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tre uomini in barca

Troppa famiglia on da beach in Sardegna

8 agosto 2008

 

Eccoci sull'isola sarda, per la precisione a Calasetta ridente paesello dalla toponomastica sabauda che conta, d'inverno, 1800 anime. Siamo finalmente giunti, parte delle troppe famiglie on da beach sono arrivati alla meta del loro stanziale periodo di meritato riposo estivo. Alla spicciolata stanno arrivando tutti i personaggi di questa vacanza che alla fine dovrebbe contare un numero notevole di esemplari umani. Diciamo una quindicina, nani compresi. Divisi in due fazioni che applicano logiche di sopravvivenza opposte: quarantenni e quattrenni.

Quel gangsta del Mauro vorrebbe "Preso come da incanto, avvinghiato fortemente, rapito…" Bello sarebbe poter continuare con  "dal sapido maestrale agostano dell'isola…" e invece no, il periodo rispondente a verità si svolge così: "Preso come da incanto, avvinghiato fortemente, rapito da una bella gastroenterite virale."

Bello vero? Vi risparmierò i dettagli delle notti passate sul vaso, non mi dilungherò sugli "amici" che di fronte a te si schiantano di molluschi e crostacei e si beano della freschezza del vino locale mentre a te al massimo tocca un pescetto grigliato (onorevole per carità… Ma vuoi mettere? ).

Considerato che poteva anche essere qualcosa di più grave faccio mio l'adagio dei Pythons "always look at the bright side of life" e metto in campo il mio più sfacciato e ingenuo ottimismo:
1. è gastrointerite, non peste bubbonica

2. è virale e mi pare che nessuno oltre me ne sia stato contagiato

3. dato per valido il punto 1 a breve passerà e una volta passata mi scofanerò tutti i tonni di Carloforte e relative bottarghe.

La gentilissima dottoressa della guardia medica (dal codice fiscale sulla ricetta desumo che è nata nel 1981. Non riesco ad evitare un rapido calcolo comparativo che mi porta alla conclusione che mentre lei nasceva io ero al liceo. Passa il tempo ah come passa, sigh) dice che in tre/quattro giorni sotto il maglio antibiotico sarò guarito. Peccato che la guarigione dovrà passare attraverso un giorno di stretto digiuno. Il giorno è domani. :o(
Rilassiamoci. Siamo in vacanza!

Scusate chiudo qua, ho una nettissima impressione, devo abbandonare questa stanza in fretta per dirigermi in quella adiacente. Si, la stanza adiacente è il cesso.

La Gloria la sa lunga: I will survive.

 

 

9 agosto 2008

 

La vendetta di Montezuma è una sfiga cui ci si rassegna nei paesi tropicali. Ad Arcore, in partenza per la Sardegna, sa proprio di presa per i fondelli…
Aggiungiamo l’aria condizionata della macchina che non funziona, e si può capire che il viaggio fino a Civitavecchia non sia proprio dei migliori, soprattutto per Mauro.
Il caldo indotto dall’assenza di aria condizionata, in compenso, ha l’effetto di sprofondare baby A. in un torpore sonnacchioso. Come dire, non tutti i mali...
Il traghetto che ci porterà sull’isola ha disegnati sulla fiancata i personaggi dei cartoni animati. Per baby A. una gioiosa scoperta, per noi un pessimo scherzo del destino, inquietante segno di quello che ci attende.
Siamo appena partiti ed è già quattrenni 1- quarantenni 0.
Dopo che Mauro ha passato la notte in bianco inneggiando ai fermenti lattici, dividere il letto con baby A., stanotte, tocca a me. E lei decide che da grande vuole fare la cantastorie. Si dà il caso che “da grande” incominci adesso.
Dopo aver ascoltato la quindicesima versione della storia della topina che vuole fare una torta, inizio a capire la vera utilità delle scialuppe di salvataggio. Quando, mezz’ora dopo, le sue dita sono inestricabilmente intrecciate ai miei capelli, penso che anche il salvagente arancione sarebbe perfetto. E quando, a mezzanotte, inizia a piangere gridando che io sono una dormigliona e nessuno vuole ascoltare le sue storie, sono ormai dell’avviso che se riesco a trovare un angolo abbastanza buio, nessuno griderà “Uomo in mare!” e verrò misericordiosamente lasciata alla mia sorte.
A Olbia aspettiamo un’ora in porto perché il nostro attracco è occupato da un altro traghetto. Gli abbiamo fatto una bella improvvisata? Mah… Ormai siamo partiti da 24 ore. Ci manca solo di attraversare tutta la Sardegna dall’estremità nord-occidentale all’estremità sud-orientale. Il termometro segna 42°. La frase riassuntiva è di baby A., guardando fuori dal finestrino:
“Ma quanta Sardegna che c’è!”.

