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tre uomini in barca

Chicco e Laura - Yukon e Alaska

come promesso ecco il primo giorno della nostra vacanza. Vi assicuro che i prossimi saranno piu' entusiasmanti :-)


Giusto per darvi una idea del giro che abbiamo fatto vi invio in allegato una cartina di Yukon e Alaska. Siamo partiti da whitehorse verso Dawson city(la regione del Klondike, quello di Zio Paperone!). Da li' abbiamo fatto la 'top of the world highway' fino a Chicken, poi siamo scesi a tok e risaliti verso Fairbanks. Siamo scesi e abbiamo visitato il Denali National Park e poi giu' verso Anchorage e la penisola Kenai. Siamo poi risaliti e tornati a Tok, quindi in Canada e poi ancora in Alaska a Haines. Da li' siamo tornati a Whitehorse e poi purtroppo a casa.
in tutto abbiamo fatto 4000 km con il camper a noleggio e abbiamo visto dei posti e degli animali stupendi: ghiacciai, foreste, fiordi, orsi, alci, balene....

clicca sulla mappa per ingrandirla
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Mercoledi' 27 Giugno - Arrivo a Vancouver

Il tutto e' iniziato circa 4 mesi fa, quando abbiamo iniziato a pensare cosa fare questa estate.
Di solito siamo tipi che organizzano tutto all'ultimo momento (e finicono sempre in campeggio in Toscana!).
Quest'anno volevamo fare una vacanza speciale... le prime idee che ci sono venute erano Ecuador ed isole Galapagos o Messico. Come siamo finiti in Alaska ancora non e' chiaro...
O meglio, dopo queste prime proposte si e' aggiunta quella del Canada (British Columbia). Poi Laura con un'opera di convincimento inarrestabile (tradotto: ha rotto le balle a Chicco a piu' non posso!) CI ha convinti ad andare ancora piu' a nord, nello Yukon e in Alaska. Perche'? Niente in particolare, la ispiravano e ci si e' impuntata :)
Le opzioni erano muoversi in macchina o in camper. Mentre Chicco (con una esperienza decennale da camperista) era piu' orientato verso la vettura, Laura voleva vivere l'esperienza del camper. A voi indovinare con quale mezzo ci siamo mossi nella terra degli orsi :-)
Chicco e' riuscito a ottenere una giornata a Vancouver. Ed e' proprio da Vancouver che e' iniziato il nostro viaggio nel profondo nord.
Siamo arrivati nella capitale della British Columbia il pomeriggio del 27 giugno dopo un tranquillo volo da Francoforte.
A Vancouver gli Hotel in alta stagione sono piuttosto cari e siamo finiti in un Bed and Breakfast molto poco breakfast (2 misere fettine di toast imburrato!).
Vancouver si e' rivelata una citta' molto carina. Essendo gia' tardo pomeriggio ci siamo limitati a un giretto nel centro visitando in particolare il Canada Place, una struttura multifuzione che si affaccia sul porto. Qui abbiamo avuto il primo incontro con una mastodontica nave da crociera. In quel periodo si svolgeva anche un festival Jazz e una orchestra swing ci ha tenuto compagnia per un po' mentre guardavamo le montagne e gli idrovolanti decollare e atterrare dalla baia.
Affamati e assonnati abbiamo poi cercato un posto economico dove cenare. Con ottimo fiuto siamo finiti in una steak house di lusso dove pero' abbiamo mangiato un ottimo filetto e delle squisite costine (si', in questa vacanza siamo ingrassati).
Siamo poi crollati dal sonno nell'ultima notte (quasi) degna di questo nome.

 

Giovedi' 28 Giugno - Vancouver e arrivo a Whitehorse


Lasciati i bagagli al B&B (per 2 dollari a bagaglio :-(), ci siamo  diretti verso lo Stanley Park, un bellissimo parco che chiude la  penisoletta del centro citta'. Per arrivarci abbiamo fatto una  passeggiata lungo il mare.
Al parco abbiamo avuto un aperitivo della "wilderness" che abbiamo poi  incontrato nel nostro viaggio. Alberi maestosi, un bellissimo lago pieno  di ninfee e paperette, scoiattolini simpatici. Nel parco c'e' anche un  piccolo laghetto con un piccolo getto d'acqua che ci ha ricordato il jet  d'eau della citta' che ci ospita da un anno (Ginevra).
Dopo un fugace pranzo in un negozio di sandwich, dove Chicco ha avuto i  primi problemi con la lingua ("can I have a coffee, s'il vous plait?"),  abbiamo recuperato i bagagli e siamo volati nella capitale dello Yukon,  Whitehorse, dove ci aspettava il nostro camper.
Ottima cena in un ristorante messicano e a letto alle 22.30 con il sole  ancora alto nel cielo.


