zia, ho visto che c'è un libro sui canederli. Ma tu li cucini spesso? Lo sai che abbiamo molto pane vecchio ..." Orsola non osa chiederlo, aggira l'argomento, ma è certo che ne gradirebbe un bel piatto. Visto che piove mi metto a farli, già che ci sono li preparo in abbondanza, almeno credo. Spariscono alla velocità della luce. Lo stesso vale per la torta di riso e cioccolato. "zia, ma voi mangiato sempre così?" Pietro ha gli occhi che brillano all'idea. "adesso che vado al liceo vengo a mangiare da te ..." Alessandra mi guarda, quasi scusandosi. A me invece fa solo piacere guadagnare punti qualità come zia.
Da quando siamo qui piove. Non sempre, non di continuo, ma piove. Si alternano momenti di acqueruggiola a veri temporali. La pigrizia dilaga. Il Francesco va a funghi e io faccio giretti piccoli piccoli, la Piccola gioca ai giardini. Intoccabile l'appuntamento dell'aperitivo serale al bar Centro. Niente sembra poter scutere il tran-tran di Santa Caterina, quando ... Pomeriggio del 17 agosto, di colpo siamo avvolti da una nuvola bassa e densa. Si sente in lontananza il temporale, arriva anche la grandine. In quota deve esserci proprio buriana. Fa anche freddo. Di colpo sentiamo un trambusto strano. Voci e versi di animali che arrivano dallo Sport Hotel. Un'oca selvatica e con una zampa rotta, è caduta davanti alla finestra della cucina. Proprio li, con mira perfetta. I versi umani sono delle cuoche, quelli animali dell'altra oca che cerca di salvare la sua compagna, standosene però fuori dalla cucina. L'oca caduta non riesce a muoversi, ma il suo becco è bello sano e lei sembra intenzionata a usarlo. Mentre vengono chiamate le guardia del parco dello Stelvio, qualche eroe la porta in prato. Il compagno la segue ma non si fa avvicinare. Sono due belle oche, grigie, robuste, apparentemente sane e giovani. Peseranno attorno ai 5 chili, non sono inanellate. Arrivano le guardie e le guardano, mentre le oche guardano loro. Arriva il momento della cattura. Viene preparato uno scatolone in cui metterle e si decide la strategia. 1) allontanare i curiosi; 2) avvicinarsi con cautela all'oca ferita; 3) impedire all'oca sana di aggredire; 4) catturare da dietro, per evitare beccate, l'oca ferita e metterla nello scatolone; 4 bis) sperare che lo scatolone regga; 5) lasciare che l'oca sana si avvicini alla compagna catturata e fare in modo che entri nello scatolone. 6) chiudere lo scatolone e infilarlo nella jeep.
Tutto procede come da programma, con anche applauso finale. Alla riuscita dell'operazione deve aver contribuito anche il fatto che lo scatolone in precedenza conteneva patatine ... E' tutto finito, le guardie ripartono, anche se speravano di essere state chiamate perchè l'orso, di cui sono state trovate tracce qualche giorno fa lungo la Romantica - sentiero in verticale che sale lungo le pendici del Tresero - si fosso rifatto vivo. Invece di lui nessuna traccia. In compenso cervi e caprioli fanno comparsate quasi quotidiane nel prato davanti a casa, animando le conversazioni al bar Centro.
Quasi dimenticavo di aggiornarvi sulla cronaca gastronomica di questi giorni; serata con amici a base di risotto mantecato al Casera, finferli trifolati, piatto di formaggi locali tra cui spicca l'assortimento di Casera con uno stravecchio del 2004, peperoni alla piemontese e crostata ai mirtilli.
Come ho già avuto modo di dire: tutto questo è Santa Caterina baby ...
Se riusciamo vi alleghiamo le foto delle oche.