 

 

11 agosto 2008


Baby A. e Matteo piccolo (così detto per distinguerlo da Mmatteo) giocano e ridono insieme che è un piacere vederli.
A meno che un giocattolo non si frapponga fra loro. Allora, al grido di "è mioooo!!!" sarebbero pronti a cavarsi gli occhi.
Baby A. si vestirebbe solo di rosa e lustrini, vuole giocare "allo sposo e alla sposa", se qualcuno le fa qualcosa che lei considera un torto se ne va in un angolo, mette il broncio e sbatte le ciglia.
Non ho una figlia. Ho messo al mondo una critica vivente agli assunti base del marxismo e del femminismo.
Quanto al mondo là fuori, un paio di giorni sono stati sufficienti a confermare la mia ipotesi che osservare i bagnanti apporti inquietanti conferme sulla perversa natura di noi esseri umani.
Il primo giorno, si aggirava nei pressi dei nostri asciugamani una signora sui sessant'anni, con cappello da cow-boy e sguardo fisso sulla sabbia. Ogni tanto si fletteva rapida e, controllando a malapena uno sguardo trionfante, raccoglieva qualcosa. Solo il tempo, e l'intervento di baby A., ci avrebbero consentito di scoprire che si trattava di minuscole conchiglie che da queste parti chiamano "occhi-di-santa-lucia".
Dopo mezz'ora, era stata raggiunta da un'amica con la quale pontificava di "sezioni dela spiaggia particolarmente ricche" e di "percentuale straordinaria sul totale delle conchiglie in questa pesca".
Tempo un'ora le squadre in caccia erano tre. E si guardavano in cagnesco.
In una folle escalation spuntavano bicchieri, rastrelli e setacci. Sguardo fisso, espressione concentrata e aria da esperte le prime, come a dire "sappiamo noi come si fa, piccole parvenu degli occhi-di-santa-lucia"! A cui le altre rispondevano con un'aria fintamente svagata che significava: "fguratevi un po' che ci vuole... noi lo facciamo per divertimento!".
Il Klondike di fine '800 deve essere stato un po' così.
Ieri, invece, è apparso il vero "figo-da-spiaggia". O, come l'ha definito il nostro coinquilino Sam, un OGM appositamente studiato per la spiaggia.
Fisico da paura, tanto da rendere solo moderatamente ridicolo lo striminzito e attilato costumino nero. Abbronzatura uniforme comprata presumibilmente col numero di pantone su un apposito catalogo. Riccioli neri e sorriso aperto.
Appena arrivato si è esibito nel tennis da spiaggia. Ma non in quel modo un po' goffo e ridicolo in cui tutti giocano quel gioco goffo e ridicolo. No, lui no. Lui, movenze da dio greco e uno stile che forse il McEnroe dei giorni migliori.
Poi, è venuto il momento del castello di sabbia. Cioè, forse voi fate un castello di sabbia. Lui no. Lui ha fatto le tre piramidi, con tanto di Sfinge.
Quando ce ne siamo andati stava inziando a costruire i primi sobborghi del Cairo.


Calasetta è un paesello strano. E' nel basso Iglesiente, non tanto geograficamente ma socialmente è lontana da Cagliari e lontanissima dalla rutilante costa Smeralda. Qui non ci sono VIP con gli yacht da millemila metri, non ci sono i calciatori e i direttori di telegiornale, non ci sono i furbetti di nessun quartiere e nemmeno le starlette wannabevelina con il codazzo di paparazzi e di persone normali (normali?) che a tutti costi vogliono portarsi a casa il loro pezzo di celebrità.

Niente di tutto questo. E' un paese che ha donato a piene mani all'emigrazione e che d'estate si riempie di felici ritorni. Direi che la cosa mi fa felice.

Noi siamo amici di uno dei figli di Calasetta che hanno ingrossato le file dell'emigrazione verso il nord Italia. Questo (il fatto di essere amici di un indigeno) mette noi e il nostro ormai numeroso gruppone in una situazione di deciso privilegio. Sembra che tutti ci conoscano e che facciamo parte della comunità locale. Infatti un paio di giorni fa Monica scambiava amichevoli frasi con il signore del locale emporio dicendogli "…mi ha detto lo spettinato che lei gli dava ripetizioni quando era alle superiori" oppure fa un poco strano che ogni sera sul corso all'ora dell'aperitivo passiamo dei bei quarti d'ora a salutare stuoli di cugini e  parenti (mai incontrati prima del resto).