Venerdi' 29 Giugno - Ecco il camper!

La mattina sveglia presto e colazione all'americana con un'anziana  cameriera buffa e un po' scorbutica(ma alla fine molto simpatica). Alle  9 il camioncino della compagnia di noleggio ci viene a prendere  all'hotel e ci porta a incontrare la nostra casetta viaggiante.
Il camper e' proprio carino ed e' dotato di tutto il necessario: letto,  tavolino, lavandino, cucina a gas, bagnetto, forno(!), forno a  microonde(!!) e tostapane (!!!).
Prima tappa: spesa al supermercato, dove compriamo il necessario (un  sacchetto da 4 kg di mezze penne!) e partiamo per... tornare al  noleggio! Ci accorgiamo infatti della mancanza della tendina per  chiudere la cabina di guida. Scopriamo cosi' non solo il nascondiglio  della tendina, ma anche che il letto si puo' allungare di 50 cm!
Finalmente partiamo per il nord. Laura comincia subito a consultare  avidamente la bibbia del camperista nell'america nord-occidentale, il  Milepost (http://www.milepost.com/). Il Milepost e' una pubblicazione,  aggiornata annualmente, dove sono descritte in maniera  iperparticolareggiata tutte le principali (ossia le uniche) strade di:  Yukon, Alaska, British Columbia e territori del nordovest. Questa guida  ti dice, per esempio, che al miglio 652.2 da Dawson Creek dell'Alaska  Highway c'e' un cartello che recita "Northbound winter travellers chains  may be removed" o che dal miglio 100 da Anchorage della Glenn Highway  bisogna fare attenzione agli alci!
Rimaniamo stupiti dalla vegetazione. Ci aspettavamo alberi alti e fitti,  incontriamo invece pini bassi e radi. Ci fermiamo a dormire a un  campeggio statale a Moose Creek, che non e' altro che una serie di  piazzole nel bosco, un bagno (o meglio un buco per terra con un water  sopra) e una pompa manuale che fornisce acqua non potabile.
Chicco prova ad uscire dal camper e viene subito assalito dalle zanzare.  Questa regione e' infestata dalle zanzare e si dice che la zanzara sia  l'uccello ufficiale dell'Alaska :-) Mentre mangiamo vediamo dalla finestrella dei simpatici scoiattolini che  scavano nella sabbia. Ad un tratto sentiamo un grido e un rapace (un  gufo?) ne afferra uno e se lo porta via. Finestrino del camper o  Discovery Channel?

 

 

Sabato 30 Giugno - Top of the world Highway e Alaska

Ci risvegliamo contenti di aver comprato le mascherine per dormire e meno di aver speso 50 euro per delle torce a led da portare in fronte :-). Gia' a questa latitudine infatti il sole tramonta ma non abbastanza da poter parlare di buio, anzi. In fondo siamo a soli 240 km dal circolo polare artico.
La nostra prossima tappa e' Dawson City. Guidati dal fido "Milepost", prima di entrare in citta' saliamo sul Midnight Dome, un punto panoramico dove da decenni la gente si incontra in occasione del solstizio d'estate, per vedere il sole "non tramontare". Da qui si gode una bellissima vista del fiume Klondike che confluisce nello Yukon e di Dawson City, costruita proprio sulla giunzione dei due fiumi.
Dawson City e' la vecchia capitale dello Yukon e nel periodo della corsa all'oro ne era il centro piu' importante. La citta' e' costruita interamente sul permafrost (ossia uno strato di terreno perennemente ghiacciato) e per via di questa base instabile alcune costruzioni sono in pericolo.
La citta' e' rimasta quella dei primi del 1900, cosi' come l'hanno costruita e visti gli "zii paperone" finiti qui a cercare fortuna. Citando la Lonely Planet, la citta' mantiene ancora quell'aura di posto di frontiera ai margini del mondo.
Partiamo dopo pranzo per il tratto forse piu' impegnativo della nostra vacanza. Abbiamo in progetto infatti di fare tutta la "Top of the world Highway" e di entrare in Alaska.
Per attraversare lo Yukon usiamo una moderna versione delle chiatte che si vedono nei vecchi film western. Siamo un po' eccitati e spaventati per quello che ci attende: la "top of the word highway" non e' altro che una strada sterrata lunga 106 km che termina con un punto di frontiera aperto solo di giorno. La strada poi prosegue, sempre sterrata, in territorio alaskano.
Non e' la strada piu' a nord della regione, ma farla ti fa sentire veramente in cima al mondo. Lo sguardo spazia all'infinito e si puo' scorgere per chilometri e chilometri la strada che ti aspetta.
Dopo qualche momento di difficolta' in cui il camper entra in risonanza e sembra voler cadere a pezzi, ci rendiamo conto che e' meglio affrontare la strada a velocita' abbastanza elevata, sperando che il mezzo regga. Ci viene subito in mente la scena del film dei Blues Brothers in cui la Blues Mobile si sfascia dopo aver fatto il suo dovere!
Alla frontiera (una casetta in mezzo al nulla) il doganiere ci rilascia il visto per gli USA mettendo sul passaporto un timbro a forma di Caribou.
Dopo altre 30 miglia di strada sterrata arriviamo, stremati, a Chicken, dove passiamo la notte.

