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tre uomini in barca

Tetragonauti - Sicilia e Tunisia

2 luglio 2008

 

Ciao. quest'anno I Tetragonauti (www.itetragonauti.it)  navigheranno fino in africa nell'ambito di un progetto interculturale chiamato Mercurio con il seguente programma:
imbarco a genova l'otto sera
partenza da genova il nove mattina
navigazione fino a lampedusa con a bordo un regista professionista con cui si produrrà un videa a tema viaggio/intergazione/nord sud/ tunisia-italia
incontro a lampedusa con un gruppo di ragazzi locali che hanno già prodotto un video.
salto lampedusa - africa in tre barche con a bordo registi per documentare il tutto
18 luglio inaugurazione del festival del cinema di hergla (www.herglacinema.org)  con la proiezione del film Diari e dei video realizzati durante il viaggio
19 - 23 luglio partecipazione a workshop a tema video/cinema con ragazzi tunisini
poi ripartiremo dalla tunisia per trasferirci in sicilia dove navigheremo e ci immergeremo con ospiti ciechi e ipovedenti fino a metà agosto.

a presto

gabriele

 

 

14 luglio 2008 

 

Questo viaggio anche se appena iniziato è stato ricco di esperienze.
Il primo approccio con il mare non è stato facile né piacevole. Infatti molti di noi hanno avuto malori. Mano a mano ci siamo abituati alla routine quotidiana e alla barca.
Anche i rapporti umani che all?inizio non erano intensi si sono consolidati. La barca a vela è una scoperta continua: niente è scontato, niente è sicuro.
La gente che vive quasi la maggior parte della propria vita in mare è molto interessante. La vela è una passione vera e propria per i marinai.
L?uomo in barca a vela è come se ritornasse al suo stato naturale. All'uomo in questa situazione rimangono i cinque sensi che sono i suoi strumenti più sicuri e importanti. Il mare è il regista del nostro viaggio, noi siamo solo gli attori.
Anche se questa realtà non è facile da accettare a causa della natura onnipotente ed egoista dell'uomo, il momento più bello per me è stato quando abbiamo cenato davanti all'isola di Caprera.
Oltre al bel piatto di carbonara davanti a noi c'era anche il sole che tramontava dietro di noi. Quella stessa sera è stato bellissimo chiacchierare con qualcuno sotto il cielo stellato.
La Sardegna è magica, il mare limpidissimo anche se agitato.
Adesso le cose si stanno complicando, perché il viaggio che era programmato ha subito delle modifiche a causa del mare monello.

Marim (17 anni)

 

 

16 luglio 2008

 

Il viaggio non è proseguito come avremmo voluto, abbiamo saputo di una  forte perturbazione proveniente da sud e abbiamo dovuto rifugiarci nel  porto più vicino: Arbatax.
Giunti in porto la prima cosa che abbiamo fatto è stata una bella doccia calda. Durante la navigazione dovevamo stare attenti al consumo dell'acqua per non rischiare di rimanerne senza, quindi fare una 
doccia era diventato ormai un sogno che in porto abbiamo potuto  realizzare.
Ci siamo innamorati di Arbatax, gli abitanti sono molto disponibili e aperti, questo mi ha colpito perché sono sempre stata abituata alla  reddezza dei milanesi.

Marim

 

 

2 agosto 2008

 

Abbiamo mangiato finalmente fuori poi siamo andati in una gelateria per concludere la giornata al meglio. E' stato un momento molto intenso, perché dopo giorni di navigazione abbiamo toccato finalmente terra ma soprattutto perché è stato un momento di svago.

 

In barca a vela i sentimenti e i pensieri vengono amplificati, tutto quello che hai lasciato diventa quasi una fissazione.

 

Il giorno dopo abbiamo iniziato a renderci conto che il corto che dovevamo presentare al festival di hergla a causa di questa fermata risciava di non essere realizzato per tempo. Dopo alcuni spunti che melina e andrea ci forniscono sui valori a cui dovrebbe ispirarsi il video ci viene lasciato un po' di tempo per riflettere. Decidiamo di farci un bagno nelle spiagge meravigliose e trasparenti della sardegna, per rilassarci. Il mare era agitato e la gente arrivava in continuazione. Mi sono subito immersa nell'acqua e ho iniziato a pensare, non accorgendomi di essermi allontanata troppo dagli altri. Cerco di avvicinarmi, ma non ci riesco. Il mare mi trascinava indietro. Mi sono molto agitata, perché ho pensato anche al peggio una parte di me non voleva arrivare a riva, volevo farmi cullare ancora dal mare. Alla fine riesco ad uscire dall'acqua. Subito dopo un'altro momento di panico. Valentina era sparita con la sua roba. Era strano che se ne fosse andata via così, senza nemmeno avvisare. Avevamo un appuntamento e così stavamo ritardando. Aaspettiamo un po' e vale finalmente compare. Era andata a farsi una doccia.Ritorniamo quasi correndo. Quando arriviamo ci fanno una predica per il ritardo.