Io non sono abituato a fare vacanze di questo tipo. Di solito decidiamo una meta, studiamo che cosa fare e ci spostiamo per l'itinerario definito come visitatori cercando di contaminare il meno possibile i posti che visitiamo, abbiamo sempre paura di disturbare e per quanto ci riguarda cerchiamo di rispettare il più possibile quanto troviamo e di lasciare il meno possibile segno del nostro passaggio.

Qui è diverso, mi pare di essere in un posto fatto di continui pranzi della domenica in famiglia, un paesello che è contento di averci qui. Devo dire che la sensazione non è del tutto negativa.

Le giornate si susseguono con un ritmo costante, la sveglia è data solo da baby A.  Visto che alla sera non andiamo a letto prestissimo Baby A. ha tarato la sua personale Casio digitale interiore  intorno alle nove e questo non è male. A seguire la colazione (che a causa della mia ancora presente gastroenterite si limita a un tristo te) e poi il trasferimento verso una delle numerose spiagge locali. Fortunatamente non ci sono ombrelloni e lettini e, anche se è la settimana di ferragosto, non ci si può lamentare tantissimo della calca.

Stare in spiaggia con un manipolo di 3/4/5 enni ridefinisce la soglia dell'attenzione, diciamo che non è rilassante come si penserebbe ma devo dire che la Monica  fa di tutto per alleviare la nostra sofferenza. Grazie la Monica :o) .

 

 

16 agosto 2008

 

Ferragosto e il frustrato orgoglio di un tardo padre primiparo a caso.

Si, Ferragosto lo passiamo in spiaggia sfidando stormi di bagnanti del 15 agosto con relativi picnic e tavole imbandite direttamente sul bagnasciuga. Ci svegliamo un poco prima del solito per paura di non trovare parcheggio e siamo in spiaggia per le  nove e mezza. Non male. Chiaramente non pensiamo nemmeno a portarci del cibo, la pizzeria Tore dal 1960 nella piazza assolata che a mezzogiorno non offre "*nemmeno un prete per chiacchierar"*  al solito ci sfamerà intorno alle due. Adesso, finiti i tempi della gastroenterite, mangiare è tornato un piacere.

La folla in spiaggia è meno di quella che ci aspettassimo e in fin dei conti non si sta male. Il tempo è bellissimo, il cielo è limpido e un lieve Scirocco caldo rallegra lo stare sulla sabbia rovente.

Monica e io ci alterniamo nella sorveglianza di Baby A. al momento sta a me curarla e Baby A. ha un temporaneo innamoramento per i pedalò tirati in secca sulla spiaggia. Con il suo compagnuccio di vacanze Matteo piccolo
continua a giocare raccogliendo ogni schifezza dalla sabbia e facendo coloratissimi mucchietti sul pedalò di cui sopra. Lei continua a dire che sono torte di compleanno ma a me continuano a sembrare orrendi mucchi di
sterpaglie e cannucce sparse da noncuranti bagnanti del party in spiaggia della notte prima. *Sopravvoliamo* sulla sensibilità nei confronti dell'ambiente del bagnante medio, l'importante per me ora  è che Baby A. giochi tranquilla e che non si butti a capofitto fra i mille pericoli nascosti dietro ogni ovunque qui in spiaggia.

Mentre guardo Baby A. che distrugge l'ennesima "torta" fatta di sabbia, sterpi, alghe e ciarpame vario mi accorgo che il gioco sta cambiando. Di colpo Baby A. accenna affettati passi di danza sulla sabbia. Con fare saccente mi dice: "lo sai papà che ho fatto parecchi corsi di ballo. Per oggi ho preparato lo Schiaccianoci, adesso te lo faccio vedere, guarda:" appena  finito di parlare Baby A. accenna a un paio di goffi volteggi (molto in stile Tigro devo dire, chi deve subire Winnie the Pooh e la marmaglia molliccia che lo circonda sa a cosa mi riferisco). Una signora di passaggio ascolta Baby A. stupita presumibilmente per il fatto che uno scricciolo biondo di un metro scarso conosca lo Schiaccianoci e si esprima con tanta proprietà di linguaggio. Io noto la signora che nel frattempo continua a guardare Baby A. e me con l'aria ammirata. Mentirei se dicessi che la cosa non mi riempie istantaneamente di grande orgoglio di padre di cotanto capolavoro di bambina.  Mentre mi gongolo camminando a mezzo metro dal suolo tutto tronfio Baby A. aggiunge:"…si papà e so anche un altro ballo guarda: il ballo del qua qua".