Domenica 1 Luglio - Verso Fairbanks

Chicken e' un paese minuscolo: 23 abitanti in estate e 6 in inverno. La corrente elettrica e' ottenuta da un generatore a benzina ma il campeggio ha il wi-fi!
In origine il nome del paese doveva essere quello dell'uccello nazionale alaskano, il Ptarmigan ma per problemi di spelling (come ci dira' un simpatico irlandese, la p di ptarmigan "is like the pee in the swimming pool", non si dice), il nome e' stato cambiato in Chicken.
Il campeggio e' popolato da americani veraci: camper grossi come autobus, espandibili come un gundam e che trainano dei SUV, pick-up ricoperti di adesivi tipo "support our troops" o "Bush Cheney 04" e barbeque a gogo. Qui per 7 dollari puoi passare la giornata a setacciare la terra in cerca dell'oro.
Partiamo alla volta di Fairbanks dirigendoci verso Tok, sempre su sterrato quasi fino alla giunzione con l'Alaskan Highway.
Lungo la strada, quasi arrivati a Fairbanks, incontriamo degli alci, prima una coppia di adulti poi una mamma con cucciolo, che mangiano tranquilli lungo la strada. Incoraggiato dal loro aspetto pacifico, Chicco si avvicina a circa 5 metri di distanza per fotografarli. Che rischio! Ci diranno poi che l'alce e' piu' pericoloso dell'orso!!
Prima di arrivare a Fairbanks facciamo una piccola sosta (su insistenza di Laura!) a North Pole, la filiale americana di Babbo Natale :-) Qui un tizio si veste da Santa Claus per tutto l'anno e si possono trovare la pacchianerie piu' incredibili sul Natale.
Arriviamo in campeggio a Fairbanks esausti ma decidiamo di restare svegli per vedere il tramonto sul fiume (alle 23.30). Ne e' valsa la pena: a pochi metri da noi un gruppetto di castori lavora buffamente alla tana.