 

Ancora bagnati e pieni di sabbia, iniziamo a lavorare per il video. Dopo aver raccolto le idee, ci separiamo per scrivere. Ognuno di noi doveva raccontare in poche frasi le proprie sensazioni in barca a vela. Il mare è stato fonte di ispirazione per tutti, ci ha consentito di scoprire la parte romantica ed artistica dentro di noi.

 

Dato il perdurare del cattivo tempo il giorno dopo melina e andrea sono andati in paese per chiedere informazioni: dovevamo trovare a tutti i costi una via alternativa per arrivare in tunisia in tempo per il festival.

 

Appena rientrati, iniziamo subito a fare le registrazioni audio dei nostri scritti. E' difficile leggere quasi recitando i nostri"poemi", oltre la timidezza iniziale, credevamo poco nelle nostre capacità, ma alla fine penso che abbiamo fatto tutti un buon lavoro.

 

Dopo questa, registrazione scappiamo in spiaggia, la strada per arrivarci sembrava un percorso ad ostacoli. Arrivati,troviamo una spiaggia non proprio pulita ma non ci scoraggiamo per questo, abbiamo fatto il bagno lo stesso.

 

Al ritorno riusciamo a "scroccare" una doccia ad una barista, usando la pompa davanti al suo bar, sotto gli occhi dei clienti.

 

La sera abbiamo cenato in barca, l'ultima cena con i nostri tenebrosi marinai. Abbiamo fatto un brindisi e stavamo iniziando a mangiare la nostra amatriciana quando a un certo punto, arrivano i pescherecci e i marinai, con prepotenza, ci chiedono di spostare la nostra barca, per fare spazio alle loro. Ce la siamo visti proprio brutta! I nostri marinai si sono molto arrabbiati e temevamo che potesse finire male.

Però da quello che ho visto i marinai hanno dei modi abbastanza bruschi, ma si sanno controllate. I marinai hanno un loro fascino, sono tutti da scoprire. Loro in fondo sono persone che hanno una passione. La passione quando viene seguita, diventa un'arte. Per me loro sono degli artisti.

 

Dopo questa scena pietosa, abbiamo finito di cenare e subito dopo abbiamo iniziato a fare i bagagli.

Il giono seguente ci svegliamo presto e facciamo colazione. Partire è stato triste. A bordo del tender ci spostiamo con i nostri bagagli dall'altra parte del porto. Guardare la nostra barca allontanarsi, mi ha creato molte emozioni. Avevo uno stato d'animo malinconico, ma allo stesso tempo felice, perchè la nostra avventura era solo all'inizio.

Usciti dal porto abbiamo preso un pullman per Cagliari. Cagliari è davvero una bella città, con una storia molto ricca.

Da cagliari abbiamo preso un traghetto per Civitavecchia. Cagliari vista dal traghetto era uno spettacolo.

Arrivati a Civitavecchia, accompagnamo al treno, Giacomo, un ragazzo con cui abbiamo condiviso questo viaggio.

E abbiamo iniziato a preoccuparci per il mio visto. Io sono egiziana e per entrare in un'altro paese arabo,  devo fare la richiesta di un visto. Invece un europeo può entrare semplicemente con il passaporto. Questo è davvero il colmo.

Senza visto non potevamo neanche ritirare il biglietto per il traghetto e mancavano poche ore alla partenza.

Paura e panico per ore!

Melina e Andrea mi lasciano in spiaggia con le altre ragazze. Loro intanto erano andati a parlare con quelli della biglietteria,

per cercare di arrivare a un compromesso. Io intanto non riuscivo a distrarmi.

Mi chiamano e mi dicono che non sono riusciti a trovare una soluzione. L'ultima carta da giocare, era quella di andare dalla polizia di frontiera. Arrivati alla polizia dopo un lungo cammino,loro ci dicono di andare direttamene a parlare con i poliziotti che si occupano dell'imbarco. Andiamo al porto e la polizia ci dice di andare a parlare con il comandante. Alla fine scortati dalla

polizia,riusciamo a parlare con il comandante. Lui con il suo accento napoletano alla fine accetta di imbarcarci. Entrata nel traghetto ero davvero felice, in quel momento sentivo che nessuno mi poteva fermare. Però allo stesso tempo sapevo che i problemi non erano ancora finiti.Non potevo ancora abbassare la guardia.

Arrivati in prossimità della costa tunisina, vediamo i tipici palazzi bianchi e su uno di questi l'immagine gigantesca del presidente.