Gosh.

 


24 agosto 2008

 

Giornata al mare tutti insieme. Che sembra di dire niente, ma se si considera che "tutti insieme" significa cinque automobili, un numero imprecisato di secchielli palette biglie bocce gonfiabili camion formine, esseri umani abituati ad andare in spiaggia a orari diversi compresi tra le otto e le undici e mezza.. beh... la faccenda assume tutt'altra prospettiva...L'obiettivo è Porto Pino, la spiaggia delle dune. Una delle più belle, secondo me, di questa parte della Sardegna. Chilometri e chilometri di spiaggia, il mare con quei colori che solo in un paio di posti al mondo, le altissime dune di sabbia fine dalla cui cima ti godi lo spettacolo di questo tratto di costa davvero meraviglioso... E oggi ci sono persino pochi yacht a deturpare il panorama e
 impedire allo sguardo di cercare di indovinare in pace cosa c'è più in là, dove il mare è sempre più blu blu blu.In alcuni tratti la siaggia praticamente deserta. Non dove ci sono gli stabilimenti con ombrelloni, lettini e bar, ovviamente. Che poi è proprio dove ci fermiamo noi, con mio grande disappunto.E' anche vero che siamo in diciotto con quattro bambini, quindi, avessimo anche optato per un tratto deserto, ho come la sensazione che i nostri ombrelloni, tende e mini frigo, nonchè le urla belluine lanciate a intervalli irregolari ma assai frequenti dalle nostre tracce genetiche avrebbero avuto un influsso negativo sull'incanto e la tranquillità del posto. Quindi lasciamo la pace a chi se la può godere e assumiamoci le nostre responsabilità.La giornata, poi, passa veloce tra bagni, lunghe camminate e l'irrinunciabile riposino pomeridiano.Queste vacanze mi hanno già fruttato ben due pensieri di grande saggezza. Anzitutto, la
 cura comune della prole è una gran bella cosa. Puoi permettere di distrarti addirittura per qualche minuto che anche se baby A. dovesse fiondarsi improvvisamente in mare a fare "faccia-onda" che le piace tanto, nessuno direbbe "Oh! sta affogando ma non è figlia a me..." ma una ripescata dai capelli gliela darebbe.In secondo luogo, ma su questo punto avevo già maturato un fondato sospetto da tempo, potersi dimenticare di possedere un orologio e un cellulare è LA vacanza. 

 

 

23 agosto 2008

Sveglia con calma, spiaggia, mitica pizza in piazza "da Tore", riposino pomeridiano di baby A./reading time, aperitivo con gli amici e cena in qualche fantastico ristorante di pesce vista mare. Uno poi si stanca della routine... Cosa facciamo sabato?
Ideona: ospedale!
Dopo Mauro, anche baby A. è vittima del virus. Tra parentesi, Mauro fa notare "non c'è il due senza il tre!", mi guardo intorno e ci riconto ma mi pare proprio che la mia famiglia abbia giusto tre componenti... Comunque, premesso che con noi sono stati gentilissimi, disponibili ed efficienti, e che magari ci lavora il miglior personale medico e paramedico dai tempi di E. R., l'ospedale di Carbonia è una struttura sconcertante in un paese che sta nel G8 e in tutte quelle robe lì da padroni del mondo...
Abbandonato nella desolata periferia della città, in mezzo al niente, nell'unico posto della Sardegna dove non soffia il vento e quindi il sole picchia che si soffoca. Si entra passando da corridoi coi tubi sospesi a 20 cm dalla testa, buchi nel pavimento, porte murate coi mattoni lasciati a vista, muri scrostati.
Il reparto pediatria ha due soli posti letto e un angolo giochi con tutti i giocattoli mezzi rotti o a cui mancano dei pezzi. Quando torniamo per il controllo alle sette di sera non c'è nessuno se non i due piccoli pazienti con i genitori. Ci prende una botta di malinconia che metà basta.
E si' che il programma di oggi prevedeva una gita a Cagliari con guida autoctona (nonché insuperato interprete dei massimi capolavori di Julio Iglesias) e pranzo in uno dei migliori ristoranti di pesce della città.
E baby A. aveva anche stoicamente invocato: "Mamma, ti prego! andiamo anche noi a Cagliari con gli amici! Se sto male Gomito nei cespugli!".