 Lunedi' 2 Luglio

Arrivo al DenaliOggi giornata di trasferimento verso il Denali National Park. Purtroppo, non avendo prenotato, non troviamo posto nei campeggi interni al parco e siamo quindi costretti a piazzarci nel piu' vicino (e un po' triste) campeggio esterno.
Il parco si sviluppa intorno al monte McKinley (o Denali secondo i nativi), il monte piu' alto del nord America, circa 6200m. Ci dicono che la sua visione e' la piu' spettacolare al mondo, lo si dovrebbe vedere innalzarsi per 4000 metri, ma per i 3 giorni che passiamo nei dintorni rimarra' sempre nascosto dietro le nuvole :-(Nel pomeriggio facciamo un giro al Visitor Center e prenotiamo una gita in autobus per il giorno successivo. Il parco offre la possibilita' di escursioni al suo interno su degli autobus tipo "scuolabus" o piu' corte, accompagnati da un ranger, o che si spingono fino al centro del parco, guidati da un autista con delle buone conoscenze sul parco. Durante queste gite i visitatori possono scendere per fare delle escursioni e ritornare con un autobus successivo.
C'e' inoltre un servizio di autobus che porta i campeggiatori nei campeggi all'interno del parco. Per campeggiare bisogna comprare uno speciale permesso.
Scegliamo la gita a Wonder Lake, 83 miglia nel cuore del parco, per 11 ore di durata (!).
Andiamo a letto, Chicco eccitato dalla speranza di vedere dei grizzly, Laura terrorizzata dalla possibilita' di vedere dei grizzly :-)Martedi' 3 Luglio - La grande gitaCi svegliamo eccitati per la gita che ci aspetta. Compriamo i viveri (ma non attireranno gli orsi?), noleggiamo un cannocchiale e partiamo per il Visitor Center.
Mentre siamo in fila in attesa del bus arrivano due giovani ranger che sembrano usciti da un cartone animato e si presentano:"Hello, I'm Matt and this is my friend Pat".....
Ci spiegano le regole del parco e come comportarsi con gli animali. Vale la pena spendere due righe per spiegare cosa fare con gli orsi (non si sa mai :-)). Se un orso e' ben lontano e non ti ha visto(300 m), voltati e vattene. Se ti ha visto oppure e' vicino, attira la sua attenzione per non sorpenderlo: agita le braccia e urla con voce calma "hey bear, oh bear". Se  l'orso ti ignora, ti e' andata bene. L'orso puo' simpaticamente correrti incontro con fare minaccioso. Resta fermo e non fare nulla! Se scappi sei morto! A questo punto l'orso puo' rivelarsi un burlone e cambiare all'improvviso direzione, oppure rivelarsi curioso (o affamato). Se e' un grizzly, fai il morto coprendo la testa con le braccia. Il tenero animalone peloso ti dara' qualche zampata indagatrice e se ne andra'. Se invece ha gia' scoperto che l'uomo e' fonte di cibo o cibo lui stesso e quindi comincia a mordere, allora contrattacca, tanto non hai nulla da perdere!
Al Denali non c'e' mai stato nessun incidente grave con gli orsi, mentre ce ne sono stati con alci che hanno bisogno di un certo spazio vitale altrimenti caricano.
Tranquillizzati (?) dalle parole del giovane ranger Matt e fiduciosi nelle nostre capacita' di restare calmi con un orso da 180 kg che ci corre incontro, saliamo sul bus. Appena sale l'autista ci chiediamo cosa ci fa in Alaska Desmond di Lost, lo avevamo lasciato in fondo..alt, in Italia la terza stagione non e' ancora stata trasmessa :-)In realta' l'autista e' un simpatico irlandese (non siamo molto bravi con gli accenti degli anglofoni) che si rivela anche molto preparato sulla storia del parco e sui suoi animali ma soprattutto riesce a intrattenerci per 11 ore raccontandoci aneddoti divertenti e storie interessanti. Ci racconta ad esempio di quando e' arrivato in Alaska dopo aver vinto alla lotteria una Green Card (http://www.usagcls.com/), di cosa vuol dire vivere a Fairbanks, un posto dove la notte dura 6 mesi e dove e' normale chiedere a un passante di urinare sulla lingua del cane rimasto attaccato a un palo di metallo a -40 gradi o di quando a pesca si e' trovato a che fare con un orso e ha cominciato ad attirare la sua attenzione agitando le braccia con un salmone in mano (pessima idea).
La gita parte alla grande: dopo pochi km troviamo due lupi che camminano lungo la strada e ci accompagnano per qualche metro. La strada lunga e sterrata entra nel parco costeggiando le montagne e mostrandoci panorami stupendi; lepri "scarpe di neve" e scoiattoli da terra saltellano in giro mentre le capre tipiche di queste montagne, le dall sheep, si fanno vedere sulle rocce. Ma niente orsi!
Dopo qualche ora e qualche pausa per scattare foto e sgranchirci le gambe, arriviamo a Wonder Lake, dove in teoria si dovebbe godere di una fantastica vista sul monte Denali. Qui le zanzare sono numerose e vediamo dei campeggiatori con delle retine di protezione sulla faccia.
Dopo un'oretta comincia il viaggio di ritorno e i passeggeri cominciano a urlare "Bear, bear" per ogni roccia marroncina che vedono (le famose bear stone :-)).
Ormai in preda allo sconforto il simpatico irlandese ci dice di tenere le dita incrociate e, fatto un tornante, scorgiamo sull'altro lato della valle una mamma grizzly con due piccoli orsetti. Lo spettacolo e' incredibile, la mamma orso procede cicciona in mezzo ai cespugli e i simpatici cuccioli la seguono saltellando.
Contenti ripartiamo e dopo qualche minuto vediamo altri 4 grizzly, piu' lontani, che camminano nella vallata.
Poco dopo un caribou cerca di attraversare la strada ma, spaventato dal bus, si rifugia nei cespugli posando prima per qualche foto.
Nel cielo intanto due golden eagle volano giocando tra di loro.
E' quasi bello da sembrare finto! A questo punto ci manca solo l'incontro con un alce...e a pochi metri dalla fine della nostra gita, spunta un alce che si lascia beatamente fotografare...sembra veramente tutto programmato per far felici noi turisti :-)Veramente una giornata indimenticabile!