Iaia
Questa volta vi scrive il coniuge. Vi allego le foto delle oche selvatiche, mai viste prima da queste parti. Probabilmente sono state trascinate dalla tempesta durante la migrazione e sono piombate proprio sul paese. Non so quale fosse il maschio e quale la femmina, certo che sono una bella coppia: dovevate vedere come quella sana cercasse di proteggere quella ferita! Stagione ricca di incontri con la fauna selvatica. Andando a funghi per il bosco mi capita spesso di trovare tracce dei caprioli ma mai mi era capitato di vederne due in una radura come mi è successo ieri. Di solito si fanno vedere nei prati intorno al paese dopo il tramonto. Dovevo sembrare una ridicola imitazione di Rambo nel mio avvicinamento di soppiatto, cercando di rimanere sottovento per non farmi sentire. Alla fine sono riuscito ad arrivargli ad una ventina di metri, quando mi hanno visto e con pochi balzi eleganti sono spariti fra gli alberi. L'orso pare proprio che si sia aggirato nella zona pochi giorni fa. La prova è la carcassa di un camoscio con i segni inequivocabili dei morsi. Essendo un animale capace di percorrere grandi distanze in poco tempo, oggi potrebbe essere dovunque dal Brenta alla Svizzera. O magari è qua dietro e sta spiando dal bosco i luoghi frequentati dai turisti per scendere a rubare il cesto della merenda... Yogy docet! Qualcuno pensa anche di avere avvistato un piccolo branco di lupi. Mi sembra plausibile perchè la presenza pare accertata nella vicina Valcamonica. Speriamo sia tutto vero, così magari la presenza dei predatori naturali eviterà altre riaperture della caccia gli ungulati, che negli ultimi anni si sono effettivamente moltiplicati ed iniziano a lasciare segni pesanti nei boschi (mi hanno persino calpestato un porcino sti fetenti...). A proposito di funghi... dopo la buttata di inizio agosto erano spariti completamente. Ora iniziano a rispuntare, favoriti dalle piogge, dalla temperatura non troppo bassa e dalla luna giusta! Alle prossime bestie!
Tre uomini in padella...
26 agosto 2007
Sole a picco da 2 giorni e caldo di conseguenza. Anche se siamo a 1800 metri SLM (sul livello del mare) me ne vado in giro in canottiera, rincorrendo la Piccola per verificare che abbia sempre gli occhiali e il "pilino" (si pronuncia pailino) utile a evitare che si distrugga gola e occhi prima di tornare a scuola. Incredibile ho le spalle rosse, lentiggini dappertutto e alle volte quasi caldo. Il termometro sulla piazza dice che fanno 23 gradi Celsius. Per me va bene così, mi senbra di essere quasi all'equatore. "mica vorrai che torni a Milano ..." resto ancora una settimana, waw ... Oggi, domenica, è stata festa grande, con la staffetta per il bosco, il gioco del palo insaponato e gli alpini che hanno preparato il rancio - polenta, costine, salamelle, formaggio, torta e vino a 10 € - ma anche i giorni prima non sono andati male.
Noi e Carlo Magno Forse non è noto a tutti che lo Stelvio è un crocevia, non solo un impervia strada alpina che dalla Lombardia va verso il Trentino (o viceversa) con ben 79 tornanti in totale. Esattamente a nord del passo Stelvio c'è la cima delle tre lingue, chiamata così perché su ognuno dei versanti si parla italiano, tedesco e romancio. Da un'altra parte, appena sotto la quarta cantoniera c'è il bivio per Santa Maria e la val Mustair, ovvero val monastero, in terra elvetica. Qui Carlo Magno fece erigere un monastero e una chiesa dopo essere scampato, lui e famiglia, alla traversata invernale del passo Umbrail. Sopravvissuto a circa 13 secoli di beghe, guerre, incendi, scissioni, vescovi priore e badesse in eterna lite, oggi è patrimonio Unesco. Il monastero oggi è abitato da una dozzina di monache benedettine ed è visitabile. Affreschi in chiesa che spaziano dall'IX al XV secolo, muri spessi e antichi, e un cimitero che pare un giardino, raccontano già la storia del luogo. Guidati da una signora che si destreggia tra tedesco, romancio e - a suo dire - italiano, veniamo guidati nei posti accessibili. E' un posto bellissimo. Spigno l'orto e la grande dispensa delle monache. Si trovano nella zona di clausura, inaccessibile, ma dalla finestra di una vecchia cella nella torre posso vederli e farmi prendere da un'improvvisa crisi mistica. "mamma quando si mangia?" rinuncio alla crisi orticolo-mistica e mi tuffo nelle vie del paese per cercare un posto dove mangiare. Sia chiaro che "vie" e "paese" sono parole importanti, data la dimensione del luogo. Seduti al tavolo del ristorante Cervo gustiamo diverse golosità locali. Non sono molto diverse dalla cucina valtellinese, ma va bene così. Tra tutto spiccano degli involtini di spazle con speck in brodo di latte e formaggio. Da estasi. Il dolce ci schianta. Una crostata alle noci magnifica. "la fanno le monache", adesso capisco. Lascio la crisi gastro-mistica dietro di me. Ci stiamo già dirigendo verso Glorenza - micro borgo fortificato di lingua tedesca - da qualche decennio italiana, ma che porta i segni delle contese di cui è stato oggetto per secoli. Il nostro giro va verso la fine. Ripendiamo la strada dello Stelvio, 48 tornanti in su e 31 in giù. Passiamo da Trafoi, davanti all'albergo Belvedere, quello di Gustav Thoeni. Lo si riconosce per la grande vetrina piena di coppe e medaglie, che da proprio sulla strada. Poi il passo vero e proprio. A 2.759 metri il sole picchia. Anche se lo abbiamo salito in macchina abbiamo sete. Sete di acqua, che è troppo leggera perché di montagna vera, quindi ne beviamo tanta. Attorno a noi le cime della grande Guerra. Il Francesco le racconta una dopo l'altra, con l'esperienza di chi le ha percorse e la passione di chi ama la storia degli uomini nascosta tra i tracciati delle trincee. La sua è una rincorsa che dura da sempre, tre ghiacciai che si ritirano e montagne percorse allo sfinimento. Si torna a valle - sono 31 i tornarti - e poi di nuovo su verso Santa Caterina.