Ho pensato subito al potere che ha questo capo di stato. Scesi dal traghetto, Melina parla in francese con un poliziotto, che mi aveva chiesto il passaporto. Non so cosa gli abbia detto, ma comunque ci fa passare. Arrivati alla dogana, invece mi bloccano.

Mi portano in commissariato insieme a melina.

Il poliziotto quando viene a conoscenza della mia situazione, inizia ad urlare e a fare tante domande. Io cercavo di stare zitta, per paura che poi iniziasse a bombardarmi di domande. Melina cercava di tenere sottto controllo la situazione.

 

Alla fine ci casco.

 

Quando il poliziotto chiede della mia vita scolastica, io rispondo in arabo. Appena capisce che parlo l'arabo, inizia a farmi domande a raffica. Melina capisce la situazione e si intromette, gli chiede di parlare in francese.

Poi Melina si allontana per risolvere la situazione. Io rimango da sola in mezzo ai poliziotti tunisini.

 

Ero terrorizzata.

 

Al ritorno di Melina tutto si risolve. Mi condedono un visto temporaneo di 7 giorni.

 

Davanti al porto ci aspettavano due macchine per portarci a Hergla.

 

Entriamo in macchina con un signore svizzero, che si chiama Matthias. Lui è davvero un personaggio. Si trova in Tunisia quasi per caso. Viveva in Egitto, in uno dei quartieri più importanti del Cairo. Anche se era solo da un mese in Tunisia, ci ha raccontato tantissime cose su quel posto.Le strade erano tutte addobbate a festa,perché il presidente sarebbe passato di lì per andare per qualche ora nella sua casa al mare. Però io egocentrica quale sono, mi piace pensare che tutto quelle bandiere erano state preparate per darci il benvenuto in Tunisia.

 

Hergla è una città piccolissima, che si affaccia sul mare. Le strade principali sono tre, infatti solo io potevo perdermi!

 

Quella stessa sera, Matthias ci ha invitati a cena nella sua casa. Però prima ci accompagna a vedere la casa in cui avremmo alloggiato.

La casa era davvero graziosa, tipica di quel posto, anche se un pò spoglia.

 

Nel frattempo abbiamo avuto una lite furiosa con il presidente del festival. La causa era il visto, che le persone che lavorano con lui mi avevano assicurato e che invece non abbiamo ricevuto per tempo. Matthias viene a riprenderci per portarci nella sua abitazione.

 

Casa sua è una villa che si affaccia sul mare. Abbiamo mangiato nel suo giardino, che profumava di gelsomini, che io adoro!

Il giorno dopo, ci svegliamo a causa di qualcuno che bussava alla nostra porta. Apriamo e troviamo una signora che voleva farci fare un giro del posto.

Ci vestiamo e andiamo in banca per cambiare i soldi. Poi facciamo colazione in un posto che ci aveva consigliato Matthias.

La signora di prima era sparita, allora andiamo a fare compere in un supermercato. Prendiamo qualcosa per pulire la casa e dei rifornimenti di acqua.

Mentre stavamo andando a pranzare, incontriamo i ragazzi di Lampedusa. Loro sono Melissa, Marianna, Carmen, Franco e Salvatore.

Loro, come noi, erano venuti a presentare il loro video e a partecipare agli incontri tra i giovani. Quando arrivano tutti al ristorante,

facciamo una grande tavolata. Iniziamo a fare conoscenza con gli altri. Io e le ragazze decidiamo di andare in spiaggia. Mentre cercavamo un posto decente in cui farci il bagno, veniamo attirate da una signora. Da lontano sembrava che stesse pulendo dei pesci. Quando glielo domandiamo, scopriamo che quelle erano le interiora di una capra.

Le facciamo una foto e giochiamo con i suoi bambini, che poi a loro volta ci hanno inzuppate da testa ai piedi. Ritorniamo a casa, per preparaci per la cena con Matthias. Andiamo in una pizzeria e mangiamo di tutto e di più. Di sera partecipiamo alle proiezioni del festival. Vediamo un film intitolato "Diari".

 

il protagonista è un ragazzo tunisino di Hergla, che vive in Italia. La sala era piena, ma durante il film alcune famiglie tunisine vanno via.

Solo dopo capisco il perché. In Tunisia, come in altri paesi arabi, le scene di baci sono proibite e considerate immorali.

 

la nostra routine quotidiana era:

 

10.00 colazione

13.00 pranzo

15.00 incontro tra i giovani

20.30 cena

21.30 proiezioni film

 

In mezzo a questi impegni potevamo fare quello che desideravamo.

Il giorno seguente dopo colazione, vedo Andrea che intervista il regista del film del giorno precedente, Attilio Azzola.