 

Mercoledi' 4 Luglio - Cani da slittaIl mattino successivo decidiamo di lasciare il Denali per spostarci verso sud. Prima di partire pero' andiamo a vedere la dimostrazione dei cani da slitta del parco.
Laura fa subito amicizia con un cane di nome Pingo che si fa grattare la pancia per almeno 15 minuti (chicco e' geloso :-)). Poco dopo comincia la dimostrazione. Avevamo sempre pensato ai cani da slitta come poveri animali sfruttati, niente di piu' falso! Non appena i ranger tirano fuori la slitta i cani cominciano a saltare e ad abbiare come dei pazzi, come per dire "prendi me, prendi me!". I prescelti vengono presi al guinzaglio e tenuti con le zampe anteriori sospese per impedirgli di partire di corsa (per farli passare da 4 a 2 zampe motrici, come ci dice la ragazza che sta per fare la dimostrazione) e non appena la slitta viene staccata dal gancio, partono a razzo disarcionando la povera ranger alla prima curva!
I cani da slitta non sono una semplica attrazione del parco, durante l'inverno sono un mezzo di locomozione usato all'interno. Ci abbandoniamo ad immaginare cosa deve essere viaggiare su una slitta, immersi nel bianco sentendo solo il respiro affannoso dei cani.... che infatti, dopo la cagnara (!!) iniziale di quando sono attaccati alla slitta ma ancora fermi, appena partono non emettono piu' un suono, ma pensano solo a correre.
Partiamo alla volta di Anchorage accompagnati da una pioggia noiosa che ci impedisce di vedere il Denali. Oggi e' il 4 Luglio e la strada verso Anchorage e' piena di baracchini che vendono fuochi d'artificio...ma non c'e' la notte qui!!! Ci piazziamo in un campeggio costoso e festeggiamo in un classico ristorante per famiglie americane ciccie.
Giovedi' 5 Luglio - Giu' nella penisola KenaiSecondo la Lonely Planet, Seward e' il posto dove passare il 4 Luglio in Alaska. Noi ci arriviamo il 5! E probabilmente c'era mezzo mondo la', dato che incontriamo un numero enorme di camper che viaggiano in direzione opposta. L'abbiamo scampata :)La strada per Seward e' ad una corsia e se crei una coda di almeno 5 macchine rischi la multa! Purtroppo anche oggi il tempo non e' eccezionale e le nuvole ci impediscono di vedere bene il paesaggio. Quel poco che riusciamo a scorgere e' in ogni caso eccezionale. Speriamo in un tempo migliore per il viaggio di ritorno (l'opzione di traghettare a Valdez da Whittier, per non ripercorrere la stessa strada, viene scartata perche' costa un bel po', intorno ai 350 dollari).
Arriviamo a Seward e troviamo posto nel campeggio lungo il mare, con auto-registrazione (comodo eh, non c'e' che dire, pero' devi sempre avere i soldi contati!).
La cittadina e' molto carina, con una parte dove c'e' il porto, tipica 'da pescatori', e una con locali, ristoranti e negozi di souvenir terrificanti.
Prenotiamo la gita in barca per il giorno dopo al ghiacciaio; optiamo per quella in catamarano, da 6 ore, dato che ce la sponsorizzano come quella con la barca piu' stabile (e per fortuna... chissa' allora come saremmo stati sulle altre...).
Prima di cena visitiamo il Sealife Center, un museo-laboratorio sulla vita  marina dei fiordi alaskani. Qui vediamo da vicino le pulcinelle di mare (puffins) in azione; sono incredibili, si tuffano e letteralmente volano sott'acqua. Rimaniamo divertiti a guardarle per almeno mezz'ora.
Per cena finalmente mangiamo qualcosa di tipico, le zampe di granchio giganti. Buone!