Spero solo che il sole ci sorrida ancora e, blandamente, mi abbronzi.
4 settembre
Alla fine si torna a casa. Si fanno mille lavatrici e si stipano negli armadi i vestiti pesanti. La temperatura milanese mi pare torrida, domenica mattina siamo partite che facevano 12° alle 10 e mezza. Quando siamo arrivate a Milano c'erano 27° e la solita aria untuosa e pesante. E' milano, baby!!!! "ma fa freddo - dice il Grande - a Granada c'erano 42°." A Santa Caterina no. Domenica 2 settembre Noi ragazze - io e la Piccola - ci siamo sobbarcate di 5 ore di viaggio con i mezzi, mentre il Francesco è andato in Val dei Vitelli con il suo amico di sempre. E' il solito giro tra i resti della I° guerra alla ricerca di quel reperto prezioso che ancora non sono riusciti a trovare. Noi sarchiamo a casa alle 4 di pomeriggio, il Grande mi dice che ha messo ordine, a me non sembra, ma fa niente. Francesco arriva a sera, stanco e felice mi piazza in mano il sacco dei souvenir alimentari e inizia a elencare ciò che ha trovato. "bello vero?" e mi fa vedere un'asse di legno con un frammento di scritta in tedesco. Mentre raffazzono, una cena lui mi spiega perchè è prezioso e importante. Lo ascolto con un solo orecchio, cioè poco e male. Mi racconterà meglio un'altra volta. Si perchè l'ultimo giorno si fa la spesa, tentando di portarsi a casa un frammento di posti belli. Intanto riempio il frigorifero rapidamente di formaggi e salumi. Si perchè il giorno prima di partire si va a Trepalle - portofranco come Livigno, ma più bella e meno incasinata - per fare benzina e la spesa di carni, salumi, formaggi e golosaggini varie. Piccola digressione sui formaggi: io ne ho contati almeno un quindicina, tutti diversi tra loro. Cambia il pascolo, la stagionatura, il casaro, le mucche, la stagione della mungitura. A proposito lo sapevate che la definizione "grasso" non indica la quantità di lipidi contenuti dal prodotto, ma il fatto che il formaggio è prodotto con latte di mucche che mangiano erba fresca - grass in tedesco e inglese - ? La parola è stata italianizzata e da li, per semplicità sono nate le definizioni grasso, semigrasso e magro. Spesso quast'ultimo è più sostanzioso perchè prodotto con latte di mucche che sono in stalla e si muovono poco. Tornando ai formaggi, ai funghi, alle slinzeghe che sono in frigo, stiamo tutti facendo la danza della pioggia. Mica posso fare la polenta con il sole e il caldo! Altro tipo di souvenir alimentare è il cioccolato. A Trepalle se ne trovano di magnifici e di perfidi. Tre i primi il Lindt fondente extra forte con le scaglie di mandorla - già finito - pura libidine. I perfidi sono tutto l'assortimento Ovomaltina. Oltre alle barrette di polverina pressata coperta di cioccolato fondente o la tavoletta di cioccolato con le bolle e la polverina di cioccolato, adesso c'è la crema spalmabile. Un barattolo epatolesivo, ma da provare. Tanto che è già quasi finita!!! Quest'anno si sono aggiunte anche mele e patate, raccolte con forte anticipo rispetto agli altri anni, e la farina si segale che a Milano è quasi introvabile. Ne verrà fuori del buon pane, almeno spero ... così lo porto alla festa dei Tre-uomini-in-barca.