Allora decido di chiedere ad Andrea di intervistare Amine,l'attore tunisino.

Da quel giorno abbiamo fatto amicizia con queste due persone.

Con Amine  ho creato un'amicizia divertente. Amavo stuzzicarlo e prenderlo in giro.

All'inizio lui era molto diffidente e snob. Ma piano piano sono riuscita a schiudere quel suo guscio.  Lui si è inserito con tutti noi giovani.

Dopo incontriamo anche gli altri giovani tunisini. Loro sono dei piccoli artisti.

Un giorno siamo andati a trovare i ragazzi di Lampedusa, che alloggiavano al porto di aAl Kantawi con le loro barche.

Al Kantawi è una città portuale molto turistica. Ci siamo fatti un bagno in una spiaggia lì vicino. L'acqua era calda.

 

Si era fatto tardi e dovevamo andare a vedere i film del festival.Prendiamo un taxi.

Il taxista era strano, perché faceva dei discorsi strambi. Amine era divertito dalla situazione e ha attaccato a parlarci.

Non capivo tutto quello che si dicevano, perché l'arabo dei tunisini non è proprio uguale a quello di noi egiziani.

Amine credeva che il taxista fosse ubriaco. Amine ogni tanto traduceva quello che si dicevano, ma a dir la verità non so se si inventava tutto

per terrorizzarmi. Un'altra giornata ci siamo fatti un giro con le barche a vela dal porto di al Kantawy fino a quello di Hergla.

I ragazzi tunisini sanno come divertirsi e con una chitarra riescono a rallegrare l'atmosfera.

il penultimo giorno siamo andati a Takrouna una città berbera. E' situata in un posto altissimo da cui si può vedere tutta la città.

Mi sentivo onnipotente davanti a quel magnifico panorama. C'era anche un muro pieno di scritte. Ho visto che uno dei ragazzi tunisini, Wahdy,

stava scrivento il suo nome e facendo il simbolo della pace. A quel punto ne ho approfittato anche io.

Ho scritto sul muro il nome di tutto il nostro gruppo. Al ritorno mi si rompe la ciabatta e Matthias mi fa salire in macchina con gli altri.

Lungo la strada del ritorno gli abbiamo chiesto di fermarsi perché volevamo scendere a vedere il lago salato e camminare sopra questo sale di cristallo.

A un certo punto sprofondo, come se fossi nelle sabbie mobili. Noto che sotto il sale c'è del catrame. Risalgo in macchina tutta sporca.

Vado a casa a farmi una doccia. Gli altri erano già andati a cenare. Finito tutto li raggiungo. Però stavano finendo di mangiare e allora vado a chiamare i miei genitori. Alla fine non ci sono riuscita.

 

Quella sera hanno proiettato in nostro video e quello dei lampedusani. Vedere il nostro video sullo schermo è tutta un'altra cosa. E' stata una serata emozionante.

 

I giorni sono passati in fretta: ci ritroviamo in un taxi per il porto di tunisi. La strada era bloccata a causa di un'incendio. Sembra un segno del destino, perché all'arrivo abbiamo trovato la città in festa e alla partenza invece lasciamo una una città triste.

 

Ero davvero triste, non riuscivo a capacitarmi che tutto fosse finito. Quello che mi è stato difficile lasciare non è stato il luogo,

ma la gente straordinaria che ho conosciuto grazie a questa esperienza. La tunisia è un paese particolare. La cosa che mi ha colpita di questa nazione è che ogni posto è completamente diverso dall'altro. In macchina puoi chiudere gli ochi un secondo, lasciandoti alle spalle infinite colline verdi. E riaprirli, trovandoti in mezzo alle montagne gialle del deserto. Una parte di me è rimasta in quel posto, in mezzo a quelle persone importanti.

 

Mentre saliamo nel traghetto per Genova, un fotografo inizia a farmi un sacco di foto. Dopo le fa anche a tutti gli altri. Mi sono sentita quasi una diva. Scopro che quello era il fotografo del traghetto, che faceva le foto ai passeggieri, per poi rivendergliele. La mia illusione è durata poco.

Anche durante il viaggio per Genova incontriamo gente simpatica. Tra cui un cantante napoletano e un ragioniere siciliano che lavorano sul traghetto.

 

Questa esperienza è stata la più ricca, che io abbia mai avuto. In fondo mi ha cambiata regalandomi una serenità e una visione più positiva del mondo.

 

Ho imparato a godermi giorno per giorno. Ho voglia di viaggiare e conoscere.....

 

Marim (17 anni ancora per poco)

Tre Uomini in Barca, dal lunedì al venerdì dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Fausta Garavaglia.

barca(at)radiopopolare.it

 

 

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