 

 

29 agosto 2008

 

Yawn

Rieccoci nell'amata flatland lombarda. Tre settimane di mare che sono volate via come un filo di vento. Vacanze tranquille, rilassate. Buona compagnia, strilli dei cuccioli (neanche tanti a dire il vero, Baby A. è stata veramente una stelasa in queste ferie), buone letture, ottimo meteo, cibo gustoso, sole, sale e mare.

Cosa volere di più?  Ecco io un po' di cose le avrei da chiedere. Farò una lista che il mood dell'ufficio mi ha già ripreso.

  1. Scoperte. Ebbene si per me la vacanza è fatta anche di scoperte. Nuovi posti, nuovi orizzonti, nuovi suoni, nuovi profumi, nuove persone. Se possibile cose nuove per ogni singolo giorno di vacanza. Con tutto il bene che si può dire del paesello starsene li 20 giorni non ci ha permesso di scoprire un gran che<//font><//font>
  2. Viaggio. La vacanza per me non è niente senza un po' di strada (meglio tanta). La strada si può fare con ogni mezzo: a piedi, in bici, in motorino, in autobus, in treno, in aereo, non importa. La mente sta meglio quando viaggia con il corpo. <//font><//font>
  3. Distacco. In vacanza mi piace staccarmi dai miei affetti (ad eccezione dei miei compagni di viaggio chiaramente). Una vacanza con un gruppo di amici quindi  <//span><//span>non ti permette di staccarti per niente. Vedi insomma le stesse facce che vedresti a Milano, solo (nel caso specifico) più abbronzate.<//font><//font>

Del resto è sempre così, si torna dalle spiagge e la malinconia ti riprende. Aver davanti l'autunno e poi l'inverno milanese non è una bella cosa per nessuno. A giorni il traffico tornerà normale, riapriranno gli asili e le scuole, l'attività si normalizzerà, le giornate si accorceranno, finirà la benzina,  avrò una gomma a terra, non avrò i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi avrà  portato il tight. Ci sarà il funerale di mia madre. La casa crollerà o forse verrà un terremoto, una terribile inondazione, le cavallette…

 

NON È STATA COLPA MIA, LO GIURO SU DIO…

 

Bando alle tristezze è il momento di ricominciare e vedere passare i giorni che ti portano vicino al  prossimo viaggio. Grazie di cuore alle donne in barca e a chi ha lavorato per mettere tutti blog on line. Ci sentiamo. :o)  

 

Quel gangsta del Mauro.

 

 

P.S.  La Monica manda un altro post a breve e poi chiudiamo.

 

 

2 settembre 2008

 

Piove, è martedì, è settembre, la mia sveglia ha suonato alle 6, ho un orologio al polso.

Ok, ne prendo atto, le vacanze sono finite.

Vacanze strane. All’apparenza molto tranquille, in realtà un po’ di cosucce sono successe, piccole e meno piccole, tutte da rubricare sotto "sommovimenti nella comune" (proprio quella roba anni settanta in cui si vive tutti insieme) e quindi tutte poco adatte a un blog.

Inconsuete anche per delle vacanze come le vedo io, direi. Che devono essere uno stacco, che ti devi svegliare la mattina senza sapere dove dormirai la notte, che non puoi prevedere i colori che vedrai, le voci e i profumi che sentirai.

Non mi lamento, eh! Il mare è sempre il mare, e quello della Sardegna poi... E i miei amichetti sono gloriosamente tra le mie persone preferite su questo pianeta.

Del resto, facciamo un anno per uno… Quest’anno baby A. era felicissima, nella rassicurante routine che ai bambini piace tanto e senza dover passare ogni giorno ore intera seduta legata su un camper.

Ma l’anno prossimo tocca a noi, e un’ideuzza ce l’abbiamo già! Anzi, ci è venuta proprio mentre partivamo per la Sardegna, che mi sa tanto che qualcosa vuole dire…

 

Grazie di tutto, signore, e a presto. :-)

 

 

Monica

 

 

p.s. sssshhh… ilMauro oggi compie gli anni sssshhhh

Tre Uomini in Barca, dal lunedì al venerdì dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Fausta Garavaglia.

barca(at)radiopopolare.it

 

 

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