A questo punto il periodo estivo, quello votato all'idea della vacanza è finito. Siamo definitivamente a casa. Il frigo è pieno di nostalgia, gli armadi sono quasi a posto e la lavatrice è stremata. Il Francesco e il grande sono al lavoro fuori casa, io dentro, la Piccola settimana prossima torna a scuola. I compiti, bisogna finire i compiti delle vacanze. Oggi pomeriggio vado a novara, ma la guarderò con occhi diversi.
Ciao Barcaioli, ci risentiamo tra un anno.
P.s. arriverà ancora un messaggio, del Francesco, con le foto delle sue cime, del suo Tresero, degli stambecchi e di altri animali. A lui la conclusione.
CIBO3 - Di altri animali ed altre storie
Milano, 5 settembre 2007
E' di nuovo il marito che ti scrive cara Barca. Niente cibo questa volta: in questo capitolo mangerò solo crackers, frutta, cioccolato e qualche fetta di salame... Le vacanze sono finite, ma almeno per me sono finite in gloria!
Per essere precisi le mie vacanze sono finite 2 volte. La prima volta lunedì 27 agosto, quando dalle amate montagne ho dovuto scendere su Milano solo soletto per maledetti impegni di lavoro. Se non altro portavo nel cuore e negli occhi le belle sensazioni della salita fatta sabato sul Pizzo Tresero, 3594 metri. Una giornata bellissima e dalla cima grandi orizzonti, dal gruppo del Brenta a sud est fino al Bernina ed al Disgrazia verso sud ovest passando per tutte le cime del Ortles-Cevedale. Alpinisticamente la salita non è nulla di speciale; poco più di 1000 metri di dislivello dalla macchina, sentiero, ghiacciaio facile facile ed una erta finale spacca gambe sugli sfasciumi fangosi lasciati da un ghiacciaio in rapida ritirata. Partenza alle 6 e in 4 ore e si è in cima, basta avere un po' di fiato e non soffrire di vertigini. Oltre alla visuale grandiosa ed alla buona compagnia, la grande soddisfazione è il non avere sofferto più di tanto l'essere un cittadino forzatamente sedentario, fumatore e abbondantemente sovrappeso. Della salita al Tresero fatta 7 anni fa ricordavo molta più fatica! Quella fatta 25 anni fa non conta.... allora ero un baldo giovine, e mi era sembrata poco più di una passeggiata! Peccato solo avere visto pochi animali: giusto un camoscio da molto lontano
Venerdì 30 sono di nuovo su, per recuperare la famiglia. Ma c'è una bella sorpresa: il mio socio di avventure montane mi comunica che domenica è libero dai turni di lavoro e sabato non deve fare la notte (per lui che lavora in una nota industria di acque minerali questa è altissima stagione). Unico vincolo essere a casa per le 4 del pomeriggio. Che si fa, che non si fa, dove si va? Decidiamo per una risalita del Ghiacciaio dei Vitelli, sotto la cima del Cristallo (HoheSchneide in tedesco), a due passi dagli impianti sciistici dello Stelvio, ma fuori vista da quella bruttura. Poco prima delle 7 lasciamo la macchina alla II Cantoniera della strada dello Stelvio e ci avviamo. Fa un bel freddo, siamo sotto zero, ma non si vede una nube all'orizzonte. Meglio così: almeno non si suda; infiliamo berretto invernale e guanti di lana e si va. Pochi metri e siamo già fermi: una giovane camoscia ci osserva più incuriosita che spaventata da pochi metri di distanza. Siamo all'ombra ed è ancora troppo buio per una foto decente. Ora che ho tolto i guanti e preso la macchina fotografica riesco solo a immortalare (sfuocato) il suo elegante deretano mentre si allontana. Altri 15 minuti di cammino e vediamo un piccolo branco di camosci lontani, sulla china sopra di noi. Non meritano una foto. Finalmente il sentiero si appiana e ci avviciniamo allo splendido laghetto del Mot. All'improvviso dietro un dosso erboso compare un bel branco di camosci. Sono 6 o 7, almeno un maschio adulto, un paio di femmine e qualche giovane. Bellissimi, foto a raffica. Andiamo avanti per la enorme piana lasciata dal ghiacciaio che si è ritirato di almeno un chilometro nell'ultimo secolo. Ringraziamo il freddo perchè il ruscello che scende dal ghiacciaio è giusto un rigagnolo che passiamo in un salto. Facesse caldo sarebbe difficile trovare un guado per passare senza bagnarci. In alto, fuori portata di teleobbiettivo, alcuni stambecchi