Ciao Barca

scusate scusate scusate. Abbiamo visto che (giustamente) avete dichiarato chiuso il nostro blog (o il nostro viaggio). abbiamo avuto un sacco di ospiti, lavoro durissimo, le cavallette :) e problemi piu' seri e non siamo riusciti a stare dietro all'aggiornamento. Cmq finalmente abbiamo finito, vi mandiamo le ultime puntate. Scusateci ancora.

chicco e laura

Venerdi' 6 luglio - Lo sbocco allo sbocco

Ci svegliamo pronti per la gita in barca al Kenai Fjords National Park. Al "modico prezzo" di 129 dollari a testa (tasse escluse, ovviamente!), ci aspettano 6 ore di nave con visita a un ghiacciaio che sbocca sul mare e pranzo a base di salmone. Prima di salire sulla barca affittiamo per 10 dollari un binocolo, non vogliamo perderci nulla!
E appena saliti a bordo vediamo... un tavolino con una fila di binocoli per i passeggeri! no comment!
Il capitano cerca di fare il simpatico ma il paragone con l'irlandese del Denali e' improponibile. All'uscita del fiordo di Seward richiama la nostra attenzione verso quattro specie di delfini, ma bicolori come delle orche (pacific white-sided dolphins) che nuotano per un po' al fianco della barca, saltando fuori dall'acqua.
L'entusiasmo dello spettacolo appena visto dura poco: in mare aperto la barcona comincia a fare su e giu' provocandoci una forte nausea che dura fino all'ingresso del fiordo del ghiacciaio Aialik, obiettivo della nostra gita.
Appena dentro il fiordo il mare si calma fino a divenire una superficie piatta e liscia e man mano che ci avviciniamo al ghiacciaio si riempie di mini iceberg. Lo spettacolo e' impressionante: una parete di ghiaccio azzurro che si affaccia sull'acqua blu, il silenzio e' rotto dallo scricchiolio e dai pezzi di ghiaccio che si staccano dalla parete e cadono nel mare, provocando increspature che si propagano senza ostacoli per tutto il fiordo.
Stiamo li' un'oretta, i motori della barca spenti, ad ammirare il paesaggio. Ad un certo punto un foca tira fuori la testolina dal mare e guarda verso di noi curiosa.
Approfittiamo della calma e dell'appetito tornato per consumare parzialmente il "lauto pasto": un bagel, una lattina di coca, un pezzo di salmone, una bustina di philadelphia e una mela, quella di Chicco pure bacata.
Il ritorno si rivela peggiore dell'andata: il barcone sobbalza notevolmente sulle onde e la nausa ci prende quasi subito. Nonostante questo riusciamo a goderci lo spettacolo delle pulcinelle di mare, delle foche, dei leoni marini e delle simpatiche lontre di mare. Ad un certo punto il capitano segnala due balene in avvicinamento: corriamo sul bordo della barca e vediamo i due animali avvicinarsi alla barca per poi immergersi e sparire. Chicco scatta velocemente qualche fotografia e corre a vomitare del sacchetto gentilmente fornito dall'equipaggio :-(
Torniamo al campeggio stanchi, contenti e scombussolati. Una cena frugale e via a letto sperando di riprenderci per il giorno successivo.


Sabato 7 Luglio - Paura in Alaska

Ci svegliamo rimessi in sesto e partiamo subito per tornare a nord, nella speranza di goderci i paesaggi che il brutto tempo ci aveva nascosto durante la discesa. Poco fuori da Seward ci fermiamo a fare una breve passeggiata all'Exit Glacier. Al parcheggio, fuori dalla cabina del ranger, una lavagnetta permette ai visitatori di scrivere gli avvistamenti di animali selvatici in zona: sembra veramente facile incontrare degli orsi! Un po' impauriti ma rincuorati dalla presenza di altri visitatori, ci arrampichiamo sul facile sentiero cercando di fare rumore senza pero' passare per deficienti :-)
Man mano che ci avviciniamo al ghiacciaio incontriamo dei cartelli che indicano il livello del ghiaccio dal 1900 in poi: e' incredibile vedere quanto si e' ritirato nel corso degli anni!
Mentre ammiriamo lo spettacolo dell'Exit Glacier (purtroppo non e' possibile avvicinarsi tanto da toccarlo, per il pericolo dei blocchi di ghiaccio che si staccano dalla superficie), Chicco scorge un orso nero che scende dall'altro lato della valle. Tornati alla cabina dei ranger guardiamo la lavagna e scopriamo che pochi minuti dopo il nostro passaggio due orsi neri sono stati visti sul sentiero che abbiamo appena percorso. Che paura!
Riprendiamo la salita lungo la penisola Kenai fermandoci ad ogni punto panoramico per scattere foto. Pranziamo in un posto incantevole, Moose Pass. Chicco mangia un'ottima zuppa di pesce in crosta e Laura una zuppa di vongole e una quiche :-P
Attirati dalla descrizione curiosa della Lonely Planet ("Potete vedere ghiacciai e orsi bruni, anche montagne piu' alte del Denali, senza visitare l'Alaska. Ma non troverete mai, anche cercando per un vita,un altro posto come Whittier!"), decidiamo di visitare questa paese a nord della penisola Kenai.
Whittier inizialmente era una base militare costruita dalla marina americana durante la seconda guerra mondiale (i giapponesi avevano infatti attaccato anche l'Alaska, ma avendoci rimesso solo dei nativi americani nessuno ne parla) e abbandonata dall'esercito durante gli anni '60.
Si accede al paese tramite un tunnel di 2.7 miglia a una corsia, in cui devono passarci le macchine e il treno in entrambi i sensi di marcia, a turni di ogni ora. Il tunnel e' aperto al pubblico dal 2000, come facevano gli abitanti a entrare e uscire prima di allora? Mistero.
Aspettando il nostro turno ci deliziamo ad osservare una simpatica famiglia di hawaiani rotondeggianti, con il papa' che suona l'ukulele :-)
Non appena entriamo nel tunnel un senso di paura e angoscia ci assale: la cavita' e' stretta e umida, male illuminata da lampade gialle e male areata.
Ci avviciniamo all'uscita ansiosi di lasciare indietro questa sensazione spiacevole, ma il paese che ci accoglie mantiene e amplifica il malessere, anzi, cominciamo ad avere paura: sembra di essere in un film dell'orrore.
Il nucleo del paese e' composto da due edifici militari: un palazzone grigio e abbandonato perche' pieno di amianto e due torri multicolori dove ci vive il 60% delle 800 persone di Whittier. L'altro 40% vive in una costruzione squallida in legno costruita per i semplici soldati.
Di fianco al parcheggio c'e' un parco giochi con una altalena arruginita, delle automobiline semi distrutte nella sabbia e una grande antenna parabolica rovinata dalle intemperie. Per attraversare le rotaie dobbiamo passare in un lungo e cupo sottopassaggio dove un bambino (bastardo eh) non in vista prorompe in una risata glaciale.
Una lurida pescheria, un albergo fatiscente e macchine abbandonate e semi distrutte completano questo agghiacciante paese immerso in un fantastico fiordo, dove i ruscelli scendono dalle montagne gettandosi nel mare in piccole cascate e i ghiacciai fanno capolino nelle alte valli.
Chicco si chiede come mai siano venuti fino in Europa dell'est per girare un film come Hostel quando avevano in patria un paese che, da solo, potrebbe mettere l'80% di atmosfera in un film dell'orrore. Se c'e' qualche regista o aspirante tale che ci legge, andate a vederlo!
Ci avviciniamo verso il porto e una strana signora dai capelli unti con due cervi al guinzaglio (!) ci passa davanti. Le facce degli altri turisti testimoniano che la sensazione e' condivisa. Abbandoniamo l'idea di passare la notte nel campeggio locale e ci rimettiamo in coda per la prossima apertura del tunnel, prima che sia troppo tardi.
Da vedere!

Domenica 8 Luglio - Verso il Canada

Dopo una notte passata in una piazzuola, partiamo alla volta di Anchorage con l'idea di riavvicinarsi al Canada.
Arriviamo in citta' per pranzo e ci fermiamo a fare una abbondante colazione americana nel solito classico ristorante per famiglie americane. Ci serve un simpatico italo-americano originario di Latina che parla un italiano stentato. Contento di trovare dei compatrioti ci racconta la storia della sua vita e ci parla dei suoi quattro figli: Attila, Flavio, Ottaviano e Livio (!)
Percorriamo la Glenn Highway, una bellissima strada panoramica da cui ammiriamo il fantastico spettacolo del ghiacciaio Matanuska che si snoda nella valle. Da dove siamo possiamo dominare la valle creata dal ghiacciaio e si vedono benissimo le tracce dei diversi livelli e le montagne di materiale trasportato negli anni.
Dormiamo in un campeggio molto carino in mezzo al bosco.