pascolano tranquilli le erbe più alte. Poi, lontano ma stupendo a vedersi, notiamo un grosso camoscio in piedi su una roccia a picco sulla valle, stagliato nettamente contro il cielo blu. Sembra messo li dall'Ente Parco per farsi vedere dai turisti. Ma in tutta la valle siamo gli unici umani fino al pomeriggio. Vi allego la foto: la bellezza va condivisa. Finalmente dopo un paio d'ore ecco il ghiacciaio, dopo avere faticosamente risalito una valletta morenica di formazione recentissima. Si sale facilmente. I rari crepacci sono completamente scoperti e facili da aggirare. La superficie è scabra e gli scarponi fanno ottima presa anche senza ramponi, che restano nello zaino. Il ghiacciaio e le morene laterali, pur in un luogo così isolato è pieno di segni dell'uomo. Da un lato le schifezze moderne, qualche scatoletta di Simmenthal, una bottiglietta di succo di frutta, cavi d'acciaio che risalgono ai tempi del rinnovo degli impianti sciistici, una latta vuota di lubrificante, uno sci degli anni '70. Dall'altro, altri resti: quelli che in qualche modo ci hanno portati qui. Sono i resti delle battaglie della Prima Guerra Mondiale, che valanghe e franamenti hanno portato giù dalla cima del Cristallo e scorrono lentamente con il ghiaccio verso valle. Centinaia di schegge di proiettili di artiglieria, bossoli e proiettili di fucile, rotoli di filo spinato, scatolette prodotte a Budapest e datate 1916, assi di quelle che furono baracche, pezzi di cavo telefonico. Girovagando fra crepacci e morene troviamo qualche oggetto interessante: il cartello della stazione di arrivo della teleferica austriaca, un caricatore di pistola mitragliatrice Villar-Perosa (la nonna di tutti i mitra moderni), due ramponi da ghiaccio austriaci, un tascapane di foggia inusuale dal robusto fondo di cuoio, un bossolo di fucile Vetterli (strano! era un arma dell'800 più che obsoleta, durante la guerra in dotazione solo alle milizie territoriali nelle retrovie: che ci faceva in una zona di combattimento avanzato dove arrivavano solo truppe scelte?) Arriviamo fino ad una zona di ghiaccio più ripido e molto crepacciata. Mettiamo i ramponi e avanziamo ancora un po', ma presto decidiamo di rinunciare: non abbiamo portato la corda e non ci fidiamo troppo. Saltare slegati sopra un buco di ghiaccio profondo almeno 20 metri si può fare una volta ma è stupido rischiare di più. In fondo non avevamo una meta precisa e non ci corre dietro nessuno. Cosi scendiamo un pezzo e ci troviamo un bel posto per uno spuntino. Due assi che furono di una baracca austriaca ci fanno da sedile e da tavolo. Il cielo è blu profondo, non tira vento, il panorama è mozzafiato, abbiamo comunque fatto un bel giro: possiamo chiedere di più? Riprendiamo la discesa per il ghiacciaio ed a pochi passi da dove si era passati in salita troviamo una bomba a mano austriaca in ottime condizioni. Conosciamo il modello anche se non è il più comune e sappiamo che non è pericolosa: il meccanismo di accensione è completamente fradicio e l'esplosivo non è di quelli che possano esplodere all'urto. Ci scambiamo qualche fotografia in posa guerresca con l'ordigno in mano o appeso alla cintura con l'apposito gancio, perfettamente conservato. (N.B: Chi non conosce bene queste cose ne stia alla larga e non faccia sciocchezze! Altri ordigni, anche apparentemente marci, possono ancora fare il loro sozzo lavoro). Riprendiamo la discesa, lasciamo il ghiacciaio e ripercorriamo la lunga valle quasi in piano. Appena passato l'ameno laghetto i fischi di allarme delle marmotte riempiono tutta la valle. Ci guardiamo in giro e vediamo il gipeto, il più grande uccello dei nostri cieli, che plana elegante fra le rocce. Visto da vicino è ben brutto, in fondo è un avvoltoio, ma in volo è uno spettacolo di eleganza. Una marmotta più temeraria rimane immobile affacciata alla sua tana e si lascia fotografare. In breve siamo alla macchina. Compresa la sosta per la meritata birretta al primo bar, ce la facciamo ad essere a casa del socio per l'ora stabilita. Torno a casa, raccolgo gli ultimi bagagli e riparto per Milano. Fine della goduria per la seconda ed ultima volta.
Francesco

|