Lunedi' 9 luglio - Il giorno delle alci

Ci svegliamo nel campeggio invaso dalle zanzare. Svuotando la tanica del camper Chicco viene assalito da decine di insetti e si salva solo grazie al rapido intervento di Laura che lo riempe di super-anti zanzare (off zone selvagge).
Mentre ci avviciniamo a Tok incappiamo in un bellissimo esemplare di alce maschio con le zampe immerse in un laghetto. L'immagine e' fantastica e Chicco si sbizzarrisce a scattare foto. La voglia di avvicinarsi c'e' ma dopo quello che ci hanno raccontato preferiamo avere delle foto piu' brutte ma tornare a casa sani.
Dopo Tok cominciamo a percorrere l'Alaskan highway in direzione Canada.
Non appena rientrati in Canada, allertati da un camper fermo a bordo strada, possiamo godere lo spettacolo di una mamma alce in un laghetto con due piccoli che le saltano attorno. Siamo sempre piu' stupiti dalla facilita' con cui ci si imbatte in animali selvatici nel loro habitat naturale, e' davvero bellissimo.
Dormiamo in un campeggio carino e molto ospitale poco prima di Beaver Creek.
 

Martedi 10 luglio - Orsi a gogo - La via degli scoiattoli suicidi

Ripartiamo alla volta di Haines Junction, un orrendo paesino dove l'Alaskan highway si incrocia con la strada che scende verso la parte sud dell'Alaska. La strada e' molto conciata, piena di buchi e parti sterrate, ma i paesaggi sono stupendi, costeggiamo il Kluane Lake e il Kluane National Park. Arriviamo a Heines Junction e dopo un pranzo delusione andiamo al centro turistico del parco. Purtroppo per noi l'unico modo per visitarlo e' camminando per dei giorni e le poche gite organizzate non ci sono il mercoledi' e per oggi e' troppo tardi :-(
Rattristati e delusi decidiamo allora di ritornare in Alaska. Questa si rivela essere la migliore scelta della vacanza.
Dopo pochi km di guida Laura sveglia Chicco tutta eccitata: a pochi metri da noi, su un prato sulla destra, un orso nero si nutre di bacche.
Una volta sparito nei cespugli ripartiamo e Chicco dice: beh, ora sarebbe bello vedere un grizzly, magari una mamma con un piccolo. Incredibile, una decina di km dopo ecco una macchia marrone sulla sinistra che viene verso di noi. Ci avviciniamo piano piano e un orso grizzly con un cucciolino carinissimo e saltellante scende dalla riva sinistra e attraversa davanti a noi. Laura si fa prendere dal panico (un grizzly con un cucciolo e' molto pericoloso) e cede il volante a un Chicco svogliato di guidare e desideroso di scattare. Lo spettacolo e' incredibile e dolcissimo e le foto non gli rendono giustizia.
Proseguiamo la discesa verso Heines su una strada che si inerpica fino a 1000 metri offrendoci viste spettacolari di montagne e ghiacciai. La guida e' resa difficile dai numerosi "ground squirrel" (scoiattoli di terra) che aspettano a bordo strada per poi buttarsi sotto il camper all'ultimo momento. mah!
Scendendo il paesaggio cambia notevolmente. La foresta scarna e bassa del nord lascia spazio a un bosco maestoso fatto di piante altissime e con una vegetazione fitta fitta.
Il paesino di Heines e' carinissimo e il campeggio super organizzato e pulito. Mentre andiamo a cena una bald eagle, l'acquila simbolo degli stati uniti, passa sopra di noi, fa qualche giro per farsi ammirare e sparisce nel bosco.
E' tutto cosi' bello da sembrare finto.


Mercoledi 11 Luglio - Ritorno a Whitehorse

Purtroppo e' arrivato il momento di tornare a consegnare il camper. Prima di affrontare il lungo viaggio verso Whitehorse decidiamo di visitare un laghetto poco fuori il paese. Costeggiando il fiordo di mattina presto vediamo una balena che nuota verso il mare aperto, wow!
Poco oltre ci fermiamo a vedere delle "bald eagle" pescare in mare infastidite da gabbiani rumorosi. Chicco appostato sotto un albero scatta un sacco di foto (tutte con l'esposizione sbagliata :-().
Presi dalla tristezza della vacanza che finisce, ci concediamo una mega colazione/pranzo a base di bacon uova e pancakes e ripartiamo appesantiti per il Canada.
Forse per il nostro stato d'animo, il viaggio verso Whitehorse passa lento e noioso, ci allieta solo un coyote che attraversa la strada.
Arrivati a Whitehorse fatichiamo a trovare un campeggio e anche la visita allo scivolo per salmoni piu lungo del mondo ci delude, siamo in anticipo di qualche settimana.
La vacanza e' finita, il giorno seguente riconsegnamo il camper e ci riposiamo in attesa dell'aereo che ci riporta nella sovraffollata Europa.

 

Tre Uomini in Barca,  dal luned́ al venerd́, dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Alessandro Diegoli.

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